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Giorgio Rocca: “Quando avevo la faccia nella neve, mi sono accorto che non era un sogno”
19/10/2026 | 37 min“Quando avevo la faccia nella neve, mi sono accorto che non era un sogno”. Giorgio Rocca ricorda ancora perfettamente la caduta alle Olimpiadi di Torino 2006. Arrivava da cinque vittorie consecutive in Coppa del Mondo, era tra i favoriti per una medaglia e gareggiava davanti al pubblico di casa. Poi, in pochi secondi, tutto è cambiato.
Undici vittorie in Coppa del Mondo, una Coppa di slalom conquistata nel 2006 e una carriera costruita con determinazione, senza essere stato un predestinato. A La Palestra di Mypersonaltrainer, Giorgio Rocca ripercorre i suoi inizi a Livigno, il sogno di diventare come Alberto Tomba e il rapporto speciale con il campione che, proprio dopo quella caduta olimpica, fu il primo ad avvicinarsi a lui in silenzio.
Si parla della pressione di essere l'uomo da battere, della fatica che si nasconde dietro ogni vittoria e di quanto sia importante imparare a perdere. Ma anche della vita dopo lo sport professionistico, della scelta di diventare imprenditore e del rapporto con i suoi quattro figli, ai quali cerca di trasmettere il valore dell'impegno prima ancora di quello del risultato.
C'è spazio anche per il benessere quotidiano: come si allena oggi, a oltre 50 anni, cosa è cambiato nella sua alimentazione e perché continua a considerare l'attività fisica una parte irrinunciabile delle sue giornate.
Per Giorgio Rocca nessuno nasce campione. Nemmeno chi arriva a vincere tutto. Dietro i risultati ci sono anni di lavoro, errori e sconfitte che spesso il pubblico non vede.
00:00 La caduta a Torino 2006
00:51 Giorgio Rocca a La Palestra
01:49 Gli inizi a Livigno
04:26 Il giuramento olimpico
05:09 Il rimpianto di Torino
07:08 La prima vittoria
08:42 La pressione prima della gara
11:07 Il peso delle aspettative
12:48 La vita dopo lo sci
13:23 La caduta olimpica
16:32 Il rapporto con Alberto Tomba
18:22 Perché è difficile vincere
20:06 Famiglia, figli e ricordi
25:24 Reinventarsi e imparare a perdere
28:42 Allenamento e alimentazione
32:39 I consigli al giovane Giorgio
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices- «A 50 anni non è mai troppo tardi. Cambi allenamento e il tuo corpo risponde».
Justine Mattera ha 55 anni e continua a cercare nuove sfide: nuoto, corsa, ciclismo, triathlon e oggi anche nuovi metodi di allenamento. Lo sport, però, per lei non è arrivato con i social: c’era già negli anni dell’università a Stanford, molto prima della televisione e della popolarità in Italia.
Con Justine ripercorriamo gli inizi, l’arrivo a Firenze dagli Stati Uniti, gli anni in TV e l’incontro con Paolo Limiti, che le ha dato una delle occasioni decisive della sua carriera. Ma anche la difficoltà di liberarsi da un’immagine che, una volta costruita, può diventare difficile da cambiare.
C’è il rapporto con i figli, che oggi sono anche i suoi critici più severi, la competitività che sente ancora prima di ogni gara e quella mezza maratona chiusa in 1 ora e 56 minuti, con sua madre ad aspettarla all’arrivo.
Poi il corpo e l’età. Justine racconta perché ha scelto di lavorare su forza e muscoli, come è cambiato il suo allenamento a 55 anni e perché preferisce la costanza alle scorciatoie. Senza rinunciare alla sua idea di femminilità: «Sono una che fa 100 chilometri con le ciglia finte».
Una conversazione che mette insieme sport e vita professionale con una convinzione molto semplice: la parte più difficile è iniziare. Poi bisogna continuare.
00:00 – 100 km con le ciglia finte
01:01 – Competitività e adrenalina
02:09 – L’arrivo in Italia
03:28 – Gli anni della televisione
05:40 – Dimostrare qualcosa in più
07:20 – Scelte, lavoro e famiglia
09:34 – La vita da triatleta
11:33 – Reinventarsi ancora
13:13 – Lo sport come svolta
15:29 – La mezza maratona
18:22 – Nuovi allenamenti a 55 anni
23:39 – Paolo Limiti
29:27 – La passione per il ciclismo
33:56 – Corpo, età e alimentazione
36:52 – Non è mai troppo tardi
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices - «Mi concedo di essere stanca». Per Zaynab Dosso arrivare a questa consapevolezza ha richiesto tempo, soprattutto dopo aver trasformato il sogno olimpico in una richiesta continua verso sé stessa: allenarsi di più, controllare tutto, non fermarsi mai.
Una delle donne più veloci d’Italia ripercorre gli inizi nell’atletica, la scelta di trasferirsi a Roma e il momento in cui ha capito di voler competere con le migliori al mondo. Ma dietro quei pochi secondi che vediamo in pista ci sono anni di lavoro, infortuni, pressione e un rapporto con il proprio corpo che è cambiato insieme a lei.
Zaynab parla dell’infanzia in Costa d’Avorio e della forza ricevuta dalla nonna, della paura di farsi male, della necessità di imparare a gestire le aspettative e di un’Olimpiade preparata chiedendo troppo al proprio fisico, fino a capire che non tutto può essere controllato.
C’è spazio anche per il tema del razzismo e per un episodio vissuto insieme alla sorella, per le difficoltà strutturali dell’atletica italiana e per una parte di Zaynab lontana dalla pista: i suoi gatti, il bricolage, la passione per i capelli e quei due chili di gelato che, a quanto pare, fanno parte del post gara.
La parola con cui descrive il suo percorso è “leggerezza”. Non significa prendere le cose meno seriamente, ma aver imparato che per correre forte non serve chiedersi sempre qualcosa in più.
In questa puntata:
00:00 Il rapporto con il corpo
01:49 Gli inizi nell’atletica
02:33 La svolta del 2022
04:06 Dietro quei 10 secondi
06:00 Infanzia e famiglia
07:28 La forza della nonna
09:03 Gestire la pressione
11:14 La paura degli infortuni
12:06 Il problema degli impianti
14:09 Verso le Olimpiadi
16:36 Medaglie e ricordi
18:14 Zaynab fuori dalla pista
20:24 Il razzismo
21:59 Corpo e alimentazione
27:11 La sua palestra
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices - A 21 anni Fabio Basile vinceva l’oro olimpico a Rio e si ritrovava, da un giorno all’altro, catapultato in una vita completamente diversa. Dieci anni dopo continua a combattere, ma oggi dice che nemmeno quella medaglia può competere con l’emozione di essere diventato padre.
A La Palestra di Mypersonaltrainer, Fabio ripercorre quello che è successo dopo Rio: il successo improvviso, la pressione di dover dimostrare sempre qualcosa e le esperienze in televisione. Ma anche gli anni più difficili, segnati dalla perdita del fratello Michael, dai rimorsi e da paure che ancora oggi ammette di affrontare ogni giorno.
Il judo resta il punto fermo. Lo sport che ha scelto a sei anni guardando Pino Maddaloni alle Olimpiadi e che gli ha insegnato la lezione che continua a portarsi dietro: dopo ogni caduta bisogna trovare la forza di rialzarsi.
Si parla di dolore, disciplina e sacrifici, del rapporto con la compagna e della nuova vita da papà, fino alla recente medaglia che per Basile non rappresenta un punto d’arrivo: l’obiettivo è continuare il percorso verso Los Angeles.
Perché, dopo vittorie e sconfitte, la sfida più difficile per Fabio non è stata soltanto allenare il corpo, ma costruire quella che definisce una mente “antiproiettile”.
00:00 Rialzarsi dopo ogni caduta00:47 Dieci anni dopo Rio01:09 L’oro olimpico02:00 Il successo a 21 anni04:12 La perdita di Michael06:08 Il judo gli ha salvato la vita07:03 Trasformare il dolore10:03 Cosa insegna il judo11:13 Disciplina e mentalità13:34 Le foto della sua vita16:28 La compagna e il figlio18:03 Ballando e Grande Fratello19:58 Il vuoto dopo la TV21:40 Alimentazione ed equilibrio25:22 La strada verso Los Angeles
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices - "Lo sport ti insegna a vincere, ma soprattutto a perdere." È uno dei concetti che attraversano tutta la conversazione con Vanessa Villa, ex campionessa di karate e oggi punto di riferimento nel mondo del fitness e del benessere.
Dal primo incontro con il karate, arrivato quasi per caso dopo aver provato altri sport, fino agli anni dell'agonismo e della Nazionale, Vanessa racconta cosa significa crescere attraverso una disciplina che richiede controllo, sacrificio e capacità di rimettersi continuamente in gioco.
Si parla di competizione, della pressione delle gare, del rapporto con la sconfitta e di come l'attività sportiva abbia influenzato il suo modo di affrontare anche la vita fuori dal tatami. Non manca uno sguardo al suo percorso professionale dopo la carriera agonistica, tra allenamento, divulgazione e ricerca di un benessere che va oltre la sola performance.
Una conversazione che mostra come la disciplina non serva solo a raggiungere un risultato, ma a costruire il carattere e imparare ad affrontare ogni nuova sfida.
00:00 Introduzione02:18 I primi sport06:10 L'incontro con il karate12:45 Gli anni dell'agonismo20:30 Vincere e perdere29:40 La disciplina quotidiana39:15 Le gare internazionali49:50 La pressione della competizione59:20 Il dopo carriera01:08:30 Allenare il benessere01:18:10 Corpo e mente01:28:45 Cosa insegna davvero lo sport
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