Si parla di “negazionismo scientifico” quando viene rifiutato il consenso raggiunto dai ricercatori su uno o più temi, anche dopo essere stati esposti a spiegazioni esaustive e allapresentazione dei migliori dati disponibili. Un atteggiamento che spesso si accompagna a credenze in teorie pseudoscientifiche, coerenti con una visione del mondo e con la propria emotività. Per combattere con successo il negazionismo scientifico e la disinformazione nell'era dei social media e degli influencer online, gli scienziati alimentari devono entrare in contatto a livello emotivo e trovarevalori condivisi prima di tentare di tempestare le persone di fatti. Non si può semplicemente parlare più forte e più duramente, e offrire più fatti. Si può fare, ma non è strategico. È difficile correggerne le opinioni e i pregiudizi, per chi vi si voglia applicare. Per di più, nel mondo liberale l'autodeterminazione è un valore importante: noi siamo stati allevati e alleviamo i nostri figli a pensare sempre con le proprie teste. Nessuno ci ha detto o dice “usate sempre la vostra testa, tranne quando si tratta di vaccini, ogm, clima, psicofarmaci. La divulgazione scientifica serve a familiarizzare i cittadini con la presenza della scienza e la sua funzione nella società. Ma non è di aiuto in un contesto dove è in corso una crisi di fiducia sociale rispetto agli scienziati.