30 episodi
- La manovra finanziaria apre un aspro scontro politico e sociale sulla sanità pubblica, finita al centro delle polemiche insieme a scuola e pensioni. Sebbene il governo rivendichi la crescita del Fondo sanitario nazionale, che nel 2027 toccherà il record di 146,3 miliardi di euro, l'analisi della Fondazione Gimbe evidenzia che l'incidenza della spesa sanitaria rispetto al Pil è destinata a calare progressivamente, scendendo sotto la soglia del 6% dal 2028 per arrivare al 5,87% nel 2029. Come sottolinea il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, "il numero dei miliardi, da solo, non racconta tutta la realtà", poiché "dopo quattro anni, e ormai alla fine della legislatura, il rilancio del Ssn non è mai diventato una vera priorità politica". "A fronte degli oltre 18 miliardi richiesti dalle Regioni - denuncia GIMBE -, la legge di Bilancio prevede un aumento del Fondo di soli 7,1 miliardi nel triennio 2027-2029. La situazione finanziaria è resa ancora più complessa dal fatto che gran parte delle nuove risorse è rigidamente vincolata a interventi specifici, come l'aggiornamento delle tariffe ospedaliere, le indennità per i pronto soccorso, le misure per l'Alzheimer e i fondi per ridurre le liste d'attesa. Di conseguenza, la quota di denaro lasciata alla libera disponibilità delle Regioni si riduce a poche centinaia di milioni, facendo avvertire a Cartabellotta che "le Regioni devono garantire i servizi con margini finanziari sempre più ristretti, scaricando sui cittadini una quota crescente del costo delle cure". Le reazioni del mondo politico e sindacale non si sono fatte attendere. Dal fronte delle Regioni, l'assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso ha definito i tagli e i vincoli previsti "davvero insostenibili per tutte le Regioni e anche per noi", pur puntando il dito contro "anni precedenti che sono stati davvero sciagurati da questo punto di vista", citando il Superbonus e il reddito di cittadinanza. Il commento di Marzio Bartoloni, Il Sole 24 Ore.
Anteo Impresa Sociale e Coopselios acquisiscono Welfare Italia: circa 1.000 posti letto tra Lombardia ed Emilia-Romagna
Anteo Impresa Sociale e Coopselios, due tra le maggiori realtà italiane del terzo settore nei servizi alla persona (secondo il Rapporto Terzo Settore 2024 dell’Osservatorio Generali, il valore economico prodotto complessivamente dalle organizzazioni non profit italiane si stima attorno agli 84 miliardi di euro annui, corrispondenti a circa il 4,4% del PIL nazionale), hanno perfezionato il 28 ottobre 2026 l'acquisizione del controllo di Welfare Italia S.p.A., holding di un gruppo di 12 residenze sanitarie assistenziali (RSA) e strutture sociosanitarie per quasi 1.000 posti letto, concentrate tra Lombardia ed Emilia-Romagna. Il 76,68% del capitale è stato rilevato da Par.Co S.p.A., Finanza Cooperativa e Fin4Coop. L'operazione ha un valore complessivo di circa 48 milioni di euro. L'acquisizione è realizzata attraverso Mutual Care S.p.A., veicolo partecipato in parti uguali dalle due cooperative, con una contestuale riorganizzazione societaria del gruppo. L'operazione è il primo tassello di una piattaforma industriale di investimento nel settore sociosanitario promossa dai due gruppi. È finanziata da un pool guidato da Intesa Sanpaolo, in qualità di banca agente e arranger, con Crédit Agricole Italia e le banche del Gruppo BCC Iccrea, insieme a Fin4Coop – Finanza per le Cooperative. Con questa acquisizione i due gruppi avviano un progetto industriale di lungo periodo per consolidare e sviluppare l'offerta di servizi sociosanitari, in risposta all'invecchiamento della popolazione e alla crescente domanda di assistenza. La piattaforma punta a coniugare scala industriale, qualità e continuità dell'assistenza e sostenibilità economica, mantenendo saldi il radicamento territoriale e la vocazione sociale dei promotori. La continuità gestionale delle strutture è assicurata dagli operatori del gruppo. Ne parliamo con Matteo Tempia Valenta, Amministratore Delegato di Anteo Impresa Sociale.
La manovra entra nel vivo, polemiche su scuola e pensioni
Inizieranno giovedì le audizioni delle principali istituzioni in vista del voto alla Camera sul disegno di legge di bilancio per il 2027, contenente provvedimenti per 26 miliardi di euro. I parlamentari ascolteranno i pareri dell'Istat, della Banca d'Italia, delle parti sociali e delle categorie economiche, fino all'intervento conclusivo del ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti. Il termine per la presentazione degli emendamenti dovrebbe essere il 17 novembre. In attesa che la manovra arrivi in aula non mancano le polemiche. Una delle più rumorose ha a che fare con la scuola. Settemila tagli nel personale della scuola, di cui 5 mila docenti: quella annunciata nella legge di Bilancio. Ma da dove nascono quei numeri? Tutto ha inizio dal cosiddetto «inverno demografico»: come spiegano le proiezioni della Fondazione Agnelli su dati Istat, da qui al 2040, neanche 15 anni, ci saranno due milioni di studenti in meno. Un cambiamento in atto da tempo: ogni culla vuota si traduce in un banco vuoto nel futuro, ogni banco vuoto in una cattedra vuota. «La demografia non mente, due milioni di studenti in meno negli ultimi 10 anni significano più di 150 mila cattedre in meno — spiega il presidente della Fondazione Andrea Gavosto — Dal 2025 al 2030, sostanzialmente la riduzione della popolazione fra 3 e 18 anni sarà di 796.000 bambini/ragazzi, circa il 10% in meno. L'altro dossier caldo sono le pensioni. Il taglio all'indicizzazione delle pensioni è in formato maxi, proporzionale alle prospettive dell'inflazione evocate dal +5,4% indicato dalla stima preliminare dell'Istat. E serve a rafforzare una struttura delle coperture che poggia sul pilastro altrettanto robusto della cura fiscale rivolta a banche, assicurazioni e società dell'energia. Facciamo il punto con Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore. - Intel e Amazon in calo a Wall Street. Intel perde il 26% all'avvio delle contrattazioni, mentre Amazon cede il 5,6%. Intel sconta la pubblicazione di previsioni deboli per il trimestre in corso, che indicano un rallentamento nel settore dei Pc: i ricavi della divisione client computing e intelligenza artificiale dell'azienda sono diminuiti del 5% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, attestandosi a 8,1 miliardi di dollari. Amazon, invece, ha riportato utili e ricavi per il terzo trimestre inferiori alle aspettative di Wall Street. La società ha inoltre registrato un flusso di cassa disponibile negativo pari a 42,4 miliardi e ha confermato le previsioni di spesa in conto capitale per il 2026, fissate a 220 miliardi di dollari. Anche SanDisk registra in avvio un calo pesante, intorno al 9%, malgrado i dati del primo trimestre fiscale abbiano superato le stime. L'azienda, attiva nel settore dell'archiviazione dati, ha annunciato un frazionamento azionario nel rapporto di otto a uno. Più in generale, l'intero comparto dei produttori di chip è finito sotto pressione: Advanced Micro Devices cede il 10%, mentre titoli come Nvidia e Broadcom accusano flessioni, rispettivamente, del 3% e del 4%. Mentre gli investitori hanno ridotto le esposizioni sul settore tecnologico, i comparti difensivi, come i beni di consumo di base e l'assistenza sanitaria, hanno beneficiato di rialzi. Facciamo il punto con Vittorio Carlini, Il Sole 24 Ore.
Inflazione a ottobre sale ancora: 5,4%. Record da agosto 2023
A ottobre 2026 l’inflazione sale a +5,4% (da +4,2% di settembre) su base annua, tornando al livello registrato ad agosto 2023. Mentre +0,9% è il dato su base mensile. Lo comunica l’Istat nella stima preliminare (il dato definitivo sarà diffuso il 17 novembre). Gli analisti avevano sì stimato un dato in crescita (+4,7%) ma non a questi livelli. L’accelerazione dell’inflazione risente principalmente dell’aumento dei prezzi dei beni energetici (da +22,6% a +31,4%), ancora influenzato dal quadro geopolitico internazionale. Ma in un paese dove il trasporto delle merci avviene soprattutto su gomma, i rincari iniziano ormai a trasmettersi anche agli altri comparti: un contributo all’inflazione si deve anche al settore alimentare, soprattutto alla componente dei prodotti non lavorati (da +5,5% a +7,5%), e ad alcune tipologie di servizi, in particolare quelli relativi ai trasporti (da +1,6% a +3,1%). Il cosiddetto “carrello della spesa” (cioè i beni alimentari, per la cura della casa e della persona, ma non i carburanti) accelera (da +1,5% a +2,5%), come pure accelera l’indice dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (che invece tiene conto dei carburanti): da +5,2% a +5,8%. L’inflazione di fondo (quella al netto delle componenti più volatili, ovvero i beni energetici e gli alimentari freschi) si attesa a +2,0% (da +1,6%).
L’inflazione acquisita a ottobre, per il 2026, quella che si avrebbe cioè se indice restasse fermo nella restante parte dell’anno, risulta pari al +3,4%. Superata di slancio la recente stima fatta a metà ottobre dall’Fmi (3,3%) per il dato totale del 2026. Il commento di Mariano Bella, direttore Ufficio studi Confcommercio. - In 70 pagine di sentenza, la Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, mette la parola fine sull’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, quella costituita da cokerie, altiforni e acciaierie. Sono stati infatti rigettati i ricorsi che Acciaierie d’Italia e Ilva hanno presentato ad agosto contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la fermata dell’area a caldo poiché inquinante e dannosa per la salute. Area a caldo che nei giorni scorsi, avvicinandosi la scadenza (25 ottobre) del decreto dei giudici di Milano, scadenza poi prorogata al 15 dicembre con l’ultimo decreto legge sull’ex Ilva, era stata comunque messa in preriscaldo. Ovvero, zero produzione e impianti solo alimentati dal gas preso dall’esterno. In base a questa condizione, Acciaierie ha anche avanzato una richiesta di cassa integrazione straordinaria per 8.622 unità su un organico di 9.626. Adesso questi impianti, in base al decreto della Corte d’Appello di Milano che resta quindi in vigore, dovranno essere definitivamente fermati. L’area a caldo é la parte più grande dell’ex Ilva di Taranto e anche quella dove ci sono più occupati.I giudici sottolineano che "l'accertamento svolto dai giudici di merito circa la sussistenza dei pericoli 'gravi e rilevanti' che impongono la sospensione dell'attività sia congruamente fondato sulle complessive risultanze istruttorie e informato al principio di precauzione, senza violare il principio di proporzionalità". Tra le motivazioni della decisione viene anche richiamata l'evoluzione della direttiva Ue 2024/2881 "relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa (riifusione)", che "fissa parametri ancora più severi in tema di particolato (PM10 e PM2,5), sia sotto il profilo qualitativo che sotto quello quantitativo". Il commento di Domenico Palmiotti, Il Sole 24 Ore Taranto.
La Bce lascia i tassi fermi. Intanto la Lagarde annuncia che lascia nel 2027
La Bce ha lasciato i tassi d'interesse fermi: il tasso sui depositi resta al 2,50%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,65%, quello sui prestiti marginali al 2,90%. La decisione era largamente attesa dagli investitori. "Le condizioni di finanziamento si sono inasprite dall'ultima riunione del Consiglio direttivo ed è probabile che questo inciderà sull'inflazione e sulla crescita". Lo dice la Bce in un comunicato dopo la decisione di lasciare i tassi invariati. "Sebbene lo shock energetico stia ancora manifestando tutti i suoi effetti, finora l'inflazione di fondo è rimasta sostanzialmente stabile e le retribuzioni non hanno reagito in maniera significativa in questa fase" sottolinea l'istituto centrale. Lagarde é francese e si vociferava potesse lasciare prima per impegnarsi nella politica del suo Paese nel difficile anno delle elezioni presidenziali. Ma é probabile che accetti invece l'incarico di presidente del World Economic Forum e succeda al fondatore, Klaus Schwab. Poco prima che arrivasse la decisione della Bce, la presidente della Bce, Christine Lagarde ha annunciato sui social che lascerà la guida dell'Istituto dal prossimo 7 febbraio. Secondo diverse ricostruzioni l’irritazione nelle cancellerie europee è palpabile: le dimissioni della presidente prima della scadenza naturale di ottobre sono considerate un regalo di Lagarde al presidente francese uscente Emmanuel Macron, che vuole evitare che il prossimo numero uno dei guardiani dell’euro sia scelto da Marine Le Pen, leader di destra del Rassemblement national e favorita nei sondaggi per le presidenziali del 2027. Sul possibile successore di Lagarde si sono cristallizzati due nomi, nella ridda degli ultimi mesi: gli ex governatori delle banche centrali olandese e spagnola, Klaas Knot e Pablo Hernandez de Cos. Entrambi hanno incontrato il cancelliere Friedrich Merz nelle scorse settimane. E per la Germania si pone il problema che pur essendo “l’azionista di maggioranza” della Bce, non ha mai espresso un presidente. Perciò Berlino sta puntando a conquistare la poltrona del capoeconomista o quella di consigliere con la delega sui mercati. Ne parliamo con Franco Bruni, professore emerito del dipartimento di Economia dell’Università Bocconi, dirige l'Osservatorio Europa e Governance Globale dell'ISPI.
Mps, bocciato il piano Lovaglio: no all’Ops su BancoBpm e Banca Generali, addio alla fusione con Mediobanca
L'assemblea di Mps ha bocciato la proposta di fusione tra Mediobanca e il Monte dei Paschi di Siena. La delibera, per la cui approvazione sarebbero serviti i due terzi dei voti, ha raccolto il voto contrario del 63,65% del capitale presente, quello favorevole del 32,91% mentre gli astenuti sono stati il 3,42%. Per effetto della bocciatura della fusione, non verrà trattato il secondo punto all'ordine del giorno della parte straordinaria, relativo alle scissioni legate alla fusione, mentre la discussione dei punti 4 e 5 è stata posticipata, in attesa di capire se l'assemblea, in sede straordinaria, intenda ridurre il capitale sociale. A questo punto è stata disposta dal presidente Cesare Bisoni una pausa di mezz'ora dei lavori assembleari. L'esito dell'assemblea segna una battuta d'arresto per la strategia di crescita attraverso acquisizioni e per l'integrazione societaria con Mediobanca, mentre resta da seguire l'evoluzione del risiko bancario e dell'offerta di Intesa Sanpaolo su Mps. Anche se Lovaglio ha sottolineato in assemblea che il voto "non e' il verdetto finale sul futuro del Monte", ma "solo un passaggio", ricordando che tra l'assemblea e l'obiettivo dichiarato da Intesa resta il vaglio dell'Antitrust. Inoltre Gli azionisti di Mps hanno bocciato anche l'offerta pubblica di scambio su Banca Generali, dopo aver fermato quella su Banco Bpm. I voti contrari sono stati pari al 90,9% del capitale presente, quelli favorevoli pari al 6,66% e gli astenuti pari al 2,41%. La bocciatura delle due offerte sancisce lo stop definitivo al piano dell'amministratore delegato, Luigi Lovaglio, per resistere all'offerta di Intesa Sanpaolo. Facciamo il punto con Luca Davi - Il Sole 24 Ore. - Facciamo il punto sulle novità della manovra finanziaria.
Con Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore
Imprese: Unioncamere, chi esporta è il 20% più produttivo
A parità di dimensione, settore e localizzazione geografica, le imprese esportatrici registrano una produttività del lavoro superiore di circa il 20% rispetto a quelle che non esportano. Già all’inizio dell’attività sui mercati esteri, la produttività aumenta di circa il 6% rispetto a quando l’impresa operava solo sul mercato domestico. È il quadro che emerge dall’indagine condotta nel 2026 da Unioncamere e dal suo Centro studi Tagliacarne su 4.500 imprese, diffusa in occasione dell’Assemblea dei presidenti delle Camere di commercio, a Roma, alla presenza del Vice premier e Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani. Ne parliamo con Andrea Prete, presidente di Unioncamere
ASviS, Italia a marcia indietro su sviluppo sostenibile, meta 2030 si allontana
Un'Italia molto lontana dall'attuazione dell'Agenda 2030: nel 2025, l'indice che sintetizza la performance rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile è sostanzialmente fermo e ben sei Obiettivi registrano un peggioramento rispetto all'anno precedente. Inoltre, il 58% dei 38 target quantitativi fissati per il 2030 non appaiono raggiungibili, una percentuale invariata rispetto allo scorso anno, nonostante gli effetti positivi del Pnrr. Inoltre soprattutto in campo ambientale e sociale, le norme e le politiche esistono, ma la loro attuazione è decisamente insufficiente. Sono i punti principali del nuovo Rapporto annuale dell'ASviS, presentato oggi a Roma, che fotografa le condizioni di vita delle persone e soprattutto delle giovani generazioni: 1,1 milioni di minori vivono in famiglie che sono in povertà assoluta; solo il 31,1% dei giovani tra i 25 e i 34 anni è laureato a fronte dell'obiettivo del 45% entro il 2030; la riduzione della dispersione scolastica si accompagna ad un peggioramento delle competenze degli studenti; circa il 16% degli adolescenti e delle adolescenti e quasi un giovane su cinque nella fascia 18-34 anni presentano disagi psicologici e oltre 600mila minori sono seguiti dai Dipartimenti di Salute Mentale. Interviene Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS - Si avvicina una delle più grandi Ipo di sempre, forse la più grande nella storia della Borsa americana. Anthropic, la società di intelligenza artificiale fondata nel 2021 da Dario e Daniela Amodei insieme a un gruppo di ricercatori fuoriusciti da OpenAI, ha depositato alla Securities and Exchange Commission (Sec) il prospetto per la quotazione al Nasdaq, dove le azioni saranno scambiate con il simbolo ANT. Il calendario prevede l'avvio del roadshow nella settimana del 9 novembre e lo sbarco in Borsa prima del Ringraziamento, con Goldman Sachs e Morgan Stanley come banche capofila. Mancano ancora il numero di titoli offerti e la forchetta di prezzo, ma la società che sviluppa Claude potrebbe puntare a una raccolta compresa tra 85 e 100 miliardi di dollari, superando il record degli 85,7 miliardi raccolti da SpaceX a giugno. La valutazione complessiva di Anthropic potrebbe attestarsi tra 1.500 e 2.000 miliardi di dollari, contro i 965 miliardi dell'ultimo round privato di maggio. Anthropic arriva al mercato con numeri di crescita che hanno pochi precedenti. Nel primo semestre del 2026 i ricavi sono stati pari a 16,3 miliardi di dollari, contro 1,2 miliardi nello stesso periodo dell'anno precedente, mentre la perdita netta ha raggiunto gli 80,7 miliardi di dollari. Una cifra che, tuttavia, va letta con attenzione, perché in gran parte deriva da una rettifica contabile senza uscita di cassa, legata all'aumento del valore stimato di strumenti di finanziamento convertibili in azioni. La crescita è stata trainata soprattutto da Claude Code, lo strumento di programmazione assistita, e dai nuovi modelli di intelligenza artificiale. Nel terzo trimestre i ricavi sono saliti a 16,8 miliardi, il 45% in più rispetto al secondo. Il commento di Biagio Simonetta, Il Sole 24 Ore.
Ex Ilva, nuova inchiesta sulla gestione Morselli: chiesti gli arresti domiciliari
Una nuova inchiesta della Procura di Taranto coinvolge la precedente gestione dell’Ex Ilva, quando la multinazionale ArcelorMittal era socio di maggioranza e Lucia Morselli ricopriva il ruolo di amministratore delegato. La Procura ha infatti chiesto gli arresti domiciliari per Morselli, per Alessandro Labile, ex direttore dello stabilimento di Taranto, e per Francesco Astorri, dell’Ispra, l’istituto pubblico incaricato dei controlli ambientali in fabbrica. Le ipotesi di reato comprendono associazione per delinquere, inquinamento, disastro ambientale, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, corruzione, truffa aggravata e falso. Si tratta di accuse che dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie. La vicenda si inserisce in una fase particolarmente delicata per l’azienda, con la crisi produttiva e occupazionale ancora aperta. Oggi (alle 17:00) il Governo incontra a Palazzo Chigi i sindacati e Federmanager, mentre al Senato questa mattina ci sono state le audizioni sul nuovo decreto legge dedicato all’Ex Ilva, approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri. Resta inoltre attesa la decisione della Corte di Cassazione sul decreto della Corte d’Appello di Milano relativo all’area a caldo dello stabilimento di Taranto, impugnato da Ilva e Acciaierie d’Italia. Ne parliamo con Domenico Palmiotti, Il Sole 24 Ore Taranto.
Manovra, per gli under 30 una mini Irpef ma salta il taglio al ceto medio
La maggioranza sembra avere individuato la soluzione alle partite più complicate per chiudere l’accordo sulla manovra. Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, parlando della manovra in collegamento con il Festival delle Regioni, questa mattina ha dichiarato: "Con la Commissione europea abbiamo fato progressi, quindi credo che chiuderemo entro stasera le proposte che riteniamo possano essere ritenute ammissibili. Soltanto con questo grado di certezza io mi ritengo in grado di firmare una proposta e andare in consiglio dei ministri domani". Dal vertice delle ultime ore è emersa un’intesa su Irpef e pensioni, restando nel perimetro dei circa 23,5 miliardi di risorse della legge di Bilancio. Per quanto riguarda l’imposta sul reddito delle persone fisiche ci sarà una mini Irpef destinata agli under 30, con il taglio delle tasse fino a una soglia di reddito che ancora deve essere fissata (salta l’estensione dell’aliquota al 33% fino ai 55-60 mila euro di reddito). La certezza è che ormai tutti sarebbero d’accordo sulla misura. Mentre il tema pensioni, con la richiesta della Lega di abbassare la soglia per lasciare il lavoro a 64 anni, sarebbe in via di risoluzione con la costituzione di un nuovo fondo dedicato alla flessibilità in uscita, ma lo stanziamento sarà disponibile a partire dal prossimo anno, a stabilirlo sarà un successivo decreto. Nello specifico, come scritto stamattina da Trovati sul Sole, lo stallo intorno alla proposta leghista sull'opzione del pensionamento anticipato dei 64enni (con 36 anni di anzianità in una replica depotenziata della vecchia Quota 100) è stato superato rinviando le decisioni a gennaio: come nel 2018, ma con meno soldi a disposizione, la manovra si limiterà ad appostare un fondo di qualche centinaio di milioni, per aprire canali di flessibilità in uscita a poche selezionate platee. Facciamo il punto con Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore.
Faac, dice no ai fondi d’investimento: 15 milioni alla beneficenza e fatturato verso i 750 milioni
La Facc Technologies (Fabbrica Automatismi Apertura Cancelli), multinazionale di Zola Predosa (Bologna) specializzata nei sistemi di automazione per cancelli e porte, lasciata in eredità alla Curia nel 2012 dall'ultimo proprietario Michelangelo Manini, figlio del fondatore e azionista di maggioranza, continua a crescere e si prepara a raggiungere i 750 milioni di euro di fatturato nel 2026. Un successo economico che si traduce anche in maggiori risorse per la solidarietà: i dividendi destinati alla Chiesa di Bologna hanno infatti raggiunto i 15 milioni di euro (rispetto ai 12,4 dell'anno scorso e 6 milioni del 2024), utilizzati per finanziare attività di beneficenza. Lo comunica il presidente esecutivo del gruppo Andrea Moschetti, incaricato dalla Chiesa per guidare l’azienda, proprio nel giorno in cui Faac Technologies annuncia due nuove acquisizioni di imprese all’estero, la Peters Türanlagen in Germania e Rubek Automatic Doors in Australia, due imprese di servizi attorno ai 5 milioni di ricavi e 40 dipendenti ciascuna che contribuiscono ad arricchire il già ricco portafoglio di partecipazioni della Faac. «Portiamo avanti le acquisizioni, tutte autofinanziate», sottolinea Moschetti, che segnala che il mercato americano va molto bene «nonostante i dazi» e che tira anche il mercato africano, mentre in Italia «si soffre un po’». Il valore dell’azienda è stimato intorno ai 2 miliardi di euro e la proprietà ecclesiastica ha respinto le offerte di diversi fondi d’investimento (tra i quali tre giganti internazionali come Cvc Capital Partners, Blackstone, ed Eqt). La posizione del cardinale di Bologna Matteo Zuppi, che controlla la società attraverso la Curia, è netta: "Abbiamo detto di no - spiega Zuppi - perché i fondi hanno come unico obiettivo l’aumento del fatturato e del profitto, mentre il centro dell’economia deve essere l’uomo. È chiaro che i conti devono essere a posto, ma il profitto non è l’unico parametro per valutare il valore del lavoro". Se ne discute con Andrea Moschetti, Presidente esecutivo di FAAC Technologies.
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Focus economia è il programma quotidiano dedicato all'approfondimento dei temi dell'attualità dell'economia e della finanza, realizzato con i protagonisti della giornata economico finanziaria e il contributo di giornalisti e analisti de Il Sole 24 ORE. L'obiettivo della trasmissione è di spiegare e analizzare, in termini comprensibili anche "ai non addetti ai lavori", i temi più interessanti della giornata. Appuntamento fisso per i commenti a caldo pochi minuti dopo la chiusura della Borsa.
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