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Fest8lina 26’ Ep.2: Una legge sull’obiezione per portare l’Italia fuori dalla guerra - con Virginia Veludo e Jose Nivoi
14/07/2026 | 28 minLa pace è diventata un reato?
Bloccare un convoglio militare. Occupare una strada. Scrivere “Life, not war” su una ciminiera della Leonardo. Opporsi al trasporto di armi destinate ai fronti di guerra.
In un Paese che ripudia la guerra nella sua Costituzione, sempre più persone vengono denunciate, processate e criminalizzate per aver provato a fermarne la macchina.
Ma la guerra oggi non passa soltanto dalle trincee. Passa dai porti, dalle ferrovie, dalle fabbriche, dalle università, dalle scuole. Passa dai luoghi di lavoro. E allora una domanda diventa inevitabile: esiste ancora il diritto di dire “io non ci sto”?
A Fest8lina ne abbiamo parlato con José Nivoi, portuale del CALP di Genova, tra i protagonisti delle mobilitazioni contro il traffico di armi e promotore di una proposta di legge per estendere l’obiezione di coscienza ai lavoratori coinvolti, direttamente o indirettamente, nella filiera bellica.
Un confronto che parte dalla repressione dei movimenti per la pace, attraversa il ruolo dei porti italiani nella logistica della guerra, racconta il ricatto occupazionale che lega sempre più territori all’industria militare e rilancia una domanda destinata a diventare centrale nei prossimi anni: chi ha il diritto di rifiutarsi di collaborare con la guerra?
Perché se oggi la guerra coinvolge tutta la società, forse anche la pace non può più essere soltanto uno slogan.
Buona visione!!!
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👉 Belle vero le magliette del Marru? Finalmente le puoi comprare anche tu. Visita qui il nostro merchandising: https://ottolinatv.it/negozio/- La satira è davvero morta? O è morta, piuttosto, l’informazione?
In questa conversazione con Vauro Senesi partiamo da una constatazione semplice: un tempo la satira politica occupava il centro della scena pubblica, entrava nelle case degli italiani in prima serata e contribuiva a formare uno sguardo critico sulla realtà. Oggi sembra relegata ai margini.
Ma cosa è cambiato davvero?
Per Vauro il problema non è soltanto la censura. La censura peggiore è l’autocensura: quella che ti convince che certe cose “non siano opportune”. Da lì all’opportunismo il passo è brevissimo.
Parliamo del rapporto tra linguaggio, politicamente corretto e potere; di come oggi spesso ci si scandalizzi più per il modo in cui una denuncia viene espressa che per l’ingiustizia che quella denuncia mette a nudo. E riflettiamo sul ruolo dell’informazione in un’epoca in cui, più che di propaganda, Vauro parla apertamente di omertà.
Infine, inevitabilmente, Gaza e la Palestina. Dopo mesi di mobilitazioni oceaniche e milioni di persone in piazza, perché il tema sembra essere scomparso dal dibattito pubblico? È davvero finita, oppure sotto la superficie continua a maturare qualcosa?
Un confronto ironico, amaro e profondamente politico sul ruolo della satira, sulla libertà di parola e sulla necessità di continuare a esercitare il senso critico, anche quando farlo diventa scomodo. Otto(lina) e mezzo Ep.35: il Piano “scientifico” per farti ammalare e guadagnare QUATTRINI
08/07/2026 | 45 minCi hanno raccontato che la sanità pubblica non è più sostenibile.
Che le liste d’attesa sono inevitabili.
Che se vuoi curarti in tempi umani, devi essere realistico: pagare.
Ma se il pubblico non funziona, non è per caso. È perché da anni viene svuotato, tagliato, frammentato, consegnato pezzo dopo pezzo a cliniche private, assicurazioni, grandi gruppi finanziari e Big Pharma.
Nel 2024 gli italiani hanno speso 47 miliardi di euro di tasca propria per curarsi.
Quarantasette miliardi non per un lusso, ma per visite, esami, farmaci, prestazioni che dovrebbero essere garantite dal Servizio sanitario nazionale.
In questa puntata di Ottolina e mezzo, insieme a Federico Greco, curatore di “Desaparecinema” e regista di “C’era una volta in Italia”, intervistiamo Vittorio Agnoletto, autore per Paper First de “L’industria della salute”.
Parliamo di brevetti, Big Pharma, privatizzazione, sanità lombarda, intramoenia, liste d’attesa e del meccanismo perfetto con cui il diritto alla salute viene trasformato in business.
Perché il punto non è che il privato arriva dove il pubblico non ce la fa.
Il punto è che il pubblico viene fatto arretrare per creare spazio al privato.
E quando la malattia diventa mercato, più siamo malati, più qualcuno guadagna.
PS FEDERICO GRECO E VITTORIO AGNOLETTO, insieme a molti altri, saranno presenti a fest8lina venerdi 10 luglio alle ore 16 con un panel dal titolo “RIPRENDIAMOCI LA SANITA’ PUBBLICA”
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👉 Belle vero le magliette del Marru? Finalmente le puoi comprare anche tu. Visita qui il nostro merchandising: https://ottolinatv.it/negozio/- Per mesi Trump ha promesso di spezzare le catene dell’impero globalista.
Dazi. Industria. Energia. Armi. America First. La Fed costretta ad abbassare i tassi. Il dollaro piegato alle esigenze del Make America Great Again. E, se qualcuno non capiva, un po’ di hard power per ricordare al mondo chi comanda.
Poi è arrivato l’Iran.
Epic Fury doveva essere la prova di forza definitiva. Il momento in cui Trump rimetteva in riga alleati, nemici, mercati e capitali.
E invece qualcosa si è rotto.
La guerra si impantana. I capitali ricominciano a guardarsi intorno. E alla Fed succede l’impensabile: Powell se ne va, arriva il trumpiano Kevin Warsh, ma la musica non cambia. Tassi alti, inflazione al 2%, linea dura. Esattamente quello che faceva Powell.
Solo che stavolta Trump tace.
Perché?
Perché Trump ha perso.
Non contro i democratici. Non contro i giudici. Non contro qualche oscuro complotto dello Stato profondo.
Ha perso contro il vero centro dell’impero americano: la finanza in dollari.
Con Marcello Spanò proviamo a capire perché gli Stati Uniti non sono semplicemente un grande debitore pieno di problemi, ma una potenza creditizia in declino. Una potenza che domina perché il mondo continua a indebitarsi, risparmiare e investire dentro la sua infrastruttura finanziaria: dollaro, Treasury, Fed, Wall Street, Nasdaq, fondi, collaterali, finanza ombra.
Trump vorrebbe rifare grande l’America.
Ma se fa tremare il dollaro, fa tremare l’impero.
E allora Warsh, alla fine, deve fare Powell.
E Trump deve incassare.
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👉 Belle vero le magliette del Marru? Finalmente le puoi comprare anche tu. Visita qui il nostro merchandising: https://ottolinatv.it/negozio/ - Benvenuti alla seconda puntata della nuova rubrica di Desaparecinema, DESAPAREBRUTTI, sui film che PARE che so’ brutti, e invece so’… popo bbrutti!
Stavolta dissezionamo un altro cadavere cinematografico, un film di fantascienza e arti marziali turco del 1982: "L’uomo che salvò il mondo". Così brutto che se la batte con la media dei film di Hollywood e italiani degli ultimi 30 anni. Così brutto che è brutto anche il titolo del sequel: "Il figlio dell’uomo che salvò il mondo", del 2006.
Un film conosciuto come Il guerre stellari turco. Due piloti precipitano su un pianeta desertico (che poi è la Cappadocia).
Qui scoprono che un mago malvagio vuole conquistare la Terra. E con chi combattono i nostri eroi? Non ci sono stormtrooper. Non c’è Darth Vader o Jabba the Hutt. Ma c’è qualcosa di ancora più spaventoso: stuntman turchi travestiti da mummie avvolte nella carta igienica, robot fatti di scatoloni di cartone ricoperti di carta stagnola, e creature di peluche giganti e coloratissime che aggrediscono i protagonisti (esatto, ci sono letteralmente degli yeti rosa e rossi che sembrano usciti dal Muppet Show).
Insomma, aiutame a di’ brutto - come diciamo a Roma, dove ultimamente si fa il vero cinema brutto.
Eppure, non è tutto qui. Il film è parte di un momento floridissimo dell’industria cinematografica turca, e dietro questa remakesploitation c'è una lezione di resistenza culturale che qui a Desaparecinema non possiamo non raccontare.
E chi non vede il video intero è il fratello del figlio dell’uomo che salva il mondo.
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