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Otto(lina) e mezzo Ep.43: perché gli USA hanno deciso di salvare il Giappone CON I TUOI SOLDI
06/08/2026 | 37 minDopo mesi di declino, lo yen giapponese è precipitato ai livelli più bassi degli ultimi quarant’anni. Poi, nel giro di meno di un’ora, ha recuperato oltre il 3 per cento del suo valore.
Un normale rimbalzo dei mercati? No. Dietro quel movimento c’era un intervento coordinato tra Tokyo e Washington.
Gli Stati Uniti hanno deciso di sostenere lo yen perché un suo ulteriore crollo avrebbe potuto costringere il Giappone a vendere una parte degli oltre 1.100 miliardi di dollari di titoli del Tesoro americano che possiede, facendo salire i rendimenti e mettendo ancora più sotto pressione il debito federale, il dollaro e la bolla finanziaria di Wall Street.
Ma la parte più significativa è un’altra: per comprare yen, Washington ha venduto euro.
In altre parole, gli Stati Uniti hanno salvato il Giappone e protetto il proprio sistema finanziario scaricando una parte del costo sull’Europa.
Con Alessandro Volpi analizziamo cosa rivela questa operazione sui rapporti di forza dentro il blocco occidentale. Il Giappone resta subordinato agli Stati Uniti e schierato contro la Cina, ma quando il prezzo dell’alleanza diventa troppo alto riesce comunque a presentare il conto.
L’Europa, invece, emerge ancora una volta come il più mansueto dei vassalli: quello che paga di più, subisce di più e chiede meno al padrone di Washington.- E se gli Stati Uniti stessero facendo alla Cina quello che hanno fatto all’Unione Sovietica?
Come insegna Sun Tzu, nell’arte della guerra, se non puoi colpire frontalmente un avversario, perché è troppo potente, non ti resta che provare a circondarlo.
Indebolirlo, fiaccarlo, portarlo all’esasperazione fino a che non avrai spezzato una volta per tutte la sua volontà di resistere e combattere.
È quell’asfissiante pressione tecnologica, finanziaria e ideologica subita da Mosca durante la guerra fredda, tanto da spingere pezzi delle élite sovietiche a piegarsi, a pensare che fosse meglio integrarsi nel capitalismo occidentale, subordinati a Washington, piuttosto che rimanere.
Sì sovrani.
Sì liberi dal colonialismo occidentale.
Ma costantemente in guerra, sotto pressione, sotto assedio.
Ucraina, Palestina, Venezuela, Iran, la guerra commerciale dell’AI e dello spazio.
Gli Stati Uniti stanno stanno oggi costruendo un nuovo assedio alla Repubblica Popolare Cinese, con lo stesso obiettivo.
Piegare Pechino impedendo la nascita di un nuovo ordine mondiale multipolare, evitando però una guerra nucleare che spazzerebbe via gran parte dell’umanità.
Un equilibrio fragile, un gioco rischioso, dove spesso il caos è una scelta voluta.
E con questo livello di tensione l’escalation è sempre dietro l’angolo, la partita può sfuggire di mano.
Ma è proprio questa la partita che si sta giocando, in questo esatto momento, in ogni angolo del globo.
Ecco l’intuizione fondamentale di questo libro.
Disertare l’assedio, l’ultimo scritto dall’analista e direttore di Ottolina TV Giuliano Marrucci, che potete acquistare al link che trovate nel primo commento qui sotto.
Siamo di fronte ad un’analisi politica che cerca di andare finalmente oltre le solite banalizzazioni e spiegazioni superficiali della stampa e dei media mainstream.
"Trump è pazzo", "Putin odia l’Europa", "Xi Jinping un ambizioso dittatore".
Ma anche di tanta così detta contro "informazione" che in questi anni ha preso non poche cantonate.
E allora, dalla post-democrazia, finanziarizzazione, alla guerra in Ucraina, al genocidio palestinese, alle spaventose diseguaglianze sociali cresciute in questi decenni, in questo libro si cerca di spiegare con metodo quanto più scientifico quali sono i veri legami, interessi e intrecci che tengono insieme tutti più importanti fenomeni della nostra epoca.
Chi e per cosa si sta veramente combattendo la terza guerra mondiale a pezzi.
E, sopratttutto, cosa potremmo fare noi, qui e ora, per provare a disertare l’assedio
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👉 Belle vero le magliette del Marru? Finalmente le puoi comprare anche tu. Visita qui il nostro merchandising: https://ottolinatv.it/negozio/ - Che cosa c’entrano la crisi di Ceuta, la guerra contro l’Iran, i dazi di Trump, il mercato mondiale dei fertilizzanti e gli affari della monarchia marocchina e della famiglia Koch?
Apparentemente niente.
In realtà sono tutti pezzi della stessa gigantesca macchina coloniale.
Nel Sahara Occidentale occupato dal Marocco passa il nastro trasportatore più lungo del mondo: oltre cento chilometri che ogni ora portano verso l’Atlantico migliaia di tonnellate di roccia fosfatica, una materia prima indispensabile alla produzione di fertilizzanti e quindi alla sicurezza alimentare globale.
La holding della famiglia reale vende l’energia necessaria a far funzionare questo sistema. Trump ne legittima politicamente il controllo, riconoscendo la sovranità marocchina sul Sahara in cambio della normalizzazione con Israele.
Poi gli Stati Uniti attaccano l’Iran, Hormuz si blocca, i fertilizzanti rincarano e Washington spalanca il mercato americano ai fosfati marocchini. Diciotto giorni dopo, la famiglia Koch entra in affari con il colosso statale OCP.
La guerra provoca la crisi. La politica apre il mercato. Il capitale incassa.
E i migranti di Ceuta? Sono insieme arma di ricatto e arma di distrazione di massa.
Una storia che sembra una radiografia perfetta di come funziona il Colonialismo del XXI Secolo Otto(lina) e mezzo Ep.42: Meloni ha deciso di smantellare lo Stato Sociale prima delle elezioni
31/07/2026 | 31 minConti alla mano, Alessandro Volpi dimostra come con la prossima legge di bilancio il governo Meloni si appresta a dare il colpo di grazia definitivo a quel che resto dello Stato Sociale, per favorire riarmo e speculazione finanziaria.
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👉 Belle vero le magliette del Marru? Finalmente le puoi comprare anche tu. Visita qui il nostro merchandising: https://ottolinatv.it/negozio/- Per decenni abbiamo dato per scontato che esistesse un solo modo di essere moderni.
Un solo modello economico, un solo sistema politico, un solo percorso di sviluppo. L’Occidente non si limitava a essere la principale potenza del pianeta: pretendeva di rappresentare il futuro dell’umanità.
Oggi questo monopolio si sta incrinando.
Gli Stati Uniti e i loro alleati conservano una forza militare, finanziaria e tecnologica straordinaria. Ma non sono più gli unici in grado di innovare, costruire grandi sistemi industriali, orientare il commercio mondiale o dettare le regole della competizione globale.
È da qui che parte la riflessione di Carlo Formenti e Alessandro Visalli nei due volumi di Oltre l’Occidente.
Per Visalli, il cuore dello scontro non riguarda soltanto mercati, materie prime o microchip. La vera posta in gioco è il controllo della tecnica. Ma la tecnica non è mai neutrale: ogni tecnologia incorpora una precisa idea del rapporto tra individuo e collettività, tra uomo e natura, tra economia e politica. In altre parole, una diversa visione del mondo.
Da questo punto di vista, la Cina rappresenta qualcosa di molto più profondo di una semplice potenza economica emergente. Sta dimostrando che è possibile costruire una modernità diversa da quella occidentale, integrando pianificazione, industria, ricerca, finanza pubblica e infrastrutture dentro un progetto politico autonomo. Non si tratta soltanto di produrre più automobili elettriche o più intelligenza artificiale, ma di decidere in modo indipendente quale direzione debba prendere lo sviluppo.
Ed è proprio questa possibilità, forse ancora più della sua crescita economica, a renderla così difficile da accettare per l’Occidente.
Formenti affronta invece un’altra domanda decisiva: perché una parte così ampia della sinistra europea continua a leggere Cina, Russia e Sud globale attraverso categorie costruite durante l’egemonia occidentale? E come è stato possibile che, abbandonando l’analisi dell’imperialismo e del conflitto di classe, una parte della sinistra sia finita per condividere molti degli stessi presupposti del liberalismo che diceva di combattere?
Ne abbiamo parlato a Fest8lina 2026 in una discussione che prova ad andare oltre gli slogan e a interrogarsi sul significato della transizione multipolare che stiamo vivendo.
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