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Otto(lina) e mezzo Ep.79: UCRAINA: SCOPPIA LA RIVOLTA DELLE PERIFERIE CONTRO ZELENSKY
06/11/2026 | 18 minAvete visto che sta succedendo in Ucraina?
In questi giorni i social ucraini sono colmi di cronache più o meno attendibili dei fatti di Petropavlivska, alla periferia di Kiev, dove una folla inferocita ha preso d’assalto un edificio occupato da uomini del famoso Battaglione Azov, uno dei battaglioni neonazisti dell’esercito di Kiev.
Secondo le prime ricostruzioni, in questa prigione segreta per renitenti alla leva e disertori il battaglione avrebbe tenuto prigionieri quaranta civili e ne avrebbe anche ucciso uno.
Nei video diffusi si vede un ragazzino di 14 anni tratto in salvo dalla folla.
Si sentono diversi spari e si vede la popolazione distruggere un autobus usato dalle pattuglie per la mobilitazione forzata.
Per provare a calmare la folla inferocita, poco dopo è arrivato sul posto il generale, eroe nazionale, Kyrylo Budanov, che ha difeso il lavoro dei militari e ammesso che ci sono diverse strutture simili in tutta l’Ucraina.
Ma al di là dell’episodio, su cui naturalmente è stata tirata fuori anche la teoria del solito complotto russo,
le proteste della popolazione contro la mobilitazione forzata nel Paese stanno diventando sempre più frequenti e sempre più spesso violente.
Nel febbraio 2026, il Commissario ucraino per i diritti umani, Dmytro Lubinets, ha riferito che il suo ufficio ha ricevuto 6.127 denunce riguardanti presunte violazioni commesse dal personale dei centri di reclutamento.
Un numero che è aumentato di oltre 300 volte dal 2024.
E sul web circolano centinaia di video come questo delle violenze e dei sequestri di persona dei reclutatori.
La situazione può solo peggiorare.
È stato lo stesso Budanov, infatti, ad ammettere che all’Ucraina occorrono 30 mila nuovi soldati al mese per continuare la guerra.
E quindi le categorie interessate alla mobilitazione continueranno ad aumentare, insieme alla disperazione e alla rabbia della popolazione.
E non è certo l’unica bega interna al regime di Kiev.
Ieri, secondo il quotidiano Ukrainska Pravda, sono state perquisite le abitazioni di alcuni membri dei servizi di sicurezza nell’ambito delle indagini sulle attività di Andrii Osipov, nome in codice “il Criminale”.
Gli agenti perquisiti gli hanno garantito protezione e libertà d’azione per le sue attività illegali, tra cui la gestione di una rete di call center fraudolenti, traffico di droga, produzione illegale di sigarette contraffatte e valuta estera; la sua banda era anche coinvolta in aggressioni e sequestri di persona.
Il NABU, l’ufficio nazionale anticorruzione, sta dando la caccia anche al suo socio, il Meksykanets, il “messicano”, fondatore del cartello di droga Khimprom.
Altri ricercati hanno nomi in codice indecifrabili, come “il Boxer” e “Pasha”, ma c’è perfino “il Consulente”, nome di copertura di un agente di polizia corrotto.
Le autorità hanno anche diffuso registrazioni in cui la banda pianificava un’aggressione con l’acido ai danni del giornalista investigativo Denys Bihus, che aveva scoperto che in una catena di negozi in espansione sospetta si vendeva droga camuffata da souvenir.
Insomma, dopo l’operazione anticorruzione RE MIDA, siamo di fronte a un nuovo capitolo del confronto tra il NABU e l’SBU, il Servizio di sicurezza dell’Ucraina, il cui numero uno, Oleksandr Poklad, ieri ha rimosso due uomini finiti nelle maglie di un’altra operazione anticorruzione.
Per parlare delle rivolte delle periferie contro la mobilitazione forzata, oggi abbiamo con noi il direttore di InsideOver, Fulvio Scaglione,
al quale però, per prima cosa, abbiamo chiesto in che modo la vittoria dei Democratici alle elezioni di metà mandato potrebbe influenzare la guerra in Europa e se, da questo punto di vista, la sconfitta di Trump è per noi europei una bella o una brutta notizia.Otto(lina) e mezzo Ep.78: La NOSTRA FINANZIARIA contro Meloni e i banchieri del PD
05/11/2026 | 27 minInflazione oltre il 5%, crescita economica ferma, salari reali che hanno perso decenni di potere d'acquisto. Mentre milioni di italiani fanno i conti con una crisi che non accenna a finire, il governo Meloni presenta una legge di bilancio da appena 26 miliardi di euro. Una manovra che non può nemmeno lontanamente rispondere alle esigenze di un Paese sempre più impoverito.Ma siamo davvero condannati all'impotenza? O è semplicemente una questione di quali interessi si decide di rappresentare?Con Alessandro Volpi, professore associato di Storia contemporanea all'Università di Pisa ed esperto di economia e finanza, abbiamo provato a fare un esperimento: immaginare una finanziaria alternativa, concretamente realizzabile qui e ora, senza ignorare i vincoli europei e senza aspettare improbabili rivoluzioni.Si parte dal fisco. Una patrimoniale moderata sui grandi patrimoni, una tassazione più adeguata degli enormi profitti di banche e società energetiche e il superamento dei privilegi fiscali delle rendite potrebbero recuperare risorse per decine di miliardi. Soldi da utilizzare per finanziare sanità, scuola e servizi pubblici, ridurre il peso delle imposte sui consumi e mettere fine al fiscal drag, il meccanismo con cui lo Stato si appropria di una parte degli aumenti nominali degli stipendi erosi dall'inflazione.Ma una finanziaria non è soltanto una questione di tasse. Perché continuare a indebitarci per il riarmo, pagando interessi che sottrarranno risorse agli investimenti pubblici? Perché gestire circa 100 miliardi di partecipazioni statali come un portafoglio finanziario da cui incassare dividendi, anziché come uno strumento per ricostruire le filiere strategiche dell'economia italiana? E perché non restituire a Cassa Depositi e Prestiti la sua funzione di sostegno agli enti locali e allo sviluppo produttivo, invece di utilizzarla per garantire operazioni finanziarie private?Quattro capitoli per dimostrare che un'altra politica economica non è soltanto immaginabile. Esistono già gli strumenti per cominciare a realizzarla.Quello che manca è la volontà politica di utilizzarli. E dopo le grandi mobilitazioni del 30 ottobre, con lo sciopero generale del 20 novembre si apre una nuova occasione per rivendicarla.E chi non viene è Carlo Cottarelli.●▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬●Vuoi mandarli #tuttiacasa? Da oggi puoi contribuire a farlo anche con il tuo 5X1000. Basta indicare nell'apposita sezione della dichiarazione dei redditi (o comunicare al CAF o al commercialista) il codice fiscale di MULTIPOPOLARE: CF 92054980450●▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬●E' USCITO IL NUOVO PAMPHLET DEL MARRU, "DISERTARE L'ASSEDIO". 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Un confronto sul futuro dell'intelligenza artificiale, sulla competizione tra Pechino e Washington e sulle opportunità che l'Europa rischia di lasciarsi sfuggire.●▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬●Vuoi mandarli #tuttiacasa? Da oggi puoi contribuire a farlo anche con il tuo 5X1000. Basta indicare nell'apposita sezione della dichiarazione dei redditi (o comunicare al CAF o al commercialista) il codice fiscale di MULTIPOPOLARE: CF 92054980450●▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬●E' USCITO IL NUOVO PAMPHLET DEL MARRU, "DISERTARE L'ASSEDIO". 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Otto(lina) e mezzo Ep.77: ELEZIONI DI MID-TERM: come funzionano e perché saranno decisive
03/11/2026 | 33 minIn attesa dei risultati, ci sono già due buone notizie su queste elezioni di midterm.
La prima è che, per la prima volta nella sua storia, la più potente lobby sionista che opera negli Stati Uniti, l’AIPAC, ha annunciato che non darà più endorsement pubblici ai candidati, repubblicani o democratici che siano.
E questo perché il consenso di Israele e della politica israeliana tra gli americani è ai minimi storici.
Questo non vuol dire che l’AIPAC non continuerà a finanziare i candidati filo-israeliani.
Anzi, probabilmente supererà anche il record di 60 milioni di dollari raggiunto alle scorse elezioni.
Ma sarà costretta a farlo nell’ombra, nascondendosi dietro il meccanismo delle donazioni organizzate di singoli cittadini, e non direttamente attraverso l’associazione.
Una vittoria culturale storica per le mobilitazioni contro il genocidio esplose negli States dal 2023.
L’altra buona notizia si chiama DSA.
Democratic Socialists of America.
Ed è quella frangia interna al Partito Democratico americano che sta cercando di rivoluzionare il partito, portandolo su posizioni meno imperialiste e un po’ più socialdemocratiche.
E che comprende membri storici come Bernie Sanders, Ocasio-Cortez, fresca di polemica contro la sinistra woke, ma soprattutto Zohran Mamdani e tutta una schiera di giovani candidati usciti vincitori dalle primarie contro l’establishment del proprio stesso partito.
E non ce n’erano mai stati così tanti.
Tra questi c’è anche Abdul El-Sayed, candidato DSA al Senato che, oltre ai repubblicani, sta sfidando anche la lobby pro-Israele.
In un post su X, Sanders ha rivelato che l’AIPAC starebbe spendendo 9 milioni di dollari per non far vincere El-Sayed.
Tutto questo, naturalmente, ci interessa da vicino.
Se mai succedesse il miracolo e nei prossimi anni DSA diventasse davvero egemone nel Partito Democratico americano, anche tutta la cosiddetta “sinistra” europea potrebbe adeguarsi rapidamente.
Ma, in attesa degli scrutini di domani, sono davvero tantissimi i temi di cui parlare.
Dal meccanismo elettorale, all'impopolarità di Trump, agli ultimi sondaggi che sembrano dare in vantaggio i democratici in entrambe le Camere, e soprattutto a tutti gli scenari post-voto.
Ne abbiamo parlato con Silvano Poli, esperto di politica statunitense e docente di Sociologia della comunicazione e dei media e di Sociologia dei processi culturali presso l’Università degli Studi di Salerno.- Mentre negli Stati Uniti di Donald Trump la transizione ecologica viene progressivamente smantellata, gli investimenti verdi vengono messi in discussione e si torna a celebrare petrolio e gas come se non ci fosse un domani, dall'altra parte del pianeta, nella perfida Cina comunista, c'è chi sta lavorando per ripensare addirittura le fondamenta della scienza economica.
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