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    Fest8lina 26’ Ep.3: IL FILOSOFO CHE HA SCOPERTO COME CI HANNO RESO POLTICAMENTE IMPOTENTI

    21/07/2026 | 37 min
    «Vogliamo poter vivere come ci pare»

    Difficile immaginare una rivendicazione più legittima.

    Una parte decisiva della storia dell’emancipazione consiste proprio nella liberazione degli individui dalle autorità che pretendevano di decidere come dovessero vivere, amare, pensare e costruire la propria identità.

    Ma che cosa accade quando la libertà viene concepita esclusivamente come sottrazione?

    Quando essere liberi significa non dover rispondere a nessuno, non accettare nessun vincolo e poter abbandonare ogni relazione, organizzazione o appartenenza nel momento esatto in cui smette di corrispondere perfettamente ai nostri desideri?

    È qui che compare quello che Dimitri D’Andrea definisce singolarismo.

    Il singolarista non è necessariamente egoista, passivo o politicamente disinteressato.

    Può scendere in piazza, partecipare a una mobilitazione, aderire a una campagna e impegnarsi con grande intensità su una singola causa.

    Quello che fatica a fare è tenere insieme cause differenti dentro una visione coerente del mondo. Accettare la mediazione di un’organizzazione. Riconoscersi in qualcuno che lo rappresenti. Mediare con altri la scala delle priorità. E soprattutto continuare a far parte di un collettivo quando quel collettivo non coincide più completamente con le sue preferenze.

    Vogliamo il gruppo, purché sia composto da persone identiche a noi.

    Vogliamo partecipare, purché nessuno possa decidere qualcosa con cui non siamo d’accordo.

    Il risultato è una società capace di produrre anche mobilitazioni imponenti, fiammate di rabbia e rivolte improvvise, ma sempre meno capace di costruire organizzazioni stabili, elaborare progetti complessivi e trasformare l’energia della protesta in forza politica.

    Ed è qui che il ragionamento diventa particolarmente scomodo.

    Perché la guerra, la crisi ecologica, le disuguaglianze, le migrazioni o l’organizzazione dell’economia non possono essere affrontate semplicemente permettendo a ciascuno di vivere come preferisce.

    Richiedono regole, istituzioni e decisioni che valgano per tutti. Anche per chi non le condivide.

    la domanda allora è: come si tiene insieme la massima libertà individuale con la capacità di perseguire obiettivi comuni senza i quali quella stessa libertà non è altro che un’illusione?

    Ne hanno discusso a Fest8lina 2026 Valentina Morotti e Michele Rossi del collettivo Ottosofia con Dimitri D’Andrea, professore ordinario di Filosofia politica presso l’Università di Firenze, che da anni riflette sulle trasformazioni della soggettività moderna , sulla crisi della rappresentanza e sulle difficoltà contemporanee dell’azione collettiva.

    Buona visione!

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    Otto(lina) e mezzo Ep.39: Messico contro Impero e miliardari: il Piano Sheinbaum

    18/07/2026 | 20 min
    Il Messico che i media raccontano solo come narcos, violenza e frontiera sta mostrando un’altra faccia: salari in crescita, investimenti, programmi sociali, Mondiale, industria e uno Stato che prova a farsi rispettare anche dagli Stati Uniti.

    Con Carlos Vijnovsky Zenteno, direttore editoriale di El Soberano, entriamo dentro la Quarta Trasformazione di Sheinbaum: il progetto che vuole redistribuire ricchezza, far pagare i grandi imprenditori, difendere il T-MEC senza piegarsi a Trump e trasformare il Messico in un paese più forte, più stabile e meno ricattabile.
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    Otto(lina) e mezzo Ep.38: J.D Vance: “Epstein lavorava per CIA e Mossad!”

    17/07/2026 | 22 min
    Una confessione clamorosa che arriva direttamente dal vicepresidente degli Stati Uniti e che sbugiarda tutti quelli che in questi mesi ci avevano accusato di complottismo, o che avevano sminuito la portata degli Epstein Files dicendo che erano puro gossip, o che avevano addirittura tentato di far credere che Epstein fosse un uomo di Putin.

    Le dichiarazioni di J.D. Vance, pronunciate ieri da Joe Rogan, il podcast più seguito al mondo, tolgono ogni dubbio: «Jeffrey Epstein aveva chiaramente collegamenti con i più alti livelli dell'intelligence americana e dell'intelligence israeliana».
    Ergo, quel sistema di prostituzione che coinvolgeva i più alti livelli della politica mondiale serviva prima di tutto a raccogliere dati e informazioni personali attraverso cui ricattare e fare pressioni politiche di ogni genere e tipo.

    Non che ci si possa stupire, ecco tutte le prove che già collegavano Epstein al Mossad.

    In primis, i documenti fiscali della THE C.O.U.Q. FOUNDATION INC., una fondazione associata a Epstein, che il 3 marzo 2005 donò 25.000 dollari a Friends of the Israel Defense Forces (FIDF), l'organizzazione di supporto all'IDF.

    Nello stesso periodo, Epstein finanziò anche il The Jewish National Fund (JNF), l'ente storicamente coinvolto nella costruzione di insediamenti in Cisgiordania.

    Non solo.

    Nel 2011, email emerse da cause giudiziarie mostrano come Epstein abbia facilitato un incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e alti dirigenti di JPMorgan, e i calendari personali di Epstein e le email hackerate dell'ex primo ministro israeliano Ehud Barak dimostrano come Yoni Koren, uno dei più alti ufficiali dell'intelligence militare israeliana, abbia soggiornato per settimane nell'appartamento newyorkese del finanziere pedofilo almeno in tre occasioni tra il 2013 e il 2015.

    Ma la prova più clamorosa del legame tra Epstein e lo Stato di Israele è emersa da una serie di email rese pubbliche dal Dipartimento di Giustizia americano, che hanno portato alla luce un'operazione di sicurezza condotta dal governo israeliano per installare sistemi di allarme e sorveglianza nell'appartamento di Manhattan di Epstein, dove ospitava spesso anche l'ex primo ministro israeliano Ehud Barak.

    E la lista continua.

    Come sentirete tra pochissimo da Roberto Vivaldelli, giornalista di InsideOver che sta seguendo magistralmente tutte le inchieste sugli Epstein Files.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.37: il Presidente della Repubblica è il nemico numero 1 della Costituzione

    16/07/2026 | 37 min
    E se il pericolo numero 1 per il nostro Paese e la difesa della Costituzione non fossero, i vari Meloni, Nordio e Vannacci, ma il presidente della Repubblica?

    Bisogna stare attenti: parlarne senza filtri, è reato.

    “Vilipendio contro il capo dello Stato.”

    E nei media e nelle televisioni mainstream non sentirete mai un solo commentatore, opinionista o politico parlare male del Presidente della Repubblica, nonostante, in privato, e lontano dai riflettori, dicano tutt’altre cose.

    Ma come hanno sottolineato in questi anni i migliori politologi italiani, da Carlo Galli a Geminello Preterossi, a partire da Giorgio Napolitano in poi la figura del Presidente della Repubblica è profondamente mutata: da figura terza, super partes, garante della costituzione e rispettoso dei limiti previsti per il suo ruolo dalla Carta costituzionale, ad attore politico di primissimo piano e artefice di alcune svolte decisive della politica nazionale degli ultimi 20 anni.

    Come quando nel 2011 Giorgio Napolitano, come rivelato persino dal ministro Crosetto ha imposto a Berlusconi di prendere parte al bombardamento della Libia e alla caduta di Gheddafi, in ossequio alle direttive che arrivavano da Washington, Londra, e Parigi (e contro i nostri oggettivi interessi nazionali), o come quando pochi mesi dopo in concerto con la Commissione e la Banca Centrale europea sempre Napolitano orchestrò la caduta del governo Berlusconi in favore di Mario Monti, l’uomo prescelto dalle oligarchie internazionali per attuare quelle riforme di austerità, privatizzazioni e tagli allo stato sociale che hanno imposto la svolta neoliberale al paese affossandone definitivamente l’economia.

    Ma per quanto possa sembrare incredibile, Il peggio doveva ancora arrivare.

    È con Sergio Mattarella che la mutazione del Capo dello Stato da garante della Costituzione a garante del vincolo esterno italiano, ossia della collocazione del nostro paese nell’ asfissiante assetto euroatlantico, è compiuta.

    Nella nuova puntata di Ottolina e mezzo, Savino Balzano, autore di una coraggiosissima inchiesta sul nuovo ruolo del Presidente della Repubblica, ci ha svelato tutte le più importanti dinamiche del vero deep state italiano.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.36: Lagarde corre a Washington: sta saltando tutto per aria?

    15/07/2026 | 27 min
    Christine Lagarde vola d’urgenza a Washington per incontrare il nuovo presidente della Federal Reserve e il segretario al Tesoro americano. Un viaggio improvviso e fuori programma, mentre la crisi nello Stretto di Hormuz minaccia di far esplodere il prezzo dell’energia e riaccendere l’inflazione.

    Ma cosa teme davvero la presidente della BCE?

    Con Alessandro Volpi ricostruiamo la catena che collega la guerra in Medio Oriente alla possibile tempesta finanziaria: petrolio più caro, tassi d’interesse più alti, debito americano sempre più oneroso, banche in difficoltà e capitali pronti ad abbandonare una Borsa gonfiata dalla bolla dell’intelligenza artificiale.

    Ma il problema non è soltanto economico. La forza del dollaro dipende anche dalla capacità degli Stati Uniti di imporre un ordine internazionale attraverso il controllo dei mercati, delle istituzioni finanziarie, delle rotte strategiche e, quando necessario, della forza militare.

    Che a Hormuz non sta funzionando. E se fosse proprio il punto in cui la sconfitta sul campo incontra la fragilità di Wall Street, e fa saltare tutto per aria?

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