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    Desaparecinema Ep.16: Matrix: il film che la Matrix avrebbe fatto su se stessa

    25/05/2026 | 20 min
    Rega, spero che dopo questa puntata saremo ancora amici, ma la vedo dura.

    Oggi Desaparecinema farà venire parecchi mal di pancia.

    Per questo, dopo che sarà andato in onda, mi vedrò costretto a fare una telefonata da una cabina telefonica e scomparire, se non voglio beccarmi in fronte un proiettile da parte di chi ama e ha sempre amato il film ribelle per definizione: Matrix.

    Oggi infatti mettiamo a confronto il film dei fratelli (oggi sorelle) Wachowski con il libro che lo ha ispirato: “Simulacri e simulazione” di Jean Baudrillard. Libro dentro il quale Neo, il protagonista del film, tiene i suoi floppy disk illegali. Un simbolismo sottile come un colpo di cannone, che nasconde la più grande truffa del cinema postmoderno.

    Il libro infatti è vuoto, e questo simbolismo involontario(?) è il tema della puntata.

    Perché? Perché se c'è un film che ha convinto un’intera generazione di "ribelli da tastiera" di aver capito tutto del sistema senza aver mai letto una riga di Marx, quello è Matrix. E se c'è un filosofo che è stato usato, abusato, stiracchiato e infine sputato fuori dal reparto marketing della Warner Bros. come un chewing-gum senza sapore o un pensiero di Calenda, quello è Jean Baudrillard.

    Perciò allacciate le cinture e occhio: Neo non è un ribelle, è un cliente insoddisfatto.

    E chi non vede il video intero... stavolta lo capisco.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.8: Perché gli Economisti Mainstream sono dei Cialtroni?

    24/05/2026 | 26 min
    Da quando in Europa abbiamo inaugurato l’Età dei Lumi, ci siamo convinti di aver chiuso i conti con il pensiero magico: basta re che consultano gli astri, basta imperatori che osservano il volo degli uccelli prima di decidere se una guerra sia gradita agli dèi, basta generali che, prima di invadere un Paese, chiedono un parere alle viscere di un capretto.

    Mica siamo in Birmania, dove hanno deciso di cambiare il lato di guida dopo essersi consultati con un numerologo, o in Sri Lanka, dove nel 2015 hanno anticipato le elezioni dietro consiglio di un astrologo — per poi perderle comunque. D’altronde, come affermò poi lo stesso astrologo: “Anche Nostradamus sbagliava”.

    Noi, invece, siamo moderni.

    Abbiamo i dati.

    LA SCIENZAAHH

    Ma cosa pensereste se vi dicessi che anche i nostri governanti, ogni giorno, prima di decidere quanta sanità tagliare, quanta scuola sacrificare, quanti salari comprimere, quanta disoccupazione considerare “necessaria”, si affidano a una casta di stregoni?

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    Otto(lina) e mezzo Ep.7: Cosa è L’ECONOMIA DELLA MORTE?

    23/05/2026 | 22 min
    Il capitalismo ha subito un’altra mutazione genetica.

    Benvenuti nell’era della thanato-economia: l’Economia della Morte.

    È la suggestiva — e inquietante — definizione coniata in questo illuminante articolo da Giuliana Commisso, ricercatrice di sociologia economica presso Università della Calabria.

    Secondo Commisso, l’Economia della Morte non coincide semplicemente con l’economia di guerra.

    È qualcosa di peggiore.

    L’economia di guerra tradizionale, infatti, al netto di tutto, rappresentava un potente meccanismo di rilancio dell’economia reale.

    Significava piena occupazione — o quasi — e, di conseguenza, anche una crescita del potere delle organizzazioni dei lavoratori.

    Durante le guerre, il potere dei lavoratori veniva represso con la forza; ma, una volta terminati i conflitti, veniva meno anche la giustificazione di quel ricorso alla repressione, e i lavoratori acquisivano gli strumenti per passare alla controffensiva.

    È così che nasce il Biennio Rosso dopo la Prima guerra mondiale, così come il compromesso tra capitale e lavoro incardinato nelle costituzioni scritte dopo la Seconda guerra mondiale.

    Oggi, invece, l’Economia della Morte cerca ancora una volta di salvare il capitalismo dalle proprie contraddizioni, ma senza dare nuovo impulso all’economia reale.

    Altro che piena occupazione.

    L’accumulazione capitalistica rimane prevalentemente finanziaria.

    La fabbrica dei nuovi strumenti di morte è automatizzata e, spesso, persino dematerializzata.

    Produce algoritmi prima ancora che merci.

    E quegli algoritmi sono gli stessi che servono ad attaccare i nemici esterni che osano sfidare la potenza egemone, ma anche a manipolare scientificamente l’opinione pubblica interna, ostacolando così la capacità dei subalterni di organizzarsi in modo autonomo.

    Un meccanismo distopico che cade a pennello.

    Le vecchie guerre, infatti, erano guerre tra imperialismi contrapposti.

    Cooptare i lavoratori in difesa della patria era, tutto sommato, abbastanza semplice.

    La “guerra mondiale a pezzi” in corso, invece, è una guerra di aggressione imperialista.

    E noi siamo dalla parte sbagliata della storia.

    Per questo, cooptare i lavoratori potrebbe risultare molto più complicato.

    Meglio allora privarli di ogni potere, escludendoli in massa dal ciclo produttivo, e trattenendo soltanto una piccola élite di ingegneri ultraspecializzati e ben pagati.

    Tutto il resto diventa una massa informe, priva di leve negoziali.

    Opinione pubblica, appunto.

    Liquida, informe e facilmente manipolabile attraverso le più sofisticate tecnologie di controllo di massa.

    Cosa potrebbe mai andare storto?

    Lo abbiamo chiesto direttamente proprio a Giuliana Commisso.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.6: La Tempesta Perfetta sul Capitalismo Finanziario USA

    22/05/2026 | 29 min
    Gli Stati Uniti hanno finito i quattrini.

    E il capitalismo finanziario statunitense sembra inesorabilmente destinato a saltare per aria.

    Mettiamo in fila un po’ di dati.

    Primo: rispetto al giorno precedente all’inizio dell’operazione Epic Fury, i rendimenti dei titoli di Stato decennali statunitensi sono aumentati di 62 punti base, cioè dello 0,6%. Come due manovre della banca centrale. E con un costo di circa 250 miliardi l’anno.

    Secondo: secondo l’Ufficio per il Bilancio del Congresso, nel 2026 gli USA spenderanno oltre 1.000 miliardi in interessi. E questo prima degli ultimi aumenti dei rendimenti. Aggiungici la spesa militare (che Trump vuole aumentare del 50% in un colpo solo) e i megasussidi per l’Intelligenza Artificiale (che Trump ritiene essenziali per mantenere l’egemonia USA), ed ecco fatta la frittata: il rapporto debito/PIL è destinato a crescere senza sosta.

    Terzo: visto che quello USA è di gran lunga il PIL più grande del mondo, questo significa che il peso relativo del debito statunitense è destinato a esplodere. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il debito pubblico USA nel 2008 rappresentava poco più del 15% del debito pubblico globale complessivo. Oggi è al 40%. Entro la fine del decennio sarà oltre il 50%. Questo significa che gli USA, per restare in piedi, dovranno convincere una quantità sterminata di capitali a comprare il loro debito.

    Quarto: per farlo, dovranno competere con le altre “honey pot” dei flussi di capitale. Peccato che la principale sia anch’essa negli USA: i mercati azionari. Dopo la flessione del 2025, dall’operazione Epic Fury in poi, i mercati azionari statunitensi sono tornati a pesare circa il 50% dei mercati azionari globali. Ed è solo l’inizio. Nei prossimi mesi gli USA si apprestano a varare tre tra i più grandi esordi in borsa della storia del capitalismo globale: Anthropic, OpenAI e SpaceX. In tutto fanno altri 3-4 mila miliardi. Più della capitalizzazione di Italia, Spagna e Germania messe insieme. E visto che la crescita degli indici azionari è uno dei pochi motori di crescita economica rimasti negli USA, comunque la giri, caschi male.

    Quinto: la Cina conferma che l’ultimo modello di DeepSeek ha prestazioni comparabili ai modelli più avanzati made in USA, ma è molto più efficiente. E può basarsi su hardware Huawei. La ricerca del monopolio statunitense nell’AI — l’unico elemento che potrebbe giustificare le dimensioni della bolla — continua quindi a subire discrete batoste. Risultato: oggi il KOSPI è cresciuto di quasi il 9%. A trainarlo sono state SK Hynix e Samsung, che da sole pesano per metà della capitalizzazione del mercato sudcoreano e che sono le principali concorrenti globali del Big Tech USA. I capitali sono alla ricerca di alternative alla bolla statunitense.

    Sesto: a quanto pare la delegazione guidata da Forrest Trump a Pechino cercava anche di convincere Xi a salvare il capitalismo finanziario USA con i risparmi dei cinesi. Secondo i mercati, è andata piuttosto male, e il giorno dopo il summit i rendimenti dei titoli di Stato USA sono ulteriormente aumentati. D’altronde, la batosta iraniana come leva per convincere i cinesi non era un granché.

    Il tentativo disperato di Forrest Trump di invertire il declino degli USA, prima con la guerra commerciale e poi con la guerra guerreggiata, sembra essere stato un colossale buco nell’acqua.

    Sarebbe il caso di organizzarsi per evitare che il prezzo venga scaricato interamente sulle nostre spalle di sudditi dei paesi vassalli.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.5: Xi e Putin fregano Trump e rilanciano il Nuovo Ordine Multipolare

    21/05/2026 | 48 min
    Anche a questo giro è andata maluccio.

    Dopo aver scatenato l’inferno ai 4 angoli del pianeta, aver avviato ormai innumerevoli iniziative militari illegali e aver sconvolto il mercato mondiale, USA e vassalli speravano di aver aperto qualche crepa tra Russia e Cina.

    Sono rimasti decisamente delusi. Un’altra volta.

    La dichiarazione congiunta pubblicata da Pechino e Mosca poche ore fa non fa che ribadire la strada intrapresa ormai oltre 25 anni fa, e che sembra sempre più irreversibile: Cina e Russia sono le garanti del Nuovo Ordine Multipolare.

    A garantire la tenuta di questo patto d’acciaio non è chissà quale slancio di generosità, ma una visione strategica di lungo termine che il “Mondo Libberoh e Democraticoh” ormai può leggere solo sui libri.

    Il Multipolarismo per Cina e Russia non è un’opzione. E’ l’unica architettura globale nell’ambito della quale possono ambire a portare a termine il processo di “rivitalizzazione” dei rispettivi Paesi, dopo le avventure coloniali e neocoloniali dell’Occidente Collettivo.

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