E se Silvio Berlusconi, quello delle cene eleganti, del conflitto d’interessi, dell’anticomunismo da televendita e del “meno male che Silvio c’è”, oggi rischiasse di sembrare un gigante della politica estera?
Attenzione: non perché lo fosse davvero.
Berlusconi è stato fino al midollo un esponente della peggior specie del turbocapitalismo occidentale.
Non solo perché miliardario, ma perché ideologicamente, culturalmente e quasi antropologicamente quello era l’unico orizzonte che gli apparteneva.
Per lui l’Occidente a guida statunitense non era un sistema di dominio dentro cui l’Italia occupava un posto subordinato.
Era il mondo della libertà, della democrazia, dell’impresa, del successo individuale.
Il mondo che gli aveva permesso di diventare Berlusconi.
E infatti, come ricordano Giovanni Castellaneta e Marco Carnelos nel loro libro Berlusconi, il mondo secondo lui, il capitolo sugli Stati Uniti ha un titolo meraviglioso: “La penso come gli americani ancora prima di sapere come la pensano”.
Una frase che racchiude tutti i limiti del berlusconismo molto più delle crociate manettare della sinistra antiberlusconiana: quella che di Berlusconi vorrebbe buttare via tutto, tranne la sua incondizionata appartenenza al campo imperialista.
Eppure oggi, in mezzo alla desolazione assoluta della classe dirigente europea, persino Berlusconi rischia di apparire come un sopravvissuto di un’altra epoca.
Perché almeno una cosa l’aveva capita: con gli avversari, con quelli che ti stanno antipatici, addirittura coi nemici, tocca parlare.
Anzi: soprattutto con loro.
Altrimenti smetti di fare politica e ti metti a scrivere editoriali sui giornali del gruppo GEDI.
Ne abbiamo parlato con Marco Carnelos, già consigliere diplomatico a Palazzo Chigi, e coautore insieme a Giovanni Castellaneta di Berlusconi, il mondo secondo lui.
Un’intervista non per fare il santino del Cavaliere, ma per discutere una questione molto più urgente: come siamo arrivati a un’Europa che, pur di non parlare con i propri nemici, sembra disposta a farsi seppellire viva sotto le macerie dell’atlantismo.
Buona visione.
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