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    Desaparecinema Ep.20: Citizen Vigilante, Vannacci e Gola profonda

    27/07/2026 | 24 min
    Avete presente i porno degli anni ’70? Citizen Vigilante è un b-movie costruito esattamente con quella stessa, identica pigrizia strutturale. Una pellicola di 89 minuti che potrebbe tranquillamente durare un quarto d'ora, ma che viene allungata a dismisura per giustificare e "preparare" quei 3 o 4 picchi di violenza shock.
    Deve essere per questo che Il film è andato virale sui social: a fine giugno, con il supporto di Elon Musk, il regista ha caricato il film intero gratis su X per una finestra limitata di 24-48 ore (come protesta contro quella che ha definito censura europea). E ha fatto più di 14 milioni di visualizzazioni!
    Nei porno anni '70, prima che i personaggi iniziassero a ingropparsi tra di loro, c’erano infiniti minuti di recitazione tipo quella dei film di Veltroni e inquadrature fisse su persone che parlano del nulla (l’idraulico che spiega il guasto alla casalinga, o Cuperlo che parla di Calenda a Gasparri). In Citizen Vigilante, Uwe Boll riempie la stragrande maggioranza del minutaggio con scene in cui Michael Sanders (Armie Hammer) cammina con aria cupa per le strade di un'Europa volutamente squallida; con dialoghi piatti, ripetitivi e incredibilmente didascalici sul collasso della civiltà, la magistratura corrotta e la perdita di valori; oppure con monologhi interiori o confronti statici che non fanno progredire minimamente la trama.
    E attenzione! Alcuni porno degli anni ’70 erano pure dei buoni film, rispetto a Citizen Vigilante! Tipo Miss Jones di Gerard Damiano, l’autore del più famoso Gola profonda e alcuni film con Moana Pozzi, tra cui uno dal titolo particolarmente sofisticato e velato: Buco profondo.
    E chi non vede il video intero è Cuperlo.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.41: Russia e Germania si incontrano in segreto a Baku.

    24/07/2026 | 43 min
    Se critichi la NATO o l’Unione europea, rischi di finire nel mirino dei servizi segreti.

    In Germania la svolta autoritaria sembra fare un altro passo avanti.

    Come riporta la Berliner Zeitung, il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha presentato una riforma che consentirebbe ai servizi segreti di intervenire contro giornalisti e media ritenuti un pericolo per “l’ordine libero e democratico”, per la sicurezza dello Stato, dell’Unione europea o della NATO.

    E come potrebbero intervenire? Interrompendo comunicazioni, cancellando dati e persino diffondendo disinformazione contro i soggetti presi di mira.

    Il problema è che concetti come “ordine democratico” o “sicurezza dello Stato” sono talmente vaghi da poter essere interpretati in modo molto ampio.

    Per questo una parte della stampa tedesca è in allarme.

    Il giornalista Norbert Häring è durissimo: «Con questa legge si usano i metodi dei servizi segreti contro chi fa giornalismo o politica non graditi al potere. Così si distrugge proprio l’ordine democratico che si dice di voler difendere».

    Secondo Häring non è nemmeno un caso che il progetto sia stato pubblicato all’inizio delle vacanze estive e durante i Mondiali di calcio: l’obiettivo sarebbe far approvare la riforma il 13 agosto con il minimo dell’attenzione pubblica.

    Ma questa non è l’unica notizia importante che arriva dalla Germania.

    Mentre il consenso di Merz cala e l’economia continua a rallentare, a Baku si è svolto un incontro riservato tra importanti esponenti tedeschi e russi.

    Che cosa significa? E cosa sta cambiando davvero in Germania?

    Ne abbiamo parlato con Claudio Celani, giornalista di EIR e dello Schiller Institute.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.40: CALENDA e PICIERNO invocano la SVOLTA AUTORITARIA contro I “FILORUSSI”

    22/07/2026 | 37 min
    I russofobi stanno diventando peggio dei sionisti.

    Calenda e Pina Picierno hanno appena fatto una proposta di legge per mettere al bando la cosiddetta "propaganda russa" e censurare in Italia gli eventi del media Russia Today.

    L'accusa?

    Quella di avere una visione sulla guerra in Ucraina semplicemente diversa dalla loro.

    Non solo.

    Ieri alla Camera i due politici tra i più odiati d'Italia hanno accusato Di Battista, D'Orsi e vari giornalisti e commentatori, che si limitano a esprimere pacificamente le loro opinioni, di essere servi di Putin e di voler abbattere la democrazia in Europa.

    Per questo, Picierno e Calenda vogliono creare uno "scudo democratico" contro chi ha la colpa di riconoscere le responsabilità della NATO nello scoppio della guerra e di chiedere l'avvio immediato di negoziati di pace.

    Insomma, per difendere la democrazia, vogliono zittire chi semplicemente non la pensa come loro.

    Torna, no?

    Ma il vero problema è questo:
    Leggendo i commenti dei vari Corriere della Sera, Repubblica e le dichiarazioni di molti esponenti del PD in questi mesi, si capisce che sono tutti d'accordo.

    La svolta autoritaria è pronta.

    E non scordiamoci che la legge proposta da Calenda e Picierno non farebbe che attuare un regolamento europeo.

    L'Unione europea ha già reintrodotto il reato di opinione, bandendo i media "legati alla Russia" e sanzionando semplici giornalisti e analisti come Jacques Baud con la stessa delirante accusa.

    Ma quando capiremo che l'accusa di essere filo-russi se si criticano le politiche occidentali in Ucraina è uguale a quella di essere antisemiti se si critica Israele?

    Per rispondere a questa domanda, abbiamo invitato due filo-putiniani di ferro.

    Citati più e più volte ieri durante l'invettiva di Calenda e Picierno alla Camera.

    E che, per essere qui, hanno preteso che il gettone venisse pagato solo in rubli.

    In questa nuova puntata di ottolina e mezzo abbiamo il professor Angelo D'Orsi, e l'Ambasciatrice Elena Basile.

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    Fest8lina 26’ Ep.3: IL FILOSOFO CHE HA SCOPERTO COME CI HANNO RESO POLTICAMENTE IMPOTENTI

    21/07/2026 | 37 min
    «Vogliamo poter vivere come ci pare»

    Difficile immaginare una rivendicazione più legittima.

    Una parte decisiva della storia dell’emancipazione consiste proprio nella liberazione degli individui dalle autorità che pretendevano di decidere come dovessero vivere, amare, pensare e costruire la propria identità.

    Ma che cosa accade quando la libertà viene concepita esclusivamente come sottrazione?

    Quando essere liberi significa non dover rispondere a nessuno, non accettare nessun vincolo e poter abbandonare ogni relazione, organizzazione o appartenenza nel momento esatto in cui smette di corrispondere perfettamente ai nostri desideri?

    È qui che compare quello che Dimitri D’Andrea definisce singolarismo.

    Il singolarista non è necessariamente egoista, passivo o politicamente disinteressato.

    Può scendere in piazza, partecipare a una mobilitazione, aderire a una campagna e impegnarsi con grande intensità su una singola causa.

    Quello che fatica a fare è tenere insieme cause differenti dentro una visione coerente del mondo. Accettare la mediazione di un’organizzazione. Riconoscersi in qualcuno che lo rappresenti. Mediare con altri la scala delle priorità. E soprattutto continuare a far parte di un collettivo quando quel collettivo non coincide più completamente con le sue preferenze.

    Vogliamo il gruppo, purché sia composto da persone identiche a noi.

    Vogliamo partecipare, purché nessuno possa decidere qualcosa con cui non siamo d’accordo.

    Il risultato è una società capace di produrre anche mobilitazioni imponenti, fiammate di rabbia e rivolte improvvise, ma sempre meno capace di costruire organizzazioni stabili, elaborare progetti complessivi e trasformare l’energia della protesta in forza politica.

    Ed è qui che il ragionamento diventa particolarmente scomodo.

    Perché la guerra, la crisi ecologica, le disuguaglianze, le migrazioni o l’organizzazione dell’economia non possono essere affrontate semplicemente permettendo a ciascuno di vivere come preferisce.

    Richiedono regole, istituzioni e decisioni che valgano per tutti. Anche per chi non le condivide.

    la domanda allora è: come si tiene insieme la massima libertà individuale con la capacità di perseguire obiettivi comuni senza i quali quella stessa libertà non è altro che un’illusione?

    Ne hanno discusso a Fest8lina 2026 Valentina Morotti e Michele Rossi del collettivo Ottosofia con Dimitri D’Andrea, professore ordinario di Filosofia politica presso l’Università di Firenze, che da anni riflette sulle trasformazioni della soggettività moderna , sulla crisi della rappresentanza e sulle difficoltà contemporanee dell’azione collettiva.

    Buona visione!

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    Otto(lina) e mezzo Ep.39: Messico contro Impero e miliardari: il Piano Sheinbaum

    18/07/2026 | 20 min
    Il Messico che i media raccontano solo come narcos, violenza e frontiera sta mostrando un’altra faccia: salari in crescita, investimenti, programmi sociali, Mondiale, industria e uno Stato che prova a farsi rispettare anche dagli Stati Uniti.

    Con Carlos Vijnovsky Zenteno, direttore editoriale di El Soberano, entriamo dentro la Quarta Trasformazione di Sheinbaum: il progetto che vuole redistribuire ricchezza, far pagare i grandi imprenditori, difendere il T-MEC senza piegarsi a Trump e trasformare il Messico in un paese più forte, più stabile e meno ricattabile.
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