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    Otto(lina) e mezzo Ep.6: La Tempesta Perfetta sul Capitalismo Finanziario USA

    22/05/2026 | 29 min
    Gli Stati Uniti hanno finito i quattrini.

    E il capitalismo finanziario statunitense sembra inesorabilmente destinato a saltare per aria.

    Mettiamo in fila un po’ di dati.

    Primo: rispetto al giorno precedente all’inizio dell’operazione Epic Fury, i rendimenti dei titoli di Stato decennali statunitensi sono aumentati di 62 punti base, cioè dello 0,6%. Come due manovre della banca centrale. E con un costo di circa 250 miliardi l’anno.

    Secondo: secondo l’Ufficio per il Bilancio del Congresso, nel 2026 gli USA spenderanno oltre 1.000 miliardi in interessi. E questo prima degli ultimi aumenti dei rendimenti. Aggiungici la spesa militare (che Trump vuole aumentare del 50% in un colpo solo) e i megasussidi per l’Intelligenza Artificiale (che Trump ritiene essenziali per mantenere l’egemonia USA), ed ecco fatta la frittata: il rapporto debito/PIL è destinato a crescere senza sosta.

    Terzo: visto che quello USA è di gran lunga il PIL più grande del mondo, questo significa che il peso relativo del debito statunitense è destinato a esplodere. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il debito pubblico USA nel 2008 rappresentava poco più del 15% del debito pubblico globale complessivo. Oggi è al 40%. Entro la fine del decennio sarà oltre il 50%. Questo significa che gli USA, per restare in piedi, dovranno convincere una quantità sterminata di capitali a comprare il loro debito.

    Quarto: per farlo, dovranno competere con le altre “honey pot” dei flussi di capitale. Peccato che la principale sia anch’essa negli USA: i mercati azionari. Dopo la flessione del 2025, dall’operazione Epic Fury in poi, i mercati azionari statunitensi sono tornati a pesare circa il 50% dei mercati azionari globali. Ed è solo l’inizio. Nei prossimi mesi gli USA si apprestano a varare tre tra i più grandi esordi in borsa della storia del capitalismo globale: Anthropic, OpenAI e SpaceX. In tutto fanno altri 3-4 mila miliardi. Più della capitalizzazione di Italia, Spagna e Germania messe insieme. E visto che la crescita degli indici azionari è uno dei pochi motori di crescita economica rimasti negli USA, comunque la giri, caschi male.

    Quinto: la Cina conferma che l’ultimo modello di DeepSeek ha prestazioni comparabili ai modelli più avanzati made in USA, ma è molto più efficiente. E può basarsi su hardware Huawei. La ricerca del monopolio statunitense nell’AI — l’unico elemento che potrebbe giustificare le dimensioni della bolla — continua quindi a subire discrete batoste. Risultato: oggi il KOSPI è cresciuto di quasi il 9%. A trainarlo sono state SK Hynix e Samsung, che da sole pesano per metà della capitalizzazione del mercato sudcoreano e che sono le principali concorrenti globali del Big Tech USA. I capitali sono alla ricerca di alternative alla bolla statunitense.

    Sesto: a quanto pare la delegazione guidata da Forrest Trump a Pechino cercava anche di convincere Xi a salvare il capitalismo finanziario USA con i risparmi dei cinesi. Secondo i mercati, è andata piuttosto male, e il giorno dopo il summit i rendimenti dei titoli di Stato USA sono ulteriormente aumentati. D’altronde, la batosta iraniana come leva per convincere i cinesi non era un granché.

    Il tentativo disperato di Forrest Trump di invertire il declino degli USA, prima con la guerra commerciale e poi con la guerra guerreggiata, sembra essere stato un colossale buco nell’acqua.

    Sarebbe il caso di organizzarsi per evitare che il prezzo venga scaricato interamente sulle nostre spalle di sudditi dei paesi vassalli.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.5: Xi e Putin fregano Trump e rilanciano il Nuovo Ordine Multipolare

    21/05/2026 | 48 min
    Anche a questo giro è andata maluccio.

    Dopo aver scatenato l’inferno ai 4 angoli del pianeta, aver avviato ormai innumerevoli iniziative militari illegali e aver sconvolto il mercato mondiale, USA e vassalli speravano di aver aperto qualche crepa tra Russia e Cina.

    Sono rimasti decisamente delusi. Un’altra volta.

    La dichiarazione congiunta pubblicata da Pechino e Mosca poche ore fa non fa che ribadire la strada intrapresa ormai oltre 25 anni fa, e che sembra sempre più irreversibile: Cina e Russia sono le garanti del Nuovo Ordine Multipolare.

    A garantire la tenuta di questo patto d’acciaio non è chissà quale slancio di generosità, ma una visione strategica di lungo termine che il “Mondo Libberoh e Democraticoh” ormai può leggere solo sui libri.

    Il Multipolarismo per Cina e Russia non è un’opzione. E’ l’unica architettura globale nell’ambito della quale possono ambire a portare a termine il processo di “rivitalizzazione” dei rispettivi Paesi, dopo le avventure coloniali e neocoloniali dell’Occidente Collettivo.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.4: Ma è proprio vero che Putin è andato a Pechino perché E’ TROPPO DEBOLE?

    20/05/2026 | 39 min
    Putin va a Pechino.

    Secondo il Corriere della Serva, “è in cerca di rassicurazioni”.

    Secondo Anna Zafesova, su La Stampa, è addirittura “azzoppato, e si aggrappa a Pechino”.

    Ad azzoppare Putin, secondo la Zafesova, sarebbero stati “i raid dei droni ucraini su Mosca”, che, sottolinea, avrebbero completamente “ribaltato la percezione dei russi”.

    Il buon Francesco Dall’Aglio ha qualche perplessità. “Il valore militare ed economico degli attacchi ucraini su Mosca è piuttosto scarso”, sottolinea.

    A trovare un altro aspetto che avrebbe gettato nel panico Putin allora ci pensa il Financial Times, secondo il quale Xi Jinping avrebbe detto a Trump che Putin si starebbe pentendo di aver invaso l’Ucraina.

    Fonte: a mio cuggino, che gliel’ha detto il pizzicagnolo, che l’ha sentito in coda alle poste, che al mercato mio padre comprò.

    Putin sperava di essere il cocco sia di Trump che di Xi, poi li ha visti parlare amabilmente mano nella mano della bellezza degli alberi secolari di Zhongnanhai, e ha deciso di correre in fretta e furia a Pechino per provare a riconquistare il cuore della sua bella.

    Peccato che la visita di Putin fosse stata fissata con ampio anticipo dopo la videoconferenza tra i due leader che si è tenuta lo scorso 4 febbraio.

    Il bilaterale tra USA e Cina è stato fissato solo 2 settimane dopo.

    E inizialmente era previsto per i primi di Aprile.

    Da allora gli Stati Uniti l’hanno rinviato per ben due volte perché, a quanto pare, hanno avuto qualche leggero problemino con l’operazione Epic Fury in Iran.

    Per ricondurre la tempistica degli eventi a “Putin azzoppato che s’aggrappa alla Cina”, ci vuole una certa dose di fantasia.

    Il punto è che la relazione tra Putin e Xi, agli occhi degli occidentali, è incomprensibile.

    Russia e Cina infatti sono molto diverse. la fiducia è limitata. e le divergenze innumerevoli.

    Per la mentalità a somma zero occidentale, l’obiettivo non può che essere fottersi a vicenda.

    E in mezzo a tutti questi sconvolgimenti, questo matrimonio di convenienza non può che saltare.

    Basta spingere sulle leve giuste.

    Ma nonostante tutti i tentativi, eccoli ancora lì.

    Al quarantatreesimo bilaterale in 10 anni.

    Quello che per noi è inconcepibile è che due stati sovrani scelgano la collaborazione invece che la competizione.

    E non per generosità.

    Ma perché sono convinti che sia nel loro rispettivo interesse strategico. Di lungo termine. Che va oltre la cronaca, e non tiene conto delle ingerenze esterne.

    I cinesi la chiamano cooperazione win win.

    Per la nostra civiltà che ha fatto della competizione e dei risultati a brevissimo termini la sua religione civile, è una bestemmia.

    Roba da fricchettoni.

    Retorica.

    E invece loro vanno avanti, e noi indietro.

    Non sono loro che sono dei bonaccioni.

    Siamo noi che siamo stronzi.

    E anche un po’ coglioni.

    Ne abbiamo parlato con Giacomo Gabellini

    BUONA VISIONE

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    Otto(lina) e mezzo Ep.3: Perché La Sinistra preferisce la Guerra di Trump alla Pace di Xi?

    19/05/2026 | 21 min
    “Xi Jinping è senz’altro un despota dall’Ego smisurato e dagli impulsi bellicisti”

    Ad affermarlo pubblicamente ai microfoni de La7 è Santa Mariolina Sattanino, l’enfant prodige della Telekabul di Sandro Curzi, nonché braccio destra di Michele Santoro ai tempi di Samarcanda e il Rosso e il Nero.

    Meno male che in studio c’era anche il volto televisivo per eccellenza della sinistra “radicale”: sua Eminenza Tomaso Montanari.

    Che di sicuro l’ha rimessa al suo posto.

    Certo, come no.

    Visto che non è particolarmente sveglio, la Gruber prova a offrirgliela su un piatto d’argento: “lei pensa che ci si possa fidare di più del presidente cinese?”

    “Non penso”, risponde Montanari. “È un regime terribile, non è certo un posto dove io vorrei vivere”

    Secondo molti si tratta di una figura di merda epocale.

    Purtroppo, potrebbero non aver capito le regole del gioco: come D’alema ai suoi tempi, Montanari, per continuare ad essere amato dai salotti televisivi italiani, deve dimostrare di aver capito benissimo da che parte bisogna stare, con più convinzione e più fervore ideologico degli altri.

    Sono le regole ferree della propaganda ai tempi della Terza Guerra Mondiale a Pezzi. Si possono sollevare critiche su cose velleitarie e irrilevanti, ma quando si tratta della Contraddizione Principale, bisogna dire chiaramente da che parte si sta. Senza se, e senza ma.

    Per giustificarlo, Santa Mariolina Sattanino arriva a sostenere l’insostenibile. “Xi Jiping ha distrutto l’economia cinese. La Cina è in crisi. Non può essere messa sullo stesso piano degli USA”

    Per capire il livello che ha raggiunto da un lato la propaganda, e dall’altro la voglia di assecondarla da parte della cosiddetta sinistra radicale per guadagnarsi un posto al sole nei salottini buoni, basta sentire l’intervento del terzo ospite della trasmissione.

    Si chiama Franco Bernabè. È uno dei più importanti manager italiani, tra i protagonisti indiscussi della tragica stagione delle privatizzazioni, nonché già vicepresidente di Rothschild Europe.

    Insomma, un rappresentante di primissimo piano dell’1%.

    Ma che rispetto alla Sattanino e a Montanari sembra Thomas Sankara.

    “Non mi riconosco assolutamente in questa descrizione della Cina”, sottolinea Bernabè.

    “La Cina è un Paese molto molto complesso, dove i poteri sono abbastanza distribuiti, dove a livello locale il potere della politica è molto forte, dove il consenso viene comunque ricercato. Non è un Paese è guidato da un despota”. Anche sulla crisi sottolineata da quella sofisticata economista della Sattanino, Bernabé ha qualche perplessità: “la Cina è un Paese che sta risorgendo dal secolo dell'umiliazione inflitta dall'Occidente. Metà della della manifattura mondiale oggi è prodotta in Cina. Prima di dire che la Cina è in crisi ci penserei un attimo”.

    La domanda allora è: perché gli esponenti della “sinistra” vogliono in ogni modo scavalcare a destra anche gli esponenti delle stesse oligarchie occidentali?

    Sono semplicemente poco svegli, o c’è dell’altro?

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    Otto(lina) e mezzo Ep.1: L’Unione Europea si è appena comprata la Colonia Ucraina?

    16/05/2026 | 20 min
    Meno male che volevano difendere l’Ucraina?

    Dopo aver usato 1 milione di ucraini come carne da macello per la loro guerra di procura, l’Unione Europea si appresta a comprare il paese, e ridurlo definitivamente in schiavitù.

    I soldi ce li mettiamo noi comuni cittadini. 90 miliardi. Gli incassi però vanno alle nostre Oligarchie. Che in una botta sola si comprano un intero paese, e pure l’esercito e la sua economia di guerra. Indispensabili per continuare la guerra per procura, fino all’ultimo ucraino.

    Senza che né i cittadini europei, né quelli ucraini possano dire la loro. Né oggi, né mai.

    E te credo che erano tutti contenti quando Orban ha perso le elezioni.

    Con il buon Matteo Bortolon, firma tra le più autorevoli e prolifiche de La Fionda, siamo andati a vedere dentro ai tecnicismi del prestito da 90 miliardi sbloccato dopo la sconfitta elettorale dell’ex Uomo Forte di Budapest. E quello che abbiamo visto è peggio di ogni aspettativa.

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