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    OttoCina Ep.3: COSA C’È DIETRO IL MIRACOLO DELL’AUTOMOTIVE CINESE?

    02/10/2026 | 22 min
    Trent’anni fa, quando si parlava di automobili cinesi, in Europa si tendeva soprattutto a ridere. Oggi la Cina è il più grande produttore automobilistico del mondo, esporta milioni di veicoli e sull’elettrico ha costruito un vantaggio industriale che sta mettendo in difficoltà praticamente tutti i grandi produttori occidentali.

    Ma come ha fatto la Cina, partendo con pochissima tecnologia propria, a costruire in pochi decenni un’industria capace di arrivare fin qui?

    Per capirlo siamo entrati nelle fabbriche di ZEEKR e BAIC, abbiamo seguito da vicino alcune delle trasformazioni più importanti dell’automotive cinese e siamo andati a vedere cosa c’è dietro questa crescita.

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    I Pipponi del Marru Ep.38: Perché l’Italia dentro i BRICS potrebbe DIVENTARE RICCHISSIMA

    01/10/2026 | 11 min
    C'è un settore del Made in Italy di cui non parla nessuno. Non è la moda, non è il vino, non sono le Ferrari. Sono i beni strumentali: le macchine con cui si producono altri beni. Presse, forni, impianti siderurgici, linee di packaging.

    L'Italia è la quinta potenza mondiale del settore, quarta per export. E mentre i paesi BRICS+ cercano di industrializzarsi — l'hanno scritto nero su bianco nel piano d'azione approvato al summit di Delhi — la domanda di macchinari esplode. Solo che oggi quelle macchine le comprano quasi tutte dalla Cina. Il Brasile e il Sudafrica una su tre. L'India e l'Indonesia una su due. La Russia oltre il 70%.

    Tutti questi paesi vogliono diversificare. E l'Italia sarebbe il partner ideale: personalizzazione, flessibilità, cura del cliente. Non è una teoria: è quello che è successo con l'Iran dopo il JCPOA, prima che Trump ripristinasse le sanzioni secondarie e le banche italiane bloccassero tutto. Danieli, SACMI, e anche una PMI di Varese che vendeva un mixer da 110mila euro.

    Il problema è che la politica italiana sembra non volerlo vedere. Il Libro bianco del MIMIT riconosce il valore strategico del settore, ma poi lega tutto all'allineamento con l'Alleanza Atlantica. E sull'intelligenza artificiale firmiamo Pax Silica invece di guardare ai sistemi open source cinesi, che sono esattamente quello che serve a un tessuto di PMI che non può addestrare modelli da centinaia di milioni.

    In questo video proviamo a raccontare perché il settore dei beni strumentali è la carta più forte che l'Italia ha in mano nel nuovo ordine multipolare — e perché rischia di sprecarla.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.64: IL MILIARDARIO AMERICANO CHE “FINANZIA HAMAS”

    30/09/2026 | 18 min
    Non ci crederete.

    Esiste un plurimiliardario statunitense anticapitalista e antiimperialista che è appena stato arrestato in Spagna con l’accusa di aver finanziato Hamas.

    È James Fergie Chambers, 41 anni, erede della famiglia Cox, il cui patrimonio è stimato da Forbes intorno ai 38 miliardi di dollari: la decima famiglia più ricca d’America.

    Fergie, però, si presenta pubblicamente come comunista e ha usato il denaro ereditato per finanziare organizzazioni della sinistra socialista e antisistema, come Occupy Wall Street o un gruppo comunista in Massachusetts.

    Dopo il 7 ottobre, Chambers ha concentrato la sua attenzione sulla causa palestinese. La moglie, Stella Schnabel, ha raccontato al quotidiano Guardian che i progetti finanziati dal marito includono una donazione di 100.000 dollari allo Zaynab Project, che offre assistenza psicologica ai bambini rimasti orfani; 250.000 dollari al Sameer Project di Gaza, che ha contribuito a finanziare un panificio impegnato a produrre e distribuire gratuitamente pane ogni giorno durante l’assedio israeliano; e il sostegno a un ambulatorio medico gratuito.

    Un benefattore?

    Un filantropo?

    Nemmeno per sogno.

    Orrendi delitti agli occhi dei paesi occidentali che sostengono il genocidio. E infatti, il 10 luglio scorso, è stato arrestato dalle autorità spagnole su richiesta degli Stati Uniti, con l’accusa, naturalmente, di aver finanziato Hamas.

    L’accusa buona per tutte le stagioni, rivolta a chiunque abbia provato ad aiutare i palestinesi in questi anni di sterminio: dall’UNRWA alla Croce Rossa.

    Gli Stati Uniti hanno richiesto l’estradizione e ora Chambers rischia 30 anni di carcere per riciclaggio di denaro e sostegno al terrorismo.

    Nelle prossime settimane capiremo se Sánchez resisterà a Trump o se spedirà Fergie Chambers, questa miracolosa anomalia del sistema, nelle carceri statunitensi.

    Nell’intervista alla sociologa e giornalista Marianna Lentini abbiamo parlato della storia di Chambers, dei prossimi passaggi legali che ne decideranno il destino e di come la sua vicenda personale si intrecci inevitabilmente con tutte le contraddizioni del governo Sánchez.
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    Otto(lina) e mezzo Ep.63: Perché il TETTO ai prezzi del carburante dell’Eni è una CAG***A PAZZESCA?

    29/09/2026 | 36 min
    Finalmente il governo dei patrioti ha scoperto l’intervento pubblico: ENI mette un tetto ai prezzi dei carburanti e Poste si compra TIM. Manca solo l’IRI e possiamo riesumare direttamente Enrico Mattei.

    Peccato che, guardando i numeri, il miracolo perda parecchio fascino.

    Dopo l’esplosione dei prezzi seguita alle nuove tensioni energetiche, benzina e gasolio sono arrivati a livelli fuori scala: fino a 2,25 e 2,46 euro al litro in autostrada. ENI interviene fissando 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio. Ma rispetto a febbraio restiamo comunque con aumenti enormi.

    Quanto costa questo improvviso slancio sociale? Nella stima più generosa, circa 80 milioni di minori ricavi in un mese. Negli ultimi tre anni ENI ha accumulato circa 15 miliardi di utili. La tassa sugli extraprofitti del 2022, tanto contestata e poi in gran parte depotenziata, valeva per ENI circa 1,4 miliardi.

    Passare per patrioti non è mai costato così poco.

    E poi c’è TIM: la rete è già finita a KKR, mentre quello che resta entra in Poste. L’operazione viene raccontata come un ritorno dello Stato, ma la quota pubblica si diluisce e cresce il peso dei grandi investitori finanziari internazionali.

    Ne abbiamo parlato con Alessandro Volpi

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    Desaparecinema Ep.25: “La cosa”, di John Carpenter e Achille Occhetto.

    28/09/2026 | 19 min
    Ve la ricordate la Bolognina? Quando nel 1989 Achille Occhetto annunciò la svolta che avrebbe portato allo scioglimento del PCI?

    Bene, 7 anni prima uno dei più grandi filmmaker di sempre, John Carpenter, aveva previsto tutto. Non solo che uno dei più grandi partiti comunisti dell’Occidente si sarebbe abbrustolito, non solo che sarebbe diventato un essere informe come il PDS, antenato del PD. Ma ne aveva previsto anche il nome: la “Cosa”.

    Ovviamente si scherza: Carpenter non sapeva neppure chi fossero Achille Occhetto, Giorgio Napolitano, Massimo D’Alema e Walter Veltroni, gli artefici di quell’orrore (e beato lui). Ma non scherzo quando dico che, a guardare bene, il paragone non è per niente azzardato. E a spiegarcelo è soprattutto zio Marco nei suoi libri sbalorditivi, da imporre con una ribellione di piazza come libri di testo in tutte le scuole del pianeta, The Weird and the Eerie e Realismo Capitalista. Mark Fisher analizza proprio il film La cosa di Carpenter come l'irruzione dell'incomprensibile che disgrega l'identità umana.

    E cos’è il PD se non l’incomprensibile voglia di neoliberismo della sinistra che ha disgregato la società italiana? Ne La cosa di Carpenter e in quella della Bolognina, l'organismo non ha una forma propria: è il capitale che colonizza e ricombina ogni forma di vita. Non puoi scappare o fare la rivoluzione contro la "Cosa", perché la "Cosa" ha già saturato ogni ambiente e assimilato i tuoi compagni. Che mentre lì fuori il mondo somiglia sempre di più all’inferno di Bosch, loro fanno i balletti nei film di Moretti. O i girotondi, che poi è lo stesso.

    E chi non vede il video intero… fa i balletti.
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