Il capitalismo ha subito un’altra mutazione genetica.
Benvenuti nell’era della thanato-economia: l’Economia della Morte.
È la suggestiva — e inquietante — definizione coniata in questo illuminante articolo da Giuliana Commisso, ricercatrice di sociologia economica presso Università della Calabria.
Secondo Commisso, l’Economia della Morte non coincide semplicemente con l’economia di guerra.
È qualcosa di peggiore.
L’economia di guerra tradizionale, infatti, al netto di tutto, rappresentava un potente meccanismo di rilancio dell’economia reale.
Significava piena occupazione — o quasi — e, di conseguenza, anche una crescita del potere delle organizzazioni dei lavoratori.
Durante le guerre, il potere dei lavoratori veniva represso con la forza; ma, una volta terminati i conflitti, veniva meno anche la giustificazione di quel ricorso alla repressione, e i lavoratori acquisivano gli strumenti per passare alla controffensiva.
È così che nasce il Biennio Rosso dopo la Prima guerra mondiale, così come il compromesso tra capitale e lavoro incardinato nelle costituzioni scritte dopo la Seconda guerra mondiale.
Oggi, invece, l’Economia della Morte cerca ancora una volta di salvare il capitalismo dalle proprie contraddizioni, ma senza dare nuovo impulso all’economia reale.
Altro che piena occupazione.
L’accumulazione capitalistica rimane prevalentemente finanziaria.
La fabbrica dei nuovi strumenti di morte è automatizzata e, spesso, persino dematerializzata.
Produce algoritmi prima ancora che merci.
E quegli algoritmi sono gli stessi che servono ad attaccare i nemici esterni che osano sfidare la potenza egemone, ma anche a manipolare scientificamente l’opinione pubblica interna, ostacolando così la capacità dei subalterni di organizzarsi in modo autonomo.
Un meccanismo distopico che cade a pennello.
Le vecchie guerre, infatti, erano guerre tra imperialismi contrapposti.
Cooptare i lavoratori in difesa della patria era, tutto sommato, abbastanza semplice.
La “guerra mondiale a pezzi” in corso, invece, è una guerra di aggressione imperialista.
E noi siamo dalla parte sbagliata della storia.
Per questo, cooptare i lavoratori potrebbe risultare molto più complicato.
Meglio allora privarli di ogni potere, escludendoli in massa dal ciclo produttivo, e trattenendo soltanto una piccola élite di ingegneri ultraspecializzati e ben pagati.
Tutto il resto diventa una massa informe, priva di leve negoziali.
Opinione pubblica, appunto.
Liquida, informe e facilmente manipolabile attraverso le più sofisticate tecnologie di controllo di massa.
Cosa potrebbe mai andare storto?
Lo abbiamo chiesto direttamente proprio a Giuliana Commisso.
👉 Aderisci alla campagna di sottoscrizione di ottolinatv su GoFundMe ( https://gofund.me/c17aa5e6 ) e su PayPal ( https://shorturl.at/knrCU )
👉Iscrivetevi al nostro canale Substack qui https://substack.com/profile/194566671-ottolinatv?utm_source=global-search
👉 Belle vero le magliette del Marru? Finalmente le puoi comprare anche tu. Visita qui il nostro merchandising: https://ottolinatv.it/negozio/