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    Intervist8lina Ep.29: La Russia si avvicina a Kostjantynivka e punta alla conquista del Donetsk

    15/05/2026 | 33 min
    Negli ultimi 2 giorni, proprio in contemporanea al vertice USA-Cina, in la Russia ha sferrato gli attacchi aerei più pesanti dall’inizio della guerra.

    E sul fronte la realtà sembra essere un tantino diversa da come la propaganda occidentale la racconta.

    Mosca si sta avvicinando a Kostjantynivka e nei prossimi mesi potrebbe puntare a prendersi tutto il Donetsk prima di riaprire il tavolo delle trattative.

    Non perdetevi tutti gli aggiornamenti sul fronte con Davide Montingelli.

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    Intervist8lina Ep.28: Perché i SUPER RICCHI pagano sempre meno tasse?

    14/05/2026 | 32 min
    Nel 1995 il 50% più povero del Paese deteneva l’11% della ricchezza complessiva.

    Oggi è sceso sotto il 3%.
    Nello stesso periodo l’1% più ricco è passato dal 16% al 24% della ricchezza nazionale.

    Non è successo per caso: è il risultato di decenni di scelte politiche condivise da governi di ogni colore.

    L’IRPEF sui redditi più alti è passata dal 72% degli anni ’70 al 43% di oggi.

    E se i soldi li fai con attività finanziarie, paghi appena il 26%.

    Nel 2001 è stata abolita la tassa di successione: una scelta che, rispetto a Paesi come la Francia, vale ogni anno tra i 15 e i 20 miliardi sottratti alla collettività e concentrati nelle mani dei più ricchi.

    Anche l’IRES, la tassa sui profitti delle imprese, è stata ridotta dal 37% al 24%.
    Nel frattempo salari bassi, inflazione e fiscal drag hanno impoverito milioni di lavoratori, facendo crollare i consumi e indebolendo l’intera economia italiana.

    Per questo economisti critici e rappresentanti della società civile hanno lanciato la proposta di legge popolare “1% Equo”, rivolta esclusivamente all’1% più ricco del Paese.

    Come ricorda la campagna: “Ogni giorno senza questa legge perdiamo oltre 71 milioni di euro”.

    Ma quando si parla di diritti sociali, continuano a ripeterci che “non ci sono i soldi”.

    Ne abbiamo parlato con Andrea Fumagalli e Nadia Garbellini. Buona visione.

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    Pane e Volpi Ep.13: perché le GRANDI BANCHE fanno soldi mentre l’Economia Italiana collassa?

    13/05/2026 | 25 min
    Nei primi tre mesi del 2024 le cinque principali banche italiane avevano registrato oltre 6 miliardi di profitti.

    Nel 2025, quasi 7.

    Visto che tutto il resto dell’economia va male e che il governo continua a tagliare la spesa sociale, si era pensato di tassarle.

    E invece sono esplose: nei primi tre mesi del 2026 hanno registrato un altro bel +10% abbondante.

    7,5 miliardi.

    Mezza finanziaria.

    E non è tutto.

    L’80% di questi utili, infatti, è concentrato in soli due istituti: Intesa Sanpaolo e UniCredit.
    Dal marzo 2022 — l’inizio della “Guerra Mondiale a Pezzi” contro il nuovo ordine multipolare — hanno guadagnato in Borsa rispettivamente il 200% e addirittura poco meno del 700%.

    E indovinate un po’ chi ci ha guadagnato di più.

    I principali azionisti di UniCredit sono BlackRock e Capital Group.

    Il primo azionista non istituzionale di Intesa — escluse quindi Fondazione San Paolo e Cariplo — è BlackRock.

    Sommando aumento del valore delle azioni e dividendi, fatto 100 l’investimento di BlackRock in queste due banche nel 2022, oggi — al netto dell’inflazione — se ne ritrova 555.

    Tradotto in termini reali: dai 3 miliardi investiti nel 2022, oggi se ne ritrova 15,8.

    Che, depurati dall’inflazione, diventano poco meno di 14.
    Insomma: investendo 3 miliardi, in poco più di quattro anni hanno incassato poco meno di 11 miliardi.

    Per fare un confronto, nel 2023 lo Stato italiano per il reddito di cittadinanza ha speso meno di 7 miliardi.

    Ne abbiamo parlato con il nostro Alessandro Volpi

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    Intervist8lina Ep.27: Pino Arlacchi: “Libererò l’ONU dall’imperialismo USA”

    13/05/2026 | 32 min
    Potremmo presto avere un italiano, e soprattutto un rappresentante del Sud globale, alla Segreteria generale dell’ONU.

    Alla fine di quest’anno scade il mandato di António Guterres e Pino Arlacchi — già senatore, europarlamentare e sottosegretario generale delle Nazioni Unite — potrebbe succedergli.

    Sarebbe un’occasione storica per rifondare le Nazioni Unite e far uscire il diritto internazionale dalla sorta di morte cerebrale in cui è entrato negli ultimi anni.

    Un’occasione per non ripetere le tragedie del Novecento, quando alla crisi della Società delle Nazioni seguì la Seconda guerra mondiale, e per ridare vita ai principi fondamentali della democrazia tra le nazioni e dell’autodeterminazione dei popoli: l’unica via per evitare una nuova grande guerra e garantire una nuova fase di pace.

    Arlacchi si propone come il candidato ideale di quella maggioranza di Paesi che chiede riforme sostanziali dell’Organizzazione, a partire dall’eliminazione dei privilegi dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.

    L’obiettivo è impedire che l’Occidente continui a tenere in ostaggio l’istituzione, ostacolando la realizzazione del suo spirito originario: una governance globale capace di prevenire i conflitti tra Stati e di intervenire in caso di violazioni del diritto internazionale.

    Quali siano concretamente le proposte di riforma di Arlacchi lo sentirete tra pochissimo: si tratta, secondo i suoi sostenitori, di riforme che avrebbero potuto evitare il genocidio di Gaza, la guerra in Ucraina e l’aggressione all’Iran, solo per citare le crisi più eclatanti degli ultimi anni.

    Arlacchi avrebbe importanti possibilità di essere eletto.

    Come sentirete, molto dipenderà dalla Cina.

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    Desaparecinema Ep.15: Gli sceneggiatori e i registi occidentali al servizio della NATO

    11/05/2026 | 21 min
    Dobbiamo aggiornare Carpenter e il suo Essi vivono.

    Oggi se inforchi gli occhiali da sole non vedi più solo i padroni del mondo, ma anche i loro agenti: i registi e gli attori cinematografici occidentali statunitensi ed europei, e le grandi major.

    Inforco gli occhiali

    Lo diciamo da sempre: ormai per vincere una guerra non bastano più le bombe. Servono storie. Bisogna costruire narrazioni.

    Si dice che se aveste chiesto a David Lynch quale messaggio nascosto ci fosse nei suoi film, lui avrebbe risposto, infastidito: “Se volevo mandare un messaggio non facevo un film, usavo il fax”.

    Ma se il messaggio riguarda la sicurezza globale, il riarmo e la geopolitica del terrore, forse è meglio usare uno sceneggiatore della Writers Guild, cioè la Gilda degli sceneggiatori, il loro sindacato.

    Qualche giorno fa il Guardian ha scoperchiato il vaso di Pandora: la NATO sta portando avanti una serie di incontri "informali" con l'élite creativa dell'audiovisivo. Lo ha già fatto a Los Angeles, Bruxelles, Parigi. Prossima fermata: Londra. E nella writing room, come è chiamata la riunione di sceneggiatura di un film o una serie, ci sono le gilde degli sceneggiatori occidentali.

    Funzionari come James Appathurai siedono al tavolo con chi scrive i prossimi blockbuster o le serie Netflix che divorerete stasera.

    Appathurai è l’uomo che si occupa di minacce ibride e cyber-warfare: attualmente infatti ricopre la carica di Vice Segretario Generale Aggiunto della NATO per l'Innovazione, l'Ibrido e la Cibernetica, ed è stato uno dei tre rappresentanti della NATO alla Conferenza Bilderberg del 2024, l’incontro annuale esclusivo dell'élite politica e imprenditoriale europea e nordamericana.

    Loro dicono che sono i registi a voler capire "come funziona la NATO". Ma tra le righe delle cronache internazionali, si legge un’altra sceneggiatura.

    Perché la NATO ha bisogno del cinema?

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