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    Il peggio del mainstream Ep.1: L’Iran vince e costringe RAMPINI, BOCCHINO E CERASA a remigrare

    22/06/2026 | 9 min
    Pupo torna a fare la maturità perché a 71 anni cerca nuovi stimoli. Sgarbi torna in sé, e purtroppo ricomincia a parlare.

    Brumotti continua a esistere.

    Ivan Grieco parla di politica.

    Nathalie Tocci combatte eroicamente contro la realtà.

    E intanto l’intero plotone dei giornaloni italiani, dopo averci spiegato per settimane che l’Iran era isolato, finito, crollato, spacciato, a un passo dalla rivoluzione liberale sponsorizzata da Trump, è costretto a prendere atto dell’impensabile: forse la propaganda non basta a vincere le guerre.

    Una tragedia umana, professionale e soprattutto televisiva.

    C’è chi sognava Teheran rasa al suolo, chi fantasticava sulla “spallata” finale, chi ringraziava l’America, chi aspettava la libertà portata dai bombardieri.

    Poi la guerra si ferma, Netanyahu traballa, Trump arretra, e loro restano lì: con l’elmetto in testa, la bava alla bocca e una valigia pronta per il pianeta figure di merda.

    Non c’era occasione migliore per inaugurare il nuovo, imperdibile format di OttolinaTV: Il peggio del mainstream.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.24: Perché il ricorso all’atomica non è più un tabù

    22/06/2026 | 46 min
    Secondo Giacomo Gabellini, oggi siamo in una situazione più pericolosa della Guerra fredda.

    Perché il rischio nucleare non nasce da una semplice guerra regionale per due pezzi di territorio, ma da qualcosa di molto più grande: la lunga guerra per impedire la fine di un ciclo egemonico.

    Andrey Bezrukov, ex colonnello dell’intelligence russa, leggendaria spia sotto copertura negli Stati Uniti e una delle figure che hanno ispirato The Americans, ha sostenuto che la Russia deve prepararsi a venti, forse trent’anni di conflitto con l’Occidente.

    Una durata che non è casuale: trent’anni è quanto è durata anche l’ultima grande guerra di transizione egemonica, dal 1914 al 1945, quando il mondo passò dall’era dell’impero britannico al secolo americano.

    Ma questa volta c’è un’aggravante decisiva: il nucleare non arriva alla fine della guerra, come a Hiroshima e Nagasaki. Il nucleare è già ovunque. Nei radar, nei sottomarini, nei sistemi d’allerta, nei progetti come Golden Dome, negli attacchi alla deterrenza russa e nella tentazione dell’egemone in declino di considerare anche decine di milioni di morti un costo tollerabile pur di salvare il proprio dominio.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.23: 17 sottomarini PEPSI, una Città dell'Immortalità e il capitalismo

    18/06/2026 | 31 min
    Ma tu lo sapevi che nel 1989 la Pepsi comprò dall’Unione Sovietica un’intera flotta navale, compresi 17 sottomarini da guerra?

    O che in Honduras esiste una città-stato fondata da multimiliardari, chiamata Prospera, che conta circa 1.700 abitanti e dove si fanno esperimenti sull’immortalità?

    O che Luigi Mangione, durante un viaggio in Thailandia, è stato picchiato da un gruppo di ladyboy?

    Nooo.

    Nemmeno io.

    Ma poi ho letto questo libro: Storie di (ordinario) capitalismo selvaggio di Lorenzo Tecleme, edito da Newton Compton.

    Un libro che finalmente racconta i paradossi e le tragedie del capitalismo neoliberale che sta distruggendo il pianeta, non solo attraverso analisi, ma attraverso storie reali, vite concrete.

    Come quella dell’inventore di Friend, l’intelligenza artificiale pensata non per risolvere problemi o aiutarti nel lavoro, ma semplicemente per farti compagnia, da portare al collo come una sorta di pendolo.

    Oppure come quando Tecleme, in un capitolo del libro, cerca di immergersi nell’universo ideologico dei miliardari per capire cosa fanno, cosa pensano e a quali principi e valori fanno riferimento.

    Lorenzo Tecleme è collaboratore de Il Manifesto e di Canal Red e conduce il podcast settimanale Unchained, da cui ha tratto l’ispirazione per Storie di (ordinario) capitalismo selvaggio.

    E oggi, sullo sfondo delle analisi di Naomi Klein, Quinn Slobodian, Mariana Mazzucato e Yanis Varoufakis, ci ha raccontato alcune di queste incredibili storie.



    Buona visione.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.22: PERCHÉ L’OCCIDENTE ODIA LA RUSSIA?Ft. Hauke Ritz

    17/06/2026 | 52 min
    C’è qualcosa che non torna.

    In questi quattro anni di guerra in Ucraina abbiamo sentito centinaia di analisi militari ed economiche sul conflitto.

    Tuttavia, se rimaniamo nell’ambito del mero calcolo strategico, il comportamento di Washington e delle élite europee al suo seguito appare del tutto irrazionale.

    Perché i Paesi della NATO avrebbero pianificato e preparato uno scontro con la Russia proprio mentre la Cina si stava affermando come la vera superpotenza rivale?

    Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un’alleanza d’acciaio tra Russia e Cina, il boom dei BRICS Plus e un’accelerazione impressionante del declino del vecchio ordine mondiale a guida americana.

    Anche la guerra contro l’Iran e la sconfitta subita da Trump, che secondo alcuni osservatori si starebbe consumando proprio in questi giorni, possono essere lette come il frutto di quella scelta strategica originaria, apparentemente inspiegabile.

    Inspiegabile, almeno se ci limitiamo a osservare gli eventi attraverso le lenti della geopolitica, la pseudoscienza più diffusa dei nostri tempi.

    Eppure un’alternativa c’era. Nel 1989, con il crollo del Muro di Berlino, sembrava possibile porre fine alla “guerra civile europea” iniziata nel 1914.

    Nei primi anni Duemila, la Russia arrivò persino a discutere, a determinate condizioni, di una possibile adesione alla NATO.

    Perché allora le élite nordamericane, seguite dalle province dell’Europa occidentale, hanno rifiutato quella mano tesa?

    Perché hanno preferito la strada dell’accerchiamento e di quel tentativo di regime change fallito che, secondo questa lettura, prende il nome di guerra in Ucraina?

    Nell’intervista di oggi, il filosofo e analista Hauke Ritz risponde a questa domanda decisiva a partire dal suo ultimo libro, Perché l'Occidente odia la Russia (Fazi Editore).

    Un libro che parte da una premessa radicale: in Ucraina non si combatte soltanto per sfere d’influenza e confini, ma per qualcosa di immensamente più grande.

    Buon ascolto.

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    Desaparecinema Ep.17: Il “Disclosure Day” di Spielberg e Trump tra propaganda e paranoia

    15/06/2026 | 27 min
    L’11 giugno 2026 è uscito il nuovo film di Steven Spielberg.

    La distribuzione italiana, la Universal Pictures, ha chiesto alle sale cinematografiche di eliminare qualunque altro evento, anche non cinematografico, previsto per i giorni successivi all’uscita e di riservare i cinema solo per il film.

    Ovviamente, facendosi forte dei potenziali enormi incassi che Disclosure Day porterà nelle tasche degli esercenti.

    Ma questo evento cinematografico globale (il film è uscito infatti in tutto il mondo tra il 10 e il 12 giugno) nasconde qualcos’altro.

    Qualcosa di molto attuale che ha a che fare con la guerra totale che forse gli Stati Uniti stanno per lanciare contro la Russia e la Cina.

    Non è un caso infatti che l’anno scorso sia uscito un documentario, The Age of Disclosure, diretto e prodotto da Dan Farah, che tra l’altro ha anche prodotto un altro film di Spielberg, Ready Player One.

    Ma non è finita: a maggio l'amministrazione Trump ha lanciato l'iniziativa "PURSUE" (Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters) cioè Sistema presidenziale di apertura e segnalazione degli incontri con UAP.

    Questo provvedimento impone al Dipartimento della Guerra, al Pentagono e ad altre agenzie di rilasciare documenti governativi, foto e video a lungo classificati relativi a fenomeni anomali non identificati: UAP, che sta per Unidentified Anomalous Phenomenon (Fenomeno Anomalo Non Identificato).

    Che è la nuova sigla per definire i vecchi UFO (Unidentified Flying Object), Oggetti Volanti non Identificati.
    Insomma forse la vera rivelazione (vabeh, rivelazione...) non riguarda gli alieni, ma il modo in cui il cinema di massa viene usato come camera d'eco per abituare l'opinione pubblica alla militarizzazione dello spazio in chiave anti-Cina e anti-Russia.

    E COME TE SBAJI?!

    E chi non vede il video intero è un colore venuto dallo spazio.

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