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    Lo Spuntino Ep.29: Che ci faceva Mattarella a cena con Tony Blair?

    17/02/2026 | 10 min
    Domani a Washington si terrà la prima riunione del Board of Peace, nato ufficialmente lo scorso 22 gennaio a Davos  con l’obiettivo dichiarato di governare Gaza spartendosi in primis il business della ricostruzione. 

    Donald Trump si è autodichiarato il presidente a vita dell'organizzazione.

    L’invito al club avviene solo su invito del presidente e per ottenere un seggio permanente è necessario il pagamento di una somma pari a un miliardo di dollari.
     
    Ad oggi hanno ufficialmente aderito 35 paesi tra cui Grecia, Cipro, Polonia, Romania e Croazia, tra gli stati europei, ma poi anche Israele, Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Argentina, Indonesia per citare quelli più importanti. 
     
    Francia, Inghilterra e da ultimo anche la Germania hanno declinato l’invito, mentre Putin e Xi Jinping hanno detto di voler capire di cosa stiamo effettivamente parlando.
     
    Anche perché che l’ambizione vada ben oltre la spartizione di Gaza e che si tratti a tutti gli effetti di un’organizzazione multilaterale creata a immagine e somiglianza del nuovo colonialismo americano, quello svelato senza pudore da Rubio a Monaco domenica per intenderci, è un dubbio più che legittimo.
     
    Lo scorso settembre infatti Trump ha dichiarato pubblicamente di voler creare un Board of Peace in quanto l'Organizzazione delle Nazioni Unite era diventata  “insufficiente” e  di “poco d'aiuto”.
     
    Tradotto: non possiamo più permetterci di stare in organizzazioni internazionali in cui non siamo noi a comandare nella forma e nella sostanza.
     
    C’ha ragione Trump... con le condanne dell’Assemblea e di alcuni sui vertici al genocidio israelo-americano in Palestina...l’ONU ha veramente superato ogni limite!!

    Per non parlare poi delle corti di giustizia internazionale...roba da comunisti.
    Una prova di forza degli USA quindi?
     
    NO.
     
    Di debolezza.
     
    Perchè? 

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    Intervist8lina Ep.11: l’Europa di Monaco vuole l’ Atomica. Ma non si accorda nemmeno per i caccia

    17/02/2026 | 34 min
    In Europa è partita la corsa al riarmo nucleare?

    Nel 1957 la CIA valutò che la Svezia sarebbe stata in grado di sviluppare una sua bomba atomica entro 5 anni.

    Gli USA li convinsero che non ce n’era bisogno, e che a parargli il culo ci pensavano loro.

    Stoccolma firmò il trattato di non proliferazione nel 1968, e 4 anni dopo chiuse il suo unico laboratorio per il plutonio.

    Oggi il primo ministro svedese Ulf Kristersson ritiene sia stato un terribile errore.

    “Finché le potenze malvagie avranno armi nucleari”, ha affermato, “anche le democrazie dovranno poter giocare”.

    Ha detto proprio così, potenze malvagie.

    Pensano e parlano come i bambini di 8 anni.

    Mettergli in mano un’arma distruzione di mondo forse non è l’opzione più saggia.

    Eppure, in molti ormai sembrano non ambire ad altro.

    “Mind the deterrence gap”, si titola un rapporto redatto in vista della conferenza sulla sicurezza di Monaco degli scorsi giorni.

    “Attenzione al divario di deterrenza”.

    “L’Europa è entrata in una nuova era nucleare”, denunciano i relatori, “ciò nonostante i policy makers stati lenti a comprenderne le implicazioni”.

    E ora vogliono recuperare il tempo perso: non si tratta più di discutere sul se, ma solo sul come.

    La strada maestra sarebbe sviluppare una deterrenza europea comune.

    Per farlo, prima di tutto, si dovrebbero mettere d’accordo Francia e Germania.

    Che però non sono state capaci di trovare un accordo nemmeno per sviluppare insieme un caccia di quinta generazione, che dopo anni di tira e molla hanno sostanzialmente abbandonato.

    Si apre così una sorta di piccola corsa al riarmo tutta interna.

    Con i più agitati che approfittano del caos per tentare la fuga in avanti.

    Già nel 2022 l’allora presidente Duda si fece avanti per ospitare armi nucleari USA in Polonia.

    Ora il presidente è cambiato, al posto di Duda è arrivato un nazionalista ancora più esagitato come Nawrocki, e l’obiettivo non è più limitarsi ad ospitare armi USA, ma svilupparne di proprie.

    “La strada che dovremmo intraprendere”, ha affermato, “è la strada verso un potenziale nucleare polacco”.

    Di tutto questo e di molto altro, all’indomani della conferenza sulla sicurezza di Monaco, abbiamo parlato con il nostro analista militare preferito, Gianandrea Gaiani, storico direttore della testata Analisi Difesa.

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    Intervist8lina Ep.10: Maurizio Boni: come gli USA a Monaco hanno smontato la propaganda di Merz e Kallas

    16/02/2026 | 32 min
    L’Unione Europea spezzerà le reni alla Russia?

    Alla conferenza di Monaco è andato in scena un remake di quart’ordine del solito copione che l’Europa recita ininterrottamente da ormai 4 anni, nonostante ormai in sala non si presentino più nemmeno i parenti.

    Soltanto le principali firme di giornali e testate varie che non legge più nessuno e che se non fosse per i contributi pubblici sarebbero tutte in bancarotta.

    La Russia “non è disposta a parlare seriamente e lo sarà solamente quando Mosca avrà esaurito tutte le sue risorse economiche e militari”, ha affermato il cancelliere tedesco Friederich Merz. E quindi, l’obiettivo di Europa e Germania non può che essere “portare i russi a raggiungere il loro limite”.

    Auguri!

    Forse farebbero bene a concentrarsi su obiettivi leggermente più realistici.

    Come ad esempio convincere gli USA a non menarli in pubblico, e, come diceva un celebre spot anni ‘80, aiutarli a salvare almeno le forme.

    A differenza del 2024 a questo giro a Monaco l’amministrazione Trump ha inviato soltanto il suo uomo più educato, il neoconservatore Marco Rubio.

    Che a differenza di JD Vance all’ultimo giro, ha evitato di offendere pubblicamente i leader europei.

    Non ce n’era bisogno.

    L’altra volta gli uomini di Forrest Trump dovevano chiarire che facevano sul serio, e che non avrebbero fatto sconti ai leader che intendevano mettergli il bastone tra le ruote.

    A questo giro quali siano i nuovi rapporti di forza evidentemente è già stato digerito, e la folta delegazione di parlamentari USA aveva un solo compito: far capire esattamente, panel dopo panel, dossier dopo dossier, cosa Washington si aspetta che facciano.

    E che ruolo si aspetta che ricoprano.

    Quando si è arrivati al momento del faccia a faccia tra Rubio e i colleghi europei sul dossier ucraino e sulle relazioni transatlantiche, il segretario di stato USA s’è ricordato di avere judo, e gli ha dato buca.

    Se doveva essere il battesimo di fuoco della nuova europa a guida Merza che ha capito l’antifona e si propone come un nuovo attore geopolitico credibile e autorevole, bene, ma non benissimo, diciamo.

    Ne abbiamo parlato con Maurizio Boni, generale di corpo d’armata in congedo, e oggi analista e divulgatore amatissimo da tutti gli ottoliner che si rispettino.

    BUONA VISIONE

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    Desaparecinema Ep.8: QUANDO LA LOBBY SIONISTA CENSURÒ I MONTY PYTHON

    16/02/2026 | 20 min
    In questi giorni il governo francese e tedesco hanno accusato di antisemitismo Francesca Albanese per alcune dichiarazioni che non ha fatto.

    Perché la sua lotta per smacherare il sionismo fa paura. Ma il controllo del sionismo sul mondo e sulla cultura, la censura, non è una roba nuova, risale almeno a decine di anni fa.

    Negli anni ’70 la società americana aveva perso la verginità dopo l’omicidio Kennedy, lo scandalo Watergate e la disfatta in Vietnam. All’improvviso gli statunitensi smisero di credere alla balla che il loro Paese era il più democratico del mondo, che i loro governanti erano onesti e avevano in mente solo il loro benessere.

    Non a caso infatti gli anni ’70 hanno prodotto il cinema statunitense più ribelle ed estremo: da L’esorcista di William Friedkin a Il cacciatore di Michael Cimino, da Apocalypse Now di Francis Ford Coppola a Taxi Driver di Martin Scorsese. Ma ce ne sono altre decine che potrei citare. E il sistema li tollerava, anche perché facevano incassare bei soldini.

    Ma c’era qualcosa che non si poteva ancora e già fare: criticare il sionismo, l’imperialismo genocidario di Israele.

    È quello che è successo al gruppo di filosofi e filmmakers più geniali ed esilaranti di sempre, nel 1979, col loro film Brian di Nazareth. Guarda caso un anno prima era uscito il prodotto cinematografico/televisivo che saldava il sionismo all’industria cinematografica hollywoodiana: Olocausto, una miniserie che fu vista da 120 milioni di americani.

    Sì ma che è successo ai Monty Python?

    Lo scoprirete solo guardando il video intero.

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    I Pipponi del Marru Ep.12: “Campioni europei” e “mercato unico”: cosa nasconde la retorica UE?

    15/02/2026 | 47 min
    Sole 24 ore: Ue, svolta antitrust per avere big europei.

    Draghi: l’economia frena, urgente agire.

    Forrest Trump gliel’ha servita su un piatto d’argento.

    E le classi dirigenti europee sono in brodo di giuggiole.

    Con la scusa del ritorno del protezionismo, finalmente potranno portare a termine il loro piano diabolico
    dai monopoli nazionali pubblici, ai monopoli continentali privati.

    Che garantiscono una rendita alle oligarchie finanziarie.

    Scaricando i costi sui lavoratori e sull’economia del vecchio continente.

    Ne abbiamo parlato con Matteo Gaddi, ricercatore del Centro Studi della FIOM e autore di numerosi studi, da “Crisi industriale e classe operaia” del 2015, a “Sfruttamento 4.0.”, “Nuove tecnologie e lavoro” del 2021, a, soprattutto, il recentissimo “Tornare alla pianificazione”, scritto insieme a numerosi altri volti noti al pubblico di Ottolina, da Nadia Garbellini, a Roberto Lampa e Joseph Halevi.

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