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Otto(lina) e mezzo Ep.77: Youssef Siher: il peggio del mainstream e dell’islamofobia
30/10/2026 | 23 minPer una settimana hanno dipinto Youssef Siher, trentenne bresciano, come il nuovo Bin Laden. “L’ayatollah dei maranza”, la mente delle devastazioni, un estremista pronto a “scatenare l’apocalisse”.
Poi sono arrivate le motivazioni della gip Tiziana Landoni, che ha respinto la richiesta d’arresto della Procura di Milano: nel gruppo Telegram Movimento 17 ottobre, creato da Siher, si parlava di proteste contro le politiche governative e di disobbedienza civile, senza che questo si traducesse nell’adozione di comportamenti violenti o criminosi. Si programmavano manifestazioni settimanali per coinvolgere più persone possibile.
Un contrasto enorme con il mostro costruito sulle prime pagine. Dagli stessi giornali che, quando viene indagato un potente, riscoprono il garantismo e denunciano la gogna mediatica. Evidentemente, le garanzie valgono solo per chi ha il cognome giusto e il portafoglio pieno.
Questa sera a Ottolina e mezzo ricostruiamo la vicenda con Shokri Hroub, responsabile logistica, porti e imbarcazioni di Freedom Flotilla Italia, e il giornalista investigativo Lorenzo D’Agostino.
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👉 Belle vero le magliette del Marru? Finalmente le puoi comprare anche tu. Visita qui il nostro merchandising: https://ottolinatv.it/negozio/- Hanno provato a bloccare le mobilitazioni 1 con qualche idrante, 2 un po' di arresti a caso e qualche mancetta.
Riceveranno in cambio il blocco del Paese.
Due volte.
Venerdì 30 ottobre, con lo sciopero generale dei sindacati di base.
E pure il 20 novembre, con quello della CGIL.
Ma andiamo per gradi.
Lo sciopero di venerdì prossimo nasce sotto i migliori auspici.
Inizialmente doveva essere una giornata internazionale di mobilitazione dei portuali contro la guerra.
Una cosa simbolicamente importante, ma che rischiava di rimanere confinata ai porti.
Nel frattempo, però, in mezza Europa scoppia il pandemonio.
USB coglie l'occasione al balzo e, per l'Italia, lo trasforma in sciopero generale.
Nel giro di pochi giorni si aggiungono numerose altre sigle del sindacalismo di base.
Ed è solo l'inizio.
Associazioni studentesche, partiti della sinistra radicale, sezioni locali di ARCI e ANPI, addirittura Greenpeace.
E a Catania pure i 5 Stelle e AVS.
Si fa prima a dire chi non ci sarà.
Mentre intanto i porti che aderiscono allo sciopero sono passati da 25 a oltre 110, in 110 paesi e 5 continenti diversi
D'altronde, l'opportunità è ghiotta.
E quindi, anche le responsabilità.
Perché una cosa è chiara.
Non è solo questo governo a non essere in grado di dare mezza risposta alle rivendicazioni che arrivano dai settori più disparati del Paese.
È l'intero sistema ad essere arrivato al capolinea.
In Italia come nel resto del “giardino fiorito”. Dove il concime sono le nostre fantomatiche élite.
E non c'è più tempo di fare tante distinzioni tra chi è più radicale e chi è più moderato.
Qui va rovesciato il tavolo. E ricostruito tutto dalle fondamenta.
Il rapporto tra il Sud e il Nord del Paese. Tra la mano pubblica e il mercato. Tra noi e il resto del mondo.
Tutto.
E solo la mobilitazione di tutto il popolo può rappresentare una risposta all'altezza dei tempi.
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👉 Belle vero le magliette del Marru? Finalmente le puoi comprare anche tu. Visita qui il nostro merchandising: https://ottolinatv.it/negozio/ - 30 settembre 2026. Il Pentagono annuncia Project Meridian: un progetto per disegnare le guerre del futuro, affidato a Elon Musk, Palmer Luckey, fondatore del colosso militare Anduril, e Newt Gingrich. Due dei protagonisti sono anche a capo di aziende che vendono tecnologie e servizi alla Difesa statunitense. Insomma, chi contribuisce a immaginare cosa dovrà comprare il Pentagono domani è anche tra quelli che potrebbero venderglielo.
Ma dietro la corsa alla guerra automatizzata potrebbe esserci una contraddizione ancora più profonda.
Come si convincono milioni di persone a rischiare la vita per difendere un sistema economico nel quale la ricchezza si concentra sempre più nelle mani di poche oligarchie, mentre alla maggioranza vengono chiesti sacrifici sempre maggiori?
Una possibile scorciatoia è sostituire i soldati con le macchine. Droni, robot, sistemi autonomi e intelligenza artificiale. Una guerra che promette di fare sempre meno affidamento sugli esseri umani.
Peccato che, come spiega il generale Fabio Mini, già comandante della missione NATO in Kosovo, questa soluzione rischi di creare problemi perfino peggiori di quelli che dovrebbe risolvere. La dipendenza da reti e infrastrutture controllate da soggetti privati, l'imprevedibilità dei sistemi automatizzati, l'incapacità di controllare fino in fondo le proprie armi. E il paradosso di una superiorità tecnologica che potrebbe diventare una gigantesca vulnerabilità, soprattutto di fronte a un avversario dotato di armi nucleari.
Ma c'è anche un altro aspetto: economico.
La nuova corsa agli armamenti promette di riversare montagne di denaro pubblico sulle stesse grandi aziende tecnologiche attorno alle quali si è gonfiata la bolla finanziaria dell'intelligenza artificiale. E in Europa, a partire dalla Germania, il riarmo potrebbe diventare il tentativo di rilanciare un modello industriale in difficoltà senza metterne in discussione le contraddizioni.
Con Fabio Mini proviamo a capire come tecnologia, guerra e finanza si stiano intrecciando in un gigantesco vicolo cieco: per salvare un sistema sempre più fragile, rischiamo di costruire una macchina da guerra che non siamo più sicuri di saper controllare.
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23/10/2026 | 29 minMa i giovani che protestano sono davvero odiatori dell’Occidente?
Come già accaduto con le manifestazioni contro il genocidio palestinese, anche in questi giorni c’è chi, tra influencer politici e giornalisti di centrodestra e centrosinistra, sostiene che gli studenti scesi in piazza in tutta Europa contro il carovita e i tagli al welfare stiano mentendo.
Perché, in realtà, quello che gli interessa non sarebbe avere una casa, un lavoro e una vita dignitosa, ma distruggere la gloriosa civiltà occidentale, oggi minacciata come non mai da maranza, effeminati di ogni genere e tipo e, soprattutto, amici dei maomettani.
Ora, a parte il fatto che, se a questi fini analisti chiedi che cosa significhi davvero “Occidente” o “civiltà occidentale”, solitamente cominciano a balbettare, mettendo nello stesso calderone l’Europa e gli Stati Uniti, il cristianesimo e la pasta al pomodoro, Platone e i Big Mac, fino alle bombe nucleari americane, forse è arrivato il momento di ribaltare completamente questa retorica.
Inchiodare questa classe dirigente alle proprie responsabilità dopo trent’anni di declino europeo, rifiutare genocidi, guerre di aggressione e una guerra di classe combattuta dall’alto verso il basso è oggi l’unico modo per dimostrare di avere davvero a cuore l’Occidente e tentare di salvarlo da se stesso.
Quando avremo finalmente levato dai posti di comando zerbini di potenze straniere, traditori, imperialisti e miliardari nichilisti di ogni genere e tipo, torneremo sicuramente a essere fieri del nostro Occidente.
Perché del vostro, francamente, non ci interessa più niente.
E questo “vostro Occidente” è oggi perfettamente incarnato da un personaggio che se ne va in giro per il mondo a declamare la propria nostalgia per l’Occidente colonizzatore e genocida.
Si chiama Marco Rubio.
Dopo il suo ultimo discorso a Monaco, nel quale aveva inneggiato all’unione tra le élite statunitensi ed europee nel nome dell’espansione del capitalismo globale attraverso una nuova stagione di colonizzazioni e guerre, il segretario di Stato americano è tornato a celebrare i bei vecchi tempi del dominio incontrastato dell’uomo bianco.
Questa volta ad Atene, dove, in occasione del sesto round del Dialogo strategico tra Stati Uniti e Grecia, ha tenuto un nuovo discorso sulla civiltà occidentale.
Un discorso nel quale, tra le altre cose, ha elogiato gli Stati Uniti di Trump come fulgido esempio di quella civiltà e ha invitato gli europei a riscoprire lo spirito di, udite udite, Hernán Cortés, il conquistatore dell’impero azteco.
Ma che cosa significa davvero l’Occidente di Marco Rubio? E che cosa c’entra con le mobilitazioni che stanno attraversando l’Europa in queste settimane?
Ne parliamo oggi con un ospite d’eccezione: Marco Carnelos, ex ambasciatore italiano in Iraq.Otto(lina) e mezzo Ep.73: L’Italia crolla a pezzi. La Legge di Bilancio di Meloni è IMBARAZZANTE
22/10/2026 | 21 minLa bozza della Legge di Bilancio che il Governo dei Patrioti ha inviato a Bruxelles sembra uno scherzo
Mentre il paese crolla a pezzi, e in tutta Italia si moltiplicano i conflitti di ogni genere, per mettere perlomeno qualche toppa qua e là, sul piatto arrivano appena 23 miliardi
VENTITRE MILIARDI. Su un bilancio dello Stato di oltre 900
NIENTE
E non è ancora finita. Il grosso di quei 23 miliardi, tra rifinanziamento del cuneo fiscale, interessi sul nuovo debito contratto per il riarmo, e chi più ne ha, più ne metta, sono già prenotati
Lo spazio che rimane è letteralmente una buffonata
Mario Draghi parlava di “pilota automatico”. Nella sua scarsa comprensione di come funziona la Storia, lo intendeva per periodi di relativa stabilità. Qui siamo al quadro successivo: un governo talmente succube e subalterno che pensa di usare il pilota automatico dell’austerity neoliberista mentre sta andando a sbattere dritto contro una montagna
Fare peggio di PD e Governi Tecnici sembrava una missione al di fuori della portata di ogni essere senziente. La destra cialtrona e chiacchierona ci sta quasi riuscendo
E’ arrivata l’ora di mandarli #tuttiacasa
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