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    Ovosoddu Ep.5: Incidente o avvertimento? La CIA perde due uomini mentre il Messico rialza la testa

    25/04/2026 | 9 min
    Due agenti CIA muoiono in Messico in un incidente d’auto dopo un raid anti-metanfetamine a Chihuahua. La versione ufficiale è “incidente”, ma l’episodio fa esplodere le tensioni: Sheinbaum chiede spiegazioni immediate agli USA, annuncia un’inchiesta e ribadisce che nessuna operazione di sicurezza straniera può bypassare la sovranità federale messicana.

    L’accaduto diventa simbolo di un momento più ampio. Mentre la presidente consolida la “Quarta Trasformazione” con il Plan México, riforme sul welfare, taglio alle pensioni dorate degli ex funzionari e riorganizzazione interna di Morena, Washington continua operazioni dirette sul territorio.

    Sheinbaum risponde con un messaggio chiaro: il Messico del 2026 non accetta più ingerenze e punta all’autonomia economica e politica. L’incidente, legato anche alla recente eliminazione di “El Mancho”, rischia di diventare il primo vero scontro frontale tra la trasformazione interna messicana e la linea dura di Trump sulla sicurezza regionale.

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    Pane e Volpi Ep.12: EURODELIRIO: Bruxelles dichiara GUERRA all’Economia Italiana

    24/04/2026 | 18 min
    L’Italia ha sforato il budget dello 0,07% e ora DEVE MORIRE!!!

    Sembra una barzelletta. E invece è il baratro in cui ci hanno trascinato gli euroinomani.

    Compresi Giorgia e Giorgetti, che ora fanno le vittime, ma quando c’era da firmare la “monnezza” del nuovo Patto di stabilità hanno chinato diligentemente la testa.

    L’opposizione gongola. D’altronde, ha contribuito per 30 anni a massacrare l’economia italiana. Smettere proprio oggi sarebbe incoerente.

    L’Italia, comunque, è in ottima compagnia. Berlino ieri ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita, dimezzandole: dall’1% allo 0,5%.

    E il bello è che queste sono le prospettive se stanotte, come per incanto, lo Stretto di Hormuz riapre e, per magia, domattina le infrastrutture energetiche del Golfo Persico si autoriparano.

    D’altronde, una classe dirigente che per 30 anni ha creduto ai parametri di Maastricht non può porsi limiti alla fantasia.

    Ma pensare che sia solo demenza sarebbe sbagliato. Sicuramente è una spiegazione plausibile per politici e giornalisti. Ma chi dirige nell’ombra sa esattamente cosa sta facendo. E si chiama RAPINA.

    Ne abbiamo parlato con Alessandro Volpi

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    I Pipponi del Marru Ep.20: Perché i suprematisti USA vogliono riarmare GERMANIA e GIAPPONE?

    23/04/2026 | 11 min
    L’ordine emerso dalla vittoria del mondo libero contro il nazifascismo durante la seconda guerra mondiale, agli Stati Uniti non piace più.

    Visto che non gli garantiva più l’egemonia globale, si sono pentiti. E vorrebbero rigiocare la partita. Cambiando casacca.

    Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dal Center for Strategic & International Studies, in appena sette settimane di guerra contro un peso leggero come l’Iran, gli USA avrebbero fatto fuori poco meno della metà delle scorte di Missili di Precisione, almeno la metà di missili antibalistici THAAD, e quasi il 50% di intercettori antiaerei Patriot.

    Anche solo per ipotizzare uno scontro diretto convenzionale con una grande potenza come la Cina, bisogna inventarsi qualcosa di epocale.

    I sogni di reindustrializzazione di chi voleva rendere l’America Great Again si stanno scontrando con i limiti strutturali di un paese che si regge sullo schema ponzi della speculazione finanziaria.

    Se si vuole provare a giocare alla pari con la più grande superpotenza manifatturiera della storia dell’umanità, bisogna ripartire dagli alleati che hanno mantenuto una base industriale significativa.

    Vale a dire Giappone e Germania, rispettivamente terza e quarta potenze manifatturiere mondiali.

    Che però, ahimé, sono pure le perdenti della Seconda Guerra Mondiale.

    Il che ha comportato che gli venissero imposti pali e paletti di ogni genere per evitare che si riarmassero fino ai denti per cercare vendetta.

    Ma quando il gioco si fa duro, i duri ricominciano sempre a cacare il cazzo.

    Ed ecco allora l’idea geniale dei guru della Silicon Valley: basta con questi lacci e lacciuoli. Se vogliamo difendere il dominio occidentale, Germania e Giappone devono essere liberi di tornare a dare il loro contributo alla nostra civiltà.

    Sterminando gli untermenschen, i sotto-uomini, come solo loro sanno fare.

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    I Pipponi del Marru Ep.19: Prezzi della verdura raddoppiati. Blocco dei Tir.

    22/04/2026 | 14 min
    Secondo i dati pubblicati ieri dalla Borsa Merci Telematica Italiana, nell’ultimo mese il prezzo all’ingrosso dei pomodori ciliegini è aumentato del 27%, quello dei cavolfiori del 46% e quello dei finocchi del 56%.

    È la Guerra del Golfo che arriva anche in Italia, passando dallo stretto di Hormuz.

    E si traduce in un blocco totale di cinque giorni del trasporto merci.

    Tutto ciò, però, non scuote Bruxelles né Francoforte: von der Leyen ribadisce che non ci sono margini per rivedere il Patto di Stabilità; Lagarde sostiene che è arrivato il momento di aumentare i tassi.

    L’unica cosa che si salva dall’austerità è il riarmo.

    “La Germania si reinventa come fabbrica di armi”, titola il Wall Street Journal.

    Prima dell’inizio della guerra in Ucraina, un’azione Rheinmetall valeva circa 90 euro; oggi ne vale circa 1.500.

    È una delle colonne portanti del manifesto “cyberfascista” rilanciato da Palantir: Germania e Giappone devono armarsi fino ai denti e tornare ai “bei tempi andati”.

    Perché, come sottolinea il manifesto, non è vero che tutte le civiltà hanno lo stesso valore: la nostra sarebbe superiore. E, per sopravvivere, dovrebbe ricompattarsi come un sol uomo e radere al suolo tutte le altre.

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    I Pipponi del Marru Ep.18: Russia, Cina e Iran sono TROPPO DEMOCRATICHE?

    21/04/2026 | 14 min
    Le cosiddette “autocrazie” sono troppo democratiche?

    Sembra un paradosso, ma, ahimè, potrebbe non esserlo.

    Da quando gli USA hanno deciso che, per difendere la loro egemonia globale, era arrivato il momento di dichiarare guerra al resto del mondo, le cose non sono andate granché bene.

    Prima c’è stata la disfatta della guerra per procura in Ucraina, che però, appunto, era per procura. E la Russia, come direbbe Elio, avrà pure tanti problemi, ma di sicuro non quello del ritmo, almeno sul campo di battaglia.

    Per rifarsi, allora, gli USA ci hanno riprovato con un peso decisamente più leggero come l’Iran. Per non correre pericoli, a questo giro ci si sono buttati direttamente in prima persona, e senza badare a spese: nell’arco di tre giorni hanno fatto fuori più Patriot che in quattro anni di guerra in Ucraina.

    Ma ciò nonostante, a quanto pare, il risultato è stato comunque deludente. Una disfatta, quindi.

    Eppure, tutto sommato, se li guardi da vicino, non sembrano essere poi così turbati. I mercati finanziari, il cuore del potere USA, sembrano tutto sommato piuttosto rilassati. Anzi, hanno recuperato terreno e gli investimenti privati sono al top.

    Com’è possibile?

    Il punto è che è cambiato il paradigma: è iniziata l’era dell’hard power, la forza bruta. C’è arrivato pure un personaggio sicuramente non noto per il suo acume, come Mario “volete la pace o i condizionatori” Draghi. “Addio alla saggezza dei mercati”, ha dichiarato. “Lo Stato e la geopolitica tornano centrali”.

    Ora, quando a dominare è la forza bruta, a vincere è chi è in grado di concentrare di più il potere: una sola catena di comando, un solo centro di potere.

    E in questo, paradossalmente, il mondo libero e democratico batte le autocrazie dieci a zero.

    Nell’Occidente collettivo, infatti, nonostante la pletora di stati e statarelli coinvolti e nonostante la retorica sul ruolo della cosiddetta società civile, il potere è concentrato tutto nelle mani di una ristrettissima oligarchia.

    Sono i re della finanza, quelli che dirigono a proprio piacere i mercati finanziari statunitensi. Proteste, dibattiti, governi che si alternano, alleati che si lamentano: tanto rumore per niente. Alla fine, quando i padroni del mondo decidono, tutti gli altri piegano la testa e si adeguano, anche quando la decisione va palesemente contro i loro interessi.

    Tra le autocrazie, invece, paradossalmente, vale esattamente il contrario. Ogni paese si fa tendenzialmente i fatti suoi e rivendica in ogni occasione la propria sovranità. E, all’interno dei singoli paesi, quando il potere non riesce a garantire gli interessi materiali della maggioranza, scoppia un putiferio.

    È il paradosso dei paradossi.

    Proprio mentre in Occidente sale la marea di un’opinione pubblica che chiede la testa dei re e degli zar, l’osservazione disincantata della realtà sembrerebbe suggerire che, per sconfiggere definitivamente il principale nemico dell’umanità, le autocrazie dovrebbero diventare molto più autocratiche.

    Ci riusciranno?

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