Putin va a Pechino.
Secondo il Corriere della Serva, “è in cerca di rassicurazioni”.
Secondo Anna Zafesova, su La Stampa, è addirittura “azzoppato, e si aggrappa a Pechino”.
Ad azzoppare Putin, secondo la Zafesova, sarebbero stati “i raid dei droni ucraini su Mosca”, che, sottolinea, avrebbero completamente “ribaltato la percezione dei russi”.
Il buon Francesco Dall’Aglio ha qualche perplessità. “Il valore militare ed economico degli attacchi ucraini su Mosca è piuttosto scarso”, sottolinea.
A trovare un altro aspetto che avrebbe gettato nel panico Putin allora ci pensa il Financial Times, secondo il quale Xi Jinping avrebbe detto a Trump che Putin si starebbe pentendo di aver invaso l’Ucraina.
Fonte: a mio cuggino, che gliel’ha detto il pizzicagnolo, che l’ha sentito in coda alle poste, che al mercato mio padre comprò.
Putin sperava di essere il cocco sia di Trump che di Xi, poi li ha visti parlare amabilmente mano nella mano della bellezza degli alberi secolari di Zhongnanhai, e ha deciso di correre in fretta e furia a Pechino per provare a riconquistare il cuore della sua bella.
Peccato che la visita di Putin fosse stata fissata con ampio anticipo dopo la videoconferenza tra i due leader che si è tenuta lo scorso 4 febbraio.
Il bilaterale tra USA e Cina è stato fissato solo 2 settimane dopo.
E inizialmente era previsto per i primi di Aprile.
Da allora gli Stati Uniti l’hanno rinviato per ben due volte perché, a quanto pare, hanno avuto qualche leggero problemino con l’operazione Epic Fury in Iran.
Per ricondurre la tempistica degli eventi a “Putin azzoppato che s’aggrappa alla Cina”, ci vuole una certa dose di fantasia.
Il punto è che la relazione tra Putin e Xi, agli occhi degli occidentali, è incomprensibile.
Russia e Cina infatti sono molto diverse. la fiducia è limitata. e le divergenze innumerevoli.
Per la mentalità a somma zero occidentale, l’obiettivo non può che essere fottersi a vicenda.
E in mezzo a tutti questi sconvolgimenti, questo matrimonio di convenienza non può che saltare.
Basta spingere sulle leve giuste.
Ma nonostante tutti i tentativi, eccoli ancora lì.
Al quarantatreesimo bilaterale in 10 anni.
Quello che per noi è inconcepibile è che due stati sovrani scelgano la collaborazione invece che la competizione.
E non per generosità.
Ma perché sono convinti che sia nel loro rispettivo interesse strategico. Di lungo termine. Che va oltre la cronaca, e non tiene conto delle ingerenze esterne.
I cinesi la chiamano cooperazione win win.
Per la nostra civiltà che ha fatto della competizione e dei risultati a brevissimo termini la sua religione civile, è una bestemmia.
Roba da fricchettoni.
Retorica.
E invece loro vanno avanti, e noi indietro.
Non sono loro che sono dei bonaccioni.
Siamo noi che siamo stronzi.
E anche un po’ coglioni.
Ne abbiamo parlato con Giacomo Gabellini
BUONA VISIONE
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