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    Otto(lina) e mezzo Ep.32: TFR nei fondi pensione: ti stanno fregando?

    02/07/2026 | 21 min
    Il primo luglio 2026 rischia di passare alla storia come una di quelle date enormi che, però, non fanno rumore.

    Non ci sono carri armati per strada. Non ci sono sommosse. E tutto sommato, manco un vero dibattito. C’è solo una norma tecnica, burocratica, apparentemente innocua, che passa in sordina: per i nuovi assunti del settore privato, il TFR finirà automaticamente nella previdenza complementare, salvo rinuncia esplicita entro 60 giorni.

    Sembra una faccenda da consulenti del lavoro. Una noisissima pratica amministrativa.

    E invece è un fatto storico.

    Perché il TFR non è un regalo. Non è una gentile concessione dell’azienda. È salario differito. Soldi dei lavoratori. Una piccola diga conquistata pezzetto dopo pezzetto nel tempo contro l’incertezza e contro il ricatto permanente di un mercato del lavoro sempre più feroce.

    Da oggi quella diga diventa un pezzo del gigantesco Schema Ponzi su cui si regge l’intera economia occidentale.

    L’economia dell’Occidente collettivo, oggi, è appesa alla bolla finanziaria americana. Una bolla costruita in decenni di globalizzazione a guida USA, centralità del dollaro, dominio militare, controllo delle catene del valore, rendite monopolistiche, debito e mercati azionari gonfiati dalla certezza che, alla fine, il mondo si sarebbe continuato a piegare agli interessi di Washington e di Wall Street.

    Per cinquant’anni questo meccanismo ha funzionato perché dietro c’era l’unipolarismo statunitense. C’era l’idea che gli Stati Uniti fossero il centro indiscusso del sistema mondiale. Che le Borse americane, tra una crisi e l’altra, fossero comunque destinate a salire. Che l’impero, in un modo o nell’altro, avrebbe sempre garantito il valore degli asset denominati in dollari.

    Ma quel mondo sta arrivando al capolinea.

    Non sappiamo esattamente come. Non sappiamo quando.

    Ma una cosa la sappiamo: la crescita infinita dei mercati finanziari occidentali sotto l’ombrello dell’unipolarismo USA non è più una prospettiva realistica. È il passato. E proprio mentre quel mondo si incrina, cosa fanno? Prendono il TFR dei lavoratori italiani e lo spingono dentro la macchina finanziaria che ha bisogno disperato di nuovo carburante.

    È questo il punto politico.

    Il tuo TFR invece che tutelare te, deve tutelare Wall Street. E’ un respiratore attaccato al polmone di un paziente già cerebralmente morto. E il prezzo lo paghi tu.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.31: perché l’ALLARGAMENTO DELLA UE è una MEGA-TRUFFA?

    01/07/2026 | 24 min
    Ci hanno raccontato che l’allargamento dell’Unione Europea fosse il trionfo della pace, della democrazia e del benessere condiviso.

    Poi abbiamo scoperto che, dentro la gabbia di Maastricht, “più Europa” significato più concorrenza tra lavoratori, più dumping salariale, più competizione fiscale, più compressione della domanda interna.

    Un gigantesco dispositivo deflazionistico, per spostare ricchezza e reddito dal basso verso l’alto, venduto come progresso.

    E adesso che persino alcuni sacerdoti dell’euromania cominciano ad ammettere che quel modello ha prodotto macerie sociali, Bruxelles cosa fa? Cambia strada?

    No: accelera.

    Ucraina, Moldavia, Balcani occidentali: la nuova ondata di allargamenti prevista per il 2028 potrebbe portare dentro il mercato unico decine di milioni di nuovi lavoratori con salari, tutele e sistemi fiscali enormemente più bassi rispetto al cuore dell’Unione.

    Una nuova riserva di manodopera a basso costo, perfetta per rimettere in moto il vecchio ricatto: o accetti salari più bassi, meno diritti e meno welfare, oppure il capitale si sposta altrove.

    Una MEGATRUFFA ai danni dei lavoratori del Vecchio Continente, sulla quale i Media euroinomani, semplicemente, hanno steso il loro velo omertoso.

    Proviamo a squarciarlo insieme a Stefano Fassina, ex viceministro dell’Economia ed ex parlamentare, e tra i critici più feroci dell’Europa dei banchieri.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.30: Cuba apre al mercato: il socialismo sta crollando?

    30/06/2026 | 20 min
    Cuba ha approvato 176 misure economiche: più autonomia alle imprese statali, più spazio al settore privato, apertura agli investimenti esteri e nuovi strumenti per gestire valuta e commercio.

    È una riforma profonda, che molti leggono come un possibile arretramento del socialismo.

    L’Avana invece la presenta come un tentativo di produrre di più, attirare risorse e difendere la sovranità dentro il blocco statunitense.

    Ne abbiamo parlato con Carlos Javier Gutiérrez Monteaguado, primo segretario incaricato della stampa e della cultura presso l’Ambasciata di Cuba in Italia.

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    Otto(lina) e mezzo Ep.29: Il marxista più odiato dalla sinistra svela l’inganno dell’Occidente

    28/06/2026 | 35 min
    Per cinque secoli l’Occidente si è raccontato come sinonimo di civiltà, modernità e progresso.

    Tutti gli altri, al massimo, erano il passato da educare, riformare, civilizzare. Prima con le croci, poi con le cannoniere, poi con il libero mercato, il Fondo Monetario Internazionale e i diritti umani caricati sui bombardieri della NATO.

    Ma oggi quella favola non funziona più.

    L’Occidente è ancora potentissimo, certo. Ha armi, banche, piattaforme, università, fondazioni, media, eserciti e intelligence. Ma non ha più il monopolio della produzione, della tecnica, della forza e nemmeno dell’immaginario.

    E allora che succede quando scopre che la Cina può diventare moderna senza diventare occidentale? Che l’Africa può provare a liberarsi senza chiedere il permesso a Parigi? Che l’America Latina può tornare a pensarsi fuori dalla dottrina Monroe?

    Ne abbiamo parlato con Carlo Formenti, uno degli intellettuali marxisti più scomodi del panorama italiano. Per Formenti, il problema non è solo l’imperialismo occidentale: è anche il modo in cui una parte enorme della sinistra e del marxismo occidentale si è lasciata colonizzare dal liberalismo.

    Andare oltre l’Occidente, allora, non significa fare il tifo per qualcun altro.

    Significa smettere di pensare che il mondo debba per forza assomigliare a noi.
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    Il peggio del mainstream Ep.2: Scacco Matto Putin! Tutte le magie della propaganda mainstream

    27/06/2026 | 10 min
    Mr. Bean sotto crack. Putin piromane. Marx contro gli zar. Enrico Letta in versione "selfie con i neocon".

    No, non è una puntata di Black Mirror.

    È soltanto la rassegna stampa di questa settimana.

    Nel nuovo episodio della Selezione del Peggio della politica e del mainstream parliamo di:

    - Bessent che paragona Zelensky a "Mr. Bean sotto crack".

    - Le dimissioni di Starmer e la fantasia geopolitica di chi vede Putin dietro qualunque cosa.

    - L'incredibile scoperta del Foglio: Marx non amava gli zar (chi l'avrebbe mai detto...).

    - Il post di Enrico Letta che ha fatto discutere più dei commenti sotto.

    - Le tensioni dentro Democrazia Sovrana Popolare.

    • E naturalmente la classifica finale dei 5 fatti più tragici (e tragicomici) della settimana.
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