Quarant’anni fa il più grave incidente nucleare della storia mostrò al mondo qualcosa di enorme, e non solo sui rischi del nucleare: mostrò il funzionamento dell’Unione Sovietica, la menzogna come sistema di governo, il disprezzo per la vita delle persone, la violenza esercitata anche attraverso il silenzio. Ma quella storia ci dice molto anche sull’Ucraina e su come per decenni sia stata raccontata come un margine della Russia, invece che un paese con una storia, una lingua e una volontà proprie.Ne parliamo con la scrittrice ucraina Yaryna Grusha, autrice del romanzo L’album blu, nata due mesi dopo l'incidente da due genitori scappati dalle zone vicine al reattore. Parleremo di cosa voleva dire crescere nell’Ucraina sovietica e post-sovietica: i segreti, la paura, la povertà, i “bambini di Chernobyl” arrivati anche in Italia, come lei. E di come l’invasione russa abbia cambiato l'Ucraina e il modo in cui la guardiamo. Una conversazione su un paese che abbiamo capito tardi, e che oggi prova a difendere non solo il proprio territorio ma anche il diritto di raccontarsi con le proprie parole.
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