In questa notte non parliamo di come stai, ma di chi sei quando nessuno ti guarda.
Restare allievo non è insicurezza: è lucidità. È la capacità di non identificarti con ciò che sai già fare, con il ruolo che hai ricoperto o con quello che gli altri ti riconoscono.
Nel lavoro, nello sport e nella vita, non falliscono i meno capaci, ma quelli che smettono di fare domande, di ascoltare, di mettersi in posizione di apprendimento. Il cervello ama le etichette perché riducono lo sforzo cognitivo, ma proprio lì inizia il declino.
Restare allievo significa entrare in una stanza sapendo di non essere il più competente, senza viverlo come una minaccia. Significa osservare chi è più avanti, emulare, chiedere, sbagliare, ricominciare.
Questa notte non devi correggerti né pianificare.
Fatti solo una domanda onesta:
in quale ambito sto fingendo di essere già arrivato?