Negli ultimi anni i campus americani sono diventati il laboratorio di una nuova visione culturale, spesso riassunta sotto l’etichetta di “woke”, nata da intenzioni inclusive ma sfociata in pratiche censorie. In nome della tutela dalle offese, l’esperienza soggettiva è stata elevata a criterio di giudizio pubblico, portando al silenziamento di docenti e al collasso del confronto.
La distinzione tra intenzione e percezione si è progressivamente dissolta, trasformando l’università da luogo di dibattito a spazio di contrapposizione morale. Questo clima ha contribuito, tra le altre cause, a reazioni populiste e a una nuova radicalizzazione del discorso politico. Oggi una destra sempre più intollerante al dissenso ripropone lo stesso schema, ma con segno opposto. Ma perché? Ne parlo con Claudio Cerasa.See omnystudio.com/listener for privacy information.