"Ho deciso di fare un regalo alle ragazze: possono essere persone, decidere di tagliarsi i capelli e venderli, scrivere e non diventare madri. Non essere carine per forza, secondo i cliché nei quali ci chiudono da sempre". Ecco perché Lidia Ravera, 40 anni dopo l'uscita, ha deciso che era il momento di ripubblicare il suo romanzo "Bagna i fiori e aspettami" (Bompiani) un coraggioso remake di "Piccole donne", il classico di Louisa May Alcott. Ci sono quattro tipi femminili riveduti e corretti e soprattutto la sua Jo, Giovanna, alla ricerca del (pessimo) padre: "una femminista vera perché libera". Dopo "Porci con le ali", esordio con fama e polemiche a fiumi a 25 anni, Ravera ha sentito il bisogno di scrivere un libro pieno di ironia e ritmo e con una scena di violenza su una 18enne. "La violenza c'è sempre stata ma cresce e si capisce perché, stiamo cambiando e gli uomini non lo accettano. Intanto abbiamo un governo che non sa fare una legge sul consenso. Il patriarcato non molla". Per fortuna ci sono i giovani, nei quali ha molta fiducia: "Felice della vittoria del No al referendum mi sono trovata a festeggiare la sera in una piazza piena di ragazzi. Hanno detto no alla riforma della giustizia, ma anche a Meloni, al pacchetto sicurezza, alla restrizione dei loro spazi, al genocidio a Gaza". L'autrice di "Age pride" e "Volevo essere un uomo" (Einaudi) fa i conti da sempre con l'età e l'essere nata femmina: "Se fossi nata maschio, mi sarei risparmiata molti svantaggi e avrei guadagnato 25 anni di vita in manutenzione mancata". La scrittrice torinese controcorrente ci dice anche del suo essere madre e nonna "contemplativa e viziante"
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