387 episodi
- #FrequenzaCardiaca #MonitoraggioAllenamento #PreparazioneAtletica #ScienzeDelloSport
La frequenza cardiaca non è un valore assoluto: a parità di passo o di potenza può variare di otto o dieci battiti al minuto, a volte di più, solo per come arriva l'atleta a quella seduta. In questo episodio vediamo perché i battiti sono un segnale contestuale, e come leggerli senza ridurre il carico al primo numero che sale.
Podcast Maxima Performa di Scienze dello Sport, per preparatori atletici, allenatori, chinesiologi, nutrizionisti, fisioterapisti e psicologi dello sport. Il Prof. Gian Mario Migliaccio smonta una delle illusioni più comuni nel monitoring: pensare che gli stessi battiti dicano sempre la stessa cosa. Stesso ritmo, stessa potenza, stesso esercizio, eppure la risposta cardiaca cambia, perché la FC non risponde solo al carico programmato, ma anche a temperatura, umidità, sonno, idratazione, stress psicofisico, caffeina e attivazione del sistema nervoso autonomo.
Capirai perché lo stesso passo non è mai davvero lo stesso stimolo fisiologico se l'atleta parte da uno stato diverso, e perché una FC più alta del solito, molto spesso, non sta giudicando il piano ma raccontando il giorno. Il valore professionale della frequenza cardiaca non è dirti solo quanto è intensa una seduta, ma aiutarti a leggere lo stato in cui quella seduta viene assorbita.
Nel finale trovi le quattro azioni da applicare da lunedì con i tuoi atleti: scegliere una sessione ricorrente come riferimento per costruire la baseline, annotare almeno quattro variabili di contesto, sonno, temperatura, stress percepito, caffeina, non toccare la programmazione se la FC è più alta di otto o dieci battiti a ritmo uguale prima di aver verificato il contesto, e usare anche la FC mattutina a riposo. Contenuto tratto dal percorso "Frequenza Cardiaca applicata alla Performance" di Scienze dello Sport, la piattaforma di formazione evidence-based nata nel 2017 come Sport Science Academy.
Capitoli
00:00 Il caso di Daniele: stessi passi, battiti diversi
00:56 Perché la FC cambia a parità di intensità
02:40 La frequenza cardiaca come segnale contestuale
03:43 Costruire una baseline della sessione
04:41 Per chi è questo podcast
05:20 Il mito da smontare: FC alta uguale seduta troppo dura
06:21 Cosa fare da lunedì: 4 azioni concrete
07:29 Il take-home e la prossima puntata
Approfondisci
Guida pratica di questo episodio: https://sds.academy/guide/battiti
Il corso completo "Frequenza Cardiaca applicata alla Performance": https://sds.academy/offer/frequenza-cardiaca-applicata
Tutto su https://www.scienzedellosport.it
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Gian Mario Migliaccio, Ph.D., Fellow ECSS - #SonnoProfondo #RecuperoAtletico #PreparazioneAtletica #ScienzeDelloSport
Il sonno profondo si concentra nella prima parte della notte ed è lì che si costruisce gran parte del recupero fisico e nervoso: per questo un atleta può passare sette ore a letto e svegliarsi comunque a pezzi. In questo episodio vediamo perché il monte ore da solo non basta e come proteggere la fascia di sonno che conta davvero.
Podcast Maxima Performa di Scienze dello Sport, per preparatori atletici, allenatori, chinesiologi, nutrizionisti, psicologi e fisioterapisti dello sport. Il Prof. Gian Mario Migliaccio spiega perché il sonno non è un blocco unico ma una sequenza di cicli, e perché la quota di sonno profondo, concentrata nelle prime ore, pesa più del numero totale di ore passate a letto.
Capirai perché una notte apparentemente sufficiente può lasciare un recupero povero quando è frammentata, tardiva o superficiale, e perché molti atleti dormono poco, spesso attorno alle sei ore e mezza e in modo spezzato. Il punto non è solo quanto dorme l'atleta, ma come dorme e quando si costruisce la parte più preziosa della notte. Non è una questione di quantità, è una questione di struttura.
Nel finale trovi i tre passaggi da applicare da lunedì con i tuoi atleti: smettere di giudicare il sonno solo dal monte ore, proteggere le prime ore della notte, e osservare il trend del sonno profondo nel tempo come indicatore in più, mai come verità assoluta. Contenuto tratto dal percorso "Sonno Profondo applicato alla Performance" di Scienze dello Sport, la piattaforma di formazione evidence-based nata nel 2017 come Sport Science Academy.
Capitoli
00:00 Sette ore a letto, sveglio a pezzi
01:25 Il sonno non è un blocco unico: cicli e sonno profondo
02:19 Il caso di Davide: le ore ci sono, il blocco profondo no
03:08 Proteggere le prime ore della notte
04:01 Per chi è questo podcast
04:44 Il mito da smontare: "bastano tante ore a letto"
05:10 Cosa fare da lunedì: tre passaggi concreti
06:25 Il take-home e la prossima puntata
Approfondisci
Guida pratica di questo episodio: https://sds.academy/guide/profondo
Il corso completo "Sonno Profondo applicato alla Performance": https://app.scienzedellosport.it/sonno-profondo
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Gian Mario Migliaccio, Ph.D., Fellow ECSS - #Nap #RecuperoSportivo #FisiologiaDelSonno #ScienzeDelloSport
Il nap, cioè il pisolino usato come strumento di recupero, non funziona in base a quanto dormi ma a in quale stadio del sonno entri e a quando ti risvegli. In questo episodio vediamo perché un pisolino troppo lungo può lasciarti più intontito di prima, e come collocare il nap nella giornata perché lavori a favore della performance invece che contro.
Podcast di Scienze dello Sport, per preparatori atletici, allenatori, chinesiologi, nutrizionisti, psicologi e fisioterapisti dello sport. Il Prof. Gian Mario Migliaccio spiega perché nel nap il rapporto tra durata e recupero non è lineare: la durata del pisolino decide lo stadio di sonno che attraversi, e lo stadio decide l'effetto che ti porti addosso quando ti rialzi.
Capirai come cambiano gli effetti a seconda della durata: breve, quindici o venti minuti, resti nel sonno leggero; intermedio, trenta o sessanta minuti, puoi entrare nel sonno profondo; lungo, novanta o centoventi minuti, arrivi a un ciclo più completo con la fase REM. Capirai anche perché un nap troppo lungo o collocato male espone all'inerzia del risveglio, quella pesantezza immediata che confonde chi pensa che dormire di più sia sempre meglio.
La fascia intermedia, tra i trenta e i sessanta minuti, può produrre un effetto da moderato ad alto sia sulla performance cognitiva sia su quella fisica, a patto che il nap sia collocato bene: la finestra utile è tra le tredici e le sedici, con un punto spesso favorevole attorno alle quattordici. Andare troppo tardi, dopo le sedici o le diciassette, rischia di disturbare il sonno notturno o di appesantire la seconda parte della giornata.
Nel finale trovi le quattro regole da applicare da lunedì con i tuoi atleti: decidere prima il contesto (reset breve o recupero più profondo), usare la finestra tredici-sedici come riferimento operativo, lasciare almeno un'ora tra un nap di trenta o sessanta minuti e una riattivazione impegnativa, e non spostare il nap troppo tardi pensando di recuperare meglio. Contenuto tratto dal percorso "Sonno Profondo Applicato alla Performance" di Scienze dello Sport, la piattaforma di formazione evidence-based nata nel 2017 come Sport Science Academy.
Capitoli
00:00 Novanta minuti di nap possono essere un problema
00:23 Il nap come ingegneria del recupero
00:56 La durata decide lo stadio del sonno
01:59 Il caso di Davide e l'inerzia del risveglio
02:41 La fascia trenta-sessanta minuti e il timing
03:46 Per chi è questo podcast
04:43 Il mito da smontare: più lungo è meglio
05:32 Cosa fare da lunedì: quattro regole
06:06 Il take-home e la prossima puntata
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Guida pratica di questo episodio: https://sds.academy/guide/nap
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Gian Mario Migliaccio, Ph.D., Fellow ECSS - #FrequenzaCardiaca #DerivaCardiaca #PreparazioneAtletica #ScienzeDelloSport
La deriva cardiaca è l'aumento della frequenza a parità di passo o di potenza nelle sedute lunghe: non è sempre un peggioramento, spesso è una risposta fisiologica normale. In questo episodio vediamo come leggerla con un semaforo semplice, invece di rallentare l'atleta al primo battito che sale.
Podcast Maxima Performa di Scienze dello Sport, per preparatori atletici, allenatori, chinesiologi, nutrizionisti e psicologi dello sport. Il Prof. Gian Mario Migliaccio spiega perché nei lavori aerobici lunghi la frequenza cardiaca non è un tachimetro perfetto: dopo una certa durata la gittata sistolica tende a calare e il cuore compensa alzando i battiti, anche se l'intensità esterna resta uguale.
Capirai il meccanismo della deriva (calore, perdita di liquidi, costo termoregolatorio, fatica accumulata), perché un aumento dei battiti non significa automaticamente che l'atleta stia peggiorando, e come trasformare quel dato in un criterio operativo. La regola pratica: nei lunghi si programma per passo o per potenza, e la frequenza cardiaca si osserva come segnale di deriva, non come comando istantaneo.
Nel finale trovi i quattro passaggi da applicare da lunedì con i tuoi atleti e il semaforo operativo della deriva: sotto il 3% zona tranquilla, tra il 3 e l'8% osserva e contestualizza, oltre l'8% valuta se reintegrare o scalare. Contenuto tratto dal percorso "Frequenza Cardiaca applicata alla Performance" di Scienze dello Sport, la piattaforma di formazione evidence-based nata nel 2017.
Capitoli
00:00 Il caso di Matteo: +8 battiti a parità di passo
00:24 Cos'è la deriva cardiovascolare
01:06 Perché la FC inganna nelle sedute lunghe
01:59 Il meccanismo: gittata sistolica e compenso del cuore
02:52 Il semaforo della deriva: 3% e 8%
03:58 Per chi è questo podcast
04:24 Il mito da smontare: "se la FC sale, rallenta"
05:01 Cosa fare da lunedì: 4 passaggi concreti
06:07 Il take-home e la prossima puntata
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Gian Mario Migliaccio, Ph.D., Fellow ECSS La formula 220-età è ancora lo standard più diffuso per calcolare le zone di allenamento?
23/02/2026 | 7 minLa formula 220-età è ancora lo standard più diffuso per calcolare le zone di allenamento.
È anche uno degli strumenti più imprecisi disponibili. In questo episodio analizziamo i dati della letteratura scientifica — a partire dalla meta-analisi di Arena et al. (2015) su 5.000 soggetti — e vediamo cosa fare concretamente per ottenere zone di allenamento affidabili senza accesso a un laboratorio. Argomenti trattati:
00:00 — Il problema: due atleti, stessa formula, FCmax reale opposta
01:30 — I dati: errore standard ±12 bpm, meta-analisi 5.000 soggetti
03:00 — Meccanismo fisiologico: genetica e specificità di sport
04:30 — Caso studio: Marco, ciclista, 16 settimane con zone sbagliate
05:30 — La soluzione: test 3 minuti all-out, r>0.92 con gold standard
06:00 — Materiale operativo episodio
07:00 — Tre take-home per la tua pratica professionale
📚 Materiale operativo dell'episodio: sds.academy
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PhD, Professore Associato all'Università San Raffaele Roma.Dottore di Ricerca, Biologo, Psicologo.Sport Scientist per atleti internazionali. www.migliaccio.it
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