34 episodi
- Una talpa di Google entra nella chat segreta di una banda di hacker e per settimane legge ogni messaggio. La banda si chiama TeamPCP: secondo gli investigatori ha violato più di mille organizzazioni nel mondo e sottratto oltre mezzo milione di credenziali, cioè password, nomi utente e chiavi d’accesso ai sistemi delle aziende.
La storia comincia dalla fine. Il 26 agosto 2026, a Cottesloe, sobborgo elegante di Perth, in Australia, la polizia arresta Ruben Ian Thomson, 21 anni, felpa nera e capelli lunghi fino alle spalle; per l’FBI è una delle menti dell’organizzazione. Da lì il racconto torna indietro di cinque mesi, a quando un infiltrato di Mandiant, la società di sicurezza informatica comprata da Google nel 2022, conquista la fiducia di un criminale e si fa presentare nel cerchio più stretto della banda.
Nella puntata vediamo come TeamPCP avvelena il software open source che usano tutti, a partire da Trivy, e con il worm Shai-Hulud colpisce, direttamente o indirettamente, perfino GitHub e la Commissione europea. Austin Larsen, analista di Google, convince Amazon e Microsoft ad annullare le chiavi rubate prima che la banda riesca a usarle. Google presenta poi un caso come il primo di criminali che trovano una falla zero-day con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, per aggirare l’autenticazione a due fattori. Il precedente è Hive, la banda di ransomware dentro cui l’FBI è rimasta nascosta per sette mesi. Infine c’è il doppio gioco di ShinyHunters: un anno prima chiedeva a Google di licenziare Larsen, adesso gli consegna i propri soci.
Quando TeamPCP capisce di essere spiata chiude la chat, e la talpa resta fuori. Come si sia arrivati comunque a quella villetta sul mare lo racconta la prossima puntata, la seconda dedicata a TeamPCP: “Nessuno tradisce come un ladro”.
Capitoli
00:00 L’arresto a Perth
04:15 L’amico fidato: come si entra in una banda hacker
06:00 Il mulino: l’attacco alla supply chain del software
08:00 L’uomo che telefonava alle vittime
09:30 Il magazzino: mezzo milione di credenziali rubate
12:15 La seconda serratura: AI, zero-day e autenticazione a due fattori
14:45 Il precedente: l’FBI dentro il ransomware Hive
17:00 Il ricettatore infedele: ShinyHunters
21:15 Chi non era uno di loro
25:45 La prossima puntata
DigitMondo è il podcast di Digitalic sulle storie vere di tecnologia, intelligenza artificiale e cybersecurity, di e con Francesco Marino. Se la puntata ti è piaciuta, segui il podcast e lascia 5 stelle. - Duncan Okindo aveva ventisei anni e un diploma in comunicazione. Ha lasciato Nairobi per un lavoro che non esisteva.
All'aeroporto di Bangkok non lo aspettava nessuno. Lo hanno portato oltre il fiume Moei, dentro KK Park, 250 edifici sul confine birmano dove lo stato non arriva. Per quattro mesi ha scritto a sconosciuti americani fingendosi un allevatore texano, lui che una mandria non l'aveva mai vista, con le frasi che gli preparava la versione gratuita di ChatGPT.
Questa è la storia di un'industria nata nei casinò svuotati dalla pandemia e tenuta in piedi da due tecnologie che chiunque può comprare. Le antenne satellitari portano la rete dove non arrivano né i cavi né i governi, i modelli linguistici hanno moltiplicato la produttività di ogni prigioniero e cancellato l'ultimo segnale con cui una vittima poteva accorgersi dell'inganno: la frase scritta male.
Resta la domanda più difficile: chi è il colpevole, se chi ti ha portato via i risparmi lo ha fatto sotto la minaccia delle botte? A chi gli chiedeva cosa lo infastidisse di più, Primo Levi rispondeva: la frode in chi si fida. Per capire i recinti del sudest asiatico, i ricercatori che li studiano sono tornati proprio a lui, alla zona grigia dei Sommersi e i salvati.
Poi c'è l'Italia, che in questa vicenda non guarda da fuori. Mentre Cina e Stati Uniti si attrezzano, gli operatori si spostano sui mercati che non sono né cinesi né americani, e per chi truffa l'italiano non è più un ostacolo.
Fonti principali: l'inchiesta Reuters su Duncan Okindo; il lavoro di Ivan Franceschini e Ling Li, autori con Mark Bo del libro di riferimento sui compound; l'inchiesta France-Presse sulle antenne satellitari; le sanzioni del Consiglio dell'Unione europea del 30 luglio 2026; ; l'intervista d'archivio a Primo Levi. - Centotrenta server Super Micro con dentro le GPU Nvidia B300, i chip per l'intelligenza artificiale più potenti al mondo, partono da Taiwan e finiscono in Cina passando da Indonesia, Giappone e Hong Kong. Washington ne vieta la vendita a Pechino senza licenza dal 2022, e attorno a quei chip Nvidia e Super Micro hanno costruito un muro di regole: liste di compratori approvati, dichiarazioni sull'utente finale, divieto di rivendita, ispezioni fisiche per ogni ordine importante.
Il muro non è stato abbattuto da fuori, qualcuno ha aperto i cancelli, da dentro.
Il 24 agosto 2026 la procura di Keelung ha incriminato nove persone, tra cui un manager di Nvidia Taiwan, due dirigenti della filiale taiwanese di Super Micro e l'amministratore delegato di un distributore. Al centro dell'accusa c'è un'ispezione fatta nel settembre 2025 in una stanza che non avrebbe mai potuto ospitare quei computer, e una mail partita subito dopo verso la sede centrale per dire che era tutto in ordine.
In questa puntata: come si costruisce un cliente che non esiste, perché a Taiwan esportare hardware per l'AI non è ancora un reato, e che cosa resta dei controlli quando chi deve farli ha interesse a non vedere.
Le spie non hanno più il trench. Hanno un badge aziendale.
DigitMondo è il podcast di Digitalic, scritto e raccontato da Francesco Marino. Se ti piace, segui il podcast. - Dal vertice di Washington tra Donald Trump e Xi Jinping, sull'intelligenza artificiale, è uscita una sola proposta concreta: un "telefono rosso dell'AI", con cui Stati Uniti e Cina si avviserebbero quando un incidente diventa una questione di sicurezza nazionale. Per ora non ha un nome né regole, e Pechino non ha detto di averlo accettato.
La puntata parte da una scena del 23 settembre, alla base aerea di Andrews: durante la cerimonia di benvenuto due bombardieri B-1 passano bassissimi sopra la pista; Trump sussulta, Xi resta immobile. Quel momento riassume il rapporto delle due superpotenze con l'AI. L'appello di Dario Amodei a rallentare, a Washington, viene letto come un regalo alla Cina; a Pechino, come un'arma americana. Per questo nessuno tocca il freno.
Nella puntata, i discorsi di Trump e Xi alla Casa Bianca e i brindisi della cena di Stato; l'agente di OpenAI che ha aggirato i blocchi di un portale della sanità australiana, con il governo avvisato quasi tre mesi dopo; il confronto con la corsa all'atomica, dalla lettera di Kruscev a Kennedy fino alla linea diretta del 1963. Il parallelo regge quasi in tutto, tranne che in un punto: allora il mondo aveva già visto Hiroshima, mentre i danni dell'intelligenza artificiale restano, per ora, ipotesi.
Un podcast di Francesco Marino, Digitalic.
Fonti dei video (Casa Bianca):
• Arrivo di Xi alla Casa Bianca: https://www.whitehouse.gov/videos/president-xi-arrives-at-the-white-house/
• Discorsi di Trump e Xi: https://www.whitehouse.gov/videos/president-trump-and-the-president-of-china-deliver-remarks/
• Accoglienza per la cena di Stato: https://www.whitehouse.gov/videos/president-trump-and-the-first-lady-greet-the-president-of-china-and-madame-peng-for-a-state-dinner/
Audio d'archivio: John F. Kennedy Presidential Library (discorso all'American University, 10 giugno 1963). - In un palazzo di Corso Re Umberto, a Torino, un monitor mostra il planisfero e si aggiorna ogni cinque minuti. Quando uno Stato diventa rosso vuol dire che lì, entro dodici settimane, può scoppiare un conflitto.
I segnali che lo annunciano sono minuscoli: la coda davanti a un compro oro, i diritti delle donne che arretrano in una provincia, gli ambasciatori che tornano a casa.
Questa AI si chiama Deeplomacy, legge oltre duemila basi dati su duecentotrenta Paesi. Quando le società che sulle guerre ci guadagnano si sono fatte avanti per comprare le previsioni, si sono sentite dire no. Da quel rifiuto viene il soprannome che Paola Pisano, già Ministra per l'Innovazione tecnologica e oggi alla guida di un laboratorio dell'Università di Torino, usa per la sua creatura: il Palantir buono.
Nella puntata: i sessantuno conflitti aperti sulla mappa, il numero più alto dal 1945; cosa succede all'Italia il giorno in cui chi possiede l'intelligenza artificiale chiude i rubinetti; il divario che pesa davvero, quello tra chi l'AI la usa e chi la costruisce; perché la Cina va studiata senza copiarla; l'indice di sovranità digitale che ci mette a 6,5 mentre l'Europa sta a 16; le tre cose che nessuna macchina, per ora, sa fare al posto di una persona.
Con l'intervist di Paola Pisano
DigitMondo è il podcast di Digitalic. Nuove puntate ogni martedì.
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DigitMondo è il podcast di Francesco Marino, direttore di Digitalic, che racconta come tecnologia, intelligenza artificiale e innovazione stanno trasformando il mondo in cui viviamo.
Ogni episodio parte da una notizia, da un evento o da un segnale del presente, per allargare lo sguardo e capire che cosa sta davvero cambiando sotto la superficie. L’intelligenza artificiale, la robotica, la cybersecurity, la competizione tecnologica tra Stati Uniti, Europa e Cina non sono soltanto temi tecnici. Sono fenomeni che stanno ridisegnando economia, lavoro, geopolitica e cultura.
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