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Stefano Feltri
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Ultimo episodio

52 episodi

  • Appunti - Il podcast della newsletter di Stefano Feltri

    Il mondo dopo la resa di Trump

    18/06/2026 | 53 min
    L’appuntamento di Appunti di Geopolitica, con Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi. Con noi c’è Rita Borriello, analista geopolitica del centro Spykman.

    In questo episodio:


    Iran – L’Iran esce rafforzato, ma non vincitore. La tregua certifica soprattutto la sconfitta americana: Teheran non è stata piegata, lo Stretto di Hormuz diventa una leva negoziale e gli Stati del Golfo devono ricalcolare la propria sicurezza senza poter contare davvero sugli Stati Uniti.


    Stati Uniti – Trump appare intrappolato dalla propria guerra: non può rivendicare una vittoria, ma nemmeno ammettere la sconfitta. La crisi mostra che la potenza militare americana non basta più a imporre un ordine politico.


    Golfo – Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Oman e Pakistan cercano nuovi equilibri. Il dato più rilevante è che l’opzione militare contro l’Iran si è rivelata impraticabile: l’unica strada diventa negoziare con Teheran.


    Europa – L’Europa come soggetto unitario resta evanescente. Contano i singoli Stati: la Francia potrebbe provare a occupare spazi lasciati liberi dagli Stati Uniti, mentre gli altri Paesi europei cercano alternative alla dipendenza da Washington.


    NATO – Il vertice in Turchia si annuncia complicato. Gli aumenti di spesa militare promessi sono difficili da sostenere e la NATO appare sempre più in “polmone artificiale”, anche per le tensioni tra Grecia, Turchia e Cipro.


    Ucraina – La guerra in Iran può cambiare anche il fronte ucraino. Putin ha perso la sua carta migliore, cioè l’appoggio politico di Trump; questo potrebbe aprire spazi negoziali, ma sia Mosca sia Kyiv devono fare i conti con le rispettive ali oltranziste.


    Vaticano – Leone XIV esce rafforzato sul piano simbolico: un papa americano contro la guerra mentre gli Stati Uniti la perdono. Resta da capire se la Chiesa saprà trasformare questo capitale morale in peso politico reale.

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  • Appunti - Il podcast della newsletter di Stefano Feltri

    Israele e Trump fuori controllo

    10/06/2026 | 1 h 3 min
    L’appuntamento di Appunti di Geopolitica è in diretta ogni martedì alle 17.30, con Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi.

    Subito dopo, ecco il video per il pubblico di Appunti.

    In questo episodio:

    Trump – Donald Trump appare sempre più incapace di controllare la crisi mediorientale. Annuncia accordi imminenti con l’Iran, ma non riesce né a chiudere il conflitto né a imporre una linea a Benjamin Netanyahu, che continua a muoversi secondo una propria agenda.

    Stati Uniti – La difficoltà americana non riguarda solo Trump, ma il declino della capacità egemonica degli Stati Uniti. Washington resta una potenza enorme, ma senza una direzione politica coerente: non riesce più a disciplinare né gli avversari né gli alleati.

    Netanyahu – Benjamin Netanyahu sa che Israele non può davvero fare a meno degli Stati Uniti, ma usa lo scontro con Washington per ragioni interne. La guerra resta popolare in Israele e consente alla leadership israeliana di rilanciare il tema della sovranità e della sicurezza contro ogni pressione esterna.

    Israele – La politica israeliana è spinta da una competizione interna sempre più radicale. Non solo l’estrema destra, ma anche una parte più ampia della classe politica sostiene l’idea che Israele debba andare avanti da solo, anche se questa idea non ha basi materiali senza il sostegno americano.

    Iran – L’Iran non è stato piegato. Teheran usa lo Stretto di Hormuz come leva negoziale e sfrutta l’incapacità americana di riprendere l’offensiva militare. Trump è in un vicolo cieco: non può ammettere la sconfitta, ma qualunque accordo rischia di essere peggiore di quello abbandonato nel 2018.

    Repubblicani – La guerra in Iran apre crepe nel Partito repubblicano. Alcuni contestano Trump perché aveva promesso di essere il presidente della pace, altri perché vorrebbero una linea ancora più dura contro Teheran. In mezzo resta la maggioranza opportunista, pronta a seguire chi appare vincente.

    Midterm – Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti rischiano di diventare un momento di tensione istituzionale. Trump prepara già la narrativa delle elezioni truccate, mentre circolano ipotesi di pressione sui seggi, contestazioni del voto per corrispondenza e uso politico degli apparati.

    Nato – L’articolo 5 non è un automatismo. I droni russi caduti o sconfinati in Paesi Nato mostrano il rischio di incidenti, ma non bastano a produrre una risposta collettiva. La vera novità è che oggi la garanzia americana appare molto meno credibile.

    Russia – La Russia mostra segnali crescenti di difficoltà. Gli attacchi ucraini vicino a San Pietroburgo, durante la “Davos russa”, hanno un forte valore simbolico: Mosca può ancora colpire, ma non riesce più a mostrare invulnerabilità.

    Ucraina – Volodymyr Zelensky prova a sfruttare la debolezza russa e la distrazione di Trump. La lettera a Vladimir Putin serve meno a negoziare davvero che a mostrare sicurezza politica. Ma anche Kyiv ha problemi interni, come indica la necessità di parlare al nazionalismo ucraino più radicale.

    Guerra in Ucraina – La fine del conflitto sembra possibile solo in due scenari: un congelamento di tipo coreano o un collasso della macchina bellica russa. L’ipotesi di una trattativa classica resta debole, perché né Putin né Zelensky possono presentare una sconfitta come compromesso accettabile.

    Cina e Corea del Nord – La visita di Xi Jinping a Pyongyang è un segnale importante anche per Mosca. La Russia ha cercato di avvicinare la Corea del Nord per compensare le proprie debolezze, ma la Cina resta l’attore decisivo: tiene in piedi l’economia nordcoreana e può usare Pyongyang come leva contro gli Stati Uniti.

    Allargamento Ue – L’allargamento dell’Unione europea torna centrale, soprattutto per Ucraina, Montenegro, Albania e Balcani. Ma l’entusiasmo ufficiale nasconde una realtà più fragile: molti governi europei lo sostengono davanti alle telecamere, ma non sembrano pronti a pagarne i costi politici, finanziari e istituzionali.

    Ucraina nell’Ue – Per Kyiv l’adesione europea ha soprattutto valore simbolico e politico. Può servire a rendere più accettabile una tregua difficile con la Russia, anche in presenza di concessioni territoriali. Ma l’Unione europea non offre le garanzie di sicurezza che l’Ucraina cercava nella Nato.

    Balcani – L’urgenza dell’allargamento ai Balcani non dipende da una nuova spinta strategica chiara. Serve soprattutto all’Unione europea per mostrare di essere ancora viva e capace di iniziativa. Ma l’ingresso di nuovi Paesi aumenterebbe la complessità decisionale e la redistribuzione dei fondi.

    Unione europea – Il problema dell’Unione non è solo il numero degli Stati membri, ma la paralisi delle sue istituzioni. Riformarle richiederebbe l’unanimità, cioè proprio il meccanismo che blocca le riforme. Per questo tornano ipotesi di nuove strutture parallele, come un consiglio europeo di sicurezza.

    Metodo – La puntata mostra ancora una volta che la geopolitica non coincide con la cronaca degli eventi. Ogni crisi va letta dentro una struttura più ampia: il Medio Oriente dentro il declino americano, l’Ucraina dentro la crisi della Russia, l’allargamento dentro l’impotenza istituzionale dell’Unione europea.

    Prossimi segnali – Le variabili da seguire sono la capacità di Trump di uscire dalla crisi iraniana, la tenuta del rapporto Stati Uniti-Israele, le tensioni interne americane verso i midterm, i segnali di cedimento della Russia, il ruolo cinese sulla Corea del Nord e il vero grado di volontà politica europea sull’allargamento.

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  • Appunti - Il podcast della newsletter di Stefano Feltri

    Medio Oriente, il caos come strategia

    05/06/2026 | 1 h 2 min
    L’appuntamento di Appunti di Geopolitica è in diretta ogni martedì alle 17.30, con Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi.

    Subito dopo, ecco il video per il pubblico di Appunti.

    In questa puntata possiamo contare sul contributo di Greta Cristini, analista geopolitica e repoter, tra i volti più noti dell’analisi geopolitica in tv, e curatrice su Substack della newsletter Extrema Ratio.

    In questo episodio:


    Iran – Donald Trump cerca una via d’uscita dalla crisi con Teheran, ma l’Iran si sente in posizione di forza. Ogni volta che sembra avvicinarsi un’intesa, falchi repubblicani o Israele alzano la posta e rendono più difficile chiudere il conflitto in modo dignitoso per Washington.


    Netanyahu – Benjamin Netanyahu segue una propria agenda, non sempre coincidente con quella americana. La guerra in Libano gli serve a mantenere aperto il fronte militare e a ostacolare un accordo più ampio tra Stati Uniti e Iran.


    Libano – Israele applica nel sud del Libano una tattica simile a quella usata a Gaza: bombardamenti sui villaggi sciiti, evacuazione della popolazione e costruzione di una zona cuscinetto. Il rischio è che il disarmo di Hezbollah passi attraverso una nuova guerra civile libanese.


    Hezbollah – Hezbollah non è solo una milizia filo-iraniana, ma anche il principale partito della comunità sciita e un attore nazionale libanese. Trattare il futuro del Libano senza coinvolgerlo rende fragile qualunque cessate il fuoco.


    Israele – La vera vulnerabilità israeliana è interna: consenso ancora possibile per Netanyahu, opposizione divisa, esercito sotto stress, riservisti logorati e conflitto aperto sulla leva degli ultraortodossi. La guerra esterna può trasformarsi in crisi civile interna.


    Turchia – Ankara emerge come possibile nuovo nemico strategico nella narrativa israeliana, dopo l’Iran. Ma i canali con Israele non sono del tutto chiusi e la Turchia resta un attore troppo centrale, anche per Nato ed Europa, per essere trattata come un avversario qualunque.


    Unifil – La missione Onu in Libano appare ormai svuotata: può mediare solo se le parti vogliono parlarsi. Se Israele e Hezbollah scelgono la guerra, i caschi blu non hanno né mandato né forza per incidere.


    Metodo – L’analisi geopolitica deve tenere insieme l’albero e la foresta: il lavoro sul campo serve a capire il mosaico locale, ma senza una cornice più ampia si rischia di perdersi nel dettaglio. Solo collegando micro e macro si capisce il Medio Oriente.


    Polarizzazione – Su Gaza e Israele il pubblico chiede spesso di schierarsi, ma l’analisi non coincide con la presa di posizione. Il compito è restituire complessità, anche quando questo scontenta chi cerca solo conferme.


    Prossimi segnali – Le variabili da seguire sono la tenuta apparente del cessate il fuoco, Hormuz, la politica interna israeliana, le elezioni americane e israeliane, e soprattutto le conseguenze economiche: energia, voli, bollette e instabilità sociale possono cambiare il quadro più della diplomazia.

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  • Appunti - Il podcast della newsletter di Stefano Feltri

    I limiti del G2 Trump-Xi

    19/05/2026 | 1 h 1 min
    L’appuntamento di Appunti di Geopolitica con Stefano Feltri e Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi.

    Con l’aiuto di Giulia Shaughnessy, analista e operations manager del Centro Spykman, ogni settimana cercheremo di rispondere alle domande che tutti ci facciamo. Questa settimana partecipa anche l’analista Rita Borriello.

    In questo episodio:


    G2 – Il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping non produce una nuova governance mondiale: mostra piuttosto una Cina che sfrutta il caos americano e Stati Uniti incapaci di definire una linea coerente.


    Taiwan – Pechino riporta Taiwan al centro senza bisogno di minacciare subito un attacco. Il silenzio americano diventa già un avanzamento politico: l’ambiguità strategica di Washington appare sempre più svuotata.


    Cina – La prevedibilità cinese diventa un vantaggio comparato. In un mondo in cui gli Stati Uniti cambiano posizione di continuo, Pechino appare l’attore con cui almeno si può negoziare.


    Russia – L’idea di un’alleanza paritaria tra Cina e Russia è fuorviante. Mosca è sempre più dipendente da Pechino e la guerra in Ucraina ha ridotto drasticamente le sue carte.


    Europa – L’Unione europea cerca una linea più dura sulla Cina, ma resta divisa tra paesi che temono la concorrenza industriale e paesi che vogliono attrarre investimenti cinesi.


    Nato – La Nato resta in piedi solo se l’articolo 5 è credibile. Se gli Stati Uniti fanno capire che non difenderebbero davvero un alleato, l’Alleanza diventa un guscio vuoto.


    Terrorismo – Gaza e Iran non hanno riattivato il terrorismo islamista globale come molti temevano. La dinamica dominante appare oggi più nazionalista che religiosa.


    Groenlandia – L’interesse per la Groenlandia riguarda rotte artiche, posizione strategica e terre rare. Con Hormuz instabile, ogni rotta alternativa diventa più rilevante.


    Diplomazia – Iran e Ucraina dovranno comunque passare da soluzioni diplomatiche, ma la diplomazia è sempre più improvvisata, affidata a mediatori contingenti e non a istituzioni solide.

    Per approfondire, leggi Appunti

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  • Appunti - Il podcast della newsletter di Stefano Feltri

    Stati Uniti - Cina: La grande spartizione del mondo

    12/05/2026 | 52 min
    L’appuntamento di Appunti di Geopolitica con Stefano Feltri e Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi.

    Con l’aiuto di Giulia Shaughnessy, analista e operations manager del Centro Spykman, ogni settimana cercheremo di rispondere alle domande che tutti ci facciamo.

    In questo episodio:


    Vertice – Donald Trump e Xi Jinping arrivano al vertice in condizioni molto diverse: gli Stati Uniti sono indeboliti dalla perdita di credibilità e dalla crisi con l’Iran; la Cina appare invece rafforzata dagli errori americani e dalla propria immagine di attore più prevedibile.


    Trump – La strategia americana verso la Cina resta ambigua: da un lato il contenimento commerciale, dall’altro l’idea di una spartizione del mondo in sfere d’influenza tra Stati Uniti, Cina e Russia. Questa oscillazione indebolisce Washington.


    Cina – Pechino ragiona su tempi lunghi: Taiwan, il 2049, la proiezione marittima, la stabilità commerciale. Trump invece appare concentrato sul breve periodo e sulle elezioni di metà mandato.


    Europa – L’Europa non può più considerarsi automaticamente allineata agli Stati Uniti contro la Cina. Se Washington e Pechino litigano, subisce l’instabilità; se trovano un’intesa, rischia di finire “sul menù”.


    Transizione – La Cina è ormai indispensabile per la transizione ecologica: batterie, rinnovabili, elettrificazione, riduzione dei costi. Per l’Europa diventa difficile seguire la linea protezionista americana.


    Taiwan – Taiwan è il perno della proiezione marittima cinese: controllarla significherebbe rompere la prima catena di isole che limita l’accesso di Pechino al Pacifico e all’Oceano Indiano.


    Giappone – Il riarmo giapponese nasce dal timore che una Cina dominante su Taiwan possa controllare il Mar Cinese orientale. Il disimpegno americano spinge Tokyo a rafforzarsi.


    Hormuz – Se l’Iran riuscisse a imporre un pedaggio sullo stretto di Hormuz, creerebbe un precedente globale per tutti i colli di bottiglia marittimi, da Malacca in poi.


    Russia – Mosca continua a minacciare, ma appare debole. La parata per la vittoria sovietica e le tensioni con l’Armenia segnalano più difficoltà che forza.


    Ucraina – La Russia non può davvero vincere, ma l’Ucraina difficilmente recupererà tutti i territori occupati. Un accordo richiederebbe un cambiamento politico o internazionale.

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Appunti è il progetto editoriale indipendente curato da Stefano Feltri che offre analisi, approfondimenti e inchieste realizzati insieme a giornalisti, esperti e scrittori. Nella versione podcast trovate le conversazioni con ospiti italiani e internazionali, la versione audio dei corsi di Appunti e di Appunti di Geopolitica, oltre a brevi episodi dedicati ai libri di saggistica più interessanti e utili per capire l’attualità. Appunti è un progetto di informazione indipendente, sostenuto soltanto dalle sue lettrici e lettori. Se pensi che sia importante, abbonati o regala un abbonamento a qualcuno a cui tieni
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