In questa conversazione con Manlio Graziano, a partire dal suo nuovo libro Come si va in guerra (Mondadori), la geopolitica viene presentata non come sinonimo generico di politica internazionale, ma come metodo per leggere gli ostacoli concreti all’azione politica: geografia, economia, istituzioni, storia, tradizioni, paure collettive.
In un mondo attraversato da guerre, riarmo, crisi dell’egemonia americana e disordine globale, l’obiettivo non è prevedere tutto, ma capire quali dinamiche profonde rendono alcune crisi meno improvvise di quanto sembrino.
La geopolitica serve a capire i vincoli, non a giustificare il determinismo. Graziano spiega che gli Stati, come gli individui, agiscono dentro limiti materiali: la geografia della Russia, la centralità degli sbocchi marittimi, la forza economica degli Stati Uniti, la chiusura dei mercati. Ma questi fattori non producono automaticamente gli eventi: i leader contano soprattutto nelle forme, meno nella sostanza. Trump, Putin o Netanyahu sono letti come prodotti di crisi profonde più che come cause isolate.
La guerra nasce dall’incrocio tra interessi, errori di calcolo e psicologia collettiva. Il libro smonta l’idea che le guerre comincino con un singolo evento scatenante. Le società si dicono pacifiste in tempo di pace, ma quando percepiscono una minaccia si rifugiano nel gruppo e trasformano la paura in patriottismo. La propaganda funziona perché trova un terreno fertile: non crea da sola il consenso, ma trasforma il bisogno di protezione in eroismo e il nemico in una figura assoluta.
Il riarmo europeo è una risposta a un mondo più insicuro, ma il dibattito resta povero. Per Graziano, il riarmo non porta automaticamente alla guerra: durante la guerra fredda produsse deterrenza, non conflitto diretto. Il vero nodo è il disimpegno americano e l’incapacità europea di discutere seriamente quali minacce affrontare, con quali strumenti e a quali costi sociali. A complicare tutto ci sono debiti pubblici enormi e crisi demografica: mancano sia i soldi sia, in prospettiva, le persone da mandare a combattere.
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