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Stefano Feltri
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  • Appunti - Il podcast della newsletter di Stefano Feltri

    Iran e Vaticano, le due guerre che Trump sta perdendo

    15/04/2026 | 1 h 4 min
    L’appuntamento di Appunti di Geopolitica con Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, e Stefano Feltri per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi.

    Con l’aiuto di Giulia Shaughnessy, analista e operations manager del Centro Spykman, ogni settimana cerchiamo di rispondere alle domande che tutti ci facciamo.

    In questo episodio:


    La guerra contro il Papa può costare più di quanto Trump immaginiLo scontro con Leone XIV non viene trattato come una provocazione passeggera, ma come un errore politico serio. Trump se la prende con una Chiesa cattolica che negli Stati Uniti non è una presenza marginale: è una rete sociale, educativa, sanitaria e territoriale con un peso reale. Per questo la sua offensiva contro il Vaticano rischia di diventare una delle guerre che non può vincere


    I cattolici americani contano perché sono numerosi, organizzati e radicatiIl loro peso non dipende solo dai numeri, ma dalla struttura della Chiesa: scuole, ospedali, proprietà, parrocchie, capacità di mobilitazione. È una forza molto più coesa di quasi tutte le altre componenti religiose americane. Il punto politico vero è capire se, davanti alla guerra e allo scontro con il Papa, questa rete deciderà di muoversi davvero.


    La faglia non è spirituale ma sociale e politicaIl voto cattolico per Trump non si spiega tanto con la fede, quanto con l’ascesa sociale di gruppi cattolici entrati stabilmente nella middle class e nei suoi interessi materiali. Adesso però si apre una tensione nuova: continuano a pesare di più classe, reddito e collocazione sociale, oppure l’urto con la Chiesa e con la guerra comincia a incrinare questo equilibrio?


    La sconfitta di Orbán non chiude la stagione populista, ma mostra che il trumpismo pesaLe elezioni ungheresi sono lette come un segnale importante, non come una svolta definitiva. Il punto è che Trump e il suo mondo cominciano a diventare un fattore tossico anche per una parte delle destre europee: più che rafforzarle, rischiano di far perdere consenso. Ma le condizioni che hanno prodotto il populismo restano tutte lì.


    Israele sembra puntare più alla guerra permanente che a una vittoria chiaraLa domanda su cosa significhi davvero “vincere” resta aperta, perché gli obiettivi ufficiali non reggono più: Hamas non sparisce, Hezbollah non sparisce, l’Iran non sparisce. L’ipotesi è che la guerra serva soprattutto a tenere insieme un paese internamente fragile, attraversato da fratture profonde e incapace di trovare una coesione diversa dal nemico esterno.


    La crisi di Israele è anche una crisi di identitàIsraele viene descritto come uno Stato che non ha mai risolto davvero la questione di che cosa sia e di come definirsi. Le diverse componenti della popolazione non si sono fuse fino in fondo, i vecchi equilibri si sono rotti, il partito fondatore è scomparso e la destra religiosa ha riempito il vuoto. La guerra diventa così una scorciatoia per rinviare un problema politico interno irrisolto.

    Per approfondire: https://appunti.substack.com/

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  • Appunti - Il podcast della newsletter di Stefano Feltri

    La guerra asimmetrica dell’Iran e il caos degli Stati Uniti

    31/03/2026 | 57 min
    L’appuntamento di Appunti di Geopolitica con Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, e Stefano Feltri per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi.

    Con l’aiuto di Giulia Shaughnessy, analista e operations manager del Centro Spykman, ogni settimana cerchiamo di rispondere alle domande che tutti ci facciamo.

    In questo episodio:

    L’Iran perde, ma può far pagare a tutti il prezzo della sua sconfittaTeheran non sembra avere le risorse per uscire rafforzata da questa guerra: arriva allo scontro già economicamente esausta e non può sostenere a lungo un conflitto aperto. Può però rendere tutto più costoso e più instabile, a partire da Hormuz, e se evita il collasso la conclusione più probabile è che cercherà ancora di più una garanzia estrema di sopravvivenza.

    La guerra è asimmetrica perché il caos americano conta quanto la debolezza iranianaL’asimmetria non è solo militare. L’Iran usa con una certa razionalità politica le poche leve che ha, mentre gli Stati Uniti appaiono guidati da decisioni arbitrarie, messaggi contraddittori e istituzioni incapaci di imporre un ordine. Il problema non è fidarsi o no di Trump, ma il fatto che non esista più un centro decisionale americano stabile.

    L’Europa si smarca da Washington, ma resta divisaDiversi alleati europei prendono le distanze dal conflitto e mostrano di non voler seguire automaticamente gli Stati Uniti. Ma questo non coincide con la nascita di una vera strategia comune: prevalgono ambiguità, distinguo nazionali e reazioni incoerenti. Anche quando Bruxelles prova a parlare a nome di tutti, spesso finisce per rappresentare soltanto se stessa.

    Negli Stati Uniti cresce il dissenso, ma non si vede ancora un’alternativaLe proteste aumentano e il consenso di Trump si indebolisce, ma non abbastanza da far pensare a una correzione del sistema. Il dato più inquietante è che una parte molto ampia dell’elettorato continua a sostenerlo nonostante tutto. E dall’altra parte manca ancora una forza politica capace di trasformare il malcontento in una vera opposizione di governo.

    Israele allarga il conflitto e aumenta il rischio di collasso regionaleMentre l’attenzione si concentra su Iran e Hormuz, Israele continua a muoversi anche in Libano e in Cisgiordania, aprendo altri fronti e aggravando tensioni già fuori controllo. Il rischio non è solo militare, ma politico e istituzionale: l’intera regione viene spinta verso un disordine più profondo, senza che emerga un argine credibile.

    La crisi non riguarda solo il Medio Oriente: coinvolge anche Asia meridionale e TaiwanIl conflitto si inserisce in un sistema di rivalità sempre più intrecciato, che va ben oltre il Medio Oriente. Pakistan, Afghanistan, India, paesi del Golfo e Cina si muovono già dentro questo nuovo quadro. Anche Taiwan osserva il disimpegno americano e comincia a interrogarsi su cosa significhi restare esposta mentre Washington sposta altrove uomini, mezzi e attenzione.

    Per capire questa fase bisogna allargare lo sguardoSeguire solo la cronaca immediata non basta più, perché ogni crisi si collega a un’altra e nessun teatro resta davvero separato dagli altri. L’illusione di poter isolare i conflitti è finita. Per orientarsi bisogna guardare insieme energia, equilibri regionali, crisi istituzionali e rapporti di forza globali.

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  • Appunti - Il podcast della newsletter di Stefano Feltri

    Appunti di libri - Mio zio Donald Trump è un nichilista - con Mary L. Trump

    30/03/2026 | 43 min
    Donald non crede nell’eredità, perché non crede che qualcosa possa o debba sopravvivergli. Non gli importa. È un nichilista. E questo lo rende pericoloso per molte ragioni. Ma lo rende pericoloso anche perché pensa di essere l’unica cosa davvero importante nell’universo. Se pensa di stare andando giù, cercherà di trascinare giù tutti noi con lui

    Mary L. Trump

    Il libro di cui parliamo, uscito da poco per UTET, si intitola Sempre troppo e mai abbastanza. È un titolo che spiegheremo meglio più avanti, ma è soprattutto un libro scritto da Mary L. Trump e dedicato a quello che viene definito l’uomo più pericoloso del mondo.

    Lo ha scritto Mary L. Trump, che non è solo omonima di Donald J. Trump: è la nipote

    Mary L. Trump è figlia di Fred Trump Jr. enipote di Donald Trump. Psicologa clinica, ha conseguito un dottorato di ricerca presso il Derner Institute of Advanced Psychological Studies dell’Adelphi University di New York. Tiene la seguitissima newsletter The Good in Us ed è conduttrice del Mary Trump Show su YouTube. Sempre troppo e mai abbastanza, il libro di cui Donald Trump ha cercato in tutti i modi di bloccare la pubblicazione, è stato un clamoroso caso editoriale negli Stati Uniti, al primo posto nella classifica dei bestseller e tradotto in oltre dieci paesi nel mondo.

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  • Appunti - Il podcast della newsletter di Stefano Feltri

    Un mondo è finito - con Manlio Graziano

    27/03/2026 | 1 h 23 min
    Gli Stati Uniti, dopo la Seconda guerra mondiale, avevano bisogno di organizzare un sistema che impedisse ai veri potenziali concorrenti — Europa e Giappone — di diventare troppo autonomi. La divisione del mondo in blocchi serviva anche a quello. L’Unione Sovietica non è mai stata un vero contropotere paragonabile agli Stati Uniti. Era un nemico utile, anche narrativamente. E il racconto della minaccia sovietica servì moltissimo a consolidare l’ordine americano. Oggi non ci sono più quelle condizioni

    Manlio Graziano

    Quella che trovate qui è la versione editata di una conversazione con Manlio Graziano, direttore dello Spykman Center, firma di Appunti e del Corriere della Sera – La Lettura, registrata al Casinò di Sanremo il 17 marzo in occasione della presentazione del suo libro per Mondadori Come si va in guerra. Propaganda, interessi, ideologie: cosa infiamma lo scontro tra potenze. Un ragionamento su guerra, declino dell’ordine internazionale e crisi dell’Occidente.

    Si ringrazia per l’organizzazione Non dimenticare di ringraziare Marzia Taruffi, responsabile dell’ufficio stampa e cultura del Casinò di Sanremo, che ci ha fornito la registrazione dell’evento.

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  • Appunti - Il podcast della newsletter di Stefano Feltri

    La guerra economica di Hormuz e il nuovo mondo della forza

    24/03/2026 | 59 min
    L’appuntamento di Appunti di Geopolitica con Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, e Stefano Feltri per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi.

    Con l’aiuto di Giulia Shaughnessy, analista e operations manager del Centro Spykman, ogni settimana cerchiamo di rispondere alle domande che tutti ci facciamo.

    In questo episodio:


    Trump non è una guida, è il segno del caosTrump può fermare o rilanciare la guerra quando vuole, ma proprio questa arbitrarietà mostra che negli Stati Uniti non funzionano più i vecchi contrappesi. Il problema non è fidarsi o no di lui: è che non esiste più un centro decisionale americano stabile.


    L’Iran può solo rendere la guerra più costosaTeheran non ha la forza per vincere uno scontro diretto, ma può alzare il prezzo del conflitto per tutti. La minaccia su Hormuz va letta così: una mossa estrema di un paese in difficoltà che prova a impedire una chiusura rapida della guerra.


    L’ordine internazionale di prima non c’è piùLa crisi conferma che il sistema di regole degli ultimi decenni è saltato. Non era perfetto, ma offriva un quadro di riferimento; oggi invece anche gli alleati degli Stati Uniti cercano nuovi equilibri senza sapere davvero dove trovarli.


    India, Golfo e Cina si adattano a un mondo più instabileL’India continua a praticare il multiallineamento, ma nelle fasi di caos è sempre più difficile restare amici di tutti. Anche i paesi del Golfo capiscono che le basi americane non sono solo una protezione, mentre la Cina non sembra ancora capace di sostituire Washington.


    L’Europa non ha ancora una strategia comunePer Maglio Graziano, l’attivismo di Macron non rafforza l’Europa ma ne mostra il limite: senza un interesse strategico comune non esiste una vera politica estera europea. Il problema non è il formato delle riunioni, ma l’assenza di una linea condivisa.


    La stabilità di Meloni contava più dell’Italia in séAll’estero il referendum viene letto soprattutto come possibile fine di una delle poche esperienze di stabilità politica in Europa. Ma senza un’alternativa credibile, l’indebolimento di Meloni rischia di pesare più sulla posizione internazionale dell’Italia che sugli equilibri interni.

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Appunti è il progetto editoriale indipendente curato da Stefano Feltri che offre analisi, approfondimenti e inchieste realizzati insieme a giornalisti, esperti e scrittori. Nella versione podcast trovate le conversazioni con ospiti italiani e internazionali, la versione audio dei corsi di Appunti e di Appunti di Geopolitica, oltre a brevi episodi dedicati ai libri di saggistica più interessanti e utili per capire l’attualità. Appunti è un progetto di informazione indipendente, sostenuto soltanto dalle sue lettrici e lettori. Se pensi che sia importante, abbonati o regala un abbonamento a qualcuno a cui tieni
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