67 episodi
- L'arte di perdere s'impara presto;
tante le cose col segreto intento
di andare perse, che non è un disastro.
Perdi una cosa al giorno. Con malestro
accetta chiavi perse, un'ora al vento.
L'arte di perdere s'impara presto.
Perdi di più, più in fretta; al peggio apprestati:
luoghi e nomi e dov'è che avevi in mente di recarti.
Non sarà mai un disastro.
L'orologio di mamma ho perso; e questa!
che è l'ultima di tre case nel niente.
L'arte di perdere s'impara presto.
Ho perso due città, belle. E, più vasti,
altri regni, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è poi un disastro.
Anche perdere te (la voce, il gesto amato) non mi smentirà.
È evidente: l’arte di perdere fin troppo presto s'impara, e sembra (scrivilo) un disastro. - La poesia di Leonora della Genga
Tacete, o maschi,
a dir che la natura a fare il maschio solamente intenda,
e per formar la femmina non prenda, se non contra sua voglia alcuna cura.
Qual'invidia per tal, qual nube oscura fa, che la mente vostra non comprenda,
com'ella in farle ogni sua forza spenda, onde la gloria lor la vostra oscura?
Sanno le donne maneggiar le spade, sanno regger gl'imperi e sanno ancora trovare il cammin dritte in Elicona.
In ogni cosa il valor vostro cade, uomini, appresso loro.
Uomo non fora mai per torne di man pregio o corona. - La poesia di Wisława Szymborska è contenuta nella raccolta "La gioia di scrivere" edita Adelphi.
Io – un’adolescente?
Se ora, d’improvviso, si presentasse qui,
dovrei salutarla come una persona cara,
benché mi sia estranea e lontana?
Versare una lacrimuccia, baciarla sulla fronte
per la sola ragione
che la nostra data di nascita è la stessa?
Siamo così dissimili
che forse solo le ossa sono le stesse,
la calotta cranica, le orbite oculari.
Perché già gli occhi è come fossero più grandi,
le ciglia più lunghe, la statura più alta
e tutto il corpo è fasciato
dalla pelle liscia, senza un’imperfezione.
In verità ci legano parenti e conoscenti,
ma nel suo mondo di questa cerchia comune
sono quasi tutti vivi,
mentre nel mio quasi nessuno.
Siamo così diverse,
i nostri pensieri e parole così differenti.
Lei sa poco -
ma con un’ostinazione degna di miglior causa.
Io so molto di più -
ma non in modo certo.
Mi mostra delle poesie,
scritte con una grafia nitida, accurata,
con cui io non scrivo più da anni.
Leggo quelle poesie, le leggo.
Be’
, forse quest’unica,
se fosse accorciata
e corretta qua e là.
Dal resto non verrà nulla di buono.
La conversazione langue.
Sul suo modesto orologio
il tempo è ancora incerto e costa poco.
Sul mio è molto più caro ed esatto.
Per commiato nulla, un sorriso abbozzato
e nessuna commozione.
Solo quando sparisce
e nella fretta dimentica la sciarpa -
Una sciarpa di pura lana,
a righe colorate,
che nostra madre
ha fatto per lei all’uncinetto.
La conservo ancora. - La poesia di Emily Brontë è contenuta nella racconta Mondadori dal titolo "Poesie" che contiene tutti i componimenti delle tre sorelle.
Quando, stanca degli affanni del giorno,
del terreno trascorrere di pena in pena,
perduta, prossima a disperare,
torna dolce a chiamarmi la tua voce;
non sono più sola, fedele amica,
se tu ancora puoi parlarmi così!
Non ho speranze nel mondo di fuori;
due volte mi è caro il mondo che è in me;
dove astuzia, odio e dubbio,
e freddi sospetti non hanno dimora;
il tuo mondo in cui tu e io e la libertà,
godiamo di sovranità indiscussa.
Che importa se mi circondano
tenebre, pericolo, e colpa:
nel rifugio del nostro cuore
serbiamo limpido un cielo di luce,
caldo dei mille e mille raggi
di soli che non conoscono l'inverno.
La ragione, è vero, spesso lamenta l
a triste realtà della natura,
e al cuore dolente ripete che vani
saranno sempre i suoi sogni più cari;
e la verità può calpestare rudemente
i fiori nuovi della fantasia:
Ma tu, sempre presente accanto a me,
mi riconduci l'errabonda visione,
e alla spenta stagione infondi nuova gloria,
e dalla morte trai vita più dolce,
e sussurri, con voce divina,
di mondi reali, splendenti come il tuo.
Non do fede alla tua gioia fantasma,
pure, nella quiete dell'ora notturna,
il cuore colmo di gratitudine nuova,
accolgo te, forza benigna;
conforto certo delle umane cure,
più dolce speranza, se la speranza dispera! - La poesia di Charlie Cox è tratta dalla raccolta "Deve essere pazza" ed. HarperCollins
Tutto ciò che conta è la gentilezza
Lo so che sembra un'ovvietà
Ma è una verità
Pensa a tutte le cose brutte del mondo
E poi pensa a te
Pensa a tutti i guai che hai affrontato
E poi pensa a tutte le facce gentili
Che ti hanno aiutata a superarli
Sono state loro a ricordarti
Il tuo potere
E nei giorni in cui ti senti senza scopo
Ricorda che è una necessità umana elementare inondare
Gli altri di gentilezza
Compassione
Carrettate
D'amore
Indipendentemente dalla razza, dal sesso, dalla collocazione e dai
beni materiali
Sarà la gentilezza nel suo significato più essenziale
A portarci da questo oscuro presente
A un tempo verbale più speranzoso, promettente.
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Mi chiamo Carolina Capria, sono una scrittrice e ho una grande passione per le storie e la rappresentazione.
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