ep. 26 st. 2
Sonetto che rientra a pieno titolo nelle "rime della lode" e che ha forti ed evidenti richiami sia a Guinizzelli ("Io voglio del ver la mia donna laudare") che a Cavalcanti ("Chi è questa che vèn ch'ogn'om la mia"). Naturalmente, Dante, ancora una volta, va oltre i propri maestri e porta il sentimento amoroso verso una luce spirituale.
Ne li occhi porta la mia donna Amore,
per che si fa gentil ciò ch’ella mira;
ov’ella passa, ogn’om ver lei si gira,
e cui saluta fa tremar lo core,
sì che, bassando il viso, tutto smore,
e d’ogni suo difetto allor sospira:
fugge dinanzi a lei superbia ed ira.
Aiutatemi, donne, farle onore.
Ogne dolcezza, ogne pensero umile
nasce nel core a chi parlar la sente,
ond’è laudato chi prima la vide.
Quel ch’ella par quando un poco sorride,
non si pò dicer né tenere a mente,
sì è novo miracolo e gentile.
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Musica: "Soft Landing" by Peter Lainson