26 episodi
- Il trauma dei rifugiati di guerra non è un singolo evento, ma una condizione continua fatta di paura, perdita e allerta costante.
In questa puntata esploriamo cosa accade nel corpo e nella mente quando il trauma diventa complesso e perché, in questi casi, la parola non basta.
Parliamo di memoria sensoriale, finestra di tolleranza e del ruolo dell’arteterapia come spazio di regolazione, espressione e ricostruzione del Sé dopo la guerra. - Il lutto nell’infanzia è un dolore che spesso non si vede, ma che lascia tracce profonde nel corpo e nelle routine. In questa puntata esploriamo come i bambini comprendono la morte nelle diverse fasi di sviluppo, come vivono le emozioni legate alla perdita e perché l’arteterapia diventa un linguaggio sicuro quando le parole non bastano. Parleremo di espressione, contenimento e ricostruzione emotiva attraverso il disegno, i simboli e piccoli rituali creativi capaci di accompagnare i più piccoli in un momento delicato della loro vita.
- Mattia ha sessant’anni ed è detenuto in una casa circondariale.Quando entra per la prima volta in atelier non sa cosa aspettarsi, ma nel tempo l’arteterapia diventa per lui uno spazio di regolazione, rifugio e riconnessione con sé stesso.
In questa puntata racconto il percorso di Mattia, nato durante il mio tirocinio in carcere: i materiali che sceglie, le immagini che ritornano nei suoi disegni — montagne, mare, animali — e il modo in cui l’arte lo aiuta a contenere ansia, tensione e vissuti profondi. Una storia reale che mostra come l’arteterapia, anche in un contesto di forte privazione, possa sostenere l’identità e aprire spazi interiori di cura. - Il carcere non priva solo della libertà fisica, ma anche di identità, tempo e possibilità di scelta. Ansia, stress e isolamento diventano parte della quotidianità di molte persone detenute. In questa puntata parliamo di arteterapia in carcere: di cosa accade alla mente e al corpo in un ambiente di forte privazione e di come l’arte possa diventare uno spazio di contenimento, espressione e respiro.
Un’introduzione al lavoro arteterapeutico nel contesto detentivo, prima di entrare, nella prossima puntata, in una storia concreta. - Hai mai notato come le mani sappiano calmare la mente?
In questo episodio parliamo del potere delle mani: disegnare linee lente, modellare argilla, sfregare un tessuto - gesti semplici che ci riportano al corpo.
Il movimento ripetitivo e il tatto inviano al sistema nervoso segnali di sicurezza; si attiva il nervo vago, il respiro si distende e la tensione diminuisce. Non serve essere “bravi” a disegnare: è un atto di cura.
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Su Arteterapia in pillole
Mi chiamo Benedetta, sono un'arteterapeuta e questo è "Arteterapia in pillole" , un podcast nato per far scoprire cos'è l'arteterapia e i suoi benefici. Attraverso brevi episodi, esploreremo come l'arte possa aiutare a gestire le emozioni, alleviare lo stress, migliorare il benessere e favorire la crescita personale. Ogni puntata è dedicata a un tema specifico, pensata per far conoscere a tutti la potenza terapeutica dell'arte.
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