128 episodi
- Vi siete mai chiesti da dove arrivano davvero le pillole che ingoiate ogni giorno? La risposta è l'India, la "farmacia del mondo" — ma dietro quell'etichetta si nasconde una filiera lunghissima e fragile che passa quasi interamente dalla Cina. In questa puntata scopriamo perché sciroppi contaminati, ispezioni annunciate con settimane di anticipo e una dipendenza al 73% da un solo fornitore di materie prime dovrebbero preoccuparci più di quanto pensiamo — e cosa si sta facendo, in India, per cambiare le cose.
La precedente Insalata Mista citata nel podcast la trovate qui:
https://open.spotify.com/episode/3bX20evm7z23VXivVtcTt4?si=4cb86465d4fb48e3
Leggi la newsletter completa su insalatamista.blog - Il 28 luglio Apple ha lanciato Apple Upgrade, un programma di leasing per iPhone, Mac e iPad sviluppato con Klarna. Non è un caso isolato: Sony dice apertamente ai suoi investitori di puntare più sugli abbonamenti che sulla vendita di hardware, i prezzi di Xbox Series X sono saliti di 300 euro rispetto al lancio, e potrebbe persino esistere un progetto Asus per il noleggio delle schede madri.
Il filo conduttore è la crisi delle memorie RAM e NAND, il cosiddetto "RAMageddon", che sta spingendo tutta l'industria tech verso un futuro fatto di canoni mensili invece che di acquisti definitivi. In questa puntata analizziamo il fenomeno partendo da Apple, passando per Sony, PlayStation 6 e un precedente scomodo — i sedili riscaldati di BMW — fino ad arrivare al vero costo nascosto di questo modello: il debito da "buy now, pay later". - Emma, il chatbot italiano di Egomnia, è durato pochi giorni prima di essere spento: il tempo necessario perché le sue risposte assurde diventassero meme virali.
Ma dietro al caso tecnico si nasconde una storia che conosciamo bene — quella del personaggio che si racconta come lo Zuckerberg italiano, scambiando l'hype comunicativo per infrastruttura tecnologica. Una storia che ricorda da vicino quella del Galileo, lo smartphone "Made in Italy" di Francesco Facchinetti che doveva battere Apple e finì per non reggere nemmeno il confronto con se stesso.
Nel mezzo, una lezione più interessante: Emma ci ha mostrato, involontariamente, quanto lavoro straordinario si nasconda dietro i modelli che usiamo ogni giorno — e quanto distante sia da quella vera sovranità tecnologica europea che si costruisce con anni di ricerca e miliardi di investimenti, non con un corso di un mese a Oxford.
Leggi la newsletter completa su insalatamista.blog - C'è una parola che attraversa trasversalmente filosofia, psicologia, economia e letteratura da oltre duemila anni, eppure non ha ancora trovato una definizione univoca: felicità. In questa puntata di Insalata Mista ci addentriamo in un territorio insolitamente personale — e proprio per questo, forse, più universale del solito.
Partiamo da una distinzione che i greci avevano chiaro e che noi abbiamo perso: eudaimonia, il benessere dell'anima che si vive secondo la propria natura autentica, contro olbios/felix, la felicità come fortuna materiale. Due concetti distinti che in italiano schiacciamo in una parola sola — e che da Aristotele a Epicuro, da Sant'Agostino a Jeremy Bentham, hanno generato tradizioni filosofiche che ancora oggi si confrontano.
Poi arriviamo al paradosso di Easterlin: nel 1974, l'economista Richard Easterlin dimostrò che, pur crescendo il PIL pro capite degli Stati Uniti enormemente dalla metà del Novecento, i livelli medi di soddisfazione di vita erano rimasti sostanzialmente piatti. Il meccanismo che spiega questo cortocircuito si chiama hedonic treadmill — il tapis roulant edonico: corri sempre più veloce per restare nello stesso punto. Ogni miglioramento diventa rapidamente la nuova normalità, e la soddisfazione che produceva si azzera.
Infine, guardiamo la felicità attraverso il confronto tra tre generazioni: chi è nato intorno al 1940, chi negli anni Settanta, e la Gen Z. Tre punti di partenza diversi, tre scale di aspettative diverse, tre versioni dello stesso problema irrisolto. E forse la cosa più onesta che si possa dire è che nessuna delle tre ha trovato la soluzione definitiva — anche perché, probabilmente, una soluzione non esiste.
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#felicità #benessere #easterlin #genz #filosofia #insalatamista #podcast #riflessioni - Quando parliamo di automazione, tendiamo a guardare nel posto sbagliato. Ci preoccupiamo dell'intelligenza artificiale — dei modelli linguistici, degli algoritmi, del software — e intanto nelle fabbriche di Shenzhen centinaia di robot umanoidi stanno già avvitando bulloni, scaricando pallet e cambiando le proprie batterie da soli per lavorare 24 ore su 24. Senza pausa. Senza ferie. Senza contributi.
In questo episodio proviamo a capire davvero a che punto siamo. In Italia ci sono già oltre 106.000 robot industriali operativi — il doppio di dieci anni fa — ma sono macchine fisse, specializzate, che fanno una cosa sola. I robot antropomorfi con intelligenza artificiale sono un'altra storia: sono progettati per fare quello che fa un uomo, nello stesso spazio in cui lavora un uomo, con lo stesso grado di flessibilità. E la Cina ne ha già prodotti 12.800 nel solo 2025, pari al 90% del totale mondiale.
Cosa dice l'Europa? Il nuovo Regolamento Macchine UE 2023/1230 — che entrerà in vigore nel 2027 — classifica i robot autonomi con AI come macchine ad alto rischio, imponendo certificazioni esterne obbligatorie e limiti precisi alla loro autonomia decisionale. L'Europa non li vieta, ma li rallenta. Nel frattempo, Pechino accelera.
E i posti di lavoro? Il WEF stima che entro il 2030 l'automazione sposterà 92 milioni di ruoli a livello globale, creandone 170 milioni di nuovi. Il saldo è positivo sulla carta — ma la matematica funziona solo se la ricchezza prodotta dai robot viene ridistribuita. Ed è qui che entrano le proposte più interessanti: dalla robot tax immaginata da Bill Gates al dividendo di base incondizionato di Varoufakis, fino ai pilot di reddito universale in Finlandia e Canada, con risultati che sfidano molti pregiudizi.
La domanda vera non è se i robot ci ruberanno il lavoro. È chi incasserà i profitti di quel furto — e se saremo abbastanza svegli da farci pagare la nostra parte.
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#robot #AI #futurodellavoro #automazione #robotica
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