Con l’esplosione della gestione passiva e del peso sistemico degli ETF, l’inclusione di una società negli indici non è più un semplice passaggio tecnico, ma un evento che determina l’accesso immediato a enormi flussi di capitale. Oggi il vero tema non è tanto la quotazione in sé, quanto la velocità con cui una nuova matricola di Wall Street viene assorbita dagli indici e quindi acquistata automaticamente dai fondi che li replicano.
Non è un dettaglio secondario che questa revisione delle regole arrivi a pochi giorni dalle attese IPO di giganti come SpaceX e OpenAI, società simbolo del nuovo capitalismo tecnologico americano e riconducibili a quella ristretta élite di imprenditori che negli ultimi anni ha consolidato un rapporto privilegiato con la Casa Bianca. Un rapporto che si è tradotto più volte in corsie preferenziali, incentivi e interventi normativi favorevoli, spesso introdotti per via amministrativa senza un vero passaggio parlamentare.
È in questo contesto che si colloca la decisione del Nasdaq di accelerare le procedure di inclusione delle IPO più rilevanti all’interno del Nasdaq 100. La modifica regolamentare consente infatti alle società di nuova quotazione con capitalizzazione eccezionalmente elevata (potenzialmente già tra le prime 40 componenti dell’indice) di accedere a una procedura “fast track”, entrando nel paniere dopo appena 15 giorni di contrattazioni e senza attendere le tradizionali finestre di revisione periodica.
In pratica, il Nasdaq ha scelto di adattare i propri meccanismi alla nuova realtà dei mercati finanziari: gli indici non sono più soltanto strumenti di misurazione della performance, ma infrastrutture attraverso cui vengono allocati automaticamente migliaia di miliardi di dollari. Anticipare l’ingresso di una società nell’indice significa anticipare l’arrivo dei capitali passivi, ampliando immediatamente la platea degli investitori esposti al titolo. E significa anche creare un incentivo a posticipare la quotazione fino a quando si arriva a un valore stimato che la rende eligibile per questo trattamento.
La coincidenza temporale tra il cambio delle regole e le imminenti quotazioni dei campioni della Silicon Valley alimenta inevitabilmente il sospetto che il sistema finanziario americano stia progressivamente modellando le proprie regole sulle esigenze dei nuovi oligopoli tecnologici. Anche perché questa svolta è stata resa operativa senza un confronto con il Congresso, attraverso una decisione regolamentare che rafforza ulteriormente il legame tra Wall Street, Big Tech e potere politico.
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