Sinéad O’Connor è una delle figure più radicali, vulnerabili e intransigenti della musica contemporanea.
Un’artista che ha scelto di mettere la verità prima della carriera, pagando per questo un prezzo altissimo. Dall’infanzia segnata da violenza e paura, e dal rapporto devastante con la madre, alla musica come rifugio e come forma di sopravvivenza. E poi il successo mondiale con Nothing Compares 2 U di Prince, il rifiuto dei premi, dei compromessi e delle regole dell’industria musicale.
Matteo Caccia ne parla con Luca Sofri, che ricompone la sua
storia attraverso alcuni episodi emblematici. Sullo sfondo, l’Irlanda dei
diritti negati, degli abusi taciuti, delle istituzioni che proteggono se
stesse; per arrivare a una domanda inevitabile: che cosa rimane di Sinéad
O’Connor? Forse l’idea che cantare possa essere un atto sacro e che, a volte, avere ragione significa restare soli.
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