350 episodi
- Netflix contro Apple TV+, HBO Max contro Prime Video: le semifinali del Campionato delle Piattaforme 2026, un torneo che non esiste per dire cose che pensiamo davvero sulle piattaforme di streaming e sulle loro serie TV.
Chiusura di stagione fuori formato: niente recensioni, una telecronaca calcistica inventata di sana pianta, eliminazione diretta e in palio la Banana d'Oro, il trofeo perfetto per chi come noi misura le serie con la Scala della Scimmia. Al microfono il De Simone, al commento tecnico Miki, e in cabina l'esperto massimo di regolamento, Giuseppone, che alle parole preferisce l'abbaio.
In campo le carte del 2026: Berlino de La Casa di Carta (sì, proprio lui, e come faccia a scendere in campo è tutto da sentire), Cent'anni di solitudine parte seconda, la WWE in diretta con tanto di campanella, Hijack 2 con Idris Elba, un ritorno di Ted Lasso che non era previsto nemmeno dal regolamento, il finale di The Boys, il cavaliere errante di A Knight of the Seven Kingdoms, la potenza di Reacher e il negoziante di fumetti di Stuart Fails to Save the Universe. Come vanno a finire le due partite non ve lo diciamo: sappiate solo che a un certo punto il regolamento non basta più, e quando il regolamento non basta la parola passa a Giuseppone.
Di Berlino e del finale di The Boys avevamo già detto tutto (senza tenerezza) nella puntata 16x38; Reacher, quello vero, l'abbiamo recensito nella 12x18. La finale del torneo, con la Banana d'Oro e una telefonata che non vi aspettate, è nella puntata 16x51.
E chi cambia canale prima di sentire la risposta di Giuseppone, è un birimbino!
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Youtube: https://www.youtube.com/@sonocoseserie - La recensione di Corri o muori (Ride or Die), la commedia d'azione Prime Video con Octavia Spencer e Hannah Waddingham. In coda, la rubrica Parole Serie sulla genesi del termine "Watch In Progress".
Un'amica che ti mente da venticinque anni e per lavoro elimina bersagli su commissione: Debbie è un'avvocata americana a Londra, Judith la sua migliore amica di sempre, ufficialmente commercialista forense, in realtà sicaria dell'Agenzia con nome in codice Whiptail. Quando la copertura salta, le due si ritrovano in fuga attraverso l'Europa con sicari, mafia albanese e Interpol alle calcagna. Otto episodi usciti tutti insieme, sulla scia di True Lies e Mr. & Mrs. Smith: la storia più raccontata del genere action, che qui prova a funzionare un'altra volta.
Matteo smonta la serie pezzo per pezzo: la regia di Peyton Reed (la trilogia di Ant-Man) che dirige i primi due episodi e poi passa il testimone a tre registe, la colonna sonora di Isabella Summers dei Florence + the Machine, e soprattutto la scrittura della creatrice Tessa Coates, comica e podcaster britannica al suo esordio seriale, che ha pensato la serie come se fosse un film di Jason Bourne, con lo showrunner Matt Miller (Chuck, Lethal Weapon) a garantire il mestiere. La vera scommessa sono le protagoniste: due attrici ultracinquantenni che nessuno assocerebbe all'azione, con Waddingham così convincente da spingere il sito AV Club a proporla come James Bond. E poi il tema che tiene insieme tutto: l'amicizia in tutte le sue forme, un discorso che ci aveva già toccato con DTF nella puntata 16x35.
Quanto vale Ride or Die sulla nostra Scala Tecnica? Nella Densità Narrativa succede una cosa rara, vista finora solo con La Sottile Linea della Vendetta nella 16x47. E quanto sale la Scala della Scimmia quando il codice del genere si conosce a memoria? Nei giudizi finali anche il Consiglio per la Fruizione perfetto per l'estate, la Rosa con le domande che la serie lascia sul tavolo e un consiglio di sopravvivenza da mettere in pratica a fine visione.
Chiude Miki con Parole Serie, lo Zibaldone di Sono Cose Serie: la genesi del termine "Watch In Progress", dal primo uso documentato nella puntata 14x16 su Scott Pilgrim.
E ricordate: chi non ruba 25 milioni di sterline alla mafia albanese e non ci ascolta è un birimbino!
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Youtube: https://www.youtube.com/@sonocoseserie - Recensione della nuova serie animata Ken il Guerriero: Hokuto no Ken, in esclusiva su Prime Video, più una nuova parola dello Zibaldone di Sono Cose Serie. Miki avvisa subito: con la scusa di recensire Ken, alla fine ve ne consiglia un'altra.
Prima però si torna indietro. 1982, Tetsuo Hara esordisce con un manga sul motocross e viene cancellato dopo dieci settimane; è il suo editor Nobuhiko Horie a proporgli l'idea di un guerriero che fa esplodere gli avversari toccando i punti di pressione. Con Buronson alla sceneggiatura e un futuro post-atomico preso di peso da Mad Max nasce il fenomeno da cento milioni di copie che insegna allo shonen la mossa finale letale, quella che Mortal Kombat chiamerà fatality.
Sulla scrittura la nuova serie animata di Hokuto no Ken, prodotta da TMS Entertainment con 7studio e diretta da Hiroshi Maeda, regge benissimo: quattordici episodi che macinano una quantità di capitoli impressionante, un Bat più cinico e meno macchietta, il duello con Shin dilatato per costruire tensione. Il problema è tutto quello che ci sta intorno. Capelli e materiali legnosi, articolazioni dubbie, facce che non si muovono, e quel controluce verde su cui in puntata nasce una teoria: sarà la radiazione di fondo? Il risultato somiglia a una sequenza di cut-scene da PlayStation 1, e brucia ancora di più quando ti accorgi che certe inquadrature vogliono ricreare le tavole di Hara.
Una cosa si salva, ed è italiana. Maurizio Merluzzo eredita Kenshiro dopo aver dato voce a Juza delle Nuvole, la direzione del doppiaggio è di Paolo De Santis, non c'è una censura nemmeno sulle parolacce. Nel mezzo c'è un saluto ad Alessio Cigliano, la voce storica di Ken.
Poi arriva lo scam annunciato. Stessa piattaforma, stesso anno: Science SARU, lo studio di Dandadan, riporta Ghost in the Shell al manga di Masamune Shirow invece che al film di Mamoru Oshii del 1995, e lo fa restando nel disegno animato in 2D. Due studi, lo stesso rischio, due esiti opposti: la recensione di Ken il Guerriero diventa un discorso su quando un remake tradisce davvero. Alla fine i voti con Scala Tecnica, Densità Narrativa, Scala della Scimmia e Consiglio per la Fruizione.
Chiude Parole Serie, lo Zibaldone di Sono Cose Serie, con il termine "inattentive watching": guardare una serie mentre fai altro. Matteo lo fa risalire alle soap opera, costruite per chi stirava o girava il sugo, con la musica che avvisava di alzare la testa e il dialogo che riassumeva la scena persa. Cambia solo l'attrezzo in mano: mestolo ieri, gamepad oggi.
Consigliato in puntata: The Ghost in the Shell (Science SARU, 2026), su Prime Video https://www.primevideo.com/-/it/detail/0MRWXUDE3L303XFEJRNWB20S3O
E ricordate: chi non si muove a 24 fotogrammi al secondo e non ci ascolta è un birimbino!
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Youtube: https://www.youtube.com/@sonocoseserie - Recensione de La sottile linea della vendetta, miniserie franco-belga in quattro episodi su Rai 2 e RaiPlay, più Parole Serie con la storia del termine "defaticante".
Esther Lefèvre riceve una diagnosi di Alzheimer e decide che, prima che la memoria se ne vada del tutto, c'è un conto vecchio da chiudere. Tira fuori dall'archivio del tribunale in cui ha lavorato una vita la lista di chi l'ha fatta franca e comincia a sistemarli uno per uno. Tanto poi se lo dimentica.
Titolo originale Mémoire vive, in onda su M6 nel febbraio 2025, titolo internazionale Unforgettable - Memories of Revenge, liberamente tratta dalla serie turca Şahsiyet, quella dell'International Emmy. Regia di Arnaud Malherbe, già dietro Chefs, con Clémentine Célarié protagonista ed Elisa Erka nei panni della poliziotta Célia Le Goff.
Il comparto tecnico è quello di una fiction col budget in ordine: fotografia ottima ma di servizio, regia che fa il suo, attori bravi e sempre un po' sul filo della performance televisiva. A tirare su tutto è il plot. La malattia che diventa un superpotere perverso, gli omicidi pianificati a colpi di post-it per aiutare la se stessa del futuro, il gioco a specchio con una poliziotta che invece un pezzo di memoria lo sta rincorrendo, e una spalla che è la trovata più bella della serie. Il "ma" riguarda qualche coincidenza troppo comoda e un finale che si sbilancia sul dramma. Sul ritmo la questione è un'altra: è ritmo francese, e quello non è un difetto, è geografia.
Si passa dalla Scala Tecnica, dove la nostra gamma va da All's Fair a The Pitt, e dalla Densità Narrativa, dove stavolta è venuto fuori un caso di studio. Poi Scala della Scimmia e Consiglio per la Fruizione.
Chiude Parole Serie, lo Zibaldone di Sono Cose Serie: il termine "defaticante", che nel nostro vocabolario non ha niente a che vedere con la stanchezza e vale piuttosto come hakuna matata applicato alle serie. Prima comparsa ufficiale nel documento della 5x16, marzo 2015, mentre parlavamo di Marvel's Agent Carter. Da lì in poi La Signora in Giallo, Castle e perfino The Orville.
E ricordate: chi sta pianificando un omicidio e chi non ci ascolta è un birimbino!
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Youtube: https://www.youtube.com/@sonocoseserie - The Bear è arrivata alla quinta e ultima stagione su Disney+ e noi ci prendiamo tutta la serie: recensione definitiva, dalla paninoteca di Chicago all'ultimo servizio. In chiusura Parole Serie, il nostro zibaldone, con il termine "controritmo".
Cinque stagioni di forme diverse: la prima è un attacco di panico lungo otto episodi, la seconda la ricostruzione dalle macerie, la terza e la quarta il prezzo della scalata, la quinta comprime quasi tutto in un'unica giornata di lavoro, con il temporale sopra Chicago. Alle origini c'è un locale vero, il Mr. Beef di Joe Zucchero, dove Christopher Storer andava a mangiare da ragazzo e dove Jay Leno, comico squattrinato, dormiva in macchina nel parcheggio.
Carmen "Carmy" Berzatto (Jeremy Allen White) e il fratello Mikey che vediamo solo nei flashback (Jon Bernthal). Richie (Ebon Moss-Bachrach), che passa dalla tuta acetata alla gestione millimetrica della sala senza perdere un grammo di cazzimma. Sydney (Ayo Edebiri), che si ritrova brigata allo sbando, bilancio in rosso e una stella Michelin da inseguire, ed è il baricentro emotivo del finale. E poi Tina (Liza Colón-Zayas), Marcus (Lionel Boyce) con la faccenda che chiamiamo soltanto "la candela", lo zio Jimmy di Oliver Platt, la Donna Berzatto di Jamie Lee Curtis.
Sull'estetica ci fermiamo parecchio: realismo ruvido da documentario indipendente e pulizia da videoclip anni Ottanta, lenti da 50mm per restare nella prospettiva dell'occhio umano, la cucina che diventa un acquario di acciaio e vetro, e nell'ultima stagione lo score di Christian Lundberg per il collettivo Bleeding Fingers Music di Hans Zimmer. Nel mezzo risolviamo pure il giallo dei premi: perché una serie così finisce nella categoria commedia agli Emmy e ai Golden Globe, con tre motivi dal più idiota al più furbo.
Il tema vero sta in una frase che Carmy dice allo zio Jimmy: per rompere gli schemi bisogna rompere gli schemi. Da lì passiamo ai nostri sistemi di valutazione, applicati a tutte e cinque le stagioni: Scala Tecnica, Densità Narrativa, Scala della Scimmia e Consiglio per la Fruizione, più un Consiglio per la Sopravvivenza che vi servirà il giorno dopo.
Chiude Parole Serie, lo Zibaldone di Sono Cose Serie, con il termine "controritmo": con poliritmia e controtempo non c'entra niente, il primo posto in cui lo troviamo scritto è la 8x02 dedicata a Mindhunter, e serve a dire che una serie lenta può essere una scelta di coraggio.
E chi fa la carbonara con la pancetta e non ci ascolta è un birimbino!
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