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Sono Cose Serie - Serie tv, fumetti e oltre.

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342 episodi

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    Heated Rivalry + Bait - Fuori Parte | 16x42

    06/07/2026 | 1 h
    Recensione di Heated Rivalry (HBO Max) e Bait - Fuori Parte (Prime Video): il romance sull'hockey diventato fenomeno mondiale e la miniserie con cui Riz Ahmed fallisce il provino da James Bond.
    Matteo chiede una mano per scegliere la serie da recensire, Paolo e Miki gli indicano la più chiacchierata del momento, lui vede due che pattinano e si aspetta una storia di sport. Finisce con le nostre macchine rigate e con una recensione controcorrente: per Matteo Heated Rivalry, il romance sul ghiaccio di Jacob Tierney (Letterkenny, Shoresy) tratto dai romanzi di Rachel Reid, con gli esordienti Hudson Williams e Connor Storrie, è una serie più interessante per il successo che per la sostanza. In mezzo ci stanno la scena cult in discoteca sulle note delle t.A.T.u., un episodio 3 che da solo fa meglio del resto della stagione, un conflitto disinnescato in partenza e una deviazione nel mondo dello yaoi e dei Boys' Love per capire perché queste storie stanno conquistando le piattaforme.
    Miki risponde con Bait - Fuori Parte, sei episodi da meno di mezz'ora in cui Riz Ahmed racconta Shah Latif, attore britannico di origini pakistane che manda all'aria il provino da nuovo 007 e diventa virale suo malgrado. Una commedia che scivola in una riflessione su identità e appartenenza, con la benedizione di Barbara Broccoli, un cast pieno di reduci da Black Mirror e Sir Patrick Stewart a dare la voce alla testa di un maiale. La seconda visione rivela cose che alla prima sfuggono, e da lì parte lo sfogo di Matteo contro chi giudica le storie solo dal plot.
    Chiudono le nostre scale: la Scala Tecnica, che oggi va da All's Fair a The Pitt, la Densità Narrativa, che inquadra il tipo di visione, la Scala della Scimmia, che misura la voglia di far partire l'episodio dopo (una delle due se la passa maluccio), e il Consiglio per la Fruizione per dosare gli episodi di entrambe.
    Consigliato in puntata: Valentina Pigmei, «Non sottovalutiamo i romance», Internazionale (20 maggio 2026): https://www.internazionale.it/notizie/valentina-pigmei/2026/05/20/romance-libri
    E ricordate: chi non gioca a hockey e non ci ascolta è un birimbino!

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    Due Spicci di Zerocalcare + come si valuta una serie TV (Pt.2) | 16x41

    29/06/2026 | 53 min
    Due Spicci, la terza serie animata di Zerocalcare su Netflix, e l'Angolo Maledetto sulla nostra Densità Narrativa: in questa puntata recensione di Due Spicci e seconda parte di come Sono Cose Serie valuta una serie TV.
    Terza serie animata per Zerocalcare, ma ha il sapore di una terza stagione vera e propria. Zero, Secco, Cinghiale, Sara e tutto il pantheon calcareo tornano in Due Spicci, l'animazione Netflix uscita a maggio 2026, solo che qui i pugni allo stomaco si moltiplicano: un'operazione al cervello senza anestesia, biologica e psicoterapica, interrotta ogni tanto dalle uscite da stand-up comedian dell'Armadillo doppiato da Valerio Mastandrea. Zero entra in società con Cinghiale per salvargli il locale, l'amico finisce indebitato fino al collo con i Tartallegra, famiglia di strozzini che gli sguinzaglia dietro il violento Paturnia. Nel frattempo Zero ospita Smeralda, cotta di gioventù in fuga da una relazione violenta, e Secco si è fatto latitante per una cosa che pare indicibile. Nell'ultimo episodio un personaggio si prende una voce tutta sua: è Emanuela Fanelli, due David di Donatello.
    Scritta, diretta e interpretata da Zerocalcare, prodotta da Movimenti Production con Bao Publishing per Netflix, la serie alza l'asticella sull'animazione e si prende i suoi tempi: le scene emotive si allungano, la musica occupa più spazio. I personaggi restano l'elemento principe, densi e profondi, e tra i temi nuovi ci sono il rapporto complicato con il proprio successo economico mentre gli amici faticano a far quadrare i conti e le relazioni tossiche, raccontate senza paternalismo. Paolo la passa alla Scala Tecnica, alla Densità Narrativa, alla Scala della Scimmia e al Consiglio per la Fruizione: dove cade la nuova serie di Zerocalcare e quanto sale sulla scimmia, lo scoprite ascoltando.
    Poi l'Angolo Maledetto di Matteo De Simone, seconda parte su come valutiamo una serie TV. Dopo la Scala Tecnica e la Scala della Scimmia viste nella prima parte, entra la Densità Narrativa: la mappa a quattro quadranti (Intenso, Disteso, Leggero, Frizzante) che non dice quanto una serie è bella ma che tipo di esperienza ti fa fare. Perché Breaking Bad e I Soprano hanno gli stessi voti ma sono esperienze opposte? Uno è un espresso di Giamaica Blue Mountain, l'altro una bottiglia di Barolo Riserva Monfortino. E poi il Consiglio per la Fruizione, il quarto strumento, con due novità rispetto alla stagione 15: il profilo a tre punti e la deriva di quadrante.
    E ricordate: chi c'ha i buffi con la mala e chi non ci ascolta è un birimbino!

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    Spider-Noir con Nicolas Cage + The Boroughs dei Duffer | 16x40

    22/06/2026 | 1 h 20 min
    Recensione doppia: lo Spider-Noir con Nicolas Cage su Prime Video e The Boroughs, la nuova serie Netflix dei fratelli Duffer. Due serie agli antipodi: una che non sa decidersi tra colori e bianco e nero, gli altri che fanno sempre e solo Stranger Things, stavolta coi pensionati.
    Spider-Noir porta Nicolas Cage nella New York della Grande Depressione, nei panni di Ben Reilly: investigatore privato ed ex supereroe il Ragno, in uno spin-off nato dal personaggio che Cage aveva già doppiato in Spider-Man Un nuovo universo. Accanto a lui Brendan Gleeson, Li Jun Li, Jack Huston e Lamorne Morris. L'operazione esce in doppia versione, bianco e nero e colori, e la scelta visiva fa discutere; ma sotto c'è un omaggio fittissimo al noir e al cinema anni Trenta, e personaggi che prendono i cliché del genere e li ribaltano. Cage gigioneggia, a volte fin troppo, ma se la gioca con gusto e fa simpatia.
    Per Spider-Noir tiriamo fuori la Scala Tecnica, e stavolta pure una seconda tarata sull'overacting, la Scala Tecnica Nicolas Cage. Poi Densità Narrativa, Scala della Scimmia e Consiglio per la Fruizione, dilemma colore contro bianco e nero compreso.
    The Boroughs è Stranger Things coi pensionati: una comunità residenziale per anziani nel deserto del New Mexico, dove sotto la superficie placida si nasconde qualcosa di inquietante. È la terza serie live action dei fratelli Duffer per Netflix, con un cast da paura guidato da Alfred Molina e impreziosito da Geena Davis, Alfre Woodard, Denis O'Hare e Clarke Peters. La serie corre su due binari, il mystery soprannaturale e i personaggi, e funziona di più quando guarda alle persone invece che ai misteri.
    Anche per The Boroughs ci sono Scala Tecnica, Densità Narrativa, Scala della Scimmia e Consiglio per la Fruizione. Due serie lontanissime, un solo verdetto da ascoltare: a fare da arbitro Matteo De Simone, con Paolo su Spider-Noir e Michelangelo su The Boroughs.
    E chi non si decide tra i colori e il bianco e nero, è un birimbino!

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    Legends + Margo ha problemi di soldi | 16x39

    15/06/2026 | 1 h 3 min
    Legends (Netflix) e Margo ha problemi di soldi (Apple TV+): due serie 2026, due doppie vite, una sola ossessione. Inventarsi una vita falsa per sopravvivere a quella vera. Doppia recensione con Matteo, Michelangelo e Paolo.
    Legends è il crime thriller Netflix di Neil Forsyth, l'autore di The Gold. Sei episodi tratti dal libro-inchiesta The Betrayer di Guy Stanton e Peter Walsh: la storia vera, segretata per quasi quarant'anni, di un'unità sotto copertura delle dogane di Sua Maestà mandata a fermare il traffico di eroina nella Gran Bretagna di fine era Thatcher, con un budget ridicolo e zero addestramento. Don (Steve Coogan) recluta tra le scrivanie i doganieri più annoiati e gli chiede di costruirsi una "leggenda", un'identità di copertura così credibile da doverci credere loro per primi. Al centro c'è Guy (un Tom Burke in stato di grazia), l'infiltrato la cui leggenda finisce per somigliargli più della vita vera. Regia di sottrazione firmata Brady Hood e Julian Holmes, fotografia anni Novanta in teal & orange, colonna sonora d'epoca: british fino al midollo.
    Margo ha problemi di soldi è il dramedy Apple TV+ creato da David E. Kelley e tratto dal romanzo di Rufi Thorpe. Margo, ventenne incinta del suo insegnante e sommersa dai debiti, con un padre ex wrestler appena uscito dalla riabilitazione, apre un profilo OnlyFans dove prima delle foto sfonda recensendo i peni dei fan come fossero Pokémon. Prodotta da A24, mood Sundance, la serie si regge su un parterre da capogiro: Elle Fanning che domina lo schermo, Michelle Pfeiffer e Nick Offerman in stato di grazia, Greg Kinnear e una Nicole Kidman che gigioneggia il giusto. La regia di Dearbhla Walsh, Kate Herron e Alice Seabright si pianta sui personaggi, e la scrittura tiene insieme commedia sopra le righe e cazzotti drammatici allo stomaco. Parla di sex work, maternità e tabù senza una riga di morale, ed è esplicita senza essere mai morbosa.
    Su entrambe le serie sono scattate la Scala Tecnica, la Densità Narrativa, la Scala della Scimmia e il Consiglio per la Fruizione. Per chi conosce l'altra serie di Neil Forsyth: la prima stagione di The Gold l'avevamo recensita nella puntata 14x06.
    E chi "esce i piedi" su OnlyFans e poi non ci ascolta, è un birimbino!

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    The Boys (finale) + Berlino, lo spin-off de La casa di carta | 16x38

    08/06/2026 | 1 h 14 min
    Il finale di The Boys su Prime Video e lo spin-off Berlino su Netflix: due recensioni, due delusioni. Michelangelo si prende la quinta e ultima stagione di The Boys, Matteo le due stagioni di Berlino.
    Due buone idee sepolte sotto una montagna di sterco, con somma soddisfazione di piattaforme e produttori. È il filo che lega le due serie di questa puntata.
    The Boys chiude dopo cinque stagioni. La satira di Eric Kripke nata dal fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson è stata, per tre stagioni, una delle cose più feroci del decennio: Homelander di Antony Starr come villain da manuale, Butcher di Karl Urban come sua faccia speculare, una capacità quasi profetica di anticipare la realtà. Poi il brodo si è allungato, e la quinta stagione arriva col fiato corto: personaggi sprecati, i ragazzi di Gen V ridotti a comparsate, un finale al chiuso e visivamente povero, buchi di logica su un'intera stagione di virus. Tre motivi top per la serie, tre motivi flop per come finisce.
    Berlino è l'altro lato della spremitura. Lo spin-off de La casa di carta prende il personaggio che funzionava perché moriva presto e lo allunga per due stagioni e sedici episodi. Pedro Alonso prova a reggere col carisma, ma il vero tema è la messa in scena, e lì la serie crolla: tute anti-COVID inutili, viti svitate due volte con la stessa clip, una stanza segreta che è di fatto uno Stargate. Sulla carta si parla d'amore, in pratica si parla di scopare, troppo, con dialoghi da Baci Perugina dalle ambizioni shakespeariane.
     Voti agli antipodi sulla nostra Scala Tecnica, dove oggi il 5 è The Pitt e l'1 è All's Fair (perché abbiamo scelto proprio loro come estremi l'abbiamo spiegato nelle puntate 16x11 e 16x15; il metodo della scala è nell'Angolo Maledetto della 16x32). Dove finiscono le due serie sulla Densità Narrativa e sulla Scala della Scimmia, e che Consiglio per la Fruizione ne tiriamo fuori? Una delle due ci ha fatto scoprire il twisted binge-watching: per sapere quale, premete play.
    E ricordate: chi non lancia raggi cosmici dalle tette, ma soprattutto chi non ci ascolta, è un birimbino!
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