17 maggio 2015. Marco Vannini, 20 anni, entra a casa della sua fidanzata per una serata normale. Non ne uscirà più vivo. Alle 23:15 parte un colpo di pistola. Marco viene colpito al torace. Ma non muore subito. Anzi, è cosciente. Tutti i medici concordano: se soccorso immediatamente, si sarebbe salvato. Invece, per 110 minuti interminabili, Marco viene lasciato agonizzante mentre intorno a lui si costruisce una rete di bugie. "È un colpo d'aria", "è un attacco di panico", "si è punto con un pettine". Nessuno dice la verità. Nemmeno quando arrivano i soccorsi. Questa è la storia di una morte che poteva essere evitata. Di una famiglia che scelse di proteggere l'apparenza invece di salvare una vita. Di 110 minuti che hanno fatto la differenza tra la vita e la morte.
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