160 episodi
Paolo Mereghetti: «La commedia di oggi non riesce a vedere la tragedia della vita, è tutto edulcorato»
06/11/2026 | 1 h 32 minEp. 159:
Con un'estate dell'infanzia segnata dalla «massima libertà» e dal profumo di un'Italia in ricostruzione, ha mosso i primi passi nel mondo del cinema partendo dall'oratorio di Abbiategrasso, folgorato da una scena di King Kong in 16mm in cui il gorilla «blocca la metropolitana sopraelevata di New York».
In questo dialogo con Malcom Pagani, Paolo Mereghetti, autore del più celebre e venduto dizionario dei film in Italia, rivendica il ruolo di un «maestro elementare» che accompagna per mano lo spettatore oltre il gusto personale. Ricordando le estati giovanili a Sestri Levante e il mito della grande commedia all'italiana, capace di ridere anche della tragedia, Mereghetti analizza lo stato attuale del cinema, che a suo parere ha perso l'attitudine al confronto sincero tra registi. Rievoca amicizie folgoranti con i maestri del passato, su tutti Marco Ferreri, capace di alternare il surrealismo de "La grande abbuffata" a un profondo senso di solitudine, e ripercorre le tappe di una carriera in redazioni mitologiche, come quelle de La Repubblica e del Corriere. Tra retroscena di festival del passato in cui si poteva chiacchierare al bar con Wim Wenders e Theo Angelopoulos senza uffici stampa, giudizi taglienti su film meno riusciti, l'aneddoto sulle minacce (mai concretizzate) ricevute dai fratelli Vanzina e un omaggio al suo "padre putativo" Goffredo Fofi, Mereghetti conclude che a 77 anni la vera critica cinematografica è, prima di tutto, un atto d'amore verso i film e la vita stessa.
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Abituato a una precarietà iscritta nel DNA di una «famiglia di teatranti», è cresciuto lontano dai banchi di scuola, vivendo l'infanzia «nei camerini dei teatri». Tra ballerine e cantanti, il suo inimitabile destino si è compiuto respirando fin da bambino quel memorabile «profumo del cerone»
In questa intervista con Malcom Pagani, Ciro Ippolito si racconta ripercorrendo la sua vita da inventore, impresario, attore e regista, un’avventura rocambolesca che ha segnato un'epoca irripetibile del cinema italiano, quella in cui «le cambiali erano l'architrave» e si potevano risolvere imprevisti sul set invertendo il negativo o andando a recuperare comparse afroamericane direttamente nella base NATO. Ippolito ricorda il suo ingresso nel mondo del cinema grazie a un pass rubato al casinò di Saint Vincent e la primissima esperienza a Pompei come braccio destro improvvisato di Roberto Rossellini, passando poi alla leggendaria follia produttiva di "Alien 2 sulla Terra", che gli costò una causa milionaria dalla 20th Century Fox.
E mentre rievoca gli scantinati romani e le irruzioni della Digos, Ippolito si spinge fino al presente: a quasi 80 anni, rifiuta la nostalgia e l'approccio ingessato delle moderne docuserie, celebrando l'intelligenza artificiale e la libertà di girare un nuovo film con appena settemila euro e tre iPhone.
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Arrivata a Los Angeles a ventisette anni con la paura di non sembrare neanche maggiorenne al banco dell'autonoleggio, si ritrova gettata nella mischia a esporre lo stato del cinema italiano davanti a decine tra i più potenti agenti di Hollywood.
In questa conversazione con Malcom Pagani, Moira Mazzantini, tra i più influenti agenti cinematografici italiani, ripercorre le tappe di una vita mossa dal «moto perpetuo» e dalla curiosità. Cresciuta nella campagna di Tivoli, ha imparato giovanissima il valore dell'indipendenza raccogliendo olive e battendo a macchina le bozze del celebre romanzo del padre Carlo, "Cercare la bella morte". Dagli anni universitari dedicati allo studio del jazz modale, culminati nell'organizzazione di concerti romani per cui arrivò a prenotare biglietti aerei per i contrabbassi, è approdata quasi per caso alla gestione degli attori seguendo un'intuizione della sorella Margaret. Ricorda i no cruciali della sua carriera, come la cifra astronomica chiesta a Tinto Brass per tutelare Stefania Sandrelli dopo il successo de "La chiave", e confessa di subire ancora il fascino del talento puro, perdonando agli attori il peccato veniale della vanità pur di accompagnarli verso le giuste occasioni.
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15/10/2026 | 1 h 15 minEp. 156:
Arrivato nella Capitale per cercare casa, affittò un motorino davanti al Colosseo e si spinse fino a Porta Maggiore, ma alla vista degli alberi di via Casilina e della sopraelevata di San Lorenzo si spaventò a tal punto da fare subito retromarcia, per «non imbattermi nella periferia della periferia».
In questa intervista con Malcom Pagani, Michele Riondino esplora le sue origini e il suo viscerale legame con Taranto, una «città ostaggio» e prigioniera del ricatto occupazionale imposto dal complesso industriale dell'ex Ilva. Figlio di operai, l'attore e regista pugliese non risparmia critiche a un sistema che costringe i cittadini a scegliere tra salute e lavoro. Tra ricordi degli anni in Accademia a Roma, vissuti tra lo stupore di chi scopriva i teatri per la prima volta e il timore di diventare un attore «troppo impostato», Riondino racconta poi gli incontri che gli hanno cambiato la carriera e la vita: lo scontro-incontro liberatorio con Emma Dante, l'esordio al cinema grazie a Eleonora Giorgi e le chiacchierate con Andrea Camilleri. Oltre però a ripercorrere le delusioni e gli screzi di un mestiere complesso, Riondino racconta infine il suo ultimo film, ispirato al tragico errore giudiziario di Beniamino Zuncheddu.
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoicesEdoardo Gabbriellini: «I vent'anni sono la stagione della vita in cui inciampare è un attimo»
08/10/2026 | 1 h 10 minEp. 155
Da anni organizza un cineforum casalingo settimanale con gli amici ventenni del figlio, per ascoltare la «musica delle loro conversazioni», affascinato dai ragazzi, che, con mezzi, vocabolari e dinamiche nuove, hanno le stesse spinte, gli stessi guizzi, le stesse paure, le stesse incertezze di sempre.
In questa intervista con Malcom Pagani, Edoardo Gabbriellini ripercorre le «sliding doors» che hanno segnato la sua carriera e la sua vita, a partire dall'infanzia nei cortili di Livorno fino a quel memorabile «colpo di fortuna» sugli scogli in cui, per puro caso, Paolo Virzì lo scelse per il film "Ovosodo". Gabbriellini ricorda l'inconsapevolezza di quegli anni d'esordio e l'avventuroso e «psicopatico» sbarco al Festival di Venezia nel 1997. Tra le riflessioni sull'animo malinconico della sua città natale e i retroscena del documentario su Lindsay Kemp, il regista affronta i temi caldi del suo ultimo lavoro, "La città dei vivi". Arrivato alla soglia dei cinquant'anni con la ferma convinzione di avere «il corpo che mi camuffa, ma mi sento ancora un ragazzino», confessa il profondo sollievo di non dover più rincorrere l'obbligo di essere un enfant prodige, liberandosi finalmente dalla spietata competitività e dal ritmo estenuante che la giovinezza impone a tutti i costi.
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Su Dicono di te
“Ti andrebbe di concedermi un’intervista?” Le persone alle quali abbiamo posto questa domanda sapevano quanto sia difficile e ingannevole raccontarsi. Qualcuno ha detto di sì, istintivamente. Altri hanno preso tempo. Alla fine hanno deciso di farlo comunque e in “Dicono di te” hanno riportato alla luce eventi inediti delle proprie biografie spesso già note ed esplorate. E mentre raccontavano si sorprendevano di poter scavare così a fondo nella memoria tirando fuori ricordi dimenticati della loro esistenza. Cantanti, attori, scrittori, registi, sceneggiatori si sono seduti su un divano e hanno iniziato ad ascoltare e ad ascoltarsi. Le conversazioni che ascolterete in Dicono di te sono tenere, sincere, ruvide, inattese, spiazzanti e sentite. Dalle finestre entrano in rumori, dalla voce degli intervistati esce la vita. Ogni venerdì una nuova vita, una nuova storia in questo podcast di Chora Media e Tenderstories, con la voce di Malcom Pagani. “Dicono di te” è disponibile su tutte le piattaforme audio e sul sito e app del Corriere della Sera.
“Dicono di te” è un podcast di Chora News prodotto da Chora Media e Tenderstories.
Scritto da Malcom Pagani.
In redazione: Flavia Bevilacqua.
Il producer è Alex Peverengo.
La post-produzione e il montaggio sono di Maurizio Stanzione e Lucrezia Marcelli.
Musiche su licenza di Universal Music Publishing Ricordi Srl e di Machiavelli Music
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