Il regime iraniano è stato profondamente colpito dagli attacchi militari statunitensi e israeliani, ma non per questo appare sul punto di crollare. Al contrario, potrebbe sopravvivere in una forma ancora più dura, più militarizzata e più dipendente dai Pasdaran. Sullo sfondo restano le incognite più pesanti: il destino del programma nucleare, la possibilità che un Iran ferito punti ancor più sulla vendetta, sul terrorismo o sulla corsa finale alla bomba, il rischio di una lunga instabilità regionale e il prezzo strategico che questa guerra potrebbe imporre anche a chi l’ha iniziata. Ne discutiamo a Macro con Ugo Tramballi, editorialista del Sole 24 Ore, e Leila Belhadj Mohamed, giornalista esperta di Nord Africa e Asia occidentale