42 episodi
- Fabio Capello ha vissuto i Mondiali da protagonista solo nel 2010 in Sudafrica, una rassegna negativa per la sua Inghilterra ma condizionata da un grande “What If”: il (non)gol di Lampard visto da mezzo mondo meno che dall’arbitro e dagli assistenti. ”Mi è rimasto ancora sul groppone, quella rete avrebbe cambiato sicuramente l’esito finale perché la Germania era inesperta e una rimonta dal 2-0 al 2-2 nel primo tempo li avrebbe impauriti”, ha dichiarato il mister a LARMANDILLO.
Nella seconda puntata a lui dedicata, il 79enne ha passato in rassegna tutte le edizioni dal 1998 al 2022. Capello non è un tipo alla Jacquet: “Penso che le riunioni con i giocatori siano una cosa sacra, un’intromissione dei giornalisti nello spogliatoio l’avrei vista con pessimo occhio”. Tecnologia-video che invece approva per evitare situazioni spiacevoli come l’arbitraggio di Italia-Corea del Sud nel 2002. Per lui “non era un match credibile, partite del genere mi portano a essere a favore del VAR”.
Nel 2006 invece si soprese della testata di Zidane: “Più la rivedo, più non riesco a interpretarla. Da un giocatore del genere poi, con quella classe. Zizou faceva gol con qualsiasi parte del corpo. Ancora più difficile da comprendere fu il Mineirazo del Brasile contro la Germania (2014) invece: “Un evento impensabile: la pressione li ha schiacciati e non sono riusciti nemmeno a fare le cose elementari”. A rubargli l’occhio nel 2018 e nel 2022 è stato Mbappé: “È quel classico giocatore che non ti permette mai durante i 90’ minuti di rilassarti”. - Un viaggio emozionante attraverso i Mondiali di calcio dal 1970 al 1994 in compagnia di Fabio Capello. L’ex campione e allenatore si racconta ad Armando Ceroni ripercorrendo i momenti più iconici della storia del calcio: da Pelè a Maradona, da Paolo Rossi a Roberto Baggio. Capello svela retroscena inediti come il crollo dell’Italia nel 1974 dopo la distribuzione delle maglie a Coverciano, racconta la delusione per l’esclusione dal Mondiale del 1978 e celebra i trionfi azzurri. Non mancano aneddoti personali, come l’incontro con Pelè negli Stati Uniti, e analisi tecniche sui più grandi campioni della storia. La puntata si chiude con la formazione ideale di Capello dei Mondiali 1970-1994.
Walter Samuel e Pierluigi Tami. Argentina campione e Svizzera KO contro il Portogallo: due facce del Qatar
25/05/2026 | 45 minDue facce della stessa medaglia. Walter Samuel e Pier Tami si ritrovano a Larmandillo per raccontare il Mondiale del Qatar 2022 da prospettive opposte: l’Argentina campione del mondo e la Svizzera eliminata dopo il disastroso 6-1 contro il Portogallo.
Samuel, assistente di Scaloni, rivela i retroscena di uno dei Mondiali più emozionanti di sempre: dalla sconfitta iniziale con l’Arabia Saudita alla parata decisiva di Martinez su Kolo Muani. E racconta un Messi trasformato: “È diventato più intelligente, sapeva quando accelerare”.
Tami dal canto suo non nasconde la delusione per l’eliminazione svizzera, causata da un virus mal gestito: “Abbiamo corso 10 km in meno del Portogallo, come avere un giocatore in meno”. Una sconfitta che ha portato a una rivoluzione dello staff medico della nazionale.- “Io non ho mai vissuto un compleanno di mia figlia insieme a lei”. Yann Sommer, parlando della sua secondogenita nata durante l’Europeo 2020, racconta uno dei sacrifici più grandi della sua carriera in Nazionale, ovvero la lontananza dalla famiglia. Una condizione che ha pesato nella decisione di dire addio alla maglia rossocrociata dopo dodici anni e 94 partite.
Il portiere dell’Inter si racconta ad Armando Ceroni, rivivendo le parate che hanno fatto la storia. Come quella su Mbappé agli ottavi dell’Europeo 2020: “Non ero sicuro che il mio piede fosse ancora sulla linea. Per fortuna sì”. Una parata che ancora oggi fa emozionare i tifosi svizzeri, in una partita incredibile contro la Francia, vinta ai rigori dopo essere stati sotto 3-1.
Sommer ripercorre anche i momenti più difficili, come la sconfitta contro il Portogallo al Mondiale 2022, quando giocò nonostante una settimana di febbre alta. “Murat Yakin ha detto che se potesse tornare indietro non mi avrebbe fatto giocare. Ma abbiamo deciso insieme. Mi sentivo bene…ma non al 100%”, ammette con un sorriso amaro.
Il portiere svela anche retroscena inediti, come gli allenamenti “strani” con Patrick Foletti, che gli mandava video motivazionali prima di ogni partita e faceva tuffi sul letto durante le videochiamate per spiegargli gli esercizi. “Lui è una parte incredibile della mia carriera. Con lui possiamo parlare anche di altre cose, non solo di calcio”.
E poi c’è la musica, altra grande passione: “Preferisco Bruce Springsteen, mi piace il rock. I Rolling Stones meno”. Quanto all’altezza (1,83m) che gli è valsa il soprannome di “portiere bonsai” in Germania, Sommer conferma di non ricordare di avere preso un gol perché troppo basso. - “Io non ho mai vissuto un compleanno di mia figlia insieme a lei”. Yann Sommer, parlando della sua secondogenita nata durante l’Europeo 2020, racconta uno dei sacrifici più grandi della sua carriera in Nazionale, ovvero la lontananza dalla famiglia. Una condizione che ha pesato nella decisione di dire addio alla maglia rossocrociata dopo dodici anni e 94 partite.
Il portiere dell’Inter si racconta ad Armando Ceroni, rivivendo le parate che hanno fatto la storia. Come quella su Mbappé agli ottavi dell’Europeo 2020: “Non ero sicuro che il mio piede fosse ancora sulla linea. Per fortuna sì”. Una parata che ancora oggi fa emozionare i tifosi svizzeri, in una partita incredibile contro la Francia, vinta ai rigori dopo essere stati sotto 3-1.
Sommer ripercorre anche i momenti più difficili, come la sconfitta contro il Portogallo al Mondiale 2022, quando giocò nonostante una settimana di febbre alta. “Murat Yakin ha detto che se potesse tornare indietro non mi avrebbe fatto giocare. Ma abbiamo deciso insieme. Mi sentivo bene…ma non al 100%”, ammette con un sorriso amaro.
Il portiere svela anche retroscena inediti, come gli allenamenti “strani” con Patrick Foletti, che gli mandava video motivazionali prima di ogni partita e faceva tuffi sul letto durante le videochiamate per spiegargli gli esercizi. “Lui è una parte incredibile della mia carriera. Con lui possiamo parlare anche di altre cose, non solo di calcio”.
E poi c’è la musica, altra grande passione: “Preferisco Bruce Springsteen, mi piace il rock. I Rolling Stones meno”. Quanto all’altezza (1,83m) che gli è valsa il soprannome di “portiere bonsai” in Germania, Sommer conferma di non ricordare di avere preso un gol perché troppo basso.
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Su LARMANDILLO
Armando Ceroni si lancia nelle produzioni digitali e ripercorre le fasi salienti della propria carriera giornalistica in compagnia di Nicolò Casolini e di ospiti di spessore. Mezz’ora da passare con il sorriso e in leggerezza, rivivendo con i protagonisti le emozioni, le gioie e i dolori sportivi degli anni andati con aneddoti inediti, mai divulgati. Un’esclusiva che vi accompagnerà per otto puntate, pubblicate ogni lunedì.
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