Il fischio d’inizio di una partita ai Mondiali, l’adrenalina che scorre nelle vene, il peso di un’intera nazione sulle spalle. Cosa si prova in quei momenti? Mauro Lustrinelli, attaccante della Svizzera in quel torneo, e Gianluca Zambrotta, campione del mondo con l’Italia proprio quell’anno, ripercorrono le emozioni, le gioie e le delusioni di un’esperienza indimenticabile.
Il Mondiale 2006, per Mauro Lustrinelli, rappresenta un ricordo agrodolce. La Svizzera esce da quel Mondiale senza aver subito nemmeno un gol nei tempi regolamentari, eliminata ai rigori dall’Ucraina. Un rimpianto ancora vivo per l’attaccante: “Peccato perché c’era un bel quarto di finale contro l’Italia. Avrei voluto giocarlo”. Un’eliminazione che ha lasciato l’amaro in bocca, anche per la gestione dei rigori. Lustrinelli confessa: “Col senno di poi l’avrei dovuto battere io come primo”, sottolineando quanto sia importante che il primo rigorista sia “quello più sicuro”. “Da allenatore, quando capita una situazione simile e ti accorgi che diversi nel gruppo non se la sentono, diventa dura”.
Per Zambrotta, invece, il Mondiale 2006 non è stato solo una vittoria, ma la dimostrazione che “non è vero che la squadra più forte vince. È quella che dà l’anima”. C’era un Brasile che aveva davanti Adriano, Kakà, Ronaldinho, Ronaldo... di cosa stiamo parlando?” L’Italia ha dato tutto e dava l’anima”. Un “fuoco dentro” che, come sottolinea Lustrinelli, “è cresciuto” durante il torneo, soprattutto dopo la vittoria contro la Germania.