573 episodi
- Rassegna stampa economico-finanziaria del 5 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Economia italiana, imprese e crescita
Testate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Foglio
Le imprese italiane mostrano una resilienza superiore rispetto al quadro macroeconomico generale. Al Forum di Cernobbio il 71% degli imprenditori intervistati prevede un fatturato in crescita nel 2026: il 50,8% stima un incremento entro il 10%, mentre il 21,3% punta a una crescita superiore al 10%. Un anno fa, tuttavia, la quota di imprese che prevedeva aumenti oltre il 10% era più elevata, intorno al 32,4%.
Le aspettative rimangono quindi favorevoli, ma diventano più prudenti e selettive. Il dato significativo non è tanto una forte accelerazione del PIL, quanto la disponibilità delle aziende a continuare a programmare investimenti di medio-lungo periodo nonostante inflazione, energia e tensioni geopolitiche.
Larry Fink richiama il potenziale dell’Italia come destinazione degli investimenti internazionali. I circa 100 miliardi di euro già investiti potrebbero salire a 120-125 miliardi in presenza di condizioni adeguate, con opportunità soprattutto per infrastrutture, capitale privato e innovazione.
L’intelligenza artificiale emerge come la principale frontiera scientifica e industriale: viene indicata dal 52,1% degli imprenditori, davanti a biotecnologie e scienze della vita, ferme al 18,8%. L’AI viene quindi percepita sempre meno come semplice strumento di efficientamento e sempre più come leva capace di trasformare produttività, organizzazione e modelli di business.
Sul quadro congiunturale continua però a pesare l’inflazione. Nell’area euro viene indicata al 3,3% in agosto, contro il 2,9% di luglio, mentre per l’Italia la crescita acquisita si colloca intorno allo 0,8%, rispetto a un obiettivo governativo superiore all’1%.
Nouriel Roubini riconosce il miglioramento nella gestione dei conti pubblici italiani, ma individua ancora nel debito elevato e nella bassa crescita potenziale le due principali vulnerabilità strutturali del Paese.
Il quadro che emerge è quindi quello di un’economia con una crescita aggregata ancora modesta, ma con un sistema imprenditoriale che mantiene una maggiore propensione a investire rispetto a quanto suggerirebbero i soli dati macroeconomici.
Energia, carburanti e inflazione
Testate: Il Sole 24 Ore / Repubblica / Corriere della Sera / Riformista
Il mercato del diesel presenta una situazione eccezionale: il gasolio costa ormai molto più del greggio e anche del jet fuel, con margini di raffinazione che in alcuni momenti vengono indicati vicino ai 200 dollari per barile.
Questa anomalia spiega perché una diminuzione del prezzo del petrolio non si trasferisca automaticamente alla pompa. Il prezzo finale dipende sempre più da capacità di raffinazione, disponibilità del prodotto finito, logistica e tensioni geopolitiche.
In Italia il gasolio passa da circa 1,665 euro al litro a gennaio 2026 a 2,123 euro il 30 agosto. Negli Stati Uniti, nello stesso periodo di confronto, il diesel sale da 3,52 a 5,85 dollari per gallone.
Il rincaro del diesel ha conseguenze particolarmente ampie perché agisce quasi come una tassa sull’intera filiera produttiva. Autotrasporto, agricoltura, costruzioni e logistica sostengono costi maggiori che possono progressivamente trasferirsi sui prezzi finali dei beni.
La pressione energetica continua quindi a rappresentare uno dei principali rischi per l’inflazione e per il potere d’acquisto delle famiglie, ma presenta una caratteristica diversa rispetto alla crisi del 2022: il problema appare maggiormente concentrato sui prodotti raffinati e sulla logistica, piuttosto che su una vera scarsità mondiale di greggio.
Questa distinzione è importante perché rende la pressione potenzialmente più reversibile rispetto a uno shock strutturale dell’offerta petrolifera, anche se nel breve periodo l’impatto su imprese e consumatori rimane significativo.
Lavoro, industria e consumi
Testate: Corriere della Sera / Il Fatto Quotidiano / La Stampa
L’Ex Ilva rimane uno dei dossier industriali più delicati del Paese. Sono partite le procedure di licenziamento collettivo per oltre 2.500 lavoratori dell’indotto, con particolare coinvolgimento delle imprese collegate all’area a caldo.
Lo spegnimento dell’area a caldo viene prospettato per ottobre. L’udienza sulla sospensiva è fissata al 9 settembre, mentre il confronto con il Governo viene indicato per il 18 settembre.
La crisi non riguarda soltanto l’acciaieria, ma coinvolge occupazione, fornitori, porto, logistica e capacità dell’Italia di mantenere una produzione siderurgica strategica. Il rischio è quindi che una crisi aziendale si trasformi in un problema di intera filiera e di politica industriale.
Sul fronte dei consumi emergono invece segnali di indebolimento della spesa nei negozi e una brusca frenata dell’automotive. La domanda interna risente dell’inflazione e dell’aumento dei costi energetici.
Si crea così una divergenza significativa: consumatori più prudenti nel breve periodo, imprese relativamente più ottimiste sul medio termine. Questo suggerisce un’economia debole sul ciclo corrente ma non ancora entrata in una fase di forte deterioramento delle aspettative imprenditoriali.
Un ulteriore dato di rilievo riguarda il gioco d’azzardo, con un giro d’affari indicato in circa 165 miliardi di euro all’anno e un giocato pro capite superiore ai 3.000 euro. La dimensione economica del fenomeno è ormai paragonabile a quella di interi comparti produttivi.
BCE, Fed, bond e mercati finanziari
Testate: Milano Finanza / Il Foglio / La Stampa
Milano Finanza individua una possibile svolta nel ciclo monetario europeo, prospettando come scenario centrale una stretta BCE di 25 punti base il 10 settembre, che porterebbe il tasso dal 2,25% al 2,50%. La rassegna precisa che non si tratta di una decisione già assunta.
Alla base dello scenario c’è soprattutto il ritorno dell’inflazione dell’Eurozona al 3,3%, nettamente superiore all’obiettivo BCE del 2%. Viene inoltre prospettata la possibilità di ulteriori interventi nel primo e nel secondo trimestre del 2027 qualora le pressioni sui prezzi rimanessero persistenti.
Negli Stati Uniti la Federal Reserve deve invece bilanciare inflazione ancora superiore all’obiettivo, crescita relativamente solida e crescente pressione politica per una politica monetaria più espansiva.
Parallelamente, il rialzo dei rendimenti ha restituito attrattività all’obbligazionario. I Treasury americani a dieci anni vengono indicati intorno al 4,81% e quelli a trent’anni al 5,33%, mentre il BTP decennale si colloca intorno al 4,24%, sui massimi da novembre 2023.
Lo spread BTP-Bund rimane tuttavia nell’area degli 80 punti base, segnalando come l’aumento dei rendimenti italiani sia inserito in un movimento globale e non rifletta una nuova crisi specifica del rischio-Paese.
Sulle scadenze medio-lunghe vengono riportati rendimenti indicativi del 3,60% per la Francia 2032, 3,55% per l’Italia 2031, 3,41% per la Grecia 2031, 3,25% per la Spagna 2031 e 3,08% per la Germania 2031.
Sulle scadenze 2036 i rendimenti aumentano ulteriormente, arrivando a circa il 4,20% per la Francia, 4,16% per l’Italia, 4% per la Grecia, 3,78% per la Spagna e 3,34% per la Germania.
Per la prima volta dopo molti anni, quindi, l’obbligazionario europeo torna a offrire rendimenti nominali significativi senza richiedere necessariamente un elevato rischio valutario o creditizio. Il rovescio della medaglia è una maggiore volatilità, soprattutto sulle duration più lunghe.
Immobiliare e affitti brevi
Testate: Il Sole 24 Ore / Libero / La Verità
L’Unione europea prepara una possibile stretta sulle locazioni turistiche brevi, attribuendo ai Comuni maggiori strumenti per intervenire nelle aree caratterizzate da una forte pressione abitativa.
L’impostazione non punta a un divieto generalizzato, ma a una regolamentazione più mirata, consentendo alle amministrazioni di distinguere tra normali zone turistiche e aree nelle quali gli affitti brevi riducono significativamente la disponibilità di abitazioni per residenti e lavoratori.
Tra le misure possibili figurano numero massimo di notti, autorizzazioni, nuove licenze e delimitazioni geografiche delle aree sottoposte a restrizioni.
Per i proprietari di immobili nelle grandi città e nelle principali località turistiche aumenta quindi il rischio regolatorio. La valutazione di un investimento non potrà più basarsi esclusivamente sul rendimento lordo ottenibile tramite locazione breve.
Diventano sempre più importanti anche la sostenibilità normativa del modello, la localizzazione dell’immobile e la possibilità di convertirlo verso locazioni tradizionali o altre forme di utilizzo.
Robotica, AI, fotonica e nuova industria
Testate: Il Sole 24 Ore / Moneta / Riformista
Il Governo valuta incentivi specifici per l’utilizzo di robot umanoidi nelle imprese, inserendo la robotica avanzata all’interno della nuova politica industriale collegata alla transizione digitale.
Il riferimento è anche all’esperienza di Transizione 5.0, associata nella rassegna a circa 16.500 domande e 5,4 miliardi di euro di progetti di investimento. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 4 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Italia: crescita, conti pubblici, consumi e investimenti
Testate: Corriere della Sera / Il Tempo / Milano Finanza / Libero / Il Riformista
L’Italia migliora la propria capacità di attrarre capitali esteri, recuperando fino al 17° posto nella graduatoria internazionale sull’attrattività, con un avanzamento di cinque posizioni rispetto al 2022. Il dato segnala una percezione più favorevole della stabilità del Paese, anche se rimane ancora ampio il divario rispetto alle economie leader e soprattutto all’Asia.
Anche sul fronte della crescita il quadro appare meno debole rispetto al sentiment generale. La stima del PIL del secondo trimestre viene indicata intorno al +0,2%, mentre la crescita acquisita si colloca intorno al +0,6%. Consumi e fiducia mostrano una relativa resilienza e il turismo continua a sostenere l’attività economica.
Il principale elemento di debolezza rimane la produzione industriale, che non mostra ancora una ripartenza strutturale. Il quadro italiano può quindi essere sintetizzato in conti più ordinati e maggiore credibilità finanziaria, ma crescita ancora insufficiente.
La prossima Legge di Bilancio dovrà trovare un equilibrio tra disciplina fiscale e sostegno alla crescita. La stabilità dei conti è diventata un vero asset finanziario perché riduce il premio al rischio richiesto dagli investitori, ma un rigore eccessivo rischierebbe di comprimere ulteriormente domanda e investimenti.
Sul fronte fiscale emerge la proposta di detassare le tredicesime fino a 30.000 euro di reddito, insieme all’ipotesi di estendere la cedolare secca alle locazioni di negozi e uffici e di ridurre la pressione fiscale sul ceto medio.
Per famiglie e imprese queste misure potrebbero sostenere il reddito disponibile e la domanda interna. Il nodo centrale rimane però quello delle coperture: interventi fiscali permanenti richiedono risorse strutturali per evitare un aumento del deficit.
L’Italia entra quindi nell’autunno con una posizione finanziaria più credibile rispetto al recente passato. La sfida è trasformare stabilità, reputazione e minore rischio-Paese in investimenti produttivi e crescita.
Energia, carburanti e inflazione
Testate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Sole 24 Ore / Domani / Italia Oggi
Benzina e diesel tornano sui massimi recenti, con prezzi alla pompa nell’area dei 2,12 euro al litro. Governo e maggioranza intervengono prorogando lo sconto sul gasolio: il taglio dell’accisa è pari a 17 centesimi al litro e viene esteso fino al 10 settembre.
Lo sconto fiscale interviene però soltanto sul prezzo finale e non sulle cause del rincaro. La pressione deriva dalle quotazioni petrolifere, dai costi logistici e dalla maggiore instabilità geopolitica.
Si tratta quindi di una misura tampone capace di proteggere temporaneamente il reddito disponibile di famiglie e imprese, ma caratterizzata da un costo per il bilancio pubblico e difficilmente sostenibile se i prezzi energetici dovessero rimanere elevati a lungo.
Il dibattito riguarda anche l’efficienza degli interventi generalizzati. Sconti universali assorbono risorse pubbliche anche a favore di soggetti che non ne hanno necessariamente bisogno, mentre misure più selettive potrebbero concentrare il sostegno su famiglie vulnerabili e imprese maggiormente energivore.
Una parte significativa del prezzo dei carburanti deriva inoltre dalla fiscalità ambientale, concepita anche per incorporare nel prezzo i costi esterni dell’inquinamento. Emerge quindi un conflitto sempre più strutturale tra politica climatica, gettito fiscale e tutela del potere d’acquisto.
Nel quadro energetico assume rilevanza anche la strategia di Eni, dalla storica centralità dell’Algeria alla nuova partita venezuelana. Per l’Italia la diversificazione delle forniture rimane fondamentale per ridurre contemporaneamente rischio geopolitico e volatilità dei prezzi.
Finché l’energia rimarrà cara sarà prematuro considerare definitivamente concluso il problema inflazionistico. Per i mercati questo limita lo spazio delle banche centrali per una politica monetaria più accomodante e mantiene interessante il rendimento offerto dalla componente obbligazionaria.
Export, Mercosur e internazionalizzazione
Testate: Il Sole 24 Ore / Milano Finanza
Il Governo conferma l’obiettivo di portare l’export italiano a 700 miliardi di euro entro la fine del 2027, facendo leva non soltanto sulle imprese ma anche su ambasciate, ICE e diplomazia economica.
Una delle opportunità più significative riguarda il Mercosur. Il potenziale dell’export italiano verso l’area viene stimato in 14 miliardi di euro, rispetto ai circa 7,5 miliardi esportati nel 2025: l’obiettivo implica quindi un potenziale quasi raddoppio nel medio periodo.
I dati più recenti confermano il dinamismo dell’area. A maggio 2026 l’export italiano verso il Mercosur cresce di circa il 21%, con il Brasile a +22,3% e l’Argentina a +0,6%. Il mercato integrato UE-Mercosur rappresenterebbe complessivamente circa 700 milioni di consumatori.
La presenza industriale italiana è già significativa. In Brasile operano circa 1.400 imprese italiane, con 150.000 addetti e circa 42 miliardi di euro di fatturato. In Argentina sono presenti circa 300 imprese, con 25.000 addetti e 2 miliardi di fatturato.
Nel 2025 l’Italia ha esportato circa 5,8 miliardi di euro verso il Brasile e 1,2 miliardi verso l’Argentina. Dal 6 all’11 settembre è inoltre prevista una missione imprenditoriale nei due Paesi con quasi 100 imprese italiane.
La strategia va oltre il semplice aumento delle esportazioni e punta a costruire partnership industriali, investimenti diretti e filiere produttive comuni.
Anche il Mediterraneo assume maggiore rilevanza. Italia ed Egitto hanno impostato dieci progetti formativi destinati a circa 1.100 lavoratori, collegando formazione, gestione dei flussi migratori e disponibilità di capitale umano per le imprese.
Parallelamente, lo sviluppo dell’area economica di Suez può creare nuove opportunità per le aziende italiane. Mercosur, Africa e Mediterraneo possono quindi compensare almeno parzialmente la minore crescita dei mercati europei più maturi.
Intelligenza artificiale, Big Tech, difesa e industria
Testate: Il Sole 24 Ore / Domani / Milano Finanza / Il Foglio
Il dato più significativo riguarda la dimensione finanziaria della corsa all’intelligenza artificiale. Gli impegni annunciati dalle grandi società tecnologiche lungo la filiera dell’AI hanno raggiunto circa 1.730 miliardi, coinvolgendo non soltanto chip e data center, ma anche energia, cloud, reti e capacità di calcolo.
Le stime riportate indicano che gli investimenti necessari per sostenere il nuovo ciclo dell’intelligenza artificiale potrebbero raggiungere 1.000 miliardi di dollari all’anno. La tecnologia rimane quindi uno dei principali motori del capex globale.
Per gli investitori la lettura è duplice. AI, semiconduttori, data center, infrastrutture elettriche e cybersecurity rappresentano un trend strutturale di lungo periodo; allo stesso tempo, una crescita così rapida degli investimenti aumenta il rischio che alcune valutazioni azionarie incorporino aspettative eccessivamente elevate.
Diventa quindi importante diversificare lungo l’intera filiera anziché concentrare l’esposizione esclusivamente sui pochi mega-cap tecnologici che hanno dominato la prima fase del boom AI.
La cybersecurity assume contemporaneamente un peso economico crescente. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale rende più sofisticati gli attacchi informatici e trasforma la sicurezza digitale da costo accessorio a infrastruttura essenziale per banche, imprese e pubbliche amministrazioni.
Anche la difesa europea entra in un ciclo pluriennale di investimento. Leonardo sta effettuando in Ucraina i primi test del proprio sistema di difesa multidominio, integrando sensori e piattaforme terrestri, aeree, navali e digitali.
Leonardo rafforza inoltre la presenza in India attraverso ATR, mentre Milano punta a candidarsi come sede di una futura agenzia ONU dedicata all’AI etica. Tecnologia, aerospazio, difesa e capacità regolatoria diventano così strumenti sempre più importanti di competitività internazionale.
Casa, credito e patrimonio delle famiglie
Testate: Il Sole 24 Ore / Italia Oggi
Il credito immobiliare offre un segnale positivo. Nel 2025 il Fondo di garanzia prima casa ha sostenuto oltre 64.000 mutui per circa 8,1 miliardi di euro di finanziamenti, registrando una crescita nell’ordine del 12% rispetto all’anno precedente.
Nei primi mesi del 2026 la quota di utilizzo del Fondo da parte degli under 36 raggiunge il 93,5%, confermando quanto lo strumento sia diventato importante per facilitare l’accesso alla proprietà immobiliare delle generazioni più giovani.
Dal 2025 l’accesso è stato nuovamente concentrato sulle categorie prioritarie, tra cui giovani coppie, nuclei monogenitoriali e famiglie numerose. Con il Piano Casa sono state inoltre stanziate nuove risorse per il 2026 e il 2027.
Il dato di fondo è costruttivo: nonostante tassi ancora relativamente elevati, il mercato dei mutui non risulta bloccato e la domanda dei giovani rimane sostenuta. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 3 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Energia, inflazione e costo della vita
Testate: Corriere della Sera / la Repubblica / La Stampa / ItaliaOggi / Financial Times
Il gas torna a rappresentare il principale rischio inflazionistico europeo. Le quotazioni superano nuovamente 75 euro/MWh, mentre il petrolio si avvicina ai 95 dollari al barile. In Italia Arera ha disposto per settembre un aumento del 6,9% della componente gas destinata ai clienti vulnerabili, una platea di circa 2,3 milioni di utenti.
Il rincaro arriva alla vigilia della stagione termica. Gli stoccaggi europei restano su livelli elevati, ma non più eccezionali come nel 2023, mentre una parte importante delle quotazioni continua a incorporare un premio legato al rischio geopolitico.
Per le famiglie l’aumento delle materie prime si trasferisce rapidamente sulle bollette. Il problema non riguarda però soltanto i consumi domestici: gas e petrolio più cari aumentano i costi marginali di produzione dell’industria e rischiano di rallentare il processo di disinflazione europeo.
Arriva inoltre a scadenza lo sconto sulle accise sul diesel e viene valutata una micro-proroga. L’intervento deve essere nuovamente finanziato, riaprendo il problema della sostenibilità per l’Erario di misure emergenziali ripetute. Per trasporti, logistica, costruzioni e agricoltura, una proroga avrebbe invece un effetto immediatamente positivo sui margini.
Nell’Eurozona l’inflazione indicata nella rassegna è salita ad agosto al 3,3%, contro il 2,9% precedente. Il rischio non deriva esclusivamente dall’energia: dazi, frammentazione commerciale e catene produttive meno efficienti possono mantenere strutturalmente più elevato il livello dei prezzi.
Lo scenario diventa quindi quello di un’inflazione potenzialmente meno violenta rispetto al 2022-2023, ma più persistente. Questo potrebbe limitare lo spazio delle banche centrali per una riduzione rapida del costo del denaro.
L’elemento positivo è che l’Europa affronta il nuovo shock con infrastrutture, capacità di stoccaggio e approvvigionamenti molto più diversificati rispetto all’inizio della precedente crisi energetica. Il rischio di razionamenti appare quindi sensibilmente inferiore.
Italia: PNRR, investimenti, lavoro e crescita
Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera / La Stampa / Il Riformista / Expansión
La vera questione economica italiana diventa sempre più il “dopo PNRR”. Negli ultimi anni il Recovery Plan ha sostenuto un volume di investimenti nell’ordine dei 25 miliardi di euro l’anno, mentre vengono richiamati circa 170 miliardi di euro di investimenti complessivi collegati al Piano.
Il rischio è che, conclusa la fase straordinaria, la spesa pubblica in conto capitale diminuisca bruscamente dal 2027. La continuità degli investimenti diventa quindi più importante del semplice rispetto formale delle scadenze.
Costruzioni, digitale, università, ricerca e infrastrutture chiedono un vero “ponte” finanziario oltre il Recovery. L’obiettivo non dovrebbe essere replicare indiscriminatamente gli incentivi, ma concentrare le risorse su investimenti con maggiore effetto moltiplicatore: digitalizzazione, reti, ricerca, energia e capitale umano.
Il programma per gli alloggi universitari punta a circa 63.000 nuovi posti letto, con un finanziamento iniziale nell’ordine dei 579 milioni di euro. L’obiettivo è però andare oltre il PNRR e sviluppare un mercato strutturale dello student housing, interessante anche per gli investitori istituzionali.
Il mercato del lavoro rimane uno dei principali elementi positivi del quadro italiano. L’occupazione è sui massimi e migliora la partecipazione al lavoro. Nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 3,1%, contro un’inflazione indicata intorno all’1,6%, producendo un primo recupero del potere d’acquisto.
Il problema strutturale resta però la qualità della crescita. L’Italia ha recuperato occupazione più velocemente di quanto abbia recuperato produttività e redditi reali. Per le imprese, la crescita futura dovrà quindi derivare sempre più da capitale, formazione e tecnologia.
Il “Patto del Nord” coinvolge inoltre PMI e sistemi produttivi di Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria ed Emilia-Romagna, puntando su strumenti comuni per competitività, infrastrutture, energia, innovazione e accesso al credito.
Anche la Spagna affronta un problema simile di assorbimento dei fondi europei: restano circa 26 miliardi di euro del Next Generation da utilizzare. Il nodo comune europeo non è più soltanto ottenere risorse, ma trasformarle rapidamente in investimenti produttivi.
Sanità, welfare, demografia e capitale umano
Testate: la Repubblica / La Stampa / Corriere della Sera / Financial Times
La spesa sanitaria italiana rimane debole nel confronto internazionale. L’Italia viene collocata in coda al G7, mentre cresce la rinuncia alle cure per ragioni economiche: circa un cittadino su dieci rinuncerebbe a prestazioni sanitarie.
La spesa sanitaria pubblica pro capite italiana rimane significativamente inferiore a quella di Germania, Francia e altri grandi Paesi avanzati. Il problema non riguarda soltanto la quantità di risorse, ma anche personale, investimenti e capacità produttiva del servizio pubblico.
Dal punto di vista economico, la sanità assume quindi un ruolo sempre più simile a quello di un’infrastruttura: influenza partecipazione al lavoro, produttività, qualità del capitale umano e sostenibilità demografica.
Salari, previdenza, sanità, disuguaglianze e demografia convergono su una stessa domanda: come finanziare un welfare crescente con una popolazione che invecchia e una forza lavoro che aumenta lentamente.
Una crescita europea strutturalmente molto bassa ridurrebbe contemporaneamente la capacità di finanziare welfare, difesa e investimenti. Produttività, immigrazione qualificata, tecnologia e maggiore integrazione del mercato unico rappresentano però leve capaci di modificare lo scenario.
Intelligenza artificiale, data center e nuova produttività
Testate: Il Sole 24 Ore / Financial Times / Expansión
L’intelligenza artificiale inizia a modificare concretamente il mercato del lavoro, soprattutto nelle professioni junior. Negli Stati Uniti emergono casi in cui strumenti AI sostituiscono attività precedentemente affidate ai neolaureati, segnalando una trasformazione dei tradizionali ruoli d’ingresso nel lavoro white collar.
Questo non implica necessariamente una riduzione immediata dell’occupazione complessiva, ma può cambiare radicalmente la struttura delle carriere: meno attività iniziali di ricerca, analisi e produzione standardizzata e maggiore richiesta di competenze capaci di controllare, interpretare e integrare l’output dell’AI.
La corsa mondiale ai data center viene quantificata nella rassegna in circa 32.000 miliardi di dollari, delineando una delle più grandi ondate di investimento infrastrutturale dei prossimi decenni.
I beneficiari del ciclo non sono soltanto Nvidia e i produttori di semiconduttori. La crescita dell’AI genera domanda per elettricità, reti, sistemi di raffreddamento, immobili industriali, fibra ottica, trasformatori e infrastrutture energetiche.
Per il Made in Italy emerge anche un nuovo rischio competitivo: la scarsa visibilità nei motori generativi. I sistemi AI tendono a proporre più frequentemente aziende e prodotti caratterizzati da una presenza digitale strutturata e da dati facilmente accessibili.
Per le PMI italiane digitalizzazione e AI diventano quindi anche uno strumento di internazionalizzazione. Non essere correttamente presenti nell’ecosistema digitale significa rischiare di essere esclusi già nella fase iniziale del processo d’acquisto.
Diritto d’autore, dati e licenze diventano contemporaneamente una nuova infrastruttura economica. SIAE e il quadro europeo lavorano su tracciabilità delle opere e licenze per l’utilizzo dei contenuti da parte dei modelli AI.
L’impatto arriva anche ai servizi professionali. In Spagna alcune banche chiedono agli studi legali di trasferire ai clienti una parte dei risparmi di produttività generati dall’intelligenza artificiale attraverso tariffe inferiori o maggiori servizi.
Santander utilizza inoltre strumenti AI nella prevenzione delle frodi. Per il settore finanziario la tecnologia non è quindi soltanto un mezzo per ridurre i costi, ma anche un investimento in risk management e protezione del cliente.
Banche centrali, obbligazioni, dollaro e oro
Testate: Il Sole 24 Ore / Financial Times / The Times / ItaliaOggi
Uno dei paradossi finanziari del 2026 è rappresentato dalla debolezza del dollaro nonostante rendimenti americani elevati. Il Dollar Index ha perso circa il 2% da giugno e viene indicato intorno a 99,5 il 2 settembre, contro livelli superiori a 110 all’inizio del 2024.
La spiegazione indicata non è esclusivamente monetaria. L’aumento del debito americano induce alcuni investitori internazionali a richiedere un premio maggiore oppure a diversificare maggiormente le proprie riserve. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 2 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Inflazione, energia e potere d’acquisto
Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera / la Repubblica / La Stampa / MF / Il Foglio / Les Echos / Financial Times
L’inflazione italiana accelera al 3,3% annuo in agosto, rispetto al 2,9% di luglio, raggiungendo il livello più elevato da settembre 2023. Su base mensile i prezzi aumentano dello 0,5%, mentre l’inflazione acquisita per il 2026 sale al 2,9%.
La componente che modifica maggiormente il quadro è quella energetica. I beni energetici regolamentati registrano un aumento di circa il 16,9%, mentre i servizi relativi ai trasporti avanzano del 2,6%. Non si tratta quindi, almeno per ora, di una fiammata generalizzata dei prezzi, ma di uno shock concentrato soprattutto su energia, carburanti e mobilità.
I carburanti rappresentano il principale canale di trasmissione: ad agosto la benzina aumenta di circa l’8% su base annua e il gasolio del 16,3%, mentre alcune componenti dei servizi di trasporto registrano rincari fino al 18,8%.
Il dato relativamente positivo riguarda il “carrello della spesa”, che rimane intorno al +1%. Questo indica che lo shock energetico non si è ancora trasferito integralmente ai prodotti alimentari e ai beni di largo consumo.
Sabato scade inoltre lo sconto temporaneo sul gasolio. Una sua rimozione integrale potrebbe generare un’ulteriore pressione sull’indice dei prezzi già a settembre.
Anche nell’Eurozona l’inflazione torna sopra il 3%. Olli Rehn della BCE sottolinea come guerra e tensioni sulle materie prime possano rendere l’inflazione più persistente, complicando la possibilità di una politica monetaria accomodante.
Per le famiglie il vero problema diventa il reddito reale: mutui, utenze e spese per i figli comprimono progressivamente i consumi discrezionali. Il rischio macroeconomico non è quindi soltanto l’inflazione, ma anche una possibile frenata della domanda privata.
Bond, tassi e nuovo costo del capitale
Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera / La Stampa / la Repubblica / Il Fatto Quotidiano / Il Foglio / Financial Times / New York Times / The Times / Les Echos
I rendimenti dei titoli di Stato globali raggiungono i massimi dal 2008. Le vendite coinvolgono contemporaneamente Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Giappone e Australia: non si tratta quindi di un fenomeno specificamente italiano, ma di una rivalutazione globale del rischio inflazione, dei deficit pubblici e della crescente offerta di debito sovrano.
Nel Regno Unito il rendimento del Gilt decennale supera il 5%, il livello più elevato dal 2008. In Giappone il trentennale oltrepassa il 3% per la prima volta in circa trent’anni, segnando un cambiamento strutturale dopo decenni caratterizzati da tassi estremamente bassi.
Il nuovo regime monetario vede il tasso BCE intorno al 3,75%, quello della Federal Reserve intorno al 2,25% e quello della Bank of Japan vicino all’1%. Sul mercato italiano il BTP decennale viene indicato intorno al 4,17%.
L’aumento dei rendimenti non dipende soltanto dalle decisioni delle banche centrali. Gli investitori richiedono un premio maggiore per finanziare governi caratterizzati da deficit elevati, maggiori esigenze di spesa per difesa e infrastrutture e una crescente necessità di emissione di debito.
Per l’Italia, rendimenti strutturalmente più elevati riducono progressivamente lo spazio disponibile per politiche fiscali espansive e aumentano la spesa per interessi, anche in assenza di una nuova crisi dello spread.
Per gli investitori emerge però anche un’opportunità: rendimenti più elevati rendono nuovamente interessanti titoli governativi e corporate investment grade, offrendo punti di ingresso potenzialmente più remunerativi rispetto agli anni caratterizzati da tassi prossimi allo zero.
Italia: PIL e occupazione resistono meglio del previsto
Testate: Il Sole 24 Ore / Il Messaggero / Il Foglio / Il Giornale / la Repubblica
Il secondo trimestre conferma una crescita italiana del +0,2% su base congiunturale. Il dato rimane modesto, ma risulta migliore rispetto a quanto avrebbero fatto immaginare nei mesi precedenti produzione industriale e commercio estero.
A sostenere l’economia sono soprattutto servizi e domanda interna, mentre il settore industriale continua a risentire maggiormente del caro energia.
Anche il mercato del lavoro mostra una tenuta significativa. A luglio gli occupati risultano circa 307.000 in più rispetto a un anno prima, il tasso di occupazione rimane vicino ai massimi storici e la disoccupazione scende intorno al 5,8%.
La principale criticità rimane la disoccupazione giovanile, ancora superiore al 15%, insieme alla qualità dell’occupazione e alle forti differenze territoriali.
Il problema strutturale resta inoltre la stagnazione di salari reali e produttività. Senza un aumento delle retribuzioni sostenuto da maggiore produttività, difficilmente la crescita dei consumi potrà diventare sufficientemente robusta.
La sfida consiste quindi nello spezzare il circuito bassi salari-bassi consumi-bassi investimenti-bassa produttività, utilizzando anche premi di risultato, partecipazione e contrattazione aziendale per favorire incrementi retributivi compatibili con i margini delle imprese.
L’elemento positivo è che l’Italia entra nell’autunno con due ammortizzatori importanti: occupazione elevata e domanda interna ancora positiva. In assenza di una nuova escalation energetica, questi fattori riducono il rischio di recessione nel breve periodo.
Imprese, energia e politica industriale
Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa / Il Foglio / Il Messaggero / Italia Oggi
Il rincaro dell’energia torna a rappresentare una delle principali minacce per la competitività industriale italiana. Le imprese stimano fino a 18 miliardi di euro di maggiori bollette, con un’esposizione particolarmente elevata per acciaio, carta, chimica, ceramica e vetro.
Il prezzo di riferimento dell’elettricità industriale italiana viene indicato intorno a 212 euro/MWh. In alcuni comparti energivori l’energia può rappresentare il 15-20% dei costi, con punte nell’ordine del 20-40% per specifiche produzioni.
Il costo energetico rimane quindi uno dei principali talloni d’Achille della manifattura italiana: le imprese mantengono una forte competitività su qualità, tecnologia e specializzazione, ma operano all’interno di una struttura energetica meno favorevole.
Il Nord industriale prova a reagire attraverso un coordinamento tra Regioni e Confindustrie. Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Liguria rappresentano complessivamente circa il 51,3% dell’export italiano, pari a 403 miliardi di euro, e chiedono semplificazioni, credito, infrastrutture ed energia più competitiva.
Il sistema produttivo italiano conserva però importanti punti di forza: filiere industriali integrate, distretti, competenze specialistiche, capacità di personalizzazione e una presenza significativa nelle catene europee del valore.
Anche le cosiddette “multinazionali tascabili” dimostrano la capacità di una parte del capitalismo italiano di esportare, innovare e presidiare nicchie tecnologiche internazionali. La priorità diventa aumentare scala, investimenti e produttività.
Fisco, casa, redditi e investimenti
Testate: MF / Il Sole 24 Ore / Il Messaggero / Il Foglio
Sul fronte fiscale il Governo valuta un intervento sulle tredicesime con l’obiettivo di lasciare fino a circa 500 euro in più in busta paga ai redditi più bassi. Tra le ipotesi figurano una tassazione agevolata della tredicesima e interventi selettivi sulla fiscalità del lavoro.
La prossima Manovra viene indicata nell’ordine di circa 28 miliardi di euro, una dimensione che rende indispensabile individuare coperture credibili e compatibili con i vincoli di finanza pubblica.
Il settore immobiliare attende invece la conferma delle agevolazioni fiscali. Sono potenzialmente coinvolti circa 26 miliardi di euro di lavori, con un’ipotesi di detrazione del 50% per l’abitazione principale e del 36% per le altre abitazioni.
Per il bonus mobili il tetto di spesa rimarrebbe nell’ordine dei 5.000 euro. La stabilità delle agevolazioni è importante non soltanto per le famiglie, ma per l’intera filiera delle costruzioni.
Una modifica troppo brusca degli incentivi potrebbe infatti generare un forte effetto anticipazione nel 2026, seguito da una significativa contrazione della domanda negli anni successivi.
Anche l’esperienza del PNRR offre una lezione importante: gli investimenti pubblici producono valore se generano capitale produttivo e capacità permanente. La vera eredità del Piano dovrebbe quindi essere anche una maggiore capacità amministrativa di programmare e realizzare investimenti dopo la fine dei fondi straordinari.
L’export italiano verso la Russia è sceso a circa 1,6 miliardi di euro, registrando una contrazione del 4,1% nell’ultimo anno e una diminuzione molto più significativa rispetto ai livelli precedenti alla guerra. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 1 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Energia, Iran e mercati: torna il rischio inflazione
Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera / Il Fatto Quotidiano / ItaliaOggi
La crisi iraniana torna a rappresentare il principale rischio macroeconomico di breve periodo. Il Brent ha nuovamente superato i 90 dollari al barile, mentre il gas europeo è cresciuto di oltre il 5%. A complicare il quadro sono le difficoltà di transito attraverso lo Stretto di Hormuz, dove passa oggi circa il 50% del petrolio che vi transitava prima del conflitto con gli Stati Uniti.
Il nuovo shock energetico riapre direttamente il canale petrolio-inflazione-tassi. Il Treasury americano decennale è tornato al 4,76%, con un picco intraday del 5,25%, mentre il BTP decennale è risalito al 4,15% e il titolo francese si colloca intorno al 4,175%.
Per l’Italia emerge però un segnale positivo: il differenziale di rendimento rispetto alla Francia si è sostanzialmente annullato. Il rischio energetico viene quindi prezzato dai mercati sempre più come un problema globale e meno come uno specifico rischio-Paese italiano.
Anche l’oro risente del nuovo scenario dei rendimenti, scendendo di circa lo 0,5% verso 4.430 dollari l’oncia. Con i titoli governativi che offrono rendimenti vicini o superiori al 4-5%, aumenta il costo-opportunità sia dell’oro sia delle azioni caratterizzate da una duration elevata.
Sul fronte carburanti emerge anche un problema strutturale legato alla formazione dei prezzi. Con il petrolio nell’area dei 90 dollari, il dibattito riguarda il rapporto tra quotazioni internazionali del greggio, margini di raffinazione e velocità con cui gli aumenti vengono trasferiti sui prezzi alla pompa.
Gli autotrasportatori chiedono interventi soprattutto su pedaggi e fiscalità. Per un autoarticolato viene indicato un costo annuo medio nell’ordine dei 250.000 euro, oltre la metà riconducibile a carburante e personale. In un’economia fortemente dipendente dal trasporto su gomma, il rincaro del diesel rischia quindi di trasferirsi rapidamente sui prezzi finali.
Debito globale, banche centrali e conti pubblici
Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera
Il debito globale diventa una delle grandi variabili dello scenario economico. Scott Bessent porta al G20 un messaggio netto: di fronte a livelli di indebitamento molto elevati, l’economia mondiale non può affidarsi esclusivamente all’austerità, ma deve puntare maggiormente su crescita, investimenti e produttività.
L’aumento dei rendimenti rende questo equilibrio ancora più importante. Più cresce il costo medio del debito, maggiore deve essere la crescita nominale dell’economia necessaria per preservarne la sostenibilità nel lungo periodo.
L’Italia arriva al G20 in una posizione finanziaria relativamente migliore rispetto alla percezione storicamente associata al proprio debito pubblico. Il punto non è che il problema del debito sia scomparso, ma che diversi grandi Paesi stanno aumentando rapidamente il proprio indebitamento e il rischio relativo dell’Italia è diminuito.
Il segnale più evidente arriva ancora una volta dai mercati: il rendimento del BTP si colloca sostanzialmente sugli stessi livelli di quello francese, indicando una profonda trasformazione della percezione del rischio sovrano italiano.
Negli Stati Uniti la Federal Reserve resta invece fortemente condizionata dall’inflazione. Secondo i futures citati nella rassegna, la probabilità attribuita dal mercato a un rialzo dei tassi a settembre è passata dal 36% al 66%. In poche settimane lo scenario si è quindi spostato dall’attesa di un allentamento monetario al rischio di una nuova stretta.
Per gli investitori, rendimenti governativi nell’area del 4-5% restituiscono valore alla componente obbligazionaria, ma aumentano contemporaneamente la sensibilità delle duration lunghe e dei titoli growth a ulteriori rialzi dei tassi.
Imprese e Manovra 2027: ZES, Sabatini e Transizione 5.0
Testate: Il Sole 24 Ore / ItaliaOggi / Libero
La politica industriale si prepara a diventare uno dei capitoli centrali della prossima Manovra. I dossier principali riguardano estensione della ZES, riordino degli incentivi, Contratti di sviluppo, Nuova Sabatini, Transizione 5.0 e Fondo di garanzia.
Tra le ipotesi compare un’estensione selettiva della ZES anche al Nord, soprattutto per gli investimenti collegati alle filiere industriali strategiche. Per il credito d’imposta ZES si valuta un rifinanziamento di circa 4 miliardi di euro nel triennio.
Il Mimit prepara inoltre il riordino di circa 22 misure di incentivazione, con l’obiettivo di concentrare le risorse sugli strumenti maggiormente utilizzati e ridurre la frammentazione. Per le imprese, il beneficio principale sarebbe una maggiore stabilità e prevedibilità delle regole.
Contratti di sviluppo e Nuova Sabatini restano due strumenti centrali. I primi dispongono di 250 milioni nel 2027, 50 milioni nel 2028 e 250 milioni nel 2029. Per la Sabatini risultavano ancora disponibili al 26 agosto circa 1,2 miliardi di euro, a fronte di un assorbimento storico vicino ai 700 milioni annui.
Transizione 5.0 rimane il dossier più rilevante. La Manovra 2026 aveva stanziato 9,8 miliardi di euro, mentre le comunicazioni preventive di investimento hanno raggiunto circa 4,75 miliardi. La nuova architettura dovrebbe mobilitare circa 30 miliardi di investimenti complessivi tra gennaio 2026 e settembre 2028.
ConfLavoro propone inoltre una Manovra maggiormente orientata alle PMI, con IRES premiale strutturale, micro-Sabatini, riduzione dei costi di energia e lavoro, migliore accesso al credito e incentivi all’intelligenza artificiale. Tra le proposte compare la riduzione strutturale dell’IRES dal 24% al 20%.
Industria, automotive e semiconduttori
Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore / MF
Stellantis riorganizza la governance dei propri marchi europei. Belloni diventa amministratore delegato di Fiat, assumendo responsabilità anche su Abarth e Lancia e sul marketing europeo, mentre Olivier François lascia il ruolo dopo un ciclo particolarmente lungo.
Fiat rappresenta circa il 20% delle vendite complessive di Stellantis, mentre il piano strategico del gruppo prevede circa 60 miliardi di euro di investimenti. La riorganizzazione diventa quindi parte di una più ampia trasformazione industriale dell’automotive europeo.
Sul fronte dei semiconduttori emerge una potenziale complementarità tra Italia e Giappone. Le opportunità riguardano microelettronica, meccanica avanzata e supply chain tecnologiche, con l’obiettivo non soltanto di aumentare l’export ma anche di attrarre investimenti e inserire maggiormente l’Italia nelle catene strategiche asiatiche.
Anche la politica industriale europea cambia impostazione. L’Industrial Accelerator Act punta a portare il peso della manifattura europea dall’attuale 14,3% al 20% del PIL entro il 2035.
Gli appalti pubblici possono diventare uno dei principali strumenti per raggiungere l’obiettivo. Le amministrazioni europee spendono circa 2.500 miliardi di euro all’anno, equivalenti a circa il 16% del PIL UE: una quota che potrebbe essere maggiormente indirizzata verso innovazione, sostenibilità e contenuto europeo.
Per gli investimenti esteri nei settori strategici vengono inoltre previsti controlli sulle operazioni superiori a 100 milioni di euro. Il limite europeo rimane però la disponibilità di risorse: rispetto ai programmi industriali di Stati Uniti e Cina, i fondi previsti dall’UE restano relativamente contenuti.
Intelligenza artificiale, data center e nuovo rischio per il credito
Testate: Avvenire / MF / Il Sole 24 Ore
La crescita dell’intelligenza artificiale sta trasformando i data center in una delle principali nuove infrastrutture economiche. Un mega-progetto in Texas prevede otto edifici e circa 400.000 chip Nvidia, con un fabbisogno molto elevato di energia e acqua.
L’AI non è quindi soltanto software: genera domanda per elettricità, reti, raffreddamento, semiconduttori, costruzioni e capitale finanziario, creando opportunità lungo un’intera filiera industriale.
Parallelamente emerge un nuovo rischio per il mercato obbligazionario. Entro il 2028 gli hyperscaler americani potrebbero avere bisogno di oltre 1.000 miliardi di dollari di investimenti, equivalenti a circa il 3% del PIL statunitense.
Una quota crescente di questi investimenti viene finanziata attraverso il mercato obbligazionario. Amazon ha realizzato un’operazione da 14,5 miliardi sul mercato dell’area euro, mentre le obbligazioni denominate in euro delle società tecnologiche statunitensi hanno raggiunto circa 40 miliardi.
Il peso resta per ora limitato, inferiore all’1% dell’indice corporate euro investment grade, ma il trend è in accelerazione. Gli hyperscaler hanno rappresentato circa il 15% dell’incremento delle posizioni in obbligazioni societarie nell’ultimo anno.
Per l’economia europea l’esplosione degli investimenti AI può generare un importante moltiplicatore su energia, infrastrutture, cybersecurity, semiconduttori e costruzioni. Il rischio è che l’enorme domanda di capitale delle big tech finisca progressivamente per competere con il credito destinato alle imprese tradizionali.
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