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    Rassegna Stampa Economica del 7 Settembre. A cura di Giuliano Casale

    07/09/2026 | 7 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria del 7 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.

    Italia: crescita, conti pubblici, salari e investimenti

    Testate: Corriere della Sera / la Repubblica / Il Messaggero / La Stampa
    L’economia italiana continua a mostrare una tenuta superiore alle attese. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti vede il PIL del 2026 avvicinarsi all’1%: una crescita non particolarmente elevata, ma significativa considerando la complessità dello scenario internazionale.

    La linea del Ministero dell’Economia rimane improntata alla prudenza: la priorità è preservare la tenuta dei conti pubblici e soltanto successivamente valutare eventuali nuovi margini di spesa.

    Su questo equilibrio si costruisce il confronto relativo alla prossima Manovra. Tra le principali richieste emergono riduzione dell’Irpef per il ceto medio, sostegno alle famiglie, incentivi alle imprese e interventi sui salari.

    Sul lavoro, la ministra Marina Calderone indica come priorità l’aumento delle buste paga attraverso rinnovi contrattuali e premi di produttività detassati.

    Giorgetti sintetizza il tema sostenendo che aumentare i salari significa anche investire. Il mercato del lavoro italiano ha raggiunto livelli occupazionali elevati, ma rimangono aperte le questioni relative alla qualità dell’occupazione e al potere d’acquisto delle retribuzioni.

    Il vero passaggio per l’economia italiana sarà quindi trasformare una fase di maggiore stabilità in crescita strutturale. Conti pubblici sotto controllo e occupazione elevata rappresentano una base favorevole, ma per accelerare servono produttività, investimenti e salari reali più alti.
    Tassi, bond e nuovo scenario dei mercati finanziari

    Testate: la Repubblica Affari&Finanza / Financial Times / Les Echos
    Il cambiamento più profondo sui mercati riguarda il costo del denaro. L’epoca dei tassi estremamente bassi e del denaro quasi gratuito appare definitivamente conclusa, mentre l’elevato debito mondiale rende governi, imprese e famiglie più sensibili ai rendimenti obbligazionari.

    Negli Stati Uniti l’aumento dei rendimenti dei Treasury incrementa il costo del rifinanziamento, soprattutto per le imprese caratterizzate da livelli di indebitamento più elevati.

    Il Financial Times segnala una crescente pressione sui debitori più vulnerabili, mentre la Federal Reserve continua a osservare l’andamento dell’inflazione di fondo prima di assumere nuove decisioni sui tassi.

    Per governi e aziende il ritorno strutturale di rendimenti più elevati rappresenta quindi un costo. Rifinanziare il debito diventa più oneroso e la qualità dei bilanci assume un peso maggiore nelle decisioni degli investitori.

    Per i risparmiatori, però, lo stesso fenomeno crea un’opportunità. Dopo molti anni nei quali l’obbligazionario offriva remunerazioni molto basse, titoli di Stato e obbligazioni di buona qualità tornano a rappresentare una componente interessante dei portafogli.

    La selezione diventa più importante: qualità dell’emittente, sostenibilità del debito e scadenza devono essere valutate con maggiore attenzione. Ma il reddito fisso torna ad avere un ruolo concreto sia nella generazione di rendimento sia nella diversificazione.
    Export, Mercosur e nuove opportunità per il Made in Italy

    Testate: Il Messaggero
    L’internazionalizzazione torna al centro della strategia di crescita italiana con la missione nel Mercosur e l’obiettivo di raddoppiare le esportazioni verso Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay.

    L’accordo tra Unione europea e Mercosur crea un mercato potenziale di circa 700 milioni di consumatori, ampliando significativamente lo spazio commerciale disponibile per le imprese europee.

    Per l’Italia il potenziale dell’export verso l’area viene indicato intorno ai 14 miliardi di euro.

    Le opportunità riguardano in particolare i comparti nei quali il Made in Italy dispone già di un vantaggio competitivo: meccanica, farmaceutica, automotive, moda e agroalimentare.

    L’apertura di nuovi mercati assume una rilevanza ancora maggiore in una fase caratterizzata da una crescita relativamente lenta della domanda europea.

    Per le imprese italiane, diversificare geograficamente le esportazioni può quindi diventare uno dei motori più concreti di crescita, riducendo contemporaneamente la dipendenza dai mercati tradizionali.
    Intelligenza artificiale, robotica e nuova industria

    Testate: la Repubblica Affari&Finanza / La Stampa / Corriere della Sera – L’Economia
    La trasformazione tecnologica entra in una nuova fase con lo sviluppo dei robot umanoidi, destinati ad applicazioni che vanno ben oltre la fabbrica tradizionale.

    Le applicazioni potenziali riguardano manifattura, logistica, agricoltura, edilizia e assistenza. Le dimensioni future del mercato vengono stimate nell’ordine delle migliaia di miliardi di dollari nei prossimi decenni.

    La Cina sta accelerando nello sviluppo della robotica, gli Stati Uniti continuano a investire capitali enormi, mentre l’Europa cerca di recuperare terreno.

    Proprio sull’Europa emerge però una criticità: il piano comunitario sull’intelligenza artificiale fatica ancora a decollare e la tracciabilità dei fondi viene indicata come insufficiente.

    Per l’Italia esiste tuttavia uno spazio competitivo interessante. La possibilità non consiste necessariamente nel costruire i grandi modelli AI, attività che richiede capitali enormi, ma nell’applicare l’intelligenza artificiale alla manifattura, alla meccanica, alla robotica e ai servizi.

    Un esempio arriva dalla piattaforma italiana Cato, che ha raccolto 6 milioni di euro per utilizzare l’intelligenza artificiale negli appalti pubblici.

    Il valore dell’AI può quindi nascere non soltanto dai grandi modelli generalisti, ma dall’applicazione della tecnologia a processi specifici e concreti, aumentando efficienza e produttività.
    Lavoro, giovani e capitale umano

    Testate: Il Sole 24 Ore
    Il mercato del lavoro italiano presenta segnali di miglioramento, ma conserva un problema strutturale legato ai giovani che non studiano e non lavorano.

    Il numero dei NEET è diminuito rispetto agli anni precedenti, ma rimane ancora pari a circa 1,87 milioni di giovani.

    La riduzione rappresenta un segnale positivo, ma la dimensione assoluta del fenomeno rimane troppo elevata per un Paese che contemporaneamente registra difficoltà nel reperire personale qualificato.

    Il problema diventa quindi soprattutto quello dell’incontro tra domanda e offerta di competenze. Molte aziende cercano tecnici specializzati mentre una parte significativa della popolazione giovanile rimane fuori dai percorsi formativi e lavorativi.

    La risposta passa da formazione tecnica, competenze digitali, conoscenza delle lingue e maggiore collegamento tra scuola e imprese.

    In un’economia trasformata dall’intelligenza artificiale e dall’automazione, la disponibilità di capitale umano qualificato diventa uno dei principali fattori di competitività.

    La questione non è quindi soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma costruire competenze coerenti con quelli che le imprese stanno già cercando.
  • INSIDE FINANCE

    Inside Value 25# Il prezzo lo decide l’ultimo passeggero.

    07/09/2026 | 8 min
    Il prezzo lo decide l’ultimo passeggero.

    Nei mercati, come nei biglietti aerei, il prezzo non è mai fisso.

    Cambia in base a chi è disposto a pagarlo, quando arriva e quanto è urgente salire a bordo.

    In questo nuovo episodio di Inside Value, Roberto Russo accompagna gli ascoltatori dentro una settimana in cui quattro “gate” diversi hanno raccontato una lezione comune:

    per cambiare il prezzo di un intero mercato non serve che tutti cambino idea.
    Basta che cambi l’ultimo passeggero.

    Parleremo del mercato del lavoro americano, dove i nuovi occupati hanno sorpreso gli analisti, ma con una qualità della crescita meno brillante di quanto sembri a prima vista.

    Analizzeremo poi il Giappone, dove dopo decenni i titoli di Stato tornano a offrire rendimenti interessanti, cambiando gli equilibri per chi ha sempre finanziato il debito americano.

    Al centro della puntata anche Broadcom e la filiera dell’intelligenza artificiale: numeri molto forti, aspettative ancora più alte e un tema cruciale per il futuro dei chip su misura.

    Infine, guarderemo all’Europa, tra una ripresa degli ordini industriali e il ritorno dell’inflazione spinta dall’energia.

    Un episodio dedicato a chi vuole capire perché nessun prezzo esiste da solo: esiste perché, dall’altra parte, qualcuno è disposto a pagarlo. E non tutti i compratori sono uguali.

    Perché se il passeggero è stabile, paziente e non vola a debito, può sostenere il prezzo a lungo.Ma se sale a bordo solo perché lo fanno tutti, quel prezzo può sgonfiarsi in un attimo.

    Se volete approfondire i temi di questa puntata, trovate la newsletter sul sito Il Valore Conta, a cura di Roberto Russo e Filippo Pasini.

    Per maggiori informazioni: info@ilvaloreconta.it

    Questo podcast ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento. Le opinioni espresse riflettono il punto di vista degli autori.

    Buon ascolto.
  • INSIDE FINANCE

    Rassegna Stampa Economica del 6 Settembre. A cura di Giuliano Casale

    06/09/2026 | 5 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria del 6 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.

    Italia, competitività, capitali e crescita potenziale

    Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera
    Il vero deficit italiano è sempre più anche un deficit di capitale e capitale umano. L’Europa dispone di circa 33.000 miliardi di euro di risparmio privato, ma ogni anno circa 300 miliardi vengono investiti fuori dai confini europei, soprattutto negli Stati Uniti.

    Parallelamente, il rapporto Draghi quantifica in 750-800 miliardi di euro all’anno gli investimenti aggiuntivi necessari in Europa per tecnologia, energia e difesa. Il problema non è quindi la mancanza di risparmio, ma la capacità di trasformarlo in capitale produttivo.

    Due strumenti europei assumono una dimensione significativa: SAFE, con 150 miliardi di euro di prestiti a lungo termine destinati alla difesa comune, e InvestAI, con una mobilitazione indicata in 200 miliardi di euro per sostenere intelligenza artificiale e gigafactory europee.

    Per l’Italia queste iniziative possono creare opportunità concrete soprattutto in difesa, cybersecurity, infrastrutture digitali, semiconduttori, energia e filiere industriali ad alta tecnologia.

    Il nodo più critico riguarda però il capitale umano. La popolazione italiana tra 18 e 34 anni è scesa da 15,2 milioni nel 1994 a 10,4 milioni oggi. Dal 2011 sono emigrati circa 441.000 giovani e oltre quattro su dieci sono laureati.

    Considerando partenze e rientri, il saldo netto viene indicato vicino a nove giovani persi per ogni rientro. Tra il 2011 e il 2024 il valore del capitale umano perso viene stimato in circa 159,5 miliardi di euro.

    L’Italia arriva comunque a questa fase con alcuni elementi favorevoli: export elevato, mercati finanziari solidi e sistema bancario rafforzato. La priorità diventa utilizzare questa stabilità per attrarre capitale e competenze, anziché considerarla un punto di arrivo.
    Export, Mercosur e internazionalizzazione delle imprese

    Testate: Corriere della Sera
    Parte la missione di Confindustria e ICE in Argentina e Brasile, con l’obiettivo di rafforzare la presenza delle imprese italiane nell’area Mercosur.

    Il potenziale indicato è quello di portare l’export italiano verso l’area a circa 14 miliardi di euro nell’arco di dieci anni. L’accordo UE-Mercosur coinvolgerebbe complessivamente un mercato di circa 700 milioni di consumatori.

    I primi dati commerciali mostrano già una dinamica favorevole: dal mese di maggio 2026 l’export italiano verso il Mercosur è cresciuto del 21% rispetto allo stesso periodo del 2025.

    Il Brasile registra un aumento del 22,3%, mentre l’Argentina cresce dello 0,6%. I due Paesi rappresentano complessivamente circa il 90% dell’interscambio italiano con l’area.

    I settori maggiormente interessati sono quelli nei quali il Made in Italy dispone di vantaggi competitivi facilmente scalabili: agroalimentare, macchinari e impiantistica, farmaceutica e medicale, digitale ed energia.

    La strategia non punta soltanto ad aumentare le esportazioni, ma alla creazione di partnership industriali e investimenti locali, costruendo una presenza più stabile delle imprese italiane nei mercati sudamericani.

    Per l’industria italiana il Mercosur può quindi diventare una seconda direttrice di crescita oltre ai tradizionali mercati europeo e nordamericano. Il +21% iniziale mostra quanto la riduzione delle barriere commerciali possa produrre effetti relativamente rapidi.
    Obbligazioni e mercati: ritorna strutturalmente il reddito fisso

    Testate: Il Sole 24 Ore
    Il cambiamento più significativo per gli investitori riguarda il mercato obbligazionario: oggi l’84% dell’universo globale dei bond offre un rendimento a scadenza superiore al 4%.

    È un ribaltamento completo rispetto a dicembre 2021, quando circa 18.000 miliardi di dollari di obbligazioni presentavano rendimenti negativi. Durante l’epoca dei tassi minimi, soltanto il 2% circa dei bond globali rendeva più del 4%.

    Ad agosto 2026 la quota è tornata all’84%, avvicinandosi nuovamente ai livelli osservati all’inizio degli anni Duemila, quando quasi il 95% del mercato obbligazionario globale offriva rendimenti superiori al 4%.

    Nel portafoglio strategico citato da BlackRock, la quota di emissioni con rendimento superiore al 4% è passata dal 19% di fine 2021 all’attuale 84%, mentre il rendimento medio dei titoli è più che raddoppiato, dal 2,3% al 5,6%.

    Il repricing ha però prodotto perdite anche nell’ordine del 30-40% sui bond a lunga duration acquistati durante la fase dei tassi minimi. Rendimenti più elevati non eliminano quindi il rischio legato alla sensibilità dei prezzi alle variazioni dei tassi.

    La correzione del 2026 viene tuttavia descritta come relativamente ordinata, con volatilità e tensioni inferiori rispetto alle crisi del 2009 e del 2022.

    Per il risparmiatore cambia quindi profondamente la costruzione del portafoglio: dopo molti anni di rendimenti estremamente bassi, governativi e corporate investment grade possono tornare a svolgere una vera funzione di reddito e stabilizzazione, senza rendere necessario aumentare eccessivamente l’esposizione azionaria.

    Il dato dell’84% sopra il 4% non significa però che tutti i bond siano convenienti. Qualità dell’emittente, duration, rischio fiscale e rischio di cambio rimangono variabili decisive nella selezione.
    Energia, carburanti e pressione sui costi

    Testate: La Stampa
    Il diesel rimane stabilmente sopra la soglia psicologica dei 2 euro al litro nonostante gli interventi governativi. Il prezzo medio nazionale in modalità self raggiunge 2,164 euro al litro, mentre in autostrada sale a 2,237 euro.

    La benzina viene invece indicata a circa 2,052 euro al litro, con un prezzo medio autostradale di 2,138 euro.

    Anche territorialmente emergono differenze significative: il diesel viene indicato a 2,089 euro a Bolzano, 2,044 a Venezia, 2,032 nelle Marche, 2,073 in Puglia, 2,076 in Calabria e 2,037 nel Lazio.

    Il Governo si prepara all’ottava proroga degli interventi sulle accise. Gli sconti generalizzati avrebbero già comportato circa 2 miliardi di euro di minori entrate.

    La nuova impostazione potrebbe quindi diventare più selettiva, concentrando gli aiuti sulle famiglie vulnerabili e sui comparti maggiormente esposti anziché mantenere un sostegno generalizzato.

    A monte rimane la pressione geopolitica. Tensioni nel Golfo Persico, rischi sullo Stretto di Hormuz e bombardamenti sulle raffinerie russe contribuiscono a mantenere elevato il prezzo dei prodotti raffinati.

    Il gasolio raffinato viene indicato intorno a 200 dollari, quasi il doppio del prezzo di un barile di greggio, confermando come l’attuale shock dipenda anche dalla capacità di raffinazione e dalla disponibilità del prodotto finito.

    Trasporti, logistica, agricoltura e piccole imprese rimangono i settori più esposti. Il passaggio verso aiuti selettivi potrebbe però ridurre l’onere sui conti pubblici preservando il sostegno ai soggetti realmente colpiti.
    Banche italiane e nuovo risiko: Intesa Sanpaolo-MPS

    Testate: la Repubblica / La Stampa / Il Sole 24 Ore
    Il consolidamento bancario italiano torna al centro della rassegna con l’operazione di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena. Gian Maria Gros-Pietro afferma che l’operazione dispone del sostegno degli azionisti Intesa.

    Circa il 56% del capitale di Intesa viene indicato in mano a investitori istituzionali internazionali, elemento che attribuisce un peso significativo al giudizio del mercato globale sulla strategia dell’istituto.

    L’assemblea chiamata a deliberare l’aumento di capitale al servizio dell’Opas è indicata per il 10 settembre. Il sottosegretario all’Economia Federico Freni definisce l’operazione Intesa “strutturata, importante e intelligente”.

    Rimane inoltre il dossier relativo al 4,9% di MPS ancora detenuto dal Tesoro, quota che potrà essere ceduta quando si presenteranno condizioni di mercato considerate convenienti.

    La struttura azionaria di Intesa vede Fondazione Compagnia di San Paolo al 6,53%, Fondazione Cariplo al 5,44% e mercato all’88,04%.

    Tra gli investitori istituzionali indicati figurano BlackRock al 4,90%, Vanguard al 4,05%, Crédit Agricole al 2,27%, FMR al 2,19% e Norges Bank all’1,18%.

    La lettura complessiva è che il consolidamento bancario italiano non sia ancora terminato. Il mercato tende a premiare istituti più grandi, redditizi e capitalizzati, mentre antitrust e concentrazione territoriale rimangono i principali vincoli alle nuove aggregazioni.
    Difesa, geopolitica e industria italiana

    Testate: La Stampa / Il Fatto Quotidiano / Corriere della Sera / la Repubblica
    Leonardo accelera nello sviluppo delle tecnologie anti-drone. L’amministratore delegato Lorenzo Mariani annuncia test entro la fine del 2026 per il nuovo scudo anti-droni e richiama anche lo sviluppo di tecnologie laser.

    Il gruppo sta lavorando con Baykar e prepara i primi tre sistemi dell’alleanza industriale, confermando la crescente integrazione tra difesa tradizionale, sensoristica, elettronica, droni e sistemi digitali.
  • INSIDE FINANCE

    Rassegna Stampa Economica del 5 Settembre. A cura di Giuliano Casale

    05/09/2026 | 7 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria del 5 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.

    Economia italiana, imprese e crescita

    Testate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Foglio
    Le imprese italiane mostrano una resilienza superiore rispetto al quadro macroeconomico generale. Al Forum di Cernobbio il 71% degli imprenditori intervistati prevede un fatturato in crescita nel 2026: il 50,8% stima un incremento entro il 10%, mentre il 21,3% punta a una crescita superiore al 10%. Un anno fa, tuttavia, la quota di imprese che prevedeva aumenti oltre il 10% era più elevata, intorno al 32,4%.

    Le aspettative rimangono quindi favorevoli, ma diventano più prudenti e selettive. Il dato significativo non è tanto una forte accelerazione del PIL, quanto la disponibilità delle aziende a continuare a programmare investimenti di medio-lungo periodo nonostante inflazione, energia e tensioni geopolitiche.

    Larry Fink richiama il potenziale dell’Italia come destinazione degli investimenti internazionali. I circa 100 miliardi di euro già investiti potrebbero salire a 120-125 miliardi in presenza di condizioni adeguate, con opportunità soprattutto per infrastrutture, capitale privato e innovazione.

    L’intelligenza artificiale emerge come la principale frontiera scientifica e industriale: viene indicata dal 52,1% degli imprenditori, davanti a biotecnologie e scienze della vita, ferme al 18,8%. L’AI viene quindi percepita sempre meno come semplice strumento di efficientamento e sempre più come leva capace di trasformare produttività, organizzazione e modelli di business.

    Sul quadro congiunturale continua però a pesare l’inflazione. Nell’area euro viene indicata al 3,3% in agosto, contro il 2,9% di luglio, mentre per l’Italia la crescita acquisita si colloca intorno allo 0,8%, rispetto a un obiettivo governativo superiore all’1%.

    Nouriel Roubini riconosce il miglioramento nella gestione dei conti pubblici italiani, ma individua ancora nel debito elevato e nella bassa crescita potenziale le due principali vulnerabilità strutturali del Paese.

    Il quadro che emerge è quindi quello di un’economia con una crescita aggregata ancora modesta, ma con un sistema imprenditoriale che mantiene una maggiore propensione a investire rispetto a quanto suggerirebbero i soli dati macroeconomici.
    Energia, carburanti e inflazione

    Testate: Il Sole 24 Ore / Repubblica / Corriere della Sera / Riformista
    Il mercato del diesel presenta una situazione eccezionale: il gasolio costa ormai molto più del greggio e anche del jet fuel, con margini di raffinazione che in alcuni momenti vengono indicati vicino ai 200 dollari per barile.

    Questa anomalia spiega perché una diminuzione del prezzo del petrolio non si trasferisca automaticamente alla pompa. Il prezzo finale dipende sempre più da capacità di raffinazione, disponibilità del prodotto finito, logistica e tensioni geopolitiche.

    In Italia il gasolio passa da circa 1,665 euro al litro a gennaio 2026 a 2,123 euro il 30 agosto. Negli Stati Uniti, nello stesso periodo di confronto, il diesel sale da 3,52 a 5,85 dollari per gallone.

    Il rincaro del diesel ha conseguenze particolarmente ampie perché agisce quasi come una tassa sull’intera filiera produttiva. Autotrasporto, agricoltura, costruzioni e logistica sostengono costi maggiori che possono progressivamente trasferirsi sui prezzi finali dei beni.

    La pressione energetica continua quindi a rappresentare uno dei principali rischi per l’inflazione e per il potere d’acquisto delle famiglie, ma presenta una caratteristica diversa rispetto alla crisi del 2022: il problema appare maggiormente concentrato sui prodotti raffinati e sulla logistica, piuttosto che su una vera scarsità mondiale di greggio.

    Questa distinzione è importante perché rende la pressione potenzialmente più reversibile rispetto a uno shock strutturale dell’offerta petrolifera, anche se nel breve periodo l’impatto su imprese e consumatori rimane significativo.
    Lavoro, industria e consumi

    Testate: Corriere della Sera / Il Fatto Quotidiano / La Stampa
    L’Ex Ilva rimane uno dei dossier industriali più delicati del Paese. Sono partite le procedure di licenziamento collettivo per oltre 2.500 lavoratori dell’indotto, con particolare coinvolgimento delle imprese collegate all’area a caldo.

    Lo spegnimento dell’area a caldo viene prospettato per ottobre. L’udienza sulla sospensiva è fissata al 9 settembre, mentre il confronto con il Governo viene indicato per il 18 settembre.

    La crisi non riguarda soltanto l’acciaieria, ma coinvolge occupazione, fornitori, porto, logistica e capacità dell’Italia di mantenere una produzione siderurgica strategica. Il rischio è quindi che una crisi aziendale si trasformi in un problema di intera filiera e di politica industriale.

    Sul fronte dei consumi emergono invece segnali di indebolimento della spesa nei negozi e una brusca frenata dell’automotive. La domanda interna risente dell’inflazione e dell’aumento dei costi energetici.

    Si crea così una divergenza significativa: consumatori più prudenti nel breve periodo, imprese relativamente più ottimiste sul medio termine. Questo suggerisce un’economia debole sul ciclo corrente ma non ancora entrata in una fase di forte deterioramento delle aspettative imprenditoriali.

    Un ulteriore dato di rilievo riguarda il gioco d’azzardo, con un giro d’affari indicato in circa 165 miliardi di euro all’anno e un giocato pro capite superiore ai 3.000 euro. La dimensione economica del fenomeno è ormai paragonabile a quella di interi comparti produttivi.
    BCE, Fed, bond e mercati finanziari

    Testate: Milano Finanza / Il Foglio / La Stampa
    Milano Finanza individua una possibile svolta nel ciclo monetario europeo, prospettando come scenario centrale una stretta BCE di 25 punti base il 10 settembre, che porterebbe il tasso dal 2,25% al 2,50%. La rassegna precisa che non si tratta di una decisione già assunta.

    Alla base dello scenario c’è soprattutto il ritorno dell’inflazione dell’Eurozona al 3,3%, nettamente superiore all’obiettivo BCE del 2%. Viene inoltre prospettata la possibilità di ulteriori interventi nel primo e nel secondo trimestre del 2027 qualora le pressioni sui prezzi rimanessero persistenti.

    Negli Stati Uniti la Federal Reserve deve invece bilanciare inflazione ancora superiore all’obiettivo, crescita relativamente solida e crescente pressione politica per una politica monetaria più espansiva.

    Parallelamente, il rialzo dei rendimenti ha restituito attrattività all’obbligazionario. I Treasury americani a dieci anni vengono indicati intorno al 4,81% e quelli a trent’anni al 5,33%, mentre il BTP decennale si colloca intorno al 4,24%, sui massimi da novembre 2023.

    Lo spread BTP-Bund rimane tuttavia nell’area degli 80 punti base, segnalando come l’aumento dei rendimenti italiani sia inserito in un movimento globale e non rifletta una nuova crisi specifica del rischio-Paese.

    Sulle scadenze medio-lunghe vengono riportati rendimenti indicativi del 3,60% per la Francia 2032, 3,55% per l’Italia 2031, 3,41% per la Grecia 2031, 3,25% per la Spagna 2031 e 3,08% per la Germania 2031.

    Sulle scadenze 2036 i rendimenti aumentano ulteriormente, arrivando a circa il 4,20% per la Francia, 4,16% per l’Italia, 4% per la Grecia, 3,78% per la Spagna e 3,34% per la Germania.

    Per la prima volta dopo molti anni, quindi, l’obbligazionario europeo torna a offrire rendimenti nominali significativi senza richiedere necessariamente un elevato rischio valutario o creditizio. Il rovescio della medaglia è una maggiore volatilità, soprattutto sulle duration più lunghe.
    Immobiliare e affitti brevi

    Testate: Il Sole 24 Ore / Libero / La Verità
    L’Unione europea prepara una possibile stretta sulle locazioni turistiche brevi, attribuendo ai Comuni maggiori strumenti per intervenire nelle aree caratterizzate da una forte pressione abitativa.

    L’impostazione non punta a un divieto generalizzato, ma a una regolamentazione più mirata, consentendo alle amministrazioni di distinguere tra normali zone turistiche e aree nelle quali gli affitti brevi riducono significativamente la disponibilità di abitazioni per residenti e lavoratori.

    Tra le misure possibili figurano numero massimo di notti, autorizzazioni, nuove licenze e delimitazioni geografiche delle aree sottoposte a restrizioni.

    Per i proprietari di immobili nelle grandi città e nelle principali località turistiche aumenta quindi il rischio regolatorio. La valutazione di un investimento non potrà più basarsi esclusivamente sul rendimento lordo ottenibile tramite locazione breve.

    Diventano sempre più importanti anche la sostenibilità normativa del modello, la localizzazione dell’immobile e la possibilità di convertirlo verso locazioni tradizionali o altre forme di utilizzo.
    Robotica, AI, fotonica e nuova industria

    Testate: Il Sole 24 Ore / Moneta / Riformista
    Il Governo valuta incentivi specifici per l’utilizzo di robot umanoidi nelle imprese, inserendo la robotica avanzata all’interno della nuova politica industriale collegata alla transizione digitale.

    Il riferimento è anche all’esperienza di Transizione 5.0, associata nella rassegna a circa 16.500 domande e 5,4 miliardi di euro di progetti di investimento.
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    Rassegna Stampa Economica del 4 Settembre. A cura di Giuliano Casale

    04/09/2026 | 8 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria del 4 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.

    Italia: crescita, conti pubblici, consumi e investimenti

    Testate: Corriere della Sera / Il Tempo / Milano Finanza / Libero / Il Riformista
    L’Italia migliora la propria capacità di attrarre capitali esteri, recuperando fino al 17° posto nella graduatoria internazionale sull’attrattività, con un avanzamento di cinque posizioni rispetto al 2022. Il dato segnala una percezione più favorevole della stabilità del Paese, anche se rimane ancora ampio il divario rispetto alle economie leader e soprattutto all’Asia.

    Anche sul fronte della crescita il quadro appare meno debole rispetto al sentiment generale. La stima del PIL del secondo trimestre viene indicata intorno al +0,2%, mentre la crescita acquisita si colloca intorno al +0,6%. Consumi e fiducia mostrano una relativa resilienza e il turismo continua a sostenere l’attività economica.

    Il principale elemento di debolezza rimane la produzione industriale, che non mostra ancora una ripartenza strutturale. Il quadro italiano può quindi essere sintetizzato in conti più ordinati e maggiore credibilità finanziaria, ma crescita ancora insufficiente.

    La prossima Legge di Bilancio dovrà trovare un equilibrio tra disciplina fiscale e sostegno alla crescita. La stabilità dei conti è diventata un vero asset finanziario perché riduce il premio al rischio richiesto dagli investitori, ma un rigore eccessivo rischierebbe di comprimere ulteriormente domanda e investimenti.

    Sul fronte fiscale emerge la proposta di detassare le tredicesime fino a 30.000 euro di reddito, insieme all’ipotesi di estendere la cedolare secca alle locazioni di negozi e uffici e di ridurre la pressione fiscale sul ceto medio.

    Per famiglie e imprese queste misure potrebbero sostenere il reddito disponibile e la domanda interna. Il nodo centrale rimane però quello delle coperture: interventi fiscali permanenti richiedono risorse strutturali per evitare un aumento del deficit.

    L’Italia entra quindi nell’autunno con una posizione finanziaria più credibile rispetto al recente passato. La sfida è trasformare stabilità, reputazione e minore rischio-Paese in investimenti produttivi e crescita.
    Energia, carburanti e inflazione

    Testate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Sole 24 Ore / Domani / Italia Oggi
    Benzina e diesel tornano sui massimi recenti, con prezzi alla pompa nell’area dei 2,12 euro al litro. Governo e maggioranza intervengono prorogando lo sconto sul gasolio: il taglio dell’accisa è pari a 17 centesimi al litro e viene esteso fino al 10 settembre.

    Lo sconto fiscale interviene però soltanto sul prezzo finale e non sulle cause del rincaro. La pressione deriva dalle quotazioni petrolifere, dai costi logistici e dalla maggiore instabilità geopolitica.

    Si tratta quindi di una misura tampone capace di proteggere temporaneamente il reddito disponibile di famiglie e imprese, ma caratterizzata da un costo per il bilancio pubblico e difficilmente sostenibile se i prezzi energetici dovessero rimanere elevati a lungo.

    Il dibattito riguarda anche l’efficienza degli interventi generalizzati. Sconti universali assorbono risorse pubbliche anche a favore di soggetti che non ne hanno necessariamente bisogno, mentre misure più selettive potrebbero concentrare il sostegno su famiglie vulnerabili e imprese maggiormente energivore.

    Una parte significativa del prezzo dei carburanti deriva inoltre dalla fiscalità ambientale, concepita anche per incorporare nel prezzo i costi esterni dell’inquinamento. Emerge quindi un conflitto sempre più strutturale tra politica climatica, gettito fiscale e tutela del potere d’acquisto.

    Nel quadro energetico assume rilevanza anche la strategia di Eni, dalla storica centralità dell’Algeria alla nuova partita venezuelana. Per l’Italia la diversificazione delle forniture rimane fondamentale per ridurre contemporaneamente rischio geopolitico e volatilità dei prezzi.

    Finché l’energia rimarrà cara sarà prematuro considerare definitivamente concluso il problema inflazionistico. Per i mercati questo limita lo spazio delle banche centrali per una politica monetaria più accomodante e mantiene interessante il rendimento offerto dalla componente obbligazionaria.
    Export, Mercosur e internazionalizzazione

    Testate: Il Sole 24 Ore / Milano Finanza
    Il Governo conferma l’obiettivo di portare l’export italiano a 700 miliardi di euro entro la fine del 2027, facendo leva non soltanto sulle imprese ma anche su ambasciate, ICE e diplomazia economica.

    Una delle opportunità più significative riguarda il Mercosur. Il potenziale dell’export italiano verso l’area viene stimato in 14 miliardi di euro, rispetto ai circa 7,5 miliardi esportati nel 2025: l’obiettivo implica quindi un potenziale quasi raddoppio nel medio periodo.

    I dati più recenti confermano il dinamismo dell’area. A maggio 2026 l’export italiano verso il Mercosur cresce di circa il 21%, con il Brasile a +22,3% e l’Argentina a +0,6%. Il mercato integrato UE-Mercosur rappresenterebbe complessivamente circa 700 milioni di consumatori.

    La presenza industriale italiana è già significativa. In Brasile operano circa 1.400 imprese italiane, con 150.000 addetti e circa 42 miliardi di euro di fatturato. In Argentina sono presenti circa 300 imprese, con 25.000 addetti e 2 miliardi di fatturato.

    Nel 2025 l’Italia ha esportato circa 5,8 miliardi di euro verso il Brasile e 1,2 miliardi verso l’Argentina. Dal 6 all’11 settembre è inoltre prevista una missione imprenditoriale nei due Paesi con quasi 100 imprese italiane.

    La strategia va oltre il semplice aumento delle esportazioni e punta a costruire partnership industriali, investimenti diretti e filiere produttive comuni.

    Anche il Mediterraneo assume maggiore rilevanza. Italia ed Egitto hanno impostato dieci progetti formativi destinati a circa 1.100 lavoratori, collegando formazione, gestione dei flussi migratori e disponibilità di capitale umano per le imprese.

    Parallelamente, lo sviluppo dell’area economica di Suez può creare nuove opportunità per le aziende italiane. Mercosur, Africa e Mediterraneo possono quindi compensare almeno parzialmente la minore crescita dei mercati europei più maturi.
    Intelligenza artificiale, Big Tech, difesa e industria

    Testate: Il Sole 24 Ore / Domani / Milano Finanza / Il Foglio
    Il dato più significativo riguarda la dimensione finanziaria della corsa all’intelligenza artificiale. Gli impegni annunciati dalle grandi società tecnologiche lungo la filiera dell’AI hanno raggiunto circa 1.730 miliardi, coinvolgendo non soltanto chip e data center, ma anche energia, cloud, reti e capacità di calcolo.

    Le stime riportate indicano che gli investimenti necessari per sostenere il nuovo ciclo dell’intelligenza artificiale potrebbero raggiungere 1.000 miliardi di dollari all’anno. La tecnologia rimane quindi uno dei principali motori del capex globale.

    Per gli investitori la lettura è duplice. AI, semiconduttori, data center, infrastrutture elettriche e cybersecurity rappresentano un trend strutturale di lungo periodo; allo stesso tempo, una crescita così rapida degli investimenti aumenta il rischio che alcune valutazioni azionarie incorporino aspettative eccessivamente elevate.

    Diventa quindi importante diversificare lungo l’intera filiera anziché concentrare l’esposizione esclusivamente sui pochi mega-cap tecnologici che hanno dominato la prima fase del boom AI.
    La cybersecurity assume contemporaneamente un peso economico crescente. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale rende più sofisticati gli attacchi informatici e trasforma la sicurezza digitale da costo accessorio a infrastruttura essenziale per banche, imprese e pubbliche amministrazioni.

    Anche la difesa europea entra in un ciclo pluriennale di investimento. Leonardo sta effettuando in Ucraina i primi test del proprio sistema di difesa multidominio, integrando sensori e piattaforme terrestri, aeree, navali e digitali.

    Leonardo rafforza inoltre la presenza in India attraverso ATR, mentre Milano punta a candidarsi come sede di una futura agenzia ONU dedicata all’AI etica. Tecnologia, aerospazio, difesa e capacità regolatoria diventano così strumenti sempre più importanti di competitività internazionale.
    Casa, credito e patrimonio delle famiglie

    Testate: Il Sole 24 Ore / Italia Oggi
    Il credito immobiliare offre un segnale positivo. Nel 2025 il Fondo di garanzia prima casa ha sostenuto oltre 64.000 mutui per circa 8,1 miliardi di euro di finanziamenti, registrando una crescita nell’ordine del 12% rispetto all’anno precedente.

    Nei primi mesi del 2026 la quota di utilizzo del Fondo da parte degli under 36 raggiunge il 93,5%, confermando quanto lo strumento sia diventato importante per facilitare l’accesso alla proprietà immobiliare delle generazioni più giovani.

    Dal 2025 l’accesso è stato nuovamente concentrato sulle categorie prioritarie, tra cui giovani coppie, nuclei monogenitoriali e famiglie numerose. Con il Piano Casa sono state inoltre stanziate nuove risorse per il 2026 e il 2027.

    Il dato di fondo è costruttivo: nonostante tassi ancora relativamente elevati, il mercato dei mutui non risulta bloccato e la domanda dei giovani rimane sostenuta.
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