571 episodi
- Rassegna stampa economico-finanziaria del 3 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Energia, inflazione e costo della vita
Testate: Corriere della Sera / la Repubblica / La Stampa / ItaliaOggi / Financial Times
Il gas torna a rappresentare il principale rischio inflazionistico europeo. Le quotazioni superano nuovamente 75 euro/MWh, mentre il petrolio si avvicina ai 95 dollari al barile. In Italia Arera ha disposto per settembre un aumento del 6,9% della componente gas destinata ai clienti vulnerabili, una platea di circa 2,3 milioni di utenti.
Il rincaro arriva alla vigilia della stagione termica. Gli stoccaggi europei restano su livelli elevati, ma non più eccezionali come nel 2023, mentre una parte importante delle quotazioni continua a incorporare un premio legato al rischio geopolitico.
Per le famiglie l’aumento delle materie prime si trasferisce rapidamente sulle bollette. Il problema non riguarda però soltanto i consumi domestici: gas e petrolio più cari aumentano i costi marginali di produzione dell’industria e rischiano di rallentare il processo di disinflazione europeo.
Arriva inoltre a scadenza lo sconto sulle accise sul diesel e viene valutata una micro-proroga. L’intervento deve essere nuovamente finanziato, riaprendo il problema della sostenibilità per l’Erario di misure emergenziali ripetute. Per trasporti, logistica, costruzioni e agricoltura, una proroga avrebbe invece un effetto immediatamente positivo sui margini.
Nell’Eurozona l’inflazione indicata nella rassegna è salita ad agosto al 3,3%, contro il 2,9% precedente. Il rischio non deriva esclusivamente dall’energia: dazi, frammentazione commerciale e catene produttive meno efficienti possono mantenere strutturalmente più elevato il livello dei prezzi.
Lo scenario diventa quindi quello di un’inflazione potenzialmente meno violenta rispetto al 2022-2023, ma più persistente. Questo potrebbe limitare lo spazio delle banche centrali per una riduzione rapida del costo del denaro.
L’elemento positivo è che l’Europa affronta il nuovo shock con infrastrutture, capacità di stoccaggio e approvvigionamenti molto più diversificati rispetto all’inizio della precedente crisi energetica. Il rischio di razionamenti appare quindi sensibilmente inferiore.
Italia: PNRR, investimenti, lavoro e crescita
Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera / La Stampa / Il Riformista / Expansión
La vera questione economica italiana diventa sempre più il “dopo PNRR”. Negli ultimi anni il Recovery Plan ha sostenuto un volume di investimenti nell’ordine dei 25 miliardi di euro l’anno, mentre vengono richiamati circa 170 miliardi di euro di investimenti complessivi collegati al Piano.
Il rischio è che, conclusa la fase straordinaria, la spesa pubblica in conto capitale diminuisca bruscamente dal 2027. La continuità degli investimenti diventa quindi più importante del semplice rispetto formale delle scadenze.
Costruzioni, digitale, università, ricerca e infrastrutture chiedono un vero “ponte” finanziario oltre il Recovery. L’obiettivo non dovrebbe essere replicare indiscriminatamente gli incentivi, ma concentrare le risorse su investimenti con maggiore effetto moltiplicatore: digitalizzazione, reti, ricerca, energia e capitale umano.
Il programma per gli alloggi universitari punta a circa 63.000 nuovi posti letto, con un finanziamento iniziale nell’ordine dei 579 milioni di euro. L’obiettivo è però andare oltre il PNRR e sviluppare un mercato strutturale dello student housing, interessante anche per gli investitori istituzionali.
Il mercato del lavoro rimane uno dei principali elementi positivi del quadro italiano. L’occupazione è sui massimi e migliora la partecipazione al lavoro. Nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 3,1%, contro un’inflazione indicata intorno all’1,6%, producendo un primo recupero del potere d’acquisto.
Il problema strutturale resta però la qualità della crescita. L’Italia ha recuperato occupazione più velocemente di quanto abbia recuperato produttività e redditi reali. Per le imprese, la crescita futura dovrà quindi derivare sempre più da capitale, formazione e tecnologia.
Il “Patto del Nord” coinvolge inoltre PMI e sistemi produttivi di Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria ed Emilia-Romagna, puntando su strumenti comuni per competitività, infrastrutture, energia, innovazione e accesso al credito.
Anche la Spagna affronta un problema simile di assorbimento dei fondi europei: restano circa 26 miliardi di euro del Next Generation da utilizzare. Il nodo comune europeo non è più soltanto ottenere risorse, ma trasformarle rapidamente in investimenti produttivi.
Sanità, welfare, demografia e capitale umano
Testate: la Repubblica / La Stampa / Corriere della Sera / Financial Times
La spesa sanitaria italiana rimane debole nel confronto internazionale. L’Italia viene collocata in coda al G7, mentre cresce la rinuncia alle cure per ragioni economiche: circa un cittadino su dieci rinuncerebbe a prestazioni sanitarie.
La spesa sanitaria pubblica pro capite italiana rimane significativamente inferiore a quella di Germania, Francia e altri grandi Paesi avanzati. Il problema non riguarda soltanto la quantità di risorse, ma anche personale, investimenti e capacità produttiva del servizio pubblico.
Dal punto di vista economico, la sanità assume quindi un ruolo sempre più simile a quello di un’infrastruttura: influenza partecipazione al lavoro, produttività, qualità del capitale umano e sostenibilità demografica.
Salari, previdenza, sanità, disuguaglianze e demografia convergono su una stessa domanda: come finanziare un welfare crescente con una popolazione che invecchia e una forza lavoro che aumenta lentamente.
Una crescita europea strutturalmente molto bassa ridurrebbe contemporaneamente la capacità di finanziare welfare, difesa e investimenti. Produttività, immigrazione qualificata, tecnologia e maggiore integrazione del mercato unico rappresentano però leve capaci di modificare lo scenario.
Intelligenza artificiale, data center e nuova produttività
Testate: Il Sole 24 Ore / Financial Times / Expansión
L’intelligenza artificiale inizia a modificare concretamente il mercato del lavoro, soprattutto nelle professioni junior. Negli Stati Uniti emergono casi in cui strumenti AI sostituiscono attività precedentemente affidate ai neolaureati, segnalando una trasformazione dei tradizionali ruoli d’ingresso nel lavoro white collar.
Questo non implica necessariamente una riduzione immediata dell’occupazione complessiva, ma può cambiare radicalmente la struttura delle carriere: meno attività iniziali di ricerca, analisi e produzione standardizzata e maggiore richiesta di competenze capaci di controllare, interpretare e integrare l’output dell’AI.
La corsa mondiale ai data center viene quantificata nella rassegna in circa 32.000 miliardi di dollari, delineando una delle più grandi ondate di investimento infrastrutturale dei prossimi decenni.
I beneficiari del ciclo non sono soltanto Nvidia e i produttori di semiconduttori. La crescita dell’AI genera domanda per elettricità, reti, sistemi di raffreddamento, immobili industriali, fibra ottica, trasformatori e infrastrutture energetiche.
Per il Made in Italy emerge anche un nuovo rischio competitivo: la scarsa visibilità nei motori generativi. I sistemi AI tendono a proporre più frequentemente aziende e prodotti caratterizzati da una presenza digitale strutturata e da dati facilmente accessibili.
Per le PMI italiane digitalizzazione e AI diventano quindi anche uno strumento di internazionalizzazione. Non essere correttamente presenti nell’ecosistema digitale significa rischiare di essere esclusi già nella fase iniziale del processo d’acquisto.
Diritto d’autore, dati e licenze diventano contemporaneamente una nuova infrastruttura economica. SIAE e il quadro europeo lavorano su tracciabilità delle opere e licenze per l’utilizzo dei contenuti da parte dei modelli AI.
L’impatto arriva anche ai servizi professionali. In Spagna alcune banche chiedono agli studi legali di trasferire ai clienti una parte dei risparmi di produttività generati dall’intelligenza artificiale attraverso tariffe inferiori o maggiori servizi.
Santander utilizza inoltre strumenti AI nella prevenzione delle frodi. Per il settore finanziario la tecnologia non è quindi soltanto un mezzo per ridurre i costi, ma anche un investimento in risk management e protezione del cliente.
Banche centrali, obbligazioni, dollaro e oro
Testate: Il Sole 24 Ore / Financial Times / The Times / ItaliaOggi
Uno dei paradossi finanziari del 2026 è rappresentato dalla debolezza del dollaro nonostante rendimenti americani elevati. Il Dollar Index ha perso circa il 2% da giugno e viene indicato intorno a 99,5 il 2 settembre, contro livelli superiori a 110 all’inizio del 2024.
La spiegazione indicata non è esclusivamente monetaria. L’aumento del debito americano induce alcuni investitori internazionali a richiedere un premio maggiore oppure a diversificare maggiormente le proprie riserve. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 2 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Inflazione, energia e potere d’acquisto
Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera / la Repubblica / La Stampa / MF / Il Foglio / Les Echos / Financial Times
L’inflazione italiana accelera al 3,3% annuo in agosto, rispetto al 2,9% di luglio, raggiungendo il livello più elevato da settembre 2023. Su base mensile i prezzi aumentano dello 0,5%, mentre l’inflazione acquisita per il 2026 sale al 2,9%.
La componente che modifica maggiormente il quadro è quella energetica. I beni energetici regolamentati registrano un aumento di circa il 16,9%, mentre i servizi relativi ai trasporti avanzano del 2,6%. Non si tratta quindi, almeno per ora, di una fiammata generalizzata dei prezzi, ma di uno shock concentrato soprattutto su energia, carburanti e mobilità.
I carburanti rappresentano il principale canale di trasmissione: ad agosto la benzina aumenta di circa l’8% su base annua e il gasolio del 16,3%, mentre alcune componenti dei servizi di trasporto registrano rincari fino al 18,8%.
Il dato relativamente positivo riguarda il “carrello della spesa”, che rimane intorno al +1%. Questo indica che lo shock energetico non si è ancora trasferito integralmente ai prodotti alimentari e ai beni di largo consumo.
Sabato scade inoltre lo sconto temporaneo sul gasolio. Una sua rimozione integrale potrebbe generare un’ulteriore pressione sull’indice dei prezzi già a settembre.
Anche nell’Eurozona l’inflazione torna sopra il 3%. Olli Rehn della BCE sottolinea come guerra e tensioni sulle materie prime possano rendere l’inflazione più persistente, complicando la possibilità di una politica monetaria accomodante.
Per le famiglie il vero problema diventa il reddito reale: mutui, utenze e spese per i figli comprimono progressivamente i consumi discrezionali. Il rischio macroeconomico non è quindi soltanto l’inflazione, ma anche una possibile frenata della domanda privata.
Bond, tassi e nuovo costo del capitale
Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera / La Stampa / la Repubblica / Il Fatto Quotidiano / Il Foglio / Financial Times / New York Times / The Times / Les Echos
I rendimenti dei titoli di Stato globali raggiungono i massimi dal 2008. Le vendite coinvolgono contemporaneamente Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Giappone e Australia: non si tratta quindi di un fenomeno specificamente italiano, ma di una rivalutazione globale del rischio inflazione, dei deficit pubblici e della crescente offerta di debito sovrano.
Nel Regno Unito il rendimento del Gilt decennale supera il 5%, il livello più elevato dal 2008. In Giappone il trentennale oltrepassa il 3% per la prima volta in circa trent’anni, segnando un cambiamento strutturale dopo decenni caratterizzati da tassi estremamente bassi.
Il nuovo regime monetario vede il tasso BCE intorno al 3,75%, quello della Federal Reserve intorno al 2,25% e quello della Bank of Japan vicino all’1%. Sul mercato italiano il BTP decennale viene indicato intorno al 4,17%.
L’aumento dei rendimenti non dipende soltanto dalle decisioni delle banche centrali. Gli investitori richiedono un premio maggiore per finanziare governi caratterizzati da deficit elevati, maggiori esigenze di spesa per difesa e infrastrutture e una crescente necessità di emissione di debito.
Per l’Italia, rendimenti strutturalmente più elevati riducono progressivamente lo spazio disponibile per politiche fiscali espansive e aumentano la spesa per interessi, anche in assenza di una nuova crisi dello spread.
Per gli investitori emerge però anche un’opportunità: rendimenti più elevati rendono nuovamente interessanti titoli governativi e corporate investment grade, offrendo punti di ingresso potenzialmente più remunerativi rispetto agli anni caratterizzati da tassi prossimi allo zero.
Italia: PIL e occupazione resistono meglio del previsto
Testate: Il Sole 24 Ore / Il Messaggero / Il Foglio / Il Giornale / la Repubblica
Il secondo trimestre conferma una crescita italiana del +0,2% su base congiunturale. Il dato rimane modesto, ma risulta migliore rispetto a quanto avrebbero fatto immaginare nei mesi precedenti produzione industriale e commercio estero.
A sostenere l’economia sono soprattutto servizi e domanda interna, mentre il settore industriale continua a risentire maggiormente del caro energia.
Anche il mercato del lavoro mostra una tenuta significativa. A luglio gli occupati risultano circa 307.000 in più rispetto a un anno prima, il tasso di occupazione rimane vicino ai massimi storici e la disoccupazione scende intorno al 5,8%.
La principale criticità rimane la disoccupazione giovanile, ancora superiore al 15%, insieme alla qualità dell’occupazione e alle forti differenze territoriali.
Il problema strutturale resta inoltre la stagnazione di salari reali e produttività. Senza un aumento delle retribuzioni sostenuto da maggiore produttività, difficilmente la crescita dei consumi potrà diventare sufficientemente robusta.
La sfida consiste quindi nello spezzare il circuito bassi salari-bassi consumi-bassi investimenti-bassa produttività, utilizzando anche premi di risultato, partecipazione e contrattazione aziendale per favorire incrementi retributivi compatibili con i margini delle imprese.
L’elemento positivo è che l’Italia entra nell’autunno con due ammortizzatori importanti: occupazione elevata e domanda interna ancora positiva. In assenza di una nuova escalation energetica, questi fattori riducono il rischio di recessione nel breve periodo.
Imprese, energia e politica industriale
Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa / Il Foglio / Il Messaggero / Italia Oggi
Il rincaro dell’energia torna a rappresentare una delle principali minacce per la competitività industriale italiana. Le imprese stimano fino a 18 miliardi di euro di maggiori bollette, con un’esposizione particolarmente elevata per acciaio, carta, chimica, ceramica e vetro.
Il prezzo di riferimento dell’elettricità industriale italiana viene indicato intorno a 212 euro/MWh. In alcuni comparti energivori l’energia può rappresentare il 15-20% dei costi, con punte nell’ordine del 20-40% per specifiche produzioni.
Il costo energetico rimane quindi uno dei principali talloni d’Achille della manifattura italiana: le imprese mantengono una forte competitività su qualità, tecnologia e specializzazione, ma operano all’interno di una struttura energetica meno favorevole.
Il Nord industriale prova a reagire attraverso un coordinamento tra Regioni e Confindustrie. Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Liguria rappresentano complessivamente circa il 51,3% dell’export italiano, pari a 403 miliardi di euro, e chiedono semplificazioni, credito, infrastrutture ed energia più competitiva.
Il sistema produttivo italiano conserva però importanti punti di forza: filiere industriali integrate, distretti, competenze specialistiche, capacità di personalizzazione e una presenza significativa nelle catene europee del valore.
Anche le cosiddette “multinazionali tascabili” dimostrano la capacità di una parte del capitalismo italiano di esportare, innovare e presidiare nicchie tecnologiche internazionali. La priorità diventa aumentare scala, investimenti e produttività.
Fisco, casa, redditi e investimenti
Testate: MF / Il Sole 24 Ore / Il Messaggero / Il Foglio
Sul fronte fiscale il Governo valuta un intervento sulle tredicesime con l’obiettivo di lasciare fino a circa 500 euro in più in busta paga ai redditi più bassi. Tra le ipotesi figurano una tassazione agevolata della tredicesima e interventi selettivi sulla fiscalità del lavoro.
La prossima Manovra viene indicata nell’ordine di circa 28 miliardi di euro, una dimensione che rende indispensabile individuare coperture credibili e compatibili con i vincoli di finanza pubblica.
Il settore immobiliare attende invece la conferma delle agevolazioni fiscali. Sono potenzialmente coinvolti circa 26 miliardi di euro di lavori, con un’ipotesi di detrazione del 50% per l’abitazione principale e del 36% per le altre abitazioni.
Per il bonus mobili il tetto di spesa rimarrebbe nell’ordine dei 5.000 euro. La stabilità delle agevolazioni è importante non soltanto per le famiglie, ma per l’intera filiera delle costruzioni.
Una modifica troppo brusca degli incentivi potrebbe infatti generare un forte effetto anticipazione nel 2026, seguito da una significativa contrazione della domanda negli anni successivi.
Anche l’esperienza del PNRR offre una lezione importante: gli investimenti pubblici producono valore se generano capitale produttivo e capacità permanente. La vera eredità del Piano dovrebbe quindi essere anche una maggiore capacità amministrativa di programmare e realizzare investimenti dopo la fine dei fondi straordinari.
L’export italiano verso la Russia è sceso a circa 1,6 miliardi di euro, registrando una contrazione del 4,1% nell’ultimo anno e una diminuzione molto più significativa rispetto ai livelli precedenti alla guerra. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 1 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Energia, Iran e mercati: torna il rischio inflazione
Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera / Il Fatto Quotidiano / ItaliaOggi
La crisi iraniana torna a rappresentare il principale rischio macroeconomico di breve periodo. Il Brent ha nuovamente superato i 90 dollari al barile, mentre il gas europeo è cresciuto di oltre il 5%. A complicare il quadro sono le difficoltà di transito attraverso lo Stretto di Hormuz, dove passa oggi circa il 50% del petrolio che vi transitava prima del conflitto con gli Stati Uniti.
Il nuovo shock energetico riapre direttamente il canale petrolio-inflazione-tassi. Il Treasury americano decennale è tornato al 4,76%, con un picco intraday del 5,25%, mentre il BTP decennale è risalito al 4,15% e il titolo francese si colloca intorno al 4,175%.
Per l’Italia emerge però un segnale positivo: il differenziale di rendimento rispetto alla Francia si è sostanzialmente annullato. Il rischio energetico viene quindi prezzato dai mercati sempre più come un problema globale e meno come uno specifico rischio-Paese italiano.
Anche l’oro risente del nuovo scenario dei rendimenti, scendendo di circa lo 0,5% verso 4.430 dollari l’oncia. Con i titoli governativi che offrono rendimenti vicini o superiori al 4-5%, aumenta il costo-opportunità sia dell’oro sia delle azioni caratterizzate da una duration elevata.
Sul fronte carburanti emerge anche un problema strutturale legato alla formazione dei prezzi. Con il petrolio nell’area dei 90 dollari, il dibattito riguarda il rapporto tra quotazioni internazionali del greggio, margini di raffinazione e velocità con cui gli aumenti vengono trasferiti sui prezzi alla pompa.
Gli autotrasportatori chiedono interventi soprattutto su pedaggi e fiscalità. Per un autoarticolato viene indicato un costo annuo medio nell’ordine dei 250.000 euro, oltre la metà riconducibile a carburante e personale. In un’economia fortemente dipendente dal trasporto su gomma, il rincaro del diesel rischia quindi di trasferirsi rapidamente sui prezzi finali.
Debito globale, banche centrali e conti pubblici
Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera
Il debito globale diventa una delle grandi variabili dello scenario economico. Scott Bessent porta al G20 un messaggio netto: di fronte a livelli di indebitamento molto elevati, l’economia mondiale non può affidarsi esclusivamente all’austerità, ma deve puntare maggiormente su crescita, investimenti e produttività.
L’aumento dei rendimenti rende questo equilibrio ancora più importante. Più cresce il costo medio del debito, maggiore deve essere la crescita nominale dell’economia necessaria per preservarne la sostenibilità nel lungo periodo.
L’Italia arriva al G20 in una posizione finanziaria relativamente migliore rispetto alla percezione storicamente associata al proprio debito pubblico. Il punto non è che il problema del debito sia scomparso, ma che diversi grandi Paesi stanno aumentando rapidamente il proprio indebitamento e il rischio relativo dell’Italia è diminuito.
Il segnale più evidente arriva ancora una volta dai mercati: il rendimento del BTP si colloca sostanzialmente sugli stessi livelli di quello francese, indicando una profonda trasformazione della percezione del rischio sovrano italiano.
Negli Stati Uniti la Federal Reserve resta invece fortemente condizionata dall’inflazione. Secondo i futures citati nella rassegna, la probabilità attribuita dal mercato a un rialzo dei tassi a settembre è passata dal 36% al 66%. In poche settimane lo scenario si è quindi spostato dall’attesa di un allentamento monetario al rischio di una nuova stretta.
Per gli investitori, rendimenti governativi nell’area del 4-5% restituiscono valore alla componente obbligazionaria, ma aumentano contemporaneamente la sensibilità delle duration lunghe e dei titoli growth a ulteriori rialzi dei tassi.
Imprese e Manovra 2027: ZES, Sabatini e Transizione 5.0
Testate: Il Sole 24 Ore / ItaliaOggi / Libero
La politica industriale si prepara a diventare uno dei capitoli centrali della prossima Manovra. I dossier principali riguardano estensione della ZES, riordino degli incentivi, Contratti di sviluppo, Nuova Sabatini, Transizione 5.0 e Fondo di garanzia.
Tra le ipotesi compare un’estensione selettiva della ZES anche al Nord, soprattutto per gli investimenti collegati alle filiere industriali strategiche. Per il credito d’imposta ZES si valuta un rifinanziamento di circa 4 miliardi di euro nel triennio.
Il Mimit prepara inoltre il riordino di circa 22 misure di incentivazione, con l’obiettivo di concentrare le risorse sugli strumenti maggiormente utilizzati e ridurre la frammentazione. Per le imprese, il beneficio principale sarebbe una maggiore stabilità e prevedibilità delle regole.
Contratti di sviluppo e Nuova Sabatini restano due strumenti centrali. I primi dispongono di 250 milioni nel 2027, 50 milioni nel 2028 e 250 milioni nel 2029. Per la Sabatini risultavano ancora disponibili al 26 agosto circa 1,2 miliardi di euro, a fronte di un assorbimento storico vicino ai 700 milioni annui.
Transizione 5.0 rimane il dossier più rilevante. La Manovra 2026 aveva stanziato 9,8 miliardi di euro, mentre le comunicazioni preventive di investimento hanno raggiunto circa 4,75 miliardi. La nuova architettura dovrebbe mobilitare circa 30 miliardi di investimenti complessivi tra gennaio 2026 e settembre 2028.
ConfLavoro propone inoltre una Manovra maggiormente orientata alle PMI, con IRES premiale strutturale, micro-Sabatini, riduzione dei costi di energia e lavoro, migliore accesso al credito e incentivi all’intelligenza artificiale. Tra le proposte compare la riduzione strutturale dell’IRES dal 24% al 20%.
Industria, automotive e semiconduttori
Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore / MF
Stellantis riorganizza la governance dei propri marchi europei. Belloni diventa amministratore delegato di Fiat, assumendo responsabilità anche su Abarth e Lancia e sul marketing europeo, mentre Olivier François lascia il ruolo dopo un ciclo particolarmente lungo.
Fiat rappresenta circa il 20% delle vendite complessive di Stellantis, mentre il piano strategico del gruppo prevede circa 60 miliardi di euro di investimenti. La riorganizzazione diventa quindi parte di una più ampia trasformazione industriale dell’automotive europeo.
Sul fronte dei semiconduttori emerge una potenziale complementarità tra Italia e Giappone. Le opportunità riguardano microelettronica, meccanica avanzata e supply chain tecnologiche, con l’obiettivo non soltanto di aumentare l’export ma anche di attrarre investimenti e inserire maggiormente l’Italia nelle catene strategiche asiatiche.
Anche la politica industriale europea cambia impostazione. L’Industrial Accelerator Act punta a portare il peso della manifattura europea dall’attuale 14,3% al 20% del PIL entro il 2035.
Gli appalti pubblici possono diventare uno dei principali strumenti per raggiungere l’obiettivo. Le amministrazioni europee spendono circa 2.500 miliardi di euro all’anno, equivalenti a circa il 16% del PIL UE: una quota che potrebbe essere maggiormente indirizzata verso innovazione, sostenibilità e contenuto europeo.
Per gli investimenti esteri nei settori strategici vengono inoltre previsti controlli sulle operazioni superiori a 100 milioni di euro. Il limite europeo rimane però la disponibilità di risorse: rispetto ai programmi industriali di Stati Uniti e Cina, i fondi previsti dall’UE restano relativamente contenuti.
Intelligenza artificiale, data center e nuovo rischio per il credito
Testate: Avvenire / MF / Il Sole 24 Ore
La crescita dell’intelligenza artificiale sta trasformando i data center in una delle principali nuove infrastrutture economiche. Un mega-progetto in Texas prevede otto edifici e circa 400.000 chip Nvidia, con un fabbisogno molto elevato di energia e acqua.
L’AI non è quindi soltanto software: genera domanda per elettricità, reti, raffreddamento, semiconduttori, costruzioni e capitale finanziario, creando opportunità lungo un’intera filiera industriale.
Parallelamente emerge un nuovo rischio per il mercato obbligazionario. Entro il 2028 gli hyperscaler americani potrebbero avere bisogno di oltre 1.000 miliardi di dollari di investimenti, equivalenti a circa il 3% del PIL statunitense.
Una quota crescente di questi investimenti viene finanziata attraverso il mercato obbligazionario. Amazon ha realizzato un’operazione da 14,5 miliardi sul mercato dell’area euro, mentre le obbligazioni denominate in euro delle società tecnologiche statunitensi hanno raggiunto circa 40 miliardi.
Il peso resta per ora limitato, inferiore all’1% dell’indice corporate euro investment grade, ma il trend è in accelerazione. Gli hyperscaler hanno rappresentato circa il 15% dell’incremento delle posizioni in obbligazioni societarie nell’ultimo anno.
Per l’economia europea l’esplosione degli investimenti AI può generare un importante moltiplicatore su energia, infrastrutture, cybersecurity, semiconduttori e costruzioni. Il rischio è che l’enorme domanda di capitale delle big tech finisca progressivamente per competere con il credito destinato alle imprese tradizionali. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 31 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Prezzi, inflazione e potere d’acquisto
Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa
Il carrello della spesa continua a rappresentare uno degli indicatori più evidenti della perdita di potere d’acquisto delle famiglie italiane. Tra agosto 2021 e agosto 2026, il costo complessivo di 31 prodotti acquistati abitualmente è aumentato di circa il 29,5%, praticamente il 30% in cinque anni, contro un’inflazione generale cumulata intorno al 14,5%.
La pressione non è uniforme. Tra i prodotti maggiormente colpiti figurano olio extravergine, caffè, ortaggi, patate e pasta, con aumenti che in alcuni casi superano il 40-50%. L’olio rappresenta uno dei casi estremi, con rincari nell’ordine del 50%.
Anche i consumi fuori casa mostrano una dinamica ormai strutturale. Tra il 2021 e il 2026 il prezzo medio del caffè al bar è passato da circa 1,09 a 1,30 euro, quello del panino da 3,36 a 4,07 euro e quello della pizza da circa 10,04 a 12,42 euro.
La pressione inflazionistica cumulata varia fortemente tra categorie: supermercato +29,5%, tempo libero +17,4%, cura di sé +11,7% e mobilità +8,7% rispetto al 2021. Questo spiega perché l’inflazione percepita dalle famiglie possa risultare molto superiore rispetto all’indice generale.
Anche i servizi continuano a mostrare prezzi in crescita, mediamente del 2,7%. Lavanderie, parrucchieri, estetica, manutenzione domestica, trasporti e tempo libero risentono soprattutto di salari, affitti e costi operativi, rendendo questa componente dell’inflazione più persistente.
Un margine di difesa arriva dalla concorrenza. Un’indagine Altroconsumo su 1.185 punti vendita in 67 città stima che la scelta dell’insegna e dei prodotti possa generare un risparmio massimo di circa 3.790 euro l’anno per famiglia, anche se con differenze territoriali molto ampie.
PNRR, investimenti pubblici, appalti e manovra
Testate: Repubblica Affari&Finanza / Il Sole 24 Ore / Il Foglio
Il PNRR entra nella fase in cui non è più sufficiente valutare quante risorse vengono spese, ma soprattutto quale rendimento economico e sociale producono. Il Next Generation EU mobilita complessivamente circa 800 miliardi di euro, mentre il Piano italiano vale nell’ordine di 194 miliardi.
A fine luglio la spesa registrata viene indicata nell’ordine dei 160 miliardi di euro, a cui si aggiungono circa 23,8 miliardi di strumenti e interventi utilizzabili successivamente. L’Ufficio parlamentare di bilancio stima che il PNRR possa contribuire per circa 0,5 punti percentuali alla crescita del PIL italiano nel 2026.
Particolarmente rilevante è il capitolo delle aree interne: oltre 3.800 comuni, più della metà del totale italiano, nei quali vivono oltre 13 milioni di persone. Gli interventi censiti sono circa 175 mila per 31,4 miliardi di euro, di cui 21,9 miliardi finanziati dal PNRR.
L’avanzamento resta però fortemente differenziato. Circa il 70% dei progetti nelle aree interne risulta concluso, ma per le opere pubbliche più complesse soltanto il 10% circa è ultimato, mentre un ulteriore 29% si trova ancora in collaudo o a metà esecuzione.
Anche gli appalti pubblici europei entrano in una fase di trasformazione. Nell’UE il mercato vale circa 2.600 miliardi di euro, pari al 15% del PIL europeo. In Italia nel 2025 sono stati censiti circa 287.421 appalti per 309,7 miliardi di euro, di cui circa 20,8 miliardi collegati al PNRR.
Bruxelles vuole ridurre progressivamente il peso del massimo ribasso, aumentando quello attribuito a qualità, condizioni di lavoro, sostenibilità e contenuto europeo. La direzione è quindi quella di un procurement pubblico meno concentrato esclusivamente sul prezzo.
Sul fronte della Manovra 2027 vengono intanto ipotizzati circa 3 miliardi per un nuovo intervento Irpef, 500 milioni per la tassazione agevolata delle tredicesime, 649 milioni per rinnovi contrattuali, 302 milioni per premi di produttività, 628 milioni per lavoro festivo e circa 300 milioni per il bonus mamme.
Fed, tassi, dollaro e rischi finanziari
Testate: Repubblica Affari&Finanza / L’Economia del Corriere / Il Fatto Quotidiano / La Verità
La Federal Reserve mantiene un approccio prudente. Il nuovo corso associato a Kevin Warsh continua ad avere come riferimento l’obiettivo di inflazione al 2%, raffreddando le aspettative di un allentamento monetario particolarmente rapido.
Il problema americano è duplice: da una parte la necessità di controllare l’inflazione, dall’altra l’enorme fabbisogno di rifinanziamento del debito federale. Rendimenti dei Treasury persistentemente elevati aumentano infatti il costo del servizio del debito e contemporaneamente il tasso di attualizzazione degli utili futuri delle società tecnologiche.
Una lettura più controversa riguarda stablecoin e Treasury. La diffusione di stablecoin ancorate al dollaro potrebbe generare una domanda aggiuntiva di titoli di Stato americani a breve termine. La rassegna sottolinea però che si tratta di uno scenario strategico, non di un meccanismo già consolidato o garantito.
Sul fronte italiano, l’esposto di Intesa Sanpaolo contro MPS riporta l’attenzione sulla Consob e sulla necessità di garantire parità informativa e correttezza nelle grandi operazioni bancarie. Il tema riguarda quindi anche la credibilità dell’intero processo di consolidamento del settore finanziario italiano.
Per gli investitori, tassi statunitensi più bassi resterebbero favorevoli sia alle duration obbligazionarie sia agli asset growth. Il forte fabbisogno finanziario americano rende però improbabile una normalizzazione completamente lineare, rafforzando l’importanza della diversificazione geografica e di duration.
Intelligenza artificiale, data center, robot e produttività
Testate: L’Economia del Corriere / Repubblica Affari&Finanza / Il Sole 24 Ore Real Estate / Domani / Il Foglio / Marketing 24
La sfida italiana sull’intelligenza artificiale non consiste necessariamente nel competere con le big tech americane nella costruzione dei grandi modelli generalisti. Il vero vantaggio potrebbe derivare dalla combinazione tra AI, manifattura, meccanica, robotica e competenze industriali, integrando la tecnologia nei prodotti e nei processi del Made in Italy.
Sul confronto tra operai e robot, la sostituzione del lavoro non appare immediata né indiscriminata. Gli umanoidi rimangono costosi e meno efficienti dell’uomo in molte attività variabili, ma il loro costo sta diminuendo rapidamente. Le prime applicazioni competitive riguardano soprattutto mansioni ripetitive, continue, pericolose o fisicamente usuranti.
La Cina potrebbe diventare protagonista di un nuovo shock competitivo basato su AI e robotica a basso costo. Aziende come DeepSeek, Alibaba e le startup tecnologiche di Hangzhou stanno contribuendo allo sviluppo di sistemi più aperti e meno costosi, abbassando potenzialmente la barriera economica all’adozione dell’AI.
L’altra faccia della crescita dell’intelligenza artificiale è l’enorme fabbisogno infrastrutturale. I data center consumano grandi quantità di energia e acqua per il raffreddamento dei chip, rendendo sempre più importanti tecnologie a circuito chiuso e sistemi di raffreddamento a liquido.
Milano è diventata uno dei principali hub europei del settore. Gli investimenti cumulati nei data center nel triennio 2023-2025 sono nell’ordine di 7,1 miliardi di euro. Il principale collo di bottiglia non è però soltanto immobiliare: disponibilità della rete, potenza elettrica, autorizzazioni e connessioni diventano fattori determinanti.
Energia, acqua e capacità di rete si trasformano così in veri fattori produttivi dell’intelligenza artificiale, assumendo un valore strategico paragonabile a quello dei semiconduttori.
Anche per i brand l’AI entra in una seconda fase. Dopo l’entusiasmo iniziale, diventano centrali trasparenza, copyright, tracciabilità e misurazione dei risultati. Non sarà più sufficiente dichiarare di utilizzare l’intelligenza artificiale: bisognerà dimostrare dove viene impiegata e quale valore economico genera.
Industria, salari, dimensione d’impresa e Made in Italy
Testate: Repubblica Affari&Finanza / La Stampa / L’Economia del Corriere
Uno dei problemi strutturali dell’economia italiana resta la ridotta dimensione media delle imprese. Le multinazionali presentano generalmente maggiore produttività, capacità di investimento e retribuzioni più elevate, mentre il tessuto italiano rimane molto frammentato.
I salari stagnanti non dipendono quindi esclusivamente dalla contrattazione, ma anche dalla debole crescita della produttività. Incentivare capitalizzazione, aggregazioni, crescita dimensionale e investimenti tecnologici può incidere sul salario reale aumentando il valore aggiunto prodotto per occupato.
Sul fronte delle crisi industriali si prepara un autunno complesso. Le vertenze aperte coinvolgono complessivamente oltre 50 mila lavoratori e comprendono, oltre all’Ilva, realtà come Electrolux e Diageo. Il Ministero sostiene tuttavia di aver dimezzato gli addetti a rischio e salvato circa 7 mila posti di lavoro dall’inizio dell’anno. - Il cerino passa di mano.
Nei mercati il rischio non sparisce mai.
Passa semplicemente da una mano all’altra.
In questo nuovo episodio di Inside Value, Roberto Russo accompagna gli ascoltatori dentro una settimana in cui tre protagonisti molto diversi — una banca centrale, un colosso tecnologico e uno Stato europeo — hanno scoperto quanto può scottare tenere il rischio troppo a lungo.
Parleremo della Federal Reserve, che a Jackson Hole ha scelto di dare meno indicazioni al mercato, lasciando gli investitori con meno certezze sulla direzione futura dei tassi.
Analizzeremo poi il caso NVIDIA, che continua a mostrare numeri straordinari, ma che sta anche assumendo un ruolo sempre più centrale nella catena dell’intelligenza artificiale, tra ordini ai fornitori, garanzie ai clienti, data center e free cash flow da monitorare.
Infine, guarderemo alla Francia, dove debito pubblico, instabilità politica e aumento dello spread con la Germania stanno riportando l’attenzione sul rischio sovrano europeo.
Il filo conduttore della puntata è semplice: quando tutto funziona, il cerino sembra quasi freddo.
Ma quando qualcosa si inceppa, diventa subito chiaro chi lo stava davvero tenendo in mano.
Un episodio dedicato a chi vuole capire perché, nei mercati, non basta guardare chi cresce, chi promette o chi sembra più solido.
Bisogna capire dove si sta accumulando il rischio.
Se volete approfondire i temi di questa puntata, trovate la newsletter sul sito Il Valore Conta, a cura di Roberto Russo e Filippo Pasini.
Per maggiori informazioni: info@ilvaloreconta.it
Questo podcast ha finalità esclusivamente informative e divulgative.
Non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento.
Le opinioni espresse riflettono il punto di vista degli autori.
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