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    Rassegna Stampa Economica dell'8 Settembre. A cura di Giuliano Casale

    08/09/2026 | 7 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria dell'8 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali e internazionali.

    Crescita, lavoro e capitale umano: l’Europa riparte, ma resta il nodo produttività

    Testate: Corriere della Sera / Avvenire / Il Sole 24 Ore / Il Fatto Quotidiano / La Stampa
    L’economia europea torna a crescere e continua soprattutto a creare occupazione. Nel secondo trimestre il PIL dell’area euro registra una crescita del +0,6% su base annua, mentre gli occupati nell’Unione europea raggiungono circa 221,4 milioni, nuovo massimo.

    Per l’Italia, il miglioramento del mercato del lavoro produce anche un effetto positivo sui conti pubblici. Nei primi sette mesi del 2026 le entrate tributarie aumentano di quasi 9,4 miliardi di euro, +2,8%, raggiungendo circa 346,1 miliardi.

    Quasi 4 miliardi dell’incremento derivano dalle ritenute sul lavoro dipendente pubblico e privato. A luglio gli occupati aumentano di 307 mila unità rispetto all’anno precedente, +1,3%, mentre la retribuzione oraria media tra gennaio e giugno cresce del 2,6%.

    Anche la composizione del gettito offre indicazioni sull’economia reale: le entrate legate al commercio crescono del 6,6% e quelle dei servizi privati del 2,7%. L’IVA sulle importazioni aumenta invece di quasi 1 miliardo, +8,7%, soprattutto per il rincaro dei prodotti energetici.

    In controtendenza gli acconti IVA delle partite IVA, in calo del 5,2%, mentre lo Stato registra circa 1,2 miliardi di minori accise rispetto al 2025 a causa degli interventi sui carburanti.

    Il principale punto debole rimane il potere d’acquisto. La crescita dell’occupazione non è ancora accompagnata da un recupero sufficiente dei salari reali, soprattutto nei settori commercio, turismo, logistica e servizi. Questo rischia di mantenere debole la domanda interna.

    Rimane inoltre il problema del capitale umano. Tra i giovani italiani emigrati, il 46,6% indica le opportunità di carriera come condizione determinante per rientrare, mentre il 37% sottolinea il divario salariale tra Italia e Germania.

    La popolazione italiana tra 18 e 34 anni è scesa a circa 10,4 milioni, rispetto ai 15,2 milioni di trent’anni fa. Istruzione, produttività, salari e capacità di trattenere lavoratori qualificati diventano quindi variabili strettamente collegate.

    L’Italia beneficia oggi di occupazione elevata, maggiore gettito e tenuta dei servizi. La vera sfida sarà trasformare questo miglioramento ciclico in salari reali più elevati, produttività e investimenti nella formazione.
    Energia, petrolio e alimentari: il rischio inflazione torna al centro

    Testate: la Repubblica / Il Sole 24 Ore / Financial Times
    Il petrolio torna vicino alla soglia psicologica dei 100 dollari al barile, con il Brent indicato intorno a 97,3 dollari dopo la forte accelerazione del mese precedente.

    Le tensioni in Medio Oriente e il rischio di interruzioni delle principali rotte energetiche stanno aumentando il premio geopolitico incorporato nelle quotazioni.

    Goldman Sachs considera possibile, in uno scenario caratterizzato da una forte interruzione dell’offerta, un Brent sopra i 120 dollari. Non rappresenta lo scenario centrale, ma evidenzia il rischio a cui rimangono esposte soprattutto le economie europee importatrici di energia.

    In Italia torna quindi in discussione la proroga dello sconto sul diesel. Il precedente intervento ha ridotto il prelievo di circa 17 centesimi al litro, ma l’aumento del costo del greggio rende sempre più oneroso proseguire con misure generalizzate.

    Il Governo valuta quindi interventi maggiormente selettivi, concentrati sulle famiglie e sulle categorie produttive più esposte.

    Il rischio inflazionistico non arriva però soltanto dall’energia. Numerose materie prime agricole registrano forti rincari, tra cui cereali, oli vegetali, zucchero, carne e prodotti lattiero-caseari.

    Il Food Price Index della FAO si trova vicino ai massimi recenti. Condizioni climatiche estreme, guerre, restrizioni commerciali e attività speculative contribuiscono contemporaneamente alle pressioni sui prezzi.

    Particolarmente importante è il legame tra energia e agricoltura: l’aumento del gas incrementa il costo dei fertilizzanti e può trasformarsi, con alcuni mesi di ritardo, in nuova inflazione alimentare.

    Per le imprese questo significa maggiore attenzione a margini, coperture energetiche e pricing power. Per i mercati, invece, un’inflazione più persistente potrebbe mantenere elevati i rendimenti obbligazionari più a lungo del previsto.
    Industria, AI e competitività europea: il vero divario è sugli investimenti

    Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore Salute / Financial Times / Les Echos
    Il ritardo europeo emerge con particolare forza nel settore dell’intelligenza artificiale. Gli imprenditori italiani del comparto denunciano che in appena sei mesi il Paese avrebbe perso circa il 30% degli investimenti collegati all’AI.

    Nel confronto riportato, i fondi europei destinati al settore ammontano a circa 44 miliardi di euro, mentre all’Italia arriverebbero soltanto circa 200 milioni.

    Il problema supera la singola tecnologia: l’Europa continua a mostrare difficoltà nel trasformare ricerca e innovazione in capitale, infrastrutture e aziende capaci di competere globalmente con Stati Uniti e Cina.

    L’AI sta intanto diventando una competenza professionale trasversale. UBS richiederà ai nuovi junior banker e agli stagisti di dimostrare capacità nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, segnale del passaggio da skill specialistica a competenza professionale di base.

    Sul fronte industriale europeo, la Germania rappresenta uno dei casi più delicati. La produzione manifatturiera rimane circa l’11% sotto i livelli pre-Covid, mentre il debito pubblico si avvicina ai 2,8 trilioni di euro.

    Il Paese deve contemporaneamente affrontare costo dell’energia, crisi dell’automotive, rallentamento della Cina, ritardo digitale e un calo demografico di circa 650 mila persone nel 2025.

    In Italia resta aperta la crisi dell’Ilva, con circa 2.500 lavoratori dell’indotto coinvolti e il rischio di una perdita permanente di capacità produttiva strategica.

    Esiste però anche un lato molto concreto e positivo dell’AI: in cardiologia sono già operative applicazioni per lettura degli esami, diagnostica, supporto alle decisioni cliniche e personalizzazione delle terapie.

    Il passaggio dall’AI “promessa” all’AI “applicata” è quindi già iniziato. Il ritardo europeo può contemporaneamente aprire un ciclo pluriennale di investimenti in data center, semiconduttori, cloud, cybersecurity, automazione e infrastrutture energetiche.
    Export, Mercosur e scale-up: l’Europa cerca nuovi motori di crescita

    Testate: Il Sole 24 Ore / Expansión / New York Times
    Parte dall’Argentina la missione imprenditoriale italiana nei Paesi Mercosur, con circa 1.300 incontri B2B programmati e la partecipazione di circa 100 imprese italiane.

    La strategia non riguarda soltanto l’aumento delle esportazioni, ma punta alla costruzione di partnership industriali e nuovi investimenti.

    Il Mercosur presenta una forte complementarità con il sistema produttivo italiano, soprattutto nei settori macchinari, tecnologie industriali, agroalimentare, energia, farmaceutica, infrastrutture e servizi.

    Parallelamente, sul fronte europeo, la spagnola Criteria investirà 250 milioni di euro nel nuovo macro-fondo dedicato alle imprese in fase di scale-up.

    Il veicolo punta a mobilitare complessivamente circa 5 miliardi di euro, destinati alle aziende tecnologiche europee che, una volta raggiunta una determinata dimensione, spesso sono costrette a cercare capitale negli Stati Uniti.

    Il problema europeo non riguarda quindi necessariamente la capacità di creare startup innovative, ma la disponibilità di capitale sufficiente per trasformarle in grandi aziende internazionali.

    Sullo sfondo cresce inoltre la competizione tra Stati Uniti e Cina per infrastrutture, risorse e mercati dell’America Latina. Il Perù resiste alle pressioni statunitensi per ridimensionare i rapporti con Pechino, mostrando come la regione stia diventando sempre più strategica.

    Per le imprese italiane, Mercosur e America Latina possono rappresentare uno dei principali strumenti di diversificazione geografica dell’export nei prossimi anni.
    Tassi, bond e debito globale: l’era del denaro gratis è definitivamente finita

    Testate: Financial Times / Handelsblatt / New York Times / Les Echos
    La spesa per interessi sul debito pubblico dei Paesi OCSE supera ormai 2 trilioni di dollari all’anno, pari a circa il 3% del PIL.

    Il debito complessivo mondiale, considerando settore pubblico e corporate, si avvicina ai 300 trilioni di dollari.

    Gli Stati Uniti hanno raggiunto circa 40 trilioni di dollari di debito federale, mentre nel solo 2025 i Paesi OCSE hanno dovuto rifinanziare circa 18 trilioni di dollari di debito pubblico.

    Il rendimento medio dei titoli governativi decennali del G7 ha raggiunto circa il 4%, il livello più elevato dal 2008.
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    Rassegna Stampa Economica del 7 Settembre. A cura di Giuliano Casale

    07/09/2026 | 7 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria del 7 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.

    Italia: crescita, conti pubblici, salari e investimenti

    Testate: Corriere della Sera / la Repubblica / Il Messaggero / La Stampa
    L’economia italiana continua a mostrare una tenuta superiore alle attese. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti vede il PIL del 2026 avvicinarsi all’1%: una crescita non particolarmente elevata, ma significativa considerando la complessità dello scenario internazionale.

    La linea del Ministero dell’Economia rimane improntata alla prudenza: la priorità è preservare la tenuta dei conti pubblici e soltanto successivamente valutare eventuali nuovi margini di spesa.

    Su questo equilibrio si costruisce il confronto relativo alla prossima Manovra. Tra le principali richieste emergono riduzione dell’Irpef per il ceto medio, sostegno alle famiglie, incentivi alle imprese e interventi sui salari.

    Sul lavoro, la ministra Marina Calderone indica come priorità l’aumento delle buste paga attraverso rinnovi contrattuali e premi di produttività detassati.

    Giorgetti sintetizza il tema sostenendo che aumentare i salari significa anche investire. Il mercato del lavoro italiano ha raggiunto livelli occupazionali elevati, ma rimangono aperte le questioni relative alla qualità dell’occupazione e al potere d’acquisto delle retribuzioni.

    Il vero passaggio per l’economia italiana sarà quindi trasformare una fase di maggiore stabilità in crescita strutturale. Conti pubblici sotto controllo e occupazione elevata rappresentano una base favorevole, ma per accelerare servono produttività, investimenti e salari reali più alti.
    Tassi, bond e nuovo scenario dei mercati finanziari

    Testate: la Repubblica Affari&Finanza / Financial Times / Les Echos
    Il cambiamento più profondo sui mercati riguarda il costo del denaro. L’epoca dei tassi estremamente bassi e del denaro quasi gratuito appare definitivamente conclusa, mentre l’elevato debito mondiale rende governi, imprese e famiglie più sensibili ai rendimenti obbligazionari.

    Negli Stati Uniti l’aumento dei rendimenti dei Treasury incrementa il costo del rifinanziamento, soprattutto per le imprese caratterizzate da livelli di indebitamento più elevati.

    Il Financial Times segnala una crescente pressione sui debitori più vulnerabili, mentre la Federal Reserve continua a osservare l’andamento dell’inflazione di fondo prima di assumere nuove decisioni sui tassi.

    Per governi e aziende il ritorno strutturale di rendimenti più elevati rappresenta quindi un costo. Rifinanziare il debito diventa più oneroso e la qualità dei bilanci assume un peso maggiore nelle decisioni degli investitori.

    Per i risparmiatori, però, lo stesso fenomeno crea un’opportunità. Dopo molti anni nei quali l’obbligazionario offriva remunerazioni molto basse, titoli di Stato e obbligazioni di buona qualità tornano a rappresentare una componente interessante dei portafogli.

    La selezione diventa più importante: qualità dell’emittente, sostenibilità del debito e scadenza devono essere valutate con maggiore attenzione. Ma il reddito fisso torna ad avere un ruolo concreto sia nella generazione di rendimento sia nella diversificazione.
    Export, Mercosur e nuove opportunità per il Made in Italy

    Testate: Il Messaggero
    L’internazionalizzazione torna al centro della strategia di crescita italiana con la missione nel Mercosur e l’obiettivo di raddoppiare le esportazioni verso Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay.

    L’accordo tra Unione europea e Mercosur crea un mercato potenziale di circa 700 milioni di consumatori, ampliando significativamente lo spazio commerciale disponibile per le imprese europee.

    Per l’Italia il potenziale dell’export verso l’area viene indicato intorno ai 14 miliardi di euro.

    Le opportunità riguardano in particolare i comparti nei quali il Made in Italy dispone già di un vantaggio competitivo: meccanica, farmaceutica, automotive, moda e agroalimentare.

    L’apertura di nuovi mercati assume una rilevanza ancora maggiore in una fase caratterizzata da una crescita relativamente lenta della domanda europea.

    Per le imprese italiane, diversificare geograficamente le esportazioni può quindi diventare uno dei motori più concreti di crescita, riducendo contemporaneamente la dipendenza dai mercati tradizionali.
    Intelligenza artificiale, robotica e nuova industria

    Testate: la Repubblica Affari&Finanza / La Stampa / Corriere della Sera – L’Economia
    La trasformazione tecnologica entra in una nuova fase con lo sviluppo dei robot umanoidi, destinati ad applicazioni che vanno ben oltre la fabbrica tradizionale.

    Le applicazioni potenziali riguardano manifattura, logistica, agricoltura, edilizia e assistenza. Le dimensioni future del mercato vengono stimate nell’ordine delle migliaia di miliardi di dollari nei prossimi decenni.

    La Cina sta accelerando nello sviluppo della robotica, gli Stati Uniti continuano a investire capitali enormi, mentre l’Europa cerca di recuperare terreno.

    Proprio sull’Europa emerge però una criticità: il piano comunitario sull’intelligenza artificiale fatica ancora a decollare e la tracciabilità dei fondi viene indicata come insufficiente.

    Per l’Italia esiste tuttavia uno spazio competitivo interessante. La possibilità non consiste necessariamente nel costruire i grandi modelli AI, attività che richiede capitali enormi, ma nell’applicare l’intelligenza artificiale alla manifattura, alla meccanica, alla robotica e ai servizi.

    Un esempio arriva dalla piattaforma italiana Cato, che ha raccolto 6 milioni di euro per utilizzare l’intelligenza artificiale negli appalti pubblici.

    Il valore dell’AI può quindi nascere non soltanto dai grandi modelli generalisti, ma dall’applicazione della tecnologia a processi specifici e concreti, aumentando efficienza e produttività.
    Lavoro, giovani e capitale umano

    Testate: Il Sole 24 Ore
    Il mercato del lavoro italiano presenta segnali di miglioramento, ma conserva un problema strutturale legato ai giovani che non studiano e non lavorano.

    Il numero dei NEET è diminuito rispetto agli anni precedenti, ma rimane ancora pari a circa 1,87 milioni di giovani.

    La riduzione rappresenta un segnale positivo, ma la dimensione assoluta del fenomeno rimane troppo elevata per un Paese che contemporaneamente registra difficoltà nel reperire personale qualificato.

    Il problema diventa quindi soprattutto quello dell’incontro tra domanda e offerta di competenze. Molte aziende cercano tecnici specializzati mentre una parte significativa della popolazione giovanile rimane fuori dai percorsi formativi e lavorativi.

    La risposta passa da formazione tecnica, competenze digitali, conoscenza delle lingue e maggiore collegamento tra scuola e imprese.

    In un’economia trasformata dall’intelligenza artificiale e dall’automazione, la disponibilità di capitale umano qualificato diventa uno dei principali fattori di competitività.

    La questione non è quindi soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma costruire competenze coerenti con quelli che le imprese stanno già cercando.
  • INSIDE FINANCE

    Inside Value 25# Il prezzo lo decide l’ultimo passeggero.

    07/09/2026 | 8 min
    Il prezzo lo decide l’ultimo passeggero.

    Nei mercati, come nei biglietti aerei, il prezzo non è mai fisso.

    Cambia in base a chi è disposto a pagarlo, quando arriva e quanto è urgente salire a bordo.

    In questo nuovo episodio di Inside Value, Roberto Russo accompagna gli ascoltatori dentro una settimana in cui quattro “gate” diversi hanno raccontato una lezione comune:

    per cambiare il prezzo di un intero mercato non serve che tutti cambino idea.
    Basta che cambi l’ultimo passeggero.

    Parleremo del mercato del lavoro americano, dove i nuovi occupati hanno sorpreso gli analisti, ma con una qualità della crescita meno brillante di quanto sembri a prima vista.

    Analizzeremo poi il Giappone, dove dopo decenni i titoli di Stato tornano a offrire rendimenti interessanti, cambiando gli equilibri per chi ha sempre finanziato il debito americano.

    Al centro della puntata anche Broadcom e la filiera dell’intelligenza artificiale: numeri molto forti, aspettative ancora più alte e un tema cruciale per il futuro dei chip su misura.

    Infine, guarderemo all’Europa, tra una ripresa degli ordini industriali e il ritorno dell’inflazione spinta dall’energia.

    Un episodio dedicato a chi vuole capire perché nessun prezzo esiste da solo: esiste perché, dall’altra parte, qualcuno è disposto a pagarlo. E non tutti i compratori sono uguali.

    Perché se il passeggero è stabile, paziente e non vola a debito, può sostenere il prezzo a lungo.Ma se sale a bordo solo perché lo fanno tutti, quel prezzo può sgonfiarsi in un attimo.

    Se volete approfondire i temi di questa puntata, trovate la newsletter sul sito Il Valore Conta, a cura di Roberto Russo e Filippo Pasini.

    Per maggiori informazioni: info@ilvaloreconta.it

    Questo podcast ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento. Le opinioni espresse riflettono il punto di vista degli autori.

    Buon ascolto.
  • INSIDE FINANCE

    Rassegna Stampa Economica del 6 Settembre. A cura di Giuliano Casale

    06/09/2026 | 5 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria del 6 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.

    Italia, competitività, capitali e crescita potenziale

    Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera
    Il vero deficit italiano è sempre più anche un deficit di capitale e capitale umano. L’Europa dispone di circa 33.000 miliardi di euro di risparmio privato, ma ogni anno circa 300 miliardi vengono investiti fuori dai confini europei, soprattutto negli Stati Uniti.

    Parallelamente, il rapporto Draghi quantifica in 750-800 miliardi di euro all’anno gli investimenti aggiuntivi necessari in Europa per tecnologia, energia e difesa. Il problema non è quindi la mancanza di risparmio, ma la capacità di trasformarlo in capitale produttivo.

    Due strumenti europei assumono una dimensione significativa: SAFE, con 150 miliardi di euro di prestiti a lungo termine destinati alla difesa comune, e InvestAI, con una mobilitazione indicata in 200 miliardi di euro per sostenere intelligenza artificiale e gigafactory europee.

    Per l’Italia queste iniziative possono creare opportunità concrete soprattutto in difesa, cybersecurity, infrastrutture digitali, semiconduttori, energia e filiere industriali ad alta tecnologia.

    Il nodo più critico riguarda però il capitale umano. La popolazione italiana tra 18 e 34 anni è scesa da 15,2 milioni nel 1994 a 10,4 milioni oggi. Dal 2011 sono emigrati circa 441.000 giovani e oltre quattro su dieci sono laureati.

    Considerando partenze e rientri, il saldo netto viene indicato vicino a nove giovani persi per ogni rientro. Tra il 2011 e il 2024 il valore del capitale umano perso viene stimato in circa 159,5 miliardi di euro.

    L’Italia arriva comunque a questa fase con alcuni elementi favorevoli: export elevato, mercati finanziari solidi e sistema bancario rafforzato. La priorità diventa utilizzare questa stabilità per attrarre capitale e competenze, anziché considerarla un punto di arrivo.
    Export, Mercosur e internazionalizzazione delle imprese

    Testate: Corriere della Sera
    Parte la missione di Confindustria e ICE in Argentina e Brasile, con l’obiettivo di rafforzare la presenza delle imprese italiane nell’area Mercosur.

    Il potenziale indicato è quello di portare l’export italiano verso l’area a circa 14 miliardi di euro nell’arco di dieci anni. L’accordo UE-Mercosur coinvolgerebbe complessivamente un mercato di circa 700 milioni di consumatori.

    I primi dati commerciali mostrano già una dinamica favorevole: dal mese di maggio 2026 l’export italiano verso il Mercosur è cresciuto del 21% rispetto allo stesso periodo del 2025.

    Il Brasile registra un aumento del 22,3%, mentre l’Argentina cresce dello 0,6%. I due Paesi rappresentano complessivamente circa il 90% dell’interscambio italiano con l’area.

    I settori maggiormente interessati sono quelli nei quali il Made in Italy dispone di vantaggi competitivi facilmente scalabili: agroalimentare, macchinari e impiantistica, farmaceutica e medicale, digitale ed energia.

    La strategia non punta soltanto ad aumentare le esportazioni, ma alla creazione di partnership industriali e investimenti locali, costruendo una presenza più stabile delle imprese italiane nei mercati sudamericani.

    Per l’industria italiana il Mercosur può quindi diventare una seconda direttrice di crescita oltre ai tradizionali mercati europeo e nordamericano. Il +21% iniziale mostra quanto la riduzione delle barriere commerciali possa produrre effetti relativamente rapidi.
    Obbligazioni e mercati: ritorna strutturalmente il reddito fisso

    Testate: Il Sole 24 Ore
    Il cambiamento più significativo per gli investitori riguarda il mercato obbligazionario: oggi l’84% dell’universo globale dei bond offre un rendimento a scadenza superiore al 4%.

    È un ribaltamento completo rispetto a dicembre 2021, quando circa 18.000 miliardi di dollari di obbligazioni presentavano rendimenti negativi. Durante l’epoca dei tassi minimi, soltanto il 2% circa dei bond globali rendeva più del 4%.

    Ad agosto 2026 la quota è tornata all’84%, avvicinandosi nuovamente ai livelli osservati all’inizio degli anni Duemila, quando quasi il 95% del mercato obbligazionario globale offriva rendimenti superiori al 4%.

    Nel portafoglio strategico citato da BlackRock, la quota di emissioni con rendimento superiore al 4% è passata dal 19% di fine 2021 all’attuale 84%, mentre il rendimento medio dei titoli è più che raddoppiato, dal 2,3% al 5,6%.

    Il repricing ha però prodotto perdite anche nell’ordine del 30-40% sui bond a lunga duration acquistati durante la fase dei tassi minimi. Rendimenti più elevati non eliminano quindi il rischio legato alla sensibilità dei prezzi alle variazioni dei tassi.

    La correzione del 2026 viene tuttavia descritta come relativamente ordinata, con volatilità e tensioni inferiori rispetto alle crisi del 2009 e del 2022.

    Per il risparmiatore cambia quindi profondamente la costruzione del portafoglio: dopo molti anni di rendimenti estremamente bassi, governativi e corporate investment grade possono tornare a svolgere una vera funzione di reddito e stabilizzazione, senza rendere necessario aumentare eccessivamente l’esposizione azionaria.

    Il dato dell’84% sopra il 4% non significa però che tutti i bond siano convenienti. Qualità dell’emittente, duration, rischio fiscale e rischio di cambio rimangono variabili decisive nella selezione.
    Energia, carburanti e pressione sui costi

    Testate: La Stampa
    Il diesel rimane stabilmente sopra la soglia psicologica dei 2 euro al litro nonostante gli interventi governativi. Il prezzo medio nazionale in modalità self raggiunge 2,164 euro al litro, mentre in autostrada sale a 2,237 euro.

    La benzina viene invece indicata a circa 2,052 euro al litro, con un prezzo medio autostradale di 2,138 euro.

    Anche territorialmente emergono differenze significative: il diesel viene indicato a 2,089 euro a Bolzano, 2,044 a Venezia, 2,032 nelle Marche, 2,073 in Puglia, 2,076 in Calabria e 2,037 nel Lazio.

    Il Governo si prepara all’ottava proroga degli interventi sulle accise. Gli sconti generalizzati avrebbero già comportato circa 2 miliardi di euro di minori entrate.

    La nuova impostazione potrebbe quindi diventare più selettiva, concentrando gli aiuti sulle famiglie vulnerabili e sui comparti maggiormente esposti anziché mantenere un sostegno generalizzato.

    A monte rimane la pressione geopolitica. Tensioni nel Golfo Persico, rischi sullo Stretto di Hormuz e bombardamenti sulle raffinerie russe contribuiscono a mantenere elevato il prezzo dei prodotti raffinati.

    Il gasolio raffinato viene indicato intorno a 200 dollari, quasi il doppio del prezzo di un barile di greggio, confermando come l’attuale shock dipenda anche dalla capacità di raffinazione e dalla disponibilità del prodotto finito.

    Trasporti, logistica, agricoltura e piccole imprese rimangono i settori più esposti. Il passaggio verso aiuti selettivi potrebbe però ridurre l’onere sui conti pubblici preservando il sostegno ai soggetti realmente colpiti.
    Banche italiane e nuovo risiko: Intesa Sanpaolo-MPS

    Testate: la Repubblica / La Stampa / Il Sole 24 Ore
    Il consolidamento bancario italiano torna al centro della rassegna con l’operazione di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena. Gian Maria Gros-Pietro afferma che l’operazione dispone del sostegno degli azionisti Intesa.

    Circa il 56% del capitale di Intesa viene indicato in mano a investitori istituzionali internazionali, elemento che attribuisce un peso significativo al giudizio del mercato globale sulla strategia dell’istituto.

    L’assemblea chiamata a deliberare l’aumento di capitale al servizio dell’Opas è indicata per il 10 settembre. Il sottosegretario all’Economia Federico Freni definisce l’operazione Intesa “strutturata, importante e intelligente”.

    Rimane inoltre il dossier relativo al 4,9% di MPS ancora detenuto dal Tesoro, quota che potrà essere ceduta quando si presenteranno condizioni di mercato considerate convenienti.

    La struttura azionaria di Intesa vede Fondazione Compagnia di San Paolo al 6,53%, Fondazione Cariplo al 5,44% e mercato all’88,04%.

    Tra gli investitori istituzionali indicati figurano BlackRock al 4,90%, Vanguard al 4,05%, Crédit Agricole al 2,27%, FMR al 2,19% e Norges Bank all’1,18%.

    La lettura complessiva è che il consolidamento bancario italiano non sia ancora terminato. Il mercato tende a premiare istituti più grandi, redditizi e capitalizzati, mentre antitrust e concentrazione territoriale rimangono i principali vincoli alle nuove aggregazioni.
    Difesa, geopolitica e industria italiana

    Testate: La Stampa / Il Fatto Quotidiano / Corriere della Sera / la Repubblica
    Leonardo accelera nello sviluppo delle tecnologie anti-drone. L’amministratore delegato Lorenzo Mariani annuncia test entro la fine del 2026 per il nuovo scudo anti-droni e richiama anche lo sviluppo di tecnologie laser.

    Il gruppo sta lavorando con Baykar e prepara i primi tre sistemi dell’alleanza industriale, confermando la crescente integrazione tra difesa tradizionale, sensoristica, elettronica, droni e sistemi digitali.
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    Rassegna Stampa Economica del 5 Settembre. A cura di Giuliano Casale

    05/09/2026 | 7 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria del 5 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.

    Economia italiana, imprese e crescita

    Testate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Foglio
    Le imprese italiane mostrano una resilienza superiore rispetto al quadro macroeconomico generale. Al Forum di Cernobbio il 71% degli imprenditori intervistati prevede un fatturato in crescita nel 2026: il 50,8% stima un incremento entro il 10%, mentre il 21,3% punta a una crescita superiore al 10%. Un anno fa, tuttavia, la quota di imprese che prevedeva aumenti oltre il 10% era più elevata, intorno al 32,4%.

    Le aspettative rimangono quindi favorevoli, ma diventano più prudenti e selettive. Il dato significativo non è tanto una forte accelerazione del PIL, quanto la disponibilità delle aziende a continuare a programmare investimenti di medio-lungo periodo nonostante inflazione, energia e tensioni geopolitiche.

    Larry Fink richiama il potenziale dell’Italia come destinazione degli investimenti internazionali. I circa 100 miliardi di euro già investiti potrebbero salire a 120-125 miliardi in presenza di condizioni adeguate, con opportunità soprattutto per infrastrutture, capitale privato e innovazione.

    L’intelligenza artificiale emerge come la principale frontiera scientifica e industriale: viene indicata dal 52,1% degli imprenditori, davanti a biotecnologie e scienze della vita, ferme al 18,8%. L’AI viene quindi percepita sempre meno come semplice strumento di efficientamento e sempre più come leva capace di trasformare produttività, organizzazione e modelli di business.

    Sul quadro congiunturale continua però a pesare l’inflazione. Nell’area euro viene indicata al 3,3% in agosto, contro il 2,9% di luglio, mentre per l’Italia la crescita acquisita si colloca intorno allo 0,8%, rispetto a un obiettivo governativo superiore all’1%.

    Nouriel Roubini riconosce il miglioramento nella gestione dei conti pubblici italiani, ma individua ancora nel debito elevato e nella bassa crescita potenziale le due principali vulnerabilità strutturali del Paese.

    Il quadro che emerge è quindi quello di un’economia con una crescita aggregata ancora modesta, ma con un sistema imprenditoriale che mantiene una maggiore propensione a investire rispetto a quanto suggerirebbero i soli dati macroeconomici.
    Energia, carburanti e inflazione

    Testate: Il Sole 24 Ore / Repubblica / Corriere della Sera / Riformista
    Il mercato del diesel presenta una situazione eccezionale: il gasolio costa ormai molto più del greggio e anche del jet fuel, con margini di raffinazione che in alcuni momenti vengono indicati vicino ai 200 dollari per barile.

    Questa anomalia spiega perché una diminuzione del prezzo del petrolio non si trasferisca automaticamente alla pompa. Il prezzo finale dipende sempre più da capacità di raffinazione, disponibilità del prodotto finito, logistica e tensioni geopolitiche.

    In Italia il gasolio passa da circa 1,665 euro al litro a gennaio 2026 a 2,123 euro il 30 agosto. Negli Stati Uniti, nello stesso periodo di confronto, il diesel sale da 3,52 a 5,85 dollari per gallone.

    Il rincaro del diesel ha conseguenze particolarmente ampie perché agisce quasi come una tassa sull’intera filiera produttiva. Autotrasporto, agricoltura, costruzioni e logistica sostengono costi maggiori che possono progressivamente trasferirsi sui prezzi finali dei beni.

    La pressione energetica continua quindi a rappresentare uno dei principali rischi per l’inflazione e per il potere d’acquisto delle famiglie, ma presenta una caratteristica diversa rispetto alla crisi del 2022: il problema appare maggiormente concentrato sui prodotti raffinati e sulla logistica, piuttosto che su una vera scarsità mondiale di greggio.

    Questa distinzione è importante perché rende la pressione potenzialmente più reversibile rispetto a uno shock strutturale dell’offerta petrolifera, anche se nel breve periodo l’impatto su imprese e consumatori rimane significativo.
    Lavoro, industria e consumi

    Testate: Corriere della Sera / Il Fatto Quotidiano / La Stampa
    L’Ex Ilva rimane uno dei dossier industriali più delicati del Paese. Sono partite le procedure di licenziamento collettivo per oltre 2.500 lavoratori dell’indotto, con particolare coinvolgimento delle imprese collegate all’area a caldo.

    Lo spegnimento dell’area a caldo viene prospettato per ottobre. L’udienza sulla sospensiva è fissata al 9 settembre, mentre il confronto con il Governo viene indicato per il 18 settembre.

    La crisi non riguarda soltanto l’acciaieria, ma coinvolge occupazione, fornitori, porto, logistica e capacità dell’Italia di mantenere una produzione siderurgica strategica. Il rischio è quindi che una crisi aziendale si trasformi in un problema di intera filiera e di politica industriale.

    Sul fronte dei consumi emergono invece segnali di indebolimento della spesa nei negozi e una brusca frenata dell’automotive. La domanda interna risente dell’inflazione e dell’aumento dei costi energetici.

    Si crea così una divergenza significativa: consumatori più prudenti nel breve periodo, imprese relativamente più ottimiste sul medio termine. Questo suggerisce un’economia debole sul ciclo corrente ma non ancora entrata in una fase di forte deterioramento delle aspettative imprenditoriali.

    Un ulteriore dato di rilievo riguarda il gioco d’azzardo, con un giro d’affari indicato in circa 165 miliardi di euro all’anno e un giocato pro capite superiore ai 3.000 euro. La dimensione economica del fenomeno è ormai paragonabile a quella di interi comparti produttivi.
    BCE, Fed, bond e mercati finanziari

    Testate: Milano Finanza / Il Foglio / La Stampa
    Milano Finanza individua una possibile svolta nel ciclo monetario europeo, prospettando come scenario centrale una stretta BCE di 25 punti base il 10 settembre, che porterebbe il tasso dal 2,25% al 2,50%. La rassegna precisa che non si tratta di una decisione già assunta.

    Alla base dello scenario c’è soprattutto il ritorno dell’inflazione dell’Eurozona al 3,3%, nettamente superiore all’obiettivo BCE del 2%. Viene inoltre prospettata la possibilità di ulteriori interventi nel primo e nel secondo trimestre del 2027 qualora le pressioni sui prezzi rimanessero persistenti.

    Negli Stati Uniti la Federal Reserve deve invece bilanciare inflazione ancora superiore all’obiettivo, crescita relativamente solida e crescente pressione politica per una politica monetaria più espansiva.

    Parallelamente, il rialzo dei rendimenti ha restituito attrattività all’obbligazionario. I Treasury americani a dieci anni vengono indicati intorno al 4,81% e quelli a trent’anni al 5,33%, mentre il BTP decennale si colloca intorno al 4,24%, sui massimi da novembre 2023.

    Lo spread BTP-Bund rimane tuttavia nell’area degli 80 punti base, segnalando come l’aumento dei rendimenti italiani sia inserito in un movimento globale e non rifletta una nuova crisi specifica del rischio-Paese.

    Sulle scadenze medio-lunghe vengono riportati rendimenti indicativi del 3,60% per la Francia 2032, 3,55% per l’Italia 2031, 3,41% per la Grecia 2031, 3,25% per la Spagna 2031 e 3,08% per la Germania 2031.

    Sulle scadenze 2036 i rendimenti aumentano ulteriormente, arrivando a circa il 4,20% per la Francia, 4,16% per l’Italia, 4% per la Grecia, 3,78% per la Spagna e 3,34% per la Germania.

    Per la prima volta dopo molti anni, quindi, l’obbligazionario europeo torna a offrire rendimenti nominali significativi senza richiedere necessariamente un elevato rischio valutario o creditizio. Il rovescio della medaglia è una maggiore volatilità, soprattutto sulle duration più lunghe.
    Immobiliare e affitti brevi

    Testate: Il Sole 24 Ore / Libero / La Verità
    L’Unione europea prepara una possibile stretta sulle locazioni turistiche brevi, attribuendo ai Comuni maggiori strumenti per intervenire nelle aree caratterizzate da una forte pressione abitativa.

    L’impostazione non punta a un divieto generalizzato, ma a una regolamentazione più mirata, consentendo alle amministrazioni di distinguere tra normali zone turistiche e aree nelle quali gli affitti brevi riducono significativamente la disponibilità di abitazioni per residenti e lavoratori.

    Tra le misure possibili figurano numero massimo di notti, autorizzazioni, nuove licenze e delimitazioni geografiche delle aree sottoposte a restrizioni.

    Per i proprietari di immobili nelle grandi città e nelle principali località turistiche aumenta quindi il rischio regolatorio. La valutazione di un investimento non potrà più basarsi esclusivamente sul rendimento lordo ottenibile tramite locazione breve.

    Diventano sempre più importanti anche la sostenibilità normativa del modello, la localizzazione dell’immobile e la possibilità di convertirlo verso locazioni tradizionali o altre forme di utilizzo.
    Robotica, AI, fotonica e nuova industria

    Testate: Il Sole 24 Ore / Moneta / Riformista
    Il Governo valuta incentivi specifici per l’utilizzo di robot umanoidi nelle imprese, inserendo la robotica avanzata all’interno della nuova politica industriale collegata alla transizione digitale.

    Il riferimento è anche all’esperienza di Transizione 5.0, associata nella rassegna a circa 16.500 domande e 5,4 miliardi di euro di progetti di investimento.
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