Salta al contenuto
PodcastEconomiaINSIDE FINANCE

INSIDE FINANCE

Zero IN - Sharing Knowledge
INSIDE FINANCE
Ultimo episodio

569 episodi

  • INSIDE FINANCE

    Rassegna Stampa Economica del 1° Settembre. A cura di Giuliano Casale

    01/09/2026 | 7 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria del 1 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.

    Energia, Iran e mercati: torna il rischio inflazione

    Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera / Il Fatto Quotidiano / ItaliaOggi
    La crisi iraniana torna a rappresentare il principale rischio macroeconomico di breve periodo. Il Brent ha nuovamente superato i 90 dollari al barile, mentre il gas europeo è cresciuto di oltre il 5%. A complicare il quadro sono le difficoltà di transito attraverso lo Stretto di Hormuz, dove passa oggi circa il 50% del petrolio che vi transitava prima del conflitto con gli Stati Uniti.

    Il nuovo shock energetico riapre direttamente il canale petrolio-inflazione-tassi. Il Treasury americano decennale è tornato al 4,76%, con un picco intraday del 5,25%, mentre il BTP decennale è risalito al 4,15% e il titolo francese si colloca intorno al 4,175%.

    Per l’Italia emerge però un segnale positivo: il differenziale di rendimento rispetto alla Francia si è sostanzialmente annullato. Il rischio energetico viene quindi prezzato dai mercati sempre più come un problema globale e meno come uno specifico rischio-Paese italiano.

    Anche l’oro risente del nuovo scenario dei rendimenti, scendendo di circa lo 0,5% verso 4.430 dollari l’oncia. Con i titoli governativi che offrono rendimenti vicini o superiori al 4-5%, aumenta il costo-opportunità sia dell’oro sia delle azioni caratterizzate da una duration elevata.

    Sul fronte carburanti emerge anche un problema strutturale legato alla formazione dei prezzi. Con il petrolio nell’area dei 90 dollari, il dibattito riguarda il rapporto tra quotazioni internazionali del greggio, margini di raffinazione e velocità con cui gli aumenti vengono trasferiti sui prezzi alla pompa.

    Gli autotrasportatori chiedono interventi soprattutto su pedaggi e fiscalità. Per un autoarticolato viene indicato un costo annuo medio nell’ordine dei 250.000 euro, oltre la metà riconducibile a carburante e personale. In un’economia fortemente dipendente dal trasporto su gomma, il rincaro del diesel rischia quindi di trasferirsi rapidamente sui prezzi finali.
    Debito globale, banche centrali e conti pubblici

    Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera
    Il debito globale diventa una delle grandi variabili dello scenario economico. Scott Bessent porta al G20 un messaggio netto: di fronte a livelli di indebitamento molto elevati, l’economia mondiale non può affidarsi esclusivamente all’austerità, ma deve puntare maggiormente su crescita, investimenti e produttività.

    L’aumento dei rendimenti rende questo equilibrio ancora più importante. Più cresce il costo medio del debito, maggiore deve essere la crescita nominale dell’economia necessaria per preservarne la sostenibilità nel lungo periodo.

    L’Italia arriva al G20 in una posizione finanziaria relativamente migliore rispetto alla percezione storicamente associata al proprio debito pubblico. Il punto non è che il problema del debito sia scomparso, ma che diversi grandi Paesi stanno aumentando rapidamente il proprio indebitamento e il rischio relativo dell’Italia è diminuito.

    Il segnale più evidente arriva ancora una volta dai mercati: il rendimento del BTP si colloca sostanzialmente sugli stessi livelli di quello francese, indicando una profonda trasformazione della percezione del rischio sovrano italiano.

    Negli Stati Uniti la Federal Reserve resta invece fortemente condizionata dall’inflazione. Secondo i futures citati nella rassegna, la probabilità attribuita dal mercato a un rialzo dei tassi a settembre è passata dal 36% al 66%. In poche settimane lo scenario si è quindi spostato dall’attesa di un allentamento monetario al rischio di una nuova stretta.

    Per gli investitori, rendimenti governativi nell’area del 4-5% restituiscono valore alla componente obbligazionaria, ma aumentano contemporaneamente la sensibilità delle duration lunghe e dei titoli growth a ulteriori rialzi dei tassi.
    Imprese e Manovra 2027: ZES, Sabatini e Transizione 5.0

    Testate: Il Sole 24 Ore / ItaliaOggi / Libero
    La politica industriale si prepara a diventare uno dei capitoli centrali della prossima Manovra. I dossier principali riguardano estensione della ZES, riordino degli incentivi, Contratti di sviluppo, Nuova Sabatini, Transizione 5.0 e Fondo di garanzia.

    Tra le ipotesi compare un’estensione selettiva della ZES anche al Nord, soprattutto per gli investimenti collegati alle filiere industriali strategiche. Per il credito d’imposta ZES si valuta un rifinanziamento di circa 4 miliardi di euro nel triennio.

    Il Mimit prepara inoltre il riordino di circa 22 misure di incentivazione, con l’obiettivo di concentrare le risorse sugli strumenti maggiormente utilizzati e ridurre la frammentazione. Per le imprese, il beneficio principale sarebbe una maggiore stabilità e prevedibilità delle regole.

    Contratti di sviluppo e Nuova Sabatini restano due strumenti centrali. I primi dispongono di 250 milioni nel 2027, 50 milioni nel 2028 e 250 milioni nel 2029. Per la Sabatini risultavano ancora disponibili al 26 agosto circa 1,2 miliardi di euro, a fronte di un assorbimento storico vicino ai 700 milioni annui.

    Transizione 5.0 rimane il dossier più rilevante. La Manovra 2026 aveva stanziato 9,8 miliardi di euro, mentre le comunicazioni preventive di investimento hanno raggiunto circa 4,75 miliardi. La nuova architettura dovrebbe mobilitare circa 30 miliardi di investimenti complessivi tra gennaio 2026 e settembre 2028.

    ConfLavoro propone inoltre una Manovra maggiormente orientata alle PMI, con IRES premiale strutturale, micro-Sabatini, riduzione dei costi di energia e lavoro, migliore accesso al credito e incentivi all’intelligenza artificiale. Tra le proposte compare la riduzione strutturale dell’IRES dal 24% al 20%.
    Industria, automotive e semiconduttori

    Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore / MF
    Stellantis riorganizza la governance dei propri marchi europei. Belloni diventa amministratore delegato di Fiat, assumendo responsabilità anche su Abarth e Lancia e sul marketing europeo, mentre Olivier François lascia il ruolo dopo un ciclo particolarmente lungo.

    Fiat rappresenta circa il 20% delle vendite complessive di Stellantis, mentre il piano strategico del gruppo prevede circa 60 miliardi di euro di investimenti. La riorganizzazione diventa quindi parte di una più ampia trasformazione industriale dell’automotive europeo.

    Sul fronte dei semiconduttori emerge una potenziale complementarità tra Italia e Giappone. Le opportunità riguardano microelettronica, meccanica avanzata e supply chain tecnologiche, con l’obiettivo non soltanto di aumentare l’export ma anche di attrarre investimenti e inserire maggiormente l’Italia nelle catene strategiche asiatiche.

    Anche la politica industriale europea cambia impostazione. L’Industrial Accelerator Act punta a portare il peso della manifattura europea dall’attuale 14,3% al 20% del PIL entro il 2035.

    Gli appalti pubblici possono diventare uno dei principali strumenti per raggiungere l’obiettivo. Le amministrazioni europee spendono circa 2.500 miliardi di euro all’anno, equivalenti a circa il 16% del PIL UE: una quota che potrebbe essere maggiormente indirizzata verso innovazione, sostenibilità e contenuto europeo.

    Per gli investimenti esteri nei settori strategici vengono inoltre previsti controlli sulle operazioni superiori a 100 milioni di euro. Il limite europeo rimane però la disponibilità di risorse: rispetto ai programmi industriali di Stati Uniti e Cina, i fondi previsti dall’UE restano relativamente contenuti.
    Intelligenza artificiale, data center e nuovo rischio per il credito

    Testate: Avvenire / MF / Il Sole 24 Ore
    La crescita dell’intelligenza artificiale sta trasformando i data center in una delle principali nuove infrastrutture economiche. Un mega-progetto in Texas prevede otto edifici e circa 400.000 chip Nvidia, con un fabbisogno molto elevato di energia e acqua.

    L’AI non è quindi soltanto software: genera domanda per elettricità, reti, raffreddamento, semiconduttori, costruzioni e capitale finanziario, creando opportunità lungo un’intera filiera industriale.

    Parallelamente emerge un nuovo rischio per il mercato obbligazionario. Entro il 2028 gli hyperscaler americani potrebbero avere bisogno di oltre 1.000 miliardi di dollari di investimenti, equivalenti a circa il 3% del PIL statunitense.

    Una quota crescente di questi investimenti viene finanziata attraverso il mercato obbligazionario. Amazon ha realizzato un’operazione da 14,5 miliardi sul mercato dell’area euro, mentre le obbligazioni denominate in euro delle società tecnologiche statunitensi hanno raggiunto circa 40 miliardi.

    Il peso resta per ora limitato, inferiore all’1% dell’indice corporate euro investment grade, ma il trend è in accelerazione. Gli hyperscaler hanno rappresentato circa il 15% dell’incremento delle posizioni in obbligazioni societarie nell’ultimo anno.

    Per l’economia europea l’esplosione degli investimenti AI può generare un importante moltiplicatore su energia, infrastrutture, cybersecurity, semiconduttori e costruzioni. Il rischio è che l’enorme domanda di capitale delle big tech finisca progressivamente per competere con il credito destinato alle imprese tradizionali.
  • INSIDE FINANCE

    Rassegna Stampa Economica del 31 Agosto. A cura di Giuliano Casale

    31/08/2026 | 7 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria del 31 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.

    Prezzi, inflazione e potere d’acquisto

    Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa
    Il carrello della spesa continua a rappresentare uno degli indicatori più evidenti della perdita di potere d’acquisto delle famiglie italiane. Tra agosto 2021 e agosto 2026, il costo complessivo di 31 prodotti acquistati abitualmente è aumentato di circa il 29,5%, praticamente il 30% in cinque anni, contro un’inflazione generale cumulata intorno al 14,5%.

    La pressione non è uniforme. Tra i prodotti maggiormente colpiti figurano olio extravergine, caffè, ortaggi, patate e pasta, con aumenti che in alcuni casi superano il 40-50%. L’olio rappresenta uno dei casi estremi, con rincari nell’ordine del 50%.

    Anche i consumi fuori casa mostrano una dinamica ormai strutturale. Tra il 2021 e il 2026 il prezzo medio del caffè al bar è passato da circa 1,09 a 1,30 euro, quello del panino da 3,36 a 4,07 euro e quello della pizza da circa 10,04 a 12,42 euro.

    La pressione inflazionistica cumulata varia fortemente tra categorie: supermercato +29,5%, tempo libero +17,4%, cura di sé +11,7% e mobilità +8,7% rispetto al 2021. Questo spiega perché l’inflazione percepita dalle famiglie possa risultare molto superiore rispetto all’indice generale.

    Anche i servizi continuano a mostrare prezzi in crescita, mediamente del 2,7%. Lavanderie, parrucchieri, estetica, manutenzione domestica, trasporti e tempo libero risentono soprattutto di salari, affitti e costi operativi, rendendo questa componente dell’inflazione più persistente.

    Un margine di difesa arriva dalla concorrenza. Un’indagine Altroconsumo su 1.185 punti vendita in 67 città stima che la scelta dell’insegna e dei prodotti possa generare un risparmio massimo di circa 3.790 euro l’anno per famiglia, anche se con differenze territoriali molto ampie.
    PNRR, investimenti pubblici, appalti e manovra

    Testate: Repubblica Affari&Finanza / Il Sole 24 Ore / Il Foglio
    Il PNRR entra nella fase in cui non è più sufficiente valutare quante risorse vengono spese, ma soprattutto quale rendimento economico e sociale producono. Il Next Generation EU mobilita complessivamente circa 800 miliardi di euro, mentre il Piano italiano vale nell’ordine di 194 miliardi.

    A fine luglio la spesa registrata viene indicata nell’ordine dei 160 miliardi di euro, a cui si aggiungono circa 23,8 miliardi di strumenti e interventi utilizzabili successivamente. L’Ufficio parlamentare di bilancio stima che il PNRR possa contribuire per circa 0,5 punti percentuali alla crescita del PIL italiano nel 2026.

    Particolarmente rilevante è il capitolo delle aree interne: oltre 3.800 comuni, più della metà del totale italiano, nei quali vivono oltre 13 milioni di persone. Gli interventi censiti sono circa 175 mila per 31,4 miliardi di euro, di cui 21,9 miliardi finanziati dal PNRR.

    L’avanzamento resta però fortemente differenziato. Circa il 70% dei progetti nelle aree interne risulta concluso, ma per le opere pubbliche più complesse soltanto il 10% circa è ultimato, mentre un ulteriore 29% si trova ancora in collaudo o a metà esecuzione.

    Anche gli appalti pubblici europei entrano in una fase di trasformazione. Nell’UE il mercato vale circa 2.600 miliardi di euro, pari al 15% del PIL europeo. In Italia nel 2025 sono stati censiti circa 287.421 appalti per 309,7 miliardi di euro, di cui circa 20,8 miliardi collegati al PNRR.

    Bruxelles vuole ridurre progressivamente il peso del massimo ribasso, aumentando quello attribuito a qualità, condizioni di lavoro, sostenibilità e contenuto europeo. La direzione è quindi quella di un procurement pubblico meno concentrato esclusivamente sul prezzo.

    Sul fronte della Manovra 2027 vengono intanto ipotizzati circa 3 miliardi per un nuovo intervento Irpef, 500 milioni per la tassazione agevolata delle tredicesime, 649 milioni per rinnovi contrattuali, 302 milioni per premi di produttività, 628 milioni per lavoro festivo e circa 300 milioni per il bonus mamme.
    Fed, tassi, dollaro e rischi finanziari

    Testate: Repubblica Affari&Finanza / L’Economia del Corriere / Il Fatto Quotidiano / La Verità
    La Federal Reserve mantiene un approccio prudente. Il nuovo corso associato a Kevin Warsh continua ad avere come riferimento l’obiettivo di inflazione al 2%, raffreddando le aspettative di un allentamento monetario particolarmente rapido.

    Il problema americano è duplice: da una parte la necessità di controllare l’inflazione, dall’altra l’enorme fabbisogno di rifinanziamento del debito federale. Rendimenti dei Treasury persistentemente elevati aumentano infatti il costo del servizio del debito e contemporaneamente il tasso di attualizzazione degli utili futuri delle società tecnologiche.

    Una lettura più controversa riguarda stablecoin e Treasury. La diffusione di stablecoin ancorate al dollaro potrebbe generare una domanda aggiuntiva di titoli di Stato americani a breve termine. La rassegna sottolinea però che si tratta di uno scenario strategico, non di un meccanismo già consolidato o garantito.

    Sul fronte italiano, l’esposto di Intesa Sanpaolo contro MPS riporta l’attenzione sulla Consob e sulla necessità di garantire parità informativa e correttezza nelle grandi operazioni bancarie. Il tema riguarda quindi anche la credibilità dell’intero processo di consolidamento del settore finanziario italiano.

    Per gli investitori, tassi statunitensi più bassi resterebbero favorevoli sia alle duration obbligazionarie sia agli asset growth. Il forte fabbisogno finanziario americano rende però improbabile una normalizzazione completamente lineare, rafforzando l’importanza della diversificazione geografica e di duration.
    Intelligenza artificiale, data center, robot e produttività

    Testate: L’Economia del Corriere / Repubblica Affari&Finanza / Il Sole 24 Ore Real Estate / Domani / Il Foglio / Marketing 24
    La sfida italiana sull’intelligenza artificiale non consiste necessariamente nel competere con le big tech americane nella costruzione dei grandi modelli generalisti. Il vero vantaggio potrebbe derivare dalla combinazione tra AI, manifattura, meccanica, robotica e competenze industriali, integrando la tecnologia nei prodotti e nei processi del Made in Italy.

    Sul confronto tra operai e robot, la sostituzione del lavoro non appare immediata né indiscriminata. Gli umanoidi rimangono costosi e meno efficienti dell’uomo in molte attività variabili, ma il loro costo sta diminuendo rapidamente. Le prime applicazioni competitive riguardano soprattutto mansioni ripetitive, continue, pericolose o fisicamente usuranti.

    La Cina potrebbe diventare protagonista di un nuovo shock competitivo basato su AI e robotica a basso costo. Aziende come DeepSeek, Alibaba e le startup tecnologiche di Hangzhou stanno contribuendo allo sviluppo di sistemi più aperti e meno costosi, abbassando potenzialmente la barriera economica all’adozione dell’AI.

    L’altra faccia della crescita dell’intelligenza artificiale è l’enorme fabbisogno infrastrutturale. I data center consumano grandi quantità di energia e acqua per il raffreddamento dei chip, rendendo sempre più importanti tecnologie a circuito chiuso e sistemi di raffreddamento a liquido.

    Milano è diventata uno dei principali hub europei del settore. Gli investimenti cumulati nei data center nel triennio 2023-2025 sono nell’ordine di 7,1 miliardi di euro. Il principale collo di bottiglia non è però soltanto immobiliare: disponibilità della rete, potenza elettrica, autorizzazioni e connessioni diventano fattori determinanti.

    Energia, acqua e capacità di rete si trasformano così in veri fattori produttivi dell’intelligenza artificiale, assumendo un valore strategico paragonabile a quello dei semiconduttori.

    Anche per i brand l’AI entra in una seconda fase. Dopo l’entusiasmo iniziale, diventano centrali trasparenza, copyright, tracciabilità e misurazione dei risultati. Non sarà più sufficiente dichiarare di utilizzare l’intelligenza artificiale: bisognerà dimostrare dove viene impiegata e quale valore economico genera.
    Industria, salari, dimensione d’impresa e Made in Italy

    Testate: Repubblica Affari&Finanza / La Stampa / L’Economia del Corriere
    Uno dei problemi strutturali dell’economia italiana resta la ridotta dimensione media delle imprese. Le multinazionali presentano generalmente maggiore produttività, capacità di investimento e retribuzioni più elevate, mentre il tessuto italiano rimane molto frammentato.

    I salari stagnanti non dipendono quindi esclusivamente dalla contrattazione, ma anche dalla debole crescita della produttività. Incentivare capitalizzazione, aggregazioni, crescita dimensionale e investimenti tecnologici può incidere sul salario reale aumentando il valore aggiunto prodotto per occupato.

    Sul fronte delle crisi industriali si prepara un autunno complesso. Le vertenze aperte coinvolgono complessivamente oltre 50 mila lavoratori e comprendono, oltre all’Ilva, realtà come Electrolux e Diageo. Il Ministero sostiene tuttavia di aver dimezzato gli addetti a rischio e salvato circa 7 mila posti di lavoro dall’inizio dell’anno.
  • INSIDE FINANCE

    Inside Value 24# Il cerino passa di mano.

    30/08/2026 | 9 min
    Il cerino passa di mano.

    Nei mercati il rischio non sparisce mai.

    Passa semplicemente da una mano all’altra.

    In questo nuovo episodio di Inside Value, Roberto Russo accompagna gli ascoltatori dentro una settimana in cui tre protagonisti molto diversi — una banca centrale, un colosso tecnologico e uno Stato europeo — hanno scoperto quanto può scottare tenere il rischio troppo a lungo.

    Parleremo della Federal Reserve, che a Jackson Hole ha scelto di dare meno indicazioni al mercato, lasciando gli investitori con meno certezze sulla direzione futura dei tassi.

    Analizzeremo poi il caso NVIDIA, che continua a mostrare numeri straordinari, ma che sta anche assumendo un ruolo sempre più centrale nella catena dell’intelligenza artificiale, tra ordini ai fornitori, garanzie ai clienti, data center e free cash flow da monitorare.

    Infine, guarderemo alla Francia, dove debito pubblico, instabilità politica e aumento dello spread con la Germania stanno riportando l’attenzione sul rischio sovrano europeo.

    Il filo conduttore della puntata è semplice: quando tutto funziona, il cerino sembra quasi freddo.

    Ma quando qualcosa si inceppa, diventa subito chiaro chi lo stava davvero tenendo in mano.

    Un episodio dedicato a chi vuole capire perché, nei mercati, non basta guardare chi cresce, chi promette o chi sembra più solido.

    Bisogna capire dove si sta accumulando il rischio.

    Se volete approfondire i temi di questa puntata, trovate la newsletter sul sito Il Valore Conta, a cura di Roberto Russo e Filippo Pasini.

    Per maggiori informazioni: info@ilvaloreconta.it

    Questo podcast ha finalità esclusivamente informative e divulgative.

    Non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento.

    Le opinioni espresse riflettono il punto di vista degli autori.

    Buon ascolto.
  • INSIDE FINANCE

    Rassegna Stampa Economica del 30 Agosto. A cura di Giuliano Casale

    30/08/2026 | 7 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria del 30 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.

    Inflazione, BCE e costo della vita

    Testate: La Stampa / Il Fatto Quotidiano / Repubblica
    L’inflazione torna rapidamente al centro dello scenario macroeconomico europeo. Secondo il sondaggio Bloomberg riportato nella rassegna, ad agosto l’inflazione dell’Eurozona potrebbe accelerare dal 2,9% al 3,3%, mentre l’Italia raggiungerebbe il 3,4%. Germania, Francia e Spagna si attesterebbero rispettivamente al 3,1%, 2,4% e 4,3%.

    Dietro la nuova pressione sui prezzi ci sono soprattutto le materie prime energetiche. Il petrolio viene indicato intorno ai 90 dollari al barile, il gas europeo supera i 70 euro/MWh, massimo dal 2022, mentre benzina e diesel hanno oltrepassato in numerosi casi la soglia dei 2 euro al litro.

    Il quadro modifica anche le prospettive sulla politica monetaria. Secondo gli economisti interpellati, la BCE potrebbe tornare ad alzare i tassi già nella riunione di settembre, dopo averli lasciati invariati a luglio. Negli Stati Uniti, intanto, il PCE al 3,7% rimane ancora molto distante dal target del 2% della Federal Reserve.

    Il rischio è quindi una nuova fase di “higher for longer”: energia, gas e carburanti possono comprimere i margini aziendali, alimentare richieste salariali e frenare i consumi, lasciando alle banche centrali meno spazio per sostenere l’economia attraverso una riduzione dei tassi.

    Anche la scuola diventa un indicatore concreto del costo della vita. Per l’anno scolastico 2025-2026 viene stimato un incremento della spesa del 2,3%, con costi che possono raggiungere circa 1.000 euro per studente considerando libri e materiale scolastico.
    Carburanti, energia e Venezuela

    Testate: La Stampa / Repubblica / Il Sole 24 Ore / Il Giornale
    Il caro carburanti diventa un problema sempre più rilevante anche per le imprese. Confimprenditori propone un tetto di 1,90 euro al litro per la benzina e 1,95 euro per il diesel, mentre nel settore dei trasporti il carburante può rappresentare fino al 30% dei costi aziendali.

    Per gli operatori più piccoli, l’aumento dei prezzi rischia di trasformarsi in perdita di commesse e problemi di liquidità. Tra le ipotesi compare quindi anche un meccanismo di rimborso quando il prezzo dei carburanti supera del 2% un determinato livello di riferimento.

    Le pressioni potrebbero inoltre trasferirsi progressivamente agli alimentari. La rassegna prospetta un possibile picco dell’inflazione alimentare intorno al 3,7% nel secondo trimestre 2027, come effetto ritardato dello shock energetico.

    Il Governo punta su una strategia in due fasi: interventi mirati per l’autotrasporto nel breve periodo e maggiore produzione domestica di energia rinnovabile nel medio termine. Secondo il ministro Adolfo Urso, la produzione elettrica da fonti rinnovabili sarebbe aumentata del 40% negli ultimi tre anni.

    Sul fronte degli extraprofitti, l’orientamento sembra essere quello di evitare una nuova tassazione generalizzata, privilegiando eventualmente un contributo concordato con le compagnie energetiche. Gli interventi già destinati al taglio delle accise e agli sconti sui carburanti vengono quantificati in circa 2,7 miliardi di euro.

    La grande variabile internazionale è invece il Venezuela. L’accordo annunciato con gli Stati Uniti attribuirebbe a Washington il controllo di 65 miliardi di barili di riserve e del 55% della produzione di una nuova joint venture. Caracas punta a oltre 100 miliardi di dollari di investimenti e più di 200 miliardi di entrate fiscali.

    Con circa 303 miliardi di barili di riserve, pari al 17-19% delle riserve petrolifere mondiali, il Venezuela rappresenta un enorme asset energetico ancora sottoutilizzato. Un aumento della produzione potrebbe nel medio periodo incrementare l’offerta globale e ridurre le pressioni strutturali su petrolio, inflazione e tassi.
    Conti pubblici, fisco e capacità di spesa dell’Italia

    Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa / Il Fatto Quotidiano / La Verità
    Il principale problema dei conti pubblici italiani non riguarda soltanto le risorse disponibili, ma la capacità di trasformarle rapidamente in spesa effettiva. Restano infatti da approvare 120 decreti attuativi collegati alle precedenti Leggi di Bilancio, di cui 61 hanno già superato la scadenza prevista.

    I provvedimenti ancora mancanti consentirebbero di liberare oltre 1,5 miliardi di euro nel 2026, che diventerebbero quasi 2,6 miliardi considerando anche i finanziamenti pluriennali fino al 2028.

    La Legge di Bilancio 2026 dispone complessivamente di circa 22,47 miliardi di euro. Il 77,4% delle risorse riguarda misure autoapplicative, mentre circa 5,08 miliardi, pari al 22,6%, richiedono specifici provvedimenti attuativi.

    Il dato positivo riguarda il miglioramento nell'esecuzione: oltre la metà delle risorse che richiedevano decreti risultava inizialmente bloccata, per circa 2,66 miliardi. La quota ancora ferma è successivamente scesa dal 52% all’11,1%, mentre l’88,9% delle risorse è stato reso operativo.

    Resta comunque un problema strutturale di complessità amministrativa. Il sistema fiscale italiano conta circa 140 adempimenti, comprese numerose micro-imposte che generano costi amministrativi potenzialmente sproporzionati rispetto al gettito prodotto.

    Il tema della capacità di spesa diventa quindi cruciale anche in prospettiva: stanziare risorse non produce automaticamente crescita. La velocità con cui fondi e incentivi vengono trasformati in investimenti e domanda effettiva rappresenta una variabile sempre più importante per la competitività italiana.
    Bond, tassi e mercati finanziari

    Testate: Il Sole 24 Ore
    La risalita globale dei rendimenti obbligazionari torna al centro dell’analisi dei mercati. Nouriel Roubini individua tre principali cause: inflazione persistente, deficit pubblici elevati e forte domanda di capitale, alimentata anche dagli enormi investimenti privati nell’intelligenza artificiale.

    Negli Stati Uniti i rendimenti obbligazionari sono risaliti dai minimi intorno all’1% durante la pandemia verso livelli prossimi al 5%. Il movimento non deve però essere interpretato automaticamente come un segnale recessivo, perché può riflettere anche maggiori aspettative di crescita e investimento.

    Il rischio emerge quando l’aumento dei rendimenti deriva principalmente da inflazione o deterioramento dei conti pubblici. In quel caso crescono contemporaneamente costo del capitale, tassi di sconto e oneri sul debito, con conseguenze negative sia sulla crescita sia sulle valutazioni azionarie.

    Il precedente del 2022 mostra la sensibilità dei mercati: durante il sell-off obbligazionario l’S&P 500 perse oltre il 15% e il Nasdaq oltre il 20%, con i titoli tecnologici e growth particolarmente penalizzati dall’aumento dei tassi.

    Rispetto al 2022 esiste però una differenza importante. Gli investimenti in AI e tecnologia possono aumentare produttività e crescita potenziale, consentendo almeno in parte la convivenza tra rendimenti obbligazionari elevati e mercati azionari resilienti, finché la crescita degli utili compensa il maggiore tasso di sconto.

    Per gli investitori questo scenario aumenta il valore della selettività: il reddito fisso torna a offrire rendimenti nominali interessanti, ma richiede attenzione alla duration; sull’azionario diventano invece centrali qualità dei bilanci, crescita degli utili e capacità delle aziende di trasferire l’aumento dei costi sui prezzi.
    Cina, dollaro e nuova infrastruttura monetaria

    Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa
    La Cina continua a costruire infrastrutture finanziarie capaci di ridurre progressivamente la dipendenza dal dollaro. Uno degli strumenti più rilevanti è mBridge, piattaforma basata su tecnologia DLT che permette a banche centrali e istituzioni partecipanti di effettuare pagamenti transfrontalieri attraverso CBDC.

    Nato inizialmente tra Hong Kong e Thailandia, il progetto si è progressivamente allargato alla Cina, agli Emirati Arabi Uniti e all’Arabia Saudita. Nel 2026 il network continua ad espandersi e la rete cinese citata avrebbe già regolato oltre 4.000 operazioni, prevalentemente denominate in yuan digitale.

    Parallelamente, la Banca dei regolamenti internazionali ha sviluppato Agorá, piattaforma multilaterale che coinvolge economie come Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito, Giappone, Canada, Corea del Sud, Messico e Svizzera.

    Nel giugno 2026 il sistema cinese CBETS avrebbe inoltre avviato un servizio transfrontaliero per l’e-CNY con i primi 26 partecipanti. Non si tratta di un’imminente sostituzione del dollaro, ma della costruzione progressiva di un’infrastruttura che rende possibile effettuare una quota crescente di transazioni internazionali senza utilizzare la valuta statunitense.

    Il fenomeno assume anche una dimensione geopolitica. Cina, Russia, Iran e altri Paesi cercano di ridurre la vulnerabilità alle sanzioni finanziarie occidentali. Per imprese e investitori, la vera variabile da monitorare non è quindi una rapida “fine del dollaro”, ma la progressiva internazionalizzazione del renminbi e dei circuiti alternativi di pagamento.
  • INSIDE FINANCE

    Rassegna Stampa Economica del 29 Agosto. A cura di Giuliano Casale

    29/08/2026 | 9 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria del 29 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.

    Banche centrali, inflazione e mercati globali

    Testate: Corriere della Sera / La Repubblica / La Stampa / Il Sole 24 Ore / Sole 24 Ore Plus 24
    La Federal Reserve raffredda le aspettative di un rapido allentamento monetario. Da Jackson Hole, il nuovo presidente Kevin Warsh mantiene una linea prudente: l’inflazione americana, con il PCE intorno al 3,7%, resta ancora distante dall’obiettivo del 2%, mentre la crescita USA è attesa intorno all’1,5% nel secondo semestre 2026. I tagli dei tassi potrebbero quindi arrivare più lentamente rispetto alle attese dei mercati.

    Per gli investitori europei aumenta il tema della concentrazione sugli Stati Uniti. Circa il 50% dell’esposizione finanziaria estera europea è concentrata tra Wall Street e Treasury, rendendo i portafogli particolarmente sensibili a un eventuale deterioramento simultaneo di azionario americano, debito pubblico USA e dollaro.

    La BCE entra invece in una fase più equilibrata dopo il lungo ciclo che ha portato dai tassi negativi alla stretta anti-inflazione. Il messaggio strutturale è che l’Europa difficilmente tornerà al regime eccezionale del decennio precedente: il costo del capitale potrebbe restare più elevato rispetto agli anni 2010-2021.

    Sul fronte italiano arriva uno dei segnali finanziari più positivi. Lo spread BTP-Bund è sceso da 233 punti base nell’ottobre 2022 a circa 80 punti nell’agosto 2026, mentre il rendimento del decennale italiano è passato dal 4,76% al 4%. Il mercato sta quindi riconoscendo un premio per il rischio significativamente inferiore rispetto a quattro anni fa.

    La crescita italiana rimane moderatamente positiva, con un PIL reale in aumento di circa l’1% su base annua nel secondo trimestre 2026. Il debito/PIL resta però elevato, al 138,9%, confermando che il miglioramento della percezione finanziaria deve ancora essere accompagnato da una crescita nominale più robusta.
    Energia, carburanti e nuova pressione sui prezzi

    Testate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Giornale / Il Sole 24 Ore / Milano Finanza / Il Tempo / Il Foglio
    Il rientro dalle vacanze apre un settembre caratterizzato da nuove pressioni sul costo della vita. Tra le stime riportate emergono aumenti del 14% per l’elettricità e del 30% per il gas nel 2026, rincari fino al 15% sui biglietti aerei e aumenti anche per materiale e libri scolastici.

    Il caro carburanti rischia di generare un aggravio fino a circa 356 euro annui per automobilista o famiglia, con effetti che si trasferiscono progressivamente all’intera filiera produttiva e distributiva.

    La pressione energetica arriva infatti anche ai prodotti alimentari. Fertilizzanti, refrigerazione, energia e trasporti stanno contribuendo ai rincari di frutta e verdura, trasformando lo shock energetico in inflazione percepita soprattutto per le famiglie con redditi medio-bassi.

    Il Governo valuta interventi selettivi al posto di un nuovo taglio generalizzato delle accise. Tra le ipotesi figurano una social card carburanti e strumenti collegati all’ISEE, con l’obiettivo di sostenere le fasce più esposte senza aumentare eccessivamente il deficit.

    Resta aperto anche il confronto sugli extraprofitti energetici. Il settore avverte che ulteriori prelievi potrebbero ridurre la capacità di finanziare raffinazione, logistica e transizione energetica, proprio mentre la capacità di raffinazione italiana richiede nuovi investimenti.

    Il dato positivo riguarda gli approvvigionamenti: gli stoccaggi italiani di gas sono intorno all’80%, tra i livelli più elevati in Europa. Il rischio principale non è quindi oggi la scarsità fisica del gas, ma il suo prezzo, che durante l’inverno potrebbe tornare nell’area dei 60 euro/MWh.
    Manovra 2027, fisco e conti pubblici

    Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore / Milano Finanza
    La prossima Legge di Bilancio viene stimata nell’ordine dei 30 miliardi di euro. Circa la metà delle risorse potrebbe arrivare da prestiti europei per circa 15 miliardi, riducendo la necessità immediata di nuove coperture nazionali.

    Il dossier fiscale più avanzato riguarda il ceto medio. L’ipotesi principale prevede la riduzione dell’aliquota IRPEF del secondo scaglione dal 35% al 33%, con possibile estensione fino a 60.000 euro di reddito. Il costo sarebbe compreso tra 2,5 e 2,7 miliardi, con un beneficio massimo vicino ai 1.000 euro annui.

    Tra le altre ipotesi compare una flat tax del 15% sulle tredicesime, limitata alle fasce di reddito individuate dalla manovra. L’obiettivo sarebbe aumentare il reddito disponibile alla fine dell’anno e sostenere i consumi senza rendere permanente l’intero costo fiscale.

    Sul fronte previdenziale torna invece Quota 64, mentre per gli autonomi viene prospettata l’estensione della flat tax fino a 100.000 euro di ricavi. Restano inoltre da finanziare i maggiori costi delle opere pubbliche legati al caro materiali.

    Il principale vincolo rimane il debito. Anche con uno spread più basso, il costo medio tende a salire perché il Tesoro deve progressivamente rifinanziare titoli emessi durante gli anni dei tassi vicini allo zero con nuove emissioni più costose.
    Banche, Borsa e mercato dei capitali

    Testate: La Repubblica / Milano Finanza / Sole 24 Ore Plus 24
    Il consolidamento bancario italiano entra sempre più nella fase regolamentare. L’Antitrust ha avviato un’istruttoria concentrandosi in particolare sulle sovrapposizioni nel settore assicurativo e sulle quote di mercato generate dalle nuove aggregazioni.

    Il Governo torna inoltre a valutare un contributo del sistema bancario. Tra le ipotesi viene indicata una contribuzione nell’ordine del 5% degli utili degli istituti, ancora oggetto di confronto, cercando però di evitare ripercussioni sulla clientela e sulla capacità di erogare credito.

    Sul fronte delle infrastrutture finanziarie, Italia e Francia riaprono il dossier Euronext. L’obiettivo italiano è rafforzare il peso di Piazza Affari all’interno della federazione borsistica europea e rendere più collegiale il processo di nomina dei vertici.

    La stabilizzazione dello spread sta intanto sostenendo il mercato italiano. Diverse società hanno raggiunto massimi pluriennali o superato i 100 miliardi di euro di capitalizzazione, ma resta il problema strutturale delle poche nuove quotazioni e dei numerosi delisting.

    In questo scenario l’EGM può assumere un ruolo strategico come porta d’ingresso delle PMI verso il mercato dei capitali, favorendo nel tempo il passaggio verso mercati più profondi e liquidi.
    Industria, intelligenza artificiale e nuove filiere

    Testate: Corriere della Sera / La Repubblica / Il Sole 24 Ore / Italia Oggi / Milano Finanza
    Il divario tecnologico tra Stati Uniti ed Europa assume ormai dimensioni macroeconomiche. Le “Magnifiche Sette” di Wall Street raggiungono complessivamente circa 23.885 miliardi di dollari di capitalizzazione, mostrando la straordinaria concentrazione di capitale e capacità tecnologica negli Stati Uniti.

    Siemens invita l’Europa a evitare un eccesso di rigidità normativa sull’intelligenza artificiale. Una parte crescente degli investimenti AI si sta infatti trasformando in infrastrutture, automazione, software industriale e produttività, rendendo la regolamentazione una variabile competitiva nella sfida con Stati Uniti e Cina.

    Sul fronte italiano, il fatturato industriale registra a giugno una flessione di circa l’1% su base mensile, mentre rimane positivo del 3,1% su base annua in termini nominali. La componente in volume appare però più debole, segnalando la necessità di distinguere l’aumento dei ricavi legato ai prezzi dalla crescita effettiva della produzione.

    Il farmaceutico consolida invece il proprio ruolo di settore difensivo e di crescita. Invecchiamento della popolazione, domanda strutturale, innovazione e forte capacità di generare cassa stanno aumentando l’interesse degli investitori verso il comparto.

    Anche l’industria automobilistica europea si avvicina alla difesa. Volkswagen sta aumentando il proprio coinvolgimento nella componentistica e nei sistemi militari, mostrando come la riconversione produttiva europea possa generare nuove filiere e investimenti nei prossimi anni.
    Geoeconomia, difesa e sicurezza energetica

    Testate: La Repubblica / Avvenire / Il Tempo / Il Foglio
    Dopo sei mesi di guerra, l’economia iraniana mostra segnali di forte stress. Le sanzioni statunitensi continuano a comprimere l’attività economica, mentre inflazione elevata e difficoltà delle famiglie aumentano la pressione interna.

    Per l’economia globale il principale rischio resta legato alla sicurezza delle rotte e dei flussi energetici. La crisi iraniana dimostra ancora una volta quanto energia, geopolitica e commercio internazionale siano diventati elementi difficili da separare.

    Per l’Europa, energia e difesa rappresentano ormai due componenti della stessa strategia industriale. L’esperienza ucraina sta accelerando l’adozione di droni, intelligenza artificiale, software e sistemi militari a basso costo, creando nuovi modelli produttivi.
Altri podcast di Economia
Su INSIDE FINANCE
Il nuovo podcast è dedicato agli investitori, ad aziende alla ricerca di nuove fonti di finanziamento e ispirazione, agli operatori del settore e agli appassionati di finanza che intendono andare a fondo nel capire la base del successo e le visioni per il prossimo futuro da parte delle personalità dell’industria e della finanza italiana che rappresentano le Istituzioni preposte, i vertici delle società di eccellenza nei vari settori, d'imprese di nicchia specializzate in prodotti e servizi innovativi, persone che hanno raggiunto risultati straordinari oppure personalità con visioni ed esperienze completamente “fuori dal coro”. Il principio di base di ogni episodio è quello dell’utilità per gli ascoltatori, quindi temi e approfondimenti che possano essere di aiuto per una migliore e piu’ efficace gestione degli investimenti e della finanza d’impresa, una brillante carriera o spunti imprenditoriali entrando “inside finance” in modo intimo, autentico e informale.
Sito web del podcast

Ascolta INSIDE FINANCE, Too Big To Fail - Finanza personale a 3 voci e molti altri podcast da tutto il mondo con l’applicazione di radio.it

Scarica l'app gratuita radio.it

  • Salva le radio e i podcast favoriti
  • Streaming via Wi-Fi o Bluetooth
  • Supporta Carplay & Android Auto
  • Molte altre funzioni dell'app
INSIDE FINANCE: Podcast correlati