583 episodi
- La febbre non è la malattia.
Quando il rendimento del Treasury americano a 10 anni torna a sfiorare il 5%, i mercati iniziano a guardare il termometro.
Ma il vero problema non è solo la temperatura.
È capire perché è salita.In questo nuovo episodio di Inside Value, Roberto Russo accompagna gli ascoltatori dentro una settimana in cui i mercati vengono letti come una clinica affollata:
il mercato americano sotto osservazione, l’Europa alle prese con il conto dell’energia e diversi Stati costretti a fare i conti con vecchi debiti tornati più pesanti.
Parleremo del ritorno del costo del denaro, del ruolo dei rendimenti obbligazionari e del rischio che tassi più alti rendano più fragile il boom dell’intelligenza artificiale.
Analizzeremo anche la posizione della Federal Reserve, con Kevin Warsh chiamato a scegliere tra indipendenza, inflazione e pressioni politiche, e il confronto con il Tesoro americano, che vorrebbe una cura più morbida sui tassi.
Spazio poi all’Europa, dove la BCE ha alzato i tassi al 2,50% mentre il prezzo del gas è tornato a salire, riportando il rischio geopolitico al centro della scena.
Un episodio dedicato a chi vuole capire perché il mercato può convivere con la febbre più a lungo del previsto, ma non può ignorarla per sempre.Perché quando curarsi costa di più, il prezzo della visita torna a contare.
E in questo momento, il paziente migliore non è chi guarisce prima.
È chi ha più pazienza.
Se volete approfondire i temi di questa puntata, trovate la newsletter sul sito Il Valore Conta, a cura di Roberto Russo e Filippo Pasini.
Per maggiori informazioni: info@ilvaloreconta.it
Questo podcast ha finalità esclusivamente informative e divulgative.
Non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento.
Le opinioni espresse riflettono il punto di vista degli autori.
Buon ascolto. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 13 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Italia: consumi, famiglie, turismo e crescita reale
Testate: Corriere della Sera / La Stampa
Il turismo italiano chiude un’estate particolarmente positiva. Tra giugno e agosto vengono registrati 72,4 milioni di arrivi e 276 milioni di presenze, con una crescita complessiva del 2% rispetto al 2025.
La permanenza media sale a 3,8 notti. Gli arrivi degli italiani aumentano del 2,1% e quelli degli stranieri dell’1,9%, mentre sul fronte delle presenze si registra un +1,6% per gli italiani e un +2,3% per gli stranieri.
Il solo mese di agosto mostra un’ulteriore accelerazione: arrivi +3% e presenze +4,2%, con la clientela internazionale particolarmente dinamica e un aumento delle presenze del 4,4%.
Anche il confronto internazionale è favorevole. Le piattaforme online indicano per l’Italia un tasso medio di saturazione del 61,8%, contro il 54,7% della Spagna e il 45,6% della Francia.
Crescono inoltre i piccoli borghi sotto i 5.000 abitanti, che registrano un +5,6% degli arrivi. Tra i territori con i tassi di saturazione più elevati figurano Trentino al 67,3%, Sardegna al 67,2%, Friuli-Venezia Giulia al 66,3%, Veneto e Sicilia al 65,6%.
Il quadro delle famiglie rimane invece più fragile. Tra il 2015 e il 2024 la spesa familiare è aumentata del 26%, mentre i prezzi sono cresciuti di circa il 21%.
Dal 2021 i salari italiani registrerebbero inoltre un divario reale del -6,1% rispetto alle economie avanzate.
Le spese meno comprimibili assorbono una quota molto significativa del bilancio familiare: abitazione, acqua, luce e gas rappresentano il 22,7% della spesa complessiva, gli alimentari in casa il 15,5%, i trasporti il 13,1%, la ristorazione il 7,5% e abbigliamento e calzature il 5,3%.
La pressione maggiore arriva dall’energia. Ad agosto, con base media 2025 pari a 100, l’indice raggiunge 118,8 per i carburanti e 114,2 per i beni energetici, contro 103,9 dell’indice generale.
Il turismo internazionale e l’aumento della permanenza media rappresentano quindi un importante ammortizzatore per l’economia italiana, soprattutto per hospitality, ristorazione, trasporti, servizi e territori minori.
Energia, petrolio e carburanti: il principale rischio inflazionistico
Testate: la Repubblica / Il Giornale / Il Fatto Quotidiano / La Verità / La Stampa
Il caro carburanti rimane uno dei temi economici centrali. La benzina si attesta intorno a 2,10 euro al litro, mentre il gasolio raggiunge circa 2,208 euro al litro, con punte autostradali rispettivamente di circa 2,192 e 2,285 euro.
Per il diesel è inoltre in scadenza lo sconto di 17,1 centesimi al litro.
Il Governo valuta un possibile bonus una tantum da 100 euro destinato ai lavoratori dipendenti e autonomi. La misura non è ancora definita e dipenderà dall’andamento del rapporto deficit/PIL e dalle coperture disponibili, con l’aggiornamento Istat indicato per il 22 settembre.
Tra le possibili coperture viene citato circa 1 miliardo di euro ottenibile dalla vendita delle riserve di gas acquistate nel 2022, oltre a possibili interventi finanziati dal comparto energetico e sostegni selettivi alle categorie maggiormente esposte.
La principale fonte di rischio rimane però internazionale. La chiusura dell’oleodotto saudita Est-Ovest, lungo circa 1.200 chilometri e capace di movimentare circa 7 milioni di barili al giorno, riduce una delle principali alternative allo Stretto di Hormuz.
I flussi verso Yanbu erano stati aumentati fino a circa 5-6 milioni di barili al giorno, rispetto ai 2,5 milioni precedenti, mentre il blocco di Hormuz avrebbe già determinato perdite cumulate vicine a 2,8 miliardi di barili.
Lo scenario più severo riportato ipotizza un “doppio strozzamento” capace di coinvolgere il 22-25% dell’offerta mondiale di petrolio e circa 10 miliardi di dollari al giorno di commerci internazionali.
Lo scenario base indicato dagli analisti porta il greggio verso 120 dollari al barile, mentre nello scenario estremo vengono ipotizzati picchi fino a 200 dollari.
L’energia rimane quindi la principale variabile in grado di interrompere il processo di disinflazione, mantenere elevati i rendimenti obbligazionari e comprimere i margini delle aziende energivore.
Casa, affitti e bonus: due facce del mercato immobiliare
Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore
Il caro-affitti assume una dimensione sempre più macroeconomica. Per un appartamento di circa 60 metri quadrati, il canone può assorbire fino al 76% della retribuzione media a Milano, 65% a Roma e 48% a Bologna.
Il problema supera quindi la semplice questione abitativa. Bruxelles evidenzia il rischio che prezzi troppo elevati riducano la mobilità geografica dei lavoratori, rendendo più difficile per aziende e Pubbliche amministrazioni attrarre personale nelle città dove è maggiormente necessario.
Parallelamente, l’Italia valuta un rafforzamento degli incentivi per la riqualificazione energetica degli immobili.
L’ipotesi prevede di portare al 65% la detrazione sulla prima casa per interventi su infissi, condizionatori, pompe di calore, solare termico, schermature e cappotti. L’attuale assetto prevede invece il 50% per l’abitazione principale e il 36% per le seconde case.
La dimensione economica del settore è significativa. Nel 2025 gli interventi Ecobonus monitorati valgono complessivamente circa 3,617 miliardi di euro, di cui 2,077 miliardi destinati agli infissi, 606,6 milioni a isolamento termico e cappotti e 371,5 milioni alle pompe di calore.
Per mantenere livelli di agevolazione al 65%/36%, secondo le stime riportate, sarebbe necessario aumentare le risorse di circa il 15%, per un costo nell’ordine di 500 milioni di euro distribuito sulla rateizzazione decennale.
Sul bonus mobili rimane invece una detrazione del 50% con un tetto massimo di spesa di 5.000 euro. Un eventuale rinnovo potrebbe coinvolgere poco meno di 300.000 interventi.
Un sistema di incentivi selettivi sull’efficienza energetica può quindi sostenere edilizia, serramenti, impiantistica e tecnologie energetiche, mantenendo contemporaneamente il costo fiscale più controllabile rispetto alla stagione del Superbonus.
BTP, tassi e conti pubblici: il rischio arriva più dall’estero che dallo spread
Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa / Il Fatto Quotidiano
Per i titoli di Stato italiani il principale rischio non sembra più essere lo spread, ma l’aumento strutturale dei tassi globali.
Il costo medio delle nuove emissioni del Tesoro è salito al 2,94% nel 2026, rispetto al 2,75% del 2025.
L’aumento del costo di rifinanziamento si trasferirà progressivamente sull’intero stock di debito, con un impatto particolarmente rilevante sulle scadenze più lunghe.
Il giudizio relativo sull’Italia rimane però favorevole: lo spread con il Bund si mantiene sui livelli più contenuti dell’ultimo anno e mezzo e i recenti giudizi delle agenzie di rating confermano una percezione di maggiore stabilità del rischio sovrano italiano.
Nel 2026 sono previste oltre 330 miliardi di euro di emissioni a medio-lungo termine. Anche in assenza di una nuova crisi dello spread, rendimenti internazionali persistentemente elevati finiranno quindi per aumentare gradualmente la spesa per interessi.
Per l’investitore cambia quindi la lettura rispetto agli anni della crisi dell’euro: diminuisce il cosiddetto “premio Italia”, mentre aumenta il premio per la duration.
Questo rende potenzialmente più interessante il tratto intermedio della curva, dove è possibile ottenere rendimenti significativi senza assumere integralmente il rischio tassi associato alle scadenze trentennali.
Export, Cina, Mercosur e nuovi equilibri commerciali
Testate: Il Sole 24 Ore / la Repubblica / Corriere della Sera
La crescita cinese degli ultimi vent’anni rimane impressionante. Il PIL reale pro capite passa da circa 6.298 dollari nel 2005 a 25.067 dollari nel 2025.
Nello stesso anno gli Stati Uniti raggiungono 76.931 dollari e l’area euro 56.677 dollari. La convergenza produttiva cinese risulta quindi molto più avanzata rispetto a quella dei redditi individuali.
Il divario rimane ancora più evidente sul fronte dei consumi reali pro capite: 9.721 dollari in Cina, 27.429 nell’area euro e 52.632 negli Stati Uniti.
Parallelamente prosegue la strategia italiana di diversificazione commerciale. La missione in Argentina e Brasile ha prodotto circa 1.300 incontri B2B nella sola Buenos Aires e due accordi con il Governo argentino, uno sulle materie prime e uno sulla politica industriale.
L’obiettivo dichiarato è consolidare e superare il record dell’export italiano, attualmente nell’ordine dei 650 miliardi di euro, puntando verso circa 700 miliardi entro la fine del prossimo anno.
La strategia non riguarda soltanto il Mercosur. Argentina, Brasile, Turchia, Repubblica Dominicana e Canada vengono indicati tra i mercati di diversificazione, ai quali si aggiungono India, Giappone, Corea del Sud, Balcani e Africa. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 12 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali e internazionali.
Energia, petrolio e carburanti: torna centrale la sicurezza degli approvvigionamenti
Testate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Sole 24 Ore / La Verità / Il Foglio / Sole 24 Ore Plus24
Il primo segnale dello shock energetico arriva direttamente dai prezzi alla pompa. Il gasolio self service raggiunge circa 2,193 euro al litro, mentre la benzina si attesta intorno a 2,086 euro.
Dall’inizio dell’anno il rincaro del gasolio viene stimato intorno al +14% per l’autotrazione, +30% per l’agricoltura, +25% per il riscaldamento e +33% per la motopesca.
L’aumento dei carburanti produce anche un effetto sui conti pubblici: il maggiore gettito legato alle accise ha raggiunto circa 2,16 miliardi di euro, mentre i prezzi rimangono ancora tra 10 e 20 centesimi al litro sopra i livelli di marzo.
L’orientamento che emerge è quello di evitare nuovi interventi generalizzati, concentrando eventuali aiuti sulle famiglie e sulle categorie produttive maggiormente esposte.
Sul mercato internazionale il petrolio si muove intorno ai 107 dollari al barile. La questione assume una rilevanza strategica perché attraverso Hormuz e Suez transita circa il 30% del petrolio trasportato a livello mondiale.
Un’interruzione o una forte riduzione dei flussi avrebbe quindi conseguenze non soltanto sulle quotazioni del greggio, ma anche su trasporti, assicurazioni, logistica e prezzi finali.
Il gas europeo TTF viene indicato intorno a 81,8 €/MWh, mentre il prezzo unico nazionale dell’elettricità italiana si muove nell’area dei 212 €/MWh.
Sul fronte della produzione nazionale, risultano ancora in attesa delle autorizzazioni regionali 38 istanze relative a petrolio e gas. La disponibilità di risorse domestiche esiste, ma la velocità delle autorizzazioni rimane uno dei principali colli di bottiglia.
La discussione energetica si sta quindi ampliando: non riguarda più soltanto la transizione verde, ma anche la sicurezza degli approvvigionamenti.
Con un fabbisogno elettrico italiano che nelle ore di massimo carico arriva nell’ordine dei 70 GW, rinnovabili, nuova capacità produttiva, produzione interna, reti e, in prospettiva, nucleare diventano componenti della stessa strategia.
Rispetto alle precedenti crisi energetiche, l’Italia dispone oggi di una maggiore diversificazione delle fonti e di infrastrutture di importazione più sviluppate. Per le imprese torna però centrale la gestione del costo dell’energia e delle coperture.
Inflazione USA, Fed, BCE e obbligazioni
Testate: Il Sole 24 Ore / Libero / La Stampa / Sole 24 Ore Plus24
Negli Stati Uniti l’inflazione continua a mostrare una maggiore resistenza rispetto alle attese. Il CPI si attesta al 3,4% annuo, con una crescita dello 0,3% su base mensile.
Il dato rende più complesso per la Federal Reserve accelerare nel percorso di riduzione dei tassi.
La dinamica americana ha conseguenze dirette anche sull’Europa. Un petrolio più caro alimenta l’inflazione importata, mentre tassi statunitensi elevati tendono a sostenere il dollaro.
Un dollaro più forte può a sua volta aumentare il costo delle materie prime acquistate in valuta statunitense, creando un ulteriore elemento di pressione per le economie europee.
Per l’area euro si combinano quindi tre problemi: inflazione ancora elevata, tassi superiori rispetto al decennio passato e declino demografico.
Per gli investitori questo scenario significa che i rendimenti obbligazionari potrebbero rimanere interessanti ancora per diversi trimestri.
Allo stesso tempo, diventa opportuno non anticipare eccessivamente l’allungamento delle scadenze: un’inflazione più persistente potrebbe infatti rallentare il percorso di riduzione dei tassi.
Anche sull’azionario aumenta l’importanza della selezione, perché settori e aziende reagiscono in maniera molto diversa all’aumento simultaneo di energia e costo del capitale.
Italia: conti pubblici, PNRR, casa e infrastrutture
Testate: la Repubblica / Il Sole 24 Ore / Milano Finanza / Il Foglio
Il ministro Giorgetti ha chiesto a Bruxelles maggiore flessibilità fiscale per sostenere le spese legate alla difesa.
La dimensione potenziale viene indicata in circa 36 miliardi di euro in due anni. Senza maggiore flessibilità, un aumento della spesa per la difesa rischierebbe infatti di comprimere altre componenti degli investimenti pubblici.
Parallelamente, il PNRR entra nella sua fase decisiva. Il problema non è più soltanto assegnare le risorse, ma riuscire a trasformarle concretamente in opere realizzate, infrastrutture e investimenti produttivi.
Energia e trasporti vengono indicati tra i principali punti di debolezza nell’avanzamento del Piano.
Il settore delle costruzioni guarda già al dopo-PNRR. Una volta conclusa la fase straordinaria degli investimenti europei sarà necessario evitare una brusca riduzione degli appalti e garantire una pipeline sufficientemente ampia di nuove opere.
Il rischio riguarda soprattutto grandi gruppi infrastrutturali e general contractor, perché un rallentamento troppo rapido dei cantieri pubblici potrebbe trasformarsi in un problema di ricavi, margini e liquidità.
Un altro capitolo importante riguarda il Piano Casa, che coinvolge un patrimonio nell’ordine dei 61.000 alloggi popolari. I primi immobili dovrebbero essere disponibili già dalla primavera.
La questione abitativa assume anche una valenza economica: nelle grandi città la disponibilità di abitazioni a prezzi sostenibili influenza mobilità del lavoro, produttività e competitività.
La conclusione del PNRR non implica necessariamente la fine del ciclo degli investimenti. Difesa, energia, infrastrutture, abitazione e reti possono diventare nuovi motori della spesa pubblica e privata nei prossimi anni.
Francia, Germania e nuovi equilibri europei
Testate: Il Sole 24 Ore / Milano Finanza
La Francia ha ridotto le proprie previsioni di crescita al +0,5%, mentre un deficit intorno al 5% del PIL viene considerato sempre più difficile da sostenere.
La combinazione tra crescita debole e deficit elevato rende più complessa la stabilizzazione del debito pubblico francese e può aumentare la pressione sui rendimenti dei titoli di Stato.
Anche la Germania continua a mostrare segnali di difficoltà. Il tradizionale modello economico basato su forte export, energia relativamente conveniente e domanda internazionale robusta è entrato in una fase di profonda trasformazione.
La debolezza dell’industria tedesca modifica quindi progressivamente gli equilibri economici dell’area euro.
Per l’Italia emerge contemporaneamente un elemento favorevole: il sistema bancario e finanziario viene percepito come significativamente più solido rispetto al passato.
La geografia del rischio europeo sta quindi cambiando. Italia e Paesi periferici non rappresentano più automaticamente l’anello debole dell’eurozona, mentre aumenta l’attenzione sulle vulnerabilità strutturali di Francia e Germania.
Per i mercati obbligazionari questo cambiamento può avere conseguenze rilevanti anche sulla struttura degli spread tra i diversi Paesi.
Banche e mercati finanziari: energia e tassi aumentano la dispersione
Testate: Il Sole 24 Ore / Milano Finanza / Sole 24 Ore Plus24
Sul fronte bancario italiano rimane aperto il dossier Monte dei Paschi di Siena. Il Governo ribadisce che l’evoluzione dell’azionariato dovrà essere determinata dal mercato.
DBRS ha intanto migliorato il giudizio su Intesa Sanpaolo e il titolo ha reagito con un rialzo del +2,55%.
Il dato riflette il miglioramento strutturale del sistema bancario italiano: redditività superiore rispetto al passato, migliore qualità del credito, maggiore patrimonializzazione e capacità di distribuire dividendi.
L’aumento dei prezzi energetici sta contemporaneamente modificando la performance relativa dei diversi settori azionari.
Il comparto petrolifero europeo registra forti rialzi. Dall’inizio dello shock energetico alcuni titoli hanno segnato performance particolarmente significative: Neste circa +55,6%, Repsol +49% e Var Energi +45,1%.
Al contrario, le aziende maggiormente energivore, parte della chimica, l’automotive e alcuni comparti dei consumi discrezionali risultano più esposti all’aumento delle materie prime e dei tassi.
Anche le utility mostrano dinamiche differenti: alcune riescono a trasferire l’aumento dei costi sulle tariffe, mentre altre subiscono una maggiore pressione sui margini.
In questo scenario la selezione dei settori e delle singole aziende diventa quindi più importante della semplice esposizione agli indici. - Rassegna stampa economico-finanziaria dell'11 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali e internazionali.
Italia: crescita, conti pubblici e resilienza dell’economia
Testate: Il Messaggero / Il Foglio / MF / la Repubblica / Riformista l’Economista
La produzione industriale italiana registra un aumento dello 0,7%, un segnale positivo in un contesto caratterizzato da energia cara e domanda europea debole.
Il dato non indica ancora una vera accelerazione del ciclo economico, ma rafforza l’immagine di una manifattura italiana più resistente rispetto a molte aspettative.
Il Messaggero evidenzia i cosiddetti “cinque sorpassi” dell’Italia su indicatori come PIL pro capite a parità di potere d’acquisto, export, occupazione, costo del debito e conti pubblici. Al di là del taglio editoriale, emerge un miglioramento relativo rispetto ad alcune grandi economie avanzate.
Sul fronte fiscale, la Repubblica prospetta un possibile spazio fino a 10 miliardi di euro qualora l’Italia riuscisse a uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo. Si tratta di una possibilità e non di risorse già disponibili, ma aumenterebbe i margini di intervento per la prossima Manovra.
Tra le ipotesi fiscali in discussione compare la riduzione dell’aliquota Irpef dal 35% al 33%, con possibile estensione fino a circa 60.000 euro di reddito.
Il quadro italiano rimane però bifronte: il sistema produttivo ed esportatore appare più solido rispetto alla domanda e ai consumi interni.
Per imprese e investitori questo scenario tende quindi a favorire aziende internazionalizzate, ben capitalizzate e meno dipendenti esclusivamente dal mercato domestico.
Energia, petrolio e inflazione: il vero rischio macro dell’autunno
Testate: Corriere della Sera / Il Sole 24 Ore / La Stampa / la Repubblica / Il Giornale / Financial Times / The Times
Lo shock energetico torna al centro dello scenario economico. Il petrolio si muove nell’area dei 105-108 dollari al barile, mentre il WTI supera quota 100 dollari.
L’ex segretario Opec Adnan Shihab-Eldin considera i 120 dollari un possibile limite superiore, salvo ulteriori interruzioni dell’offerta.
Per l’Italia il problema è particolarmente significativo sul fronte dell’elettricità industriale. Il costo viene indicato intorno a 228,5 €/MWh, contro circa 80 €/MWh in Spagna.
Il differenziale rappresenta uno svantaggio competitivo molto rilevante soprattutto per le filiere energivore e per la manifattura italiana.
Il Governo ha prorogato di sette giorni il taglio delle accise sul gasolio, con una riduzione di circa 17,1 centesimi al litro.
I prezzi medi alla pompa rimangono comunque elevati: circa 2,184 €/litro per la benzina e 2,077 €/litro per il diesel.
L’Italia ha inoltre chiesto a Bruxelles circa 36 miliardi di euro di flessibilità collegata alla crisi energetica. Un eventuale via libera potrebbe ampliare i margini per sostenere famiglie e imprese senza finanziare integralmente gli interventi attraverso nuove imposte.
Per le aziende il rischio non riguarda soltanto l’inflazione: energia più cara significa compressione dei margini, investimenti rinviati e possibile perdita di competitività.
Lo shock energetico torna quindi a rappresentare una delle principali variabili da monitorare per l’autunno.
BCE, Fed, bond e mercati: ritorna il premio per il rischio tassi
Testate: Financial Times / The Times / Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera / Les Echos
La BCE ha aumentato il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 2,50%.
Il segnale di Francoforte è chiaro: il controllo dell’inflazione torna ad avere priorità anche in presenza di una crescita europea relativamente debole.
Il Financial Times evidenzia il rischio di un’inflazione più persistente del previsto, riducendo quindi le aspettative di un rapido ritorno dei tassi verso livelli più bassi.
I rendimenti governativi a lunga scadenza si collocano intorno al 5,30% nel Regno Unito, 4,92% negli Stati Uniti, 4,44% in Francia, 4,39% in Italia, 3,50% in Germania e 2,94% in Giappone.
Particolarmente significativo è il confronto tra Italia e Francia: il rendimento italiano è ormai molto vicino a quello francese, mostrando una forte riduzione del premio relativo sul rischio sovrano italiano.
Dall’inizio dell’anno i principali mercati azionari rimangono complessivamente positivi: circa +15,3% FTSE Mib, +11,7% Nasdaq, +10,3% S&P 500, +6,7% FTSE 100, +3,7% Dax e -0,6% CAC 40.
Per gli investitori, il ritorno di rendimenti obbligazionari significativi rende nuovamente interessante il reddito fisso, ma aumenta contemporaneamente l’importanza di una gestione disciplinata della duration.
Industria, export e Mercosur: una delle opportunità più concrete per l’Italia
Testate: Corriere della Sera / Il Sole 24 Ore / MF
La missione imprenditoriale italiana in Sudamerica ha generato oltre 2.000 incontri tra aziende, confermando il Mercosur come uno dei principali fronti di diversificazione commerciale per l’Italia.
I dati riportati indicano una crescita dell’export italiano del +2,1% verso il Mercosur, +2,3% verso il Brasile e +0,6% verso l’Argentina. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 10 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali e internazionali.
Italia: industria, competitività e crescita
Testate: Il Sole 24 Ore / ItaliaOggi / Il Foglio / Libero / Corriere Torino / MF
La competitività industriale entra direttamente nel dibattito sulla Manovra. Confindustria chiede che il prossimo pacchetto economico non venga interpretato soltanto in chiave fiscale, ma come un vero strumento di politica industriale.
La richiesta è quella di introdurre incentivi più stabili e pluriennali per innovazione, digitalizzazione ed efficienza, consentendo alle imprese di programmare gli investimenti con maggiore certezza.
Marco Fortis propone una lettura relativamente positiva dell’Italia rispetto a Francia e Germania: il sistema produttivo italiano mantiene una capacità manifatturiera ed esportatrice superiore a quanto suggerisca la sola dinamica del PIL, grazie soprattutto alle medie imprese e alle filiere specializzate.
Rimane però molto delicata la situazione dell’automotive piemontese. Dal 2008 il settore avrebbe perso circa 34.000 posti di lavoro, con difficoltà che coinvolgono Stellantis e l’intero indotto. La transizione elettrica richiede inoltre nuovi investimenti proprio mentre la domanda rimane debole e aumenta la concorrenza asiatica.
La debolezza industriale non è però uniforme. Il distretto orafo di Valenza registra una crescita dell’export del 27,3%, mostrando la capacità delle nicchie italiane ad alto valore aggiunto di continuare a conquistare mercati internazionali.
Anche il digitale offre segnali interessanti: Tosca Blu registra una crescita dell’e-commerce dell’80%, dato aziendale specifico ma indicativo delle opportunità offerte dai canali digitali ai marchi italiani tradizionali.
Export, specializzazione produttiva e medie imprese rimangono quindi asset competitivi importanti per l’Italia, a condizione che costo dell’energia e instabilità normativa non comprimano ulteriormente i margini.
Energia: torna il principale rischio macroeconomico
Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa / La Verità
Il Brent supera nuovamente la soglia dei 100 dollari al barile, raggiungendo circa 101,43 dollari contro i circa 60 dollari di fine 2025.
Parallelamente il gas europeo TTF sale verso 79,3 €/MWh, praticamente a quota 80 euro.
Il catalizzatore immediato è rappresentato dalle nuove tensioni nello Stretto di Hormuz.
L’aumento di petrolio e gas trasmette direttamente il rischio geopolitico a inflazione, crescita economica, mercati obbligazionari e politica monetaria.
A rendere il quadro più delicato contribuisce il livello degli stoccaggi europei di gas. Al 7 settembre l’UE dispone di circa 757 TWh, pari al 66,9% della capacità, contro circa 901 TWh e il 79,2% dello stesso periodo dell’anno precedente.
La Germania appare particolarmente vulnerabile, con livelli di stoccaggio intorno al 54-55%.
In Italia il Governo valuta una nuova proroga dello sconto sul gasolio, in attesa di una successiva revisione del sistema verso aiuti maggiormente selettivi.
Sul piano europeo emerge inoltre un problema di esecuzione: su un programma Energia complessivo da circa 300 miliardi di euro, ne sarebbero stati mobilitati appena 54 miliardi.
Il problema europeo non è quindi soltanto la disponibilità di capitale, ma la velocità con cui le risorse vengono effettivamente trasformate in infrastrutture e investimenti.
Per gli investitori, il rincaro energetico può favorire produttori di energia e infrastrutture collegate, mentre aumenta la vulnerabilità dei settori industriali maggiormente energivori.
Export, Mercosur e nuovi mercati
Testate: Il Sole 24 Ore / Financial Times
La missione italiana in Argentina e Brasile registra un risultato significativo con circa 2.800 incontri B2B, di cui 1.500 a Buenos Aires e 1.300 a San Paolo.
L’obiettivo è diversificare geograficamente l’export italiano in una fase in cui Stati Uniti e Cina stanno diventando mercati più complessi dal punto di vista commerciale e geopolitico.
Le filiere maggiormente coinvolte comprendono meccanica, agroalimentare, infrastrutture, energia, tecnologie e beni industriali.
Per l’Italia il Mercosur può quindi diventare un importante bacino di domanda aggiuntiva, riducendo contemporaneamente la dipendenza dai tradizionali partner europei.
Sullo sfondo rimane la crescita dell’enorme surplus commerciale cinese. Capacità produttiva, controllo delle filiere ed export vengono utilizzati sempre più anche come strumenti di influenza geopolitica.
La ricerca di nuovi mercati valorizza quindi uno dei punti di forza strutturali dell’economia italiana: una rete di imprese esportatrici specializzate, flessibili e capaci di operare su mercati differenti.
Europa: Rapporto Draghi, competitività e Buy European
Testate: MF / Financial Times / Les Echos / Il Sole 24 Ore
A due anni dal Rapporto Draghi, l’attuazione delle misure previste rimane limitata. MF stima che sia stato completato soltanto circa il 15% delle proposte, mentre Les Echos utilizza una metodologia differente e indica un livello vicino al 26%.
Al di là delle differenti metriche, il giudizio converge: l’esecuzione europea procede troppo lentamente.
I ritardi riguardano soprattutto mercato unico, energia, telecomunicazioni, innovazione, intelligenza artificiale, data center e mercato dei capitali, cioè proprio i dossier necessari per sostenere la produttività europea.
Bruxelles prepara però una svolta significativa sugli appalti pubblici, un mercato valutato intorno ai 2.500 miliardi di euro.
Tra le proposte figurano una piattaforma europea unica, procedure più semplici e la possibilità di introdurre criteri Buy European nei settori strategici.
La strategia viene interpretata anche come uno strumento per contrastare il dumping cinese e sostenere le filiere produttive continentali.
L’Europa sembra quindi muoversi progressivamente da un modello prevalentemente regolatorio verso una politica industriale più selettiva, avvicinandosi agli strumenti già utilizzati da Stati Uniti e Cina.
Se implementata efficacemente, la domanda pubblica può diventare una leva per creare un mercato domestico più profondo e accelerare gli investimenti in tecnologia e capacità produttiva.
Spazio, AI e robotica: capitali e controllo strategico
Testate: MF / Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera / la Repubblica / La Stampa
Le industrie aerospaziali di Italia, Francia e Germania chiedono all’Unione europea la creazione di un fondo da 60 miliardi di euro per rafforzare ricerca, competitività e autonomia strategica.
Lo spazio viene sempre più considerato un’infrastruttura economica fondamentale, collegata a telecomunicazioni, difesa, navigazione e gestione dei dati.
In Cina, DeepSeek prepara lo sbarco alla Borsa di Shanghai. Il progetto avrebbe raggiunto una valutazione nell’ordine dei 75 miliardi di yuan, circa 8-9 miliardi di euro.
Pechino cerca quindi di finanziare internamente i propri campioni dell’intelligenza artificiale, riducendo la dipendenza dai mercati finanziari occidentali.
Contemporaneamente, le autorità cinesi stanno aumentando i controlli sulle IPO delle società attive nei robot umanoidi, temendo quotazioni premature e valutazioni speculative.
Il messaggio per gli investitori è importante: la robotica rimane un megatrend strutturale, ma la disciplina sulle valutazioni diventa essenziale.
Il dibattito sui modelli AI sempre più autonomi aumenta inoltre il valore strategico di cybersecurity, semiconduttori, infrastrutture di calcolo, controllo dei modelli e governance tecnologica.
AI, spazio e robotica rimangono quindi tra i principali temi di investimento di lungo periodo, ma richiedono una selezione sempre maggiore tra infrastrutture economicamente sostenibili e aziende ancora prive di modelli di business solidi.
Oro: il tesoro della Banca d’Italia
Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa
La Banca d’Italia possiede circa 2.451,8 tonnellate d’oro, collocando l’Italia al terzo posto mondiale per riserve dopo Stati Uniti e Germania.
Nei primi otto mesi del 2026, l’aumento del prezzo dell’oro avrebbe incrementato di circa 10 miliardi di euro il valore delle riserve italiane.
Il prezzo dell’oro riportato nella rassegna raggiunge circa 5.417 dollari l’oncia.
La graduatoria mondiale vede gli Stati Uniti con 8.133,5 tonnellate, Germania con 3.351,6, Italia con 2.451,8, Francia con 2.437, Russia con 2.330,2 e Cina con 2.308,5.
L’oro continua quindi a svolgere una funzione di protezione rispetto a rischio geopolitico, indebitamento elevato e necessità di diversificazione dal dollaro.
Dopo una crescita così significativa delle quotazioni, rimane però essenziale evitare di inseguire il prezzo e mantenere disciplina nella costruzione del portafoglio.
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