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    Rassegna Stampa Economica del 10 Settembre. A cura di Giuliano Casale

    10/09/2026 | 7 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria del 10 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali e internazionali.

    Italia: industria, competitività e crescita

    Testate: Il Sole 24 Ore / ItaliaOggi / Il Foglio / Libero / Corriere Torino / MF
    La competitività industriale entra direttamente nel dibattito sulla Manovra. Confindustria chiede che il prossimo pacchetto economico non venga interpretato soltanto in chiave fiscale, ma come un vero strumento di politica industriale.

    La richiesta è quella di introdurre incentivi più stabili e pluriennali per innovazione, digitalizzazione ed efficienza, consentendo alle imprese di programmare gli investimenti con maggiore certezza.

    Marco Fortis propone una lettura relativamente positiva dell’Italia rispetto a Francia e Germania: il sistema produttivo italiano mantiene una capacità manifatturiera ed esportatrice superiore a quanto suggerisca la sola dinamica del PIL, grazie soprattutto alle medie imprese e alle filiere specializzate.

    Rimane però molto delicata la situazione dell’automotive piemontese. Dal 2008 il settore avrebbe perso circa 34.000 posti di lavoro, con difficoltà che coinvolgono Stellantis e l’intero indotto. La transizione elettrica richiede inoltre nuovi investimenti proprio mentre la domanda rimane debole e aumenta la concorrenza asiatica.

    La debolezza industriale non è però uniforme. Il distretto orafo di Valenza registra una crescita dell’export del 27,3%, mostrando la capacità delle nicchie italiane ad alto valore aggiunto di continuare a conquistare mercati internazionali.

    Anche il digitale offre segnali interessanti: Tosca Blu registra una crescita dell’e-commerce dell’80%, dato aziendale specifico ma indicativo delle opportunità offerte dai canali digitali ai marchi italiani tradizionali.

    Export, specializzazione produttiva e medie imprese rimangono quindi asset competitivi importanti per l’Italia, a condizione che costo dell’energia e instabilità normativa non comprimano ulteriormente i margini.
    Energia: torna il principale rischio macroeconomico

    Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa / La Verità
    Il Brent supera nuovamente la soglia dei 100 dollari al barile, raggiungendo circa 101,43 dollari contro i circa 60 dollari di fine 2025.

    Parallelamente il gas europeo TTF sale verso 79,3 €/MWh, praticamente a quota 80 euro.

    Il catalizzatore immediato è rappresentato dalle nuove tensioni nello Stretto di Hormuz.

    L’aumento di petrolio e gas trasmette direttamente il rischio geopolitico a inflazione, crescita economica, mercati obbligazionari e politica monetaria.

    A rendere il quadro più delicato contribuisce il livello degli stoccaggi europei di gas. Al 7 settembre l’UE dispone di circa 757 TWh, pari al 66,9% della capacità, contro circa 901 TWh e il 79,2% dello stesso periodo dell’anno precedente.

    La Germania appare particolarmente vulnerabile, con livelli di stoccaggio intorno al 54-55%.

    In Italia il Governo valuta una nuova proroga dello sconto sul gasolio, in attesa di una successiva revisione del sistema verso aiuti maggiormente selettivi.

    Sul piano europeo emerge inoltre un problema di esecuzione: su un programma Energia complessivo da circa 300 miliardi di euro, ne sarebbero stati mobilitati appena 54 miliardi.

    Il problema europeo non è quindi soltanto la disponibilità di capitale, ma la velocità con cui le risorse vengono effettivamente trasformate in infrastrutture e investimenti.

    Per gli investitori, il rincaro energetico può favorire produttori di energia e infrastrutture collegate, mentre aumenta la vulnerabilità dei settori industriali maggiormente energivori.
    Export, Mercosur e nuovi mercati

    Testate: Il Sole 24 Ore / Financial Times
    La missione italiana in Argentina e Brasile registra un risultato significativo con circa 2.800 incontri B2B, di cui 1.500 a Buenos Aires e 1.300 a San Paolo.

    L’obiettivo è diversificare geograficamente l’export italiano in una fase in cui Stati Uniti e Cina stanno diventando mercati più complessi dal punto di vista commerciale e geopolitico.

    Le filiere maggiormente coinvolte comprendono meccanica, agroalimentare, infrastrutture, energia, tecnologie e beni industriali.

    Per l’Italia il Mercosur può quindi diventare un importante bacino di domanda aggiuntiva, riducendo contemporaneamente la dipendenza dai tradizionali partner europei.

    Sullo sfondo rimane la crescita dell’enorme surplus commerciale cinese. Capacità produttiva, controllo delle filiere ed export vengono utilizzati sempre più anche come strumenti di influenza geopolitica.

    La ricerca di nuovi mercati valorizza quindi uno dei punti di forza strutturali dell’economia italiana: una rete di imprese esportatrici specializzate, flessibili e capaci di operare su mercati differenti.
    Europa: Rapporto Draghi, competitività e Buy European

    Testate: MF / Financial Times / Les Echos / Il Sole 24 Ore
    A due anni dal Rapporto Draghi, l’attuazione delle misure previste rimane limitata. MF stima che sia stato completato soltanto circa il 15% delle proposte, mentre Les Echos utilizza una metodologia differente e indica un livello vicino al 26%.

    Al di là delle differenti metriche, il giudizio converge: l’esecuzione europea procede troppo lentamente.

    I ritardi riguardano soprattutto mercato unico, energia, telecomunicazioni, innovazione, intelligenza artificiale, data center e mercato dei capitali, cioè proprio i dossier necessari per sostenere la produttività europea.

    Bruxelles prepara però una svolta significativa sugli appalti pubblici, un mercato valutato intorno ai 2.500 miliardi di euro.

    Tra le proposte figurano una piattaforma europea unica, procedure più semplici e la possibilità di introdurre criteri Buy European nei settori strategici.

    La strategia viene interpretata anche come uno strumento per contrastare il dumping cinese e sostenere le filiere produttive continentali.

    L’Europa sembra quindi muoversi progressivamente da un modello prevalentemente regolatorio verso una politica industriale più selettiva, avvicinandosi agli strumenti già utilizzati da Stati Uniti e Cina.

    Se implementata efficacemente, la domanda pubblica può diventare una leva per creare un mercato domestico più profondo e accelerare gli investimenti in tecnologia e capacità produttiva.
    Spazio, AI e robotica: capitali e controllo strategico

    Testate: MF / Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera / la Repubblica / La Stampa
    Le industrie aerospaziali di Italia, Francia e Germania chiedono all’Unione europea la creazione di un fondo da 60 miliardi di euro per rafforzare ricerca, competitività e autonomia strategica.

    Lo spazio viene sempre più considerato un’infrastruttura economica fondamentale, collegata a telecomunicazioni, difesa, navigazione e gestione dei dati.

    In Cina, DeepSeek prepara lo sbarco alla Borsa di Shanghai. Il progetto avrebbe raggiunto una valutazione nell’ordine dei 75 miliardi di yuan, circa 8-9 miliardi di euro.

    Pechino cerca quindi di finanziare internamente i propri campioni dell’intelligenza artificiale, riducendo la dipendenza dai mercati finanziari occidentali.

    Contemporaneamente, le autorità cinesi stanno aumentando i controlli sulle IPO delle società attive nei robot umanoidi, temendo quotazioni premature e valutazioni speculative.

    Il messaggio per gli investitori è importante: la robotica rimane un megatrend strutturale, ma la disciplina sulle valutazioni diventa essenziale.

    Il dibattito sui modelli AI sempre più autonomi aumenta inoltre il valore strategico di cybersecurity, semiconduttori, infrastrutture di calcolo, controllo dei modelli e governance tecnologica.

    AI, spazio e robotica rimangono quindi tra i principali temi di investimento di lungo periodo, ma richiedono una selezione sempre maggiore tra infrastrutture economicamente sostenibili e aziende ancora prive di modelli di business solidi.
    Oro: il tesoro della Banca d’Italia

    Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa
    La Banca d’Italia possiede circa 2.451,8 tonnellate d’oro, collocando l’Italia al terzo posto mondiale per riserve dopo Stati Uniti e Germania.

    Nei primi otto mesi del 2026, l’aumento del prezzo dell’oro avrebbe incrementato di circa 10 miliardi di euro il valore delle riserve italiane.

    Il prezzo dell’oro riportato nella rassegna raggiunge circa 5.417 dollari l’oncia.

    La graduatoria mondiale vede gli Stati Uniti con 8.133,5 tonnellate, Germania con 3.351,6, Italia con 2.451,8, Francia con 2.437, Russia con 2.330,2 e Cina con 2.308,5.

    L’oro continua quindi a svolgere una funzione di protezione rispetto a rischio geopolitico, indebitamento elevato e necessità di diversificazione dal dollaro.

    Dopo una crescita così significativa delle quotazioni, rimane però essenziale evitare di inseguire il prezzo e mantenere disciplina nella costruzione del portafoglio.
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    Rassegna Stampa Economica del 9 Settembre. A cura di Giuliano Casale

    09/09/2026 | 7 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria del 9 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.

    Italia: fisco, pensioni, capitali e attrattività

    Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa / La Verità / MF
    L’Italia rafforza la propria capacità di attrarre grandi patrimoni internazionali. Il regime fiscale dedicato ai nuovi residenti ad alta capacità patrimoniale prevede oggi un’imposta forfettaria sui redditi prodotti all’estero pari a 300.000 euro all’anno, triplicata rispetto ai 100.000 euro originari.

    Secondo le stime riportate, il regime potrebbe generare un impatto complessivo superiore a 20 miliardi di euro di nuove entrate fiscali nei prossimi 15 anni. La competizione fiscale internazionale può quindi diventare uno strumento per attrarre capitale finanziario e umano, a condizione di mantenere un quadro normativo stabile.

    Sul fronte previdenziale torna nel dossier della Manovra l’ipotesi di una maggiore flessibilità per la pensione intorno ai 64 anni.

    Parallelamente, il Governo studia una fiscalità agevolata per favorire l’assunzione e la permanenza dei giovani nel mercato del lavoro italiano.

    Torna inoltre la discussione sul contributo straordinario delle banche. La proposta prevede un prelievo nell’ordine del 5% sui grandi istituti, con un gettito potenziale stimato tra 2 e 3 miliardi di euro.

    Giorgetti sottolinea però che, per ridurre strutturalmente gli extraprofitti, sarebbe più efficace aumentare la concorrenza bancaria piuttosto che ricorrere esclusivamente a tassazioni straordinarie.

    Il dossier presenta quindi due dimensioni: nel breve periodo il contributo delle banche potrebbe fornire nuove coperture alla Manovra; nel medio termine una maggiore concorrenza potrebbe ridurre i margini bancari e migliorare il costo del credito per famiglie e imprese.
    Energia, petrolio e carburanti: il rischio inflazione torna centrale

    Testate: Corriere della Sera / Il Sole 24 Ore
    L’energia torna a rappresentare uno dei principali rischi macroeconomici di breve periodo. Il gas viene indicato intorno a 76 €/MWh, mentre il petrolio si avvicina nuovamente alla soglia dei 100 dollari al barile.

    Sono livelli sufficientemente elevati da riaprire il tema della trasmissione dei costi energetici verso trasporti, industria, famiglie e inflazione.

    Il Governo si prepara quindi a prorogare nuovamente il taglio delle accise sui carburanti.

    La successione degli interventi adottati per contenere il prezzo alla pompa ha raggiunto complessivamente un costo per lo Stato di circa 2,075 miliardi di euro.

    Il nuovo decreto dovrebbe mantenere lo sconto ancora per circa due settimane. Da ottobre, invece, l’obiettivo sarebbe sostituire progressivamente gli interventi generalizzati con misure più selettive.

    La questione è soprattutto fiscale: gli sconti generalizzati proteggono immediatamente il potere d’acquisto, ma assorbono una quantità significativa di risorse pubbliche.

    Il passaggio ad aiuti mirati consentirebbe di concentrare il sostegno sulle famiglie e sulle imprese maggiormente esposte, riducendo contemporaneamente l’impatto sui conti dello Stato.
    Industria italiana: automotive, Ducati, infrastrutture e pagamenti della PA

    Testate: La Stampa / Il Foglio / Il Fatto Quotidiano / Panorama
    La crisi dell’automotive tedesco produce conseguenze dirette anche sull’industria italiana. Circa la metà dell’export italiano di componentistica verso la Germania proviene da Piemonte, Lombardia e Liguria.

    La debolezza di Volkswagen e dell’intera filiera tedesca diventa quindi un rischio concreto soprattutto per le imprese italiane di secondo e terzo livello attive nella componentistica.

    Anche Ducati entra nel processo di ristrutturazione Volkswagen. Il gruppo tedesco, impegnato in un piano che contempla tagli fino a 100.000 posti di lavoro, starebbe valutando anche la cessione di alcuni asset.

    Ducati rimane un marchio fortemente redditizio, ma nel 2025 avrebbe registrato una contrazione delle vendite nell’ordine del 43%, con fatturato sceso a circa 925 milioni di euro. Il management indica comunque investimenti per circa 120 milioni e un organico vicino ai 2.000 dipendenti.

    Sul fronte delle grandi infrastrutture, Webuild apre un dossier da 22 miliardi di euro relativo agli extracosti accumulati sui cantieri, principalmente a causa dell’aumento di materie prime, energia e lavorazioni.

    La dimensione della richiesta rende il tema rilevante non soltanto per il gruppo, ma per l’intera programmazione delle infrastrutture pubbliche italiane.

    Arriva invece un segnale positivo dai pagamenti della Pubblica amministrazione. Il tempo medio di pagamento delle amministrazioni statali è sceso da 43,4 giorni nel 2019 a 27,2 giorni nel 2025.

    Contemporaneamente, la percentuale di fatture pagate entro i termini è aumentata dal 79,6% del 2023 all’84,9% nel 2025. Il miglioramento rappresenta un elemento significativo soprattutto per liquidità e capacità di investimento delle imprese fornitrici dello Stato.
    Mercati finanziari: dividendi globali ancora da record

    Testate: Il Sole 24 Ore
    La capacità delle società quotate di distribuire reddito agli azionisti continua a crescere. Per il 2026 Capital Group prevede dividendi globali per circa 2.230 miliardi di dollari, nuovo massimo storico.

    La crescita attesa è nell’ordine del +6%, confermando la capacità delle grandi aziende internazionali di generare cassa nonostante il rallentamento di alcune economie.

    Il dato più interessante arriva dal settore tecnologico, dove i dividendi vengono indicati in crescita di circa +26%.

    Semiconduttori, cloud e intelligenza artificiale stanno quindi trasformando anche la tradizionale composizione dell’universo dei titoli da dividendo.

    Per gli investitori di medio-lungo periodo il segnale è rilevante: il rendimento azionario non dipende necessariamente soltanto dall’espansione delle valutazioni.

    Una quota crescente del rendimento complessivo può derivare dalla crescita degli utili e dalla loro distribuzione, aumentando l’interesse verso società di qualità caratterizzate da forte generazione di cassa.
    Cina, export e commercio mondiale: il surplus verso un nuovo record

    Testate: Il Sole 24 Ore
    L’export cinese accelera grazie soprattutto alla crescita di intelligenza artificiale, elettronica avanzata e prodotti hi-tech.

    Ad agosto le esportazioni vengono indicate in crescita del 25% su base annua, mentre le importazioni aumentano del 28,2%.

    Il surplus commerciale cinese si dirige verso livelli senza precedenti e, sulla base del dato annualizzato riportato, potrebbe avvicinarsi o superare 1.200 miliardi di dollari.

    Sta cambiando soprattutto la composizione delle esportazioni. La Cina non è più soltanto la fabbrica mondiale dei prodotti a basso costo.

    Semiconduttori, elettronica, veicoli elettrici, batterie, automazione e componentistica tecnologica assumono un peso crescente nell’offerta cinese.

    Per l’Europa questo rappresenta una pressione competitiva strutturale. Il problema non riguarda più soltanto il minor costo del lavoro cinese, ma la combinazione tra capacità tecnologica, scala produttiva e investimenti industriali.

    Intelligenza artificiale: Europa tra investimenti, Mistral e Gigafactory

    Testate: Domani / Il Foglio / Corriere della Sera
    L’Europa accelera sul progetto delle AI Gigafactory, con una gara pubblica da circa 10 miliardi di euro destinata alla realizzazione di sette grandi infrastrutture europee per l’intelligenza artificiale.

    L’obiettivo è utilizzare le risorse pubbliche per mobilitare almeno 20 miliardi di euro di capitali privati aggiuntivi.

    Le infrastrutture avranno dimensioni molto elevate: le gigafactory maggiori dovrebbero disporre di almeno 100.000 acceleratori AI, mentre quelle intermedie di circa 75.000.

    La scadenza indicata per il bando è il 12 novembre, mentre le decisioni sono attese all’inizio del 2027.

    Mistral AI rappresenta intanto uno dei simboli dell’ambizione tecnologica europea. La società francese ha raccolto circa 3 miliardi di euro in un nuovo round di finanziamento.

    La valutazione supera ora i 21 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto ai circa 11,7 miliardi della precedente valutazione.

    In Francia, tuttavia, crescita tecnologica e fiscalità entrano nel dibattito politico con la proposta di una patrimoniale del 2% sui patrimoni superiori a 100 milioni di euro.

    Parallelamente, i modelli AI più avanzati vengono utilizzati sempre più anche per accelerare la ricerca scientifica e interrogare grandi quantità di conoscenza specialistica.

    La competizione sull’intelligenza artificiale si sposta quindi progressivamente dai soli modelli alle infrastrutture fisiche, alla capacità di calcolo e alla disponibilità di capitale.
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    Rassegna Stampa Economica dell'8 Settembre. A cura di Giuliano Casale

    08/09/2026 | 7 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria dell'8 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali e internazionali.

    Crescita, lavoro e capitale umano: l’Europa riparte, ma resta il nodo produttività

    Testate: Corriere della Sera / Avvenire / Il Sole 24 Ore / Il Fatto Quotidiano / La Stampa
    L’economia europea torna a crescere e continua soprattutto a creare occupazione. Nel secondo trimestre il PIL dell’area euro registra una crescita del +0,6% su base annua, mentre gli occupati nell’Unione europea raggiungono circa 221,4 milioni, nuovo massimo.

    Per l’Italia, il miglioramento del mercato del lavoro produce anche un effetto positivo sui conti pubblici. Nei primi sette mesi del 2026 le entrate tributarie aumentano di quasi 9,4 miliardi di euro, +2,8%, raggiungendo circa 346,1 miliardi.

    Quasi 4 miliardi dell’incremento derivano dalle ritenute sul lavoro dipendente pubblico e privato. A luglio gli occupati aumentano di 307 mila unità rispetto all’anno precedente, +1,3%, mentre la retribuzione oraria media tra gennaio e giugno cresce del 2,6%.

    Anche la composizione del gettito offre indicazioni sull’economia reale: le entrate legate al commercio crescono del 6,6% e quelle dei servizi privati del 2,7%. L’IVA sulle importazioni aumenta invece di quasi 1 miliardo, +8,7%, soprattutto per il rincaro dei prodotti energetici.

    In controtendenza gli acconti IVA delle partite IVA, in calo del 5,2%, mentre lo Stato registra circa 1,2 miliardi di minori accise rispetto al 2025 a causa degli interventi sui carburanti.

    Il principale punto debole rimane il potere d’acquisto. La crescita dell’occupazione non è ancora accompagnata da un recupero sufficiente dei salari reali, soprattutto nei settori commercio, turismo, logistica e servizi. Questo rischia di mantenere debole la domanda interna.

    Rimane inoltre il problema del capitale umano. Tra i giovani italiani emigrati, il 46,6% indica le opportunità di carriera come condizione determinante per rientrare, mentre il 37% sottolinea il divario salariale tra Italia e Germania.

    La popolazione italiana tra 18 e 34 anni è scesa a circa 10,4 milioni, rispetto ai 15,2 milioni di trent’anni fa. Istruzione, produttività, salari e capacità di trattenere lavoratori qualificati diventano quindi variabili strettamente collegate.

    L’Italia beneficia oggi di occupazione elevata, maggiore gettito e tenuta dei servizi. La vera sfida sarà trasformare questo miglioramento ciclico in salari reali più elevati, produttività e investimenti nella formazione.
    Energia, petrolio e alimentari: il rischio inflazione torna al centro

    Testate: la Repubblica / Il Sole 24 Ore / Financial Times
    Il petrolio torna vicino alla soglia psicologica dei 100 dollari al barile, con il Brent indicato intorno a 97,3 dollari dopo la forte accelerazione del mese precedente.

    Le tensioni in Medio Oriente e il rischio di interruzioni delle principali rotte energetiche stanno aumentando il premio geopolitico incorporato nelle quotazioni.

    Goldman Sachs considera possibile, in uno scenario caratterizzato da una forte interruzione dell’offerta, un Brent sopra i 120 dollari. Non rappresenta lo scenario centrale, ma evidenzia il rischio a cui rimangono esposte soprattutto le economie europee importatrici di energia.

    In Italia torna quindi in discussione la proroga dello sconto sul diesel. Il precedente intervento ha ridotto il prelievo di circa 17 centesimi al litro, ma l’aumento del costo del greggio rende sempre più oneroso proseguire con misure generalizzate.

    Il Governo valuta quindi interventi maggiormente selettivi, concentrati sulle famiglie e sulle categorie produttive più esposte.

    Il rischio inflazionistico non arriva però soltanto dall’energia. Numerose materie prime agricole registrano forti rincari, tra cui cereali, oli vegetali, zucchero, carne e prodotti lattiero-caseari.

    Il Food Price Index della FAO si trova vicino ai massimi recenti. Condizioni climatiche estreme, guerre, restrizioni commerciali e attività speculative contribuiscono contemporaneamente alle pressioni sui prezzi.

    Particolarmente importante è il legame tra energia e agricoltura: l’aumento del gas incrementa il costo dei fertilizzanti e può trasformarsi, con alcuni mesi di ritardo, in nuova inflazione alimentare.

    Per le imprese questo significa maggiore attenzione a margini, coperture energetiche e pricing power. Per i mercati, invece, un’inflazione più persistente potrebbe mantenere elevati i rendimenti obbligazionari più a lungo del previsto.
    Industria, AI e competitività europea: il vero divario è sugli investimenti

    Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore Salute / Financial Times / Les Echos
    Il ritardo europeo emerge con particolare forza nel settore dell’intelligenza artificiale. Gli imprenditori italiani del comparto denunciano che in appena sei mesi il Paese avrebbe perso circa il 30% degli investimenti collegati all’AI.

    Nel confronto riportato, i fondi europei destinati al settore ammontano a circa 44 miliardi di euro, mentre all’Italia arriverebbero soltanto circa 200 milioni.

    Il problema supera la singola tecnologia: l’Europa continua a mostrare difficoltà nel trasformare ricerca e innovazione in capitale, infrastrutture e aziende capaci di competere globalmente con Stati Uniti e Cina.

    L’AI sta intanto diventando una competenza professionale trasversale. UBS richiederà ai nuovi junior banker e agli stagisti di dimostrare capacità nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, segnale del passaggio da skill specialistica a competenza professionale di base.

    Sul fronte industriale europeo, la Germania rappresenta uno dei casi più delicati. La produzione manifatturiera rimane circa l’11% sotto i livelli pre-Covid, mentre il debito pubblico si avvicina ai 2,8 trilioni di euro.

    Il Paese deve contemporaneamente affrontare costo dell’energia, crisi dell’automotive, rallentamento della Cina, ritardo digitale e un calo demografico di circa 650 mila persone nel 2025.

    In Italia resta aperta la crisi dell’Ilva, con circa 2.500 lavoratori dell’indotto coinvolti e il rischio di una perdita permanente di capacità produttiva strategica.

    Esiste però anche un lato molto concreto e positivo dell’AI: in cardiologia sono già operative applicazioni per lettura degli esami, diagnostica, supporto alle decisioni cliniche e personalizzazione delle terapie.

    Il passaggio dall’AI “promessa” all’AI “applicata” è quindi già iniziato. Il ritardo europeo può contemporaneamente aprire un ciclo pluriennale di investimenti in data center, semiconduttori, cloud, cybersecurity, automazione e infrastrutture energetiche.
    Export, Mercosur e scale-up: l’Europa cerca nuovi motori di crescita

    Testate: Il Sole 24 Ore / Expansión / New York Times
    Parte dall’Argentina la missione imprenditoriale italiana nei Paesi Mercosur, con circa 1.300 incontri B2B programmati e la partecipazione di circa 100 imprese italiane.

    La strategia non riguarda soltanto l’aumento delle esportazioni, ma punta alla costruzione di partnership industriali e nuovi investimenti.

    Il Mercosur presenta una forte complementarità con il sistema produttivo italiano, soprattutto nei settori macchinari, tecnologie industriali, agroalimentare, energia, farmaceutica, infrastrutture e servizi.

    Parallelamente, sul fronte europeo, la spagnola Criteria investirà 250 milioni di euro nel nuovo macro-fondo dedicato alle imprese in fase di scale-up.

    Il veicolo punta a mobilitare complessivamente circa 5 miliardi di euro, destinati alle aziende tecnologiche europee che, una volta raggiunta una determinata dimensione, spesso sono costrette a cercare capitale negli Stati Uniti.

    Il problema europeo non riguarda quindi necessariamente la capacità di creare startup innovative, ma la disponibilità di capitale sufficiente per trasformarle in grandi aziende internazionali.

    Sullo sfondo cresce inoltre la competizione tra Stati Uniti e Cina per infrastrutture, risorse e mercati dell’America Latina. Il Perù resiste alle pressioni statunitensi per ridimensionare i rapporti con Pechino, mostrando come la regione stia diventando sempre più strategica.

    Per le imprese italiane, Mercosur e America Latina possono rappresentare uno dei principali strumenti di diversificazione geografica dell’export nei prossimi anni.
    Tassi, bond e debito globale: l’era del denaro gratis è definitivamente finita

    Testate: Financial Times / Handelsblatt / New York Times / Les Echos
    La spesa per interessi sul debito pubblico dei Paesi OCSE supera ormai 2 trilioni di dollari all’anno, pari a circa il 3% del PIL.

    Il debito complessivo mondiale, considerando settore pubblico e corporate, si avvicina ai 300 trilioni di dollari.

    Gli Stati Uniti hanno raggiunto circa 40 trilioni di dollari di debito federale, mentre nel solo 2025 i Paesi OCSE hanno dovuto rifinanziare circa 18 trilioni di dollari di debito pubblico.

    Il rendimento medio dei titoli governativi decennali del G7 ha raggiunto circa il 4%, il livello più elevato dal 2008.
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    Rassegna Stampa Economica del 7 Settembre. A cura di Giuliano Casale

    07/09/2026 | 7 min
    Rassegna stampa economico-finanziaria del 7 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.

    Italia: crescita, conti pubblici, salari e investimenti

    Testate: Corriere della Sera / la Repubblica / Il Messaggero / La Stampa
    L’economia italiana continua a mostrare una tenuta superiore alle attese. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti vede il PIL del 2026 avvicinarsi all’1%: una crescita non particolarmente elevata, ma significativa considerando la complessità dello scenario internazionale.

    La linea del Ministero dell’Economia rimane improntata alla prudenza: la priorità è preservare la tenuta dei conti pubblici e soltanto successivamente valutare eventuali nuovi margini di spesa.

    Su questo equilibrio si costruisce il confronto relativo alla prossima Manovra. Tra le principali richieste emergono riduzione dell’Irpef per il ceto medio, sostegno alle famiglie, incentivi alle imprese e interventi sui salari.

    Sul lavoro, la ministra Marina Calderone indica come priorità l’aumento delle buste paga attraverso rinnovi contrattuali e premi di produttività detassati.

    Giorgetti sintetizza il tema sostenendo che aumentare i salari significa anche investire. Il mercato del lavoro italiano ha raggiunto livelli occupazionali elevati, ma rimangono aperte le questioni relative alla qualità dell’occupazione e al potere d’acquisto delle retribuzioni.

    Il vero passaggio per l’economia italiana sarà quindi trasformare una fase di maggiore stabilità in crescita strutturale. Conti pubblici sotto controllo e occupazione elevata rappresentano una base favorevole, ma per accelerare servono produttività, investimenti e salari reali più alti.
    Tassi, bond e nuovo scenario dei mercati finanziari

    Testate: la Repubblica Affari&Finanza / Financial Times / Les Echos
    Il cambiamento più profondo sui mercati riguarda il costo del denaro. L’epoca dei tassi estremamente bassi e del denaro quasi gratuito appare definitivamente conclusa, mentre l’elevato debito mondiale rende governi, imprese e famiglie più sensibili ai rendimenti obbligazionari.

    Negli Stati Uniti l’aumento dei rendimenti dei Treasury incrementa il costo del rifinanziamento, soprattutto per le imprese caratterizzate da livelli di indebitamento più elevati.

    Il Financial Times segnala una crescente pressione sui debitori più vulnerabili, mentre la Federal Reserve continua a osservare l’andamento dell’inflazione di fondo prima di assumere nuove decisioni sui tassi.

    Per governi e aziende il ritorno strutturale di rendimenti più elevati rappresenta quindi un costo. Rifinanziare il debito diventa più oneroso e la qualità dei bilanci assume un peso maggiore nelle decisioni degli investitori.

    Per i risparmiatori, però, lo stesso fenomeno crea un’opportunità. Dopo molti anni nei quali l’obbligazionario offriva remunerazioni molto basse, titoli di Stato e obbligazioni di buona qualità tornano a rappresentare una componente interessante dei portafogli.

    La selezione diventa più importante: qualità dell’emittente, sostenibilità del debito e scadenza devono essere valutate con maggiore attenzione. Ma il reddito fisso torna ad avere un ruolo concreto sia nella generazione di rendimento sia nella diversificazione.
    Export, Mercosur e nuove opportunità per il Made in Italy

    Testate: Il Messaggero
    L’internazionalizzazione torna al centro della strategia di crescita italiana con la missione nel Mercosur e l’obiettivo di raddoppiare le esportazioni verso Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay.

    L’accordo tra Unione europea e Mercosur crea un mercato potenziale di circa 700 milioni di consumatori, ampliando significativamente lo spazio commerciale disponibile per le imprese europee.

    Per l’Italia il potenziale dell’export verso l’area viene indicato intorno ai 14 miliardi di euro.

    Le opportunità riguardano in particolare i comparti nei quali il Made in Italy dispone già di un vantaggio competitivo: meccanica, farmaceutica, automotive, moda e agroalimentare.

    L’apertura di nuovi mercati assume una rilevanza ancora maggiore in una fase caratterizzata da una crescita relativamente lenta della domanda europea.

    Per le imprese italiane, diversificare geograficamente le esportazioni può quindi diventare uno dei motori più concreti di crescita, riducendo contemporaneamente la dipendenza dai mercati tradizionali.
    Intelligenza artificiale, robotica e nuova industria

    Testate: la Repubblica Affari&Finanza / La Stampa / Corriere della Sera – L’Economia
    La trasformazione tecnologica entra in una nuova fase con lo sviluppo dei robot umanoidi, destinati ad applicazioni che vanno ben oltre la fabbrica tradizionale.

    Le applicazioni potenziali riguardano manifattura, logistica, agricoltura, edilizia e assistenza. Le dimensioni future del mercato vengono stimate nell’ordine delle migliaia di miliardi di dollari nei prossimi decenni.

    La Cina sta accelerando nello sviluppo della robotica, gli Stati Uniti continuano a investire capitali enormi, mentre l’Europa cerca di recuperare terreno.

    Proprio sull’Europa emerge però una criticità: il piano comunitario sull’intelligenza artificiale fatica ancora a decollare e la tracciabilità dei fondi viene indicata come insufficiente.

    Per l’Italia esiste tuttavia uno spazio competitivo interessante. La possibilità non consiste necessariamente nel costruire i grandi modelli AI, attività che richiede capitali enormi, ma nell’applicare l’intelligenza artificiale alla manifattura, alla meccanica, alla robotica e ai servizi.

    Un esempio arriva dalla piattaforma italiana Cato, che ha raccolto 6 milioni di euro per utilizzare l’intelligenza artificiale negli appalti pubblici.

    Il valore dell’AI può quindi nascere non soltanto dai grandi modelli generalisti, ma dall’applicazione della tecnologia a processi specifici e concreti, aumentando efficienza e produttività.
    Lavoro, giovani e capitale umano

    Testate: Il Sole 24 Ore
    Il mercato del lavoro italiano presenta segnali di miglioramento, ma conserva un problema strutturale legato ai giovani che non studiano e non lavorano.

    Il numero dei NEET è diminuito rispetto agli anni precedenti, ma rimane ancora pari a circa 1,87 milioni di giovani.

    La riduzione rappresenta un segnale positivo, ma la dimensione assoluta del fenomeno rimane troppo elevata per un Paese che contemporaneamente registra difficoltà nel reperire personale qualificato.

    Il problema diventa quindi soprattutto quello dell’incontro tra domanda e offerta di competenze. Molte aziende cercano tecnici specializzati mentre una parte significativa della popolazione giovanile rimane fuori dai percorsi formativi e lavorativi.

    La risposta passa da formazione tecnica, competenze digitali, conoscenza delle lingue e maggiore collegamento tra scuola e imprese.

    In un’economia trasformata dall’intelligenza artificiale e dall’automazione, la disponibilità di capitale umano qualificato diventa uno dei principali fattori di competitività.

    La questione non è quindi soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma costruire competenze coerenti con quelli che le imprese stanno già cercando.
  • INSIDE FINANCE

    Inside Value 25# Il prezzo lo decide l’ultimo passeggero.

    07/09/2026 | 8 min
    Il prezzo lo decide l’ultimo passeggero.

    Nei mercati, come nei biglietti aerei, il prezzo non è mai fisso.

    Cambia in base a chi è disposto a pagarlo, quando arriva e quanto è urgente salire a bordo.

    In questo nuovo episodio di Inside Value, Roberto Russo accompagna gli ascoltatori dentro una settimana in cui quattro “gate” diversi hanno raccontato una lezione comune:

    per cambiare il prezzo di un intero mercato non serve che tutti cambino idea.
    Basta che cambi l’ultimo passeggero.

    Parleremo del mercato del lavoro americano, dove i nuovi occupati hanno sorpreso gli analisti, ma con una qualità della crescita meno brillante di quanto sembri a prima vista.

    Analizzeremo poi il Giappone, dove dopo decenni i titoli di Stato tornano a offrire rendimenti interessanti, cambiando gli equilibri per chi ha sempre finanziato il debito americano.

    Al centro della puntata anche Broadcom e la filiera dell’intelligenza artificiale: numeri molto forti, aspettative ancora più alte e un tema cruciale per il futuro dei chip su misura.

    Infine, guarderemo all’Europa, tra una ripresa degli ordini industriali e il ritorno dell’inflazione spinta dall’energia.

    Un episodio dedicato a chi vuole capire perché nessun prezzo esiste da solo: esiste perché, dall’altra parte, qualcuno è disposto a pagarlo. E non tutti i compratori sono uguali.

    Perché se il passeggero è stabile, paziente e non vola a debito, può sostenere il prezzo a lungo.Ma se sale a bordo solo perché lo fanno tutti, quel prezzo può sgonfiarsi in un attimo.

    Se volete approfondire i temi di questa puntata, trovate la newsletter sul sito Il Valore Conta, a cura di Roberto Russo e Filippo Pasini.

    Per maggiori informazioni: info@ilvaloreconta.it

    Questo podcast ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento. Le opinioni espresse riflettono il punto di vista degli autori.

    Buon ascolto.
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