565 episodi
- Rassegna stampa economico-finanziaria del 29 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Banche centrali, inflazione e mercati globali
Testate: Corriere della Sera / La Repubblica / La Stampa / Il Sole 24 Ore / Sole 24 Ore Plus 24
La Federal Reserve raffredda le aspettative di un rapido allentamento monetario. Da Jackson Hole, il nuovo presidente Kevin Warsh mantiene una linea prudente: l’inflazione americana, con il PCE intorno al 3,7%, resta ancora distante dall’obiettivo del 2%, mentre la crescita USA è attesa intorno all’1,5% nel secondo semestre 2026. I tagli dei tassi potrebbero quindi arrivare più lentamente rispetto alle attese dei mercati.
Per gli investitori europei aumenta il tema della concentrazione sugli Stati Uniti. Circa il 50% dell’esposizione finanziaria estera europea è concentrata tra Wall Street e Treasury, rendendo i portafogli particolarmente sensibili a un eventuale deterioramento simultaneo di azionario americano, debito pubblico USA e dollaro.
La BCE entra invece in una fase più equilibrata dopo il lungo ciclo che ha portato dai tassi negativi alla stretta anti-inflazione. Il messaggio strutturale è che l’Europa difficilmente tornerà al regime eccezionale del decennio precedente: il costo del capitale potrebbe restare più elevato rispetto agli anni 2010-2021.
Sul fronte italiano arriva uno dei segnali finanziari più positivi. Lo spread BTP-Bund è sceso da 233 punti base nell’ottobre 2022 a circa 80 punti nell’agosto 2026, mentre il rendimento del decennale italiano è passato dal 4,76% al 4%. Il mercato sta quindi riconoscendo un premio per il rischio significativamente inferiore rispetto a quattro anni fa.
La crescita italiana rimane moderatamente positiva, con un PIL reale in aumento di circa l’1% su base annua nel secondo trimestre 2026. Il debito/PIL resta però elevato, al 138,9%, confermando che il miglioramento della percezione finanziaria deve ancora essere accompagnato da una crescita nominale più robusta.
Energia, carburanti e nuova pressione sui prezzi
Testate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Giornale / Il Sole 24 Ore / Milano Finanza / Il Tempo / Il Foglio
Il rientro dalle vacanze apre un settembre caratterizzato da nuove pressioni sul costo della vita. Tra le stime riportate emergono aumenti del 14% per l’elettricità e del 30% per il gas nel 2026, rincari fino al 15% sui biglietti aerei e aumenti anche per materiale e libri scolastici.
Il caro carburanti rischia di generare un aggravio fino a circa 356 euro annui per automobilista o famiglia, con effetti che si trasferiscono progressivamente all’intera filiera produttiva e distributiva.
La pressione energetica arriva infatti anche ai prodotti alimentari. Fertilizzanti, refrigerazione, energia e trasporti stanno contribuendo ai rincari di frutta e verdura, trasformando lo shock energetico in inflazione percepita soprattutto per le famiglie con redditi medio-bassi.
Il Governo valuta interventi selettivi al posto di un nuovo taglio generalizzato delle accise. Tra le ipotesi figurano una social card carburanti e strumenti collegati all’ISEE, con l’obiettivo di sostenere le fasce più esposte senza aumentare eccessivamente il deficit.
Resta aperto anche il confronto sugli extraprofitti energetici. Il settore avverte che ulteriori prelievi potrebbero ridurre la capacità di finanziare raffinazione, logistica e transizione energetica, proprio mentre la capacità di raffinazione italiana richiede nuovi investimenti.
Il dato positivo riguarda gli approvvigionamenti: gli stoccaggi italiani di gas sono intorno all’80%, tra i livelli più elevati in Europa. Il rischio principale non è quindi oggi la scarsità fisica del gas, ma il suo prezzo, che durante l’inverno potrebbe tornare nell’area dei 60 euro/MWh.
Manovra 2027, fisco e conti pubblici
Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore / Milano Finanza
La prossima Legge di Bilancio viene stimata nell’ordine dei 30 miliardi di euro. Circa la metà delle risorse potrebbe arrivare da prestiti europei per circa 15 miliardi, riducendo la necessità immediata di nuove coperture nazionali.
Il dossier fiscale più avanzato riguarda il ceto medio. L’ipotesi principale prevede la riduzione dell’aliquota IRPEF del secondo scaglione dal 35% al 33%, con possibile estensione fino a 60.000 euro di reddito. Il costo sarebbe compreso tra 2,5 e 2,7 miliardi, con un beneficio massimo vicino ai 1.000 euro annui.
Tra le altre ipotesi compare una flat tax del 15% sulle tredicesime, limitata alle fasce di reddito individuate dalla manovra. L’obiettivo sarebbe aumentare il reddito disponibile alla fine dell’anno e sostenere i consumi senza rendere permanente l’intero costo fiscale.
Sul fronte previdenziale torna invece Quota 64, mentre per gli autonomi viene prospettata l’estensione della flat tax fino a 100.000 euro di ricavi. Restano inoltre da finanziare i maggiori costi delle opere pubbliche legati al caro materiali.
Il principale vincolo rimane il debito. Anche con uno spread più basso, il costo medio tende a salire perché il Tesoro deve progressivamente rifinanziare titoli emessi durante gli anni dei tassi vicini allo zero con nuove emissioni più costose.
Banche, Borsa e mercato dei capitali
Testate: La Repubblica / Milano Finanza / Sole 24 Ore Plus 24
Il consolidamento bancario italiano entra sempre più nella fase regolamentare. L’Antitrust ha avviato un’istruttoria concentrandosi in particolare sulle sovrapposizioni nel settore assicurativo e sulle quote di mercato generate dalle nuove aggregazioni.
Il Governo torna inoltre a valutare un contributo del sistema bancario. Tra le ipotesi viene indicata una contribuzione nell’ordine del 5% degli utili degli istituti, ancora oggetto di confronto, cercando però di evitare ripercussioni sulla clientela e sulla capacità di erogare credito.
Sul fronte delle infrastrutture finanziarie, Italia e Francia riaprono il dossier Euronext. L’obiettivo italiano è rafforzare il peso di Piazza Affari all’interno della federazione borsistica europea e rendere più collegiale il processo di nomina dei vertici.
La stabilizzazione dello spread sta intanto sostenendo il mercato italiano. Diverse società hanno raggiunto massimi pluriennali o superato i 100 miliardi di euro di capitalizzazione, ma resta il problema strutturale delle poche nuove quotazioni e dei numerosi delisting.
In questo scenario l’EGM può assumere un ruolo strategico come porta d’ingresso delle PMI verso il mercato dei capitali, favorendo nel tempo il passaggio verso mercati più profondi e liquidi.
Industria, intelligenza artificiale e nuove filiere
Testate: Corriere della Sera / La Repubblica / Il Sole 24 Ore / Italia Oggi / Milano Finanza
Il divario tecnologico tra Stati Uniti ed Europa assume ormai dimensioni macroeconomiche. Le “Magnifiche Sette” di Wall Street raggiungono complessivamente circa 23.885 miliardi di dollari di capitalizzazione, mostrando la straordinaria concentrazione di capitale e capacità tecnologica negli Stati Uniti.
Siemens invita l’Europa a evitare un eccesso di rigidità normativa sull’intelligenza artificiale. Una parte crescente degli investimenti AI si sta infatti trasformando in infrastrutture, automazione, software industriale e produttività, rendendo la regolamentazione una variabile competitiva nella sfida con Stati Uniti e Cina.
Sul fronte italiano, il fatturato industriale registra a giugno una flessione di circa l’1% su base mensile, mentre rimane positivo del 3,1% su base annua in termini nominali. La componente in volume appare però più debole, segnalando la necessità di distinguere l’aumento dei ricavi legato ai prezzi dalla crescita effettiva della produzione.
Il farmaceutico consolida invece il proprio ruolo di settore difensivo e di crescita. Invecchiamento della popolazione, domanda strutturale, innovazione e forte capacità di generare cassa stanno aumentando l’interesse degli investitori verso il comparto.
Anche l’industria automobilistica europea si avvicina alla difesa. Volkswagen sta aumentando il proprio coinvolgimento nella componentistica e nei sistemi militari, mostrando come la riconversione produttiva europea possa generare nuove filiere e investimenti nei prossimi anni.
Geoeconomia, difesa e sicurezza energetica
Testate: La Repubblica / Avvenire / Il Tempo / Il Foglio
Dopo sei mesi di guerra, l’economia iraniana mostra segnali di forte stress. Le sanzioni statunitensi continuano a comprimere l’attività economica, mentre inflazione elevata e difficoltà delle famiglie aumentano la pressione interna.
Per l’economia globale il principale rischio resta legato alla sicurezza delle rotte e dei flussi energetici. La crisi iraniana dimostra ancora una volta quanto energia, geopolitica e commercio internazionale siano diventati elementi difficili da separare.
Per l’Europa, energia e difesa rappresentano ormai due componenti della stessa strategia industriale. L’esperienza ucraina sta accelerando l’adozione di droni, intelligenza artificiale, software e sistemi militari a basso costo, creando nuovi modelli produttivi. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 28 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Energia, carburanti e inflazione
Testate: Corriere della Sera / Repubblica / La Stampa / Avvenire / Domani / Il Tempo / Il Foglio / MF
Il fronte energetico resta uno dei principali fattori di rischio per l’economia. L’accordo tra Stati Uniti e Venezuela potrebbe modificare nel medio periodo gli equilibri dell’offerta mondiale di petrolio, consentendo agli USA di accedere a circa 90 miliardi di barili del nuovo giacimento venezuelano. Il Venezuela dispone già di circa 303 miliardi di barili di riserve accertate, tra le più elevate al mondo.
Per l’Italia, tuttavia, gli effetti dello shock energetico sono già significativi. La maggiore spesa per petrolio e gas viene quantificata in circa 50 miliardi di euro, mentre con il Brent vicino agli 89 dollari al barile l’aggravio viene stimato nell’ordine di 130 milioni di euro al giorno. Alla pompa benzina e gasolio continuano inoltre a superare i 2 euro al litro.
Parallelamente crescono fortemente gli utili delle grandi compagnie petrolifere. Nel primo semestre 2026 le principali major hanno registrato complessivamente 148,4 miliardi di dollari di profitti, contro 99,6 miliardi nello stesso periodo del 2025, con un incremento del 49%. Il dato alimenta il dibattito politico sugli extraprofitti, ma evidenzia anche la forte capacità di investimento del settore.
La strategia del Governo sembra intanto spostarsi dagli sconti generalizzati sulle accise verso aiuti più selettivi. Tra le ipotesi figurano bonus destinati alle famiglie con redditi più bassi, mentre il 5 settembre potrebbe rappresentare lo snodo per l’ultimo intervento sulle accise mobili.
L’aumento dei costi energetici inizia inoltre a trasferirsi sul carrello della spesa. Per i prossimi tre mesi viene stimato un aggravio alimentare per le famiglie di circa 420 milioni di euro, segnalando il rischio che la pressione inflazionistica si estenda progressivamente dai carburanti ai beni di consumo essenziali.
Conti pubblici, PNRR, crescita e credibilità dell’Italia
Testate: Corriere della Sera / Il Foglio / L’Espresso
Il PNRR entra nella fase decisiva dell’esecuzione. Al 1° luglio 2026 risultano 672.549 progetti per 173,32 miliardi di euro di finanziamenti, ma la quota indicata come realizzata si ferma al 27,3%, mentre il 76,3% dei progetti risulta ancora in corso.
Emergono inoltre forti differenze territoriali. Lombardia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Veneto mostrano livelli di avanzamento significativamente superiori rispetto a regioni come Liguria, Calabria, Sicilia, Campania e Lazio. La capacità amministrativa locale diventa quindi una vera variabile economica, capace di incidere sull’effettivo rendimento degli investimenti europei.
La questione centrale diventa soprattutto il dopo-PNRR. Con il progressivo esaurimento degli investimenti straordinari europei cresce il dibattito sulla possibilità di utilizzare maggiore deficit per sostenere l’economia, ma il rischio è sostituire investimenti produttivi con spesa corrente senza generare sufficiente crescita del PIL.
Sul fronte finanziario arriva invece uno dei segnali più positivi della giornata. Il deficit italiano è passato da circa l’8% del PIL nel 2022 al 3,1% nel 2025, mentre lo spread BTP-Bund si colloca intorno agli 82 punti base, leggermente sotto il differenziale dei titoli francesi rispetto al Bund.
Il miglioramento indica un cambiamento nella percezione del rischio sovrano italiano. Per consolidarlo sarà però necessario trasformare gli investimenti del PNRR in maggiore produttività, crescita potenziale e capacità produttiva permanente, evitando che la fine del Piano venga compensata semplicemente con nuovo deficit.
Banche, assicurazioni e nuovi equilibri del risparmio
Testate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Sole 24 Ore / Il Fatto Quotidiano / Il Foglio
Il consolidamento del sistema finanziario italiano continua a essere uno dei dossier centrali. Generali ha annunciato che valuterà la proposta ricevuta da Montepaschi ponendo al centro la tutela degli azionisti, mentre la partita coinvolge anche Mediobanca e Banca Generali.
Il tema va ormai oltre il semplice risiko bancario. In gioco ci sono assicurazioni, asset management e soprattutto il controllo dei principali canali attraverso cui viene gestito e distribuito il risparmio delle famiglie italiane.
L’Antitrust guarda con attenzione alle possibili conseguenze delle aggregazioni sulla concorrenza nel mercato assicurativo. Il rischio regolamentare potrebbe quindi diventare uno dei principali vincoli alla realizzazione delle operazioni attualmente allo studio.
Carlo Cimbri propone intanto la creazione di un secondo grande polo bancario nazionale, con MPS come capofila e Siena come centro, affiancando ai grandi gruppi finanziari una rete di istituti territoriali forti e integrando maggiormente credito e assicurazioni.
La crescita di Unipol rappresenta un esempio della trasformazione del settore: il titolo è passato da 4,76 euro a fine 2016 a 28,46 euro nell’agosto 2026, accompagnando una strategia decennale di partecipazioni bancarie che ha trasformato il gruppo da assicuratore tradizionale a piattaforma finanziaria integrata.
Industria, ZES, difesa e nuove tecnologie
Testate: La Stampa / Avvenire / Domani / Il Foglio / L’Espresso
La ZES unica viene proposta come modello da estendere anche al Nord. L’obiettivo sarebbe trasferire parte delle semplificazioni amministrative sperimentate nel Mezzogiorno alle regioni settentrionali, trasformando la riduzione dei tempi autorizzativi in uno strumento più generale di competitività nazionale.
Anche il programma SAFE apre una nuova fase della politica industriale europea. Il Governo avrebbe scelto di richiedere circa 8 miliardi di euro di finanziamenti, rispetto ai circa 15 miliardi inizialmente considerati. I prestiti possono avere durata fino a 45 anni e un periodo di grazia sul capitale di dieci anni.
La Commissione Europea punta inoltre a trasformare la maggiore spesa per sicurezza in una più ampia strategia di reindustrializzazione, che coinvolge automotive, acciaio, chimica, tecnologie dual-use, automazione e infrastrutture produttive.
La dimensione industriale della difesa emerge anche dalla Russia, che punta a raggiungere una produzione di circa 130.000 droni governati dall’intelligenza artificiale all’anno. Software, semiconduttori, sensoristica e capacità manifatturiera civile diventano così componenti sempre più integrate della nuova industria della difesa.
Per l’Europa la questione non riguarda quindi soltanto la sicurezza militare, ma anche l’autonomia tecnologica e produttiva. Difesa, aerospazio, elettronica, automazione, infrastrutture energetiche e siderurgia potrebbero beneficiare di un ciclo pluriennale di investimenti pubblici e privati.
Casa, infrastrutture e capitale reale
Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera
Il mercato immobiliare torna al centro del dibattito normativo. In Parlamento sono allo studio interventi su sanatorie, bonus, sgomberi, rigenerazione urbana e normativa edilizia, compresa la possibilità di facilitare la regolarizzazione di alcuni abusi storici realizzati prima del 1967.
La certezza urbanistica assume un valore sempre più importante anche dal punto di vista patrimoniale: commerciabilità, finanziabilità e possibilità di riqualificazione degli immobili dipendono infatti dalla regolarità della documentazione.
Il dossier si intreccia con la direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici. La progressiva richiesta di immobili più efficienti potrebbe aumentare il valore relativo degli edifici già riqualificati e contemporaneamente generare nuovi investimenti sul patrimonio energeticamente più debole.
Anche l’acqua emerge come una nuova infrastruttura economica strategica. La crisi idrica italiana evidenzia problemi di capacità di accumulo, dispersione e manutenzione delle reti, trasformando invasi e infrastrutture idriche in un potenziale nuovo capitolo di investimenti per agricoltura, industria e utilities.
Rigenerazione immobiliare, efficientamento energetico e infrastrutture idriche potrebbero quindi diventare alcune delle componenti più rilevanti del ciclo domestico di investimenti italiano nei prossimi anni.
Mercati, tassi e allocazione del capitale
Testate: Il Foglio / MF / Il Fatto Quotidiano / Corriere della Sera
Il recupero relativo dell’Italia rappresenta uno dei segnali più interessanti sui mercati europei. Con lo spread BTP-Bund intorno a 82 punti base e quello francese intorno a 86, gli investitori sembrano attribuire maggiore valore alla stabilizzazione fiscale italiana.
La riduzione del rischio percepito rappresenta una condizione favorevole non soltanto per il Tesoro, ma anche per banche e imprese, perché contribuisce a ridurre il costo relativo del capitale e migliora l’attrattività degli asset italiani.
Negli Stati Uniti cresce invece l’attenzione verso una possibile nuova “Operation Twist”, basata sulla gestione delle scadenze del debito per ridurre la pressione sui rendimenti a lungo termine senza modificare immediatamente il livello complessivo della politica monetaria. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 27 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Energia, carburanti e costo della crisi
Testate: Corriere della Sera / la Repubblica / La Stampa / Avvenire / Il Giornale / La Notizia / L’Altravoce - Il Quotidiano Nazionale / Il Riformista
Il caro energia resta il principale tema economico della giornata. Il Governo ha prorogato fino al 5 settembre lo sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio, con un nuovo intervento da circa 130 milioni di euro. Dall’inizio della crisi, le misure sui carburanti avrebbero mobilitato complessivamente circa 2,5 miliardi di euro.
La copertura dei nuovi 130 milioni non arriverà da una nuova tassa sugli extraprofitti, ma da un anticipo delle imposte dovute dai grandi gruppi energetici. La soluzione evita temporaneamente un’imposta straordinaria, ma utilizza gettito futuro e non rappresenta quindi una copertura strutturale.
I prezzi restano elevati: circa 2,017 euro al litro per la benzina e 2,137 euro per il gasolio sulla rete ordinaria, con valori ancora superiori in autostrada. Un pieno da 50 litri arriva così a circa 100 euro per la benzina e 106 euro per il diesel.
L’impatto sull’economia è ormai significativo. Confesercenti stima 1,8 miliardi di euro di spesa aggiuntiva per gli automobilisti nei soli mesi di luglio e agosto, mentre la CNA quantifica in circa 11,6 miliardi di euro gli extracosti energetici complessivi sostenuti dall’Italia tra marzo e agosto, considerando carburanti, elettricità e gas.
Il Governo punta progressivamente a sostituire gli interventi generalizzati con sostegni mirati alle categorie maggiormente esposte, come autotrasporto, taxi e veicoli commerciali. Tra le ipotesi compare anche il ritorno del bonus carburante da 200 euro per i lavoratori.
Conti pubblici, manovra, fisco e welfare
Testate: Il Sole 24 Ore / Il Foglio / MF-Milano Finanza / Libero / Il Riformista
L’attenzione si sposta sulla Legge di Bilancio 2027. Il prossimo aggiornamento Istat potrebbe portare il deficit 2025 dall’attuale 3,1% al 3% o leggermente sotto, aprendo per l’Italia la possibilità di uscire anticipatamente dalla procedura europea per deficit eccessivo e rafforzando la credibilità finanziaria del Paese.
Il debito resta però il principale vincolo. Il rapporto debito/PIL potrebbe salire dal 137,1% del 2025 al 138,6% nel 2026, per poi iniziare una lenta discesa negli anni successivi. La spesa per interessi potrebbe raggiungere 111,5 miliardi di euro nel 2029.
La prossima manovra viene preliminarmente stimata tra 30 e 40 miliardi di euro. Tra le misure fiscali allo studio figura la riduzione dell’aliquota Irpef dal 35% al 33% per i redditi fino a 60.000 euro, con un costo di circa 2,7 miliardi. Il nodo centrale rimane trovare coperture strutturali.
Sul fronte sanitario vengono richiesti tra 5 e 5,5 miliardi di euro aggiuntivi, destinati ad assunzioni, aggiornamento dei Lea, prevenzione, screening e altri interventi. Le oltre 1.200 Case della Comunità finanziate attraverso il PNRR richiederanno inoltre circa 19.000 infermieri di famiglia e comunità, evidenziando un problema non soltanto finanziario ma anche di capitale umano.
Anche le pensioni tornano al centro del dibattito, con nuove ipotesi di uscita a 64 anni. Parallelamente, l’età per la pensione di vecchiaia è destinata secondo il quadro riportato a salire a 67 anni e un mese nel 2027 e di altri due mesi nel 2028.
Banche, consolidamento e mercati italiani
Testate: Corriere della Sera / Il Sole 24 Ore / MF-Milano Finanza
Il risiko bancario italiano entra in una fase ancora più delicata. Intesa Sanpaolo ha presentato un esposto alla Consob sulle iniziative di MPS relative a Banco BPM e Banca Generali, chiedendo verifiche sull’applicazione della passivity rule e sulla qualità delle informazioni fornite al mercato.
La dimensione economica delle operazioni è ormai sistemica: vengono indicati circa 25,3 miliardi di euro per Banco BPM e 8,7 miliardi per Banca Generali, per oltre 34 miliardi complessivi, mentre sullo sfondo resta l’Opas Intesa-MPS valutata intorno ai 30,6 miliardi.
Parallelamente emerge la profonda trasformazione del settore bancario europeo. Tra il 2010 e il 2025 l’Europa ha perso circa 922 mila occupati bancari, pari al 30% della forza lavoro. In Italia gli addetti sono diminuiti di oltre 63 mila unità e gli sportelli sono passati da 33.631 a 19.182, con una contrazione del 43%.
Dai mercati arriva però un segnale interessante per le PMI quotate. Nell’ultimo mese il FTSE Italy Small Cap registra circa +2,6%, contro +0,7% del mercato principale. Da inizio 2026 cresce inoltre la liquidità sia delle small cap (+22%) sia delle mid cap (+67,9%).
Il comparto tratta a circa 12,7 volte gli utili, con uno sconto medio vicino al 30% rispetto ai comparabili europei. Anche il nuovo ETF dedicato alle PMI italiane ha raccolto quasi 70 milioni di euro in poche settimane, alimentando le aspettative di una possibile rivalutazione del segmento.
Intelligenza artificiale, produttività e capitale umano
Testate: La Stampa / MF-Milano Finanza / Il Sole 24 Ore
L’intelligenza artificiale entra definitivamente nel dibattito macroeconomico italiano. Circa il 32% delle imprese italiane utilizza strumenti di AI e le stime citate nella rassegna indicano un impatto economico potenziale superiore a 195 miliardi di euro entro il 2030.
Bankitalia stima che l’AI possa contribuire alla crescita della produttività per un valore compreso tra 0,2 e 1,1 punti percentuali l’anno, anche se l’Italia continua a mostrare un ritardo nell’adozione delle applicazioni più avanzate.
Secondo la BCE, la quota di lavoratori europei che utilizza l’AI è salita dal 26% nel 2024 al 52% nel 2026. Il lavoratore mediano dichiara un risparmio di circa tre ore alla settimana, anche se l’aumento medio della produttività aggregata viene stimato intorno a 0,35 punti percentuali annui.
Resta però forte il divario di competenze: l’utilizzo raggiunge circa il 61% tra i lavoratori con istruzione elevata contro il 37% tra quelli meno istruiti. Anche sul fronte salariale l’Italia mostra criticità, con le retribuzioni dei lavoratori tra 18 e 29 anni inferiori mediamente del 33,5% rispetto agli over 50.
AI e formazione emergono quindi come due leve strettamente collegate: il vero vantaggio competitivo non dipenderà dalla semplice disponibilità della tecnologia, ma dalla capacità di combinarla con competenze, organizzazione aziendale e investimenti in capitale umano.
Difesa, SAFE, geopolitica e industria europea
Testate: Corriere della Sera / MF-Milano Finanza / Il Fatto Quotidiano
La difesa assume un peso crescente nella politica industriale europea. L’Italia ha richiesto 8,9 miliardi di euro attraverso il programma SAFE, rispetto ai 14,9 miliardi inizialmente prenotati, scegliendo di preservare maggiore spazio fiscale per sanità e politiche sociali.
Le risorse finanzieranno progetti europei relativi a difesa aerea e antimissile, droni, sistemi autonomi, cybersecurity, munizionamento, mezzi navali e componentistica. I prestiti potranno avere una durata fino a 45 anni, con le prime risorse attese dal 2027.
Per l’industria italiana le prospettive sono positive: Leonardo, Fincantieri, Avio e le rispettive filiere potrebbero beneficiare di una maggiore certezza e continuità degli ordini, riducendo contemporaneamente la dipendenza europea dai fornitori extra-UE.
L’effetto macroeconomico dipenderà però dalla capacità di mantenere produzione e investimenti all’interno dell’Europa. Nei Paesi molto indebitati e dipendenti dalle importazioni militari, un euro aggiuntivo di spesa per la difesa potrebbe generare appena 30 centesimi di PIL. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 26 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Banche, risiko MPS-Banco BPM e capitale italiano
Testate: la Repubblica / La Stampa / MF / Il Foglio
La partita tra MPS e Banco BPM entra in una fase particolarmente delicata. Il consiglio di amministrazione di Banco BPM considera l’offerta di MPS non concordata e priva di un premio adeguato. La valutazione implicita dell’operazione supera i 25 miliardi di euro, mentre l’offerta incorpora uno sconto di circa il 2,3% rispetto ai prezzi di mercato. Il nodo diventa quindi non soltanto industriale, ma anche di convenienza economica per gli azionisti.
Il Tesoro ha intanto congelato la vendita della propria partecipazione in MPS. Il MEF mantiene il 4,8% di Monte dei Paschi e non intenderebbe cederlo nell’immediato, evitando così di interferire con le operazioni straordinarie in corso. Anche una partecipazione pubblica relativamente contenuta può quindi assumere un peso strategico nella fase di consolidamento.
Determinante resta anche la struttura proprietaria di Banco BPM: Crédit Agricole possiede il 29,3% del capitale, mentre tra gli altri azionisti figurano BlackRock e Davide Leone. La forte presenza francese trasforma il risiko bancario italiano in una partita sempre più europea.
Sullo sfondo emerge una questione più strutturale: la necessità di sviluppare una vera industria italiana del capitale. Il Golden Power può proteggere singoli asset strategici, ma non sostituisce la presenza di investitori istituzionali domestici capaci di trasformare il risparmio delle famiglie in capitale di lungo periodo per imprese, infrastrutture e innovazione.
Energia, carburanti, Iran e mercati finanziari
Testate: Corriere della Sera / la Repubblica / La Stampa / Il Giornale / MF / Domani
Il caro-carburanti resta una delle principali emergenze economiche di breve periodo. Il Governo si prepara a prorogare lo sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio, per poi passare progressivamente da interventi generalizzati a sostegni maggiormente concentrati sulle fasce di reddito più vulnerabili.
I prezzi restano elevati: il gasolio self-service viene indicato a circa 2,136 euro al litro e la benzina a 2,015 euro, mentre sulla rete autostradale si raggiungono rispettivamente circa 2,207 e 2,091 euro al litro, con punte ancora superiori in alcune stazioni.
Tra le ipotesi allo studio c’è anche un sistema di “accise mobili”, attraverso il quale l’extragettito IVA prodotto dall’aumento dei carburanti verrebbe utilizzato per finanziare automaticamente una riduzione delle accise. Parallelamente resta aperto il confronto sugli extraprofitti energetici e sulla possibilità di introdurre un prelievo coordinato o nazionale.
Dal quadro internazionale arriva però un segnale favorevole. Le nuove sanzioni statunitensi contro l’Iran hanno contribuito a portare il Brent intorno agli 89 dollari al barile, circa -3%, riducendo almeno temporaneamente la pressione sull’inflazione europea.
Anche i mercati reagiscono positivamente: il FTSE MIB registra un +0,3% a 52.720 punti, mentre i rendimenti dei Treasury statunitensi mostrano un allentamento. L’attenzione si sposta ora sul dato PCE americano, decisivo per comprendere le prossime mosse della Federal Reserve.
Conti pubblici, PNRR, infrastrutture e difesa europea
Testate: Corriere della Sera / La Stampa / la Repubblica / Il Foglio / Domani
Il Governo prepara un autunno caratterizzato da una maggiore selettività della spesa pubblica. L’obiettivo è sostituire progressivamente gli interventi generalizzati con misure mirate, evitando che sostegni permanenti finanziati attraverso risorse temporanee possano deteriorare il deficit e la credibilità dell’Italia sui mercati.
Sul PNRR emerge il tema della continuità degli investimenti. Il Piano dispone complessivamente di 53,6 miliardi di euro destinati alle infrastrutture, di cui circa 26,5 miliardi per opere ferroviarie. Dopo la conclusione del PNRR potrebbero però servire ulteriori 20 miliardi di euro per completare alcuni cantieri e programmi.
Ferrovie dello Stato rappresenta uno dei principali soggetti coinvolti nell’attuazione del Piano, con circa 25 miliardi di investimenti PNRR. La sfida non è soltanto spendere le risorse disponibili, ma trasformarle in maggiore capacità, puntualità e affidabilità della rete ferroviaria.
Parallelamente la difesa si trasforma in una nuova politica industriale europea. Il programma SAFE dispone complessivamente di 150 miliardi di euro, mentre per l’Italia le diverse ricostruzioni indicano cifre comprese tra circa 8 e 10 miliardi. Una quota crescente della spesa dovrebbe essere destinata a fornitori e filiere produttive europee.
Il potenziale economico sarà però legato alla qualità della spesa: maggiori investimenti militari possono sostenere la crescita soltanto se generano produzione domestica, ricerca, tecnologie dual-use e nuova capacità industriale, evitando che le risorse si traducano prevalentemente in importazioni.
Intelligenza artificiale, robotica e consulenza finanziaria
Testate: Corriere della Sera / La Verità / MF / Domani / Italia Oggi
L’intelligenza artificiale entra in una nuova fase. Dopo la corsa agli investimenti miliardari, l’attenzione si sposta sulla misurazione dei risultati, sull’affidabilità dei sistemi e sull’effettiva integrazione dell’AI nei processi aziendali. Il vantaggio competitivo non deriva più dalla semplice adozione di chatbot, ma dalla capacità di ottenere incrementi misurabili di produttività.
La convergenza tra AI e robotica diventa sempre più concreta. Mitsubishi sta sviluppando l’utilizzo di robot umanoidi nelle fabbriche, soprattutto per mansioni ripetitive o difficili da coprire con la manodopera disponibile. AI, computer vision, sensoristica e robotica iniziano così a convergere nella produzione fisica.
Nel settore finanziario l’utilizzo dell’AI richiede invece maggiore prudenza. Un chatbot che formula raccomandazioni personalizzate può entrare nell’ambito della consulenza finanziaria e quindi essere sottoposto alle regole MiFID. Adeguatezza, profilazione del cliente, tolleranza al rischio, privacy e tracciabilità rimangono responsabilità centrali.
Per il private banking emerge quindi un modello preciso: l’AI appare oggi più efficace come copilota del consulente, capace di supportare analisi, ricerca, reporting e costruzione degli scenari, piuttosto che come sostituto autonomo della relazione fiduciaria e della responsabilità professionale.
Industria, clima, logistica e grandi infrastrutture
Testate: la Repubblica / Il Secolo XIX / Corriere della Sera / La Stampa
Il cambiamento climatico assume una dimensione sempre più economica. Gli impatti su edilizia e agricoltura vengono stimati potenzialmente in circa 50 miliardi di euro, mentre siccità, temperature estreme e fenomeni meteorologici aumentano contemporaneamente costi assicurativi, necessità infrastrutturali e volatilità della produzione agricola.
La transizione energetica rappresenta però anche un’opportunità industriale. La riduzione dei costi delle tecnologie rinnovabili rende più convenienti gli investimenti in generazione, accumulo ed efficienza: il principale ostacolo italiano diventa quindi la velocità delle autorizzazioni e dell’implementazione.
Anche la logistica assume un ruolo strategico. L’Italia dispone di 27 interporti, che movimentano circa 65 milioni di tonnellate di merci e ricevono complessivamente circa 50.000 treni merci ogni anno. Una maggiore integrazione tra porti, ferrovie e interporti potrebbe ridurre i costi logistici e rafforzare la posizione italiana nei corridoi commerciali europei e mediterranei.
Gli investimenti ferroviari e logistici rappresentano quindi uno degli ambiti nei quali il PNRR può produrre un aumento permanente della capacità produttiva del Paese, andando oltre il semplice impulso congiunturale della spesa pubblica.
Geoeconomia, Europa e nuovo modello di crescita
Testate: Corriere della Sera / Il Foglio / MF / Panorama / La Stampa
La competizione tra Stati Uniti e Cina continua a modificare gli equilibri del commercio mondiale. Anche il Canada prepara contromisure per circa 20 miliardi, mentre alcune categorie di prodotti canadesi sono colpite da tariffe statunitensi che possono arrivare fino al 50%.
Per le imprese europee aumenta il rischio di una frammentazione delle catene globali in blocchi commerciali. Allo stesso tempo cresce il valore strategico del friend-shoring, delle infrastrutture critiche e delle capacità produttive localizzate in Paesi considerati politicamente affidabili.
In questo scenario nasce il Rhine Group, think tank promosso da Mario Draghi e Patrick Collison con l’obiettivo di trasformare le indicazioni sulla competitività europea in proposte operative. L’iniziativa punta su mercati dei capitali più profondi, innovazione, energia competitiva, maggiore scala industriale e riduzione delle barriere interne.
Un segnale significativo arriva anche dall’ecosistema tecnologico italiano: la rassegna attribuisce a Bending Spoons una valutazione di circa 18,4 miliardi di dollari, mostrando come anche dall’Italia possano emergere piattaforme tecnologiche capaci di raggiungere dimensioni globali. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 25 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Energia, carburanti e inflazione
Testate: Corriere della Sera / Repubblica / La Stampa / Il Fatto Quotidiano / La Verità / Il Foglio
Il caro carburanti torna al centro del dibattito economico. I prezzi medi raggiungono circa 2,128 euro al litro per il gasolio e 2,008 euro per la benzina sulla rete ordinaria, salendo rispettivamente a 2,204 e 2,085 euro in autostrada. Un livello che non pesa soltanto sulle famiglie, ma aumenta i costi di trasporto e logistica e rischia di trasferirsi sui prezzi finali.
Sul fronte degli interventi pubblici prevale l’ipotesi di misure selettive rivolte ai settori e alle fasce di reddito maggiormente colpite, piuttosto che un nuovo taglio generalizzato delle accise. Resta aperto anche il confronto su un possibile contributo delle compagnie petrolifere e sulla tassazione degli extraprofitti.
La pressione politica è alimentata dall’aumento degli utili delle principali compagnie energetiche considerate nella rassegna: complessivamente sono passati da 99,6 miliardi di dollari nel primo semestre 2025 a 148,3 miliardi nel primo semestre 2026, con una crescita di circa il 49%.
Il problema energetico assume inoltre una dimensione strutturale. In Europa vengono richiamate la chiusura di 30 raffinerie, di cui 6 in Italia, e una riduzione della capacità produttiva nell’ordine del 20%. Anche il gas torna sotto osservazione in vista dell’autunno, con il rischio che la necessità di ricostituire gli stoccaggi possa esercitare nuove pressioni sui prezzi.
Stati Uniti, debito pubblico e rischio stagflazione
Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore / MF
Il debito federale statunitense ha superato la soglia dei 40.000 miliardi di dollari, riportando al centro dei mercati il tema della sostenibilità fiscale americana e dell’enorme quantità di Treasury che dovrà essere assorbita dagli investitori.
Il Tesoro americano sta intervenendo anche sulla struttura delle scadenze e sui programmi di riacquisto. L’obiettivo è ridurre la pressione sul mercato obbligazionario, ma rimane il problema strutturale di un’offerta molto elevata di debito pubblico.
A complicare il quadro è il rischio di stagflazione: crescita debole accompagnata da inflazione persistente. Tariffe, shock energetici e deficit elevati rendono più difficile il lavoro delle banche centrali, perché una riduzione troppo rapida dei tassi potrebbe riaccendere l’inflazione, mentre tassi elevati continuano a frenare investimenti e domanda.
I primi effetti si vedono anche sui consumatori. Negli Stati Uniti il prezzo della benzina indicato nella rassegna passa da circa 3,65 dollari al gallone nel gennaio 2025 a 4,10 dollari nell’agosto 2026, mentre la classe media inizia a ridurre o rinviare alcuni consumi discrezionali.
Iran, Cina e geopolitica del petrolio
Testate: Corriere della Sera / Repubblica / La Stampa / Il Giornale / La Verità / Domani
Gli Stati Uniti stanno rafforzando il sistema delle sanzioni secondarie contro l’Iran, coinvolgendo potenzialmente anche imprese, banche e Paesi che continuano a intrattenere rapporti commerciali con Teheran.
Il punto più delicato riguarda la Cina, che secondo i dati riportati assorbe circa l’85% dell’export petrolifero iraniano. Dopo l’annuncio delle nuove misure, il rial avrebbe perso circa il 4,5% in una settimana.
Per l’economia mondiale il rischio principale non riguarda soltanto l’Iran, ma una possibile estensione dello scontro commerciale tra Washington e Pechino. Un’escalation potrebbe avere conseguenze su petrolio, shipping, semiconduttori, dollaro e inflazione globale.
L’elevata interdipendenza tra Cina, Stati Uniti ed Europa rappresenta però anche un elemento di contenimento: una guerra commerciale generalizzata produrrebbe costi elevati per tutte le principali economie coinvolte.
Banche, MPS, Banco BPM e Generali
Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore / MF
Il consolidamento bancario italiano continua a ruotare attorno a Monte dei Paschi e Banco BPM. L’offerta concorrente richiamata nella rassegna valorizza il titolo a 11,90 euro per azione, contro una valorizzazione implicita dell’offerta MPS di circa 11,61 euro: una differenza nell’ordine del 2,5%.
Un elemento determinante resta la posizione di Crédit Agricole, che detiene il 29,3% di Banco BPM. Una partecipazione sufficientemente rilevante da rendere qualsiasi progetto di aggregazione fortemente dipendente dalle scelte dell’azionista francese.
Torna inoltre in primo piano il rapporto tra MPS e Generali. Il risiko bancario italiano non riguarda più soltanto le banche tradizionali, ma coinvolge sempre più anche assicurazioni, risparmio gestito e distribuzione finanziaria.
Parallelamente emerge il tema della previdenza complementare, con la proposta di un “salvadanaio previdenziale” volontario gestito operativamente da banche e Poste e accompagnato da incentivi fiscali. Non si tratta di una misura approvata, ma segnala la crescente attenzione verso la mobilitazione del risparmio privato italiano per investimenti di lungo periodo.
Infrastrutture, casa e difesa
Testate: La Stampa / Il Fatto Quotidiano / MF / Avvenire
Il piano di investimenti di Anas rappresenta uno dei segnali più concreti per l’economia italiana. Nei primi sette mesi vengono indicati circa 2 miliardi di euro di investimenti, mentre il programma di lungo periodo prevede complessivamente 43,2 miliardi nei prossimi dieci anni.
Parte inoltre il Piano Casa, con un primo bando previsto a settembre e una dotazione di 700 milioni di euro destinata al recupero del patrimonio abitativo pubblico e alla rigenerazione urbana. L’intervento può generare domanda per edilizia, costruzioni e valorizzazione immobiliare.
Anche la difesa sta diventando un vero comparto industriale europeo. La Germania programma 12 miliardi di euro di nuove forniture militari, mentre l’Unione Europea mette sul tavolo altri 6,1 miliardi per sostenere la difesa ucraina.
Per l’Italia assume particolare rilevanza il dossier Leonardo: viene prospettata una nuova società a Kiev dedicata ai droni, con un potenziale giro di forniture fino a 21 miliardi di euro nell’arco di dieci anni. La ricostruzione e la difesa dell’Ucraina stanno così creando una nuova filiera industriale nella quale le imprese italiane possono avere un ruolo significativo.
Intelligenza artificiale, robotica e competitività europea
Testate: Il Sole 24 Ore / Il Foglio / MF
L’intelligenza artificiale entra sempre più profondamente nell’economia reale. Mitsubishi sta sperimentando l’utilizzo di robot umanoidi nelle fabbriche, non soltanto come strumento di automazione, ma anche come risposta alla crescente difficoltà nel reperire lavoratori.
La competizione tecnologica diventa contemporaneamente sempre più capital intensive. Alibaba destina circa 10 miliardi all’intelligenza artificiale, confermando la dimensione degli investimenti necessari per competere su modelli, infrastrutture e capacità computazionale.
In Europa cresce quindi la pressione per accelerare su innovazione e produttività. L’iniziativa legata a Mario Draghi e al cosiddetto “Gruppo del Reno” punta proprio a rilanciare l’agenda europea sulla competitività, coinvolgendo economisti, imprenditori e startup.
Il problema europeo non è soltanto tecnologico: il ritardo nell’innovazione influenza produttività, salari, crescita potenziale e capacità futura di finanziare il welfare. Per l’Italia, AI e robotica possono però diventare anche una risposta alla carenza di manodopera, aumentando capacità produttiva e produttività senza necessariamente determinare una riduzione equivalente dell’occupazione.
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