567 episodi
- Il cerino passa di mano.
Nei mercati il rischio non sparisce mai.
Passa semplicemente da una mano all’altra.
In questo nuovo episodio di Inside Value, Roberto Russo accompagna gli ascoltatori dentro una settimana in cui tre protagonisti molto diversi — una banca centrale, un colosso tecnologico e uno Stato europeo — hanno scoperto quanto può scottare tenere il rischio troppo a lungo.
Parleremo della Federal Reserve, che a Jackson Hole ha scelto di dare meno indicazioni al mercato, lasciando gli investitori con meno certezze sulla direzione futura dei tassi.
Analizzeremo poi il caso NVIDIA, che continua a mostrare numeri straordinari, ma che sta anche assumendo un ruolo sempre più centrale nella catena dell’intelligenza artificiale, tra ordini ai fornitori, garanzie ai clienti, data center e free cash flow da monitorare.
Infine, guarderemo alla Francia, dove debito pubblico, instabilità politica e aumento dello spread con la Germania stanno riportando l’attenzione sul rischio sovrano europeo.
Il filo conduttore della puntata è semplice: quando tutto funziona, il cerino sembra quasi freddo.
Ma quando qualcosa si inceppa, diventa subito chiaro chi lo stava davvero tenendo in mano.
Un episodio dedicato a chi vuole capire perché, nei mercati, non basta guardare chi cresce, chi promette o chi sembra più solido.
Bisogna capire dove si sta accumulando il rischio.
Se volete approfondire i temi di questa puntata, trovate la newsletter sul sito Il Valore Conta, a cura di Roberto Russo e Filippo Pasini.
Per maggiori informazioni: info@ilvaloreconta.it
Questo podcast ha finalità esclusivamente informative e divulgative.
Non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento.
Le opinioni espresse riflettono il punto di vista degli autori.
Buon ascolto. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 30 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Inflazione, BCE e costo della vita
Testate: La Stampa / Il Fatto Quotidiano / Repubblica
L’inflazione torna rapidamente al centro dello scenario macroeconomico europeo. Secondo il sondaggio Bloomberg riportato nella rassegna, ad agosto l’inflazione dell’Eurozona potrebbe accelerare dal 2,9% al 3,3%, mentre l’Italia raggiungerebbe il 3,4%. Germania, Francia e Spagna si attesterebbero rispettivamente al 3,1%, 2,4% e 4,3%.
Dietro la nuova pressione sui prezzi ci sono soprattutto le materie prime energetiche. Il petrolio viene indicato intorno ai 90 dollari al barile, il gas europeo supera i 70 euro/MWh, massimo dal 2022, mentre benzina e diesel hanno oltrepassato in numerosi casi la soglia dei 2 euro al litro.
Il quadro modifica anche le prospettive sulla politica monetaria. Secondo gli economisti interpellati, la BCE potrebbe tornare ad alzare i tassi già nella riunione di settembre, dopo averli lasciati invariati a luglio. Negli Stati Uniti, intanto, il PCE al 3,7% rimane ancora molto distante dal target del 2% della Federal Reserve.
Il rischio è quindi una nuova fase di “higher for longer”: energia, gas e carburanti possono comprimere i margini aziendali, alimentare richieste salariali e frenare i consumi, lasciando alle banche centrali meno spazio per sostenere l’economia attraverso una riduzione dei tassi.
Anche la scuola diventa un indicatore concreto del costo della vita. Per l’anno scolastico 2025-2026 viene stimato un incremento della spesa del 2,3%, con costi che possono raggiungere circa 1.000 euro per studente considerando libri e materiale scolastico.
Carburanti, energia e Venezuela
Testate: La Stampa / Repubblica / Il Sole 24 Ore / Il Giornale
Il caro carburanti diventa un problema sempre più rilevante anche per le imprese. Confimprenditori propone un tetto di 1,90 euro al litro per la benzina e 1,95 euro per il diesel, mentre nel settore dei trasporti il carburante può rappresentare fino al 30% dei costi aziendali.
Per gli operatori più piccoli, l’aumento dei prezzi rischia di trasformarsi in perdita di commesse e problemi di liquidità. Tra le ipotesi compare quindi anche un meccanismo di rimborso quando il prezzo dei carburanti supera del 2% un determinato livello di riferimento.
Le pressioni potrebbero inoltre trasferirsi progressivamente agli alimentari. La rassegna prospetta un possibile picco dell’inflazione alimentare intorno al 3,7% nel secondo trimestre 2027, come effetto ritardato dello shock energetico.
Il Governo punta su una strategia in due fasi: interventi mirati per l’autotrasporto nel breve periodo e maggiore produzione domestica di energia rinnovabile nel medio termine. Secondo il ministro Adolfo Urso, la produzione elettrica da fonti rinnovabili sarebbe aumentata del 40% negli ultimi tre anni.
Sul fronte degli extraprofitti, l’orientamento sembra essere quello di evitare una nuova tassazione generalizzata, privilegiando eventualmente un contributo concordato con le compagnie energetiche. Gli interventi già destinati al taglio delle accise e agli sconti sui carburanti vengono quantificati in circa 2,7 miliardi di euro.
La grande variabile internazionale è invece il Venezuela. L’accordo annunciato con gli Stati Uniti attribuirebbe a Washington il controllo di 65 miliardi di barili di riserve e del 55% della produzione di una nuova joint venture. Caracas punta a oltre 100 miliardi di dollari di investimenti e più di 200 miliardi di entrate fiscali.
Con circa 303 miliardi di barili di riserve, pari al 17-19% delle riserve petrolifere mondiali, il Venezuela rappresenta un enorme asset energetico ancora sottoutilizzato. Un aumento della produzione potrebbe nel medio periodo incrementare l’offerta globale e ridurre le pressioni strutturali su petrolio, inflazione e tassi.
Conti pubblici, fisco e capacità di spesa dell’Italia
Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa / Il Fatto Quotidiano / La Verità
Il principale problema dei conti pubblici italiani non riguarda soltanto le risorse disponibili, ma la capacità di trasformarle rapidamente in spesa effettiva. Restano infatti da approvare 120 decreti attuativi collegati alle precedenti Leggi di Bilancio, di cui 61 hanno già superato la scadenza prevista.
I provvedimenti ancora mancanti consentirebbero di liberare oltre 1,5 miliardi di euro nel 2026, che diventerebbero quasi 2,6 miliardi considerando anche i finanziamenti pluriennali fino al 2028.
La Legge di Bilancio 2026 dispone complessivamente di circa 22,47 miliardi di euro. Il 77,4% delle risorse riguarda misure autoapplicative, mentre circa 5,08 miliardi, pari al 22,6%, richiedono specifici provvedimenti attuativi.
Il dato positivo riguarda il miglioramento nell'esecuzione: oltre la metà delle risorse che richiedevano decreti risultava inizialmente bloccata, per circa 2,66 miliardi. La quota ancora ferma è successivamente scesa dal 52% all’11,1%, mentre l’88,9% delle risorse è stato reso operativo.
Resta comunque un problema strutturale di complessità amministrativa. Il sistema fiscale italiano conta circa 140 adempimenti, comprese numerose micro-imposte che generano costi amministrativi potenzialmente sproporzionati rispetto al gettito prodotto.
Il tema della capacità di spesa diventa quindi cruciale anche in prospettiva: stanziare risorse non produce automaticamente crescita. La velocità con cui fondi e incentivi vengono trasformati in investimenti e domanda effettiva rappresenta una variabile sempre più importante per la competitività italiana.
Bond, tassi e mercati finanziari
Testate: Il Sole 24 Ore
La risalita globale dei rendimenti obbligazionari torna al centro dell’analisi dei mercati. Nouriel Roubini individua tre principali cause: inflazione persistente, deficit pubblici elevati e forte domanda di capitale, alimentata anche dagli enormi investimenti privati nell’intelligenza artificiale.
Negli Stati Uniti i rendimenti obbligazionari sono risaliti dai minimi intorno all’1% durante la pandemia verso livelli prossimi al 5%. Il movimento non deve però essere interpretato automaticamente come un segnale recessivo, perché può riflettere anche maggiori aspettative di crescita e investimento.
Il rischio emerge quando l’aumento dei rendimenti deriva principalmente da inflazione o deterioramento dei conti pubblici. In quel caso crescono contemporaneamente costo del capitale, tassi di sconto e oneri sul debito, con conseguenze negative sia sulla crescita sia sulle valutazioni azionarie.
Il precedente del 2022 mostra la sensibilità dei mercati: durante il sell-off obbligazionario l’S&P 500 perse oltre il 15% e il Nasdaq oltre il 20%, con i titoli tecnologici e growth particolarmente penalizzati dall’aumento dei tassi.
Rispetto al 2022 esiste però una differenza importante. Gli investimenti in AI e tecnologia possono aumentare produttività e crescita potenziale, consentendo almeno in parte la convivenza tra rendimenti obbligazionari elevati e mercati azionari resilienti, finché la crescita degli utili compensa il maggiore tasso di sconto.
Per gli investitori questo scenario aumenta il valore della selettività: il reddito fisso torna a offrire rendimenti nominali interessanti, ma richiede attenzione alla duration; sull’azionario diventano invece centrali qualità dei bilanci, crescita degli utili e capacità delle aziende di trasferire l’aumento dei costi sui prezzi.
Cina, dollaro e nuova infrastruttura monetaria
Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa
La Cina continua a costruire infrastrutture finanziarie capaci di ridurre progressivamente la dipendenza dal dollaro. Uno degli strumenti più rilevanti è mBridge, piattaforma basata su tecnologia DLT che permette a banche centrali e istituzioni partecipanti di effettuare pagamenti transfrontalieri attraverso CBDC.
Nato inizialmente tra Hong Kong e Thailandia, il progetto si è progressivamente allargato alla Cina, agli Emirati Arabi Uniti e all’Arabia Saudita. Nel 2026 il network continua ad espandersi e la rete cinese citata avrebbe già regolato oltre 4.000 operazioni, prevalentemente denominate in yuan digitale.
Parallelamente, la Banca dei regolamenti internazionali ha sviluppato Agorá, piattaforma multilaterale che coinvolge economie come Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito, Giappone, Canada, Corea del Sud, Messico e Svizzera.
Nel giugno 2026 il sistema cinese CBETS avrebbe inoltre avviato un servizio transfrontaliero per l’e-CNY con i primi 26 partecipanti. Non si tratta di un’imminente sostituzione del dollaro, ma della costruzione progressiva di un’infrastruttura che rende possibile effettuare una quota crescente di transazioni internazionali senza utilizzare la valuta statunitense.
Il fenomeno assume anche una dimensione geopolitica. Cina, Russia, Iran e altri Paesi cercano di ridurre la vulnerabilità alle sanzioni finanziarie occidentali. Per imprese e investitori, la vera variabile da monitorare non è quindi una rapida “fine del dollaro”, ma la progressiva internazionalizzazione del renminbi e dei circuiti alternativi di pagamento. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 29 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Banche centrali, inflazione e mercati globali
Testate: Corriere della Sera / La Repubblica / La Stampa / Il Sole 24 Ore / Sole 24 Ore Plus 24
La Federal Reserve raffredda le aspettative di un rapido allentamento monetario. Da Jackson Hole, il nuovo presidente Kevin Warsh mantiene una linea prudente: l’inflazione americana, con il PCE intorno al 3,7%, resta ancora distante dall’obiettivo del 2%, mentre la crescita USA è attesa intorno all’1,5% nel secondo semestre 2026. I tagli dei tassi potrebbero quindi arrivare più lentamente rispetto alle attese dei mercati.
Per gli investitori europei aumenta il tema della concentrazione sugli Stati Uniti. Circa il 50% dell’esposizione finanziaria estera europea è concentrata tra Wall Street e Treasury, rendendo i portafogli particolarmente sensibili a un eventuale deterioramento simultaneo di azionario americano, debito pubblico USA e dollaro.
La BCE entra invece in una fase più equilibrata dopo il lungo ciclo che ha portato dai tassi negativi alla stretta anti-inflazione. Il messaggio strutturale è che l’Europa difficilmente tornerà al regime eccezionale del decennio precedente: il costo del capitale potrebbe restare più elevato rispetto agli anni 2010-2021.
Sul fronte italiano arriva uno dei segnali finanziari più positivi. Lo spread BTP-Bund è sceso da 233 punti base nell’ottobre 2022 a circa 80 punti nell’agosto 2026, mentre il rendimento del decennale italiano è passato dal 4,76% al 4%. Il mercato sta quindi riconoscendo un premio per il rischio significativamente inferiore rispetto a quattro anni fa.
La crescita italiana rimane moderatamente positiva, con un PIL reale in aumento di circa l’1% su base annua nel secondo trimestre 2026. Il debito/PIL resta però elevato, al 138,9%, confermando che il miglioramento della percezione finanziaria deve ancora essere accompagnato da una crescita nominale più robusta.
Energia, carburanti e nuova pressione sui prezzi
Testate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Giornale / Il Sole 24 Ore / Milano Finanza / Il Tempo / Il Foglio
Il rientro dalle vacanze apre un settembre caratterizzato da nuove pressioni sul costo della vita. Tra le stime riportate emergono aumenti del 14% per l’elettricità e del 30% per il gas nel 2026, rincari fino al 15% sui biglietti aerei e aumenti anche per materiale e libri scolastici.
Il caro carburanti rischia di generare un aggravio fino a circa 356 euro annui per automobilista o famiglia, con effetti che si trasferiscono progressivamente all’intera filiera produttiva e distributiva.
La pressione energetica arriva infatti anche ai prodotti alimentari. Fertilizzanti, refrigerazione, energia e trasporti stanno contribuendo ai rincari di frutta e verdura, trasformando lo shock energetico in inflazione percepita soprattutto per le famiglie con redditi medio-bassi.
Il Governo valuta interventi selettivi al posto di un nuovo taglio generalizzato delle accise. Tra le ipotesi figurano una social card carburanti e strumenti collegati all’ISEE, con l’obiettivo di sostenere le fasce più esposte senza aumentare eccessivamente il deficit.
Resta aperto anche il confronto sugli extraprofitti energetici. Il settore avverte che ulteriori prelievi potrebbero ridurre la capacità di finanziare raffinazione, logistica e transizione energetica, proprio mentre la capacità di raffinazione italiana richiede nuovi investimenti.
Il dato positivo riguarda gli approvvigionamenti: gli stoccaggi italiani di gas sono intorno all’80%, tra i livelli più elevati in Europa. Il rischio principale non è quindi oggi la scarsità fisica del gas, ma il suo prezzo, che durante l’inverno potrebbe tornare nell’area dei 60 euro/MWh.
Manovra 2027, fisco e conti pubblici
Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore / Milano Finanza
La prossima Legge di Bilancio viene stimata nell’ordine dei 30 miliardi di euro. Circa la metà delle risorse potrebbe arrivare da prestiti europei per circa 15 miliardi, riducendo la necessità immediata di nuove coperture nazionali.
Il dossier fiscale più avanzato riguarda il ceto medio. L’ipotesi principale prevede la riduzione dell’aliquota IRPEF del secondo scaglione dal 35% al 33%, con possibile estensione fino a 60.000 euro di reddito. Il costo sarebbe compreso tra 2,5 e 2,7 miliardi, con un beneficio massimo vicino ai 1.000 euro annui.
Tra le altre ipotesi compare una flat tax del 15% sulle tredicesime, limitata alle fasce di reddito individuate dalla manovra. L’obiettivo sarebbe aumentare il reddito disponibile alla fine dell’anno e sostenere i consumi senza rendere permanente l’intero costo fiscale.
Sul fronte previdenziale torna invece Quota 64, mentre per gli autonomi viene prospettata l’estensione della flat tax fino a 100.000 euro di ricavi. Restano inoltre da finanziare i maggiori costi delle opere pubbliche legati al caro materiali.
Il principale vincolo rimane il debito. Anche con uno spread più basso, il costo medio tende a salire perché il Tesoro deve progressivamente rifinanziare titoli emessi durante gli anni dei tassi vicini allo zero con nuove emissioni più costose.
Banche, Borsa e mercato dei capitali
Testate: La Repubblica / Milano Finanza / Sole 24 Ore Plus 24
Il consolidamento bancario italiano entra sempre più nella fase regolamentare. L’Antitrust ha avviato un’istruttoria concentrandosi in particolare sulle sovrapposizioni nel settore assicurativo e sulle quote di mercato generate dalle nuove aggregazioni.
Il Governo torna inoltre a valutare un contributo del sistema bancario. Tra le ipotesi viene indicata una contribuzione nell’ordine del 5% degli utili degli istituti, ancora oggetto di confronto, cercando però di evitare ripercussioni sulla clientela e sulla capacità di erogare credito.
Sul fronte delle infrastrutture finanziarie, Italia e Francia riaprono il dossier Euronext. L’obiettivo italiano è rafforzare il peso di Piazza Affari all’interno della federazione borsistica europea e rendere più collegiale il processo di nomina dei vertici.
La stabilizzazione dello spread sta intanto sostenendo il mercato italiano. Diverse società hanno raggiunto massimi pluriennali o superato i 100 miliardi di euro di capitalizzazione, ma resta il problema strutturale delle poche nuove quotazioni e dei numerosi delisting.
In questo scenario l’EGM può assumere un ruolo strategico come porta d’ingresso delle PMI verso il mercato dei capitali, favorendo nel tempo il passaggio verso mercati più profondi e liquidi.
Industria, intelligenza artificiale e nuove filiere
Testate: Corriere della Sera / La Repubblica / Il Sole 24 Ore / Italia Oggi / Milano Finanza
Il divario tecnologico tra Stati Uniti ed Europa assume ormai dimensioni macroeconomiche. Le “Magnifiche Sette” di Wall Street raggiungono complessivamente circa 23.885 miliardi di dollari di capitalizzazione, mostrando la straordinaria concentrazione di capitale e capacità tecnologica negli Stati Uniti.
Siemens invita l’Europa a evitare un eccesso di rigidità normativa sull’intelligenza artificiale. Una parte crescente degli investimenti AI si sta infatti trasformando in infrastrutture, automazione, software industriale e produttività, rendendo la regolamentazione una variabile competitiva nella sfida con Stati Uniti e Cina.
Sul fronte italiano, il fatturato industriale registra a giugno una flessione di circa l’1% su base mensile, mentre rimane positivo del 3,1% su base annua in termini nominali. La componente in volume appare però più debole, segnalando la necessità di distinguere l’aumento dei ricavi legato ai prezzi dalla crescita effettiva della produzione.
Il farmaceutico consolida invece il proprio ruolo di settore difensivo e di crescita. Invecchiamento della popolazione, domanda strutturale, innovazione e forte capacità di generare cassa stanno aumentando l’interesse degli investitori verso il comparto.
Anche l’industria automobilistica europea si avvicina alla difesa. Volkswagen sta aumentando il proprio coinvolgimento nella componentistica e nei sistemi militari, mostrando come la riconversione produttiva europea possa generare nuove filiere e investimenti nei prossimi anni.
Geoeconomia, difesa e sicurezza energetica
Testate: La Repubblica / Avvenire / Il Tempo / Il Foglio
Dopo sei mesi di guerra, l’economia iraniana mostra segnali di forte stress. Le sanzioni statunitensi continuano a comprimere l’attività economica, mentre inflazione elevata e difficoltà delle famiglie aumentano la pressione interna.
Per l’economia globale il principale rischio resta legato alla sicurezza delle rotte e dei flussi energetici. La crisi iraniana dimostra ancora una volta quanto energia, geopolitica e commercio internazionale siano diventati elementi difficili da separare.
Per l’Europa, energia e difesa rappresentano ormai due componenti della stessa strategia industriale. L’esperienza ucraina sta accelerando l’adozione di droni, intelligenza artificiale, software e sistemi militari a basso costo, creando nuovi modelli produttivi. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 28 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Energia, carburanti e inflazione
Testate: Corriere della Sera / Repubblica / La Stampa / Avvenire / Domani / Il Tempo / Il Foglio / MF
Il fronte energetico resta uno dei principali fattori di rischio per l’economia. L’accordo tra Stati Uniti e Venezuela potrebbe modificare nel medio periodo gli equilibri dell’offerta mondiale di petrolio, consentendo agli USA di accedere a circa 90 miliardi di barili del nuovo giacimento venezuelano. Il Venezuela dispone già di circa 303 miliardi di barili di riserve accertate, tra le più elevate al mondo.
Per l’Italia, tuttavia, gli effetti dello shock energetico sono già significativi. La maggiore spesa per petrolio e gas viene quantificata in circa 50 miliardi di euro, mentre con il Brent vicino agli 89 dollari al barile l’aggravio viene stimato nell’ordine di 130 milioni di euro al giorno. Alla pompa benzina e gasolio continuano inoltre a superare i 2 euro al litro.
Parallelamente crescono fortemente gli utili delle grandi compagnie petrolifere. Nel primo semestre 2026 le principali major hanno registrato complessivamente 148,4 miliardi di dollari di profitti, contro 99,6 miliardi nello stesso periodo del 2025, con un incremento del 49%. Il dato alimenta il dibattito politico sugli extraprofitti, ma evidenzia anche la forte capacità di investimento del settore.
La strategia del Governo sembra intanto spostarsi dagli sconti generalizzati sulle accise verso aiuti più selettivi. Tra le ipotesi figurano bonus destinati alle famiglie con redditi più bassi, mentre il 5 settembre potrebbe rappresentare lo snodo per l’ultimo intervento sulle accise mobili.
L’aumento dei costi energetici inizia inoltre a trasferirsi sul carrello della spesa. Per i prossimi tre mesi viene stimato un aggravio alimentare per le famiglie di circa 420 milioni di euro, segnalando il rischio che la pressione inflazionistica si estenda progressivamente dai carburanti ai beni di consumo essenziali.
Conti pubblici, PNRR, crescita e credibilità dell’Italia
Testate: Corriere della Sera / Il Foglio / L’Espresso
Il PNRR entra nella fase decisiva dell’esecuzione. Al 1° luglio 2026 risultano 672.549 progetti per 173,32 miliardi di euro di finanziamenti, ma la quota indicata come realizzata si ferma al 27,3%, mentre il 76,3% dei progetti risulta ancora in corso.
Emergono inoltre forti differenze territoriali. Lombardia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Veneto mostrano livelli di avanzamento significativamente superiori rispetto a regioni come Liguria, Calabria, Sicilia, Campania e Lazio. La capacità amministrativa locale diventa quindi una vera variabile economica, capace di incidere sull’effettivo rendimento degli investimenti europei.
La questione centrale diventa soprattutto il dopo-PNRR. Con il progressivo esaurimento degli investimenti straordinari europei cresce il dibattito sulla possibilità di utilizzare maggiore deficit per sostenere l’economia, ma il rischio è sostituire investimenti produttivi con spesa corrente senza generare sufficiente crescita del PIL.
Sul fronte finanziario arriva invece uno dei segnali più positivi della giornata. Il deficit italiano è passato da circa l’8% del PIL nel 2022 al 3,1% nel 2025, mentre lo spread BTP-Bund si colloca intorno agli 82 punti base, leggermente sotto il differenziale dei titoli francesi rispetto al Bund.
Il miglioramento indica un cambiamento nella percezione del rischio sovrano italiano. Per consolidarlo sarà però necessario trasformare gli investimenti del PNRR in maggiore produttività, crescita potenziale e capacità produttiva permanente, evitando che la fine del Piano venga compensata semplicemente con nuovo deficit.
Banche, assicurazioni e nuovi equilibri del risparmio
Testate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Sole 24 Ore / Il Fatto Quotidiano / Il Foglio
Il consolidamento del sistema finanziario italiano continua a essere uno dei dossier centrali. Generali ha annunciato che valuterà la proposta ricevuta da Montepaschi ponendo al centro la tutela degli azionisti, mentre la partita coinvolge anche Mediobanca e Banca Generali.
Il tema va ormai oltre il semplice risiko bancario. In gioco ci sono assicurazioni, asset management e soprattutto il controllo dei principali canali attraverso cui viene gestito e distribuito il risparmio delle famiglie italiane.
L’Antitrust guarda con attenzione alle possibili conseguenze delle aggregazioni sulla concorrenza nel mercato assicurativo. Il rischio regolamentare potrebbe quindi diventare uno dei principali vincoli alla realizzazione delle operazioni attualmente allo studio.
Carlo Cimbri propone intanto la creazione di un secondo grande polo bancario nazionale, con MPS come capofila e Siena come centro, affiancando ai grandi gruppi finanziari una rete di istituti territoriali forti e integrando maggiormente credito e assicurazioni.
La crescita di Unipol rappresenta un esempio della trasformazione del settore: il titolo è passato da 4,76 euro a fine 2016 a 28,46 euro nell’agosto 2026, accompagnando una strategia decennale di partecipazioni bancarie che ha trasformato il gruppo da assicuratore tradizionale a piattaforma finanziaria integrata.
Industria, ZES, difesa e nuove tecnologie
Testate: La Stampa / Avvenire / Domani / Il Foglio / L’Espresso
La ZES unica viene proposta come modello da estendere anche al Nord. L’obiettivo sarebbe trasferire parte delle semplificazioni amministrative sperimentate nel Mezzogiorno alle regioni settentrionali, trasformando la riduzione dei tempi autorizzativi in uno strumento più generale di competitività nazionale.
Anche il programma SAFE apre una nuova fase della politica industriale europea. Il Governo avrebbe scelto di richiedere circa 8 miliardi di euro di finanziamenti, rispetto ai circa 15 miliardi inizialmente considerati. I prestiti possono avere durata fino a 45 anni e un periodo di grazia sul capitale di dieci anni.
La Commissione Europea punta inoltre a trasformare la maggiore spesa per sicurezza in una più ampia strategia di reindustrializzazione, che coinvolge automotive, acciaio, chimica, tecnologie dual-use, automazione e infrastrutture produttive.
La dimensione industriale della difesa emerge anche dalla Russia, che punta a raggiungere una produzione di circa 130.000 droni governati dall’intelligenza artificiale all’anno. Software, semiconduttori, sensoristica e capacità manifatturiera civile diventano così componenti sempre più integrate della nuova industria della difesa.
Per l’Europa la questione non riguarda quindi soltanto la sicurezza militare, ma anche l’autonomia tecnologica e produttiva. Difesa, aerospazio, elettronica, automazione, infrastrutture energetiche e siderurgia potrebbero beneficiare di un ciclo pluriennale di investimenti pubblici e privati.
Casa, infrastrutture e capitale reale
Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera
Il mercato immobiliare torna al centro del dibattito normativo. In Parlamento sono allo studio interventi su sanatorie, bonus, sgomberi, rigenerazione urbana e normativa edilizia, compresa la possibilità di facilitare la regolarizzazione di alcuni abusi storici realizzati prima del 1967.
La certezza urbanistica assume un valore sempre più importante anche dal punto di vista patrimoniale: commerciabilità, finanziabilità e possibilità di riqualificazione degli immobili dipendono infatti dalla regolarità della documentazione.
Il dossier si intreccia con la direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici. La progressiva richiesta di immobili più efficienti potrebbe aumentare il valore relativo degli edifici già riqualificati e contemporaneamente generare nuovi investimenti sul patrimonio energeticamente più debole.
Anche l’acqua emerge come una nuova infrastruttura economica strategica. La crisi idrica italiana evidenzia problemi di capacità di accumulo, dispersione e manutenzione delle reti, trasformando invasi e infrastrutture idriche in un potenziale nuovo capitolo di investimenti per agricoltura, industria e utilities.
Rigenerazione immobiliare, efficientamento energetico e infrastrutture idriche potrebbero quindi diventare alcune delle componenti più rilevanti del ciclo domestico di investimenti italiano nei prossimi anni.
Mercati, tassi e allocazione del capitale
Testate: Il Foglio / MF / Il Fatto Quotidiano / Corriere della Sera
Il recupero relativo dell’Italia rappresenta uno dei segnali più interessanti sui mercati europei. Con lo spread BTP-Bund intorno a 82 punti base e quello francese intorno a 86, gli investitori sembrano attribuire maggiore valore alla stabilizzazione fiscale italiana.
La riduzione del rischio percepito rappresenta una condizione favorevole non soltanto per il Tesoro, ma anche per banche e imprese, perché contribuisce a ridurre il costo relativo del capitale e migliora l’attrattività degli asset italiani.
Negli Stati Uniti cresce invece l’attenzione verso una possibile nuova “Operation Twist”, basata sulla gestione delle scadenze del debito per ridurre la pressione sui rendimenti a lungo termine senza modificare immediatamente il livello complessivo della politica monetaria. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 27 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Energia, carburanti e costo della crisi
Testate: Corriere della Sera / la Repubblica / La Stampa / Avvenire / Il Giornale / La Notizia / L’Altravoce - Il Quotidiano Nazionale / Il Riformista
Il caro energia resta il principale tema economico della giornata. Il Governo ha prorogato fino al 5 settembre lo sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio, con un nuovo intervento da circa 130 milioni di euro. Dall’inizio della crisi, le misure sui carburanti avrebbero mobilitato complessivamente circa 2,5 miliardi di euro.
La copertura dei nuovi 130 milioni non arriverà da una nuova tassa sugli extraprofitti, ma da un anticipo delle imposte dovute dai grandi gruppi energetici. La soluzione evita temporaneamente un’imposta straordinaria, ma utilizza gettito futuro e non rappresenta quindi una copertura strutturale.
I prezzi restano elevati: circa 2,017 euro al litro per la benzina e 2,137 euro per il gasolio sulla rete ordinaria, con valori ancora superiori in autostrada. Un pieno da 50 litri arriva così a circa 100 euro per la benzina e 106 euro per il diesel.
L’impatto sull’economia è ormai significativo. Confesercenti stima 1,8 miliardi di euro di spesa aggiuntiva per gli automobilisti nei soli mesi di luglio e agosto, mentre la CNA quantifica in circa 11,6 miliardi di euro gli extracosti energetici complessivi sostenuti dall’Italia tra marzo e agosto, considerando carburanti, elettricità e gas.
Il Governo punta progressivamente a sostituire gli interventi generalizzati con sostegni mirati alle categorie maggiormente esposte, come autotrasporto, taxi e veicoli commerciali. Tra le ipotesi compare anche il ritorno del bonus carburante da 200 euro per i lavoratori.
Conti pubblici, manovra, fisco e welfare
Testate: Il Sole 24 Ore / Il Foglio / MF-Milano Finanza / Libero / Il Riformista
L’attenzione si sposta sulla Legge di Bilancio 2027. Il prossimo aggiornamento Istat potrebbe portare il deficit 2025 dall’attuale 3,1% al 3% o leggermente sotto, aprendo per l’Italia la possibilità di uscire anticipatamente dalla procedura europea per deficit eccessivo e rafforzando la credibilità finanziaria del Paese.
Il debito resta però il principale vincolo. Il rapporto debito/PIL potrebbe salire dal 137,1% del 2025 al 138,6% nel 2026, per poi iniziare una lenta discesa negli anni successivi. La spesa per interessi potrebbe raggiungere 111,5 miliardi di euro nel 2029.
La prossima manovra viene preliminarmente stimata tra 30 e 40 miliardi di euro. Tra le misure fiscali allo studio figura la riduzione dell’aliquota Irpef dal 35% al 33% per i redditi fino a 60.000 euro, con un costo di circa 2,7 miliardi. Il nodo centrale rimane trovare coperture strutturali.
Sul fronte sanitario vengono richiesti tra 5 e 5,5 miliardi di euro aggiuntivi, destinati ad assunzioni, aggiornamento dei Lea, prevenzione, screening e altri interventi. Le oltre 1.200 Case della Comunità finanziate attraverso il PNRR richiederanno inoltre circa 19.000 infermieri di famiglia e comunità, evidenziando un problema non soltanto finanziario ma anche di capitale umano.
Anche le pensioni tornano al centro del dibattito, con nuove ipotesi di uscita a 64 anni. Parallelamente, l’età per la pensione di vecchiaia è destinata secondo il quadro riportato a salire a 67 anni e un mese nel 2027 e di altri due mesi nel 2028.
Banche, consolidamento e mercati italiani
Testate: Corriere della Sera / Il Sole 24 Ore / MF-Milano Finanza
Il risiko bancario italiano entra in una fase ancora più delicata. Intesa Sanpaolo ha presentato un esposto alla Consob sulle iniziative di MPS relative a Banco BPM e Banca Generali, chiedendo verifiche sull’applicazione della passivity rule e sulla qualità delle informazioni fornite al mercato.
La dimensione economica delle operazioni è ormai sistemica: vengono indicati circa 25,3 miliardi di euro per Banco BPM e 8,7 miliardi per Banca Generali, per oltre 34 miliardi complessivi, mentre sullo sfondo resta l’Opas Intesa-MPS valutata intorno ai 30,6 miliardi.
Parallelamente emerge la profonda trasformazione del settore bancario europeo. Tra il 2010 e il 2025 l’Europa ha perso circa 922 mila occupati bancari, pari al 30% della forza lavoro. In Italia gli addetti sono diminuiti di oltre 63 mila unità e gli sportelli sono passati da 33.631 a 19.182, con una contrazione del 43%.
Dai mercati arriva però un segnale interessante per le PMI quotate. Nell’ultimo mese il FTSE Italy Small Cap registra circa +2,6%, contro +0,7% del mercato principale. Da inizio 2026 cresce inoltre la liquidità sia delle small cap (+22%) sia delle mid cap (+67,9%).
Il comparto tratta a circa 12,7 volte gli utili, con uno sconto medio vicino al 30% rispetto ai comparabili europei. Anche il nuovo ETF dedicato alle PMI italiane ha raccolto quasi 70 milioni di euro in poche settimane, alimentando le aspettative di una possibile rivalutazione del segmento.
Intelligenza artificiale, produttività e capitale umano
Testate: La Stampa / MF-Milano Finanza / Il Sole 24 Ore
L’intelligenza artificiale entra definitivamente nel dibattito macroeconomico italiano. Circa il 32% delle imprese italiane utilizza strumenti di AI e le stime citate nella rassegna indicano un impatto economico potenziale superiore a 195 miliardi di euro entro il 2030.
Bankitalia stima che l’AI possa contribuire alla crescita della produttività per un valore compreso tra 0,2 e 1,1 punti percentuali l’anno, anche se l’Italia continua a mostrare un ritardo nell’adozione delle applicazioni più avanzate.
Secondo la BCE, la quota di lavoratori europei che utilizza l’AI è salita dal 26% nel 2024 al 52% nel 2026. Il lavoratore mediano dichiara un risparmio di circa tre ore alla settimana, anche se l’aumento medio della produttività aggregata viene stimato intorno a 0,35 punti percentuali annui.
Resta però forte il divario di competenze: l’utilizzo raggiunge circa il 61% tra i lavoratori con istruzione elevata contro il 37% tra quelli meno istruiti. Anche sul fronte salariale l’Italia mostra criticità, con le retribuzioni dei lavoratori tra 18 e 29 anni inferiori mediamente del 33,5% rispetto agli over 50.
AI e formazione emergono quindi come due leve strettamente collegate: il vero vantaggio competitivo non dipenderà dalla semplice disponibilità della tecnologia, ma dalla capacità di combinarla con competenze, organizzazione aziendale e investimenti in capitale umano.
Difesa, SAFE, geopolitica e industria europea
Testate: Corriere della Sera / MF-Milano Finanza / Il Fatto Quotidiano
La difesa assume un peso crescente nella politica industriale europea. L’Italia ha richiesto 8,9 miliardi di euro attraverso il programma SAFE, rispetto ai 14,9 miliardi inizialmente prenotati, scegliendo di preservare maggiore spazio fiscale per sanità e politiche sociali.
Le risorse finanzieranno progetti europei relativi a difesa aerea e antimissile, droni, sistemi autonomi, cybersecurity, munizionamento, mezzi navali e componentistica. I prestiti potranno avere una durata fino a 45 anni, con le prime risorse attese dal 2027.
Per l’industria italiana le prospettive sono positive: Leonardo, Fincantieri, Avio e le rispettive filiere potrebbero beneficiare di una maggiore certezza e continuità degli ordini, riducendo contemporaneamente la dipendenza europea dai fornitori extra-UE.
L’effetto macroeconomico dipenderà però dalla capacità di mantenere produzione e investimenti all’interno dell’Europa. Nei Paesi molto indebitati e dipendenti dalle importazioni militari, un euro aggiuntivo di spesa per la difesa potrebbe generare appena 30 centesimi di PIL.
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