568 episodi
- Rassegna stampa economico-finanziaria del 31 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Prezzi, inflazione e potere d’acquisto
Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa
Il carrello della spesa continua a rappresentare uno degli indicatori più evidenti della perdita di potere d’acquisto delle famiglie italiane. Tra agosto 2021 e agosto 2026, il costo complessivo di 31 prodotti acquistati abitualmente è aumentato di circa il 29,5%, praticamente il 30% in cinque anni, contro un’inflazione generale cumulata intorno al 14,5%.
La pressione non è uniforme. Tra i prodotti maggiormente colpiti figurano olio extravergine, caffè, ortaggi, patate e pasta, con aumenti che in alcuni casi superano il 40-50%. L’olio rappresenta uno dei casi estremi, con rincari nell’ordine del 50%.
Anche i consumi fuori casa mostrano una dinamica ormai strutturale. Tra il 2021 e il 2026 il prezzo medio del caffè al bar è passato da circa 1,09 a 1,30 euro, quello del panino da 3,36 a 4,07 euro e quello della pizza da circa 10,04 a 12,42 euro.
La pressione inflazionistica cumulata varia fortemente tra categorie: supermercato +29,5%, tempo libero +17,4%, cura di sé +11,7% e mobilità +8,7% rispetto al 2021. Questo spiega perché l’inflazione percepita dalle famiglie possa risultare molto superiore rispetto all’indice generale.
Anche i servizi continuano a mostrare prezzi in crescita, mediamente del 2,7%. Lavanderie, parrucchieri, estetica, manutenzione domestica, trasporti e tempo libero risentono soprattutto di salari, affitti e costi operativi, rendendo questa componente dell’inflazione più persistente.
Un margine di difesa arriva dalla concorrenza. Un’indagine Altroconsumo su 1.185 punti vendita in 67 città stima che la scelta dell’insegna e dei prodotti possa generare un risparmio massimo di circa 3.790 euro l’anno per famiglia, anche se con differenze territoriali molto ampie.
PNRR, investimenti pubblici, appalti e manovra
Testate: Repubblica Affari&Finanza / Il Sole 24 Ore / Il Foglio
Il PNRR entra nella fase in cui non è più sufficiente valutare quante risorse vengono spese, ma soprattutto quale rendimento economico e sociale producono. Il Next Generation EU mobilita complessivamente circa 800 miliardi di euro, mentre il Piano italiano vale nell’ordine di 194 miliardi.
A fine luglio la spesa registrata viene indicata nell’ordine dei 160 miliardi di euro, a cui si aggiungono circa 23,8 miliardi di strumenti e interventi utilizzabili successivamente. L’Ufficio parlamentare di bilancio stima che il PNRR possa contribuire per circa 0,5 punti percentuali alla crescita del PIL italiano nel 2026.
Particolarmente rilevante è il capitolo delle aree interne: oltre 3.800 comuni, più della metà del totale italiano, nei quali vivono oltre 13 milioni di persone. Gli interventi censiti sono circa 175 mila per 31,4 miliardi di euro, di cui 21,9 miliardi finanziati dal PNRR.
L’avanzamento resta però fortemente differenziato. Circa il 70% dei progetti nelle aree interne risulta concluso, ma per le opere pubbliche più complesse soltanto il 10% circa è ultimato, mentre un ulteriore 29% si trova ancora in collaudo o a metà esecuzione.
Anche gli appalti pubblici europei entrano in una fase di trasformazione. Nell’UE il mercato vale circa 2.600 miliardi di euro, pari al 15% del PIL europeo. In Italia nel 2025 sono stati censiti circa 287.421 appalti per 309,7 miliardi di euro, di cui circa 20,8 miliardi collegati al PNRR.
Bruxelles vuole ridurre progressivamente il peso del massimo ribasso, aumentando quello attribuito a qualità, condizioni di lavoro, sostenibilità e contenuto europeo. La direzione è quindi quella di un procurement pubblico meno concentrato esclusivamente sul prezzo.
Sul fronte della Manovra 2027 vengono intanto ipotizzati circa 3 miliardi per un nuovo intervento Irpef, 500 milioni per la tassazione agevolata delle tredicesime, 649 milioni per rinnovi contrattuali, 302 milioni per premi di produttività, 628 milioni per lavoro festivo e circa 300 milioni per il bonus mamme.
Fed, tassi, dollaro e rischi finanziari
Testate: Repubblica Affari&Finanza / L’Economia del Corriere / Il Fatto Quotidiano / La Verità
La Federal Reserve mantiene un approccio prudente. Il nuovo corso associato a Kevin Warsh continua ad avere come riferimento l’obiettivo di inflazione al 2%, raffreddando le aspettative di un allentamento monetario particolarmente rapido.
Il problema americano è duplice: da una parte la necessità di controllare l’inflazione, dall’altra l’enorme fabbisogno di rifinanziamento del debito federale. Rendimenti dei Treasury persistentemente elevati aumentano infatti il costo del servizio del debito e contemporaneamente il tasso di attualizzazione degli utili futuri delle società tecnologiche.
Una lettura più controversa riguarda stablecoin e Treasury. La diffusione di stablecoin ancorate al dollaro potrebbe generare una domanda aggiuntiva di titoli di Stato americani a breve termine. La rassegna sottolinea però che si tratta di uno scenario strategico, non di un meccanismo già consolidato o garantito.
Sul fronte italiano, l’esposto di Intesa Sanpaolo contro MPS riporta l’attenzione sulla Consob e sulla necessità di garantire parità informativa e correttezza nelle grandi operazioni bancarie. Il tema riguarda quindi anche la credibilità dell’intero processo di consolidamento del settore finanziario italiano.
Per gli investitori, tassi statunitensi più bassi resterebbero favorevoli sia alle duration obbligazionarie sia agli asset growth. Il forte fabbisogno finanziario americano rende però improbabile una normalizzazione completamente lineare, rafforzando l’importanza della diversificazione geografica e di duration.
Intelligenza artificiale, data center, robot e produttività
Testate: L’Economia del Corriere / Repubblica Affari&Finanza / Il Sole 24 Ore Real Estate / Domani / Il Foglio / Marketing 24
La sfida italiana sull’intelligenza artificiale non consiste necessariamente nel competere con le big tech americane nella costruzione dei grandi modelli generalisti. Il vero vantaggio potrebbe derivare dalla combinazione tra AI, manifattura, meccanica, robotica e competenze industriali, integrando la tecnologia nei prodotti e nei processi del Made in Italy.
Sul confronto tra operai e robot, la sostituzione del lavoro non appare immediata né indiscriminata. Gli umanoidi rimangono costosi e meno efficienti dell’uomo in molte attività variabili, ma il loro costo sta diminuendo rapidamente. Le prime applicazioni competitive riguardano soprattutto mansioni ripetitive, continue, pericolose o fisicamente usuranti.
La Cina potrebbe diventare protagonista di un nuovo shock competitivo basato su AI e robotica a basso costo. Aziende come DeepSeek, Alibaba e le startup tecnologiche di Hangzhou stanno contribuendo allo sviluppo di sistemi più aperti e meno costosi, abbassando potenzialmente la barriera economica all’adozione dell’AI.
L’altra faccia della crescita dell’intelligenza artificiale è l’enorme fabbisogno infrastrutturale. I data center consumano grandi quantità di energia e acqua per il raffreddamento dei chip, rendendo sempre più importanti tecnologie a circuito chiuso e sistemi di raffreddamento a liquido.
Milano è diventata uno dei principali hub europei del settore. Gli investimenti cumulati nei data center nel triennio 2023-2025 sono nell’ordine di 7,1 miliardi di euro. Il principale collo di bottiglia non è però soltanto immobiliare: disponibilità della rete, potenza elettrica, autorizzazioni e connessioni diventano fattori determinanti.
Energia, acqua e capacità di rete si trasformano così in veri fattori produttivi dell’intelligenza artificiale, assumendo un valore strategico paragonabile a quello dei semiconduttori.
Anche per i brand l’AI entra in una seconda fase. Dopo l’entusiasmo iniziale, diventano centrali trasparenza, copyright, tracciabilità e misurazione dei risultati. Non sarà più sufficiente dichiarare di utilizzare l’intelligenza artificiale: bisognerà dimostrare dove viene impiegata e quale valore economico genera.
Industria, salari, dimensione d’impresa e Made in Italy
Testate: Repubblica Affari&Finanza / La Stampa / L’Economia del Corriere
Uno dei problemi strutturali dell’economia italiana resta la ridotta dimensione media delle imprese. Le multinazionali presentano generalmente maggiore produttività, capacità di investimento e retribuzioni più elevate, mentre il tessuto italiano rimane molto frammentato.
I salari stagnanti non dipendono quindi esclusivamente dalla contrattazione, ma anche dalla debole crescita della produttività. Incentivare capitalizzazione, aggregazioni, crescita dimensionale e investimenti tecnologici può incidere sul salario reale aumentando il valore aggiunto prodotto per occupato.
Sul fronte delle crisi industriali si prepara un autunno complesso. Le vertenze aperte coinvolgono complessivamente oltre 50 mila lavoratori e comprendono, oltre all’Ilva, realtà come Electrolux e Diageo. Il Ministero sostiene tuttavia di aver dimezzato gli addetti a rischio e salvato circa 7 mila posti di lavoro dall’inizio dell’anno. - Il cerino passa di mano.
Nei mercati il rischio non sparisce mai.
Passa semplicemente da una mano all’altra.
In questo nuovo episodio di Inside Value, Roberto Russo accompagna gli ascoltatori dentro una settimana in cui tre protagonisti molto diversi — una banca centrale, un colosso tecnologico e uno Stato europeo — hanno scoperto quanto può scottare tenere il rischio troppo a lungo.
Parleremo della Federal Reserve, che a Jackson Hole ha scelto di dare meno indicazioni al mercato, lasciando gli investitori con meno certezze sulla direzione futura dei tassi.
Analizzeremo poi il caso NVIDIA, che continua a mostrare numeri straordinari, ma che sta anche assumendo un ruolo sempre più centrale nella catena dell’intelligenza artificiale, tra ordini ai fornitori, garanzie ai clienti, data center e free cash flow da monitorare.
Infine, guarderemo alla Francia, dove debito pubblico, instabilità politica e aumento dello spread con la Germania stanno riportando l’attenzione sul rischio sovrano europeo.
Il filo conduttore della puntata è semplice: quando tutto funziona, il cerino sembra quasi freddo.
Ma quando qualcosa si inceppa, diventa subito chiaro chi lo stava davvero tenendo in mano.
Un episodio dedicato a chi vuole capire perché, nei mercati, non basta guardare chi cresce, chi promette o chi sembra più solido.
Bisogna capire dove si sta accumulando il rischio.
Se volete approfondire i temi di questa puntata, trovate la newsletter sul sito Il Valore Conta, a cura di Roberto Russo e Filippo Pasini.
Per maggiori informazioni: info@ilvaloreconta.it
Questo podcast ha finalità esclusivamente informative e divulgative.
Non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento.
Le opinioni espresse riflettono il punto di vista degli autori.
Buon ascolto. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 30 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Inflazione, BCE e costo della vita
Testate: La Stampa / Il Fatto Quotidiano / Repubblica
L’inflazione torna rapidamente al centro dello scenario macroeconomico europeo. Secondo il sondaggio Bloomberg riportato nella rassegna, ad agosto l’inflazione dell’Eurozona potrebbe accelerare dal 2,9% al 3,3%, mentre l’Italia raggiungerebbe il 3,4%. Germania, Francia e Spagna si attesterebbero rispettivamente al 3,1%, 2,4% e 4,3%.
Dietro la nuova pressione sui prezzi ci sono soprattutto le materie prime energetiche. Il petrolio viene indicato intorno ai 90 dollari al barile, il gas europeo supera i 70 euro/MWh, massimo dal 2022, mentre benzina e diesel hanno oltrepassato in numerosi casi la soglia dei 2 euro al litro.
Il quadro modifica anche le prospettive sulla politica monetaria. Secondo gli economisti interpellati, la BCE potrebbe tornare ad alzare i tassi già nella riunione di settembre, dopo averli lasciati invariati a luglio. Negli Stati Uniti, intanto, il PCE al 3,7% rimane ancora molto distante dal target del 2% della Federal Reserve.
Il rischio è quindi una nuova fase di “higher for longer”: energia, gas e carburanti possono comprimere i margini aziendali, alimentare richieste salariali e frenare i consumi, lasciando alle banche centrali meno spazio per sostenere l’economia attraverso una riduzione dei tassi.
Anche la scuola diventa un indicatore concreto del costo della vita. Per l’anno scolastico 2025-2026 viene stimato un incremento della spesa del 2,3%, con costi che possono raggiungere circa 1.000 euro per studente considerando libri e materiale scolastico.
Carburanti, energia e Venezuela
Testate: La Stampa / Repubblica / Il Sole 24 Ore / Il Giornale
Il caro carburanti diventa un problema sempre più rilevante anche per le imprese. Confimprenditori propone un tetto di 1,90 euro al litro per la benzina e 1,95 euro per il diesel, mentre nel settore dei trasporti il carburante può rappresentare fino al 30% dei costi aziendali.
Per gli operatori più piccoli, l’aumento dei prezzi rischia di trasformarsi in perdita di commesse e problemi di liquidità. Tra le ipotesi compare quindi anche un meccanismo di rimborso quando il prezzo dei carburanti supera del 2% un determinato livello di riferimento.
Le pressioni potrebbero inoltre trasferirsi progressivamente agli alimentari. La rassegna prospetta un possibile picco dell’inflazione alimentare intorno al 3,7% nel secondo trimestre 2027, come effetto ritardato dello shock energetico.
Il Governo punta su una strategia in due fasi: interventi mirati per l’autotrasporto nel breve periodo e maggiore produzione domestica di energia rinnovabile nel medio termine. Secondo il ministro Adolfo Urso, la produzione elettrica da fonti rinnovabili sarebbe aumentata del 40% negli ultimi tre anni.
Sul fronte degli extraprofitti, l’orientamento sembra essere quello di evitare una nuova tassazione generalizzata, privilegiando eventualmente un contributo concordato con le compagnie energetiche. Gli interventi già destinati al taglio delle accise e agli sconti sui carburanti vengono quantificati in circa 2,7 miliardi di euro.
La grande variabile internazionale è invece il Venezuela. L’accordo annunciato con gli Stati Uniti attribuirebbe a Washington il controllo di 65 miliardi di barili di riserve e del 55% della produzione di una nuova joint venture. Caracas punta a oltre 100 miliardi di dollari di investimenti e più di 200 miliardi di entrate fiscali.
Con circa 303 miliardi di barili di riserve, pari al 17-19% delle riserve petrolifere mondiali, il Venezuela rappresenta un enorme asset energetico ancora sottoutilizzato. Un aumento della produzione potrebbe nel medio periodo incrementare l’offerta globale e ridurre le pressioni strutturali su petrolio, inflazione e tassi.
Conti pubblici, fisco e capacità di spesa dell’Italia
Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa / Il Fatto Quotidiano / La Verità
Il principale problema dei conti pubblici italiani non riguarda soltanto le risorse disponibili, ma la capacità di trasformarle rapidamente in spesa effettiva. Restano infatti da approvare 120 decreti attuativi collegati alle precedenti Leggi di Bilancio, di cui 61 hanno già superato la scadenza prevista.
I provvedimenti ancora mancanti consentirebbero di liberare oltre 1,5 miliardi di euro nel 2026, che diventerebbero quasi 2,6 miliardi considerando anche i finanziamenti pluriennali fino al 2028.
La Legge di Bilancio 2026 dispone complessivamente di circa 22,47 miliardi di euro. Il 77,4% delle risorse riguarda misure autoapplicative, mentre circa 5,08 miliardi, pari al 22,6%, richiedono specifici provvedimenti attuativi.
Il dato positivo riguarda il miglioramento nell'esecuzione: oltre la metà delle risorse che richiedevano decreti risultava inizialmente bloccata, per circa 2,66 miliardi. La quota ancora ferma è successivamente scesa dal 52% all’11,1%, mentre l’88,9% delle risorse è stato reso operativo.
Resta comunque un problema strutturale di complessità amministrativa. Il sistema fiscale italiano conta circa 140 adempimenti, comprese numerose micro-imposte che generano costi amministrativi potenzialmente sproporzionati rispetto al gettito prodotto.
Il tema della capacità di spesa diventa quindi cruciale anche in prospettiva: stanziare risorse non produce automaticamente crescita. La velocità con cui fondi e incentivi vengono trasformati in investimenti e domanda effettiva rappresenta una variabile sempre più importante per la competitività italiana.
Bond, tassi e mercati finanziari
Testate: Il Sole 24 Ore
La risalita globale dei rendimenti obbligazionari torna al centro dell’analisi dei mercati. Nouriel Roubini individua tre principali cause: inflazione persistente, deficit pubblici elevati e forte domanda di capitale, alimentata anche dagli enormi investimenti privati nell’intelligenza artificiale.
Negli Stati Uniti i rendimenti obbligazionari sono risaliti dai minimi intorno all’1% durante la pandemia verso livelli prossimi al 5%. Il movimento non deve però essere interpretato automaticamente come un segnale recessivo, perché può riflettere anche maggiori aspettative di crescita e investimento.
Il rischio emerge quando l’aumento dei rendimenti deriva principalmente da inflazione o deterioramento dei conti pubblici. In quel caso crescono contemporaneamente costo del capitale, tassi di sconto e oneri sul debito, con conseguenze negative sia sulla crescita sia sulle valutazioni azionarie.
Il precedente del 2022 mostra la sensibilità dei mercati: durante il sell-off obbligazionario l’S&P 500 perse oltre il 15% e il Nasdaq oltre il 20%, con i titoli tecnologici e growth particolarmente penalizzati dall’aumento dei tassi.
Rispetto al 2022 esiste però una differenza importante. Gli investimenti in AI e tecnologia possono aumentare produttività e crescita potenziale, consentendo almeno in parte la convivenza tra rendimenti obbligazionari elevati e mercati azionari resilienti, finché la crescita degli utili compensa il maggiore tasso di sconto.
Per gli investitori questo scenario aumenta il valore della selettività: il reddito fisso torna a offrire rendimenti nominali interessanti, ma richiede attenzione alla duration; sull’azionario diventano invece centrali qualità dei bilanci, crescita degli utili e capacità delle aziende di trasferire l’aumento dei costi sui prezzi.
Cina, dollaro e nuova infrastruttura monetaria
Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa
La Cina continua a costruire infrastrutture finanziarie capaci di ridurre progressivamente la dipendenza dal dollaro. Uno degli strumenti più rilevanti è mBridge, piattaforma basata su tecnologia DLT che permette a banche centrali e istituzioni partecipanti di effettuare pagamenti transfrontalieri attraverso CBDC.
Nato inizialmente tra Hong Kong e Thailandia, il progetto si è progressivamente allargato alla Cina, agli Emirati Arabi Uniti e all’Arabia Saudita. Nel 2026 il network continua ad espandersi e la rete cinese citata avrebbe già regolato oltre 4.000 operazioni, prevalentemente denominate in yuan digitale.
Parallelamente, la Banca dei regolamenti internazionali ha sviluppato Agorá, piattaforma multilaterale che coinvolge economie come Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito, Giappone, Canada, Corea del Sud, Messico e Svizzera.
Nel giugno 2026 il sistema cinese CBETS avrebbe inoltre avviato un servizio transfrontaliero per l’e-CNY con i primi 26 partecipanti. Non si tratta di un’imminente sostituzione del dollaro, ma della costruzione progressiva di un’infrastruttura che rende possibile effettuare una quota crescente di transazioni internazionali senza utilizzare la valuta statunitense.
Il fenomeno assume anche una dimensione geopolitica. Cina, Russia, Iran e altri Paesi cercano di ridurre la vulnerabilità alle sanzioni finanziarie occidentali. Per imprese e investitori, la vera variabile da monitorare non è quindi una rapida “fine del dollaro”, ma la progressiva internazionalizzazione del renminbi e dei circuiti alternativi di pagamento. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 29 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Banche centrali, inflazione e mercati globali
Testate: Corriere della Sera / La Repubblica / La Stampa / Il Sole 24 Ore / Sole 24 Ore Plus 24
La Federal Reserve raffredda le aspettative di un rapido allentamento monetario. Da Jackson Hole, il nuovo presidente Kevin Warsh mantiene una linea prudente: l’inflazione americana, con il PCE intorno al 3,7%, resta ancora distante dall’obiettivo del 2%, mentre la crescita USA è attesa intorno all’1,5% nel secondo semestre 2026. I tagli dei tassi potrebbero quindi arrivare più lentamente rispetto alle attese dei mercati.
Per gli investitori europei aumenta il tema della concentrazione sugli Stati Uniti. Circa il 50% dell’esposizione finanziaria estera europea è concentrata tra Wall Street e Treasury, rendendo i portafogli particolarmente sensibili a un eventuale deterioramento simultaneo di azionario americano, debito pubblico USA e dollaro.
La BCE entra invece in una fase più equilibrata dopo il lungo ciclo che ha portato dai tassi negativi alla stretta anti-inflazione. Il messaggio strutturale è che l’Europa difficilmente tornerà al regime eccezionale del decennio precedente: il costo del capitale potrebbe restare più elevato rispetto agli anni 2010-2021.
Sul fronte italiano arriva uno dei segnali finanziari più positivi. Lo spread BTP-Bund è sceso da 233 punti base nell’ottobre 2022 a circa 80 punti nell’agosto 2026, mentre il rendimento del decennale italiano è passato dal 4,76% al 4%. Il mercato sta quindi riconoscendo un premio per il rischio significativamente inferiore rispetto a quattro anni fa.
La crescita italiana rimane moderatamente positiva, con un PIL reale in aumento di circa l’1% su base annua nel secondo trimestre 2026. Il debito/PIL resta però elevato, al 138,9%, confermando che il miglioramento della percezione finanziaria deve ancora essere accompagnato da una crescita nominale più robusta.
Energia, carburanti e nuova pressione sui prezzi
Testate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Giornale / Il Sole 24 Ore / Milano Finanza / Il Tempo / Il Foglio
Il rientro dalle vacanze apre un settembre caratterizzato da nuove pressioni sul costo della vita. Tra le stime riportate emergono aumenti del 14% per l’elettricità e del 30% per il gas nel 2026, rincari fino al 15% sui biglietti aerei e aumenti anche per materiale e libri scolastici.
Il caro carburanti rischia di generare un aggravio fino a circa 356 euro annui per automobilista o famiglia, con effetti che si trasferiscono progressivamente all’intera filiera produttiva e distributiva.
La pressione energetica arriva infatti anche ai prodotti alimentari. Fertilizzanti, refrigerazione, energia e trasporti stanno contribuendo ai rincari di frutta e verdura, trasformando lo shock energetico in inflazione percepita soprattutto per le famiglie con redditi medio-bassi.
Il Governo valuta interventi selettivi al posto di un nuovo taglio generalizzato delle accise. Tra le ipotesi figurano una social card carburanti e strumenti collegati all’ISEE, con l’obiettivo di sostenere le fasce più esposte senza aumentare eccessivamente il deficit.
Resta aperto anche il confronto sugli extraprofitti energetici. Il settore avverte che ulteriori prelievi potrebbero ridurre la capacità di finanziare raffinazione, logistica e transizione energetica, proprio mentre la capacità di raffinazione italiana richiede nuovi investimenti.
Il dato positivo riguarda gli approvvigionamenti: gli stoccaggi italiani di gas sono intorno all’80%, tra i livelli più elevati in Europa. Il rischio principale non è quindi oggi la scarsità fisica del gas, ma il suo prezzo, che durante l’inverno potrebbe tornare nell’area dei 60 euro/MWh.
Manovra 2027, fisco e conti pubblici
Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore / Milano Finanza
La prossima Legge di Bilancio viene stimata nell’ordine dei 30 miliardi di euro. Circa la metà delle risorse potrebbe arrivare da prestiti europei per circa 15 miliardi, riducendo la necessità immediata di nuove coperture nazionali.
Il dossier fiscale più avanzato riguarda il ceto medio. L’ipotesi principale prevede la riduzione dell’aliquota IRPEF del secondo scaglione dal 35% al 33%, con possibile estensione fino a 60.000 euro di reddito. Il costo sarebbe compreso tra 2,5 e 2,7 miliardi, con un beneficio massimo vicino ai 1.000 euro annui.
Tra le altre ipotesi compare una flat tax del 15% sulle tredicesime, limitata alle fasce di reddito individuate dalla manovra. L’obiettivo sarebbe aumentare il reddito disponibile alla fine dell’anno e sostenere i consumi senza rendere permanente l’intero costo fiscale.
Sul fronte previdenziale torna invece Quota 64, mentre per gli autonomi viene prospettata l’estensione della flat tax fino a 100.000 euro di ricavi. Restano inoltre da finanziare i maggiori costi delle opere pubbliche legati al caro materiali.
Il principale vincolo rimane il debito. Anche con uno spread più basso, il costo medio tende a salire perché il Tesoro deve progressivamente rifinanziare titoli emessi durante gli anni dei tassi vicini allo zero con nuove emissioni più costose.
Banche, Borsa e mercato dei capitali
Testate: La Repubblica / Milano Finanza / Sole 24 Ore Plus 24
Il consolidamento bancario italiano entra sempre più nella fase regolamentare. L’Antitrust ha avviato un’istruttoria concentrandosi in particolare sulle sovrapposizioni nel settore assicurativo e sulle quote di mercato generate dalle nuove aggregazioni.
Il Governo torna inoltre a valutare un contributo del sistema bancario. Tra le ipotesi viene indicata una contribuzione nell’ordine del 5% degli utili degli istituti, ancora oggetto di confronto, cercando però di evitare ripercussioni sulla clientela e sulla capacità di erogare credito.
Sul fronte delle infrastrutture finanziarie, Italia e Francia riaprono il dossier Euronext. L’obiettivo italiano è rafforzare il peso di Piazza Affari all’interno della federazione borsistica europea e rendere più collegiale il processo di nomina dei vertici.
La stabilizzazione dello spread sta intanto sostenendo il mercato italiano. Diverse società hanno raggiunto massimi pluriennali o superato i 100 miliardi di euro di capitalizzazione, ma resta il problema strutturale delle poche nuove quotazioni e dei numerosi delisting.
In questo scenario l’EGM può assumere un ruolo strategico come porta d’ingresso delle PMI verso il mercato dei capitali, favorendo nel tempo il passaggio verso mercati più profondi e liquidi.
Industria, intelligenza artificiale e nuove filiere
Testate: Corriere della Sera / La Repubblica / Il Sole 24 Ore / Italia Oggi / Milano Finanza
Il divario tecnologico tra Stati Uniti ed Europa assume ormai dimensioni macroeconomiche. Le “Magnifiche Sette” di Wall Street raggiungono complessivamente circa 23.885 miliardi di dollari di capitalizzazione, mostrando la straordinaria concentrazione di capitale e capacità tecnologica negli Stati Uniti.
Siemens invita l’Europa a evitare un eccesso di rigidità normativa sull’intelligenza artificiale. Una parte crescente degli investimenti AI si sta infatti trasformando in infrastrutture, automazione, software industriale e produttività, rendendo la regolamentazione una variabile competitiva nella sfida con Stati Uniti e Cina.
Sul fronte italiano, il fatturato industriale registra a giugno una flessione di circa l’1% su base mensile, mentre rimane positivo del 3,1% su base annua in termini nominali. La componente in volume appare però più debole, segnalando la necessità di distinguere l’aumento dei ricavi legato ai prezzi dalla crescita effettiva della produzione.
Il farmaceutico consolida invece il proprio ruolo di settore difensivo e di crescita. Invecchiamento della popolazione, domanda strutturale, innovazione e forte capacità di generare cassa stanno aumentando l’interesse degli investitori verso il comparto.
Anche l’industria automobilistica europea si avvicina alla difesa. Volkswagen sta aumentando il proprio coinvolgimento nella componentistica e nei sistemi militari, mostrando come la riconversione produttiva europea possa generare nuove filiere e investimenti nei prossimi anni.
Geoeconomia, difesa e sicurezza energetica
Testate: La Repubblica / Avvenire / Il Tempo / Il Foglio
Dopo sei mesi di guerra, l’economia iraniana mostra segnali di forte stress. Le sanzioni statunitensi continuano a comprimere l’attività economica, mentre inflazione elevata e difficoltà delle famiglie aumentano la pressione interna.
Per l’economia globale il principale rischio resta legato alla sicurezza delle rotte e dei flussi energetici. La crisi iraniana dimostra ancora una volta quanto energia, geopolitica e commercio internazionale siano diventati elementi difficili da separare.
Per l’Europa, energia e difesa rappresentano ormai due componenti della stessa strategia industriale. L’esperienza ucraina sta accelerando l’adozione di droni, intelligenza artificiale, software e sistemi militari a basso costo, creando nuovi modelli produttivi. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 28 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Energia, carburanti e inflazione
Testate: Corriere della Sera / Repubblica / La Stampa / Avvenire / Domani / Il Tempo / Il Foglio / MF
Il fronte energetico resta uno dei principali fattori di rischio per l’economia. L’accordo tra Stati Uniti e Venezuela potrebbe modificare nel medio periodo gli equilibri dell’offerta mondiale di petrolio, consentendo agli USA di accedere a circa 90 miliardi di barili del nuovo giacimento venezuelano. Il Venezuela dispone già di circa 303 miliardi di barili di riserve accertate, tra le più elevate al mondo.
Per l’Italia, tuttavia, gli effetti dello shock energetico sono già significativi. La maggiore spesa per petrolio e gas viene quantificata in circa 50 miliardi di euro, mentre con il Brent vicino agli 89 dollari al barile l’aggravio viene stimato nell’ordine di 130 milioni di euro al giorno. Alla pompa benzina e gasolio continuano inoltre a superare i 2 euro al litro.
Parallelamente crescono fortemente gli utili delle grandi compagnie petrolifere. Nel primo semestre 2026 le principali major hanno registrato complessivamente 148,4 miliardi di dollari di profitti, contro 99,6 miliardi nello stesso periodo del 2025, con un incremento del 49%. Il dato alimenta il dibattito politico sugli extraprofitti, ma evidenzia anche la forte capacità di investimento del settore.
La strategia del Governo sembra intanto spostarsi dagli sconti generalizzati sulle accise verso aiuti più selettivi. Tra le ipotesi figurano bonus destinati alle famiglie con redditi più bassi, mentre il 5 settembre potrebbe rappresentare lo snodo per l’ultimo intervento sulle accise mobili.
L’aumento dei costi energetici inizia inoltre a trasferirsi sul carrello della spesa. Per i prossimi tre mesi viene stimato un aggravio alimentare per le famiglie di circa 420 milioni di euro, segnalando il rischio che la pressione inflazionistica si estenda progressivamente dai carburanti ai beni di consumo essenziali.
Conti pubblici, PNRR, crescita e credibilità dell’Italia
Testate: Corriere della Sera / Il Foglio / L’Espresso
Il PNRR entra nella fase decisiva dell’esecuzione. Al 1° luglio 2026 risultano 672.549 progetti per 173,32 miliardi di euro di finanziamenti, ma la quota indicata come realizzata si ferma al 27,3%, mentre il 76,3% dei progetti risulta ancora in corso.
Emergono inoltre forti differenze territoriali. Lombardia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Veneto mostrano livelli di avanzamento significativamente superiori rispetto a regioni come Liguria, Calabria, Sicilia, Campania e Lazio. La capacità amministrativa locale diventa quindi una vera variabile economica, capace di incidere sull’effettivo rendimento degli investimenti europei.
La questione centrale diventa soprattutto il dopo-PNRR. Con il progressivo esaurimento degli investimenti straordinari europei cresce il dibattito sulla possibilità di utilizzare maggiore deficit per sostenere l’economia, ma il rischio è sostituire investimenti produttivi con spesa corrente senza generare sufficiente crescita del PIL.
Sul fronte finanziario arriva invece uno dei segnali più positivi della giornata. Il deficit italiano è passato da circa l’8% del PIL nel 2022 al 3,1% nel 2025, mentre lo spread BTP-Bund si colloca intorno agli 82 punti base, leggermente sotto il differenziale dei titoli francesi rispetto al Bund.
Il miglioramento indica un cambiamento nella percezione del rischio sovrano italiano. Per consolidarlo sarà però necessario trasformare gli investimenti del PNRR in maggiore produttività, crescita potenziale e capacità produttiva permanente, evitando che la fine del Piano venga compensata semplicemente con nuovo deficit.
Banche, assicurazioni e nuovi equilibri del risparmio
Testate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Sole 24 Ore / Il Fatto Quotidiano / Il Foglio
Il consolidamento del sistema finanziario italiano continua a essere uno dei dossier centrali. Generali ha annunciato che valuterà la proposta ricevuta da Montepaschi ponendo al centro la tutela degli azionisti, mentre la partita coinvolge anche Mediobanca e Banca Generali.
Il tema va ormai oltre il semplice risiko bancario. In gioco ci sono assicurazioni, asset management e soprattutto il controllo dei principali canali attraverso cui viene gestito e distribuito il risparmio delle famiglie italiane.
L’Antitrust guarda con attenzione alle possibili conseguenze delle aggregazioni sulla concorrenza nel mercato assicurativo. Il rischio regolamentare potrebbe quindi diventare uno dei principali vincoli alla realizzazione delle operazioni attualmente allo studio.
Carlo Cimbri propone intanto la creazione di un secondo grande polo bancario nazionale, con MPS come capofila e Siena come centro, affiancando ai grandi gruppi finanziari una rete di istituti territoriali forti e integrando maggiormente credito e assicurazioni.
La crescita di Unipol rappresenta un esempio della trasformazione del settore: il titolo è passato da 4,76 euro a fine 2016 a 28,46 euro nell’agosto 2026, accompagnando una strategia decennale di partecipazioni bancarie che ha trasformato il gruppo da assicuratore tradizionale a piattaforma finanziaria integrata.
Industria, ZES, difesa e nuove tecnologie
Testate: La Stampa / Avvenire / Domani / Il Foglio / L’Espresso
La ZES unica viene proposta come modello da estendere anche al Nord. L’obiettivo sarebbe trasferire parte delle semplificazioni amministrative sperimentate nel Mezzogiorno alle regioni settentrionali, trasformando la riduzione dei tempi autorizzativi in uno strumento più generale di competitività nazionale.
Anche il programma SAFE apre una nuova fase della politica industriale europea. Il Governo avrebbe scelto di richiedere circa 8 miliardi di euro di finanziamenti, rispetto ai circa 15 miliardi inizialmente considerati. I prestiti possono avere durata fino a 45 anni e un periodo di grazia sul capitale di dieci anni.
La Commissione Europea punta inoltre a trasformare la maggiore spesa per sicurezza in una più ampia strategia di reindustrializzazione, che coinvolge automotive, acciaio, chimica, tecnologie dual-use, automazione e infrastrutture produttive.
La dimensione industriale della difesa emerge anche dalla Russia, che punta a raggiungere una produzione di circa 130.000 droni governati dall’intelligenza artificiale all’anno. Software, semiconduttori, sensoristica e capacità manifatturiera civile diventano così componenti sempre più integrate della nuova industria della difesa.
Per l’Europa la questione non riguarda quindi soltanto la sicurezza militare, ma anche l’autonomia tecnologica e produttiva. Difesa, aerospazio, elettronica, automazione, infrastrutture energetiche e siderurgia potrebbero beneficiare di un ciclo pluriennale di investimenti pubblici e privati.
Casa, infrastrutture e capitale reale
Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera
Il mercato immobiliare torna al centro del dibattito normativo. In Parlamento sono allo studio interventi su sanatorie, bonus, sgomberi, rigenerazione urbana e normativa edilizia, compresa la possibilità di facilitare la regolarizzazione di alcuni abusi storici realizzati prima del 1967.
La certezza urbanistica assume un valore sempre più importante anche dal punto di vista patrimoniale: commerciabilità, finanziabilità e possibilità di riqualificazione degli immobili dipendono infatti dalla regolarità della documentazione.
Il dossier si intreccia con la direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici. La progressiva richiesta di immobili più efficienti potrebbe aumentare il valore relativo degli edifici già riqualificati e contemporaneamente generare nuovi investimenti sul patrimonio energeticamente più debole.
Anche l’acqua emerge come una nuova infrastruttura economica strategica. La crisi idrica italiana evidenzia problemi di capacità di accumulo, dispersione e manutenzione delle reti, trasformando invasi e infrastrutture idriche in un potenziale nuovo capitolo di investimenti per agricoltura, industria e utilities.
Rigenerazione immobiliare, efficientamento energetico e infrastrutture idriche potrebbero quindi diventare alcune delle componenti più rilevanti del ciclo domestico di investimenti italiano nei prossimi anni.
Mercati, tassi e allocazione del capitale
Testate: Il Foglio / MF / Il Fatto Quotidiano / Corriere della Sera
Il recupero relativo dell’Italia rappresenta uno dei segnali più interessanti sui mercati europei. Con lo spread BTP-Bund intorno a 82 punti base e quello francese intorno a 86, gli investitori sembrano attribuire maggiore valore alla stabilizzazione fiscale italiana.
La riduzione del rischio percepito rappresenta una condizione favorevole non soltanto per il Tesoro, ma anche per banche e imprese, perché contribuisce a ridurre il costo relativo del capitale e migliora l’attrattività degli asset italiani.
Negli Stati Uniti cresce invece l’attenzione verso una possibile nuova “Operation Twist”, basata sulla gestione delle scadenze del debito per ridurre la pressione sui rendimenti a lungo termine senza modificare immediatamente il livello complessivo della politica monetaria.
Altri podcast di Economia
Podcast di tendenza in Economia
Su INSIDE FINANCE
Il nuovo podcast è dedicato agli investitori, ad aziende alla ricerca di nuove fonti di finanziamento e ispirazione, agli operatori del settore e agli appassionati di finanza che intendono andare a fondo nel capire la base del successo e le visioni per il prossimo futuro da parte delle personalità dell’industria e della finanza italiana che rappresentano le Istituzioni preposte, i vertici delle società di eccellenza nei vari settori, d'imprese di nicchia specializzate in prodotti e servizi innovativi, persone che hanno raggiunto risultati straordinari oppure personalità con visioni ed esperienze completamente “fuori dal coro”. Il principio di base di ogni episodio è quello dell’utilità per gli ascoltatori, quindi temi e approfondimenti che possano essere di aiuto per una migliore e piu’ efficace gestione degli investimenti e della finanza d’impresa, una brillante carriera o spunti imprenditoriali entrando “inside finance” in modo intimo, autentico e informale.
Sito web del podcastAscolta INSIDE FINANCE, GURULANDIA e molti altri podcast da tutto il mondo con l’applicazione di radio.it

Scarica l'app gratuita radio.it
- Salva le radio e i podcast favoriti
- Streaming via Wi-Fi o Bluetooth
- Supporta Carplay & Android Auto
- Molte altre funzioni dell'app
Scarica l'app gratuita radio.it
- Salva le radio e i podcast favoriti
- Streaming via Wi-Fi o Bluetooth
- Supporta Carplay & Android Auto
- Molte altre funzioni dell'app


INSIDE FINANCE
Scansione il codice,
scarica l'app,
ascolta.
scarica l'app,
ascolta.
INSIDE FINANCE: Podcast correlati




































