562 episodi
- Rassegna stampa economico-finanziaria del 26 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Banche, risiko MPS-Banco BPM e capitale italiano
Testate: la Repubblica / La Stampa / MF / Il Foglio
La partita tra MPS e Banco BPM entra in una fase particolarmente delicata. Il consiglio di amministrazione di Banco BPM considera l’offerta di MPS non concordata e priva di un premio adeguato. La valutazione implicita dell’operazione supera i 25 miliardi di euro, mentre l’offerta incorpora uno sconto di circa il 2,3% rispetto ai prezzi di mercato. Il nodo diventa quindi non soltanto industriale, ma anche di convenienza economica per gli azionisti.
Il Tesoro ha intanto congelato la vendita della propria partecipazione in MPS. Il MEF mantiene il 4,8% di Monte dei Paschi e non intenderebbe cederlo nell’immediato, evitando così di interferire con le operazioni straordinarie in corso. Anche una partecipazione pubblica relativamente contenuta può quindi assumere un peso strategico nella fase di consolidamento.
Determinante resta anche la struttura proprietaria di Banco BPM: Crédit Agricole possiede il 29,3% del capitale, mentre tra gli altri azionisti figurano BlackRock e Davide Leone. La forte presenza francese trasforma il risiko bancario italiano in una partita sempre più europea.
Sullo sfondo emerge una questione più strutturale: la necessità di sviluppare una vera industria italiana del capitale. Il Golden Power può proteggere singoli asset strategici, ma non sostituisce la presenza di investitori istituzionali domestici capaci di trasformare il risparmio delle famiglie in capitale di lungo periodo per imprese, infrastrutture e innovazione.
Energia, carburanti, Iran e mercati finanziari
Testate: Corriere della Sera / la Repubblica / La Stampa / Il Giornale / MF / Domani
Il caro-carburanti resta una delle principali emergenze economiche di breve periodo. Il Governo si prepara a prorogare lo sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio, per poi passare progressivamente da interventi generalizzati a sostegni maggiormente concentrati sulle fasce di reddito più vulnerabili.
I prezzi restano elevati: il gasolio self-service viene indicato a circa 2,136 euro al litro e la benzina a 2,015 euro, mentre sulla rete autostradale si raggiungono rispettivamente circa 2,207 e 2,091 euro al litro, con punte ancora superiori in alcune stazioni.
Tra le ipotesi allo studio c’è anche un sistema di “accise mobili”, attraverso il quale l’extragettito IVA prodotto dall’aumento dei carburanti verrebbe utilizzato per finanziare automaticamente una riduzione delle accise. Parallelamente resta aperto il confronto sugli extraprofitti energetici e sulla possibilità di introdurre un prelievo coordinato o nazionale.
Dal quadro internazionale arriva però un segnale favorevole. Le nuove sanzioni statunitensi contro l’Iran hanno contribuito a portare il Brent intorno agli 89 dollari al barile, circa -3%, riducendo almeno temporaneamente la pressione sull’inflazione europea.
Anche i mercati reagiscono positivamente: il FTSE MIB registra un +0,3% a 52.720 punti, mentre i rendimenti dei Treasury statunitensi mostrano un allentamento. L’attenzione si sposta ora sul dato PCE americano, decisivo per comprendere le prossime mosse della Federal Reserve.
Conti pubblici, PNRR, infrastrutture e difesa europea
Testate: Corriere della Sera / La Stampa / la Repubblica / Il Foglio / Domani
Il Governo prepara un autunno caratterizzato da una maggiore selettività della spesa pubblica. L’obiettivo è sostituire progressivamente gli interventi generalizzati con misure mirate, evitando che sostegni permanenti finanziati attraverso risorse temporanee possano deteriorare il deficit e la credibilità dell’Italia sui mercati.
Sul PNRR emerge il tema della continuità degli investimenti. Il Piano dispone complessivamente di 53,6 miliardi di euro destinati alle infrastrutture, di cui circa 26,5 miliardi per opere ferroviarie. Dopo la conclusione del PNRR potrebbero però servire ulteriori 20 miliardi di euro per completare alcuni cantieri e programmi.
Ferrovie dello Stato rappresenta uno dei principali soggetti coinvolti nell’attuazione del Piano, con circa 25 miliardi di investimenti PNRR. La sfida non è soltanto spendere le risorse disponibili, ma trasformarle in maggiore capacità, puntualità e affidabilità della rete ferroviaria.
Parallelamente la difesa si trasforma in una nuova politica industriale europea. Il programma SAFE dispone complessivamente di 150 miliardi di euro, mentre per l’Italia le diverse ricostruzioni indicano cifre comprese tra circa 8 e 10 miliardi. Una quota crescente della spesa dovrebbe essere destinata a fornitori e filiere produttive europee.
Il potenziale economico sarà però legato alla qualità della spesa: maggiori investimenti militari possono sostenere la crescita soltanto se generano produzione domestica, ricerca, tecnologie dual-use e nuova capacità industriale, evitando che le risorse si traducano prevalentemente in importazioni.
Intelligenza artificiale, robotica e consulenza finanziaria
Testate: Corriere della Sera / La Verità / MF / Domani / Italia Oggi
L’intelligenza artificiale entra in una nuova fase. Dopo la corsa agli investimenti miliardari, l’attenzione si sposta sulla misurazione dei risultati, sull’affidabilità dei sistemi e sull’effettiva integrazione dell’AI nei processi aziendali. Il vantaggio competitivo non deriva più dalla semplice adozione di chatbot, ma dalla capacità di ottenere incrementi misurabili di produttività.
La convergenza tra AI e robotica diventa sempre più concreta. Mitsubishi sta sviluppando l’utilizzo di robot umanoidi nelle fabbriche, soprattutto per mansioni ripetitive o difficili da coprire con la manodopera disponibile. AI, computer vision, sensoristica e robotica iniziano così a convergere nella produzione fisica.
Nel settore finanziario l’utilizzo dell’AI richiede invece maggiore prudenza. Un chatbot che formula raccomandazioni personalizzate può entrare nell’ambito della consulenza finanziaria e quindi essere sottoposto alle regole MiFID. Adeguatezza, profilazione del cliente, tolleranza al rischio, privacy e tracciabilità rimangono responsabilità centrali.
Per il private banking emerge quindi un modello preciso: l’AI appare oggi più efficace come copilota del consulente, capace di supportare analisi, ricerca, reporting e costruzione degli scenari, piuttosto che come sostituto autonomo della relazione fiduciaria e della responsabilità professionale.
Industria, clima, logistica e grandi infrastrutture
Testate: la Repubblica / Il Secolo XIX / Corriere della Sera / La Stampa
Il cambiamento climatico assume una dimensione sempre più economica. Gli impatti su edilizia e agricoltura vengono stimati potenzialmente in circa 50 miliardi di euro, mentre siccità, temperature estreme e fenomeni meteorologici aumentano contemporaneamente costi assicurativi, necessità infrastrutturali e volatilità della produzione agricola.
La transizione energetica rappresenta però anche un’opportunità industriale. La riduzione dei costi delle tecnologie rinnovabili rende più convenienti gli investimenti in generazione, accumulo ed efficienza: il principale ostacolo italiano diventa quindi la velocità delle autorizzazioni e dell’implementazione.
Anche la logistica assume un ruolo strategico. L’Italia dispone di 27 interporti, che movimentano circa 65 milioni di tonnellate di merci e ricevono complessivamente circa 50.000 treni merci ogni anno. Una maggiore integrazione tra porti, ferrovie e interporti potrebbe ridurre i costi logistici e rafforzare la posizione italiana nei corridoi commerciali europei e mediterranei.
Gli investimenti ferroviari e logistici rappresentano quindi uno degli ambiti nei quali il PNRR può produrre un aumento permanente della capacità produttiva del Paese, andando oltre il semplice impulso congiunturale della spesa pubblica.
Geoeconomia, Europa e nuovo modello di crescita
Testate: Corriere della Sera / Il Foglio / MF / Panorama / La Stampa
La competizione tra Stati Uniti e Cina continua a modificare gli equilibri del commercio mondiale. Anche il Canada prepara contromisure per circa 20 miliardi, mentre alcune categorie di prodotti canadesi sono colpite da tariffe statunitensi che possono arrivare fino al 50%.
Per le imprese europee aumenta il rischio di una frammentazione delle catene globali in blocchi commerciali. Allo stesso tempo cresce il valore strategico del friend-shoring, delle infrastrutture critiche e delle capacità produttive localizzate in Paesi considerati politicamente affidabili.
In questo scenario nasce il Rhine Group, think tank promosso da Mario Draghi e Patrick Collison con l’obiettivo di trasformare le indicazioni sulla competitività europea in proposte operative. L’iniziativa punta su mercati dei capitali più profondi, innovazione, energia competitiva, maggiore scala industriale e riduzione delle barriere interne.
Un segnale significativo arriva anche dall’ecosistema tecnologico italiano: la rassegna attribuisce a Bending Spoons una valutazione di circa 18,4 miliardi di dollari, mostrando come anche dall’Italia possano emergere piattaforme tecnologiche capaci di raggiungere dimensioni globali. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 25 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Energia, carburanti e inflazione
Testate: Corriere della Sera / Repubblica / La Stampa / Il Fatto Quotidiano / La Verità / Il Foglio
Il caro carburanti torna al centro del dibattito economico. I prezzi medi raggiungono circa 2,128 euro al litro per il gasolio e 2,008 euro per la benzina sulla rete ordinaria, salendo rispettivamente a 2,204 e 2,085 euro in autostrada. Un livello che non pesa soltanto sulle famiglie, ma aumenta i costi di trasporto e logistica e rischia di trasferirsi sui prezzi finali.
Sul fronte degli interventi pubblici prevale l’ipotesi di misure selettive rivolte ai settori e alle fasce di reddito maggiormente colpite, piuttosto che un nuovo taglio generalizzato delle accise. Resta aperto anche il confronto su un possibile contributo delle compagnie petrolifere e sulla tassazione degli extraprofitti.
La pressione politica è alimentata dall’aumento degli utili delle principali compagnie energetiche considerate nella rassegna: complessivamente sono passati da 99,6 miliardi di dollari nel primo semestre 2025 a 148,3 miliardi nel primo semestre 2026, con una crescita di circa il 49%.
Il problema energetico assume inoltre una dimensione strutturale. In Europa vengono richiamate la chiusura di 30 raffinerie, di cui 6 in Italia, e una riduzione della capacità produttiva nell’ordine del 20%. Anche il gas torna sotto osservazione in vista dell’autunno, con il rischio che la necessità di ricostituire gli stoccaggi possa esercitare nuove pressioni sui prezzi.
Stati Uniti, debito pubblico e rischio stagflazione
Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore / MF
Il debito federale statunitense ha superato la soglia dei 40.000 miliardi di dollari, riportando al centro dei mercati il tema della sostenibilità fiscale americana e dell’enorme quantità di Treasury che dovrà essere assorbita dagli investitori.
Il Tesoro americano sta intervenendo anche sulla struttura delle scadenze e sui programmi di riacquisto. L’obiettivo è ridurre la pressione sul mercato obbligazionario, ma rimane il problema strutturale di un’offerta molto elevata di debito pubblico.
A complicare il quadro è il rischio di stagflazione: crescita debole accompagnata da inflazione persistente. Tariffe, shock energetici e deficit elevati rendono più difficile il lavoro delle banche centrali, perché una riduzione troppo rapida dei tassi potrebbe riaccendere l’inflazione, mentre tassi elevati continuano a frenare investimenti e domanda.
I primi effetti si vedono anche sui consumatori. Negli Stati Uniti il prezzo della benzina indicato nella rassegna passa da circa 3,65 dollari al gallone nel gennaio 2025 a 4,10 dollari nell’agosto 2026, mentre la classe media inizia a ridurre o rinviare alcuni consumi discrezionali.
Iran, Cina e geopolitica del petrolio
Testate: Corriere della Sera / Repubblica / La Stampa / Il Giornale / La Verità / Domani
Gli Stati Uniti stanno rafforzando il sistema delle sanzioni secondarie contro l’Iran, coinvolgendo potenzialmente anche imprese, banche e Paesi che continuano a intrattenere rapporti commerciali con Teheran.
Il punto più delicato riguarda la Cina, che secondo i dati riportati assorbe circa l’85% dell’export petrolifero iraniano. Dopo l’annuncio delle nuove misure, il rial avrebbe perso circa il 4,5% in una settimana.
Per l’economia mondiale il rischio principale non riguarda soltanto l’Iran, ma una possibile estensione dello scontro commerciale tra Washington e Pechino. Un’escalation potrebbe avere conseguenze su petrolio, shipping, semiconduttori, dollaro e inflazione globale.
L’elevata interdipendenza tra Cina, Stati Uniti ed Europa rappresenta però anche un elemento di contenimento: una guerra commerciale generalizzata produrrebbe costi elevati per tutte le principali economie coinvolte.
Banche, MPS, Banco BPM e Generali
Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore / MF
Il consolidamento bancario italiano continua a ruotare attorno a Monte dei Paschi e Banco BPM. L’offerta concorrente richiamata nella rassegna valorizza il titolo a 11,90 euro per azione, contro una valorizzazione implicita dell’offerta MPS di circa 11,61 euro: una differenza nell’ordine del 2,5%.
Un elemento determinante resta la posizione di Crédit Agricole, che detiene il 29,3% di Banco BPM. Una partecipazione sufficientemente rilevante da rendere qualsiasi progetto di aggregazione fortemente dipendente dalle scelte dell’azionista francese.
Torna inoltre in primo piano il rapporto tra MPS e Generali. Il risiko bancario italiano non riguarda più soltanto le banche tradizionali, ma coinvolge sempre più anche assicurazioni, risparmio gestito e distribuzione finanziaria.
Parallelamente emerge il tema della previdenza complementare, con la proposta di un “salvadanaio previdenziale” volontario gestito operativamente da banche e Poste e accompagnato da incentivi fiscali. Non si tratta di una misura approvata, ma segnala la crescente attenzione verso la mobilitazione del risparmio privato italiano per investimenti di lungo periodo.
Infrastrutture, casa e difesa
Testate: La Stampa / Il Fatto Quotidiano / MF / Avvenire
Il piano di investimenti di Anas rappresenta uno dei segnali più concreti per l’economia italiana. Nei primi sette mesi vengono indicati circa 2 miliardi di euro di investimenti, mentre il programma di lungo periodo prevede complessivamente 43,2 miliardi nei prossimi dieci anni.
Parte inoltre il Piano Casa, con un primo bando previsto a settembre e una dotazione di 700 milioni di euro destinata al recupero del patrimonio abitativo pubblico e alla rigenerazione urbana. L’intervento può generare domanda per edilizia, costruzioni e valorizzazione immobiliare.
Anche la difesa sta diventando un vero comparto industriale europeo. La Germania programma 12 miliardi di euro di nuove forniture militari, mentre l’Unione Europea mette sul tavolo altri 6,1 miliardi per sostenere la difesa ucraina.
Per l’Italia assume particolare rilevanza il dossier Leonardo: viene prospettata una nuova società a Kiev dedicata ai droni, con un potenziale giro di forniture fino a 21 miliardi di euro nell’arco di dieci anni. La ricostruzione e la difesa dell’Ucraina stanno così creando una nuova filiera industriale nella quale le imprese italiane possono avere un ruolo significativo.
Intelligenza artificiale, robotica e competitività europea
Testate: Il Sole 24 Ore / Il Foglio / MF
L’intelligenza artificiale entra sempre più profondamente nell’economia reale. Mitsubishi sta sperimentando l’utilizzo di robot umanoidi nelle fabbriche, non soltanto come strumento di automazione, ma anche come risposta alla crescente difficoltà nel reperire lavoratori.
La competizione tecnologica diventa contemporaneamente sempre più capital intensive. Alibaba destina circa 10 miliardi all’intelligenza artificiale, confermando la dimensione degli investimenti necessari per competere su modelli, infrastrutture e capacità computazionale.
In Europa cresce quindi la pressione per accelerare su innovazione e produttività. L’iniziativa legata a Mario Draghi e al cosiddetto “Gruppo del Reno” punta proprio a rilanciare l’agenda europea sulla competitività, coinvolgendo economisti, imprenditori e startup.
Il problema europeo non è soltanto tecnologico: il ritardo nell’innovazione influenza produttività, salari, crescita potenziale e capacità futura di finanziare il welfare. Per l’Italia, AI e robotica possono però diventare anche una risposta alla carenza di manodopera, aumentando capacità produttiva e produttività senza necessariamente determinare una riduzione equivalente dell’occupazione. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 24 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Banche, risiko e mercati
Testate: L'Economia del Corriere della Sera / Repubblica Affari&Finanza
Il risiko bancario italiano torna ad accelerare intorno a Monte dei Paschi di Siena. Il mercato guarda non più soltanto alla singola operazione, ma alla possibilità che il riassetto di Siena possa modificare l’intera architettura bancaria italiana, coinvolgendo MPS, Intesa Sanpaolo, Banco BPM, Banca Generali e indirettamente Generali.
Una delle ipotesi sul tavolo è la costruzione di un asse che comprenda Banco BPM e Banca Generali, interpretato come una possibile mossa difensiva di MPS rispetto a Intesa.
L’esecuzione resta però complessa sia dal punto di vista finanziario sia regolamentare.
La struttura dell’azionariato conferma la centralità della banca: Delfin detiene il 17,53% di MPS, il gruppo Caltagirone il 13,49%, BlackRock il 4,88%, il Ministero dell’Economia il 4,63% e Banco BPM il 3,74%. Crédit Agricole detiene invece circa il 30% di Banco BPM.
Il dato positivo è il cambiamento strutturale del settore: dopo anni in cui le banche italiane erano considerate fragili, oggi redditività, capitale e capacità di aggregazione consentono ai principali operatori di giocare una partita industriale offensiva. Per gli investitori rimane però elevato il rischio legato all’esecuzione e alla regolamentazione delle operazioni straordinarie.
Intelligenza artificiale, data center e semiconduttori
Testate: Repubblica Affari&Finanza / L'Economia del Corriere della Sera / Il Fatto Quotidiano / Il Foglio
La crescita dell’intelligenza artificiale mostra sempre più chiaramente il proprio costo infrastrutturale. Negli Stati Uniti risultano 5.427 data center attivi, contro 529 in Germania, 523 nel Regno Unito, 449 in Cina e appena 168 in Italia. Negli USA risultano inoltre 3.969 nuovi permessi di costruzione e circa 800 infrastrutture in sviluppo.
La dimensione finanziaria è enorme: viene indicata una capacità di investimento nell’ordine di 670 miliardi di dollari per la costruzione di nuovi data center. Parallelamente cresce però l’opposizione delle comunità locali per l’impatto su elettricità, acqua e territorio.
L’AI entra quindi in una fase in cui il principale limite alla crescita potrebbe non essere soltanto tecnologico, ma anche energetico, infrastrutturale e sociale.
Sul fronte italiano emerge il caso Technoprobe: la società attiva nella filiera dei semiconduttori ha superato i 20 miliardi di euro di capitalizzazione e punta all’ingresso nel FTSE MIB. Per il 2026 il piano industriale indica ricavi consolidati compresi tra 1,025 e 1,1 miliardi di euro.
Cresce anche il mercato dell’intelligenza artificiale applicata alla difesa, stimato in circa 11,7 miliardi di dollari nel 2026 e potenzialmente vicino ai 19 miliardi entro il 2030. Droni, cyberdifesa, analisi dei dati e sistemi autonomi diventano così nuovi campi di applicazione strategica.
Per gli investitori, AI non significa quindi soltanto software: semiconduttori, reti elettriche, data center, cybersecurity, componentistica e difesa presentano opportunità e profili di rischio molto differenti.
Energia, carburanti e materie prime
Testate: Corriere della Sera / La Stampa / Il Giornale / Repubblica / Libero / La Verità
Il Governo ha prorogato lo sconto di 17 centesimi al litro sul diesel, mentre prosegue la ricerca delle coperture finanziarie necessarie. Il gasolio resta nell’area dei 2,2 euro al litro, mantenendo alta la pressione sui costi di famiglie, logistica e imprese.
Il costo potenziale del prolungamento della misura viene quantificato nell’ordine di quasi 800 milioni di euro, evidenziando quanto sia difficile sostenere a lungo interventi fiscali emergenziali sui carburanti.
Il problema europeo appare però sempre più strutturale. La riduzione degli investimenti nella raffinazione ha trasformato la crisi energetica da semplice problema di prezzo del greggio a problema di disponibilità di prodotti raffinati.
Il dibattito sugli extraprofitti divide le testate: da una parte viene sostenuta la necessità di tassare maggiormente i produttori energetici, dall’altra emerge il rischio che una tassazione sistematica possa ridurre gli investimenti proprio quando l’Europa deve rafforzare la propria sicurezza energetica.
Anche le materie prime critiche diventano centrali. Le difficoltà nella tracciabilità di risorse strategiche come l’uranio mostrano quanto le catene di approvvigionamento restino vulnerabili.
La crisi può però aprire una nuova fase di investimenti europei in raffinazione, reti, stoccaggi, efficienza energetica, nucleare e diversificazione delle forniture.
Macroeconomia, Cina e debito pubblico
Testate: L'Economia del Corriere della Sera / Repubblica Affari&Finanza / Domani
Il modello economico cinese continua a produrre grandi volumi industriali ed esportazioni, ma una quota crescente della crescita manifatturiera è sostenuta da sussidi, credito pubblico e capacità produttiva eccedente. Una stima citata attribuisce circa il 60% del boom manifatturiero cinese al sostegno pubblico e al credito agevolato.
L’eccesso di capacità produttiva cinese viene trasferito sui mercati internazionali attraverso prezzi particolarmente competitivi, aumentando la pressione sulle imprese e sull’industria europea.
Parallelamente cresce il ruolo dello Stato e del Partito nell’economia cinese, con una progressiva riduzione degli spazi per l’economia privata. La politica industriale di Pechino diventa così contemporaneamente una questione economica, commerciale e geopolitica.
Torna inoltre centrale il problema del debito pubblico globale. Negli Stati Uniti il debito federale ha superato i 40.000 miliardi di dollari, mentre l’aumento dei rendimenti obbligazionari sta facendo crescere il peso degli interessi sui bilanci pubblici.
Per gli investitori il nuovo scenario dei tassi offre nuovamente rendimento nell’obbligazionario di qualità, ma richiede maggiore attenzione alla duration e al rischio sovrano rispetto all’era dei tassi vicini allo zero.
Industria, Stato e futuro dell’Ilva
Testate: L'Economia del Corriere della Sera / Repubblica Affari&Finanza
La competizione internazionale sta riportando al centro il tema dello Stato imprenditore. Difesa, semiconduttori e filiere strategiche spingono anche le economie tradizionalmente più liberali verso partecipazioni pubbliche, incentivi, sussidi e protezione industriale.
Il caso più complesso in Italia resta quello dell’Ilva di Taranto. Una cordata composta da circa 15 imprenditori italiani sarebbe disponibile a partecipare al rilancio, chiedendo però un coinvolgimento dello Stato e garanzie pubbliche.
Il piano dovrebbe confrontarsi con una struttura occupazionale molto rilevante: vengono indicati 9.702 dipendenti diretti e oltre 4.500 lavoratori dell’indotto, mentre tra le ipotesi finanziarie compare un finanziamento ponte di circa 600 milioni di euro.
La sostenibilità dell’operazione dipenderà però non soltanto dal capitale, ma anche da decarbonizzazione, forni elettrici, costo dell’energia e domanda europea di acciaio.
L’acciaio resta una filiera strategica per difesa, automotive, infrastrutture e manifattura. Un rilancio tecnologicamente sostenibile di Taranto potrebbe quindi ridurre la dipendenza europea dalle importazioni e preservare competenze industriali difficili da ricostruire.
Famiglie, ricchezza, casa e consumi
Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa
La ricchezza netta delle famiglie italiane ha raggiunto nel 2025 circa 11.116 miliardi di euro, rispetto agli 8.980 miliardi del 2011. Il patrimonio complessivo resta quindi molto elevato, ma la distribuzione appare sempre più squilibrata.
La metà meno ricca delle famiglie possiede infatti soltanto circa il 7% del patrimonio complessivo, evidenziando una concentrazione destinata ad avere effetti su consumi, risparmio e mobilità sociale.
Il patrimonio italiano continua a essere fortemente sostenuto dalla proprietà immobiliare. Nel frattempo il mercato delle ristrutturazioni sta trovando un nuovo equilibrio dopo il ridimensionamento del Superbonus: nei primi cinque mesi del 2026 i bonifici per lavori edilizi hanno raggiunto circa 10,25 miliardi di euro, in crescita del 4,6% su base annua.
Cresce inoltre l’attenzione verso il Buy Now Pay Later. La frammentazione dei pagamenti in piccoli debiti può aumentare il rischio di sovraindebitamento, soprattutto tra i consumatori più giovani.
Entro novembre 2026 una parte significativa del BNPL entrerà nel perimetro della nuova disciplina europea sul credito al consumo, con maggiori controlli sulla capacità di rimborso.
Nel complesso, l’elevata ricchezza delle famiglie italiane continua a rappresentare un importante ammortizzatore macroeconomico. Le principali criticità restano la concentrazione patrimoniale e la forte esposizione all’immobiliare.
Demografia, mobilità e capitale umano
Testate: Il Sole 24 Ore
La geografia economica italiana sta cambiando. Nel triennio 2023-2025 i capoluoghi hanno perso circa 97.000 residenti soprattutto a favore dell’hinterland, mentre l’arrivo dall’estero di circa 328.000 persone ha compensato il saldo. - Il capitale va all’asta.
In un mondo in cui Stati, Big Tech e investitori competono per lo stesso capitale, il prezzo del denaro torna a salire.
In questo nuovo episodio di Inside Value, Roberto Russo accompagna gli ascoltatori dentro una settimana di mercati letta come una grande sala d’aste:
da una parte gli Stati, chiamati a finanziare deficit, welfare e difesa; dall’altra le grandi società tecnologiche, pronte a investire miliardi in data center e intelligenza artificiale.
Il risultato è chiaro: il capitale è tornato a essere un lotto conteso.
E quindi più costoso.
Parleremo del ritorno dei rendimenti a lungo termine, del peso crescente degli interessi sul debito pubblico americano e del modo in cui tassi più alti stanno cambiando il rapporto tra azioni e obbligazioni.
Analizzeremo anche l’ottimismo degli investitori sul mercato azionario, la concentrazione su crescita e tecnologia e il ritorno del costo opportunità:
oggi i titoli di Stato offrono rendimenti che rendono meno scontato pagare valutazioni elevate in Borsa.
Al centro della puntata anche le Big Tech, chiamate a dimostrare che gli enormi investimenti in intelligenza artificiale potranno trasformarsi in crescita reale, cassa e ritorni sostenibili.
Un episodio dedicato a chi vuole capire perché, quando il denaro torna ad avere un prezzo, diventa più facile distinguere ciò che vale davvero da ciò che semplicemente vola alto.
Perché il mercato può cambiare idea in un giorno.Il valore, no.
Se volete approfondire i temi di questa puntata, trovate la newsletter sul sito Il Valore Conta, a cura di Roberto Russo e Filippo Pasini.
Per maggiori informazioni: info@ilvaloreconta.it
Questo podcast ha finalità esclusivamente informative e divulgative.Non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento.
Le opinioni espresse riflettono il punto di vista degli autori.
Buon ascolto. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 23 Agosto 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Banche, MPS, Banco BPM e Generali
Testate: Corriere della Sera / Repubblica / Il Sole 24 Ore / Avvenire / La Verità
Monte dei Paschi entra nella fase decisiva del risiko bancario italiano con le due Ops parallele su Banco BPM e Banca Generali. Luigi Lovaglio avvia un road show negli Stati Uniti con investitori istituzionali e fondi, mentre il passaggio societario centrale resta l’assemblea del 29 ottobre, chiamata anche a superare la passivity rule.
Il piano prevede un dividendo straordinario da 4 miliardi di euro, in parte cash e in parte attraverso la distribuzione del 4,5% di Generali. Nel capitale MPS figurano Delfin al 17,5%, gruppo Caltagirone al 13,5%, Tesoro al 4,8%, Banco BPM al 3,7% e altri azionisti rilevanti.
La struttura azionaria rende l’operazione complessa. Crédit Agricole possiede il 29,3% di Banco BPM, mentre Generali controlla il 50,1% di Banca Generali. In caso di successo, Generali diventerebbe inoltre socio della nuova MPS per circa il 6,4%, mentre MPS resterebbe azionista di Generali per circa l’8,8%.
Gli incroci azionari rappresentano quindi uno dei principali rischi di esecuzione. La disciplina potrebbe imporre a Generali di scendere sotto il 3% di MPS entro 12 mesi, pena la sterilizzazione dei diritti di voto.
Anche la passivity rule assume un peso decisivo. Per superarla MPS necessita della maggioranza semplice, ma per procedere con le successive offerte su Banco BPM e Banca Generali Lovaglio avrebbe bisogno del consenso di almeno due terzi dei soci.
Il segnale positivo è che il sistema bancario italiano non è più nella fase dei salvataggi, ma in quella delle aggregazioni offensive. Per gli investitori, però, governance, prezzo, diluizione e capacità di realizzare le sinergie conteranno più della sola dimensione del nuovo gruppo.
Mercati, Fed, debito pubblico e costo del capitale
Testate: Il Sole 24 Ore / Domani
Il costo del debito torna al centro del rischio macro globale. Nel 2026 i Paesi del G7 spenderanno circa 2.000 miliardi di dollari di interessi, equivalenti a circa 5,5 miliardi al giorno.
Gli Stati Uniti da soli sono proiettati verso circa 1.400 miliardi di dollari di oneri finanziari, mentre il debito federale ha superato i 40.000 miliardi di dollari.
Il deficit americano resta vicino al 6% del PIL, più del doppio della media storica dal dopoguerra richiamata nell’analisi. Il Tesoro ha intanto raddoppiato la capacità dei buyback sui titoli più lunghi, da 2 a 4 miliardi di dollari per operazione.
Anche gli altri grandi Paesi affrontano costi significativi: circa 87 miliardi di dollari per la Francia, 63 miliardi per la Germania, 111 miliardi per l’Italia, 144 miliardi per il Regno Unito, 83 miliardi per il Canada e 73 miliardi per il Giappone.
La ricerca di protezione contro inflazione e rischio fiscale si riflette anche sugli asset alternativi: oro intorno a 4.600 dollari l’oncia, argento verso 70 dollari e Bitcoin sopra 80.000 dollari.
Jackson Hole diventa inoltre il primo vero test della Fed guidata da Kevin Warsh. Il nodo sarà conciliare una linea rigorosa sull’inflazione con la pressione politica per un costo del denaro più basso.
Per gli investitori, rendimenti elevati ricreano opportunità interessanti nell’obbligazionario di qualità. Il rischio resta soprattutto sulla duration lunga, più sensibile a eventuali revisioni del premio richiesto per finanziare i governi.
Borse europee e buyback
Testate: Il Sole 24 Ore
Le società europee hanno annunciato nel 2026 oltre 240 miliardi di euro di riacquisti di azioni proprie, ma circa il 60% dei programmi deve ancora essere eseguito.
Questo crea una riserva potenziale di domanda sul mercato azionario proprio nei mesi autunnali, tradizionalmente più volatili.
A luglio i buyback sullo Stoxx 600 rappresentavano circa il 2,5% degli scambi complessivi, già sopra le medie stagionali.
Tra i gruppi citati, Novartis ha ancora circa 7,5 miliardi di euro da riacquistare, British American Tobacco 10,7 miliardi e ASML circa 8,5 miliardi entro il 2028.
In Italia spiccano Intesa Sanpaolo, con ancora circa il 71% del programma da 1,6 miliardi da completare, Generali con un buyback da 500 milioni ed Eni con circa 2,3 miliardi di acquisti residui entro aprile 2027.
Barclays stima per l’azionario europeo un rendimento totale medio nell’ordine del 5-7%, includendo dividendi e buyback. Il dato è positivo perché una parte importante del rendimento arriva da cassa effettivamente restituita agli azionisti.
Energia, carburanti e ipotesi di tassa sugli extraprofitti
Testate: La Stampa / La Verità
Sei Paesi europei, con il sostegno dell’Italia, riportano a Bruxelles il tema di una tassazione straordinaria degli extraprofitti del settore petrolifero.
L’obiettivo è costruire una risposta europea invece di una serie di interventi nazionali separati, riprendendo in parte il modello del contributo introdotto nel 2022.
Il principale problema resta però operativo: definire in modo uniforme che cosa costituisca un extraprofìtto è complesso soprattutto per i grandi gruppi energetici integrati.
Sul fronte dei prezzi, il gasolio self viene indicato a circa 2,128 euro al litro e la benzina a 2,008 euro. In autostrada il diesel arriva a circa 2,200 euro e la benzina a 2,085 euro.
Il Brent si mantiene intorno a 93,8 dollari al barile, mentre il WTI è vicino a 86,64 dollari. Con lo sconto fiscale sul diesel da 17 centesimi in scadenza, viene prospettato il rischio di un aumento del gasolio fino verso 2,40 euro al litro in caso di nuove tensioni sull’offerta.
Per imprese e famiglie, un Brent stabilmente sopra i 90 dollari riapre un canale inflazionistico attraverso trasporti, logistica e produzione. Al tempo stesso rende più convenienti efficienza energetica, elettrificazione e rinnovabili.
Manovra, tredicesime e potere d’acquisto
Testate: Repubblica / Il Tempo
Nella preparazione della prossima Legge di Bilancio emerge l’ipotesi di tassare al 15% la tredicesima per i redditi fino a 15.000 euro.
L’obiettivo è concentrare il beneficio sulle fasce con maggiore propensione al consumo, trasformando una parte della mensilità aggiuntiva in maggiore reddito disponibile nel periodo natalizio.
Il vantaggio macroeconomico sarebbe immediato perché sui redditi più bassi una parte elevata dello sgravio tende a essere spesa.
Il limite resta il costo strutturale qualora l’intervento diventasse permanente. In un quadro di debito elevato, ogni riduzione fiscale deve quindi essere valutata insieme alle coperture e all’impatto sul deficit.
Il Tempo richiama inoltre alcuni fondamentali italiani positivi, tra cui occupazione, posizione patrimoniale netta sull’estero e maggiore solidità finanziaria del settore privato rispetto alle crisi del passato.
PNRR, infrastrutture e riallocazione delle risorse
Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore
Una nuova rimodulazione del PNRR sposta 1,054 miliardi di euro verso altri capitoli di investimento, soprattutto infrastrutture e fonti rinnovabili.
La logica è concentrare le risorse sui progetti realmente in grado di rispettare le scadenze europee, evitando che fondi già assegnati restino immobilizzati su interventi difficili da completare nei tempi previsti.
La fase finale del PNRR conferma quindi che il problema non è più soltanto la disponibilità di capitale pubblico, ma la capacità amministrativa di trasformarlo in opere entro le milestone concordate.
Diventa più probabile il trasferimento di risorse verso progetti maturi, cantierabili e con procedure autorizzative meno complesse.
Il Sole 24 Ore evidenzia inoltre l’interesse degli operatori verso nuovi strumenti finanziari e l’inserimento delle infrastrutture strategiche nei portafogli degli investitori istituzionali.
La combinazione tra fondi pubblici e capitale privato può aumentare l’effetto moltiplicatore degli investimenti, soprattutto in energia e infrastrutture ambientali.
Data center, rete elettrica e infrastruttura dell’AI
Testate: Il Sole 24 Ore
Le richieste di connessione dei data center alla rete Terna raggiungono circa 95 gigawatt, con una crescita superiore al 48% in un anno.
Il dato è enorme rispetto all’attuale domanda elettrica italiana e mostra quanto rapidamente AI e cloud stiano cambiando la pianificazione energetica nazionale.
La cifra va però interpretata con cautela: soltanto 15 richieste, pari a circa 1,09 GW, sono arrivate alla fase autorizzativa più avanzata.
Una parte rilevante rappresenta quindi prenotazione di capacità o opzioni industriali più che progetti immediatamente cantierabili.
La concentrazione geografica è soprattutto in Lombardia e nell’area milanese.
Per l’Italia resta comunque una delle principali opportunità industriali del decennio: data center e AI possono generare investimenti in reti, accumuli, rinnovabili, costruzioni, fibra, raffreddamento e servizi digitali.
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