578 episodi
- Rassegna stampa economico-finanziaria del 9 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Italia: fisco, pensioni, capitali e attrattività
Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa / La Verità / MF
L’Italia rafforza la propria capacità di attrarre grandi patrimoni internazionali. Il regime fiscale dedicato ai nuovi residenti ad alta capacità patrimoniale prevede oggi un’imposta forfettaria sui redditi prodotti all’estero pari a 300.000 euro all’anno, triplicata rispetto ai 100.000 euro originari.
Secondo le stime riportate, il regime potrebbe generare un impatto complessivo superiore a 20 miliardi di euro di nuove entrate fiscali nei prossimi 15 anni. La competizione fiscale internazionale può quindi diventare uno strumento per attrarre capitale finanziario e umano, a condizione di mantenere un quadro normativo stabile.
Sul fronte previdenziale torna nel dossier della Manovra l’ipotesi di una maggiore flessibilità per la pensione intorno ai 64 anni.
Parallelamente, il Governo studia una fiscalità agevolata per favorire l’assunzione e la permanenza dei giovani nel mercato del lavoro italiano.
Torna inoltre la discussione sul contributo straordinario delle banche. La proposta prevede un prelievo nell’ordine del 5% sui grandi istituti, con un gettito potenziale stimato tra 2 e 3 miliardi di euro.
Giorgetti sottolinea però che, per ridurre strutturalmente gli extraprofitti, sarebbe più efficace aumentare la concorrenza bancaria piuttosto che ricorrere esclusivamente a tassazioni straordinarie.
Il dossier presenta quindi due dimensioni: nel breve periodo il contributo delle banche potrebbe fornire nuove coperture alla Manovra; nel medio termine una maggiore concorrenza potrebbe ridurre i margini bancari e migliorare il costo del credito per famiglie e imprese.
Energia, petrolio e carburanti: il rischio inflazione torna centrale
Testate: Corriere della Sera / Il Sole 24 Ore
L’energia torna a rappresentare uno dei principali rischi macroeconomici di breve periodo. Il gas viene indicato intorno a 76 €/MWh, mentre il petrolio si avvicina nuovamente alla soglia dei 100 dollari al barile.
Sono livelli sufficientemente elevati da riaprire il tema della trasmissione dei costi energetici verso trasporti, industria, famiglie e inflazione.
Il Governo si prepara quindi a prorogare nuovamente il taglio delle accise sui carburanti.
La successione degli interventi adottati per contenere il prezzo alla pompa ha raggiunto complessivamente un costo per lo Stato di circa 2,075 miliardi di euro.
Il nuovo decreto dovrebbe mantenere lo sconto ancora per circa due settimane. Da ottobre, invece, l’obiettivo sarebbe sostituire progressivamente gli interventi generalizzati con misure più selettive.
La questione è soprattutto fiscale: gli sconti generalizzati proteggono immediatamente il potere d’acquisto, ma assorbono una quantità significativa di risorse pubbliche.
Il passaggio ad aiuti mirati consentirebbe di concentrare il sostegno sulle famiglie e sulle imprese maggiormente esposte, riducendo contemporaneamente l’impatto sui conti dello Stato.
Industria italiana: automotive, Ducati, infrastrutture e pagamenti della PA
Testate: La Stampa / Il Foglio / Il Fatto Quotidiano / Panorama
La crisi dell’automotive tedesco produce conseguenze dirette anche sull’industria italiana. Circa la metà dell’export italiano di componentistica verso la Germania proviene da Piemonte, Lombardia e Liguria.
La debolezza di Volkswagen e dell’intera filiera tedesca diventa quindi un rischio concreto soprattutto per le imprese italiane di secondo e terzo livello attive nella componentistica.
Anche Ducati entra nel processo di ristrutturazione Volkswagen. Il gruppo tedesco, impegnato in un piano che contempla tagli fino a 100.000 posti di lavoro, starebbe valutando anche la cessione di alcuni asset.
Ducati rimane un marchio fortemente redditizio, ma nel 2025 avrebbe registrato una contrazione delle vendite nell’ordine del 43%, con fatturato sceso a circa 925 milioni di euro. Il management indica comunque investimenti per circa 120 milioni e un organico vicino ai 2.000 dipendenti.
Sul fronte delle grandi infrastrutture, Webuild apre un dossier da 22 miliardi di euro relativo agli extracosti accumulati sui cantieri, principalmente a causa dell’aumento di materie prime, energia e lavorazioni.
La dimensione della richiesta rende il tema rilevante non soltanto per il gruppo, ma per l’intera programmazione delle infrastrutture pubbliche italiane.
Arriva invece un segnale positivo dai pagamenti della Pubblica amministrazione. Il tempo medio di pagamento delle amministrazioni statali è sceso da 43,4 giorni nel 2019 a 27,2 giorni nel 2025.
Contemporaneamente, la percentuale di fatture pagate entro i termini è aumentata dal 79,6% del 2023 all’84,9% nel 2025. Il miglioramento rappresenta un elemento significativo soprattutto per liquidità e capacità di investimento delle imprese fornitrici dello Stato.
Mercati finanziari: dividendi globali ancora da record
Testate: Il Sole 24 Ore
La capacità delle società quotate di distribuire reddito agli azionisti continua a crescere. Per il 2026 Capital Group prevede dividendi globali per circa 2.230 miliardi di dollari, nuovo massimo storico.
La crescita attesa è nell’ordine del +6%, confermando la capacità delle grandi aziende internazionali di generare cassa nonostante il rallentamento di alcune economie.
Il dato più interessante arriva dal settore tecnologico, dove i dividendi vengono indicati in crescita di circa +26%.
Semiconduttori, cloud e intelligenza artificiale stanno quindi trasformando anche la tradizionale composizione dell’universo dei titoli da dividendo.
Per gli investitori di medio-lungo periodo il segnale è rilevante: il rendimento azionario non dipende necessariamente soltanto dall’espansione delle valutazioni.
Una quota crescente del rendimento complessivo può derivare dalla crescita degli utili e dalla loro distribuzione, aumentando l’interesse verso società di qualità caratterizzate da forte generazione di cassa.
Cina, export e commercio mondiale: il surplus verso un nuovo record
Testate: Il Sole 24 Ore
L’export cinese accelera grazie soprattutto alla crescita di intelligenza artificiale, elettronica avanzata e prodotti hi-tech.
Ad agosto le esportazioni vengono indicate in crescita del 25% su base annua, mentre le importazioni aumentano del 28,2%.
Il surplus commerciale cinese si dirige verso livelli senza precedenti e, sulla base del dato annualizzato riportato, potrebbe avvicinarsi o superare 1.200 miliardi di dollari.
Sta cambiando soprattutto la composizione delle esportazioni. La Cina non è più soltanto la fabbrica mondiale dei prodotti a basso costo.
Semiconduttori, elettronica, veicoli elettrici, batterie, automazione e componentistica tecnologica assumono un peso crescente nell’offerta cinese.
Per l’Europa questo rappresenta una pressione competitiva strutturale. Il problema non riguarda più soltanto il minor costo del lavoro cinese, ma la combinazione tra capacità tecnologica, scala produttiva e investimenti industriali.
Intelligenza artificiale: Europa tra investimenti, Mistral e Gigafactory
Testate: Domani / Il Foglio / Corriere della Sera
L’Europa accelera sul progetto delle AI Gigafactory, con una gara pubblica da circa 10 miliardi di euro destinata alla realizzazione di sette grandi infrastrutture europee per l’intelligenza artificiale.
L’obiettivo è utilizzare le risorse pubbliche per mobilitare almeno 20 miliardi di euro di capitali privati aggiuntivi.
Le infrastrutture avranno dimensioni molto elevate: le gigafactory maggiori dovrebbero disporre di almeno 100.000 acceleratori AI, mentre quelle intermedie di circa 75.000.
La scadenza indicata per il bando è il 12 novembre, mentre le decisioni sono attese all’inizio del 2027.
Mistral AI rappresenta intanto uno dei simboli dell’ambizione tecnologica europea. La società francese ha raccolto circa 3 miliardi di euro in un nuovo round di finanziamento.
La valutazione supera ora i 21 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto ai circa 11,7 miliardi della precedente valutazione.
In Francia, tuttavia, crescita tecnologica e fiscalità entrano nel dibattito politico con la proposta di una patrimoniale del 2% sui patrimoni superiori a 100 milioni di euro.
Parallelamente, i modelli AI più avanzati vengono utilizzati sempre più anche per accelerare la ricerca scientifica e interrogare grandi quantità di conoscenza specialistica.
La competizione sull’intelligenza artificiale si sposta quindi progressivamente dai soli modelli alle infrastrutture fisiche, alla capacità di calcolo e alla disponibilità di capitale. - Rassegna stampa economico-finanziaria dell'8 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali e internazionali.
Crescita, lavoro e capitale umano: l’Europa riparte, ma resta il nodo produttività
Testate: Corriere della Sera / Avvenire / Il Sole 24 Ore / Il Fatto Quotidiano / La Stampa
L’economia europea torna a crescere e continua soprattutto a creare occupazione. Nel secondo trimestre il PIL dell’area euro registra una crescita del +0,6% su base annua, mentre gli occupati nell’Unione europea raggiungono circa 221,4 milioni, nuovo massimo.
Per l’Italia, il miglioramento del mercato del lavoro produce anche un effetto positivo sui conti pubblici. Nei primi sette mesi del 2026 le entrate tributarie aumentano di quasi 9,4 miliardi di euro, +2,8%, raggiungendo circa 346,1 miliardi.
Quasi 4 miliardi dell’incremento derivano dalle ritenute sul lavoro dipendente pubblico e privato. A luglio gli occupati aumentano di 307 mila unità rispetto all’anno precedente, +1,3%, mentre la retribuzione oraria media tra gennaio e giugno cresce del 2,6%.
Anche la composizione del gettito offre indicazioni sull’economia reale: le entrate legate al commercio crescono del 6,6% e quelle dei servizi privati del 2,7%. L’IVA sulle importazioni aumenta invece di quasi 1 miliardo, +8,7%, soprattutto per il rincaro dei prodotti energetici.
In controtendenza gli acconti IVA delle partite IVA, in calo del 5,2%, mentre lo Stato registra circa 1,2 miliardi di minori accise rispetto al 2025 a causa degli interventi sui carburanti.
Il principale punto debole rimane il potere d’acquisto. La crescita dell’occupazione non è ancora accompagnata da un recupero sufficiente dei salari reali, soprattutto nei settori commercio, turismo, logistica e servizi. Questo rischia di mantenere debole la domanda interna.
Rimane inoltre il problema del capitale umano. Tra i giovani italiani emigrati, il 46,6% indica le opportunità di carriera come condizione determinante per rientrare, mentre il 37% sottolinea il divario salariale tra Italia e Germania.
La popolazione italiana tra 18 e 34 anni è scesa a circa 10,4 milioni, rispetto ai 15,2 milioni di trent’anni fa. Istruzione, produttività, salari e capacità di trattenere lavoratori qualificati diventano quindi variabili strettamente collegate.
L’Italia beneficia oggi di occupazione elevata, maggiore gettito e tenuta dei servizi. La vera sfida sarà trasformare questo miglioramento ciclico in salari reali più elevati, produttività e investimenti nella formazione.
Energia, petrolio e alimentari: il rischio inflazione torna al centro
Testate: la Repubblica / Il Sole 24 Ore / Financial Times
Il petrolio torna vicino alla soglia psicologica dei 100 dollari al barile, con il Brent indicato intorno a 97,3 dollari dopo la forte accelerazione del mese precedente.
Le tensioni in Medio Oriente e il rischio di interruzioni delle principali rotte energetiche stanno aumentando il premio geopolitico incorporato nelle quotazioni.
Goldman Sachs considera possibile, in uno scenario caratterizzato da una forte interruzione dell’offerta, un Brent sopra i 120 dollari. Non rappresenta lo scenario centrale, ma evidenzia il rischio a cui rimangono esposte soprattutto le economie europee importatrici di energia.
In Italia torna quindi in discussione la proroga dello sconto sul diesel. Il precedente intervento ha ridotto il prelievo di circa 17 centesimi al litro, ma l’aumento del costo del greggio rende sempre più oneroso proseguire con misure generalizzate.
Il Governo valuta quindi interventi maggiormente selettivi, concentrati sulle famiglie e sulle categorie produttive più esposte.
Il rischio inflazionistico non arriva però soltanto dall’energia. Numerose materie prime agricole registrano forti rincari, tra cui cereali, oli vegetali, zucchero, carne e prodotti lattiero-caseari.
Il Food Price Index della FAO si trova vicino ai massimi recenti. Condizioni climatiche estreme, guerre, restrizioni commerciali e attività speculative contribuiscono contemporaneamente alle pressioni sui prezzi.
Particolarmente importante è il legame tra energia e agricoltura: l’aumento del gas incrementa il costo dei fertilizzanti e può trasformarsi, con alcuni mesi di ritardo, in nuova inflazione alimentare.
Per le imprese questo significa maggiore attenzione a margini, coperture energetiche e pricing power. Per i mercati, invece, un’inflazione più persistente potrebbe mantenere elevati i rendimenti obbligazionari più a lungo del previsto.
Industria, AI e competitività europea: il vero divario è sugli investimenti
Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore Salute / Financial Times / Les Echos
Il ritardo europeo emerge con particolare forza nel settore dell’intelligenza artificiale. Gli imprenditori italiani del comparto denunciano che in appena sei mesi il Paese avrebbe perso circa il 30% degli investimenti collegati all’AI.
Nel confronto riportato, i fondi europei destinati al settore ammontano a circa 44 miliardi di euro, mentre all’Italia arriverebbero soltanto circa 200 milioni.
Il problema supera la singola tecnologia: l’Europa continua a mostrare difficoltà nel trasformare ricerca e innovazione in capitale, infrastrutture e aziende capaci di competere globalmente con Stati Uniti e Cina.
L’AI sta intanto diventando una competenza professionale trasversale. UBS richiederà ai nuovi junior banker e agli stagisti di dimostrare capacità nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, segnale del passaggio da skill specialistica a competenza professionale di base.
Sul fronte industriale europeo, la Germania rappresenta uno dei casi più delicati. La produzione manifatturiera rimane circa l’11% sotto i livelli pre-Covid, mentre il debito pubblico si avvicina ai 2,8 trilioni di euro.
Il Paese deve contemporaneamente affrontare costo dell’energia, crisi dell’automotive, rallentamento della Cina, ritardo digitale e un calo demografico di circa 650 mila persone nel 2025.
In Italia resta aperta la crisi dell’Ilva, con circa 2.500 lavoratori dell’indotto coinvolti e il rischio di una perdita permanente di capacità produttiva strategica.
Esiste però anche un lato molto concreto e positivo dell’AI: in cardiologia sono già operative applicazioni per lettura degli esami, diagnostica, supporto alle decisioni cliniche e personalizzazione delle terapie.
Il passaggio dall’AI “promessa” all’AI “applicata” è quindi già iniziato. Il ritardo europeo può contemporaneamente aprire un ciclo pluriennale di investimenti in data center, semiconduttori, cloud, cybersecurity, automazione e infrastrutture energetiche.
Export, Mercosur e scale-up: l’Europa cerca nuovi motori di crescita
Testate: Il Sole 24 Ore / Expansión / New York Times
Parte dall’Argentina la missione imprenditoriale italiana nei Paesi Mercosur, con circa 1.300 incontri B2B programmati e la partecipazione di circa 100 imprese italiane.
La strategia non riguarda soltanto l’aumento delle esportazioni, ma punta alla costruzione di partnership industriali e nuovi investimenti.
Il Mercosur presenta una forte complementarità con il sistema produttivo italiano, soprattutto nei settori macchinari, tecnologie industriali, agroalimentare, energia, farmaceutica, infrastrutture e servizi.
Parallelamente, sul fronte europeo, la spagnola Criteria investirà 250 milioni di euro nel nuovo macro-fondo dedicato alle imprese in fase di scale-up.
Il veicolo punta a mobilitare complessivamente circa 5 miliardi di euro, destinati alle aziende tecnologiche europee che, una volta raggiunta una determinata dimensione, spesso sono costrette a cercare capitale negli Stati Uniti.
Il problema europeo non riguarda quindi necessariamente la capacità di creare startup innovative, ma la disponibilità di capitale sufficiente per trasformarle in grandi aziende internazionali.
Sullo sfondo cresce inoltre la competizione tra Stati Uniti e Cina per infrastrutture, risorse e mercati dell’America Latina. Il Perù resiste alle pressioni statunitensi per ridimensionare i rapporti con Pechino, mostrando come la regione stia diventando sempre più strategica.
Per le imprese italiane, Mercosur e America Latina possono rappresentare uno dei principali strumenti di diversificazione geografica dell’export nei prossimi anni.
Tassi, bond e debito globale: l’era del denaro gratis è definitivamente finita
Testate: Financial Times / Handelsblatt / New York Times / Les Echos
La spesa per interessi sul debito pubblico dei Paesi OCSE supera ormai 2 trilioni di dollari all’anno, pari a circa il 3% del PIL.
Il debito complessivo mondiale, considerando settore pubblico e corporate, si avvicina ai 300 trilioni di dollari.
Gli Stati Uniti hanno raggiunto circa 40 trilioni di dollari di debito federale, mentre nel solo 2025 i Paesi OCSE hanno dovuto rifinanziare circa 18 trilioni di dollari di debito pubblico.
Il rendimento medio dei titoli governativi decennali del G7 ha raggiunto circa il 4%, il livello più elevato dal 2008. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 7 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Italia: crescita, conti pubblici, salari e investimenti
Testate: Corriere della Sera / la Repubblica / Il Messaggero / La Stampa
L’economia italiana continua a mostrare una tenuta superiore alle attese. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti vede il PIL del 2026 avvicinarsi all’1%: una crescita non particolarmente elevata, ma significativa considerando la complessità dello scenario internazionale.
La linea del Ministero dell’Economia rimane improntata alla prudenza: la priorità è preservare la tenuta dei conti pubblici e soltanto successivamente valutare eventuali nuovi margini di spesa.
Su questo equilibrio si costruisce il confronto relativo alla prossima Manovra. Tra le principali richieste emergono riduzione dell’Irpef per il ceto medio, sostegno alle famiglie, incentivi alle imprese e interventi sui salari.
Sul lavoro, la ministra Marina Calderone indica come priorità l’aumento delle buste paga attraverso rinnovi contrattuali e premi di produttività detassati.
Giorgetti sintetizza il tema sostenendo che aumentare i salari significa anche investire. Il mercato del lavoro italiano ha raggiunto livelli occupazionali elevati, ma rimangono aperte le questioni relative alla qualità dell’occupazione e al potere d’acquisto delle retribuzioni.
Il vero passaggio per l’economia italiana sarà quindi trasformare una fase di maggiore stabilità in crescita strutturale. Conti pubblici sotto controllo e occupazione elevata rappresentano una base favorevole, ma per accelerare servono produttività, investimenti e salari reali più alti.
Tassi, bond e nuovo scenario dei mercati finanziari
Testate: la Repubblica Affari&Finanza / Financial Times / Les Echos
Il cambiamento più profondo sui mercati riguarda il costo del denaro. L’epoca dei tassi estremamente bassi e del denaro quasi gratuito appare definitivamente conclusa, mentre l’elevato debito mondiale rende governi, imprese e famiglie più sensibili ai rendimenti obbligazionari.
Negli Stati Uniti l’aumento dei rendimenti dei Treasury incrementa il costo del rifinanziamento, soprattutto per le imprese caratterizzate da livelli di indebitamento più elevati.
Il Financial Times segnala una crescente pressione sui debitori più vulnerabili, mentre la Federal Reserve continua a osservare l’andamento dell’inflazione di fondo prima di assumere nuove decisioni sui tassi.
Per governi e aziende il ritorno strutturale di rendimenti più elevati rappresenta quindi un costo. Rifinanziare il debito diventa più oneroso e la qualità dei bilanci assume un peso maggiore nelle decisioni degli investitori.
Per i risparmiatori, però, lo stesso fenomeno crea un’opportunità. Dopo molti anni nei quali l’obbligazionario offriva remunerazioni molto basse, titoli di Stato e obbligazioni di buona qualità tornano a rappresentare una componente interessante dei portafogli.
La selezione diventa più importante: qualità dell’emittente, sostenibilità del debito e scadenza devono essere valutate con maggiore attenzione. Ma il reddito fisso torna ad avere un ruolo concreto sia nella generazione di rendimento sia nella diversificazione.
Export, Mercosur e nuove opportunità per il Made in Italy
Testate: Il Messaggero
L’internazionalizzazione torna al centro della strategia di crescita italiana con la missione nel Mercosur e l’obiettivo di raddoppiare le esportazioni verso Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay.
L’accordo tra Unione europea e Mercosur crea un mercato potenziale di circa 700 milioni di consumatori, ampliando significativamente lo spazio commerciale disponibile per le imprese europee.
Per l’Italia il potenziale dell’export verso l’area viene indicato intorno ai 14 miliardi di euro.
Le opportunità riguardano in particolare i comparti nei quali il Made in Italy dispone già di un vantaggio competitivo: meccanica, farmaceutica, automotive, moda e agroalimentare.
L’apertura di nuovi mercati assume una rilevanza ancora maggiore in una fase caratterizzata da una crescita relativamente lenta della domanda europea.
Per le imprese italiane, diversificare geograficamente le esportazioni può quindi diventare uno dei motori più concreti di crescita, riducendo contemporaneamente la dipendenza dai mercati tradizionali.
Intelligenza artificiale, robotica e nuova industria
Testate: la Repubblica Affari&Finanza / La Stampa / Corriere della Sera – L’Economia
La trasformazione tecnologica entra in una nuova fase con lo sviluppo dei robot umanoidi, destinati ad applicazioni che vanno ben oltre la fabbrica tradizionale.
Le applicazioni potenziali riguardano manifattura, logistica, agricoltura, edilizia e assistenza. Le dimensioni future del mercato vengono stimate nell’ordine delle migliaia di miliardi di dollari nei prossimi decenni.
La Cina sta accelerando nello sviluppo della robotica, gli Stati Uniti continuano a investire capitali enormi, mentre l’Europa cerca di recuperare terreno.
Proprio sull’Europa emerge però una criticità: il piano comunitario sull’intelligenza artificiale fatica ancora a decollare e la tracciabilità dei fondi viene indicata come insufficiente.
Per l’Italia esiste tuttavia uno spazio competitivo interessante. La possibilità non consiste necessariamente nel costruire i grandi modelli AI, attività che richiede capitali enormi, ma nell’applicare l’intelligenza artificiale alla manifattura, alla meccanica, alla robotica e ai servizi.
Un esempio arriva dalla piattaforma italiana Cato, che ha raccolto 6 milioni di euro per utilizzare l’intelligenza artificiale negli appalti pubblici.
Il valore dell’AI può quindi nascere non soltanto dai grandi modelli generalisti, ma dall’applicazione della tecnologia a processi specifici e concreti, aumentando efficienza e produttività.
Lavoro, giovani e capitale umano
Testate: Il Sole 24 Ore
Il mercato del lavoro italiano presenta segnali di miglioramento, ma conserva un problema strutturale legato ai giovani che non studiano e non lavorano.
Il numero dei NEET è diminuito rispetto agli anni precedenti, ma rimane ancora pari a circa 1,87 milioni di giovani.
La riduzione rappresenta un segnale positivo, ma la dimensione assoluta del fenomeno rimane troppo elevata per un Paese che contemporaneamente registra difficoltà nel reperire personale qualificato.
Il problema diventa quindi soprattutto quello dell’incontro tra domanda e offerta di competenze. Molte aziende cercano tecnici specializzati mentre una parte significativa della popolazione giovanile rimane fuori dai percorsi formativi e lavorativi.
La risposta passa da formazione tecnica, competenze digitali, conoscenza delle lingue e maggiore collegamento tra scuola e imprese.
In un’economia trasformata dall’intelligenza artificiale e dall’automazione, la disponibilità di capitale umano qualificato diventa uno dei principali fattori di competitività.
La questione non è quindi soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma costruire competenze coerenti con quelli che le imprese stanno già cercando. - Il prezzo lo decide l’ultimo passeggero.
Nei mercati, come nei biglietti aerei, il prezzo non è mai fisso.
Cambia in base a chi è disposto a pagarlo, quando arriva e quanto è urgente salire a bordo.
In questo nuovo episodio di Inside Value, Roberto Russo accompagna gli ascoltatori dentro una settimana in cui quattro “gate” diversi hanno raccontato una lezione comune:
per cambiare il prezzo di un intero mercato non serve che tutti cambino idea.
Basta che cambi l’ultimo passeggero.
Parleremo del mercato del lavoro americano, dove i nuovi occupati hanno sorpreso gli analisti, ma con una qualità della crescita meno brillante di quanto sembri a prima vista.
Analizzeremo poi il Giappone, dove dopo decenni i titoli di Stato tornano a offrire rendimenti interessanti, cambiando gli equilibri per chi ha sempre finanziato il debito americano.
Al centro della puntata anche Broadcom e la filiera dell’intelligenza artificiale: numeri molto forti, aspettative ancora più alte e un tema cruciale per il futuro dei chip su misura.
Infine, guarderemo all’Europa, tra una ripresa degli ordini industriali e il ritorno dell’inflazione spinta dall’energia.
Un episodio dedicato a chi vuole capire perché nessun prezzo esiste da solo: esiste perché, dall’altra parte, qualcuno è disposto a pagarlo. E non tutti i compratori sono uguali.
Perché se il passeggero è stabile, paziente e non vola a debito, può sostenere il prezzo a lungo.Ma se sale a bordo solo perché lo fanno tutti, quel prezzo può sgonfiarsi in un attimo.
Se volete approfondire i temi di questa puntata, trovate la newsletter sul sito Il Valore Conta, a cura di Roberto Russo e Filippo Pasini.
Per maggiori informazioni: info@ilvaloreconta.it
Questo podcast ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento. Le opinioni espresse riflettono il punto di vista degli autori.
Buon ascolto. - Rassegna stampa economico-finanziaria del 6 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali.
Italia, competitività, capitali e crescita potenziale
Testate: Il Sole 24 Ore / Corriere della Sera
Il vero deficit italiano è sempre più anche un deficit di capitale e capitale umano. L’Europa dispone di circa 33.000 miliardi di euro di risparmio privato, ma ogni anno circa 300 miliardi vengono investiti fuori dai confini europei, soprattutto negli Stati Uniti.
Parallelamente, il rapporto Draghi quantifica in 750-800 miliardi di euro all’anno gli investimenti aggiuntivi necessari in Europa per tecnologia, energia e difesa. Il problema non è quindi la mancanza di risparmio, ma la capacità di trasformarlo in capitale produttivo.
Due strumenti europei assumono una dimensione significativa: SAFE, con 150 miliardi di euro di prestiti a lungo termine destinati alla difesa comune, e InvestAI, con una mobilitazione indicata in 200 miliardi di euro per sostenere intelligenza artificiale e gigafactory europee.
Per l’Italia queste iniziative possono creare opportunità concrete soprattutto in difesa, cybersecurity, infrastrutture digitali, semiconduttori, energia e filiere industriali ad alta tecnologia.
Il nodo più critico riguarda però il capitale umano. La popolazione italiana tra 18 e 34 anni è scesa da 15,2 milioni nel 1994 a 10,4 milioni oggi. Dal 2011 sono emigrati circa 441.000 giovani e oltre quattro su dieci sono laureati.
Considerando partenze e rientri, il saldo netto viene indicato vicino a nove giovani persi per ogni rientro. Tra il 2011 e il 2024 il valore del capitale umano perso viene stimato in circa 159,5 miliardi di euro.
L’Italia arriva comunque a questa fase con alcuni elementi favorevoli: export elevato, mercati finanziari solidi e sistema bancario rafforzato. La priorità diventa utilizzare questa stabilità per attrarre capitale e competenze, anziché considerarla un punto di arrivo.
Export, Mercosur e internazionalizzazione delle imprese
Testate: Corriere della Sera
Parte la missione di Confindustria e ICE in Argentina e Brasile, con l’obiettivo di rafforzare la presenza delle imprese italiane nell’area Mercosur.
Il potenziale indicato è quello di portare l’export italiano verso l’area a circa 14 miliardi di euro nell’arco di dieci anni. L’accordo UE-Mercosur coinvolgerebbe complessivamente un mercato di circa 700 milioni di consumatori.
I primi dati commerciali mostrano già una dinamica favorevole: dal mese di maggio 2026 l’export italiano verso il Mercosur è cresciuto del 21% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il Brasile registra un aumento del 22,3%, mentre l’Argentina cresce dello 0,6%. I due Paesi rappresentano complessivamente circa il 90% dell’interscambio italiano con l’area.
I settori maggiormente interessati sono quelli nei quali il Made in Italy dispone di vantaggi competitivi facilmente scalabili: agroalimentare, macchinari e impiantistica, farmaceutica e medicale, digitale ed energia.
La strategia non punta soltanto ad aumentare le esportazioni, ma alla creazione di partnership industriali e investimenti locali, costruendo una presenza più stabile delle imprese italiane nei mercati sudamericani.
Per l’industria italiana il Mercosur può quindi diventare una seconda direttrice di crescita oltre ai tradizionali mercati europeo e nordamericano. Il +21% iniziale mostra quanto la riduzione delle barriere commerciali possa produrre effetti relativamente rapidi.
Obbligazioni e mercati: ritorna strutturalmente il reddito fisso
Testate: Il Sole 24 Ore
Il cambiamento più significativo per gli investitori riguarda il mercato obbligazionario: oggi l’84% dell’universo globale dei bond offre un rendimento a scadenza superiore al 4%.
È un ribaltamento completo rispetto a dicembre 2021, quando circa 18.000 miliardi di dollari di obbligazioni presentavano rendimenti negativi. Durante l’epoca dei tassi minimi, soltanto il 2% circa dei bond globali rendeva più del 4%.
Ad agosto 2026 la quota è tornata all’84%, avvicinandosi nuovamente ai livelli osservati all’inizio degli anni Duemila, quando quasi il 95% del mercato obbligazionario globale offriva rendimenti superiori al 4%.
Nel portafoglio strategico citato da BlackRock, la quota di emissioni con rendimento superiore al 4% è passata dal 19% di fine 2021 all’attuale 84%, mentre il rendimento medio dei titoli è più che raddoppiato, dal 2,3% al 5,6%.
Il repricing ha però prodotto perdite anche nell’ordine del 30-40% sui bond a lunga duration acquistati durante la fase dei tassi minimi. Rendimenti più elevati non eliminano quindi il rischio legato alla sensibilità dei prezzi alle variazioni dei tassi.
La correzione del 2026 viene tuttavia descritta come relativamente ordinata, con volatilità e tensioni inferiori rispetto alle crisi del 2009 e del 2022.
Per il risparmiatore cambia quindi profondamente la costruzione del portafoglio: dopo molti anni di rendimenti estremamente bassi, governativi e corporate investment grade possono tornare a svolgere una vera funzione di reddito e stabilizzazione, senza rendere necessario aumentare eccessivamente l’esposizione azionaria.
Il dato dell’84% sopra il 4% non significa però che tutti i bond siano convenienti. Qualità dell’emittente, duration, rischio fiscale e rischio di cambio rimangono variabili decisive nella selezione.
Energia, carburanti e pressione sui costi
Testate: La Stampa
Il diesel rimane stabilmente sopra la soglia psicologica dei 2 euro al litro nonostante gli interventi governativi. Il prezzo medio nazionale in modalità self raggiunge 2,164 euro al litro, mentre in autostrada sale a 2,237 euro.
La benzina viene invece indicata a circa 2,052 euro al litro, con un prezzo medio autostradale di 2,138 euro.
Anche territorialmente emergono differenze significative: il diesel viene indicato a 2,089 euro a Bolzano, 2,044 a Venezia, 2,032 nelle Marche, 2,073 in Puglia, 2,076 in Calabria e 2,037 nel Lazio.
Il Governo si prepara all’ottava proroga degli interventi sulle accise. Gli sconti generalizzati avrebbero già comportato circa 2 miliardi di euro di minori entrate.
La nuova impostazione potrebbe quindi diventare più selettiva, concentrando gli aiuti sulle famiglie vulnerabili e sui comparti maggiormente esposti anziché mantenere un sostegno generalizzato.
A monte rimane la pressione geopolitica. Tensioni nel Golfo Persico, rischi sullo Stretto di Hormuz e bombardamenti sulle raffinerie russe contribuiscono a mantenere elevato il prezzo dei prodotti raffinati.
Il gasolio raffinato viene indicato intorno a 200 dollari, quasi il doppio del prezzo di un barile di greggio, confermando come l’attuale shock dipenda anche dalla capacità di raffinazione e dalla disponibilità del prodotto finito.
Trasporti, logistica, agricoltura e piccole imprese rimangono i settori più esposti. Il passaggio verso aiuti selettivi potrebbe però ridurre l’onere sui conti pubblici preservando il sostegno ai soggetti realmente colpiti.
Banche italiane e nuovo risiko: Intesa Sanpaolo-MPS
Testate: la Repubblica / La Stampa / Il Sole 24 Ore
Il consolidamento bancario italiano torna al centro della rassegna con l’operazione di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena. Gian Maria Gros-Pietro afferma che l’operazione dispone del sostegno degli azionisti Intesa.
Circa il 56% del capitale di Intesa viene indicato in mano a investitori istituzionali internazionali, elemento che attribuisce un peso significativo al giudizio del mercato globale sulla strategia dell’istituto.
L’assemblea chiamata a deliberare l’aumento di capitale al servizio dell’Opas è indicata per il 10 settembre. Il sottosegretario all’Economia Federico Freni definisce l’operazione Intesa “strutturata, importante e intelligente”.
Rimane inoltre il dossier relativo al 4,9% di MPS ancora detenuto dal Tesoro, quota che potrà essere ceduta quando si presenteranno condizioni di mercato considerate convenienti.
La struttura azionaria di Intesa vede Fondazione Compagnia di San Paolo al 6,53%, Fondazione Cariplo al 5,44% e mercato all’88,04%.
Tra gli investitori istituzionali indicati figurano BlackRock al 4,90%, Vanguard al 4,05%, Crédit Agricole al 2,27%, FMR al 2,19% e Norges Bank all’1,18%.
La lettura complessiva è che il consolidamento bancario italiano non sia ancora terminato. Il mercato tende a premiare istituti più grandi, redditizi e capitalizzati, mentre antitrust e concentrazione territoriale rimangono i principali vincoli alle nuove aggregazioni.
Difesa, geopolitica e industria italiana
Testate: La Stampa / Il Fatto Quotidiano / Corriere della Sera / la Repubblica
Leonardo accelera nello sviluppo delle tecnologie anti-drone. L’amministratore delegato Lorenzo Mariani annuncia test entro la fine del 2026 per il nuovo scudo anti-droni e richiama anche lo sviluppo di tecnologie laser.
Il gruppo sta lavorando con Baykar e prepara i primi tre sistemi dell’alleanza industriale, confermando la crescente integrazione tra difesa tradizionale, sensoristica, elettronica, droni e sistemi digitali.
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