Rame

Rame
Rame
Ultimo episodio

194 episodi

  • Rame

    Episodio 122. Quattro figli non sono un lusso, ma una scelta (e un piano)

    28/01/2026 | 15 min
    Cresciuta in un contesto molto umile a Rovigo, Natalia impara presto che cosa significa mandare avanti una famiglia con un solo reddito: il padre lavorava come autotrasportatore in proprio mentre la madre era casalinga. «Quando avevo diciassette anni aiutavo mio padre a fare le fatture e compilavo quei documenti con il pagamento a centoventi giorni. Solo più tardi ho capito cosa volesse dire mandare avanti una famiglia con un solo reddito, aspettando mesi per essere pagati».
    Per Natalia, quelle difficoltà si trasformano in un desiderio di libertà e autonomia: «Per me il lavoro è sempre stato, da un lato, una forma di realizzazione personale e, dall’altro, la garanzia di poter scegliere». Così, dopo l’università in Lingue e Traduzione, decide di mettersi in proprio, affrontando senza paura la partita Iva e imparando presto a gestire tasse e contributi: «Dopo il primo anno da libera professionista ho cominciato a segnarmi tutte le domande, anche quelle che mi sembravano stupide. Ho capito che, quando si parla di tasse e calcoli, non c’è davvero nulla di ovvio». 
    Nel frattempo, Natalia si sposa. Suo marito lavora come ferroviere e ha un’entrata fissa ogni mese, un elemento di stabilità che entra nell’equilibrio della famiglia. L’idea di avere dei figli c’è, ed è un desiderio che prende forma poco alla volta. Il desiderio, però, da solo non basta: serve pianificazione, consapevolezza e, soprattutto, coerenza con i propri valori. Questo significa valutare molti fattori, e fare calcoli realistici su quello che è sostenibile senza rinunciare a ciò che si ritiene importante. 
    «Il dibattito sul fatto che non si facciano i figli perché tutto costa è giusto ed è sacrosanto, però io penso che la considerazione economica ci deve essere fino a un certo punto. Quello che non viene detto prima è che ci devono essere delle scelte che uno deve fare a monte: se tu hai almeno un'idea del tuo futuro riesci a fare delle scelte che poi ti aiutano economicamente anche dopo». Per Natalia, quindi, l’equazione figli = costi, per quanto innegabile, resta solo parziale. I soldi servono, certo, ma ancora più importanti sono le decisioni quotidiane e lo stile di vita che si vuole dare alla famiglia, anche quando esso comporta dei sacrifici. 
    Adesso i figli di Natalia hanno 11, 8, e 4 anni, mentre il più piccolo ha solo 8 mesi. In casa, Natalia e suo marito, riescono a portare una cifra mensile di circa 4.500 euro, molto variabile. E tutto quello che possono risparmiare, lo investono per il futuro dei figli, che intanto imparano il valore del denaro attraverso piccole lezioni di educazione finanziaria quotidiane. Ma la lezione più grande che Natalia vuole trasmettere è chiara: «Spero che i miei figli capiscano che le cose materiali contano fino a un certo punto. È importante avere degli obiettivi, e che questi si possano raggiungere anche in modo creativo… i soldi non sono un punto di partenza, ma uno strumento per arrivare a uno scopo».
  • Rame

    Episodio 121. Il tempo libero mi ha svelato cosa volevo davvero

    20/01/2026 | 15 min
    Stefano D’Alessandro ha 43 anni e vive a Spoltore, in provincia di Pescara. Le sue radici sono a Pesche, un piccolo borgo medievale del Molise, dove cresce in una famiglia in cui il lavoro non si misura solo con lo stipendio: il padre geometra e la madre, prima sarta e poi casalinga, gli insegnano che in una casa si lavora in tanti modi diversi, e non tutti hanno un prezzo. Dopo le superiori si trasferisce a L’Aquila per studiare Informatica. I genitori gli coprono retta e affitto, ma è soprattutto il loro sostegno emotivo a fare la differenza. Quando sta per laurearsi alla Magistrale, riceve un’offerta di lavoro in un settore digitale in forte crescita.
    Per otto anni lavora in azienda: un lavoro sicuro, con stipendio e prospettive. Ma nello stesso periodo, fa anche un altro lavoro, che sulla carta è “gratis”. Spesso, infatti, si ritrova a dedicare il suo tempo libero a progetti imprenditoriali e start-up: sere, weekend, energie che nessuno gli paga. Ed è proprio lì che qualcosa scatta: la gratuità dei progetti gli mostra ciò che ama davvero, ciò che lo cattura fino a fargli dimenticare l’orologio. E a quel punto arriva il dilemma. «Da una parte c'è la ragione che ti dice: “Ma chi te lo fa fare? Hai un contratto a tempo indeterminato, guadagni bene, puoi cambiare azienda, fare carriera”; dall'altra, invece, c'è il cuore che ti urla: “Ma Stefano, cosa ti piace davvero fare?”».
    Stefano segue la passione. Lascia l’azienda e in quella fase utilizza il denaro per ciò che realmente è: uno strumento che compra tempo, margine e possibilità. Nei primi mesi della nuova vita professionale fa un budget accurato, sa quanti mesi può permettersi di non guadagnare, investe in formazione, pianifica ogni spesa al dettaglio, finché nel 2017, assieme a tre soci, fonda Suredi, una software house specializzata nel fintech, che sviluppa prodotti digitali per aziende e start-up. A nove mesi dalla nascita dell’azienda arriva il primo stipendio: 600 euro. Una cifra modesta, ma sufficiente a rendere tangibile il loro impegno e a dare forma concreta a un progetto destinato a crescere progressivamente. 
    Per Stefano mettersi in proprio è stata l’occasione per imparare un linguaggio nuovo, quello della finanza. E quel linguaggio non resta confinato in ufficio, ma torna a casa, diventando uno strumento per prendere decisioni di vita e dare forma concreta ai desideri e ai progetti familiari. «Ho imparato a leggere un bilancio, a capire il flusso di cassa, a investire… tante cose che ora mi aiutano anche nella vita privata». Tutto questo converge in un punto molto preciso: la genitorialità. Diventare padre trasforma il budget e i numeri in gesti d’amore. Non per costruire un futuro perfetto, ma per lasciare aperta una possibilità: poter dire un giorno “sì” a un desiderio di suo figlio, senza che quel sì sia un salto nel buio.
  • Rame

    Storie di credito 04. Valentina, che ha realizzato il suo sogno pagandolo a rate

    13/01/2026 | 10 min
    Valentina ha 48 anni ed è una giornalista che vive a Como. Cresciuta in Puglia all’interno di una famiglia numerosa, ha sempre avuto il sogno di avere un cavallo. Così, per spronarla a seguire il suo desiderio, fin da giovanissima i suoi genitori la iniziano alla pratica del risparmio per obiettivi. «Ho preso il mio salvadanaio e per tutto l'inverno l'ho riempito con i soldi che mi arrivavano. Poi, d'estate, sono riuscita a fare tre mesi di lezioni».
    Nonostante la felicità e l'eccitazione per quella disciplina, per molto tempo, quel desiderio viene accantonato. Valentina cresce, si trasferisce prima ad Urbino e poi a Milano, si sposa, e inizia la sua carriera da giornalista, prima come freelance e poi in un’azienda editoriale. Ma intorno ai quarant’anni, in un momento difficile del matrimonio, quel sogno d’infanzia torna a galla. Con suo marito, Valentina inizia a frequentare un maneggio e prendere lezioni di equitazione. La sua passione cresce sempre di più, fino a quando l’istruttrice e proprietaria della cavalla le propone di acquistarla.
    Valentina accetta e decide di acquistarla pagandola a rate. Questa scelta di rateizzare l'acquisto, la sprona anche a migliorare la sua relazione con il denaro: «ho rivisto il mio budget, ridotto tutte le spese superflue e tuttora per mantenere la cavalla acquisto molto poco. Questa voglia di raggiungere il mio desiderio di bambina mi ha aiutato anche a migliorare la mia condizione lavorativa, perché sono riuscita a chiedere un aumento».
    Comprare un cavallo a rate può sembrare una scelta fuori dal comune, ma rappresenta un esempio concreto di una tendenza sempre più diffusa tra gli italiani: il credito al consumo non è più riservato solo agli acquisti essenziali, ma viene spesso utilizzato per realizzare desideri, passioni e progetti personali. Ma ogni progetto andrebbe realizzato considerando le proprie possibilità e con responsabilità. Il credito al consumo è uno strumento potente, capace di moltiplicare le possibilità, ma va gestito con consapevolezza. Per capire come usare le rate in modo efficace, nella puntata c’è Martina Moraschi, esperta di educazione finanziaria di Sella Personal Credit. 
    Questo podcast è una co-produzione di Rame e Sella Personal Credit.
  • Rame

    Rituali 19. Manuela Vitulli: «La ricerca di indipendenza mi ha spinta nell’autosfruttamento»

    06/01/2026 | 19 min
    Manuela Vitulli è una delle voci più riconoscibili del racconto di viaggio in Italia: da oltre 12 anni scrive di territori e comunità con uno sguardo personale ed etico. Cresce a Bari, in una famiglia monoreddito: il padre è l’unico percettore di reddito, la madre – creativa e intelligentissima – è la figura più presente, ma senza autonomia economica. È lì che nasce la sua spinta: il bisogno di “farcela da sola”, anche guardando i coetanei che potevano permettersi più cose.
    Anni dopo, quella che sembrava una virtù si rivela anche una trappola. «Sono sempre stata orgogliosa della mia indipendenza, ma in terapia mi sono resa conto che mi stava facendo scivolare nell’iperproduttività». Manuela lavora 10-12 ore al giorno non solo per i clienti, ma per “portarsi avanti”, perché sotto c’è la paura che il futuro cambi all’improvviso. E la stessa logica entra anche in coppia: l’idea di non dover chiedere mai niente al partner, di cavarsela sempre. Oggi sta capendo che chiedere aiuto non toglie libertà: la completa.
    La ricerca di autonomia guida anche le sue scelte di studio: sceglie fisioterapia per lavorare subito, anche se avrebbe preferito un percorso umanistico. Si laurea, manda curriculum “da soldatino”, ma nel 2012 scopre il travel blogging e apre un blog: un’ossessione felice e segreta, costruita da autodidatta, finché arrivano i primi riconoscimenti e poi la partita IVA. «Mio padre diceva: “Le tasse ti massacreranno”». Lei impara invece che la consapevolezza fiscale non è un mistero: è parte del lavoro.
    In questa puntata parliamo di denaro e valore del lavoro creativo, del “mattone” come simbolo di sicurezza, e del nodo etico dell’overtourism: cosa significa avere influenza e scegliere dove puntare il faro. La lezione più potente arriva da una perdita: il padre muore prematuramente, ma, grazie a delle polizze, protegge la famiglia. Oggi Manuela dice che il suo benessere finanziario passa da lì, dalla protezione assicurativa. Ma anche da un rituale inatteso: compilare le fatture. «Mi rilasso proprio nel farle: mi fa stare bene».
  • Rame

    Percorsi 2ª Stagione 03. Ilaria, che porta il riso di famiglia nella terza generazione

    18/12/2025 | 24 min
    Nata e cresciuta a Novara, Ilaria Brustia ha 45 anni, vive a Milano, ma fin da bambina ha sempre avuto un legame profondo con la campagna, assorbendo il ritmo e i valori della vita contadina. Suo nonno, infatti, possedeva 60 ettari di terreno dove coltivava riso. Negli anni ’90, nella cascina dei nonni, comincia a muoversi la seconda generazione: è Giovanni, il padre di Ilaria, a dare nuova energia all’azienda di famiglia. Già dirigente in una multinazionale a Milano, comincia a occuparsi della gestione dei terreni.
    Per Ilaria, però, in quegli anni la strada sembra portare altrove. Dopo l’università si trasferisce a Londra, dove rimane per sei anni, costruendo una vita lontana dalla campagna e dall’impresa di famiglia. È solo alla soglia dei trent’anni che sceglie di rientrare in Italia e affiancare il padre. Un ritorno che non è semplice: le due generazioni parlano linguaggi diversi, e i confronti, spesso accesi, segnano ogni scelta. Con il tempo, però, tra tentativi, compromessi e intuizioni, l’azienda trova un suo nuovo equilibrio. Ma nel 2019, la traiettoria si spezza: il padre si ammala e muore nel maggio del 2020. Per Ilaria, si apre una nuova fase della vita e dell’impresa, ed è proprio in quel momento di dolore che avviene il vero passaggio generazionale: Ilaria chiude alcuni progetti avviati precedentemente dal padre, investe in macchinari 4.0 e amplia la superficie coltivabile.
    Nella terza puntata della seconda stagione di Percorsi, Domitilla Ferrari ci porta alla scoperta di Riso Intrepido, non solo una nuova identità aziendale, ma un progetto collettivo che porta avanti i valori di famiglia con uno sguardo contemporaneo. 
    Dalle risaie del nonno ai mercati internazionali, tra rotazioni colturali, nuovi terreni, volatilità dei prezzi e investimenti: dietro ogni scelta agronomica si nasconde un equilibrio economico da costruire. Per aiutarci a capire questa complessità c’è Eleonora Crestani, Hr Learning & Development Specialist di Banca Sella.

Altri podcast di Cultura e società

Su Rame

Rame è la serie podcast di una community che vuole sfatare il tabù dei soldi. Nasce all'interno di una piattaforma (www.rameplatform.com) che attraverso i suoi contenuti si pone l’obiettivo di avviare una rivoluzione culturale nella società, che trasformi la finanza personale in un argomento di conversazioni audaci e liberatorie. Annalisa Monfreda, ogni settimana, dialoga con un ospite diverso seguendo il filo della sua storia economica. Parlare di soldi può essere intimo e coinvolgente, rivelatorio ed eccitante. E si finisce sempre per svelare chi siamo e ciò in cui crediamo.
Sito web del podcast

Ascolta Rame, Non è vero niente e molti altri podcast da tutto il mondo con l’applicazione di radio.it

Scarica l'app gratuita radio.it

  • Salva le radio e i podcast favoriti
  • Streaming via Wi-Fi o Bluetooth
  • Supporta Carplay & Android Auto
  • Molte altre funzioni dell'app

Rame: Podcast correlati