Rame

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    Episodio 126. Negoziare lo stipendio non è mai solo una questione economica

    03/03/2026 | 14 min
    Clara ha 31 anni, è designer e lavora in consulenza a Milano. Figlia di due dipendenti pubblici, cresce in una famiglia dove il risparmio è parte integrante della quotidianità: «Ho avuto nonni e genitori che risparmiavano molto, e credo di aver sviluppato una capacità quasi innata in questo». Dopo il Liceo Scientifico, si iscrive al Politecnico di Milano e, fin dai vent’anni, sua madre la incoraggia a cercare un lavoro anche durante gli anni universitari. Con quei soldi, però, Clara non si concede grandi sfizi: «Avevo ereditato da mia madre una gestione molto rigida del denaro. Quindi, quei soldi li ho principalmente risparmiati».

    Al termine dell’università Clara entra subito nel mondo della consulenza. Dopo un periodo di stage, inizia a lavorare a tempo pieno e, nel giro di un anno, raggiunge l’indipendenza economica necessaria per lasciare la casa familiare e andare a vivere con il fidanzato. Per Clara, che non ha mai avuto difficoltà a risparmiare, la vera sfida diventa imparare a spendere: «Solo con il tempo ho capito che se mi concedevo qualcosa che mia madre non si sarebbe mai permessa, non stavo scialacquando… stavo semplicemente investendo in esperienze che rendono la vita più soddisfacente».

    In pochissimo tempo, il suo stipendio supera quello dei genitori e della sua cerchia di amici: «All’inizio c’è stato un senso di colpa, ma piano piano ho trovato il modo di affrontarlo». Oggi, Clara ha una RAL di 40.000 euro; quando è entrata sei anni fa, era di 27.000. La distanza tra queste cifre è il frutto di una serie di contrattazioni affrontate negli anni: «Quello che mi fa davvero arrabbiare è dover sempre sollecitare, dover forzare la mano, mentre il mio contributo all’azienda non viene riconosciuto naturalmente». Per lei, infatti, il salario non è solo un numerino sulla busta paga, ma una legittimazione simbolica, ancora più importante quando manca il riconoscimento quotidiano del proprio lavoro.

    Oggi Clara è incinta e ha accettato un nuovo lavoro con una RAL di 47.000 euro e la copertura totale della maternità: «L’idea di andare in maternità senza ricevere alcun compenso, nonostante gli sforzi fatti, mi ha fatto riflettere… Così mi sono detta: va bene, vado via». Sul piano personale, la futura maternità la spinge anche a ricalcolare i budget familiari, ma adesso Clara sa bene che non tutto si può programmare: «Come affronterò questo prossimo anno? Nell'incompleta incertezza e improvvisazione, nel senso che cerco di fidarmi della scelta che ho preso, per quanto sia inconsapevole, e poi improvviserò».
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    Episodio 125. Per 21 anni di matrimonio non ho mai avuto né un bancomat, né un conto corrente mio

    24/02/2026 | 26 min
    Marina vive in provincia di Bologna, ma le sue radici sono a Foggia: è l’ultima di cinque figli, cresciuta dentro un matrimonio combinato e in una casa dove il denaro è soprattutto tensione. Il padre, ossessivo nei controlli e nelle rinunce quotidiane, trasforma ogni scelta in un conteggio: «Spegni la luce, la bolletta, quanto tempo stai al telefono… tutto sempre così». La madre, pur di non far mancare nulla ai figli, “si imbosca” quello che riesce.
    Da lì nasce un imprinting che Marina si porta addosso a lungo: più che desiderare il denaro, prova a evitarlo, come se potesse sparire dalla sua vita insieme ai conflitti. «Se io potessi vivere di baratto e non far circolare i soldi sarei felicissima». In famiglia, poi, le regole non sono uguali per tutti: le restrizioni sono soprattutto per le figlie femmine, mentre al fratello vengono concesse spese e regali importanti.
    Giovanissima lascia casa: prima un anno all’estero, poi un collegio a Roma, dove impara presto a cavarsela. A Bologna inizia gli studi in Medicina. Ed è proprio durante un'esercitazione che arriva la svolta più brutale della sua vita: scopre per caso un tumore ovarico e, dopo l’intervento, le dicono che potrà diventare madre solo con la fecondazione assistita. È anche per questo che accelera il matrimonio con un uomo più grande, che all’inizio le sembra “leggero” coi soldi, ma quella leggerezza si rivela presto un’altra cosa: controllo. «Quando mi sono venute le contrazioni e stavo per partorire i gemelli, non avevo né contanti, né bancomat. Mi sono fatta prestare i soldi per il taxi da un'amica e così sono riuscita ad arrivare in ospedale. Quando lui è arrivato, la prima cosa che mi ha chiesto è stata: perché hai preso il taxi e non sei venuta a piedi?».
    Quando arrivano i gemelli, la dinamica peggiora: i soldi passano tutti da lui, Marina deve conservare scontrini e resti. Le cose cambiano quando inizia a lavorare. E lavorando riscopre competenze e fiducia, cresce fino a ruoli di vertice e, alla fine, trova la forza di separarsi. E in quel “dopo” deve imparare tutto: banca, bonifici, mutuo, Partita Iva, e persino il gesto più difficile di tutti, chiedere il giusto prezzo per il proprio lavoro. «Ancora adesso mi capita di andare in banca e dire: no aspetta, però spiegami… io non ci capisco nulla: non avevo mai fatto un bonifico. E tutto questo l’ho imparato nel 2022».
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    Episodio 124. I pazienti non sono clienti: il mio lavoro è anche dire "no" ai soldi facili

    18/02/2026 | 13 min
    Camilla Di Pasquali è chirurga plastica, medico estetico e imprenditrice. Nata e cresciuta alle porte di Roma in una famiglia dove il lavoro è tanto e il denaro poco, impara fin da piccola che il valore non si misura in euro. «L’importante è essere, non apparire», le ripete allo sfinimento suo padre. E questa frase diventa per lei una bussola. Non rincorre il denaro come traguardo, ma come mezzo per fare bene, per costruire qualcosa che abbia senso.
    Finito il Liceo, Camilla sa esattamente di voler diventare una chirurga plastica, e nonostante le iniziali resistenze da parte dei genitori, segue il suo obiettivo con grande determinazione. Eppure medicina è un percorso lungo: l’indipendenza economica arriva tardi, e quando finalmente arriva lei scopre di non avere un “manuale”. Il suo istinto è diretto, quasi brutale: «Se i soldi ce li ho, significa che posso spenderli».
    La carriera la porta dalla chirurgia ricostruttiva alla medicina estetica, un settore in cui la richiesta del paziente non coincide sempre con ciò che è giusto fare. Qui Camilla mette a fuoco la sua idea di estetica: non come maschera o standardizzazione. «Il senso del mio lavoro è aiutare ciascuno a emergere per quello che è eliminando solo ciò che lo fa stare male. I miei pazienti non sono clienti: non sono una fonte di incasso, ma qualcuno che porta una domanda, e a volte quella domanda va ridimensionata, spiegata, perfino contraddetta». Dire di no a richieste sbagliate può costare, ma per Camilla è parte della fiducia medico-paziente. Un no che a volte è anche un no ai soldi. Perché la medicina estetica è un settore dove la domanda può essere continua e il mercato può trasformare tutto in consumo ripetibile. Eppure Camilla insiste: il botox non è un “ritocchino” da calendario, è un farmaco, una terapia. E l’etica non è un accessorio.
    Nel 2021, questa filosofia di medicina estetica prende corpo in un progetto imprenditoriale: il botox bar, che fonda con due soci e nel quale investe tutto ciò che ha, 20mila euro. «Non ho mai pensato che potesse andare male». Oggi gli ambulatori sono tre e il “di più” viene reinvestito: non per diventare ricchi, ma per costruire qualcosa di migliore, più solido, più etico.
    Per due anni, mentre il Botox Bar ingrana, Camilla continua a lavorare in un altro ambulatorio, praticamente gratis. Lo fa per affetto e senso di responsabilità verso i suoi pazienti. Finché capisce che la passione non può sostituire il riconoscimento: «Se qualcuno non ti paga, significa che non ti sta riconoscendo il valore. Ho lasciato nell’aria somme anche molto importanti. E questo, probabilmente, non va bene».
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    Episodio 123. Ho liberato la mia compagna da ogni carico mentale, perché potesse crescere professionalmente

    10/02/2026 | 16 min
    Alberto Pelosio ha 37 anni e proviene da una famiglia molto numerosa. I suoi genitori, entrambi ingegneri, gli trasmettono fin da giovanissimo l’importanza dello studio e dell’autonomia, ma anche una pressione costante: «Per mio padre era fondamentale che non perdessi tempo, perché come diceva Zio Paperone “il tempo è denaro”». Dopo alcune esperienze scolastiche e lavorative tra Italia e Inghilterra, Alberto trova lavoro in una grande azienda nel settore contabilità, mentre la compagna, Martina, avvia la carriera nel settore sanitario come infermiera. «Lei ha sempre cercato di cambiare lavoro se non le andava bene o se veniva pagata troppo poco. E infatti, oggi, è vice caposala del pronto soccorso».
    Quando diventano genitori, la realtà dei ruoli tradizionali emerge con forza. Nonostante Martina guadagni di più, il peso della casa e della cura del neonato ricade naturalmente su di lei. Alberto, invece, concentra le sue energie su un nuovo progetto: insieme a un amico decide di aprire un piccolo negozio di dischi, come attività parallela al suo impiego da contabile. «Inizialmente non ci eravamo posti il problema, neanche lei. Tuttavia, dopo un po’, ho capito che dentro di sé stava iniziando a covare un malessere serio».
    Quello che dopo la nascita del primo figlio era un malessere legato alla distribuzione iniqua del carico familiare, si trasforma in una vera e propria crisi nel 2021, quando Martina resta incinta di due gemelli. Al compimento dei sei mesi, i gemelli non vengono accettati all’asilo nido per mancanza di posti, e uno dei due genitori deve restare a casa. La scelta ricade su Martina, coerente con gli schemi sociali, ma del tutto incoerente rispetto al contributo economico di ciascuno. «Tra me e lei è scoppiata una crisi perché io non avevo fatto nessuna rinuncia e non avevo intenzione di farne. Lei, invece, aveva dovuto sacrificare molto e nutriva un certo risentimento verso di me, che non avevo compreso quanto fosse necessario che fossi io a fare dei passi indietro, o quanto in realtà potessi farlo perché ne avevo la possibilità».
    Per salvare la famiglia, Alberto capisce che deve non solo rinunciare definitivamente al negozio di dischi, ma anche rimodulare il suo lavoro in azienda e rimandare per un po’ il sogno di cambiare professione, per il quale nel frattempo si era anche laureato in storia. «Ho completamente tolto a lei il carico mentale della casa, lasciandola libera da qualsiasi incombenza domestica. Tant’è che, proprio grazie a questo, in due anni ha avuto una carriera lampo e una crescita esponenziale nel lavoro».
    La riflessione più importante di Alberto riguarda però la volontà di rompere uno schema. Perché, come sappiamo bene, ciò che osserviamo fare ai nostri genitori spesso diventa il modello che riproporremo nella nostra vita: «Ho due maschi e una femmina, e penso che questo cambio di rotta rispetto alla consuetudine possa già essere un insegnamento importante per loro».
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    Rituali 20. Melissa Panarello: «Solo perdendo tutto ho capito cosa significa essere ricca»

    03/02/2026 | 22 min
    Melissa Panarello è una scrittrice, saggista e oggi anche agente letterario che a soli 17 anni diventa un caso editoriale mondiale con "100 colpi di spazzola prima di andare a dormire" e 3 milioni di copie vendute. Un successo travolgente - anche economico - che arriva prestissimo, prima ancora che abbia strumenti adulti per gestirlo. Era cresciuta a Catania in una famiglia di commercianti, dentro un’economia instabile fatta di boom improvvisi e cadute altrettanto rapide. Il denaro, in famiglia, era "contato a mano": il padre annotava tutto su un quaderno mentre la madre rivendicava con orgoglio “i suoi” primi guadagni. È lì che Melissa assorbe, senza saperlo, la sua prima educazione finanziaria e insieme una tensione profonda tra libertà e paura.
    Da bambina vive i continui traslochi come un’avventura, imparando presto che si può perdere tutto e ricominciare. «Ci spostavamo quasi ogni anno da una casa all’altra: con il commercio le entrate erano altalenanti, e c’erano periodi in cui i miei potevano permettersi una villetta in periferia di Catania, vicino all’Etna, e altri in cui i soldi non bastavano più. Ma l’idea di cambiare casa perché non c'erano più soldi mi dava moltissima energia».
    Quando il successo editoriale la investe, quella familiarità con l’instabilità si trasforma in fragilità: le arrivano cifre altissime, fino a 50mila euro al mese, che Melissa spende senza una reale protezione. «Non compravo mai cose davvero di valore. Sperperavo in cose piccole, andavo al mercato... In fondo non mi davo valore, e quei soldi sentivo di non meritarli». Compra una casa troppo grande, accende un mutuo oneroso, ignora le tasse e sperpera per compiacere gli altri. Il crollo arriva presto. A poco più di venticinque anni si ritrova senza nulla, ma paradossalmente prova una calma nuova: «Era il mio punto zero, qualcosa che conoscevo già».
    Oggi vive in una casa di proprietà senza mutuo, con una famiglia, guadagna infinitamente meno ma si sente più ricca. Il suo rapporto col denaro cambia quando cambia il rapporto con se stessa: «I soldi, per me, sono una storia sentimentale». La svolta definitiva arriva con l’imprenditoria: fonda un’agenzia letteraria e scopre il piacere dell’amministrare e del prendersi cura anche del valore economico del lavoro creativo. Il suo rituale di benessere finanziario è semplice e simbolico: un quaderno senza righe dove annota ogni entrata. «Do corpo a qualcosa che altrimenti sarebbe volatile». Oggi Melissa rivendica una ricchezza diversa da quella che ha conosciuto da adolescente: «So di meritarmi quello che guadagno. E questo fa tutta la differenza».

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Su Rame

Rame è la serie podcast di una community che vuole sfatare il tabù dei soldi. Nasce all'interno di una piattaforma (www.rameplatform.com) che attraverso i suoi contenuti si pone l’obiettivo di avviare una rivoluzione culturale nella società, che trasformi la finanza personale in un argomento di conversazioni audaci e liberatorie. Annalisa Monfreda, ogni settimana, dialoga con un ospite diverso seguendo il filo della sua storia economica. Parlare di soldi può essere intimo e coinvolgente, rivelatorio ed eccitante. E si finisce sempre per svelare chi siamo e ciò in cui crediamo.
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