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Episodio 146. Il giorno in cui ho detto ai miei anziani genitori: parliamo di soldi
02/09/2026 | 12 minRossana ha 34 anni, lavora in uno studio di design e vive a Lomazzo, tra Como e Milano, dove è cresciuta in una famiglia piccola e silenziosa. «I soldi non erano un argomento di cui parlare, forse erano anche una volgarità».
Al posto delle parole, però, ci sono i gesti: una spesa fatta con attenzione, un aiuto dato senza domande. E una rete tesa sotto i piedi che permette a Rossana scelte che ad altri sembrerebbero azzardate: lasciare un luogo di lavoro tossico senza un piano B, passare dalla correzione di bozze ai seicento euro di uno stage, arrivare a un lavoro stabile senza aver mai rincorso lo stipendio. «Il mio paracadute sono sempre i miei genitori. Una cosa che mi hanno garantito è la possibilità di essere serena e di poter scegliere, senza far decidere ai soldi che lavoro dovessi fare».
A Rossana, quindi, non è mai mancato il denaro, né l'esempio di come gestirlo: la madre aveva lavorato in Borsa e, fin da giovanissima, le aveva fatto aprire un conto e accedere ai suoi primi investimenti. Ciò che le è mancato è stato il contesto, il perché delle scelte: si è ritrovata con gli strumenti, senza le istruzioni. Il conto lo gestisce Rossana con il consulente; i genitori non sono mai entrati nel merito, né hanno condiviso con Rossana il loro modo di gestire il denaro. «La cosa bella è che ho la mia privacy; quella meno bella è che sono un po' allo sbaraglio, per conto mio».
Poi arriva un figlio, e il vuoto smette di essere una faccenda solo sua. Rossana fa quello che nessuno le aveva insegnato: prende l'iniziativa e apre con i genitori la conversazione sui soldi che non c'era mai stata. Chiede cosa sarà di loro quando invecchieranno, come funzioneranno le cose quando il figlio sarà grande. Si fa mostrare l'estratto conto, immagina una linea del tempo, decide come tenere fermo un cuscinetto e investire il resto. E per la prima volta i soldi smettono di servire solo a colmare vuoti o accumulare sicurezza, e iniziano a spalancare possibilità per chi viene dopo. «Adesso stiamo concordando il modo in cui potranno contribuire a creare un futuro per mio figlio».- Un figlio cambia sempre il bilancio di una famiglia. Cambiano le spese, le priorità, le paure, il modo in cui si immagina il futuro. Anche quando quel figlio non nasce dal tuo corpo, ma arriva attraverso un’adozione.
Rossella ha 37 anni, vive a Piacenza, lavora nel sociale e insieme al marito ha scelto l’adozione nazionale. Una decisione pensata a lungo, rimandata anche per ragioni economiche, poi diventata urgente dopo il Covid e dopo la perdita di una persona cara.
La procedura di adozione nazionale in Italia è gratuita: non si pagano agenzie, intermediari o percorsi privati. Ma questo non significa che il denaro resti fuori dalla storia. Ci sono i permessi presi al lavoro, gli spostamenti, i colloqui, i documenti, il tempo dell’attesa. E poi c’è tutto quello che arriva dopo: una casa da riorganizzare, nuove spese, assegno unico da gestire, un piccolo fondo da immaginare per il futuro.
Nel caso di Rossella, la genitorialità porta con sé anche un bisogno ancora più forte di protezione. Durante l’iter di adozione ha scoperto di avere un linfoma non Hodgkin, superato dopo il primo ciclo di terapia. Una malattia che l’ha resa più consapevole di quanto sia importante tutelare la propria famiglia anche davanti all’ipotesi di una propria assenza, temporanea o definitiva.
Oggi Rossella e suo marito vogliono capire come proteggere il futuro economico del loro bambino, come usare bene le risorse che arrivano per lui, come costruire un fondo nel tempo e come integrare una pensione che, per chi lavora nel sociale, rischia di poggiare su basi contributive fragili.
Perché pianificare l’arrivo di un figlio non significa solo comprare quello che serve adesso. Significa costruire un margine per gli imprevisti, pensare alla protezione della famiglia, iniziare presto a mettere da parte risorse per il futuro e dare al proprio amore anche una forma economica.
Ad aiutare Rossella a orientarsi tra fondo di emergenza, piano di accumulo, polizza vita, salute e previdenza integrativa c’è Silvia Seresi, consulente di Alleanza Assicurazioni dell’Agenzia di Teramo.
Questa è Money Clinic, il podcast di Rame in collaborazione con Alleanza Assicurazioni: storie vere di grandi cambiamenti, e le domande economiche che possono renderli più sostenibili. - Loredana Scaiano cresce a Tricarico, in provincia di Matera, in una casa in affitto, mandata avanti con due stipendi pubblici ma spoglia di orpelli: non ci sono nemmeno i lampadari, considerati del tutto inutili. Le risorse di famiglia prendono infatti un’altra direzione: i libri, lo studio e soprattutto i viaggi. Aveva tredici anni quando i genitori prosciugarono i risparmi per acquistare un camper. «Nella mia famiglia d'origine i viaggi non erano il superfluo, erano la base».
Il matrimonio la catapulta però in una realtà speculare, fondata sull'accumulo: «Si conservano i soldi per comprare una casa, per comprare una terra...». In questa logica, viaggiare diventa un lusso ingiustificabile. Nonostante nessuno le ponga divieti espliciti, Loredana inizia ad autolimitarsi e a partire solo quando c'è un pretesto accettabile per farlo.
Nella coppia, lui è medico, lei insegnante, e tra i loro redditi c’è una distanza enorme. I soldi vengono sempre considerati comuni, ma la disparità contribuisce a rendere più difficile per lei riconoscere come legittimi desideri che non coincidono con le priorità familiari.
Questo equilibrio tiene per vent'anni, fino a quando i figli lasciano il nido. A quel punto, nel 2012, Loredana sceglie di separarsi per iniziare a vivere secondo ciò che conta per lei. Ma passare da un bilancio sostenuto da due redditi a uno solo fa emergere immediatamente la fragilità della sua posizione economica. Con uno stipendio annuo di circa 27 mila euro deve mantenersi da sola e affrontare i costi di una casa enorme: soltanto il riscaldamento arriva a costarle mille euro al mese.
Per rialzarsi si affida all’unica arma che possiede: la cultura. Tenta la carta dei quiz televisivi, partecipa ad Avanti un altro! e vince 27 mila euro, esattamente l’equivalente di un anno di stipendio. Con quella cifra non solo paga le bollette, ma regala un viaggio in Giappone alla figlia e uno ai Caraibi al figlio. Poi compie il gesto decisivo: chiede un anno di aspettativa dal lavoro e parte per il giro del mondo con appena diecimila euro in tasca. Attraversa quattro continenti con venti voli, fermandosi pochi giorni nei Paesi ricchi e settimane in quelli poveri, arrivando a dormire nelle sale d’attesa degli aeroporti pur di risparmiare.
Oggi Loredana continua a fare i conti con la sostenibilità delle proprie scelte. Sa che, se avesse conservato i gettoni d’oro della vincita e li avesse lasciati rivalutare, avrebbe in mano circa 150 mila euro. Ma a quel calcolo ne oppone un altro: «Stiamo parlando di dieci anni di vita che io ho vissuto esattamente come volevo». Money Clinic 17. Come gestire i soldi quando perdi il lavoro e decidi di reinventarti
24/07/2026 | 13 minQuando si perde il lavoro dopo i cinquant’anni, la prima reazione sembra quasi obbligata: rimettersi subito in corsa, aggiornare il CV, cercare un’altra posizione simile, tornare il prima possibile dentro una traiettoria conosciuta.
Ma cosa succede se proprio quella rottura diventa l’occasione per chiedersi: voglio davvero un altro lavoro uguale?
Fosca è un’ingegnera. Per venticinque anni ha lavorato nel campo delle infrastrutture e della mobilità, costruendo una carriera internazionale tra Italia, Germania e Danimarca. Ha avuto ruoli di responsabilità, stipendi importanti, una crescita lineare. Poi, a 50 anni, è arrivato un licenziamento improvviso, legato a una riorganizzazione aziendale.
La parte più difficile non è stata solo economica. È stata identitaria. Perché quando per anni ti sei riconosciuta nel tuo lavoro, perderlo significa anche chiederti chi sei fuori da quel ruolo.
Fosca avrebbe potuto cercare subito un’altra posizione simile. Invece ha scelto di fermarsi. È partita per l’India, ha completato una formazione come insegnante di yoga e ha iniziato a costruire un nuovo progetto: una piattaforma dedicata alle donne tra i 38 e i 50 anni, per accompagnarle nella perimenopausa attraverso yoga, consapevolezza del corpo e strumenti concreti.
Non è un salto fatto allo sbaraglio. Alle spalle ci sono anni di risparmio, investimenti, fondi pensione, piccoli bilanci fatti ogni sei mesi. Ma la domanda resta: quanto tempo può permettersi di dare a questo nuovo progetto prima che inizi a produrre reddito?
Perché reinventarsi a 50 anni non significa solo avere coraggio. Significa conoscere il proprio costo di vita reale, capire quanta autonomia garantiscono i risparmi, rivedere il portafoglio quando il reddito diventa variabile e iniziare a pensare anche alla protezione di lungo periodo.
Ad aiutare Fosca a orientarsi tra rischio economico, investimenti, liquidità e tutela della propria autonomia futura c’è Immacolata Imperatrice, consulente di Alleanza Assicurazioni dell’Agenzia di Ceprano.
Questa è Money Clinic, il podcast di Rame in collaborazione con Alleanza Assicurazioni: storie vere di grandi cambiamenti, e le domande economiche che possono renderli più sostenibili.- Flavia ha 33 anni, viene da Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, ed è cresciuta in una famiglia di imprenditori agricoli. In casa il lavoro occupava quasi tutto: i suoi genitori investivano continuamente nell’azienda, rinunciavano alle vacanze e consideravano molte spese legate al piacere come superflue. Da quel modello Flavia eredita due convinzioni: che più si lavora, più si guadagna, e che la rinuncia sia il modo normale di gestire il denaro.
Il confronto con vite diverse le fa però intravedere un’altra possibilità. Attraverso lo studio cerca non soltanto un lavoro, ma una forma di emancipazione dalla fatica che aveva visto in casa. Dopo la laurea in Biotecnologie mediche si trasferisce a Barcellona per un dottorato, senza nemmeno chiedere quanto avrebbe guadagnato. A muoverla è un’idea romantica della ricerca e delle vite che avrebbe potuto contribuire a salvare.
Con il tempo, però, quel sogno si ridimensiona. Il lavoro in laboratorio richiede moltissime ore e sacrifici, ma non le permette di costruire l’autonomia che cercava. Da postdoc guadagna 27 mila euro lordi l’anno, continua a vivere in una casa condivisa e non riesce a immaginare un futuro diverso. È allora che l’equazione con cui è cresciuta - più lavori, più guadagni - si rivela falsa. «Mi frustrava lavorare molto, sacrificare molto della mia vita privata, senza avere quel ritorno economico che invece vedevo nei miei».
Dopo aver lasciato l’università e Barcellona, Flavia torna per un anno a casa dei genitori e, con l’aiuto di un career advisor, prova a tenere insieme soddisfazione e sicurezza economica. Durante la ricerca arriva un’offerta da 70 mila sterline, circa 82 mila euro, per lavorare in un’azienda di pesticidi. È quasi il triplo della sua Ral da ricercatrice, ma il settore entra in conflitto con ciò in cui crede. «Non mi faceva dormire la notte». Alla fine sceglie una startup scientifica, con una Ral di 34 mila euro: meno denaro, ma la possibilità di non separare del tutto il lavoro dalla persona che vuole essere.
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Su Rame
Rame è la serie podcast di una community che vuole sfatare il tabù dei soldi. Nasce all'interno di una piattaforma (www.rameplatform.com) che attraverso i suoi contenuti si pone l’obiettivo di avviare una rivoluzione culturale nella società, che trasformi la finanza personale in un argomento di conversazioni audaci e liberatorie. Annalisa Monfreda, ogni settimana, dialoga con un ospite diverso seguendo il filo della sua storia economica. Parlare di soldi può essere intimo e coinvolgente, rivelatorio ed eccitante. E si finisce sempre per svelare chi siamo e ciò in cui crediamo.
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