Martina ha 35 anni, vive a Verona e lavora nella comunicazione digitale come libera professionista. È cresciuta in una famiglia agiata, con un padre imprenditore edile che si era costruito da sé la propria impresa, partendo dalla Val di Fiemme. È lui il modello che la spinge, fin da ragazza, a non fermarsi al posto fisso: «Il posto da dipendente l'ho sempre allontanato il più possibile, perché l'ho sempre visto come una gabbia troppo stretta». Così, dopo la laurea e una serie di stage non pagati, apre la partita Iva.
Per dieci anni la vive con leggerezza, e con metodo: accantona il 30% di ogni fattura su un conto deposito, affronta le tasse senza pensieri, accantona da sola perfino un piccolo Tfr. Ma c'è una contraddizione alla base. I clienti di Martina sono agenzie, che la ingaggiano in rapporti continuativi e a tempo pieno. La sua condizione diventa difficile persino da nominare: «Io sono una dipendente partita Iva». A questi incarichi fissi, se ne aggiungono altri, che le girano colleghi e freelance veri, e che lei porta avanti la sera.
A dicembre 2022 nasce suo figlio. Con un neonato in casa, i lavoretti serali spariscono, e quello che sembrava un extra si rileva essere l'ingranaggio che tiene in piedi tutto. «Mi sono resa conto che la mia attività infrasettimanale non bastava a mantenermi. Erano quei lavoretti serali, in realtà, a darmi l'elasticità e un maggior agio economico».
In questo cambio di vita, la partita Iva inizia a mostrare l'altra faccia. Quella fatta di tutto ciò che non offre. «Anche se i miei 1.800 euro netti possono assomigliare allo stipendio di un dipendente, mi mancano tutta una serie di sicurezze: la malattia, le ferie, il TFR. Sono tutte cose a cui io non ho accesso». Quando prova a immaginare il suo futuro, davanti a sé vede una strada che fino a poco tempo fa avrebbe escluso senza pensarci: rimettersi volontariamente nella gabbia che ha sempre evitato, quella del posto fisso. Ma stavolta come un mezzo per arrivare altrove. «Non è una modalità che sento mia, ma potrebbe darmi più serenità, e magari consentirmi di fare quel salto che mi serve per aprire una mia attività».