Maddalena ha 26 anni e oggi vive sulla costa marchigiana. È cresciuta però nell’entroterra, in una famiglia legata a un’azienda agricola, dove tutto ruotava attorno a un modello tradizionale e fortemente patriarcale. «Si viveva tutti insieme», racconta. Al centro c’era il nonno, figura di riferimento e autorità indiscussa: ogni decisione passava da lui, senza essere mai messa in discussione, nemmeno dal padre di Maddalena. La madre muore quando Maddalena ha sei anni, e l'infanzia che segue è fatta di confini stretti: niente sport, niente attività extrascolastiche, pochi amici e un'unica routine: scuola, compiti, faccende domestiche con la nonna. Per lei, figlia femmina, il copione sembrava già scritto fin dall'inizio: «Quello che ho percepito è stato che ero una donna, e quindi dovevo pensare non tanto a studiare o a lavorare, ma soprattutto a trovarmi un bravo ragazzo, farmi una famiglia, fare figli, soprattutto maschi».
Quando decide di iscriversi a Economia ad Ancona, la famiglia si oppone. Non per motivi economici, ma perché vivere lontano significa sottrarsi al controllo. L'unico a lasciarla andare è il nonno, e Maddalena parte. All'università ogni euro ricevuto da casa arriva insieme al senso di colpa, e Maddalena cerca di finire gli esami il più in fretta possibile per tornare ad aiutare in azienda durante l'estate. Al terzo anno, grazie a un tirocinio da cinquecento euro al mese, assapora per la prima volta l'indipendenza economica: «Ero molto contenta e orgogliosa di avercela fatta con le mie forze».
Ma più conquista autonomia, più sente il bisogno di nasconderla: non dice quanto guadagna e minimizza i lavoretti che fa. Il padre spera che, una volta laureata, torni a casa. Dopo la magistrale, invece, Maddalena trova un posto in banca con un contratto a tempo indeterminato. Oggi guadagna duemila euro al mese e ne risparmia almeno la metà, con una gestione scientifica tra conti deposito, obbligazioni e un Excel dove traccia ogni singola spesa. Eppure spendere per sé resta il nodo più difficile da sciogliere: «Ogni volta che faccio una spesa un po' futile ci penso duecento volte e poi a volte mi sento in colpa. Da una parte li ho guadagnati, sono i miei, li posso spendere… però dall'altra mi sembra sempre di fare troppo».
Per Maddalena i soldi non sono mai stati solo soldi. Sono stati il terreno su cui si è giocata la distanza dalla famiglia, il permesso di esistere fuori da un ruolo prestabilito, la prova concreta che un'altra vita era possibile. E oggi sono anche lo strumento con cui immagina il futuro. «Mi piacerebbe un giorno, spero non troppo lontano, comprare una casa. Potermi permettere di cambiare lavoro, se lo volessi. Magari aprire un'attività mia. Sentirmi indipendente: non solo nei confronti di mio padre o della mia famiglia, ma rispetto a qualsiasi cosa possa succedere».