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- Dopo l’incontro a Oslo dell'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, oggi i riflettori si sono spostati a San Pietroburgo, per il colloquio con il presidente russo Vladimir Putin. L’incontro è durato ben tre ore: molti i temi affrontati tra nuove ipotesi e prospettive per la fine del conflitto, ma si è parlato anche di business, leggi gasolio, e di Iran.
Putin però, da falco navigato, ha aperto l’incontro con un annuncio, al quale gli Stati Uniti tenevano molto e lavoravano da molto: la liberazione del cittadino statunitense Stephen Hubbard, detenuto in Russia.
Quanto alle carte al momento sul tavolo, Zelensky dopo i colloqui di Oslo si è detto pronto a congelare il fronte con la Russia come passo per avviare i negoziati.
Da parte Russia arrivano aperture inedite: ”Stiamo andando verso la fine della guerra”, ha detto il consigliere del presidente Vladimir Putin, Yuri Ushakov, che ha partecipato all’incontro con Witkoff, aggiungendo che “in linea di principio” Mosca “è pronta a riprendere i negoziati trilaterali Russia-Usa-Ucraina intorno al 10 novembre".
Ascolta "Notizie dall'Ucraina" ogni giorno su podcast.adnkronos.com e su tutte le piattaforme di streaming. - Un vero e proprio giallo intorno ai Patriot, i missili intercettori americani che iniziano a scarseggiare in diversi Paesi. Una carenza tale che Zelensky prova anche a usarli come merce di scambio.
Intanto, il nervosismo del presidente americano sembra essere palpabile anche da migliaia di chilometri di distanza.
Oggi è poi il giorno del vertice di Oslo, cui partecipano i premier di Finlandia e Danimarca, oltre allo stesso Zelensky e al genero del Commander in chief, Jared Kushner.
Sono anche circa 5 anni che sono state imposte le sanzioni alla Russia, ma davvero hanno funzionato?
Ascolta "Notizie dall'Ucraina" ogni giorno su podcast.adnkronos.com e su tutte le piattaforme di streaming. - Notte di attacchi pesanti e ripetuti su Kiev, con ondate di missili, che hanno ucciso una persona e ferito altre 8. Ma con un elemento importante a caratterizzarli: non c’è stato o è stato molto scarso il preavviso da parte degli alleati dell’Ucraina. Una replica di quanto accaduto martedì scorso.
Le forze ucraine nella notte fra sabato e domenica avevano lanciato un massiccio attacco con droni contro San Pietroburgo, colpendo anche un impianto petrolifero di raffinazione: un colpo letto dagli analisti come un segnale preciso a Trump, che aveva chiesto di sospendere i raid contro le strutture energetiche russe.
Non è un caso che i rapporti fra Trump e Zelensky siano sempre più tesi. Dopo l'accordo per l'acquisto di diesel russo e dopo l'ordine per la revoca delle sanzioni secondarie contro la Russia, il presidente americano ha accusato il leader ucraino di non volere la pace. Pronta la replica di Zelensky.
Intanto il presidente russo Vladimir Putin ha proposto un incontro a novembre tra lui, Donald Trump e Xi Jinping per discutere del conflitto.
Ascolta "Notizie dall'Ucraina" ogni giorno su podcast.adnkronos.com e su tutte le piattaforme di streaming. - Quello che è successo questa settimana sull’asse Washington Kiev può essere considerato importante per una serie di motivi, ma c’è n’è uno su tutti: aver dimostrato che l’Ucraina, nonostante gli aiuti politici e finanziari dell’Europa, nonostante i miracoli fatti per dotarsi di un'industria bellica avanzata, nei droni e non solo, oggi non può assolutamente fare a meno degli Stati Uniti.
Nell’ordine: Trump ha chiesto all'Ucraina di smettere di colpire le raffinerie russe e ha invocato l'uscita di scena di Zelensky, lasciando intravedere la possibilità che Washington stacchi la spina. E nel giro di poche ore si sono materializzati due segnali che hanno mostrato cosa accadrebbe se davvero Trump scaricasse l’Ucraina. Il primo: l'accesso alle comunicazioni satellitari Starlink è stato limitato e ciò ha rallentato i droni. Il secondo: Zelensky ha rivelato che non stavano più arrivando dai partner allerte di intelligence che di solito consentono alla contraerea di intercettare i missili balistici lanciati dalla Russia.
Ascolta "Notizie dall'Ucraina" ogni giorno su podcast.adnkronos.com e su tutte le piattaforme di streaming. - Continua a tenere banco l’ingerenza e le iniziative americane nel conflitto russo ucraino. In particolare, se le limitazioni all'accesso da parte di Kiev ai terminali militari Starlink sembrano migliorare e l'accesso al pacchetto Starshield è ripreso, il caso sta assumendo contorni politici sempre più evidenti, disegnando all’orizzonte un sodalizio fra Trump e Musk, ovviamente non confermato né smentito dai diretti interessati.
Sullo sfondo, sono ripresi – dopo una pausa di tre giorni chiesta dagli Stati Uniti - gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche. Nel mirino una raffineria di petrolio nella regione russa di Ryazan. E ancora, secondo la Marina di Kiev sarebbero stati distrutti - utilizzando il sistema missilistico 'Neptune' -sei bombardieri Su-34M presso un aeroporto militare nella regione russa di Voronez. Mentre due petroliere che hanno preso fuoco durante la notte nel Mar Nero, nelle acque territoriali rumene, colpite – secondo il presidente rumeno Nicusor Dan - da droni russi entrati nello spazio aereo del Paese.
E ancora: dopo l’accordo stretto da Washington e Mosca, Il diesel russo sta iniziando a tornare sui mercati internazionali, con possibili effetti positivi sul mercato petrolifero che "però non saranno sufficienti a stabilizzarlo completamente”, precisano dal Cremlino, smentendo così le affermazioni di Trump.
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