322 episodi
- In questa puntata del Fotobar:
- Sony FX5 – La nuova Cinema Line di Sony, tra sensore full frame stacked, Open Gate, RAW interno e caratteristiche derivate dalle cineprese professionali.
- Sony RX10 V – Il ritorno della bridge premium Sony con sensore da 1", zoom ZEISS 24–600 mm, raffica fino a 30 fps e autofocus evoluto.
- Insta360 GO 3S Retro Bundle – Una action cam che si trasforma in una minuscola fotocamera dal gusto rétro e invita a riscoprire un modo più istintivo di scattare.
- Il notebook giusto per fotografi – RAM, CPU, GPU, display e mobilità: quali caratteristiche servono realmente per fotografia e video editing e quali rischiano di essere soltanto un costo inutile.
- Peak Design Field Bracket – La staffa a L diventa modulare e prova a risolvere alcuni dei problemi tradizionali nell'accesso a porte, cavi e accessori.
- Adobe Project Indigo e AI Playground – L'intelligenza artificiale entra nel momento dello scatto con Photo Guidance, analizzando composizione, luce e disposizione del soggetto.
- Può un'AI insegnarci a fotografare? – Un assistente può suggerire una fotografia tecnicamente migliore, ma sensibilità e intenzione rimangono delegabili?
- RJ Decker – Nella serie crime con Scott Speedman un ex fotoreporter diventato investigatore continua a utilizzare la fotografia durante le sue indagini.
- Fujifilm X-T6 – Le prime indiscrezioni e una riflessione sul possibile futuro delle linee X-T e X-H.
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Al microfono: Federico Emmi e Francesco Carlini.
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Scrivici a: info@discorsifotografici.it - Nel nostro rapporto quotidiano con le immagini — dalle fotografie ai video, dai meme all’arte — tendiamo spesso a dare per scontato che vedere significhi già capire.
Il libro Dentro l’immagine. Il primo libro di semiotica visiva di Valentina Manchia parte invece da una domanda diversa: non soltanto che cosa vediamo, ma come ciò che vediamo arriva ad acquistare senso.
Attraversando l’arte, la fotografia, il cinema, la pubblicità, la grafica e le immagini scientifiche, il libro propone un vero e proprio addestramento dello sguardo: un invito a rallentare, a entrare dentro le immagini e a riconoscerne la struttura, le tensioni, i ritmi e le forze che le attraversano.
Ne parliamo con l’autrice per comprendere come le immagini funzionano, come orientano il nostro sguardo e il nostro pensiero e perché, in un mondo sempre più attraversato da flussi visivi, imparare a guardare sia diventato una competenza culturale fondamentale.
Buon ascolto!
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Scrivici a: info@discorsifotografici.it - In questa puntata scopriamo la FUJIFILM GFX ETERNA 55 da due prospettive diverse ma complementari: da una parte il prodotto, il progetto tecnologico e il suo posizionamento nel mondo della produzione cinematografica professionale; dall’altra le immagini, gli autori e le forme culturali attraverso cui quella stessa tecnologia può essere raccontata e messa alla prova.
La prima intervista è dedicata alla videocamera, alle sue caratteristiche, al sensore large format, al rapporto con la tradizione cinematografica di Fujifilm, alla cultura del colore, alla pellicola ETERNA e al posizionamento di un sistema destinato alla produzione professionale.
La seconda sposta invece l’attenzione dalla macchina alle immagini che può contribuire a produrre. Parleremo infatti di Dove sono mamma e papà? Left Alone, cortometraggio diretto da Fabio Rao e la fotografia del premio Oscar Mauro Fiore, nato attorno alla GFX ETERNA 55 ma concepito non come una semplice dimostrazione tecnica o come un tradizionale contenuto pubblicitario, bensì come un’opera dotata di una propria autonomia narrativa e visiva.
Queste due interviste, diverse, ma complementari, raccontano l’ingresso di Fujifilm nel mondo delle videocamere cinematografiche professionali: da una parte il prodotto, il progetto industriale e le possibilità tecniche; dall’altra una forma di promozione meno direttamente commerciale, che affida lo strumento a un regista, a un direttore della fotografia e a una troupe, lasciando che siano le immagini e il racconto a mostrarne le qualità.
Il punto di incontro tra le due conversazioni è proprio questo: capire che cosa accade quando un’azienda che ha costruito una parte fondamentale della propria identità sulla pellicola, sul colore, sulle ottiche e sulla cultura fotografica decide di entrare direttamente nella produzione cinematografica, non soltanto mettendo a disposizione una nuova tecnologia, ma interrogandosi anche sulle storie, sugli autori e sui progetti culturali attraverso cui quella tecnologia può essere conosciuta.
Francesco Spisti, Global Sales & Marketing Manager di Fujifilm Europe, ci accompagna alla scoperta di GFX ETERNA 55, delle sue caratteristiche tecniche, del rapporto con la storica pellicola ETERNA e della visione con cui Fujifilm entra in un segmento specifico e già fortemente competitivo del mercato cinematografico professionale.
Dopo aver conosciuto la videocamera e il progetto tecnologico che la sostiene, passiamo alle immagini che con quella videocamera sono state realizzate. Con Silvia Carapellese, Content Marketing Specialist di Fujifilm Italia, parliamo di Dove sono mamma e papà? Left Alone, del coinvolgimento del regista Fabio Rao e del direttore della fotografia Mauro Fiore e del tentativo di costruire una forma di comunicazione nella quale la promozione del prodotto non prevalga sull’autonomia del racconto.
Buon ascolto!
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Scrivici a: info@discorsifotografici.it - Nel film La terrazza c’è una frase che sembra attraversare silenziosamente tutta la mostra romana dedicata a Ettore Scola: «Quella sera del 1965 non sapevamo che ci stavamo preparando dei ricordi».
È difficile non pensarci entrando nelle sale dove disegni, appunti, fotografie, sedie di legno, materiali preparatori e frammenti di cinema ricompongono non soltanto il percorso di uno dei più grandi registi italiani, ma soprattutto un modo di guardare gli esseri umani e il loro tempo.
La mostra evita infatti il rischio più facile quando si racconta un autore così amato: trasformarlo in un monumento immobile. Al contrario, quello che emerge è uno sguardo ancora vivo, capace di parlare del presente attraverso le sue contraddizioni, le sue malinconie, i suoi spazi urbani, i suoi margini sociali e quella capacità di osservare gli individui senza giudicarli mai completamente.
I disegni non appaiono come semplici materiali laterali o curiosità d’archivio, ma come parte integrante di un metodo di osservazione del mondo. Così come Roma non è mai soltanto una città di sfondo, ma un organismo che condiziona i personaggi, e il cinema non è soltanto racconto, ma esperienza collettiva, fisica, popolare.
Con Silvia Scola abbiamo provato allora a partire dalla mostra per parlare non solo del regista, ma dell’eredità di uno sguardo che continua a interrogare il presente: il rapporto fra memoria e cinema, il modo in cui osserviamo gli esseri umani, la perdita della dimensione collettiva della sala e ciò che oggi, forse, manca al nostro modo di raccontare il mondo.
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Scrivici a: info@discorsifotografici.it - In questo nuovo appuntamento con il podcast di Discorsi Fotografici andiamo alla scoperta di uno dei progetti più particolari e sfaccettati del panorama fotografico recente: “Supersosia” di Ray Banhoff, presentato in occasione dell’edizione 2025 del festival Cortona On The Move.
Il lavoro di Banhoff, tornato recentemente al centro dell’attenzione pubblica, si sviluppa attorno a una profonda riflessione sull’identità, sull’omologazione sociale e sulla necessità di evasione attraverso la messa in scena di sé. Lontano dall’essere una semplice catalogazione di sosia e imitatori, il progetto esplora come la finzione possa diventare il mezzo per far emergere la parte più autentica e libera delle persone coinvolte.
L’autore descrive il proprio approccio come un “lavoro di accumulo” seriale, nato inizialmente senza una struttura predefinita, ma guidato da una “morbosa curiosità verso le persone” e verso gli spazi domestici che ne riflettono le esistenze. È solo in un secondo momento, analizzando la ricorrenza delle immagini raccolte in un hard disk, che Banhoff ha riconosciuto i contorni di una vera e propria ricerca fotografica, successivamente strutturata integrando ritratto e scrittura.
“Supersosia” mette in luce una contraddizione della società contemporanea che, pur esaltando a parole la diversità, tende nei fatti a premiare il consenso e l’omologazione. In questo contesto, incarnare un mito – che si tratti di Vasco Rossi, Elvis Presley o Freddie Mercury – non rappresenta una rinuncia alla propria individualità, bensì un atto di liberazione dalle regole familiari e sociali. Il sosia sfrutta il repertorio di gesti ed emozioni legato a un personaggio celebre per comunicare qualcosa di intimamente proprio, trasformando la somiglianza in un linguaggio biografico profondo e talvolta doloroso.
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