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In questa intervista incontriamo Roberto Solomita, fotografo il cui percorso nasce molto presto, in camera oscura, davanti a un ingranditore aperto dal padre e alla scoperta della fotografia analogica, del bianco e nero, della chimica.
Accanto alla fotografia, nella sua vita c’è anche un’altra grande passione, la politica: due modi diversi di stare dentro il mondo, osservarlo e interrogarlo. Da questa relazione nasce una ricerca che non si limita alla forma dell’immagine, ma cerca un rapporto più profondo con il reale, con il discorso pubblico e con ciò che crediamo di vedere.
Il cuore della conversazione è The Disappearance of Harry Kipper, progetto che prende le mosse da una beffa mediatica degli anni Novanta ideata nell’orbita di Luther Blissett: la storia di un artista di strada inglese, mai esistito, che avrebbe attraversato il Friuli in bicicletta componendo la parola “ART” attraverso una serie di città e località collegate dal GPS, prima di scomparire misteriosamente.
Da questa vicenda falsa ma credibile, Roberto Solomita costruisce una pseudo-documentazione fotografica, mettendo in tensione documento e invenzione, verità e verosimiglianza, testimonianza e immaginazione. Con lui parliamo di fotografia, territorio, media, fake news e del nostro desiderio, spesso inconsapevole, di credere alle immagini.
Buon ascolto!
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