Come ci si sente a far parte di un gregge?
Una serie ininterrotta di pecore cammina ordinatamente in fila indiana da destra verso sinistra, lungo la riva di campi irrigati. I loro corpi vengono illuminati dal sole che ne evidenzia i contorni in controluce: producono ombre sghembe che si proiettano nell’acqua e si specchiano, duplicandosi, nell’acqua stessa, come una mandria più o meno regolare.
Tra loro ce n’è una scura, nera, che però cammina al pari delle altre, senza uscire dalla fila, senza essere quella ribelle e senza porsi il problema.
È il dipinto Lo specchio della vita, di Giuseppe Pellizza da Volpedo, del 1895-1898, custodito alla GAM di Torino.
Il gregge continua a scorrere, come facciamo sempre anche noi, seguendo chi ci precede, che sia la generazione famigliare, oppure per la posizione sociale o quella fisica.
Senza metterlo mai davvero in discussione. Si fa così. Lo fanno tutti. È la regola. Si è sempre fatto.
Come ci si sente, però, a far parte di quel gregge? Protetti o alienati? Accolti o conformati? Accettati o automatizzati? Inseriti o imprigionati?
Giuseppe Pellizza da Volpedo, Lo specchio della vita, 1895-1898, Galleria d'Arte Moderna, Torino
https://www.gamtorino.it/it/archivio-catalogo/lo-specchio-della-vita-e-cio-che-luna-fa-e-le-altre-fanno/
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