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Ultimo episodio

115 episodi

  • THUNDER ROCK PODCAST

    Noise Connection Vol. 6

    21/06/2026 | 48 min
    La sesta puntata di Noise Connection si apre con un viaggio dentro le radici più laterali del Grunge, quelle che non hanno mai sfondato davvero il mainstream ma che raccontano meglio di chiunque altro la complessità di Seattle. Il percorso parte dai Truly e dalla loro "Blue Flame Ford" , un brano che porta con sé l’eco psichedelica dei Doors e la malinconia ruvida degli Screaming Trees. Il loro unico album del 1995, "Fast Stories… From Kid Coma" , è il risultato di un incontro tra esclusi di lusso: Robert Roth alla voce, Mark Pickerel alla batteria e Hiro Yamamoto al basso, tre figure che hanno sfiorato la storia del Grunge senza mai salirci davvero sopra. Un supergruppo involontario, nato più da fughe e abbandoni che da ambizioni di gloria.

    La puntata prosegue con gli Alice in Chains e la loro "Bleed the Freak" , contenuta in "Facelift" (1990). 
    Un brano che rappresenta la fase più Hard Rock della band, quando il loro stile non aveva ancora assunto la cupezza definitiva di "Dirt" . Qui emergono già le dissonanze vocali, la chitarra bluesy di Cantrell e la voce sensuale di Staley, elementi che rendono gli Alice in Chains immediatamente riconoscibili. Il testo è un grido di rivalsa contro chi giudica e disprezza, un inno alla resilienza che anticipa la poetica dolorosa della band.

    Il viaggio continua con i Mother Love Bone e la loro "Bone China" , un classico Glam‑Grunge che racconta la fragilità delle relazioni e la vulnerabilità emotiva di Andrew Wood. La band rappresenta il ponte ideale tra i grezzi Green River e i futuri Pearl Jam: stessi musicisti, stessa scena, ma un’attitudine più romantica e teatrale. La voce di Wood, a metà tra Axl Rose e un sognatore fuori tempo, è il cuore pulsante di un progetto che si è spento troppo presto, lasciando però un’impronta indelebile nella storia di Seattle.

    Si passa poi ai The Derelicts con "Born to Kill" , una cover dei "Damned" trasformata in un’esplosione Garage Punk dal sapore mudhoneyano. Una presenza anomala nella puntata, giustificata dal fatto che la band partecipò a una compilation tributo ai Damned insieme a molti nomi della scena di Seattle. Per l’occasione rallentarono la loro furia Hardcore, avvicinandosi a un suono più sporco e fangoso, quasi un omaggio involontario al Grunge primigenio.

    Arriva quindi il turno dei Surgery con "Bootywhachk" , Noise Rock dell’East Coast che sfiora il Grunge solo per affinità di caos. Provenienti da Manhattan, i Surgery furono sostenuti da Kim Gordon dei Sonic Youth, figura onnipresente nelle produzioni dell’epoca e ponte vivente tra le due coste. Il loro rumore è più disciplinato rispetto ai maestri del feedback, ma conserva quella tensione abrasiva che li rende perfetti per una puntata dedicata alle contaminazioni.

    La scaletta si avvicina alla chiusura con i The Monkeywrench e la loro versione devastata di "Bottle Up & Go" , Blues del 1932 reso celebre da "John Lee Hooker" . Mark Arm e Steve Turner, in pausa dai Mudhoney, trasformano il brano in un vortice Garage‑Punk che rende quasi impossibile riconoscerne l’origine. È un tributo alla tradizione reinterpretato con l’attitudine Grunge più pura: prendere un genere sacro, sporcarlo, reinventarlo e farlo esplodere.

    La puntata si chiude con i Tool e "Bottom" , estratta da "Undertow" . Un brano intenso, ancora legato alle sonorità più dure degli esordi, prima che la band intraprendesse percorsi più progressivi e lontani dal Seattle sound. Sul finale compare la voce parlata di Henry Rollins, icona dei "Black Flag" , a chiudere un cerchio ideale con i riferimenti Punk disseminati lungo tutta la puntata. In sottofondo, la coda si dissolve sulle atmosfere sospese di "November Hotel" dei Mad Season.

    Playlist:

    1. Blue flame ford - TRULY
    2. Bleed the freak - AIC
    3. Bone china - MOTHER LOVE BONE
    4. Born to kill-DERELICTS
    5. Bootywhack-SURGERY
    6. Bottle up&go-MONKEYWRENCH
    7. Bottom-TOOL
  • THUNDER ROCK PODCAST

    Noise Connection Vol.5

    14/06/2026 | 47 min
    NOISE CONNECTION Vol. 5

    La puntata si apre nel cuore pulsante del Grunge, con un viaggio dentro "Louder Than Love" , l’album del 1989 che mostra i Soundgarden in una veste più solare e seventies, quasi un ponte tra l’oscurità degli esordi e la potenza mainstream che esploderà in "Badmotorfinger" . L’atmosfera è energica, ironica, volutamente sopra le righe: un terreno perfetto per “Big Dumb Sex”, parodia feroce dei testi glam dell’epoca, dove l’esagerazione diventa arma satirica e la band gioca con i cliché senza perdere un grammo della propria forza.

    Da qui il racconto vira verso un’altra anima del Rock di Seattle: quella emotiva, vulnerabile, devastante dei Pearl Jam. “Black” emerge come un addio che lacera, un flusso di ricordi che si aggrappano alla voce di Eddie Vedder mentre la musica cresce lenta, quasi timida, fino a un finale che brucia e sfuma come una ferita che non si chiude. Una delle canzoni più amate, più citate, più riconoscibili dell’intero movimento.

    Il viaggio prosegue con l’energia ruvida dei The Fluid, pionieri del suono Sub Pop nonostante non fossero di Seattle. “Black Glove” porta con sé un Garage Rock sporco, veloce, pieno di rumore e attitudine Punk. Un brano che sembra un riferimento diretto per Mudhoney e per molte band scandinave arrivate dopo, con un testo criptico che parla di sentimenti distorti e valori non corrisposti.

    Il tono cambia di nuovo con i Catherine Wheel e la loro “Black Metallic”, perla Shoegaze dal sapore britannico. Il brano scivola in un’atmosfera onirica e scura, dove la voce di Rob Dickinson (lontana anni luce dal cugino Bruce degli Iron Maiden) si intreccia a chitarre liquide e malinconiche. La canzone esplora relazioni seducenti e distruttive, mentre l’ombra dei Cure si allunga su arrangiamenti, ritmiche e sensibilità melodica. È il momento in cui la puntata si apre a un discorso più ampio: l’influenza sotterranea, ma decisiva, della band di Robert Smith su gran parte del Noise, dello Shoegaze e del Rock alternativo degli anni ’90.

    Da qui si arriva ai Pavement, con la loro “Blackout”, un brano notturno, fragile, che racconta il passaggio all’età adulta con disillusione e malinconia. Una scrittura criptica, tipica della band, che riflette il salto improvviso nella vita lavorativa e la perdita di leggerezza. La voce di Stephen Malkmus, volutamente imperfetta, sembra davvero un’eco alternativa di Robert Smith immersa nel rumore americano.

    Il percorso continua con gli Screaming Trees e la loro “Black Sun Morning”, immersa nel clima cupo di "Buzz Factory". Qui il racconto si fa più visivo: cieli viola e neri, fabbriche che sputano fumo, un sole oscurato. La canzone sembra parlare di manipolazione, di una ragazza intrappolata in qualcosa che non vuole vedere, mentre il protagonista tenta invano di aprirle gli occhi. È un brano che incarna perfettamente la miscela unica della band: Psichedelia, Folk elettrico, groove e la voce profonda di Mark Lanegan, erede spirituale di Morrison e Joplin.

    La puntata si chiude tornando ai Soundgarden, con “Black Rain”, una bomba rimasta fuori da "Badmotorfinger" e recuperata quasi vent’anni dopo. Un brano oscuro, disperato, carico di immagini di isolamento e dolore emotivo. Una chiusura potente, che riporta il viaggio al punto di partenza: la capacità del Grunge di oscillare tra ironia, introspezione, rabbia e poesia nera.

    PLAYLIST:

    1. Big dumb sex - SOUNDGARDEN
    2. Black - PEARL JAM
    3. Black glove - The FLUID
    4. Black metallic - CATHERINE WHEEL
    5. Black out - PAVEMENT
    6. Black sun morning - SCREAMING TREES
    7. Black rain : Soundgarden
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    Noise Connection VOL. 4

    15/05/2026 | 49 min
    NOISE CONNECTION – VOL. 4
    La quarta puntata di Noise Connection ci porta ancora più a fondo nel cuore del noise, del grunge e di tutte quelle contaminazioni che hanno reso gli anni ’80 e ’90 un laboratorio sonoro irripetibile.  
    Arianna e Vins attraversano Boston, Seattle, Los Angeles e perfino l’Inghilterra, mostrando come il noise non sia un genere, ma un’attitudine: un modo di raccontare emozioni, inquietudini, malinconie e ribellioni attraverso distorsioni e melodie.

    I brani della puntata

    Baby – Buffalo Tom  
    Un brano dolce e malinconico che nasconde una storia di segreti e gelosie. I Buffalo Tom, figli diretti dei Dinosaur Jr, portano un melodic noise che unisce folk, punk e alternative rock. Una canzone intima, fragile, quasi adolescenziale.

    Baby Takes – Green River  
    Il grunge primordiale del 1987: acerbo, sporco, sghembo, ma già carico di quell’energia acida che segnerà un’intera scena. Dai Green River nasceranno Mudhoney, Mother Love Bone e Pearl Jam. Un documento storico più che un semplice brano.

    Beautiful – Anastasia Screamed  
    Noise rock di Boston, nervoso, melodico e urlato. Una band più sofisticata della media, con un’attitudine punk e un gusto quasi hard rock. Una voce unica e un sound che sfiora il grunge pur restando profondamente personale.

    Been Caught Stealing – Jane’s Addiction  
    Colorati, folli, imprevedibili. I Jane’s Addiction mescolano alternative rock, funky, hard rock e noise. Il brano racconta il brivido della cleptomania, con un dettaglio irresistibile: il cane del cantante, Annie, che finisce nella registrazione con i suoi ululati spontanei.

    Bed of Roses – Screaming Trees  
    Psichedelia retrò, melodie sognanti e la voce inconfondibile di Mark Lanegan. Un brano che profuma di folk rock americano, ma che parla della fugacità della vita e della spensieratezza come lama a doppio taglio. Un classico degli Screaming Trees.

    Beyond the Wheel – Soundgarden 
    Oscuri, ipnotici, potentissimi. I Soundgarden degli anni ’80 fondono Led Zeppelin e Black Sabbath in un vortice psichedelico e metal. Il brano è una sorta di Kashmir distorto, con un testo che parla di oppressione, alienazione e cicli distruttivi. La voce di Chris Cornell domina tutto.

    Bill & Ben – Catherine Wheel  
    Una deviazione affascinante verso l’Inghilterra. Shoegaze, dark, noise e un’attitudine sorprendentemente americana. Il brano, tratto dal capolavoro Ferment, usa due personaggi televisivi per bambini come metafora di una relazione fragile e confusa. Ipnotico e magnetico.

    Playlist:

    1. Baby – Buffalo Tom  
    2. Baby Takes – Green River  
    3. Beautiful – Anastasia Screamed  
    4. Been Caught Stealing – Jane’s Addiction  
    5. Bed of Roses – Screaming Trees  
    6. Beyond the Wheel – Soundgarden  
    7. Bill & Ben – Catherine Wheel

     

    NOISE CONNECTION – VOL. 4  
    The fourth episode of Noise Connection takes us even deeper into the heart of noise, grunge, and all those sonic contaminations that turned the ’80s and ’90s into an unrepeatable creative laboratory.  
    Arianna and Vins travel through Boston, Seattle, Los Angeles and even England, showing how noise is not a genre but an attitude: a way of expressing emotions, restlessness, melancholy and rebellion through distortion and melody.

    Tracks of the Episode

    Baby – Buffalo Tom  
    A sweet and melancholic song hiding a story of secrets and jealousy. Buffalo Tom, direct descendants of Dinosaur Jr, bring a melodic noise that blends folk, punk and alternative rock. An intimate, fragile, almost adolescent track.

    Baby Takes – Green River  
    The primordial grunge of 1987: raw, crooked, unpolished, yet already filled with that acidic energy that would define an entire scene. From Green River would later emerge Mudhoney, Mother Love Bone and Pearl Jam. More a historical document than just a song.

    Beautiful – Anastasia Screamed 
    Boston noise rock: nervous, melodic and shouted. A band more sophisticated than most, with a punk attitude and a taste that leans toward hard rock. A unique voice and a sound that brushes against grunge while remaining deeply personal.

    Been Caught Stealing – Jane’s Addiction  
    Colorful, wild, unpredictable. Jane’s Addiction blend alternative rock, funk, hard rock and noise. The song celebrates the thrill of shoplifting, with an irresistible detail: the singer’s dog, Annie, whose spontaneous howls ended up in the final recording.

    Bed of Roses – Screaming Trees  
    Retro psychedelia, dreamy melodies and Mark Lanegan’s unmistakable voice. A track that smells of American folk rock, yet speaks of the fleeting nature of life and of carefree youth as a double‑edged sword. A true Screaming Trees classic.

    Beyond the Wheel – Soundgarden  
    Dark, hypnotic, powerful. Soundgarden in the late ’80s fused Led Zeppelin and Black Sabbath into a psychedelic, heavy vortex. The track feels like a distorted version of Kashmir, with lyrics about oppression, alienation and destructive cycles. Chris Cornell’s voice towers over everything.

    Bill & Ben – Catherine Wheel  
    A fascinating detour into England. Shoegaze, dark, noise and a surprisingly American attitude. Taken from their masterpiece Ferment, the song uses two children’s TV characters as a metaphor for a fragile and confused relationship. Hypnotic and magnetic.

    Playlist:

    1. Baby – Buffalo Tom  
    2. Baby Takes – Green River  
    3. Beautiful – Anastasia Screamed  
    4. Been Caught Stealing – Jane’s Addiction  
    5. Bed of Roses – Screaming Trees  
    6. Beyond the Wheel – Soundgarden  
    7. Bill & Ben – Catherine Wheel
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    Noise Connection VOL. 3

    08/05/2026 | 55 min
    NOISE CONNECTION – VOL. 3 
    A guidare questo viaggio nel mondo rumoroso e viscerale del grunge ci sono Vins e Arianna.
    Vins entra nei brani con un’analisi precisa, scavando nei dettagli che definiscono il suono e l’identità di ogni pezzo. Arianna tiene il passo emotivo, collega le sensazioni, apre e chiude gli spazi. Insieme costruiscono un percorso che attraversa il grunge da dentro, senza filtri.

    Alone + Easy Target dei Foo Fighters apre la puntata con un impatto immediato. Vins mette in evidenza la tensione tra la spinta ritmica e la voce che sembra trattenere qualcosa di più grande, come se il brano fosse un’esplosione controllata.

    Am I Inside degli Alice in Chains porta subito in un territorio più intimo. L’analisi si concentra sulle armonie vocali e sul senso di isolamento che attraversa tutto il pezzo, una stanza chiusa che però parla chiarissimo.

    Aneurysm dei Nirvana è la scarica elettrica della scaletta. Vins sottolinea come la struttura, solo in apparenza caotica, sia in realtà costruita per tenere l’ascoltatore in sospensione continua, tra riff taglienti e una batteria che non concede tregua.

    Armed Love dei Big Chief introduce una componente più fisica e sporca. Qui l’attenzione va al groove pesante, alla sezione ritmica che trascina, al modo in cui il brano sembra camminare addosso a chi ascolta.

    Army Ants degli Stone Temple Pilots è un movimento ipnotico. L’analisi si concentra sulle dinamiche interne, sui cambi che spingono avanti senza mai perdere tensione, con la voce che si incastra perfettamente nel flusso sonoro.

    AT & T dei Pavement porta un cambio di atmosfera. Vins lavora sui testi, sulle scelte melodiche volutamente storte, su quel tono ironico e distaccato che però colpisce in pieno.

    Angry Chair degli Alice in Chains chiude la puntata con un peso emotivo netto. L’analisi entra nel suono denso, quasi claustrofobico, nel ruolo del basso e nella costruzione di un’atmosfera che resta addosso anche dopo l’ultima nota.

    Il terzo volume di Noise Connection attraversa una delle fasi più complesse e affascinanti dell’eredità grunge.
    Arianna e Vins ci guidano esplorando la trasformazione del movimento dopo la scomparsa di Kurt Cobain e l’evoluzione dei suoi protagonisti.
    Una puntata che alterna potenza, malinconia, ironia e analisi profonde sul rapporto tra musica, dolore e rinascita.
    Il noise non è un genere: è un linguaggio.
    E qui, prende voce.

    PLAYLIST:

    Foo Fighters – Alone + Easy Target

    Alice in Chains – Am I Inside

    Nirvana – Aneurysm

    Big Chief – Armed Love

    Stone Temple Pilots – Army Ants

    Pavement – AT & T

    Alice in Chains – Angry Chair

    NOISE CONNECTION – VOL. 3 
    Leading this journey into the noisy and visceral world of grunge are Vins and Arianna.
    Vins dives into each track with precise analysis, digging into the details that define the sound and identity of every piece. Arianna keeps the emotional thread, connecting sensations, opening and closing spaces. Together, they build a path that crosses grunge from the inside, without filters.

    Alone + Easy Target by Foo Fighters opens the episode with immediate impact. Vins highlights the tension between the rhythmic drive and a voice that seems to hold back something bigger, as if the song were a controlled explosion.

    Am I Inside by Alice in Chains immediately shifts into a more intimate territory. The analysis focuses on the vocal harmonies and the sense of isolation running through the entire track—a closed room that still speaks loud and clear.

    Aneurysm by Nirvana is the electric shock of the playlist. Vins points out how the structure, only seemingly chaotic, is actually built to keep the listener in constant suspension, between sharp riffs and a relentless drum attack.

    Armed Love by Big Chief introduces a more physical, gritty component. Here the attention goes to the heavy groove, the dragging rhythm section, and the way the track seems to walk all over whoever is listening.

    Army Ants by Stone Temple Pilots is a hypnotic movement. The analysis focuses on the internal dynamics, on the shifts that push forward without ever losing tension, with the voice fitting perfectly into the sonic flow.

    AT & T by Pavement brings a change of atmosphere. Vins works on the lyrics, on the deliberately crooked melodic choices, on that ironic and detached tone that still hits right in the center.

    Angry Chair by Alice in Chains closes the episode with a clear emotional weight. The analysis digs into the dense, almost claustrophobic sound, the role of the bass, and the construction of an atmosphere that lingers long after the last note.

    The third volume of Noise Connection explores one of the most complex and fascinating phases of the grunge legacy.
    Arianna and Vins guide us through the transformation of the movement after the death of Kurt Cobain and the evolution of its key figures.
    An episode that alternates power, melancholy, irony, and deep reflections on the relationship between music, pain, and rebirth.
    Noise is not a genre: it’s a language.
    And here, it speaks.

    PLAYLIST:

    Foo Fighters – Alone + Easy Target

    Alice in Chains – Am I Inside

    Nirvana – Aneurysm

    Big Chief – Armed Love

    Stone Temple Pilots – Army Ants

    Pavement – AT & T

    Alice in Chains – Angry Chair
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    Noise Connection VOL. 2

    17/04/2026 | 39 min
    NOISE CONNECTION VOL. 2

    Un viaggio ancora più profondo nel cuore del Seattle Sound.

    La seconda puntata di Noise Connection affonda le mani nelle radici più oscure, sperimentali e affascinanti del Grunge e del Noise americano.
    Una puntata intensa, ricca di connessioni, storie, incroci tra band e produttori che hanno contribuito a definire un’epoca.  
    Insieme a Vins esploriamo le sfumature più magnetiche del suono di Seattle, passando da brani iconici a gemme meno conosciute ma fondamentali per capire l’evoluzione del genere.

    Il viaggio si apre con l’atmosfera cupa e ipnotica dei Gruntruck, eredi diretti degli Skin Yard di Jack Endino. “Above Me” diventa il punto di partenza per raccontare un Grunge più maligno, pesante e viscerale, quello che ha influenzato Soundgarden e Alice in Chains.

    Si passa poi ai Nirvana con “About a Girl”, una delle sorprese di Bleach (1989): un brano quasi fuori contesto, melodico e orecchiabile, che mostra come Cobain e soci avessero già in mano la formula perfetta per un rock diretto e immediato, pur immerso nel rumore grezzo delle origini.

    Con i Gumball e la loro “Accelerator” entriamo nel territorio del noise più contaminato, grazie alla mano del produttore Don Fleming. Una vera iniezione di energia, un tentativo riuscito di rendere più potente e accessibile un brano nato da un’anima sperimentale.

    Il tono cambia con gli Alice in Chains e “Again”, Un brano che porta addosso il peso della tragedia. Layne Staley, con la sua voce intensa e profondamente emotiva, trasforma dolore e dipendenza in arte pura. “Again” è tratto dall’ultimo album con Staley (1995), un capitolo cupo e devastante della storia del grunge

    Si torna poi alle origini con i Green River e “Ain’t Nothing to Do”, Il grunge grezzo e primordiale. Con membri destinati a fondare Mudhoney, Mother Love Bone e Pearl Jam, i Green River rappresentano il garage glam scanzonato dei primi anni ’90. Sguaiati, rumorosi, fondamentali.

    Il viaggio prosegue con i Pixies e “Alec Eiffel”, Psichedelia, Rock e la voce profonda di Mark Lanegan, erede spirituale di Jim Morrison. Gli Screaming Trees uniscono Folk americano e atmosfere groovy, creando un suono unico e ipnotico. Una band che merita un posto tra i giganti.

    Chiudiamo con gli Screaming Trees e “Alice Said”, guidati dalla voce inconfondibile di Mark Lanegan. Psichedelia, hard rock e un tocco di inquietudine che li rende una delle band più sottovalutate ma decisive del panorama grunge.

    Un episodio ricco, denso, pieno di storie e connessioni. Un altro tassello nel mosaico del Seattle Sound.

    Playlist:

    1. Gruntruck – Above Me  
    2. Nirvana – About a Girl  
    3. Gumball – Accelerator  
    4. Alice in Chains – Again  
    5. Green River – Ain’t Nothing to Do  
    6. Pixies – Alec Eiffel  
    7. Screaming Trees – Alice Said

    NOISE CONNECTION – vol 2
    A Deeper Descent into the Heart of the Seattle Sound
    The second volume of Noise Connection digs even further into the dark, experimental and fascinating roots of American Grunge and Noise.
    This episode is dense, emotional and full of connections—stories, crossovers, and the creative intersections between bands and producers who shaped an entire era.
    Together with Vins, we explore the most magnetic shades of the Seattle Sound, moving from iconic tracks to lesser‑known gems that reveal the true evolution of the genre.

    The journey opens with the gloomy, hypnotic atmosphere of Gruntruck, direct heirs of Jack Endino’s Skin Yard. “Above Me” becomes the starting point for a darker, heavier, more visceral kind of grunge—the malignant strain that would influence Soundgarden and Alice in Chains.

    We then shift to Nirvana with “About a Girl,” one of the most surprising moments on Bleach (1989): melodic, catchy, almost out of place. A song that proves Cobain and the band already held the blueprint for direct, immediate American rock, even while immersed in the raw noise of their beginnings.

    With Gumball and their explosive “Accelerator,” we enter the realm of contaminated noise, shaped by producer Don Fleming. It’s a burst of energy—an experiment that succeeds in making an originally noisy, experimental idea more powerful and accessible.

    The tone changes with Alice in Chains and “Again,” a track carrying the full weight of tragedy. Layne Staley’s intense, deeply emotional voice transforms pain and addiction into pure art. Taken from the band’s final album with Staley (1995), “Again” stands as one of the darkest chapters in grunge history.

    We return to the origins with Green River and “Ain’t Nothing to Do,” the raw, primordial grunge blueprint. With members destined to form Mudhoney, Mother Love Bone and Pearl Jam, Green River embody the reckless, garage‑glam spirit of the early Seattle scene. Loud, snotty, essential.

    The journey continues with the Pixies and “Alec Eiffel,” a cornerstone of melodic noise and one of the key influences behind the Seattle explosion. Their unpredictable structures and distorted pop sensibility shaped the DNA of countless bands from the Northwest.

    We close with Screaming Trees and “Alice Said,” guided by Mark Lanegan’s unmistakable voice. Psychedelia, hard rock and a touch of darkness blend into a hypnotic sound that makes the band one of the most underrated yet decisive forces of the grunge landscape.

    An intense, story‑rich episode. Another essential piece in the mosaic of the Seattle Sound.

    Playlist

    Gruntruck – Above Me

    Nirvana – About a Girl

    Gumball – Accelerator

    Alice in Chains – Again

    Green River – Ain’t Nothing to Do

    Pixies – Alec Eiffel

    Screaming Trees – Alice Said
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THUNDER ROCK  THUNDER ROCK è il podcast rock che trasforma ogni ascolto in un’avventura epica nel mondo della musica rock. Con una selezione curata dei migliori brani rock, dalle leggende del passato alle nuove promesse della scena alternative, THUNDER ROCK è il tuo punto di riferimento per scoprire, vivere e respirare il rock in tutte le sue forme. Ogni episodio è un viaggio attraverso i classici senza tempo, le gemme nascoste, le band emergenti e le storie che hanno definito la storia del rock. Se ami il rock, il grunge, l’alternative, l’hard rock o il metal, THUNDER ROCK è il podcast che ti porta al centro della scena, con un sound potente e un racconto coinvolgente. Sintonizzati per scoprire nuova musica, rivivere i grandi successi e sentire la potenza del rock come non l’hai mai sentita prima.THUNDER ROCK: il podcast rock che fa vibrare l’anima. 🇬🇧 THUNDER ROCK   THUNDER ROCK is the rock podcast that turns every listen into an epic journey through the world of rock music. Featuring a carefully curated selection of the best rock tracks — from timeless classics to rising alternative acts — THUNDER ROCK is your ultimate destination for discovering, experiencing and feeling rock in all its forms. Each episode takes you through legendary hits, hidden gems, emerging bands and the stories that shaped rock history. Whether you love rock, grunge, alternative, hard rock or metal, THUNDER ROCK brings you straight into the heart of the scene with powerful sound and immersive storytelling. Tune in to discover new music, revisit iconic songs and feel the power of rock like never before.THUNDER ROCK: the rock podcast that makes your soul vibrate. .
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