70 episodi
- Il neuroscienziato Karl Friston lo ha formalizzato in un principio: il cervello lavora per minimizzare la sorpresa. Ogni scarto tra ciò che si aspetta e ciò che accade è un costo — metabolico, attentivo, emotivo.
E qui la coerenza smette di essere una virtù morale e diventa una questione di contabilità energetica.
Un mondo coerente è un mondo prevedibile. Un mondo prevedibile costa meno glucosio. Una persona coerente è una persona su cui posso fare previsioni affidabili — quindi con cui posso cooperare, commerciare, dormire nella stessa caverna senza montare la guardia.
Ma la coerenza ha un lato oscuro…così come l’incoerenza ha un lato luminoso…
Bentornati….pronti all’ascolto? - In questo episodio entriamo dentro un “giallo scientifico” durato quasi un secolo: un fantasma inseguito dai laboratori di mezzo mondo, un premio Nobel dal finale che nessuno sceneggiatore avrebbe osato scrivere, e la scoperta che il vostro cervello nasconde una rete wireless di cui nessuno vi ha mai parlato.
E alla fine, come sempre, tre strumenti concreti da usare già da stasera — uno dei quali richiede soltanto... di canticchiare a bocca chiusa.
Ma prima, una domanda: se vi dicessi che in questo preciso istante, tra i vostri neuroni, si sta diffondendo un gas velenoso... voi smettereste di ascoltarmi? Spero di no.
Perché è proprio quel “veleno” che deciderà se, domani, di questa puntata vi ricorderete qualcosa. - Nella maggior parte delle nostre relazioni non c’è troppo conflitto.
Ce n’è troppo poco.
O meglio: troppo poco di quello giusto, e troppo di quello sbagliato.
Per capirlo faremo dialogare due menti che non si sono mai incontrate.
Un semiologo italiano che ha studiato come si fabbrica un nemico.
E una facilitatrice americana che insegna alle aziende e alle famiglie a litigare bene.
Perché tra la guerra e la pace esiste una terza cosa.
Quasi nessuno la nomina. E potrebbe essere la chiave di tutto. - domanda che ogni manager, prima o poi, si ritrova tra le mani — Come faccio a motivare le mie persone? — è una domanda lecita ma è quella sbagliata.
E questo non perché sia ingenua.
Ma perché nasconde già nella sua grammatica un'intera antropologia: c'è chi motiva e c'è chi viene motivato.
Un soggetto che spinge, un oggetto che si lascia spingere.
Un ingegnere e un meccanismo.
La Teoria dell'Autodeterminazione ( SELF DETERMINATION THEORY o “SDT” ) degli psicologi Deci e Ryan ha passato quarant'anni a smontare, dato dopo dato, esattamente quella grammatica. … - La Jolla, California, 2009.
Un laboratorio dell'Istituto Scripps, affacciato sull'oceano.
Una giovane ricercatrice — Tracey Lincoln, arrivata dalla Giamaica per il suo dottorato — fissa una provetta.
E dentro quella provetta non c'è un animale. Non c'è una cellula. Non c'è nemmeno un filo di DNA.
C'è una molecola. Un piccolo frammento di RNA. Costruito dall'uomo, atomo su atomo.
E quella molecola sta facendo una cosa che gela la stanza: sta copiando se stessa.
Una diventa due. Due diventano quattro.
Quattro diventano otto. Raddoppia ogni ora.
E potrebbe non fermarsi mai.
Ma non è finita.
Perché in quella provetta, versioni diverse della stessa molecola cominciano a competere. Le più veloci prosperano. Le più lente si spengono. Selezione. Evoluzione. Sopravvivenza del più adatto — dentro un tubo di vetro. Senza un solo battito. Senza un solo respiro.
Lincoln alza gli occhi verso il suo professore, Gerald Joyce. E nella stanza si posa una domanda che nessuno dei due osa pronunciare per primo.
"Questo… è vivo?"
La risposta che daranno sarà onesta, e per questo ancora più inquietante: no, non è vita.
Ma ha imparato a comportarsi come se lo fosse.
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Un sottile ronzio riempie la stanza mentre il professor X collega gli elettrodi alla fronte del volontario: "Quello che stai per sperimentare cambierà per sempre la tua percezione della realtà," sussurra. "Alcuni chiamano questa tecnologia pericolosa, altri rivoluzionaria. Io la chiamo... inevitabile."
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