Era il 1994. André Agassi era il tennista più famoso del mondo.
Capelli lunghi, sguardo fiero, sorriso da rockstar. Il ragazzo che aveva conquistato Wimbledon, che ballava sulle pubblicità della Nike, che sembrava avere tutto — la fama, i soldi, i trofei.
Dal di fuori, era l'immagine perfetta del successo.
Eppure, in quell'anno, Agassi era all'apice del tennis e allo stesso tempo al fondo della disperazione.
Nella sua autobiografia Open, racconterà qualcosa che nessuno si aspettava: odiava il tennis.
Ogni mattina si svegliava e la prima cosa che sentiva era una nausea profonda, viscerale.
L'aveva odiato fin da bambino, quando suo padre lo costringeva ad allenarsi per ore contro una macchina spara-palline che chiamavano il Drago.
Come si fa ad avere tutto e a sentire così poco? Come si fa a vincere il mondo e perdere se stessi?