Champions raggiunta, Supercoppa in bacheca, secondo posto in campionato. Stagione da incorniciare? Mica per tutti. C'è una fetta di tifo che non si accontenta mai, e stavolta ci mettiamo lì a capire perché — partendo da un sospetto: che a Napoli, come a sinistra, vincere non basti se non si vince esattamente "come dico io". Una sindrome trasversale e molto contemporanea.
Nel mezzo si parla anche di un portiere che divide, di un mercato dalla paternità misteriosa, e di un allenatore il cui futuro è ormai una telenovela in onda h24. Spunta una cittadinanza onoraria che fa storcere il naso, un campionato femminile finito con qualche rimpianto, e la solita domanda esistenziale: chi è napoletano davvero, e chi può sentirsi autorizzato a dirlo?
E poi il fattaccio della settimana: un fulmine a ciel sereno ha colpito il Premio Napoli. Le conseguenze le abbiamo dovute immaginare noi — anzi, le abbiamo affidate a chi non si fa mai prendere troppo dai sentimenti. Da Napoli e Berlino, è tempo di bilanci. E pure di qualche conto in sospeso.