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Rafaela Fuccio
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  • Genitori Cervellotici Podcast

    Natale Consapevole - Part 2

    18/12/2025 | 23 min
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    Nella versione audio hai a disposizione anche un’attività, ma i racconti dei genitori ed il bonus li trovi solo nella versione estesa. *Se stai leggendo dalla mail e vuoi ascoltare l’audio clicca play e si aprirà la pagina di Substack
    * Dicembre è un mese strano.
    * La risposta è meno complessa di quanto sembri.
    * La routine non è rigidità, è sicurezza
    * Dicembre non è il mese per aggiungere, ma per togliere
    * L’adulto come punto fermo
    * Quando senti il bisogno di una guida
    * “Come faccio a farli stare buoni?”
    * Una lettura utile per questo periodo
    * Il Natale non ha bisogno di più attività.
    * I Genitori
    * Bonus
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    Nel primo episodio abbiamo parlato di come il Natale non si compri, di come i bambini non ricordino i pacchetti ma le sensazioni. In questo secondo incontro facciamo un passo avanti, perché quando scegliamo meno cose e più presenza, inevitabilmente ci troviamo davanti a un’altra domanda: come facciamo a stare insieme senza che tutto diventi caotico?
    Dicembre è un mese strano.
    Mentre dentro di noi nasce il bisogno di rallentare, di stare, di essere più presenti, fuori tutto accelera. Le giornate si accorciano, la stanchezza si accumula, gli impegni aumentano e la casa, che dovrebbe essere un luogo di ristoro, diventa spesso uno spazio di passaggio continuo, pieno di rumore, stimoli e richieste.
    Chiediamo ai nostri figli di reggere un ritmo che spesso nemmeno noi adulti riusciamo a sostenere. Cambiano gli orari, saltano le routine, aumentano le persone, le voci, le aspettative. Anche quando siamo fisicamente insieme, non sempre siamo davvero presenti, perché la mente è occupata da ciò che “manca ancora da fare”.
    In questo clima molti genitori iniziano a notare cambiamenti nei propri figli. Bambini che sembravano più tranquilli diventano più nervosi, più reattivi. Le emozioni esplodono più facilmente, l’addormentamento diventa più difficile, la collaborazione diminuisce. E quasi sempre arriva la stessa domanda, silenziosa e un po’ colpevole:
    “Perché proprio ora?”
    La risposta è già dentro quello che abbiamo visto nella settimana scorsa. Quando togliamo le cose ma non togliamo il caos, quando desideriamo più connessione ma non cambiamo il ritmo, il corpo dei bambini va in sovraccarico. E il loro comportamento diventa il linguaggio con cui ci dicono che stanno faticando.
    La risposta è meno complessa di quanto sembri.
    Anche se spesso ci porta a dubitare di noi stessi. I bambini non diventano improvvisamente “più difficili” a dicembre. Non stanno approfittando delle feste, né stanno mettendo alla prova i nostri limiti. Stanno semplicemente vivendo un periodo in cui tutto intorno a loro cambia, spesso troppo in fretta.
    Sono più esposti. Esposti a routine che saltano, a orari irregolari, a voci nuove, a spazi condivisi, o a stimoli continui. Esposti anche alle emozioni degli adulti, che a dicembre diventano più intense, più tese, più cariche di aspettative e stanchezza. I bambini percepiscono tutto questo nel corpo prima ancora che nelle parole.
    Il loro sistema nervoso, ancora in costruzione, non ha gli strumenti per filtrare, organizzare e regolare un eccesso di stimoli. Fa quindi l’unica cosa che può fare: segnala sovraccarico. E lo fa attraverso il comportamento. Con pianti improvvisi, scoppi emotivi, opposizione, fatica a dormire o a collaborare.
    Questo non è un segnale di cattiva educazione. È una richiesta di contenimento.
    Parafrasando il neuropsichiatra Bruce Perry:
    “I bambini non devono essere corretti o educati quando sono disregolati, ma devono essere regolati insieme ad un adulto.”
    Significa che, in quei momenti, ciò di cui hanno più bisogno non è una spiegazione, una punizione o un richiamo all’ordine, ma un adulto che riesca a restare presente, stabile e calmo accanto a loro.
    E per chi volesse approfondire i concetti portati da Perry, vi consiglio il suo libro “The boy who was raised as a dog”.
    Ed è qui che il Natale ci mette alla prova. Perché mentre i bambini chiedono regolazione, noi adulti siamo spesso già al limite delle nostre risorse. E quando due sistemi nervosi stanchi si incontrano, il rischio è quello di entrare in una spirale di reazioni invece che di connessione.
    Capire questo cambia completamente lo sguardo. Non si tratta di “farli tornare come prima”, ma di riconoscere che stanno rispondendo a un ambiente più intenso. E che il primo passo non è intervenire sul comportamento, ma sull’esposizione e sul ritmo.
    La routine non è rigidità, è sicurezza
    Ed è qui che entra in gioco un concetto fondamentale, spesso frainteso: la routine. Che in effetti non si tratta di rigidità, ma si di sicurezza. Non serve a controllare i bambini, né a rendere le giornate tutte uguali. Serve a offrire una base stabile dove poter vivere, sia durante le vacanze che durante l’anno.
    Durante le feste molti genitori pensano che “tanto ormai è Natale” e che le regole possano saltare tutte insieme. Il problema, però, non è la flessibilità. Il problema è quando la flessibilità diventa assenza totale di punti fermi. Per un bambino, questo non è libertà: è disorientamento.
    I bambini non hanno bisogno che tutto resti uguale, ma che qualcosa resti riconoscibile. Un ritmo minimo che dica loro: “Sei al sicuro, il mondo ha ancora una forma.” Quando anche quel poco viene meno, il sistema nervoso entra in allerta, perché non sa più cosa aspettarsi.
    La routine, in questo senso, è come una cornice. Dentro quella cornice può esserci gioco, festa, cambiamento. Ma senza cornice, tutto si disperde. È per questo che, proprio a dicembre, i bambini sembrano più oppositivi o più agitati: non perché vogliano sfidare, ma perché cercano un riferimento.
    Progettare una routine per le feste non significa rinunciare alla magia del Natale. Significa permettere al bambino di viverla senza andare in sovraccarico. È una scelta che non richiede nessuna perfezione, ma si tanta intenzione. E qui si parla di una routine semplificata, più morbida del solito, dove ci sia spazio per flessibilità, per momenti vuoti o improvvisi. Questo può fare una grande differenza.
    In fondo, la routine non dice al bambino cosa deve fare.
    Gli dice qualcosa di molto più importante: puoi stare tranquillo, c’è qualcuno che ti sta guidando.
    Dicembre non è il mese per aggiungere, ma per togliere
    Molti genitori mi dicono: “A dicembre non ce la faccio, è tutto troppo.”
    Ed è una risposta onesta, che merita rispetto. Perché dicembre non è faticoso solo per l’organizzazione, ma per il carico mentale invisibile che porta con sé: aspettative, doveri, confronti, l’idea di dover far stare bene tutti. E il più delle volte questo ricade sulle spalle della mamma o di chi ne fa le veci.
    Proprio per questo, dicembre non è il mese in cui aggiungere più cose da fare.
    Ma è il mese in cui togliere.
    Togliere impegni non necessari, togliere appuntamenti fatti per abitudine o senso di colpa, togliere aspettative irrealistiche su come “dovrebbe” essere il Natale. Togliere anche l’idea che tutto debba funzionare, che tutti debbano essere felici, che ogni momento debba diventare un ricordo perfetto.
    Quando togliamo, appare lo spazio per rimanere fermi. E rimanere fermi in questo caso significa fare meno ed essere più presente per i figli, per l’osservazione della famiglia, della vita che cresce.
    Quando un genitore rallenta davvero, il bambino non deve più difendersi dal caos. Non deve alzare il volume delle emozioni per farsi sentire. Può finalmente abbassare le difese, perché sente che qualcuno sta contenendo l’ambiente al posto suo.
    Togliere queste cose, non significa rinunciare alle cose importanti . Ma si scegliere. Significa decidere quello che rimane, quello che è importante e quello che invece è superfluo.
    Significa proteggere l’energia della famiglia, soprattutto in un periodo in cui tutto sembra chiedere di più. Ed è spesso proprio da qui che il Natale cambia volto. Non quando facciamo di più, ma quando smettiamo di fare ciò che non serve. Quando il ritmo rallenta abbastanza da permettere a tutti di respirare, adulti e bambini insieme.
    L’adulto come punto fermo
    Come scrisse Maria Montessori,
    “Il bambino ha un profondo bisogno di ordine, pulizia e chiarezza.”
    Perché solo in un ambiente comprensibile può sentirsi orientato e sicuro.
    E qui non si tratta solo di estetica, non devi avere la casa perfetta o una giornata impeccabile. Ma le cose nei posti giusti, ben organizzata, in modo che il bambino si possa orientare. Questo favorisce anche l’ordine emotivo.
    Sapere cosa succede dopo, dove stanno le cose che ha bisogno, sentire che qualcuno sta tenendo il filo, percepire che le cose non dipendono da lui. Sapere che non ha la responsabilità dei sentimenti degli altri.
    Quando l’ambiente diventa confuso, quando le regole cambiano di continuo, quando gli adulti sono stanchi, tesi o indecisi, il bambino non si sente più guidato. E in quel vuoto di guida succede una cosa importante: il bambino prova, inconsciamente, a prendere il controllo. Non perché voglia comandare, ma perché ha bisogno di sentirsi al sicuro.
    Ed è qui che spesso nascono i comportamenti che più ci mettono in difficoltà: opposizione, rigidità, esplosioni emotive, richieste continue. Non sono segnali di un bambino “capriccioso”, ma di un bambino che sta cercando un adulto stabile a cui potersi affidare.
    Quando l’adulto riesce a diventare quel punto fermo, qualcosa cambia. Non perché tutto diventa facile, ma perché il bambino smette di dover reggere ciò che non gli compete. Può tornare a fare il bambino, a esplorare, a emozionarsi, a sbagliare, sapendo che c’è qualcuno che tiene la direzione.
    Essere un punto fermo non significa essere rigidi o controllanti. Significa essere chiari, presenti, coerenti. Significa poter dire dei “no” che non puniscono, ma proteggono. Significa reggere la frustrazione del bambino senza crollare o reagire.
    A dicembre questo è ancora più importante, perché mentre tutto intorno cambia, l’adulto diventa il riferimento principale. Non serve fare di più. Serve stare meglio nel proprio ruolo.
    Quando il genitore si sente più stabile dentro, il bambino lo percepisce immediatamente. E spesso, senza bisogno di spiegazioni o strategie, il clima in casa inizia a cambiare.
    Quando senti il bisogno di una guida
    È spesso qui che alcuni genitori sentono il bisogno di essere accompagnati, perché non si tratta solo di organizzazione, ma di ripensare il proprio modo di stare in relazione. Per questo, per tutto il mese di dicembre, il Percorso di Riprogrammazione Parentale è disponibile con uno sconto del 40%, valido fino al 31 dicembre.
    È un percorso pensato per aiutare gli adulti a diventare quel punto fermo che i bambini tanto cercano, soprattutto nei momenti più intensi dell’anno. Non è un insieme di regole da applicare, ma un lavoro profondo sulla regolazione, sulla presenza e sulla relazione.
    “Come faccio a farli stare buoni?”
    Ma in questi giorni una domanda che molto probabilmente ti risuonerà è “come faccio a farli stare buoni?”
    Penso che la domanda giusta invece dovrebbe essere un pò più utile e realistica: “Come posso rendere più prevedibile queste vacanze?”
    La prevedibilità è uno dei più grandi alleati del benessere emotivo dei bambini, soprattutto nei periodi intensi come dicembre. Quando tutto cambia – orari, persone, abitudini – sapere che alcuni momenti restano uguali dà al bambino un senso di continuità e sicurezza.
    Spesso non serve rivoluzionare le giornate. Basta proteggere tre momenti chiave, che funzionano come vere e proprie ancore emotive.
    Il primo è il risveglio. Non tanto l’orario preciso, quanto il modo in cui inizia la giornata. Un buongiorno riconoscibile, poche parole sempre simili, lavarsi i denti, vestirsi anche se per stare a casa. Iniziare la giornata sapendo cosa aspettarsi abbassa subito il livello di cortisone nel sangue e cioè l’allerta.
    Il secondo sono i pasti. Mangiare più o meno agli stessi orari, seduti, con un ritmo tranquillo, aiuta il corpo e il sistema nervoso a ritrovare equilibrio. Non è tanto importante cosa c’è nel piatto, ma più tosto il fatto che quel momento sia sereno e condiviso con gli altri familiari.
    Il terzo è la sera. È forse l’ancora più potente. Un momento di rallentamento che prepara al sonno e alla separazione della notte. Anche qui non serve grandi rigidità, ma qualcosa di riconoscibile: stessi passaggi, stesso clima, meno stimoli. La sera dice al bambino: la giornata finisce, sei al sicuro, puoi lasciarti andare.
    *Per chi ha seguito le lezioni che ho tenuto su Instagram il mese scorso, può utilizzare la routine gufetta per aiutare a fare “entrare la notte dentro casa”. E per chi non è riuscito a seguire per un motivo o altro, è tutto disponibile nello spazio per abbonati sempre su Instagram.
    Queste tre ancore tengono ferma la giornata anche quando tutto il resto cambia. Non eliminano certe difficoltà, ma riducono il sovraccarico, sia della mamma che del bambino. Permettono al bambino di adattarsi senza perdersi e all’adulto di non dover intervenire continuamente per “aggiustare” un “cattivo comportamento”.
    Quando la giornata ha una struttura minima, il bambino non deve spendere energie per orientarsi. Può usarle per giocare, imparare dall’osservazione, per vivere il Natale con più calma. E spesso, senza fare altro, anche l’atmosfera in casa inizia a cambiare.
    Una lettura utile per questo periodo
    Se senti il bisogno di approfondire questi temi e di capire meglio cosa succede nel cervello dei bambini quando le emozioni diventano intense, c’è un libro molto chiaro e accessibile che può accompagnarti in questo periodo: “The Whole-Brain Child” di Daniel J. Siegel e Tina Payne Bryson.
    È una lettura che aiuta a comprendere come il comportamento dei bambini sia strettamente legato al loro stato emotivo e a come funziona il sistema nervoso. Gli autori spiegano, con esempi semplici e concreti, perché nei momenti di sovraccarico emotivo i bambini non riescono a collaborare o a “ragionare”, e quanto sia fondamentale la presenza dell’adulto per aiutarli a ritrovare equilibrio.
    Il cuore del libro è proprio questo: prima di chiedere ai bambini di controllarsi, è necessario aiutarli a sentirsi regolati attraverso la relazione. Non con spiegazioni infinite o strategie complesse, ma con calma, connessione e co-regolazione.
    È una lettura particolarmente utile nei periodi di maggiore intensità emotiva, come le feste, perché offre uno sguardo più compassionevole e realistico sul comportamento dei bambini e, allo stesso tempo, aiuta i genitori a ridurre il senso di colpa e la pressione del “dover fare tutto alla perfezione”.
    Un libro che non promette soluzioni rapide, ma offre una chiave di lettura più profonda per attraversare momenti complessi con più consapevolezza.
    Il Natale non ha bisogno di più attività.
    Ha bisogno di più respiro.
    Quando il ritmo rallenta e gli impegni si alleggeriscono, quando non tutto deve essere fatto o dimostrato, la casa inizia a cambiare clima.
    Una casa che è tranquilla è una casa in cui anche i bambini possono calmarsi, sentirsi visti, tornare in sé nel momento “no”. Perché c’è qualcuno che sta guidando, c’è qualcuno che non corre dietro a ogni comportamento, che non reagisce a ogni tensione, che tiene il timone anche quando il mare è un po’ mosso.
    E un clima tranquillo in casa non vuol dire che scompariranno i conflitti, ma diventeranno più gestibili. Le emozioni non vengono negate, ma contenute. I bambini (o i genitori) non devono alzare la voce per essere ascoltati, perché sentono che l’adulto è presente, disponibile, affidabile.
    Questo è ciò che resta del Natale, al di là delle luci e dei regali. Non l’organizzazione perfetta, ma la sensazione di essere stati in un luogo in cui si poteva stare. Un luogo in cui il corpo poteva rilassarsi e il cuore sentirsi al sicuro.
    Ed è spesso da qui che nascono i ricordi più importanti. Non dai grandi eventi, grandi regali, ma da un clima emotivo che lascia spazio all’immaginazione, al pensiero comune, alla famiglia.
    E se queste parole ti hanno accompagnata, se hai sentito che parlavano anche un po’ di te e della tua famiglia, sappi che non sei sola in questo camino.
    Puoi continuare a seguire queste riflessioni iscrivendoti alla mia newsletter, dove condivido pensieri, strumenti e contenuti pensati per accompagnare i genitori nei momenti più delicati della vita familiare.
    Mi trovi anche su Instagram come genitori cervellotici, dove parliamo ogni giorno di genitorialità, relazione e consapevolezza, con uno sguardo concreto e umano.
    E se senti che questo è il momento giusto per iniziare un percorso genitoriale strutturato, corri per approfittare dello sconto dedicato al mese di dicembre.
    Ti lascio qui un grande abbraccio e buona settimana. 🧡
    I Genitori
    Cosa raccontano i genitori che hanno fatto (o stanno facendo) la Riprogrammazione Parentale:
    “Quando ho iniziato il percorso pensavo che avrei trovato strumenti per cambiare i comportamenti di mio figlio. In realtà ho scoperto che il lavoro più grande era su di me. Ho iniziato a riconoscere quando mi irrigidivo, quando reagivo in automatico, quando perdevo il mio centro. Oggi non mi sento più in balia delle emozioni: non perché non arrivino, ma perché riesco a restare presente. E allora che ho visto il cambiamento che si rifletteva nel comportamento del mio bambino.”
    Anna Maria

    “Per molto tempo mi sono sentita inadeguata come madre, come se stessi sempre sbagliando qualcosa. Nel percorso ho capito che stavo chiedendo a me stessa di reggere troppo. Lavorare sulla mia storia e sul mio modo di stare nella relazione mi ha aiutata a rallentare e a diventare più stabile. Questo ha cambiato il clima in casa.”
    Marta

    “Una delle cose più importanti che ho imparato è che mio figlio non aveva bisogno che io spiegassi di più, ma che io fossi più chiara e coerente. Quando abbiamo imparato a gestire le giornate con le nostre routine tutto è migliorato, ora io mi sento più centrata, anche lui si affida di più. Questo mi ha fatto capire quanto il mio stato emotivo influenzi il tutto.”
    Federica

    “All’inizio non credevo che il percorso potesse avere un effetto così concreto sulla relazione e sul comportamento di mio figlio. Pensavo che il cambiamento il cambiamento arrivasse molto più tardi. In realtà ho visto subito che, man mano che io diventavo più stabile, il clima di casa era più tranquillo anche lui smetteva di essere sempre in allerta. È stato un cambiamento comportamentale graduale, ma non solo suo e si anche mio e di tutta la famiglia. Ora abbiamo finalmente una bussola.”
    Silvia

    “Il percorso mi ha aiutata a smettere di oscillare tra il controllo e il cedimento. Oggi riesco a sentire quando sto per perdere il mio centro e a fermarmi. Non è che le difficoltà siano sparite, ma io non mi sento più travolta. E questo fa tutta la differenza.”
    Giulia

    “Ti piacerebbe scrivermi qualcosa su di te? Rispondendo a questa mail puoi parlare delle tue relazioni familiari e darmi spunti per le prossime newsletter.”
    Ecco qualche suggerimento di cosa potresti parlarmi:
    * Ricordi importanti sia positivi che negativi
    * Dinamica della tua famiglia
    * Come ti senti riguardo all’essere genitore
    * Se potessi cambiare qualcosa nella tua vita, cosa cambieresti?
    Questi sono solo alcuni suggerimenti ma mi puoi scrivere quello che ti senti così possiamo affrontarlo insieme!
    Lascio qui un grande abbraccio! Rafaela
    Bonus
    Chiudo questo episodio con una breve poesia di Giuseppe Ungaretti, “Natale”.
    È una poesia che non parla di festa, ma di bisogno di quiete, di raccoglimento, di protezione.
    L’ho scelta perché racconta con poche parole ciò che spesso sentiamo anche noi: il desiderio di un luogo che respiri, in cui poterci fermare e sentire che, almeno per un momento, siamo al sicuro.
    Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di stradeHo tanta stanchezza sulle spalleLasciatemi così come una cosa posata in un angolo e dimenticataQui non si sente altro che il caldo buonoSto con le quattro capriole di fumo del focolare.

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  • Genitori Cervellotici Podcast

    Natale Consapevole - part 1

    11/12/2025 | 11 min
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    Nella versione audio hai a disposizione anche un’attività, ma i racconti dei genitori ed il bonus li trovi solo nella versione estesa. *Se stai leggendo dalla mail e vuoi ascoltare l’audio clicca play e si aprirà la pagina di Substack
    * Un Natale che corre troppo veloce
    * Consumismo o connessione? Cosa cercano davvero i bambini
    * Un gesto semplice: il “Regalo Speciale”
    * Ciò che davvero rimane nel cuore
    * Un pensiero speciale per questo dicembre
    * Bonus
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    Un Natale che corre troppo veloce
    Dicembre porta sempre un’accelerata. Le luci, le offerte, le liste di regali… e quel sottofondo di “devo fare, devo comprare, devo organizzare” che a volte pesa di più del resto.
    E quando entriamo in questa corsa, rischiamo di dimenticare una cosa molto semplice, i nostri figli non percepiscono il Natale come lo viviamo noi. Non si accorgono di quanto abbiamo speso, né di quante ore abbiamo passato per trovare “il regalo perfetto”.
    Loro registrano altro. Completamente diverso.
    Se pensi ai Natali della tua infanzia, probabilmente ti vengono in mente momenti, una cena di Natale, una persona speciale, un’atmosfera diversa. Ma non i pacchetti. E questo è un buon punto da cui partire, perché ci aiuta a riportare il Natale alla sua parte più umana, i bambini non ricordano ciò che ricevono, ma come stavano. Come stano vivendo.
    E allora ti faccio una domanda semplice: qual è la sensazione che vuoi che tuo figlio porti con sé di questo Natale? Non il regalo. Ma la sensazione. Da qui in poi, tutto diventa un po’ più chiaro.
    Consumismo o connessione? Cosa cercano davvero i bambini
    Quando parliamo di consumismo a Natale, non stiamo parlando solo di soldi. Stiamo parlando di una anche di convinzione molto diffusa tra noi adulti: “Più do, più mio figlio sarà felice.”
    E questo non è vero. Non perché i regali siano sbagliati in sé, ma perché i bambini non collegano felicità alla quantità. Questo, siamo noi che gli insegniamo a fare. La collegano alla qualità delle relazioni.
    Quello che spesso accade è questo: un genitore che si sente in colpa, stanco o sotto pressione finisce per compensare con “cose”. Un modo per dire “ti vedo, ci sono”, ma attraverso un oggetto.
    Solo che l’oggetto non sostituisce la presenza. Anzi, troppi regali aumentano l’eccitazione, la frustrazione e la disregolazione dei bambini. È per questo che molti diventano più nervosi, litigano di più o piangono facilmente nei giorni di festa.
    Non è mancanza di educazione. È sovraccarico mentale. E una cosa molto importante è distinguere ciò che i bambini chiedono da ciò di cui hanno bisogno. A volte chiedono perché vedono, perché confrontano, perché vogliono fare parte di qualcosa. Ma questo non significa che quella richiesta sia un bisogno emotivo. Il bisogno reale è sempre lo stesso: sicurezza, connessione, prevedibilità.
    E un “no” spiegato con calma, con motivazione e presenza fisica e mentale del genitore, è un regalo emotivo enorme. Perché insegna al bambino a riconoscere i limiti, a tollerare la frustrazione, a fidarsi di un adulto che guida.
    Dire “basta” con serenità non è privare di qualcosa. È proteggere. E allora, quando parliamo di non consumismo, non stiamo parlando di togliere qualcosa.Stiamo parlando di orientare l’energia verso ciò che davvero resta nella vita di un bambino.
    Un gesto semplice: il “Regalo Speciale”
    Tra tutte le idee sul Natale, questa è una delle più semplici da mettere in pratica… e anche una delle più efficaci.
    L’idea è proporre a tuo figlio un solo regalo speciale, che abbia un significato vero.Non deve essere costoso, non deve essere perfetto per te, non deve essere originale neanche. Deve solo essere pensato con il cuore. Può essere un oggetto, un’esperienza da fare insieme. Può essere qualcosa di fatto a mano.Insomma, deve essere qualcosa che davvero il bambino lo desidera.
    La cosa più importante non è il regalo in sé, ma la volontà, il desiderio, l’immaginazione, la determinazione nel volere qualcosa e perché lo vuole.
    Quindi in un momento tranquillo, senza fretta, in cui spieghi:
    “Quest’anno scegliamo un regalo speciale.Non perché gli altri non siano belli, ma perché vogliamo ricordare cosa conta davvero.”
    Questo rituale fa due cose molto importante:
    * Abbassa l’ansia del “volere tutto”.
    * Rafforza l’idea che il valore delle cose sta nell’emozione che portano, non nel numero.
    È un gesto semplice, ma può cambiare il modo di vivere il Natale dentro casa. E spesso, quando inizi questo rituale, i bambini sorprendono: sono molto più capaci di scegliere con intenzione di quanto pensiamo.
    Quando parliamo di Natale, spesso pensiamo a tutto ciò che dobbiamo fare, comprare, preparare. Raramente ci fermiamo a pensare a ciò che davvero resta nel cuore dei nostri figli.
    E la verità è che a distanza di anni non si ricorderanno la quantità dei regali. Si ricorderanno come si sono sentiti vicino a noi. Ricorderanno se casa era un luogo dove potevano respirare, se gli adulti erano presenti o troppo stressati, se c’era spazio per parlare, ridere, stare vicini.
    Il Natale non ha bisogno di essere perfetto. Ha bisogno di essere vissuto col cuore, insieme alla famiglia.
    E riportare l’attenzione sul non consumismo non è un invito a togliere, ma a lasciare più spazio a ciò che nutre davvero: la relazione. Può sembrare poco, ma nei bambini questo “poco” diventa tutto. Diventa la base delle loro memorie emotive, quelle che li accompagneranno anche quando saranno adulti.
    E allora, se c’è un obiettivo per questo Natale, forse è solo questo: creare un clima che faccia stare bene, non un albero pieno di pacchetti.💛
    Ciò che davvero rimane nel cuore
    E se mentre leggi queste riflessioni senti che questo è un periodo in cui vorresti ritrovare un po’ più di calma, un po’ più di presenza, un modo diverso di stare con i tuoi figli… sappi che non devi farlo da sola.
    Il percorso di Riprogrammazione Parentale è nato proprio per accompagnare i genitori a costruire una relazione più serena, più consapevole e più regolata, partendo da dentro di te.
    Per tutto il mese di dicembre, chi sente di voler iniziare questo percorso può farlo con uno sconto eccezionale del 40%.
    È un modo semplice per cominciare il nuovo anno con una guida, un metodo e un sostegno concreto. Se senti che è il tuo momento, ti aspetto lì.
    Un pensiero speciale per questo dicembre
    Ai bambini non interessa quanto sia grande l’albero, quanti regali ci saranno sotto o con quanta perfezione abbiamo organizzato le feste. Non gli importa la marca dei nostri vestiti, il modello del telefono o lo stato della casa. A loro interessa una cosa sola: come stiamo quando siamo con loro.
    E questo diventa ancora più evidente a dicembre, quando la corsa verso il “Natale perfetto” rischia di allontanarci proprio da ciò che dà senso al Natale. I bambini non ricordano gli anni pieni di pacchetti, ma quelli in cui ci siamo fermati un po’ di più. Gli anni in cui avevamo tempo, pazienza, spazio per ascoltarli davvero. Gli anni in cui hanno sentito che la nostra presenza era più importante di tutto il resto.
    Spesso diciamo di non avere tempo, ma la verità è che le nostre giornate sono piene di attività che non lasciano traccia né in noi né in loro. E allora vale la pena fermarsi per chiedersi: cosa posso evitare di fare? Cosa posso rimandare? Per cosa mi affanno che, alla fine, non fa la differenza né per me né per la mia famiglia?
    I bambini non hanno bisogno di grandi eventi, né di progetti complicati. Hanno bisogno di tempo insieme, di routine semplici, di momenti in cui non corriamo e non guardiamo costantemente l’orologio. Hanno bisogno di sentirsi importanti, di imparare a comunicare attraverso la nostra calma, di sentire che c’è un posto sicuro dove tornare ogni giorno.
    Quando un genitore ritaglia tempo vero, anche poco ma autentico, la relazione cambia. La comunicazione si apre, i comportamenti esplosivi diminuiscono, la tensione cala. La casa inizia a respirare in modo diverso, e anche noi ci sentiamo più presenti nella loro infanzia.
    Per questo dicembre ti invito a rivedere con sincerità la tua routine: cosa puoi togliere? Cosa puoi fare più lentamente? Cosa puoi trasformare in un momento di connessione, coinvolgendo tuo figlio invece di fare tutto da sola? Perché il Natale non vive nei preparativi perfetti; vive nel modo in cui ci ritroviamo come famiglia.
    Non sono i viaggi, le luci o i pacchetti che restano nella memoria dei bambini. Sono i piccoli momenti. È la nostra presenza. È quella sensazione di casa che nessun regalo può sostituire.
    Ti auguro un dicembre più semplice, più vero, più tuo. Un dicembre in cui il tempo passato insieme diventi il regalo più prezioso, per loro e per te.
    “Ti piacerebbe scrivermi qualcosa su di te? Rispondendo a questa mail puoi parlare delle tue relazioni familiari e darmi spunti per le prossime newsletter.”
    Ecco qualche suggerimento su cosa potresti parlarmi:
    * Ricordi importanti, sia positivi che negativi
    * Dinamiche della tua famiglia
    * Come ti senti riguardo all’essere genitore
    * Se potessi cambiare qualcosa nella tua vita, cosa cambieresti?
    Questi sono solo alcuni suggerimenti ma mi puoi scrivere quello che ti senti, così possiamo affrontarlo insieme!
    Lascio qui un grande abbraccio! Rafaela
    Bonus
    Mentre preparavo questa serie dedicata al vero significato del Natale, mi è tornata alla mente una poesia antica che parla proprio di questo: non dei regali, non delle corse, non della perfezione… ma della casa interiore che cerchiamo tutti.
    Si tratta di una poesia scritta più di cento anni fa, eppure sembra parlare a noi, genitori moderni, come se fosse stata scritta ieri.
    Ci ricorda che il primo Natale non è nato nel comfort, ma nella semplicità.
    Non è nato tra cose materiale, ma in una stalla fragile, umile, in cui però l’amore era abbastanza per trasformare tutto.
    L’ho scelta per questo articolo perché il suo messaggio è lo stesso che desidero portarti oggi:
    Il Natale non si compra. Si sente. Si vive. Si costruisce nelle relazioni, non nei pacchetti.
    Questa poesia è un invito a tornare all’essenziale, a ciò che resta nei ricordi dei nostri figli: la presenza, la calma, l’essere insieme.
    Ed è proprio per questo che te la propongo qui, come un momento per respirare e riportare il Natale alla sua verità più semplice e più umana.
    “The House of Christmas” – G. K. Chesterton
    LA CASA DEL NATALE
    C’era una madre, cacciata fuori,
    costretta a vagare lontano da una locanda;
    e proprio nel luogo in cui lei era senza casa,
    tutti gli uomini trovano una casa.
    Quella stalla sconquassata lì vicino,
    con travi che tremavano e sabbia che scivolava,
    divenne qualcosa di più solido e duraturo
    delle pietre quadrate di Roma.
    Perché gli uomini sono nostalgici anche nelle loro case,
    e stranieri sotto il sole;
    e ogni sera posano il capo
    come se fossero in terra straniera.
    Qui viviamo battaglie e sguardi ardenti,
    schianti improvvisi, onore e stupore,
    ma le nostre vere case sono sotto cieli miracolosi,
    dove la storia del Natale ebbe inizio.
    Un Bambino in una stalla misera,
    dove le bestie mangiano e sbuffano;
    solo nel luogo in cui Lui era senza casa
    tu ed io troviamo la nostra.
    Abbiamo mani che creano e teste che sanno,
    ma il cuore l’abbiamo perduto — da quanto tempo?
    In un luogo che nessuna mappa può segnare,
    sotto la cupola del cielo.
    Questo mondo è selvaggio come le vecchie storie di un tempo,
    e perfino le cose semplici sono strane;
    la terra basta, e l’aria basta
    per il nostro stupore e le nostre lotte.
    Ma il nostro riposo è lontano quanto il volo di un drago di fuoco,
    e la nostra pace è riposta in cose impossibili,
    dove ali impensabili si urtano e tuonano
    attorno a una stella incredibile.
    A una casa aperta, alla sera,
    gli uomini faranno ritorno;
    a un luogo più antico dell’Eden
    e più alto della città di Roma.
    Alla fine del cammino della stella errante,
    alle cose che non possono essere e che pure sono,
    al luogo dove Dio fu senza casa
    e tutti gli uomini hanno una casa.

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  • Genitori Cervellotici Podcast

    Dal bambino obbediente all’adulto rassegnato

    18/09/2025 | 12 min
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    Nella versione audio hai a disposizione anche un’attività, ma i racconti dei genitori ed il bonus li trovi solo nella versione estesa. *Se stai leggendo dalla mail e vuoi ascoltare l’audio clicca play e si aprirà la pagina di Substack
    * Un viaggio attraverso la trasformazione educativa e il bisogno urgente di uscire dalla logica del comando.
    * Ripensare il significato dell’obbedienza
    * Vogliamo figli obbedienti o figli liberi?
    * Obbedienza non è sinonimo di educazione
    * Obbedienza o responsabilità?
    * Educare senza comandare: costruire consapevolezza, non controllo
    * Il bambino non sa cosa è giusto? Non è l’obbedienza a insegnarglielo
    * Se non posso dire “no”, non posso scegliere
    * Autonomia emotiva e fiducia nel sentire
    * Obbedienza o responsabilità? L’educazione che costruisce l’etica
    * Vuoi approfondire questo tema? Guarda la masterclass gratuita
    * Un pensiero da me per te
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    Un viaggio attraverso la trasformazione educativa e il bisogno urgente di uscire dalla logica del comando.
    Educare un bambino oggi è forse la più grande sfida della nostra epoca. Siamo una generazione cresciuta dentro a un sistema educativo che ha dato valore alla gerarchia, alla disciplina e all’obbedienza. Frasi come “Comanda chi può, obbedisce chi deve” sono state la colonna sonora della nostra infanzia.
    Ma oggi viviamo in una società che ci chiede tutt’altro: proattività, autonomia, pensiero critico, capacità di adattamento. Oggi ammiriamo e valorizziamo persone creative, indipendenti, capaci di scegliere e di prendere posizione. Eppure, nella nostra infanzia, venivamo premiati per il contrario: per stare zitti, per dire sì, per non fare domande.
    Ripensare il significato dell’obbedienza
    Genitori, educatori, insegnanti, nonni… Chiunque oggi si trovi nel ruolo di educare un bambino è chiamato a ripensare profondamente il concetto di obbedienza. Culturalmente, siamo stati abituati ad associare il “comportamento buono” alla capacità del bambino di eseguire un ordine senza protestare. Viviamo in una società che non tollera bambini rumorosi, emotivi, che pongono domande, che mettono in discussione. E allora, quando qualcosa non va, le domande che sentiamo sono sempre le stesse: “Come faccio a farlo obbedire?”, “Perché mio figlio non mi ascolta?”, “Come si gestisce un bambino disobbediente?” Ma basta una veloce consultazione del dizionario per capire che questa parola, “obbedienza”, non è affatto neutra.
    Obbedienza:
    * Azione di chi obbedisce, di chi è sottomesso, docile.
    * Disposizione ad obbedire; sottomissione completa; soggezione.
    * Atto di conformarsi alle istruzioni ricevute.
    Vogliamo figli obbedienti o figli liberi?
    Ora ti chiedo: è questo che desideri per tuo figlio o tua figlia? Vuoi davvero che diventi un adulto sottomesso? Un adulto che non decide mai da sé? Un adulto che si conforma senza riflettere? Eppure, continuiamo a premiare l’obbedienza. Ci lamentiamo dei comportamenti ribelli, ma non vogliamo nemmeno crescere figli sottomessi.
    C’è un cortocircuito educativo: vogliamo adulti liberi, ma educhiamo bambini al silenzio. Vogliamo figli responsabili, ma insegniamo a non pensare. Vogliamo relazioni sane, ma seminiamo la paura del confronto. L’educazione oggi deve camminare mano nella mano con lo sviluppo dell’autonomia.
    Obbedienza non è sinonimo di educazione
    Quando una famiglia mi dice: “Voglio che mio figlio mi obbedisca”, quello che in realtà sta chiedendo è: “Come posso guidarlo in modo sicuro verso un comportamento più rispettoso, più sano, più consapevole?” La richiesta è lecita, il bisogno è reale… ma la risposta non può essere: “Fallo obbedire”. Ogni volta che un bambino rifiuta di mangiare sano, o non vuole smettere di guardare i cartoni, ogni volta che risponde male o colpisce un compagno… ci troviamo di fronte a sfide educative vere, che meritano strumenti profondi.
    Eppure, in questi momenti, l’obbedienza non basta. Anzi, l’obbedienza è una scorciatoia pericolosa, perché chiede al bambino di adeguarsi senza capire. Di fare qualcosa che non sente solo per paura della punizione o del giudizio. Ma l’educazione non è controllo. L’educazione è accompagnamento, consapevolezza, costruzione. Educare significa aiutare il bambino a fare una scelta, non obbligarlo ad agire. Quando cresciamo figli che rispondono solo agli ordini, insegniamo loro a vivere con i pensieri, i desideri e le responsabilità di qualcun altro. E li disconnettiamo da loro stessi.
    Obbedienza o responsabilità?
    “L’adulto è chi sa. Il bambino deve solo eseguire.” “Non si discute. Si obbedisce.” Dietro queste frasi, che ci portiamo dietro da generazioni, non c’è educazione. C’è paura. Perché la verità è questa: l’obbedienza nasce dalla paura della conseguenza. Che sia una punizione, un rimprovero, uno sguardo severo o la perdita d’amore… è sempre il timore di “perdere qualcosa” a muovere il comportamento del bambino obbediente. E così, ciò che dovrebbe essere una relazione educativa, diventa una relazione gerarchica, dove l’adulto comanda e il bambino si adatta.
    Nella mia esperienza come educatrice parentale, vedo ogni giorno le conseguenze di questo modello: bambini che fanno finta di ascoltare ma non integrano nulla; genitori frustrati che alzano la voce; famiglie intrappolate in cicli di scontro e colpa.
    Educare senza comandare: costruire consapevolezza, non controllo
    Se vogliamo crescere figli capaci di scegliere e di rispondere della loro vita, dobbiamo cambiare sguardo. Invece di punire, insegniamo a riflettere. Invece di comandare, accompagniamo. Invece di cercare l’obbedienza, coltiviamo motivazioni interne. Solo così il bambino diventerà una persona capace di pensare, scegliere, assumersi responsabilità, imparare dal proprio errore. L’obiettivo non è il comportamento perfetto. È la coscienza dietro al comportamento.
    Nella Riprogrammazione Parentale parliamo spesso di questo: guidare il comportamento senza spegnere la mente e il cuore del bambino. Educare al pensiero, alla presenza, alla connessione.
    Il bambino non sa cosa è giusto? Non è l’obbedienza a insegnarglielo
    Uno degli argomenti più usati per giustificare la richiesta di obbedienza è: “Ma i bambini non sanno cosa è giusto o sbagliato!” Vero. Ma nemmeno imparano se non li aiutiamo a pensare. Se insegniamo solo a eseguire, non costruiamo pensiero. Se diciamo solo “non farlo!”, non c’è spazio per l’esperienza, la scoperta, la costruzione del significato. Nel mio metodo, accompagno i genitori a creare un ambiente dove l’errore non è punizione, ma occasione di apprendimento. Un luogo dove il bambino può sperimentare, sbagliare, capire, essere aiutato a costruire la propria risposta, e non solo ricevere la soluzione dall’adulto.
    Se non posso dire “no”, non posso scegliere
    L’obbedienza, a lungo andare, disconnette il bambino da sé. Non gli viene insegnato a chiedersi “cosa sento?”, “cosa desidero?”, “cosa è giusto per me?” Ma solo: “Cosa vogliono gli altri da me?” Questo crea adulti che non sanno dire di no, hanno paura di deludere, cercano approvazione esterna, non si ascoltano, si sentono confusi nelle relazioni. Quando un bambino impara che non può dire no, anche se qualcosa lo ferisce… diventerà un adulto che non sa proteggersi.
    Autonomia emotiva e fiducia nel sentire
    Educare all’autonomia significa costruire una relazione dove il bambino si sente visto, ascoltato, valido. Dove il suo sentire conta, anche quando non possiamo esaudirlo.
    Un bambino che può dire ciò che prova, che può riflettere su ciò che sente, sarà un adulto capace di muoversi nel mondo con autenticità e no, non vuol dire che farà sempre ciò che vuole. Ma saprà cosa prova, cosa desidera, cosa scegliere.
    E saprà farlo in relazione con l’altro.
    Obbedienza o responsabilità? L’educazione che costruisce l’etica
    Infine, la vera domanda è questa: vogliamo che nostro figlio ci obbedisca… o vogliamo che impari a essere responsabile? Perché la responsabilità non nasce dalla paura, ma dalla consapevolezza di sé e delle conseguenze delle proprie azioni. Il bambino che obbedisce, spesso non si sente responsabile, perché “ho fatto solo quello che mi hanno detto”. Ma il bambino che sceglie, che capisce, che riflette… può essere guidato a rispondere delle proprie scelte. La responsabilità è il frutto di un processo educativo profondo. L’obbedienza cieca è solo delega. Non costruisce etica, non costruisce libertà, non costruisce identità.
    La nostra missione educativa non è crescere bambini perfetti, buoni o obbedienti. Ma esseri umani capaci di pensare, sentire, agire e amare in modo autentico. Figli che sappiano ascoltare se stessi, rispettare l’altro, e avere il coraggio di cambiare il mondo. Per questo non basta un consiglio o una regola. Serve una riprogrammazione. Un cambio di paradigma, di strumenti, di sguardo. Serve iniziare da noi.
    Vuoi approfondire questo tema? Guarda la masterclass gratuita
    Se queste parole ti hanno risuonato, se ti sei riconosciuta in almeno un passaggio, se senti che è arrivato il momento di uscire dalla logica del controllo e riscoprire una genitorialità più consapevole, allora ti invito a guardare la mia masterclass gratuita:
    Dalla Maternità Caotica alla Consapevolezza
    ➡️ Un incontro dedicato a mamme e papà che si sentono esausti, sopraffatti, soli.
    ➡️ Una lezione per chi vuole capire davvero perché urla, perché il figlio “non ascolta”, perché ogni giorno si sente in lotta.
    ➡️ Una guida per ritrovare il proprio posto di guida, senza urlare, senza punire, senza annullarsi.
    Ti racconterò un pezzo della mia storia. E condividerò strumenti pratici per iniziare a riprogrammare il tuo modo di educare, senza perdere la connessione con tuo figlio… e con te stessa.
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    dedicato.
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    Un pensiero da me per te:
    Ogni bambino ha il diritto alla vitaChe sia ben fiorita.Ogni bambino deve essere amato,rispettato,adorato!Ogni bambino ha il diritto alla religioneSenza nessuna eccezioneHa il diritto all'informazionePer crescere con il mio amiconeHa il diritto di essere adottatoE non abbandonatoHa il diritto di non essere sfruttatoO abusatoEd anche il diritto alla salutePerché su questo non si discute!Ogni bambino ha il diritto alla sicurezzaCome una costante carezzaHa il diritto al nome e al cognomeE si può solo scherzare con il sopranome!Ogni bambino ha il diritto alla nazionalitàormai superato dalle guerre di antichitàHa il diritto alle pari opportunitàcosì Dio ti ameràOgni bambino ha il diritto al riposoIl più amorosoE al tempo liberoO diventerà LuciferoQuindi ti chiedo, cosa ti ha fatto provare questa frase e su cosa ti ha fatto riflettere?
    la Repubblica@scuola
    “Ti piacerebbe scrivermi qualcosa su di te? Rispondendo a questa mail puoi parlare delle tue relazioni familiari e darmi spunti per le prossime newsletter.”
    Ecco qualche suggerimento su cosa potresti parlarmi:
    * Ricordi importanti, sia positivi che negativi
    * Dinamiche della tua famiglia
    * Come ti senti riguardo all’essere genitore
    * Se potessi cambiare qualcosa nella tua vita, cosa cambieresti?
    Questi sono solo alcuni suggerimenti ma mi puoi scrivere quello che ti senti, così possiamo affrontarlo insieme!
    Lascio qui un grande abbraccio! Rafaela

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  • Genitori Cervellotici Podcast

    L’impatto dei conflitti familiari sui bambini

    15/02/2025 | 13 min
    In questo episodio parlo di un tema spesso trascurato ma fondamentale per il benessere dei nostri figli: l'impatto dei conflitti familiari.
    Quante volte ci siamo trovati a litigare davanti ai bambini senza renderci conto di come ciò possa influenzare la loro sicurezza emotiva?
    In questo episodio, parliamo di come i conflitti tra genitori possano segnare profondamente i bambini, e di cosa possiamo fare per proteggerli, creando un ambiente familiare sano e sereno. Condividerò esempi concreti e strategie pratiche per separare i conflitti dal ruolo genitoriale, per educare con rispetto e per costruire una sicurezza emotiva duratura per i nostri figli.
    Non perderti questa riflessione profonda che ti aiuterà a trasformare la tua comunicazione familiare!


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  • Genitori Cervellotici Podcast

    Educare Senza Urlare

    22/12/2024 | 25 min
    Grazie per aver ascoltato Genitori Cervellotici il PodCast! Iscriviti ora per rimanere sempre aggiornamento sulla genitorialità consapevole.

    Benvenuti al Podcast di Genitori Cervellotici.
    Dopo alcune richieste ho deciso di creare una rubrica di supporto più dettagliata, e cosa c’è di meglio di un Podcast??
    Oggi affronto un argomento che spesso coinvolge sia genitori che educatori: “Usare le urla come metodo educativo”.
    Alzi la mano chi non si è mai trovato a urlare per cercare di far ascoltare i propri figli. Tuttavia, sappiamo che questo approccio non è sempre la strada migliore, anzi, può avere effetti collaterali importanti. In questo primo episodio vedremo il motivo per cui urliamo, quali sono le conseguenze per i nostri figli e come possiamo adottare metodi alternativi e più efficaci.
    Ti ricordo che puoi trovare un utile aiuto anche nella mia guida gratuita. Clicca il pulsante qui sotto per riceverla ora!
    Ecco i punti che verranno trattati in questo episodio del podcast:
    * Perché urliamo?
    * Gli effetti delle urla sui bambini:
    * Paura e insicurezza
    * Modelli di conflitto
    * Riduzione dell’autostima
    * Problemi di sviluppo
    * Alternative alle urla
    * Impariamo dagli altri:
    * Qualche esempio da seguire e da non seguire
    * Riflessioni culturali
    Educare senza Urlare è una sfida, ma è anche un’opportunità di crescita personale.
    Buon ascolto!
    Ti piacerebbe scrivermi qualcosa su di te?
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    Ecco qualche suggerimento su cosa potresti parlarmi:
    * Ricordi importanti, sia positivi che negativi
    * Dinamiche familiari
    * Come ti senti riguardo all’essere genitore
    * Se potessi cambiare qualcosa nella tua vita, cosa cambieresti?
    Questi sono solo alcuni suggerimenti ma mi puoi scrivere quello che senti, così possiamo affrontarlo insieme!
    Vuoi partecipare al Podcast come invitato?
    Inviami la tua richiesta insieme alla tua storia. Sarò felice di ospitarti.
    Lascio qui un grande abbraccio!Rafaela

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Su Genitori Cervellotici Podcast

Benvenuti al Podcast di Genitori Cervellotici, uno spazio dove esploriamo le sfide e le gioie dell’essere genitori. In ogni episodio, condividiamo strumenti pratici, riflessioni scientifiche ed esperienze per crescere insieme ai nostri figli con empatia, calma e consapevolezza. genitoricervellotici.substack.com
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