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Gameromancer, il podcast videoludicamente scorretto

Gameromancer
Gameromancer, il podcast videoludicamente scorretto
Ultimo episodio

455 episodi

  • Gameromancer, il podcast videoludicamente scorretto

    Ep. 254: Quanto sono invecchiate PS Vita e 3DS?

    20/07/2026 | 1 h 3 min
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    Giocare con le console portatili vecchie non è nostalgia, è necessità.

    È inutile raccontarsela, indorare la pillola, pensare che console "portatili" siano portatili solo perché non sono attaccate alla TV.

    Se non sta dentro una tasca, "portatile" diventa solo un'etichetta. Il gaming portatile, quello nato con Game Boy, è morto, ucciso dagli smartphone e dalla possibilità tecnologica di giocare "quasi come in salotto" anche in mobilità, rendendo le console dedicate un retaggio del passato, anacronistiche e insulse a livello di business.

    Questo però, per quanto inevitabile nell'ottica dell'evoluzione del medium, a noi giocatori, ha tolto un'opzione, un'esperienza che aveva caratterische ben precise. Il game design dei videogiochi portatili era costruito su caratteristiche e form factor della macchina e questo dava vita a gameplay unici, due mondi diversi rispetto alla fruizione "da divano". I due schermi, il touch screen e il microfono di Nintendo DS danno vita ancora oggi ad esperienze uniche, freschissime, cristallizzate nel tempo, l'epoca sperimentale di Japan Studios su PSP ha donato al mondo cult come LocoRoco e Patapon, fino all'effetto stereoscopico di 3DS, per carità, più gimmick che sostanza, ma volete mettere?

    Prima ancora, in epoca Game Boy, avere una portatile significava poter godere di pillole di gameplay al bisogno, da Tetris, clamoroso pure oggi, fino alle versioni miniaturizzate di serie come Zelda, Mario fino a Final Fantasy. Le idee sopravvivono al progresso tecnologico ed è per questo che oggi, riscoprire le portatili, non è nostalgia ma la necessità di (ri)trovare uno spazio esterno alle soluzioni, sempre più uguali a loro stesse, che il mercato propone, riappropriandoci di momenti, abitudini, stili di gioco che i produttori hanno deciso che non sarebbero più dovuti essere parte della nostra vita di giocatori.
  • Gameromancer, il podcast videoludicamente scorretto

    PlayStation ha deciso che i dischi te li puoi dare nel culo – Checkpoint

    13/07/2026 | 57 min
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    La questione non è fisico contro digitale, la questione sono i cazzo di monopoli.

    Sony che fa detonare il supporto fisico si traduce in Sony che ti sta dicendo che se vuoi comprare i giochini per PS5 devi comprarli da lei. Fanno loro il prezzo, decidono loro quando vanno in sconto, decidono loro le condizioni a cui puoi accedere a roba che paghi 80 fottuti euro e stai sicuro che continuerai a pagare tanto quanto anche adesso che risparmiamo sulla logistica e sul trasporto.

    Puoi sharare l'account, ok. Ma puoi PER ORA.

    E non è escluso che succeda come con Netflix, e Sony ti faccia pagare un extra per ogni console diversa dalla principale dove scarichi i tuoi giochini.

    In tutto questo noi europei siamo fortunati. L'UE qualche anno fa ha rotto il culo ad Apple più o meno per lo stesso motivo, e adesso su iPhone e iPad puoi installare uno store di terze parti dove le regole non le fa più Apple.

    Questo non vuol dire che arriverà Steam su PlayStation, quella è solo la possibilità più remota. Però è probabile che l'UE obblighi Sony a vendere le chiavi dei giochini anche fuori dal suo store.

    Ma rimane una merdata atroce il fatto che in un colpo solo spariscano sia il mercato dell'usato che la possibilità di prestare un videogioco ad un amico, per farglielo conoscere o semplicemente perché giocandolo hai pensato a lui e allora vorresti che lo giocasse così potete parlarne davanti alla vostra prossima birra.

    Perché i videogiochi sono questo. Uno spazio che condividiamo con altri stronzi impallinati come noi.

    Che adesso è minacciato non perché non puoi più accumulare plastica nel backlog, ma perché non puoi più collezionare memorie.
  • Gameromancer, il podcast videoludicamente scorretto

    Ep. 253: Indiespettiti – l’ennesimo cestone giochini indie

    06/07/2026 | 1 h 8 min
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    Non servono grandi parole per introdurre un cestone indie di Gameromancer. Per quanto anche in questa tornata ci sia un infiltrato.
  • Gameromancer, il podcast videoludicamente scorretto

    DLC #95: Il processo di Nomurberga

    29/06/2026 | 1 h 6 min
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    Kingdom Hearts è la morte dei giochi.

    Più delle serie copiaincolla con 15 capitoli identici, più dei giochini zombie che vengono rimasterizzati ogni sei mesi, più delle skin a pagamento e delle slot online.

    Perché ha la pretesa di essere roba d'autore e 'sta cosa mi fa smattare. Perché vedo la stessa gente che parla di qualità, di arte, che fa le analisi e si definisce creator, appassionato, giornalista, divulgatore sgranare gli occhi e sorridere come dopo una lobotomia frontale.

    Che tra l'altro è l'unico motivo per cui si potrebbe mai apprezzare un Kingdom Hearts dopo l'abominio del terzo capitolo.

    A me sta bene tutto eh, però se senti l'entusiasmo per questa metastasi di imbarazzo perdi ogni credibilità nel dare un parere su qualsiasi gioco.

    Ma probabilmente anche su qualsiasi altra cosa. Nota e sconosciuta.
  • Gameromancer, il podcast videoludicamente scorretto

    Ep. 252: No Man’s Plaining – cosa racconta il tutorial di un videogioco?

    22/06/2026 | 59 min
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    Cosa ci dice un tutorial in un videogioco? Pensa quanto racconta un tutorial — o l’assenza di un tutorial — del gioco che stai giocando.  Tutti celoduristi del GIT GUD. Ma la vera sborrata? Quando From Software ha cagato due giochi più accessibili. Ancora oggi quando i miei amici nominano Sekiro ne parlano con deferenza. Il […]
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Su Gameromancer, il podcast videoludicamente scorretto
Unisciti alla community – Segui la newsletter – Dona su PatreonQuesto non è il solito podcast di videogiochi. Gameromancer è una ribellione contro chi si occupa di videogiochi per (e con) lucro, riducendoli a mera merce. I videogiochi sono Cultura, sono Arte, sono Vita. E in quanto tali assolutamente personali.
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