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- Quando una persona inizia una dieta, normalmente pensa che l’obiettivo sia perdere peso.
È comprensibile: c’è un numero sulla bilancia che vogliamo vedere scendere, ci sono centimetri da perdere e magari un peso che cerchiamo di raggiungere da anni.
Ma nel mio modo di lavorare quello è soltanto il primo pezzo del percorso, perché perdere peso senza cambiare ciò che ci ha portato ad accumularlo rischia semplicemente di prepararci alla prossima dieta.Per questo c’è una frase che ripeto spesso ai miei pazienti: questa deve essere la tua ultima dieta. Non significa che dopo potrai tornare a mangiare esattamente come prima e dimenticarti completamente dell’alimentazione.
Significa arrivare al punto in cui non avrai più bisogno di alternare continuamente periodi di dieta a periodi in cui recuperi il peso perso, perché nel frattempo sarà cambiato il tuo modo di vivere l’alimentazione.
Ed è proprio di questo che voglio parlarti in questo episodio di Vivere in Chetogenica: di come cerco di portare progressivamente i miei pazienti dal “fare una dieta” alla costruzione di un vero stile di vita.Spesso parto proprio dalla dieta chetogenica, che può rappresentare una sorta di reset.
Naturalmente serve per lavorare sul peso, ma allo stesso tempo può diventare l’occasione per iniziare a modificare quelle abitudini che negli anni hanno contribuito a creare il problema. Se sono arrivato ad avere 20, 30 o 40 chili di sovrappeso, infatti, difficilmente potrò pensare di perdere quei chili e poi tornare esattamente ai comportamenti precedenti aspettandomi un risultato diverso.Il punto è che le vecchie abitudini non possono essere semplicemente cancellate.
Dire “da domani non lo faccio più” può funzionare per qualche giorno, ma richiede una quantità enorme di forza di volontà. Quello che cerchiamo di fare è diverso: sostituire progressivamente determinati comportamenti con altri e ripeterli abbastanza a lungo perché inizino a diventare sempre più naturali.
La dieta, quindi, diventa anche il periodo nel quale iniziamo concretamente a costruire quello che dovrà rimanere dopo. Testo incollatoMa c’è un altro aspetto importante del mio approccio: non guardare soltanto il peso.
Quando incontro una persona cerco di capire tutta la situazione di partenza, perché posso avere davanti qualcuno che è semplicemente in sovrappeso oppure una persona che, insieme al peso, presenta altre problematiche, assume farmaci, dorme male, soffre di reflusso, ha problemi intestinali, mal di testa frequenti o semplicemente vive da tempo con poca energia e una sensazione generale di malessere.Durante il percorso, quindi, non mi interessa soltanto vedere cosa succede sulla bilancia.
Voglio capire anche cosa succede a tutto il resto. Magari il peso quella settimana è sceso poco, ma il reflusso che avevi continuamente è migliorato.
Oppure dormi meglio, hai più energia durante la giornata, il tuo intestino funziona meglio o alcuni fastidi che ormai attribuivi semplicemente all’età sono diminuiti. Sono miglioramenti che rischiamo di ignorare quando concentriamo tutta la nostra attenzione su un unico numero, mentre in realtà possono diventare una parte fondamentale della motivazione necessaria per continuare il percorso.
Questo diventa particolarmente importante perché un dimagrimento significativo richiede tempo. Se dobbiamo perdere parecchi chili, probabilmente avremo davanti mesi di lavoro e inevitabilmente ci saranno settimane nelle quali il peso scenderà molto e altre nelle quali succederà poco o nulla.
Se l’unica cosa che ci interessa è la bilancia, basta uno stallo per iniziare a pensare che quello che stiamo facendo non funzioni. Se invece abbiamo imparato a osservare anche come stiamo, quanta energia abbiamo e quanto sono cambiate determinate problematiche quotidiane, abbiamo una fotografia molto più completa del percorso.Naturalmente anche sentirsi bene non è sufficiente per dire che tutto stia andando nella direzione corretta.
Per questo considero importante anche il monitoraggio attraverso gli esami del sangue. Quando modifichiamo in maniera importante l’alimentazione dobbiamo controllare nel tempo anche quei parametri che possono darci informazioni prima ancora che un eventuale problema diventi percepibile.Poi c’è tutto il lavoro sulle difficoltà quotidiane, ed è uno dei motivi per cui con i miei pazienti utilizzo il follow-up.
Settimanalmente cerchiamo di capire cosa ha funzionato e cosa invece ha creato difficoltà, perché non abbiamo tutti gli stessi problemi. Per qualcuno può essere complicato organizzare i pasti, per qualcun altro il vero ostacolo sono le occasioni sociali e per altri ancora possono essere gli attacchi di fame legati allo stress, alle emozioni o a determinate situazioni familiari e lavorative.È proprio lavorando su questi punti che possiamo evitare di limitarci a perdere peso senza aver risolto ciò che ci aveva portato ad accumularlo. Se la fame nervosa è stata per anni uno dei motivi per cui mangiavo più del necessario, non posso pensare che basti consegnarmi un foglio con scritto cosa mangiare.
Prima o poi dovrò imparare a gestire anche quella situazione, altrimenti resterà lì ad aspettarmi quando la dieta sarà terminata.Tutto questo serve a creare progressivamente un passaggio: all’inizio sto facendo una dieta e devo prestare molta attenzione a ciò che faccio; con il tempo, invece, alcuni di quei comportamenti iniziano a diventare normali e l’alimentazione comincia a trasformarsi in uno stile di vita.
Ed è questo che rende possibile non soltanto raggiungere un risultato, ma soprattutto conservarlo.Il mio obiettivo, infatti, non è vedere un paziente arrivare al peso minimo e salutarlo pensando che inevitabilmente recupererà due o tre chili.
Quando qualcuno mi dice “perdiamone qualcuno in più perché tanto dopo qualcosa riprenderò”, non è quella la logica che voglio utilizzare. Voglio che il peso, una volta terminato il dimagrimento, possa stabilizzarsi all’interno di un normale margine di mantenimento.Perché alla fine il risultato che cerco non è semplicemente poterti dire che hai perso un certo numero di chili.
Voglio che, a distanza di mesi, tu possa guardarti indietro e renderti conto che non sei tornato al punto di partenza, che alcune delle vecchie abitudini non fanno più parte della tua quotidianità e che il benessere, l’energia e la vitalità che hai ritrovato durante il percorso sono ancora lì.
È questo che intendo quando parlo di ultima dieta: la dieta prima o poi termina, ma quello che abbiamo imparato durante il percorso deve essere abbastanza solido da rimanere anche dopo.Buon ascolto. - Devi davvero fare una dieta chetogenica per perdere peso?
È una domanda che potrebbe sembrare quasi provocatoria, soprattutto se a fartela sono io all'interno di un podcast che si chiama Vivere in Chetogenica.
Eppure la risposta non è così scontata. Sono un grande sostenitore della dieta chetogenica, la utilizzo da anni nel mio lavoro e conosco molto bene le possibilità che può offrire. Ma questo non significa che debba necessariamente essere la scelta migliore per chiunque voglia dimagrire. Ed è proprio di questo che voglio parlarti in questo episodio.
Molte persone arrivano alla chetogenica con un obiettivo molto semplice: perdere peso velocemente.
Cercano informazioni online, vedono i risultati che può permettere di ottenere e pensano automaticamente che quella sia la strada da seguire. Ma scegliere un'alimentazione soltanto sulla base della velocità con cui può farti perdere peso significa ignorare una parte fondamentale del problema.
La domanda non dovrebbe essere soltanto: “Quanto velocemente posso dimagrire con questa dieta?” Dovrebbe essere: “QUESTA DIETA HA DAVVERO SENSO PER ME?” La prima cosa che dobbiamo considerare è la salute.
Esistono condizioni, patologie e terapie farmacologiche che richiedono particolare attenzione prima di iniziare una dieta chetogenica.
Nel podcast ti porto alcuni esempi e ti spiego perché la scelta deve sempre partire dalla valutazione della situazione della singola persona. Poi c'è un altro elemento che spesso viene completamente sottovalutato: il tuo stile di vita.
Quanto viaggi? Quanto spesso mangi fuori casa? Quanto riesci concretamente a organizzare e controllare quello che mangi?
Perché una dieta può essere perfetta sulla carta e diventare completamente sbagliata nel momento in cui non riesci a inserirla nella tua vita. Lo stesso vale quando esistono già diverse limitazioni alimentari. Se alla selezione degli alimenti prevista dalla chetogenica dobbiamo aggiungere intolleranze o altre esclusioni, per alcune persone la gestione quotidiana può diventare talmente complicata da rendere più sensato scegliere un'altra strategia.
Non perché la chetogenica non funzioni. Ma perché una dieta che non riesci concretamente a seguire difficilmente potrà diventare la soluzione giusta per te. C'è poi una domanda che considero estremamente importante: QUANTE DIETE HAI GIÀ FATTO NELLA TUA VITA?
Se una persona non ha mai seguito seriamente un percorso alimentare, non è detto che abbia senso partire immediatamente dalla chetogenica. In alcuni casi può essere sufficiente mettere ordine nell'alimentazione, ridurre le calorie e utilizzare un approccio molto più semplice per ottenere già ottimi risultati.
La situazione può essere completamente diversa per chi arriva dopo anni di tentativi, perdita e recupero del peso e percorsi che non hanno più prodotto i risultati sperati. In quel caso possiamo trovarci davanti a uno scenario differente e valutare se la chetogenica possa rappresentare una strada utile da percorrere.
E poi c'è l'età. Nel podcast affronto anche una domanda che mi viene fatta da alcuni genitori: “Ha senso far seguire una dieta chetogenica a mio figlio?” In un ragazzo o in un adolescente, in assenza di specifiche indicazioni cliniche, spesso il primo obiettivo non dovrebbe essere quello di costruire una dieta estremamente restrittiva.
Molto più semplicemente possiamo iniziare a mettere ordine nell'alimentazione, migliorare le abitudini quotidiane e contrastare la sedentarietà. Perché dobbiamo sempre ricordarci una cosa: NON DOBBIAMO UTILIZZARE PER FORZA LO STRUMENTO PIÙ POTENTE CHE ABBIAMO A DISPOSIZIONE.
Dobbiamo utilizzare quello più adatto alla persona che abbiamo davanti. Ed è questa la distinzione che voglio fare in questo episodio. Non voglio convincerti a fare la chetogenica. E non voglio nemmeno convincerti a non farla.
Voglio aiutarti a capire quali sono gli elementi che dovrebbero essere valutati prima di scegliere se utilizzarla oppure orientarsi verso un'alimentazione differente.
Perché esistono situazioni nelle quali la chetogenica può essere estremamente interessante. E ne esistono altre nelle quali possiamo ottenere ciò che vogliamo con una strada più semplice e più facilmente sostenibile.
Guara il video su keto e viaggi
La dieta migliore non è necessariamente quella che promette il risultato più veloce.
È quella che, nella tua situazione, ha realmente senso utilizzare. Buon ascolto. - Le vacanze sono finite e magari ti ritrovi con qualche chilo in più, le abitudini un po' scombussolate e quella sensazione tipica di settembre che ti dice che è arrivato il momento di rimetterti in forma.
Ed è proprio qui che spesso facciamo il primo errore. Vogliamo recuperare tutto e subito.
Dopo settimane in cui magari abbiamo mangiato senza troppa attenzione, ci siamo mossi meno e abbiamo completamente perso la nostra routine, pretendiamo improvvisamente di passare all'estremo opposto: dieta rigidissima, palestra, camminate, corsa e mille nuove regole da seguire contemporaneamente. Sembra il modo migliore per ripartire. In realtà può essere il modo migliore per mollare tutto dopo poche settimane.
In questo episodio di Vivere in Chetogenica voglio parlarti proprio di come affrontare correttamente la ripartenza dopo le vacanze, perché questo è uno dei momenti dell'anno in cui vedo contemporaneamente tantissima motivazione e tantissima fretta.
E la fretta, quando parliamo di dimagrimento, può diventare un problema. Siamo circondati da messaggi che promettono risultati enormi in pochissimo tempo e questo finisce inevitabilmente per modificare le nostre aspettative.
Arriviamo al punto in cui una persona può perdere anche 8, 10 o 12 chili e considerarsi comunque insoddisfatta perché nella sua testa avrebbe dovuto perderne ancora di più. Per questo il primo passo della ripartenza dovrebbe essere stabilire un obiettivo sensato.
Da settembre al periodo natalizio abbiamo davanti circa tre mesi. È un periodo sufficientemente lungo per ottenere risultati importanti, ma non dobbiamo trasformarlo nell'ennesima corsa contro il tempo cercando di risolvere in poche settimane un problema che magari ci accompagna da anni. E soprattutto il nostro obiettivo non deve necessariamente riguardare soltanto il numero sulla bilancia.
Possiamo lavorare sul peso e sui centimetri, certamente, ma possiamo anche utilizzare questo periodo per migliorare aspetti della nostra quotidianità e del nostro benessere sui quali l'alimentazione può avere un ruolo.
C'è poi un secondo punto che per me è fondamentale. Se arrivi da un periodo completamente disordinato, non è detto che la cosa migliore sia passare immediatamente a una dieta rigidissima. Corpo e mente non amano particolarmente questi continui strattoni.
Per questo può essere molto più intelligente utilizzare la prima settimana come una sorta di fase di transizione. Non significa continuare a mangiare come in vacanza. Significa iniziare semplicemente a rimettere ordine.
Tornare a scegliere meglio gli alimenti, recuperare una certa regolarità nei pasti e nelle giornate e ricostruire gradualmente quelle abitudini che durante le vacanze abbiamo perso. In questo modo arriviamo alla settimana successiva già mentalmente preparati a seguire con maggiore precisione il programma, senza dover utilizzare tutta la nostra forza di volontà per passare violentemente dal completo disordine all'estremo controllo.
Lo stesso ragionamento vale per l'attività fisica. Uno degli errori classici di settembre è voler cambiare contemporaneamente ogni aspetto della propria vita. Inizio la dieta, mi iscrivo in palestra, comincio a camminare tutte le mattine, magari aggiungo anche la corsa e improvvisamente riempio la mia giornata di comportamenti che fino alla settimana precedente non facevano parte della mia quotidianità.
Per qualche giorno può funzionare benissimo. Quando la motivazione è alta siamo capaci di sostenere anche cambiamenti molto impegnativi. Il problema arriva dopo. Arriva quando la bilancia non ci dà esattamente il risultato che ci aspettavamo, quando abbiamo una settimana difficile al lavoro, quando arriva un problema familiare o semplicemente quando l'entusiasmo iniziale comincia inevitabilmente a diminuire.
Se tutto quello che abbiamo costruito richiede continuamente uno sforzo enorme, basta un piccolo elemento esterno per far saltare l'intero sistema. Ed è proprio questo che voglio evitare. Non mi interessa che tu riesca a essere perfetto per tre settimane. Mi interessa molto di più che quello che inizi a fare oggi possa diventare progressivamente parte della tua vita normale.
Per questo preferisco procedere per gradi: prima recuperiamo ordine e regolarità, poi rendiamo più precisa l'alimentazione e progressivamente inseriamo o riprendiamo anche l'attività fisica. La ripartenza di settembre è una grande opportunità proprio perché abbiamo davanti diversi mesi nei quali possiamo lavorare con continuità.
Ma dobbiamo sfruttare quella motivazione per costruire nuove abitudini, non per sottoporci all'ennesimo periodo estremo che terminerà appena qualcosa andrà storto. Perché il corpo ama la regolarità molto più degli estremi. E l'obiettivo finale non dovrebbe essere semplicemente arrivare a Natale con qualche chilo in meno per poi ritrovarci, qualche mese dopo, a ricominciare ancora una volta da capo.
L'obiettivo dovrebbe essere utilizzare questa ripartenza per costruire qualcosa di abbastanza sostenibile da accompagnarci anche oltre il dimagrimento. Quello che dico sempre ai miei pazienti è che vorrei aiutarli a fare la loro ultima dieta.
Non perché da quel momento potranno dimenticarsi dell'alimentazione, ma perché avranno finalmente costruito abitudini abbastanza solide da arrivare al mantenimento e smettere di vivere continuamente tra periodi di dieta rigidissima e periodi di completo abbandono.
Se sei appena tornato dalle vacanze e senti quella fortissima voglia di cambiare tutto da domani, ascolta questo episodio prima di partire.
Perché questa volta l'obiettivo non dovrebbe essere ripartire più forte possibile. Dovrebbe essere ripartire in un modo che ti permetta di non fermarti di nuovo.
Buon ascolto. - Nel precedente episodio ti ho detto una cosa molto chiara: IN CHETOGENICA GLI ALIMENTI VANNO PESATI.
E oggi voglio dirti una cosa che apparentemente potrebbe sembrare l'esatto contrario: NON VOGLIO CHE TU DEBBA PESARE QUELLO CHE MANGI PER TUTTA LA VITA.
Non è una contraddizione. Anzi, sono due parti dello stesso percorso. Quando inizi una dieta chetogenica devi imparare a conoscere le quantità che stai realmente mangiando, perché non basta sapere COSA mettere nel piatto.
Devi sapere anche QUANTO ne stai mettendo. Proteine, carboidrati e grassi devono rispettare determinate proporzioni. Pensare di poter gestire completamente a caso le quantità significa perdere uno degli elementi fondamentali della chetogenica. Ma c'è un problema... Non viviamo con una bilancia da cucina in tasca.
Andiamo al ristorante. Viaggiamo. Mangiamo fuori casa. Ci troviamo in situazioni nelle quali pesare quello che abbiamo davanti è semplicemente impossibile. Ed è qui che entra in gioco una capacità che faccio sviluppare anche ai miei pazienti: ALLENARE L'OCCHIO ALLE PORZIONI.
In questo episodio di Vivere in Chetogenica ti spiego come utilizzare la bilancia non soltanto per pesare ciò che mangi, ma per insegnare progressivamente al tuo cervello a riconoscere le quantità. Il principio è molto semplice. Se il tuo piano prevede, per esempio, 150 grammi di pollo, prima di guardare il numero sulla bilancia prova a osservare quella porzione. Guardala. Memorizzala.
Cerca di capire visivamente quanto spazio occupa, quali sono le sue dimensioni e come appare nel piatto. Poi pesala. All'inizio probabilmente sbaglierai. Magari anche parecchio.
Ed è assolutamente normale. Ma se ripeti questo piccolo esercizio ogni volta che prepari un pasto, dopo qualche settimana inizierai a costruire una vera memoria visiva delle quantità. E da quel momento succede qualcosa di importante: LA DIETA DIVENTA PIÙ SEMPLICE DA VIVERE. Non devi andare al ristorante con la bilancia.
Non devi rinunciare a un viaggio perché non puoi pesare il piatto. Non devi essere perfetto al grammo. Devi aver costruito abbastanza esperienza da riuscire a capire, con una buona approssimazione, quanto stai mangiando. Nel podcast vedremo anche un passaggio ancora più interessante: IMPARARE A OSSERVARE GLI ALIMENTI PRIMA E DOPO LA COTTURA.
Perché 200 grammi di una determinata verdura cruda possono apparire completamente diversi una volta cotti. Lo stesso vale per carne e altri alimenti. Allenare anche questa associazione ti permette di diventare ancora più autonomo quando mangi qualcosa che ti viene servito già pronto. Ma attenzione. L'occhio si può anche STARARE.
Dopo aver imparato ad andare a occhio non significa che la bilancia debba sparire per sempre. Ogni tanto è utile fare una verifica: guarda una porzione; stimane il peso; poi mettila sulla bilancia e controlla quanto ti sei avvicinato.
Perché lentamente potresti iniziare a sovrastimare o sottostimare quello che hai nel piatto senza nemmeno rendertene conto. E questa capacità diventa ancora più importante quando arriverai al mantenimento e inizierai eventualmente a reinserire alimenti che durante la fase chetogenica non utilizzavi.
A quel punto il processo ricomincia: PESARE. OSSERVARE. IMPARARE. E poi tornare progressivamente a fidarti del tuo occhio. Perché la bilancia è uno strumento di apprendimento. NON dovrebbe diventare una condanna a vita.
L'obiettivo è conoscere abbastanza bene ciò che mangi da poter gestire la tua alimentazione anche quando la vita reale non ti permette di essere perfetto.
Ed è proprio questa autonomia che trasforma progressivamente una dieta in qualcosa di molto più vicino a uno stile di vita. Buon ascolto. - “Sono a dieta da una vita.” È una delle frasi che sento più spesso quando incontro per la prima volta una persona che vuole iniziare un percorso con me.
C'è chi ha iniziato a fare diete a 15 anni.
Chi ne fa da venti o trent'anni.
Chi ha perso peso tante volte e altrettante volte si è ritrovato a dover ricominciare.
E allora voglio partire proprio da una domanda: se sei a dieta da una vita, il problema è davvero che le diete non hanno funzionato?
Perché molto spesso è successo esattamente il contrario. Hai fatto una dieta. Hai perso peso. Hai raggiunto il risultato.
Poi, lentamente, sei tornato alle vecchie abitudini e quel peso è tornato. Ed eccoti davanti all'ennesima dieta. In questo episodio di Vivere in Chetogenica voglio parlarti proprio di questo circolo vizioso e soprattutto di come provare a interromperlo. Perché perdere peso e mantenere il peso perso sono due problemi diversi.
E concentrarci esclusivamente sul primo significa rischiare di ritrovarci, tra qualche mese o qualche anno, esattamente al punto di partenza. La dieta è uno strumento.
Può essere chetogenica, low carb o di altro tipo: deve avere criteri sensati, essere costruita correttamente e portarci dal punto A al punto B. Ma arrivare al punto B non basta. Il vero risultato per me non è soltanto vedere un certo numero sulla bilancia alla fine del percorso. È risentirti un anno dopo e scoprire che quel risultato è ancora lì.
Ed è proprio qui che entra in gioco quella parte che troppo spesso viene dimenticata: le abitudini. Se per dimagrire devi stravolgere completamente la tua vita, eliminare tutto quello che normalmente fai, vivere per qualche mese in una condizione che non potrai mai mantenere, stai costruendo qualcosa che ha già una data di scadenza.
Prima o poi dovrai tornare alla tua vita. E allora cosa succederà? Per questo il lavoro sul mantenimento deve iniziare durante il dimagrimento, non dopo.
L'alimentazione deve essere compatibile con il tuo lavoro, con la tua famiglia, con i tuoi orari, con la tua socialità e con la persona che sei.
E contemporaneamente dobbiamo iniziare a sostituire, attraverso la pratica, quelle abitudini che negli anni ti hanno portato continuamente allo stesso risultato. Non basta sapere che un comportamento ti fa male.
Non basta prometterti che questa volta avrai più forza di volontà. Devi costruire comportamenti nuovi e ripeterli abbastanza a lungo da renderli parte della tua quotidianità. È questo che intendo quando parlo con i miei pazienti di “ultima dieta”.
Non significa prometterti che non dovrai mai più prestare attenzione a ciò che mangi. Significa affrontare il prossimo percorso con un obiettivo completamente diverso: non dover ricominciare tutto da capo ancora una volta.
Se anche tu dici di essere “a dieta da una vita”, questo episodio è per te. Perché forse non ti è mai mancata la capacità di perdere peso. Forse ti è sempre mancato quello che viene dopo.
Buon ascolto.
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Su Vivere in Chetogenica - Lorenzo Vieri
Benvenuta o benvenuto, sul podcast del Dott. Lorenzo Vieri "Vivere in chetogenica"!Il podcast dedicato alla dieta chetogenica in cui ti spiegherò tutti i punti fondamentali di questa dieta che per alcuni è diventato uno stile di vita!Seguimi e avrai tutte le informazioni!A presto!
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