8 episodi
- Ep. 7 - Come agisce il giudice Vitelli
Ogni indizio deve avere, da solo, gravità e precisione. È come interpreta giustamente il giudice Stefano Vitelli nell’appello del 6 dicembre 2011 presso la Corte d’Assise di Milano che conferma l’assoluzione di primo grado.
All’articolo 192 del Codice di Procedura Penale si legge che sono richiesti indizi gravi, precisi e concordanti, valutati nel complesso.
Il 18 aprile 2013 la Corte di Cassazione annulla le sentenze di assoluzione precedenti ritenendo necessarie nuove perizie sui pedali della bicicletta, sui computer e sui margini ungueali della vittima e ordina un nuovo processo d'appello.
Il 17 dicembre 2014 Alberto Stasi al termine del processo d’Appello-bis viene condannato a 16 anni di reclusione per omicidio volontario. Il 12 dicembre 2015 la Cassazione conferma in via definitiva la condanna a 16 anni. Stasi viene racchiuso nel carcere di Bollate.
Vitelli rispetterà quella decisione e dirà di non esserne convinto, come
non sarà convinto il procuratore generale Oscar Cedrangolo nella sua requisitoria davanti alla Suprema Corte che sottolinea “La debolezza dell'impianto accusatorio” e che “In Cassazione non si giudicano imputati, ma sentenze“. - Episodio 6 - Il giudice Vitelli non assolve in blocco
Il giudice Vitelli valuta gli indizi uno ad uno. Il racconto di Alberto Stasi sulla sera del 12 agosto gli appare senza contraddizioni evidenti. Sul movente scrive che non emerge una prova congrua. Il computer: gli accessi dei carabinieri producono effetti metastatici. Su certi punti non si può più dire né sì né no. L’alibi informatico colloca Stasi a casa, al lavoro sulla tesi, in una fascia centrale della mattina. Resta una finestra stretta intorno alle nove e dodici. Pochi minuti non sono un’impossibilità. Non bastano, da soli, a una condanna. La bici: materiale sui pedali e una testimone che descrive un mezzo diverso.Il dispenser: impronta di Stasi, niente sangue nel lavandino e nello scarico, pizza la sera prima. Le scarpe: a volte si sporcano, a volte no. La metafora che userà dopo è questa. Un fascio di ramoscelli non regge un vaso di fiori. Servono arbusti. Questo ciclo non adotta la sua sentenza come ultimo verdetto. Adotta la domanda. L’indizio, da solo, regge? - Il 17 dicembre 2009 a Vigevano Stefano Vitelli è il Gup. Il rito è l’abbreviato. Fuori c’è già un soprannome, e una richiesta di trent’anni. Vitelli assolve. Formula: articolo 530, secondo comma. La prova manca, è insufficiente o è contraddittoria.Nelle motivazioni di 159 pagine il quadro è definito contraddittorio e altamente insufficiente. Non dice che Stasi è innocente nel senso comune. Dice che quegli atti non consentono di dichiararlo colpevole secondo la regola. Meglio un colpevole fuori che un innocente dentro: è il senso del dubbio. L’assoluzione del 2009 non chiude il processo. Chiude solo il primo grado. È il primo esperimento pubblico su Garlasco dell’articolo 533. Stefano Vitelli decise l'assoluzione per non "aver commesso il fatto" e insufficienza di prove oltre ogni ragionevole dubbio, basandosi su elementi come l'alibi informatico legato alla tesi di laurea e la compatibilità delle tracce.
- L’articolo 533 Codice di procedura penale disciplina la sentenza di condanna.Il codice di procedura penale dice una cosa netta. Il giudice pronuncia condanna solo se l’imputato risulta colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio. È l’articolo cinquecentotrentatré. È una soglia.Se la prova manca, è insufficiente o è contraddittoria, si assolve. È l’articolo cinquecentotrenta, secondo comma.Quando non c’è l’arma, non c’è il video e non c’è la confessione, restano gli indizi. Devono essere gravi, precisi e concordanti.Qui si apre il bivio di Garlasco.Si può pesare ogni pezzo da solo e scartarlo se non regge.O si possono sommare pezzi deboli, se vanno nello stesso senso e non si vede un’alternativa.Entrambe le letture pretendono di applicare la stessa regola. Garlasco è il caso in cui le due letture hanno scritto due finali, uno ha portato Alberto Stasi ad essere assolto, il magistrato era il giudice Stefano Vitelli, l’altro finale ha portato alla condanna di Alberto Stasi a 16 anni.
- I fascicoli la chiamano la vittima. I giornali, per anni, la ragazza di Garlasco. Chiara Poggi aveva ventisei anni. Laureata in Economia e Commercio presso l’Università di Pavia. Impiegata. Viveva con la famiglia in via Pascoli, Garlasco. I genitori erano partiti per le vacanze e Il fidanzato Alberto Stasi era a casa di Chiara la sera prima di quando è avvenuto il delitto.
La mattina del tredici agosto duemilasette Chiara era sola in casa e quello che è successo è ancora da scoprire. Ci sono chat, video, voci di corridoio, se sono stati usati come prova, si citano come atti. Rita e Giuseppe Poggi negli anniversari hanno chiesto raccoglimento. Nel duemilaventisei la madre ha detto che nella camera di Chiara c’è ancora tutto, come allora.
Marco, quasi vent’anni dopo, ha detto di ritenere Andrea Sempio estraneo. È la frase di un fratello, non una perizia. Il ragionevole dubbio riguarda quello che è stato preso in considerazione da due punti di vista diversi riguardo alle prove: prima le assoluzioni e poi la condanna definitiva.
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