La seconda puntata del ciclo dedicato ad Antoni Gaudí racconta i primi passi che egli fece dopo essersi laureato, nel 1878. La prima commissione importante gli venne dal Comune di Barcellona per l’illuminazione pubblica di alcune piazze, tra le quali Plaça Reial, una delle più belle e vivaci del Barri Gòtic.
Nei suoi primi lavori Gaudí si rifece a due importanti fonti architettoniche: le arti orientali e il neogotico.
Il suo orientalismo veniva dagli anni dello studio, quando collezionava fotografie di arte egizia, indiana, persiana e cinese. Ma un posto speciale ebbero lo stile moresco e gli ornamenti dell’arte mudéjar. Quanto al neogotico egli studiò il restauro della Città fortificata di Carcassonne, il restauro più grande d’Europa. Dalle rovine nacque una cittadella medievale “ideale”.
La prima grande opera privata fu Casa Vicens a Barcellona, il capolavoro mudéjar di Gaudí: esplosione di colore e decorazione geometrica-floreale.
Un incontro chiave fu quello con Eusebi Güell, imprenditore tessile e mecenate che gli commissionò i più grandi lavori (Palau Guëll e Parc Guëll). I due condividevano il cattolicesimo devoto, il nazionalismo catalano e l’interesse per l’arte e la natura.
Infine le due ultime sraordinarie realizzazioni a Barcellona. La prima è Casa Batlló, massima espressione creativa per fantasia, naturalezza e simbolismo catalano, dove tutto è curva, colore e movimento. Diceva Gaudí: “La linea retta è la linea degli uomini, quella curva è la linea di Dio”. L’altra è Casa Milà, nota come La Pedrera, il culmine del suo stile naturalistico e “biologico”, una delle opere più innovative dell’architettura novecentista. Oggi ospita il Festival dei giovani talenti del jazz.