8 episodi
- La seconda puntata del ciclo è incentrata su due grandi fenomeni che coinvolsero la nuova nazione appena formatasi.
Il Secondo Grande Risveglio
Il primo viene definito come Secondo Grande Risveglio, movimento di rinascita religiosa protestante che attraversò gli Stati Uniti tra il 1790 ed il 1840 e fu caratterizzato da enormi ed entusiasti raduni all’aperto (i camp meetings). A differenza del Primo Grande Risveglio – affermatosi quasi un secolo prima e di forte impronta calvinista – il Secondo scelse la via del libero arbitrio e della capacità dell’individuo di scegliere la salvezza immediatamente. Emotivo e più teologico il primo, più accessibile e riformatore (e quindi meno isterico) il secondo, benché comunque moralmente perfezionista. Le cause dell’esplodere del Secondo Grande Risveglio sono molteplici, a cominciare dalla reazione post-Rivoluzione al secolarismo e all’Illuminismo. Pesarono anche gli ideali democratici ed il crescente individualismo, con l’enfasi sull’uguaglianza e sul desiderio di moralità. Il Grande Risveglio spinse milioni di credenti ad attivarsi per migliorare la società, in attesa del ritorno di Cristo. Nacquero movimenti sociali cruciali, come la lotta contro la schiavitù, il suffragio femminile, la riforma dell’educazione e la limitazione dell’alcol. Il revival, promettendo la salvezza per tutti, diffuse l’idea che chiunque potesse salvarsi attraverso il libero arbitrio, il pentimento e la fede in Cristo. Era una vera rivoluzione spirituale, che seguiva quella armata e statuale.
Questa prima parte verrà illustrata da sei canti ed inni propri del Secondo Grande Risveglio, interpretati nelle varie forme tipiche di quel tempo: canto corale, canto a cappella, musica folk tradizionale.
La migrazione verso Ovest
La seconda parte della puntata segue la cronaca della migrazione verso Ovest. In quegli anni i coloni superarono gli Appalachi e iniziarono il viaggio nell’ignoto, attraversando paesaggi sempre più aperti. A quei tempi gli Appalachi costituivano una barriera quasi insormontabile e il Cumberland Gap era l’unico varco che rendeva possibile il passaggio verso l’ovest. L’America cominciava a misurarsi con l’estensione del territorio. Ecco un’altra rivoluzione musicale: quella spaziale!
Ascolteremo dunque altri sei brani che illustrano i diversi aspetti della migrazione verso l’Ovest:
i canti gioia dei soldati quando ricevevano la paga, andavano in licenza o, semplicemente, erano sopravvissuti a un’altra battaglia;
i canti nei quali l’America si raccontava attraverso figure di cacciatori e uomini di confine capaci di trasformare la durezza del territorio in mito politico e popolare;
le canzoni dei barcaioli dei grandi fiumi;
quelle dei viandanti che si inoltrano in un territorio diverso, più aperto e insieme più imprevedibile, dove l’identità si costruisce nel passaggio;
infine ci sarà la musica chiamata a fare i conti con la potenza del paesaggio, con un ultimo brano ispirato al tuono delle cascate del Niagara.
Non era più solo la strada a contare, ma la forza degli elementi, la natura come presenza smisurata e memorabile. Il viaggio non era più dunque solo l’attraversamento fisico dello spazio sterminato, ma la costruzione di un immaginario collettivo del West e della nazione in espansione. - La prima puntata analizza innanzitutto la musica eseguita o composta nelle colonie britanniche intorno a metà Settecento, ossia prima della Rivoluzione.
Prendiamo in esame:
– i brani sacri che accompagnavano le funzioni domenicali nelle chiese congregazionali e presbiteriane delle colonie;
– il gusto musicale dell’élite – nei salotti buoni di Boston, Filadelfia e Williamsburg – ancora rivolto verso Londra e verso Haendel;
– la musica popolare, portata nelle colonie dagli immigrati: arie da ballo e da taverna, la voce vera del popolo;
– il contributo dato alla musica americana dalla comunità morava della Pennsylvania, enclave religiosa di origine centroeuropea con una vita musicale sorprendentemente raffinata;
– la più antica composizione secolare scritta da un nativo americano, Francis Hopkinson, uomo di legge filadelfiano, futuro firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza.
La cesura avviene con la canzone Bunker Hill di Andrew Law. Il brano commemora la battaglia del giugno 1775 alle porte di Boston, quando i britannici conquistarono la collina solo perché gli americani avevano esaurito le munizioni. Da quel momento la musica diventa cronaca, esortazione, propaganda. E la musica sacra si pone al servizio diretto della causa patriottica.
Segue dunque una scaletta di brani patriottici, ribelli, rivoluzionari. A cominciare dal canto corale Chester di William Billings, un inno in cui il linguaggio biblico diventa sfida contro la tirannia e proclama politico. La fede coloniale si fa ideologia rivoluzionaria.Lo stesso Billings scrisse poco dopo anche Lamentation over Boston: l’assedio e l’occupazione britannica della città, tra il 1775 e il 1776, vissuti come un moderno salmo di Babilonia. È il lamento di chi la guerra la subisce sulla propria pelle.
A seguire The battle of Trenton di James Hewitt, dedicato a George Washington. Una sonata a programma, con l’attraversamento del Delaware, la fuga dei mercenari tedeschi, le trombe della vittoria.
Per l’insediamento di Washington come primo presidente, il 30 aprile 1789, viene composta da Philip Phile la President’s march. La guerra è finita, la nazione ha un governo e un rito: la musica cambia registro e si fa cerimoniale.
È poi la volta del celeberrimo Yankee Doodle, brano beffardo, nato come canzone di scherno rivolta dai soldati britannici ai coloni, rivendicata da questi ultimi come simbolo d’orgoglio durante la guerra.
In chiusura la Federal Overture di Benjamin Carr, brano del 1794 che mostra come il linguaggio popolare diventa quello ufficiale della repubblica. - La Sagrada Familia è la protagonista della sesta e ultima puntata del primo ciclo, dedicato ad Antoni Gaudí, di questo programma. A conclusione dell’omaggio all’architetto modernista nel centesimo anniversario della morte non poteva esserci che la sua opera più grande, realizzata a Barcellona.
La grandiosità della cattedrale e la sua acustica particolare si prestano a eventi concertistici di assoluta bellezza, tanto che un numero sempre maggiore di direttori d’orchestra decide di registrare dischi importanti al suo interno.
Dopo la morte di Gaudí, avvenuta il 10 giugno 1926, la costruzione della basilica non si fermò. Pau Casals compose Nigra sum, coro che simboleggia l’assunzione collettiva del cantiere. Anche Federico Mompou scrisse brani in risonanza con lo stile di Gaudí, come Musica callada.
La Sagrada Família non è ancora del tutto completata, dopo quasi centocinquant’anni di lavoro. Forse anche perché finire non è la categoria giusta per un edificio concepito come un organismo in crescita perpetua. - Barcellona è la protagonista di questa puntata dedicata all’architetto modernista Antoni Gaudí nel centesimo anniversario della morte. Parliamo dunque della città che accompagnò l’ultimo tratto della vita di Gaudí e che lui stesso contribuì a forgiare.
Gli stili musicali del tempo era il modernismo ed il noucentisme: libertà ed esuberanza il primo; ordine, classicismo e rigore mediterraneo il secondo.
Ascolteremo innazitutto Enrique Granados, coetaneo di Gaudí: entrambi figli della stessa borghesia barcellonese, reinventarono il passato senza nostalgia, trovando nelle radici iberiche una fonte inesauribile di forme vive.
A seguire Miguel Llobet, interprete insuperato della canzone popolare catalana trascritta per chitarra.
Sarà poi la volta di un allievo di Granados, Joaquim Malats ed Emilio Pujol, chitarrista dallo spirito noucentista.
Un posto importante spetta a Pau Casals, il più grande violoncellista del Novecento. Un autore vicino a Gaudí fu anche Joan Llongueras, figura centrale nella vita musicale catalana del primo Novecento.
Ritroviamo lo stile noucentista in Eduard Toldrà e Manuel Blancafort. E ancora, spazio a Frederic Mompou e alla sua Música callada e alla compositrice catalana Llüisa Casagemas, allieva di Granados. - Siamo a fine Ottocento, al tempo della Renaixença catalana, il movimento romantico di revival della lingua e cultura catalana che voleva spezzare secoli di declino linguistico e culturale imposto dalla Spagna.
Conosceremo i principali personaggi di questo movimento, a cominciare dal suo precursore, Joaquim Rubió i Ors, personalità che Gaudí rispettava molto. Con lui spicca Felip Pedrell, il padre della musica nazionale catalana, il quale condivise con Gaudí l’idea che l’arte moderna dovesse fondarsi sulle radici popolari e sul folklore.
Ascolteremo musiche di Josep Anselm Clavé, campione del versante sociale della Renaixença, attento alle condizioni di vita dei lavoratori.
E poi il principe dei poeti catalani, Jacint Verdaguer, il quale collaborò con molti musicisti nel creare l’estetica della Renaixença religiosa e lirica. Tra questi Antoni Nicolau, Josep Rodareda, Anadeus Vives e Manuel de Falla.
Esamineremo poi l’emergere in seno alla Renaixença, di numerose donne compositrici, tra le quali spicca Narcisa Freixas, figura pionieristica che fu anche pedagoga, amica di Granados e Albéniz e anch’essa del giro dell’Orfeó Català e di Gaudí.
Analizzeremo infine la capacità di alcuni musicisti come Isaac Albeniz, Àngel Guimerà e lo stesso de Falla, di portare oltre i confini della Catalogna e della Spagna i temi e le rivendicazioni della loro terra.
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Su La storia messa in musica
Il programma indaga le connessioni tra le grandi ricorrenze storiche che ogni anno il calendario propone e le musiche che evocano queste ricorrenze. Le trasmissioni, a cadenza mensile, vanno a comporre prevalentemente cicli semestrali dedicati alle principali ricorrenze dell'anno in corso in campo storico, culturale, artistico o scientifico.
Nel 2026 da gennaio a giugno va in onda un ciclo sull'architetto modernista Antoni Gaudí, detto "l’architetto di Dio" per la sua grande spiritualità, nel centesimo anniversario della morte. Da luglio a dicembre sarà la volta di un ciclo sulla Rivoluzione americana, con la conseguente Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, nel 250esimo anniversario di questo evento storico.
Il ciclo su Gaudí parte dalla sua infanzia e gioventù, gli studi e i sogni, in una Catalogna in profonda e veloce trasformazione. Si parla delle prime grandi realizzazioni dell'architetto catalano, del suo eclettismo stilistico e dell’amicizia decisiva con l’imprenditore Eusebi Guëll. Tra gli argomenti anche la partecipazione alla Renaixença Catalana insieme ad artisti come Mirò, Casals, Dalì, Mompou e altri ancora. Non può mancare la ricostruzione della "storia infinita" della costruzione della Sagrada Familia, la sua opera più nota, fino ad arrivare alla sua tragica morte e all'eredità che ha lasciato. In particolare si analizza il suo rapporto con la musica - quella popolare catalana e quella di fine Novecento - nel panorama dell’Art Nouveau segnato da connessioni tra musica, letteratura ed architettura a cavallo tra due secoli.
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