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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
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  • Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

    [Mer 11] Commento: Il compimento della legge è l'amore.

    10/03/2026 | 1 min
    Le leggi emanate dagli uomini e destinate a regolare la vita nel mondo hanno sempre la caratteristica della provvisorietà; cambiano infatti con il mutare dei tempi e delle situazioni. La legge del Signore è immutabile ed eterna: «In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto». L'unica evoluzione possibile è quella voluta dallo stesso Dio che ne è l'autore. Per questo Gesù, dopo aver proclamato le beatitudini, afferma: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento». Più che le leggi in sé, nella loro fredda formulazione, è lo spirito che deve cambiare, in base alla novità di Cristo. Per molte ragioni si aderisce alla legge o ci si distacca da essa. Ciò che Gesù propone è un radicale rinnovamento interiore, che trae la sua origine dalla sua venuta e dall'opera che egli sta compiendo per noi. La giustizia solo formale ed esteriore, praticata dagli scribi e dai farisei, indice di un asservimento alla legge, non è più sufficiente. Dall'alto della croce sta per essere scandito un «tutto è compiuto», che instaura la libertà dei figli di Dio, non più schiavi ma liberi, capaci di grazia e di amore. Lo stesso Gesù non esiterà a proporci una perfezione assimilata a quella stessa di Dio: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». Ora ci è resa possibile l'osservanza dei precetti e dei comandamenti del Signore, perché Cristo ci ha dotati di una legge nuova, che tutte le riassume e le vivifica: quella dell'amore, quella appunto che è sgorgata dal cuore di Cristo e che ci ha riaperto la via del regno, per essere davvero grandi al suo cospetto.
  • Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

    [Mer 11] Vangelo: Dt 4, 1. 5-9; Sal.147; Mt 5, 17-19.

    10/03/2026 | 0 min
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
    Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
  • Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

    [Mar 10] Commento: Perdonare è grandezza d'animo.

    09/03/2026 | 2 min
    L'evangelista Matteo ci ricorda oggi il nostro impegno o missione cristiana che è quella di seguire le orme o i passi del nostro Grande Maestro Gesù Cristo. Gesù incarna in sé il sacramento del perdono. I nostri limiti umani tante volte rendono difficile l'accoglienza dei fratelli e l'esercizio della carità nei loro confronti. Per superare queste situazioni c'è un rimedio evangelico infallibile: il perdono. Il perdono è il «pane quotidiano» di una comunità o chiesa domestica. Infatti ogni giorno c'è bisogno di perdono, perché ogni giorno ci possono essere contrasti che creano divisioni. Nella logica del Vangelo perdonare significa dimenticare: non si tratta di memoria, ma di cuore; e dimenticare significa amare di più il fratello, accogliendolo pienamente e comportandosi con lui come se nulla fosse accaduto, cioè senza lasciarci condizionare dal male ricevuto. Perdonare significa «ricordarsi per dimenticare», come dice il profeta Isaia: «Io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato». San Giovanni Paolo II, nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1997, scriveva: «Offri il perdono, ricevi la pace». Resta vero che non si può rimanere prigionieri del passato: occorre una sorta di purificazione della memoria, affinché i mali non tornino a prodursi. Il perdono richiede fede, carità, rinnegamento di sé, lotta contro l'uomo della carne. Essa deve essere totale, nel cuore e nel comportamento. Dal perdono nascono la condivisione, il servizio, la pace, la partecipazione alle gioie e alle sofferenze altrui. Senza perdono c'è il cancro, il pericolo di rendere incurabile il nostro male. Vivendo solo in atteggiamento di perdono possiamo rivolgerci al Signore pregando: «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori», e potremo accostarci con verità ai sacramenti della riconciliazione e dell'Eucaristia.
  • Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

    [Mar 10] Vangelo: Dn 3, 25. 34-43; Sal.24; Mt 18, 21-35.

    09/03/2026 | 1 min
    In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
    Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa". Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
    Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quello che devi!". Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò". Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
    Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?". Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
    Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
  • Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

    [Lun 9] Commento: Nessun profeta in patria.

    08/03/2026 | 2 min
    L'Autore della Lettera agli Ebrei, nel descrivere l'efficacia e la forza della Parola di Dio, afferma: «La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non v'è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi, e a lui noi dobbiamo rendere conto». Quando i doni di Dio ci vengono offerti come strumenti di salvezza, o li accogliamo con gratitudine e li viviamo nella fede, o diventano il nostro interiore tormento. Non si può impunemente opporre resistenza alla Luce. Essa mette a nudo le nostre incoerenze, ci scruta in profondità, svela i segreti dell'anima e tutto il bene che ci adorna, ma anche tutto il male che ci opprime. È per questo che scribi e farisei, e gli stessi compaesani del Cristo, non possono resistere alle sue parole, si riempiono di sdegno e minacciano di gettare Gesù da un precipizio. L'orgoglio ferito si trasforma in minacciosa vendetta. Colui che proclama la verità deve tacere; chi osa toglierci la maschera, accuratamente modellata a protezione di eclatanti falsità, deve scomparire ed essere precipitato nel nulla. La falsità, la grettezza, l'ipocrisia si organizzano a fatica nell'animo umano: è un lavoro diuturno con cui le verità, anche quelle di Dio, si smontano pezzo a pezzo, e accanto si ricostruiscono false verità personali e sostitutive. La voce di Cristo si scontra violentemente con queste realtà umane. Non esistono possibilità di accomodamento o di compromesso. La verità è una e non può essere frammentata. Viene data gratuitamente ed è motivo di beatitudine, di grazia e di salvezza: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!». Il Signore è ancora vivo in mezzo a noi, la sua Parola palpita nel cuore e nella vita della Chiesa e dei suoi fedeli, ma ancora sono tanti coloro che si sentono interiormente disturbati da Cristo e dai suoi messaggeri. C'è ancora chi vorrebbe farci tacere e farci precipitare in un abisso. Dobbiamo augurarci che il Signore stesso, cogliendoci superficiali e distratti, se non addirittura ostili, non debba ripeterci con la stessa amarezza di allora: «Nessun profeta è ben accolto in patria».

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)
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