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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
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  • Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

    [Mar 28] Commento: Non credete perché non siete mie pecore.

    27/04/2026 | 2 min
    Gesù, rivelandosi a noi nella sua persona umano-divina, ci si è fatto conoscere come l’inviato del Padre per la nostra salvezza. Si è posto nei confronti dell’umanità e di ogni uomo come il buon Pastore, che ama, protegge e guida le sue pecore ed è disposto a dare la vita per ognuna di esse. Si è chinato dinanzi alle sofferenze umane per assumerle su di sé, per condividerle, per confortarle e guarirle. Si è posto dinanzi al peccato come perdono, dinanzi alla morte come risorto. Ha offerto a tutti segni evidenti perché lo riconoscessero come Figlio di Dio, come Messia e Salvatore del mondo. Eppure, tra i suoi interlocutori, tra gli stessi testimoni dei suoi prodigi, tra gli stessi apostoli, e dopo di loro fino ai nostri giorni, c’è sempre qualcuno che non vuole credere. Gesù proclama oggi il motivo dell’incredulità: «Non siete mie pecore». Quel maledetto orgoglio, che ci ha rovinati sin dal principio, riemerge continuamente ad oscurare gli occhi dell’anima per privarci della verità. Essere sue pecorelle significa per noi assumere un atteggiamento di verità, di docilità e di umiltà; significa deporre l’orgoglio, che ci spingerebbe a cercare in modo autonomo i nostri pascoli, le nostre strade, le nostre sicurezze, e convincerci invece che abbiamo bisogno di una guida, di un pastore, di una protezione sicura e costante. Risuona ancora nel mondo la domanda: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Tutto è già stato detto apertamente, tutto è compiuto: il Pastore ha dato la suprema testimonianza di amore, ha dato la vita, ha ricomposto il gregge nell’ovile, ha garantito la sua presenza donandosi come cibo e bevanda di salvezza; eppure, ancora quanta incredulità, quanto orgoglio, quanta presunzione nell’uomo. Troppe sfide lo scoraggiano ad assumere la veste di pecora, troppi lupi rapaci si aggirano intorno all’ovile per spargere paura. Troppi schiamazzi assordanti impediscono di ascoltare la voce suadente del Pastore. Gli stessi pastori, anch’essi spaventati, talvolta fuggono come mercenari e il gregge si disperde e i lupi rapaci entrano nell’ovile a fare strage. Ciò accade per mancanza di fede nel Pastore: non siamo ancora consapevoli della sua umile potenza; forse siamo tentati ancora di preferire un “capo” a un umile pastore; egli, però, è il Figlio di Dio.
  • Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

    [Mar 28] Vangelo: At 11, 19-26; Sal.86; Gv 10, 22-30.

    27/04/2026 | 0 min
    Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell'incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
    Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
  • Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

    [Lun 27] Vangelo: At 11, 1-18; Sal.41-42; Gv 10,11-18 (A).

    26/04/2026 | 1 min
    In quel tempo, Gesù disse: "Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
    Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
    Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio".
  • Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

    [Lun 27] Commento: Il buon Pastore, offre la vita per le pecore.

    26/04/2026 | 1 min
    I tratti caratteristici di Gesù, buon Pastore, così come ci vengono descritti in questo brano evangelico, ce lo fanno cogliere nella sua vera e profonda personalità e nella piena consapevolezza della sua missione salvifica. Il mondo, d’altra parte, è pieno di pastori, ossia di gente che sente la vocazione di guidare, di dominare altra gente, ma non tutti per questo sono pastori buoni. Il buon Pastore è uno solo e non è difficile riconoscerlo, perché: «Il buon Pastore offre la vita per le pecore». Egli dunque, il Signore Gesù, acquista il diritto di guidarci, perché ci ha mostrato con i fatti che non ha il gusto di comandarci, ma piuttosto la passione di salvarci. E ancora: «Io sono il Pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me; come il Padre conosce me e io conosco il Padre». Essere conosciuti da Cristo e conoscere Cristo, in modo che la sua presenza domini la nostra giornata, il suo Vangelo illumini la nostra mente e infiammi il nostro cuore: questa è pienezza di vita. «Conoscere», nel linguaggio biblico, è condividere l’esistenza; certo, la relazione nelle Persone divine supera d’intensità la nostra, ma è vera anche la nostra, come nell’amore sponsale. «Ho anche altre pecore, che non sono in questo recinto. Anche di quelle devo diventare pastore». Questa salvezza, però, non è riservata solo a coloro che attualmente seguono il Signore con fede e dedizione, perché anche altri devono ascoltare questa voce che chiama alla salvezza e devono diventare parte della comunità dei suoi discepoli. Questo compito di annuncio e di chiamata Gesù lo ha affidato alla sua Chiesa come suo segno e strumento.
  • Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

    [Dom 26] Vangelo: At 2, 14. 36-41; Sal.22; 1 Pt 2, 20-25; Gv 10, 1-10.

    25/04/2026 | 1 min
    In quel tempo, Gesù disse:
    «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
    Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
    Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
    Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
    Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza».

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)
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