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- Con questa conversazione inizia il ciclo dedicato a Roma ed alla sua democrazia; è stato sostenuto di recente da più parti che la Repubblica a Roma fu in realtà espressione di un regime aristocratico o oligarchico; così non fu e, pensiamo, che alla fine di questo ciclo ne sarete convinti anche voi.
Per comprendere la democrazia romana è necessario ripercorrerne le vicende, partendo dalle origini della civiltà in Italia, anche in epoca preromana, quando ai primordi della civiltà del ferro o “villanoviana”, si sostituì o si sovrappose una civiltà di ben altro livello e caratura, la civiltà etrusca.
Chi furono gli Etruschi, da dove venivano, come e perché nacque al centro dell’Italia un mondo tanto diverso da quelli che lo avevano preceduto e lo seguirono sono domande senza risposte certe; anche la loro lingua è un vero mistero, non è una lingua indoeuropea, come tutti i dialetti italici, non si sa da dove arrivi.
Di certo con gli Etruschi nasce in centro Italia un mondo pieno di musica e di colori, espressione di ottimismo e gioia di vivere, un mondo animato da industria e commerci di grande livello, un mondo che impiegava tecniche, in agricoltura, in metallurgia, nelle costruzioni fino a quel momento ignote in Italia.
La grandezza di Roma compie i suoi primi passi con la conquista e la sottomissione dell’Etruria; però, come spesso accadrà in seguito, i romani seppero far tesoro di quanto apprendevano dai popoli sottomessi; Roma non sarebbe stata Roma senza la civiltà Etrusca. - Questa conversazione conclude il ciclo dedicato alla democrazia ateniese e vogliamo chiuderlo con un elogio di questo sistema politico, malgrado esso non sia stato esente, come detto, da difetti marcati ed anche gravi colpe.
Perché un elogio allora; non solo perché è stato il primo esempio nella storia di governo controllato dal popolo, non solo perché in esso si è affermata la assoluta parità di tutti i cittadini davanti alla legge e nei propri diritti politici, ma anche perché questa uguaglianza andava di pari passo con il pieno esercizio delle libertà individuali; emerge ad Atene e viene messo in luce , grazie a Pericle, il binomio libertà – uguaglianza che sarà da quel momento l’asse portante di tutte le democrazie del mondo. Ci siamo affidati alla penna di Tucidide, non solo per citare i discorsi di Pericle e quindi l’immagine positiva di questo sistema politico, ma anche per descrivere i momenti meno nobili della politica ateniese, quelli improntati ad un brutale imperialismo, come nei rapporti con gli abitanti di Melo.
Detto tutto quanto andava detto, per correttezza e trasparenza, è ancora con Tucidide e Pericle, che vorremmo concludere l’esposizione sulla democrazia ateniese, Vorremmo rivivere e farvi rivivere un sogno, il sogno di un sistema di democrazia perfetta; un sogno, certo, ma le parole di Pericle ci affascinano e ci commuovono ancora, sono un esempio di oratoria politica che non avrà uguali. - Con la doppia pace di Callia, con l’impero persiano e con Sparta, inizia il periodo detto della “pace periclea”, il periodo aureo classico (449 a.C.); Pericle fu in grado di convincere gli ateniesi ad abbandonare i sogni imperiali, per dedicarsi allo sviluppo interno dell’economia e del commercio.
La pace con Sparta durò solo quattordici anni, ma in questo breve arco di tempo si realizzarono eventi fondamentali per Atene e per l’umanità tutta, non solo nel campo delle arti figurative, ma anche nel campo più vasto della cultura; operano in questo periodo personaggi straordinari, come il padre della storiografia, Erodoto di Alicarnasso, tragediografi come Eschilo e Sofocle, architetti come Fidia e Ictino.
Questa età felice termina nel 431 con lo scoppio della guerra del Peloponneso, che dopo quasi un trentennio conduce alla sconfitta di Atene, alla distruzione delle lunghe mura, alla fine della democrazia ateniese. - Clistene aveva dato ad Atene un ordinamento costituzionale solido ed equilibrato, soprattutto ben accetto a tutti i cittadini; questo permise alla città di reggere, pochi anni dopo, l’urto con la maggiore potenza del momento, la Persia, prima in una battaglia terrestre, Maratona, poi sul mare a Salamina. Il confronto era impari, Atene contava all’epoca con 140.000 abitanti, l’impero persiano arrivava a 30/35 milioni; eppure Atene e le altre giovani poleis greche seppero resistere e, infine a prevalere su di un nemico tanto più forte, grazie alla compattezza della falange oplitica, alla superiorità sui mari, alla saldezza morale dei loro cittadini.
Sui campi di battaglia delle guerre persiane è nata l’Europa. - Le premesse già viste, l’ambiente della polis, il linguaggio, l’esercito offrivano il terreno favorevole alla nascita della democrazia, ma un nuovo ordinamento politico, di solito, non nasce spontaneamente, spesso nasce da scontri o da conflitti, il più delle volte, di natura sociale, di cui è la soluzione.
Così fu anche ad Atene, dove il duro confronto tra i ricchi possidenti ed i meno abbienti fu ricondotto nell’alveo della legalità dall’opera di due abili legislatori, Solone e Clistene, che ritennero che la soluzione ai contrasti potesse essere la concessione di maggiori e, poi, pari diritti politici ai meno abbienti; in questo modo i conflitti non erano prodigiosamente azzerati, ma venivano ricondotti nell’ambito delle istituzioni, dove le parti sociali potevano misurarsi e, a volte, intendersi.
La democrazia nasce, quindi, non da teorie o ideali politici, nasce da esigenze concrete, può crescere ed affermarsi, perché c’erano le premesse necessarie al suo successo.
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