Ci sono momenti in cui chiediamo ai bambini di cambiare comportamento, di smettere di urlare, di parlare con rispetto, di gestire meglio le loro emozioni, e allo stesso tempo, nella fatica delle nostre giornate, ci accorgiamo che anche noi adulti facciamo fatica a fare esattamente quelle stesse cose, ed è proprio da qui che nasce questo episodio, non per giudicare o per dirti cosa stai sbagliando, ma per accompagnarti a guardare qualcosa che spesso passa inosservato e che invece ha un peso enorme nell’educazione, cioè l’esempio.
Perché i bambini non imparano principalmente da quello che diciamo, ma da quello che vedono, osservano come reagiamo quando siamo arrabbiati, come parliamo agli altri, come gestiamo gli errori, come torniamo nella relazione dopo aver sbagliato, e attraverso il funzionamento dei neuroni specchio il loro cervello registra continuamente ciò che vivono accanto a noi, costruendo giorno dopo giorno il loro modo di stare nelle relazioni e di attraversare le emozioni.
In questo episodio entriamo dentro la coerenza educativa, quella reale, che non ha a che fare con la perfezione ma con l’autenticità, parliamo di rabbia, di rispetto, di gentilezza, di riparazione, e di quanto sia potente per un bambino vedere un adulto che torna, che riconosce, che si mette in gioco e prova a fare un passo diverso, perché è proprio in questi momenti che si costruisce la sicurezza emotiva.
È una riflessione che a tratti può smuovere, perché non guarda solo ai bambini ma riporta anche noi adulti dentro il nostro modo di stare nelle relazioni, ma è proprio da qui che può nascere un cambiamento reale, perché l’educazione emozionale non si insegna, si vive, e parte sempre da noi.
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